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Il compagno di banco

Filippo era seduto al banco vicino a Nicola in e mentre la professoressa di matematica scrisse alla lavagna una formula che per lui era arabo.
Non prestava mai attenzione perché c’era una cosa che lo distraeva continuamente e nessuno, né gli insegnanti né i genitori che avevano assistito ad un brusco calo dei suoi voti, riuscivano a capire cosa fosse.
Filippo faceva infatti di tutto per mascherare la propria passione per il compagno di banco.
Nessuno sapeva che era gay e lui si lasciava corteggiare dalle ragazze per gettare fumo negli occhi ai suoi amici, che era certo non lo avrebbero mai accettato se avessero saputo che era ‘frociò.
Filippo aveva un carattere magnifico, aperto e generoso ed era un mito nella classe. Tutti i compagni si rivolgevano a lui quando volevano un consiglio
sulle ragazze, era proprio il colmo! Lui se li mangiava con gli occhi, ma con tanta discrezione da non insospettirli mai.
E i consigli glieli dava davvero, gli bastava ripetere ciò che gli diceva suo fratello maggiore Claudio che era un vero sciupafemmine.
Neanche lui sapeva di Filippo e gli confidava anche i particolari più intimi dei propri incontri sessuali con svariate ragazze.
Incontri che poi Filippo spacciava a scuola come accaduti a lui.
Ad esempio gli aveva detto di come la sua attuale ragazza Fiorella, volesse fare l’amore solo a pecorina. Claudio non era mai riuscito a scoparsela ‘faccia a faccià, lei voleva sentire il suo lungo cazzo entrarle dentro da dietro come un animale.
Il giorno dopo a scuola tutti i maschi della 4^C parlavano della misteriosa ragazza che Filippo fotteva a pecorina.
Già misteriosa, perché nessuno aveva mai visto Filippo assieme ad una ragazza fissa, e nessuna di quelle che gli sbavavano dietro aveva mai detto alle sue amiche di aver fatto l’amore con lui. Possibile che nessuno capisse?
Forse in cuor suo Filippo voleva che la verità uscisse fuori per smetterla di fingere ma ormai non era più capace di smettere.
Ogni giorno tornava a casa, si chiudeva nel bagno e si faceva delle lunghe seghe, pensando ai ragazzi più belli della scuola senza mutande.
Il fratello Claudio certo non lo aiutava. I loro genitori uscivano entrambi per andare a lavorare fuori città molto presto e Claudio accompagnava con la macchina Filippo a scuola prima di andare a lavorare in un negozio di scarpe.
Claudio si alzava sempre mezz’ora prima del fratello e andava in bagno nudo, faceva la doccia e ne usciva sempre nudo andando a svegliare Filippo.
Perciò Filippo si svegliava tutte le mattine con l’immagine del cazzo del fratello proprio davanti alla faccia e tutte le mattine doveva fare uno sforzo enorme per sopire la spinta irrefrenabile ad allungare le labbra e baciare la mazza fumante del fratello.
Lui voleva davvero bene a Claudio e non avrebbe mai voluto arraparsi vedendolo nudo ma evidentemente il suo testosterone la pensava diversamente.
E quando Claudio passava indossando un paio di attillatissime mutande contenitive bianche che fasciavano, anzi incorniciavano il suo grosso pacco, le cose non andavano meglio.
Claudio aveva tanto successo con le donne non per la bellezza, indiscutibile, del proprio viso, né per la perfezione del suo corpo statuario, ma bensì per la grandezza dei suoi ‘attributì.
Anche a riposo il cazzo era molto grosso, e lungo, con una cappella altrettanto grossa.
Le palle poi erano enormi e pendenti, dando alle sue troiette la possibilità di giocarci prima di passare ‘al sodò.
Filippo avrebbe dato un occhio per avere dei coglioni tanto arrapanti, ma si doveva accontentare di un paio di palle normalissime, che erano pero accompagante da un cazzo di tutto rispetto per un ragazzo di 18 anni: 19 cm.
Certo l’uccello di suo fratello era un’altra cosa: 26 cm di potenza sessuale.
A volte pensava che non fossero neanche parenti!

La professoressa di matematica continuava la sua lezione, ma le cose non erano migliorate, anzi erano peggiorate quando aveva chiamato alla lavagna Nicila. Filippo vedeva il pacco del compagno di banco in bella vista davanti a tutta la classe e avrebbe desiderato ardentemente essere dentro a quei jeans sdruciti e attillati.
Ogni volta che Nicola si metteva di profilo, si vedeva in mezzo alle sue gambe una collinetta invitante che non era mai stata accarezzata da labbra roventi.
Ad ogni passo che faceva i suoi attributi facevano un saltello e anche Filippo credeva di saltellare sulla sedia.
Finalmente Nicola tornò a sedere, e per Filippo sapere che allungando la mano sinistra avrebbe potuto tastare tutto quel ben di Dio era una tortura.
Allora successe una cosa il ragazzo non si sarebbe mai aspettato: Nicola prese la mano di Filippo e la portò per una attimo a contatto con il proprio pacco, continuando a guardare la lavagna come se niente fosse.
Il cervello di Filippo era in ebollizione, possibile che Nicola si fosse accorto delle sue attenzioni?
Non avrebbe mai osato chiederlo se all’uscita dalla scuola Nicola non gli avesse dato il nome di una palestra e un appuntamento: Giovedì alle otto.
I due ragazzi si comportarono come al solito per i restanti tre giorni e finalmente giovedì sera arrivo.
Filippo aveva il cure in gola quando mise piede nella palestra.
Nicola era già al bilanciere da tempo ed era tutto sudato; indossava una canottiera bianca ridottissima e una paio di pantaloncini azzurri strettissimi che lasciavano intravedere chiaramente la sagoma delle sue palle e del cazzo rivolto a sinistra.
Nicola salutò l’amico e gli disse che poteva andare a cambiarsi e gli indicò gli spogliatoi.
Filippo ne usci con una tuta grigia molto più discreta e salì sulla ciclette.
Dopo un’ora la palestra era quasi vuota, dal momento che stava per chiudere e dopo ancora dieci minuti rimasero solo Filippo e Nicola.
Nicola si diresse verso gli spogliatoi e Filippo lo seguì a ruota; l’amico lo aspettava sulla porta di uno sgabuzzino, gli disse di fare silenzio e lo trascinò dentro.
Rimasero in silenzio per almeno dieci minuti senza che nessuno dicesse una parola, stavano aspettando, ma solo Nicola sapeva cosa.
Poi anche Filippo capì, stavano aspettando che la palestra fosse chiusa, con loro dentro liberi di fare quello che volevano!
Dopo un istante le luci si spensero, Nicola uscì dallo sgabuzzino, frugò dentro il suo zaino che era vicino e prese una piccola torcia elettrica, uscì dalla stanza e dopo pochi minuti fece ritorno; evidentemente doveva conoscere bene la palestra perché era riuscito a riaccendere le luci solo negli
spogliatoi, in modo che dalla strada non si vedesse nulla.
Le finestre degli spogliatoi davano su un vicolo dove non passava mai nessuno e poi c’erano le tapparelle che Nicola si affrettò a chiudere.
Il momento era arrivato, Nicola si avvicinò a Filippo gli prese come a scuola la mano sinistra e se la appoggiò sul pacco che stava cominciando a gonfiarsi e poi disse: Credevi davvero che non mi fossi mai accorto che ti piace il mio uccello? Credevi davvero che non avessi notato che ti cadevano troppo spesso delle cose dal banco e che quando ti chinavi mi lanciavi un’occhiata furtiva in mezzo alle gambe?
Credevi che non vedessi che quando ero alla lavagna mi tenevi gli occhi puntati addosso al pacco?
Non so come abbiano fatto gli altri a non accorgersene disse ridendo.
Quella risata diede vita a Filippo perché era chiaro che Nicola era a suo agio con la mano di un altro ragazzo in mezzo alle gambe.
Finalmente Filippo si fece più ardito e diete una leggera stretta e noto sulla faccia dell’amico una smorfia di piacere. Ormai il cazzo di Nicola era duro e stava a stento dentro i pantaloncini, quindi invitò Filippo a toglierglieli, ma con i denti!
Filippo non perse tempo, si inginocchiò e rimase per un attimo ad annusare la virilità dell’amico, poi addentò la stoffa e con un po’ di fatica riuscì a calargli gli shorts senza usare le mani.
In quel momento un pezzo di carne rosa e lucida gli guizzò davanti agli occhi: era la cappella dura e calda del grosso uccello di Nicola.
Il cazzo di Nicola era un po’ più lungo di quello di Filippo ma considerevolmente più largo e peloso.
Filippo gli leccò le palle e poi salì giocando a lungo con l’asta fino a quando non raggiunse la cima di quella ‘montagna di piacerè e la ingoiò di colpo facendo trasalire Nicola. Iniziò a spompinarlo, cercando di ingoiare più cazzo possibile.
Nicola si contorceva dal piacere e incitava Filippo a prenderlo tutto in bocca, ma l’amico no ci riusciva.
Dopo lunghi minuti di goduria per entrambi, Nicola estrasse il cazzo dalla gola di Filippo, appena in tempo per inondargli lo stomaco di sperma caldo e abbondante.
Allora venne il turno di Filippo che si tolse velocemente i vestiti ormai bagnati all’inguine e lo mise in mano a Nicola che accarezzandolo con delicatezza, disse a Filippo di sedersi. Poi Nicola si allargo le chiappe con le mani rivelando un culo allenato e si sedette sull’uccello di Filippo che gli penetro nel più intimo del suo corpo.
Filippo stava per svenire per il piacere, non credeva che il culo di un uomo potesse essere così accogliente.
Nicola faceva su e giù con il corpo, con il cazzo di Filippo sempre dentro, fino a quando questo non venne dentro di lui.
Allora Nicola si alzò, andò a farsi una doccia e disse a Filippo che la prossima volta gli avrebbe sfondato il culo, ma che quella sera non aveva tempo dal momento che si doveva incontrare con il suo ‘maschionè, poi si girò verso Filippo con un sorrisetto strano e gli disse: “devo fare presto, tuo fratello Claudio mi aspetta! ” FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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