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Il convegno

Maurizio non toglieva gli occhi dal culo della cameriera, che era, effettivamente, degno della massima attenzione: alto, rotondo, sodo all’apparenza, ben evidenziato dall’aderente minigonna rosso bordeaux della divisa.
Quando si muoveva tra i tavoli, l’alterno movimento delle chiappe induceva a carezzevoli voglie, ma il meglio lo ispirava allorché, con movimento improvviso, si chinava su di un tavolo vicino, con quella leggera pendenza in avanti del busto che veniva bilanciata dalla spinta indietro delle natiche, alle quali, si sarebbe volentieri aderito approfittando anche delle abbondanti tette da abbracciare.
Eravamo nella sala ristorante dell’albergo che ospitava quel noioso convegno, di cui la cena rappresentava, indubbiamente, il momento migliore.
Maurizio ed io c’eravamo conosciuti la mattina, tra uno sbadiglio e l’altro, seduti nella platea dell’auditorium dove, a turno, alcuni “esperti” ci spiegavano cose inutili per le quali avevamo pagato profumatamente.
Lui era entrato quando io ero già seduto, aveva dato un’occhiata in giro, indagatrice, e, rivoltomi un sorriso ed un leggero cenno del capo a mo’ di saluto, aveva preso posto sulla mia stessa fila, qualche poltroncina più in là.
Doveva avere all’incirca la mia età, poco sopra gli “anta”, alto, massiccio, ma non grasso, solo una leggera pinguedine, un bel viso rotondo, gioviale, un tipo simpatico.
Poiché c’eravamo scambiati, per gran parte della mattinata, sbuffi d’impazienza ed occhiate di complice sopportazione di quello che ci propinavano dal palco avanti a noi, al break di mezza mattina fu del tutto naturale presentarci e fare quattro chiacchiere.
Alla ripresa dei lavori ci sedemmo vicini, così anche durante il pomeriggio, dopo aver consumato assieme la colazione di mezzogiorno.
Avevamo stabilito un cordiale rapporto. Maurizio era molto affabile e, tra una facezia e l’altra, c’eravamo raccontati un po’ di noi, scoprendo vite quasi parallele: stesso corso di studi, più o meno stessa professione, più o meno stesse idee su varie cose, entrambi sposati con prole. Aveva qualche anno più di me, ma pochi.
La sera, per la cena, ben volentieri prendemmo posto allo stesso tavolo, e, non avendo fatto altre amicizie, rimanemmo da soli.
La cena era stata veramente eccellente, ben accompagnata da ottimo vino e, adesso, stavamo lentamente centellinando, dopo il caffè, un’altrettanto ottima grappa, beandoci la vista con le rotondità posteriori della ragazza che ci aveva servito.
“Veramente un bel sedere!” Esclamai io come risposta al suo sguardo concupiscente.
“Meglio chiamarlo “culo” … “sedere” non rende bene l’idea!” Ribatté Maurizio, che sembrava leggermente su di giri, senza distogliere lo sguardo dalla regione anatomica in argomento,
“hai ragione … ” convenni sorridendo, “… chiamalo pure come vuoi, ma resta sempre una parte del corpo femminile veramente … seducente!” Affermai con enfasi, sentendomi anch’io stranamente euforico e ben disposto a parlare di sesso.
“Già … ” annuì lui, staccando gli occhi dalla ragazza e volgendoli verso di me con uno sguardo sornione, che mi sorprese, “… ma … perché solo “femminile”, per me un culo è un … culo, … anche quello maschile, è una cosa molto … eccitante!”
A quella perentoria affermazione dei suoi gusti, provai un tuffo al cuore, “vuoi vedere …” mi dissi eccitato “… che quando meno te l’aspetti capita l’occasione giusta …!”
Preso dai miei pensieri, non gli risposi subito, ma il mio sguardo aveva sicuramente tradito il mio interesse per l’argomento, e lui, incoraggiato, riprese:
“oh … poi cosa vuoi, ognuno ha i suoi gusti … no? D’altra parte è … solo una questione di … cultura, non credi? … La nostra società è pervasa dalle dottrine giudaico – cristiane che ammettono solo rapporti eterosessuali e, per di più,  con … parsimonia! …” sorrise, e gli ricambiai il sorriso, “… ma nel mondo classico greco – romano, per esempio, l’omosessualità era considerata del tutto normale, anzi …!”
Tacque rivolgendomi uno sguardo interrogativo, come aspettando un mio commento in merito.
Io ero titubante: avrei voluto incoraggiarlo a continuare su quell’argomento parlandogli anche dei miei desideri più reconditi, che non avevo mai, finora, confessato a nessuno, ma temevo che lui avesse ostentato dei gusti sessuali un po’ osé, così, tanto per dire, per un piacere teatrale, ma che in realtà non fosse affatto disposto a … metterli in pratica.
Ero talmente sorpreso da quella che sarebbe stata una vera improvvisa opportunità, che mi sembrava troppo bella per essere vera, inoltre, poi, se da un lato ero affascinato dall’idea di sperimentare finalmente un rapporto omosessuale, n’ero anche intimorito da un senso di naturale imbarazzo.
Decisi di stare ancora un po’ sul generico.
“Ah sì, certo, nel mondo classico era proprio così … mi sembra di aver letto che addirittura Cesare, che era un famoso donnaiolo, non disdegnasse di … prenderlo in culo!”
“Oh! Beh! Adesso … precisiamo, però, … dove lo prendesse Cesare non lo so, ma io non ce lo prendo di sicuro! Stanne certo che, anche in un … approccio omosessuale, io faccio sempre e solo la parte dell’uomo! Ah! Ah!” Chiarì, con una risatina ammiccante.
Non era possibile! Avevo paura di sognare e di dover subire un brutto risveglio! Erano anni che, nei momenti d’intimità, mi masturbavo come un matto, immaginando di fare sesso con un altro uomo, con me esclusivamente nella parte della donna!
Non so perché, ma quell’idea mi eccitava solo se mi vedevo in un ruolo femminile, … il contrario … m’infastidiva!
“Ma hai … beh sì, insomma, lo hai fatto veramente … con un uomo … voglio dire … “
fece un cenno affermativo con il capo, mentre continuava a guardarmi divertito per il mio imbarazzo misto a curiosità,
“… e … ti è piaciuto? Non ti ha … disturbato?” 
“No, nessun fastidio, tutt’altro! Oh! Non è che io lo faccia abitualmente, eh! Io normalmente vado a donne, ma qualche volta, se capita la persona giusta non mi tiro indietro e ti assicuro che è veramente … eccitante, a volte più piacevole che con una donna, … faccio certe sbrodolate! … Ehi! Ma tu fai parlare solo me … e tu come la pensi in proposito?”
Ecco, adesso era il momento di far finta di niente e tirarsi in dietro o di … metter le carte in tavola e provare a realizzare il mio … inconfessabile desiderio!
Prima di rispondergli ingollai un buon sorso di grappa, attesi l’onda euforica che saliva dallo stomaco al cervello e … mi buttai.
“Ecco, veramente io … ho sempre avuto rapporti eterosessuali, … anche se …” m’interruppi cercando le parole
“… anche se … a volte fantastichi di farlo con un uomo e l’idea ti eccita, nevvero?” concluse lui per me.
“Sì …” confermai “… è diverso tempo ormai che ho questo … desiderio represso, anche se, in realtà i miei gusti sono un po’ diversi dai tuoi …” sorrisi imbarazzato, ma  proseguii “… perché, vedi, la mia … fantasia è sì, di fare sesso con un uomo, … ma in un ruolo tutto femminile, … una volta tanto vorrei provare ad essere … penetrato come una donna, … ma non è facile da mettere in pratica … come hai detto tu … ci vuole la persona giusta! Finora ho sopperito con l’uso di falli di gomma, meglio di niente, … ma avrei voglia di provare un … cazzo vero!” Dissi, alla fine, con enfasi.
Mi guardò serio e comprensivo:
“beh e … perché non ha mai provato?”
“Eh! Non è mica facile! … Bisogna parlarne con qualcuno, in questo momento sembra facile … forse un po’ ho bevuto, un po’ i tuoi discorsi, una parola tira l’altra, … ma altrimenti non ne avrei mai avuto il coraggio … è la prima volta che confesso le mie … voglie segrete!”
“Uhm! …” Fece lui guardandomi negli occhi “… e perché non ci provi … stasera?”
“Stasera …? Con te, vuoi dire …?”
Fece un cenno affermativo:
“sì, certo con me … non ti vado a genio?”
Il cuore aveva accelerato i battiti sotto la scarica dell’adrenalina e mi sentivo i crampi allo stomaco. “Oddio …” pensai “ è la volta buona che provo un cazzo vero …”, ma nel rispondergli ero esitante:
“certo che mi vai a genio … ci mancherebbe … sei proprio il tipo di persona che ho sempre immaginato per … per una prima esperienza, ma … non lo so, non lo ho mai fatto, capisci? E se … sul più bello mi … vincesse la paura … la vergogna?”
“Beh … possiamo provarci e nel caso … cambiassi idea … possiamo sempre smettere, … non mi offenderò di certo!” 
“Va bene … ” gli dissi, dopo un attimo di riflessione ” … ma, per favore, niente smancerie o … baci in bocca … quelli non penso di sopportarli!”
“Oh beh, quanto a questo non ti preoccupare, non li gradisco neppure io … dagli uomini!”
“D’accordo, allora! E … facciamo … in camera tua?”
“Per me va bene, … andiamo?”
“Sì, passo prima da me a farmi … una doccia …”
“fai pure, io ti aspetto in camera”.

Mezzora dopo, al termine di una doccia accurata ed indossando ciabatte, short ed una leggera maglia a mezza manica, con l’animo in preda a sensazioni contrastanti e le gambe molli, ma oramai determinato ad andare fino in fondo, bussai alla porta della sua camera.
Mi aprì subito, accogliendomi con un sorriso gioviale, era anche lui in ciabatte, indossava un paio di pantaloni lunghi da camera, leggeri ed aperti sul davanti, ed una canottiera che lasciava intravedere la bruna pelosità del petto e delle spalle.
Io, per contro, ero biondo e quasi del tutto glabro, con la muscolatura poco evidenziata, anzi, con qualche rotondità. Così poco vestiti, mi sorpresi a riflettere, i nostri corpi erano molto dissimili e, nel confronto, il mio poteva assomigliare, davvero, a quello di una donna. Innanzitutto per la mia carnagione, liscia e chiara, e poi per la mia capigliatura, abbastanza lunga, ed infine per la sua statura più alta e massiccia: mi sovrastava, infatti, di quasi tutta la testa.
Era proprio la situazione che avevo sempre immaginato nelle mie fantasie erotiche.  
“Vieni, … ” mi disse appena entrato “… se non ti offendi ho pensato che … essendo la prima volta … forse … un goccetto … ti potrebbe aiutare …” e mi porse un bicchiere con una generosa dose di whisky.
“Grazie … in effetti penso di averne bisogno … ” gli risposi con gratitudine sorridendogli, “… ma tu non mi fai compagnia?”
“Meglio di no … a cena ho già bevuto anche troppo,  ed … esagerare con l’alcool, a me, potrebbe fare un … effetto indesiderato!” Concluse con un sorriso ammiccante, facendo un gesto eloquente con la mano abbassata.
“Beh speriamo proprio di no … visto che mi sono … deciso … vorrei che tu fossi in … forma!”
Risposi cercando di scherzare, ma il mio atteggiamento rimase molto teso, soprattutto non sapevo dove guardare e cosa fare: ma in che accidenti di fesseria mi ero cacciato!
Maurizio capì il mio momento d’imbarazzo, che doveva, peraltro, avere immaginato, perché prese subito l’iniziativa dicendomi, mentre mi indicava una rivista sul tavolo vicino:
“dai, coraggio, buttalo giù tutto in un sorso e poi vieni qui …” e quando mi avvicinai, dopo aver ingurgitato tutto il contenuto del bicchiere, proseguì aprendo la rivista:
“guarda, a proposito di quello che dicevamo degli antichi greci …!”
Si trattava di una pubblicazione erotica, e le pagine che mi mostrava erano dedicate a pitture, a sfondo omosessuale, del mondo ellenico. Erano tratte da reperti archeologici, anfore o dipinti murali, perché le immagini erano frastagliate, incomplete, ciononostante erano cariche di una forte sensualità: i soggetti, a vivaci colori, indossavano quasi sempre le vesti di guerrieri e, tra le armi, spuntavano falli prorompenti e natiche nude pronte ad accoglierli.
Il leggero stordimento dell’alcool e la spiccata omosessualità delle immagini, assopirono il mio senso del pudore ed il desiderio sessuale prese il sopravvento, così quando avvertii la presenza di Maurizio alle mie spalle non mi mossi e quando lui mi accarezzò lievemente la schiena fino alle natiche, fremetti ed attesi il … resto.
Mi palpò con decisione il sedere sopra i pantaloni, poi infilò le mani sotto la maglietta abbracciandomi sul petto, aderendo con il corpo alla mia schiena e facendomi sentire la consistenza del suo membro già in tiro.
Si abbassò per meglio strusciarmelo addosso e mi sussurrò:
“ti piace … continuo …”
“sììì …” gli risposi rauco, mentre l’eccitazione scacciava qualsiasi altro sentimento ed anch’io iniziavo ad avere un principio di erezione.
Tenendomi le mani sul petto, prese a massaggiarlo come fosse quello di una donna, mentre lo strofinamento sulle natiche si fece più deciso.
Ero eccitato, fortemente eccitato. La lussuria che provavo era di gran lunga superiore a quella immaginata, simulando quei momenti nella mia fantasia.
Staccai una mano dal bordo del tavolo, dove mi ero appoggiato ai suoi primi approcci, e la portai dietro, infilandola tra il mio sedere e la sua pancia, impaziente di toccare finalmente con mano un cazzo che non fosse il mio.
Lui comprese il mio desiderio e si staccò un po’ da me per facilitarmi la presa. M’intrufolai nell’apertura dei pantaloni e lo sentii subito: non aveva messo gli slip.
Era caldo, grosso, duro, ma con la pelle liscia e morbida, … piacevolissimo al tatto: mi sembrava d’impazzire di … gioia, e la mia erezione, appena accennata, divenne completa.
“Vieni …” mi sussurrò, dopo avermelo lasciato accarezzare un po’, “… siediti sul letto” ed accompagnò le parole prendendomi delicatamente per le spalle.
Mi sedetti sul bordo, mentre lui rimase in piedi, lì davanti, con il membro fuori dai pantaloni proteso verso di me.
Adesso potevo anche vederlo, ma non completamente perché le palle e la parte bassa rimanevano dentro l’indumento. V’infilai allora le mani, entrambe, e con un gesto leggero, cercando di controllare il tremito dell’emozione, gli afferrai lo scroto e glielo estrassi dai pantaloni, ammirandolo in tutto il suo splendore!
Era veramente un bell’esemplare, notevolmente più grosso del mio, ma d’altra parte anche la sua statura lo era.
Doveva essere fortemente eccitato anche lui, perché il sacco era tutto ritirato, aderente ai testicoli, che palpeggiavo leggermente con una mano, mentre con l’altra gli avevo afferrato l’asta, già completamente scappellata, e con le vene gonfie, pulsanti! Il glande era ben evidente, rossiccio, lucido ed emanava il classico odore di muschio, che finì per eccitarmi del tutto, … se ve ne fosse stato ulteriore bisogno!
Quante volte stimolandomi con immagini pornografiche, avevo sognato di accarezzare un cazzo di quella bellezza, ed ora era lì a mia … disposizione!
Feci scorrere delicatamente la mano sull’asta, e, quando arrivai alla cappella, sfregai leggermente il pollice sul prepuzio, prima di ricoprirla con la pelle e tenerla un attimo leggermente stretta nel palmo della mano, percependone le pulsazioni.
Ecco il vantaggio del sesso tra uomini: saper esattamente cosa fa godere un uomo! Nessuna donna lo sopra mai con certezza! … Questo vale anche per le donne, ovviamente!
Mi aveva appoggiato le mani sulle spalle e si stava godendo quelle carezze iniziali in silenzio: il cazzo fremente parlava per lui.
Gli stavo facendo una sega concentrandomi sul suo piacere, cercando di darglielo per ogni centimetro del carnoso membro che gli manipolavo, sempre con estrema lentezza, attento a diversificare la pressione della mano nelle varie fasi dello scorrimento sull’asta, mentre, con l’altra, continuavo a solleticargli i testicoli.
Ad un tratto, ripensando alle tante seghe fatte a me stesso, immaginai che un po’ di liquido seminale doveva essere già disponibile, allora feci risalire la mano tenendo premute le dita ed immediatamente una gocciolina di sperma si formò sulla cappella. Quando mi masturbavo, ne approfittavo subito per raccoglierla con un dito e portarmela alla bocca, … adesso potevo andare direttamente alla fonte!
Mi chinai e con la punta della lingua aspersi quel poco di liquido che ne era uscito. Il sapore era molto simile al mio: leggermente più salato.
L’azione mi aveva procurato un vero piacere e la ripetei, insistendo con la lingua sul glande ogni volta di più, finché non furono vere e proprie leccate.
Sentii Maurizio sospirare di soddisfazione e stringersi con le mani sulle mie spalle. Confortato dal suo gradimento, mi spinsi a circumnavigare completamente la cappella con la lingua in voluttuose leccate, coinvolgendo sempre di più anche le labbra, finché non mi si avvicinò, incoraggiandomi, con quel gesto, a prenderglielo in bocca.
Gli abbassai del tutto i pantaloni e tornai alla sua cappella più che mai lucida e gonfia, spalancai bene la bocca per paura di urtarlo con i denti e me lo infilai a stretto contatto con le labbra. Era la prima volta che facevo un bocchino e cercai di pensare a come faceva mia moglie con me, soprattutto a quali gesti mi davano più piacere, cercando di ripeterli con lui.
Da parte mia, sentirmi tra le labbra quella carne dura, calda e … viva, mi dava un’insolita piacevole sensazione, anche se le mascelle, fortemente spalancate, mi dolsero quasi subito.
Dai suoi ripetuti, crescenti sospiri capii, che il suo orgasmo era vicino e che, con qualche altra pompata, sarebbe venuto: … ma dove?
Nelle mie fantasie erotiche mi succhiavo tranquillamente sborrate paurose, ma nella realtà, ne sarei stato capace? 
Mi sarebbe dispiaciuto se, nel pieno della sua eiaculazione, l’avessi interrotto con un rigurgito inopportuno perché, all’ultimo momento, non ero stato capace d’inghiottire il suo sperma, ma, d’altra parte, la voglia di provarci era tanta, che decisi di tenermelo in bocca fino alla fine.
Il mio partner, però, era di tutt’altro avviso e, quando si accorse di essere prossimo al … punto di non ritorno, si tirò indietro mormorandomi:
” in bocca ti ci vengo dopo, se vuoi … adesso sono troppo eccitato e ho bisogno di scaricarmi dentro un bel … culo! Dai girati … alla pecorina …!”
Mi prese alla sprovvista, perché, intento com’ero a succhiargli il cazzo, non avevo più pensato che lui, in realtà, voleva prima di tutto incularmi.
Mi alzai, e, mentre lui prendeva dal comodino un tubetto di gel lubrificante, mi spogliai completamente, ignorando la mia erezione, e mi inginocchiai sul letto mettendomi a quattro zampe con il culo verso l’esterno.
Girai la testa verso di lui per vedere se era soddisfatto della mia posizione e lo vidi intento a lubrificarsi l’asta: era dura e gonfia da scoppiare!
Non era molto più grande dei falli di gomma che avevo finora usato, semmai la cappella, quella davvero mi pareva enorme e minacciosa, ma ormai ero lì e potevo solo sperare che Maurizio fosse un po’ delicato, per quanto, eccitato com’era, non avevo grandi speranze!
Tornai a guardare in avanti e mi sentii qualcosa di fresco nel sedere: era il lubrificante che mi veniva spalmato in abbondanza: era previdente, l’amico!
Girai nuovamente la testa verso di lui e vidi che con una mano mi teneva allargate le chiappe e con le dita dell’altra mi passava l’unguento nella parte più interna, dove la carne avrebbe opposto la resistenza dell’attrito, quindi si fermò un attimo per spremere nuovamente il tubetto e poi cominciò ad ungermi il buco, premendo dolcemente finché il dito non penetrò all’interno, allora continuò, girando e rigirando, estraendolo e rituffandolo dentro, commentando:
“però ce l’hai ben dilatato … il buchetto … si vede che lo usi spesso … eh!”
“Sì, te lo detto, ma solo con falli di gomma … ma non grossi come il tuo … cerca di non farmi male!”
“Non ti preoccupare … sarò delicatissimo  e poi te l’ho lubrificato così bene che sarà un piacere … infilarti ah, ah, come un tordo allo spiedo! …” Scherzò, poi aggiunse comprensivo, “stai tranquillo, dai, …. entrerà come nel burro!”     
Nel mentre che parlava aveva tolto il dito e, sempre tenendomi le natiche aperte con una mano, con l’altra guidò la cappella contro l’apertura anale e ve l’appoggiò.
Come la sentii premere, spinsi il bacino verso di lui, che nel frattempo aveva tolto le mani dalle chiappe e dal suo membro e mi aveva afferrato per i fianchi, tirandomi a se, mentre spingeva.
Avvertii chiaramente l’allargamento dello sfintere ed il ben noto, iniziale, senso di fastidio, ma sapevo che era solo un momento, una volta entrato sarebbe cominciata quell’appagante percezione di riempimento delle viscere che tante volte mi aveva dato brividi di … lussuria.
Per facilitarne l’ingresso, spinsi decisamente con i muscoli del retto verso l’esterno, lo sfintere si aprì più facilmente e la cappella entrò spedita, dilatandomi l’ano e strappandomi una smorfia di dolore.
Maurizio si fermò un attimo per consentire al mio buchetto di abituarsi a quella bella  dilatazione, poi riprese a spingere, penetrando all’interno delle viscere e procurandomi quelle sensazioni che tanto avevo sognato.
Un cazzo di carne viva e pulsante è tutt’altra cosa, rispetto ad un fallo di gomma o ad un vibromassaggiatore, e poi, a quel cazzo, c’è attaccato qualcuno che si muove, che gode con te, senza bisogno di fare le complicate acrobazie necessarie per penetrarsi da soli.
Intanto lui si muoveva con calma, ansimando di piacere, facendo scorrere l’asta avanti ed indietro nel mio culo, penetrando ogni volta più in profondità, fin quando, accompagnato da una specie di grugnito, arrivò fin in fondo e sentii le sue palle toccarmi le natiche.
Sostò con il bacino contro il mio sedere, per farmi godere, in pieno, di quei venti centimetri abbondanti di cazzo, ben piantato dentro la mia pancia.
Il mio godimento era al massimo, mi sentivo l’intestino pieno e dolorante e quella sensazione mi dava … letteralmente i brividi causandomi la pelle d’oca.
Mi ricordai che, a volte, facendo bidet, mi infilavo un dito nel culo e poi contraevo e dilatavo, varie volte, in rapida successione, i muscoli dello sfintere, provando su quel dito e sullo sfintere stesso, un particolare piacere.
Provai a ripetere il movimento sulla sua asta, strappandogli un gemito di soddisfazione ed un volgare commento frutto della crescente libidine:
“aaaah! Uhmm! Dai fallo ancora quel giochino! … Uhmm! Che troia che sei … ti piace proprio essere inculata … eeeeh! Adesso ti sistemo io … sentirai come te lo riempio di sborra … brutta zoccola che non sei altro …”.
Passando dalle parole ai fatti, mi afferrò saldamente per i fianchi e cominciò a portare i colpi con maggior veemenza, sbuffando e ripetendo quelle volgarità, che ci eccitavano entrambi.
Il suo cazzo ormai si muoveva senza incontrare più alcuna resistenza, dovevo avere il culo dilatato … come una caverna!
Lo sfregamento del membro sulle pareti dell’ano mi provocava un notevole bruciore, nonostante la lubrificazione, e la cappella, spinta con violenza in fondo, mi dava fitte sempre più forti alla pancia, ma anch’io, oramai senza più reticenze, lo invitavo a sfondarmi ed a riempirmi di sborra. 
La cosa più strana fu, che il mio membro, dopo un’iniziale vigorosa erezione, si stava lentamente ammosciando, … il mio godimento era tutto nel sedere e nel … cervello per la situazione lasciva che stavo vivendo! 
D’un tratto sentii una spinta più vigorosa, … finale, un urlo roco gli uscì dalla bocca e s’irrigidì, prima di esplodere in un orgasmo, che aspettavo con trepidazione.
I caldi fiotti di sperma mi pervasero l’intestino in un’inebriante sensazione, di colpo erano cessate il bruciore e le fitte, c’era solo il suo cazzo che, adesso, entrava ed usciva con grande facilità ed io sentivo tutto così … caldo, così … umido, così … bello!
Aveva spostato le mani dai fianchi alle spalle, e si era quasi sdraiato sopra di me, spossato da quella eiaculazione che sembrava non finire mai, continuava a muoversi a scatti, fermandosi, ogni tanto, per premermi con la pancia contro il bacino, sbattendomi le palle sulle natiche, ed io lo ricambiavo con quelle strette dello sfintere che tanto l’avevano eccitato!
Poi si alzò, si tirò indietro, sfilandomi lentamente l’asta dal culo. Quando uscì, sentii un “ploff” smorzato ed avvertii un gran senso di vuoto nella pancia, una sensazione gradevole, come quando ci si è liberati di un peso intestinale particolarmente ingombrante!
Restò ancora un momento in piedi dietro di me, girai la testa per guardarlo, stava passandomi lentamente il cazzo sgocciolante sul sedere, in mezzo alle chiappe, mi piaceva quel movimento lascivo e cominciai a muovermi anch’io in sincronia con lui. Continuò per un po’, poi mi diede una sonora sculacciata dicendomi:
“non ti facevo così troia … t’è proprio piaciuto prenderlo in culo eh! … Dai alzati … adesso, mi sa che hai bisogno di andare in bagno!”
Mi alzai e andai verso la porta del bagno sculettando, felice, come una vera troia!

Avevo di nuovo il suo cazzo in bocca e lo stavo sbocchinando, fremendo, in attesa che me la riempisse di sborra! Ero ancora fortemente eccitato.
Prima, quando ero andato alla toilette per svuotarmi la pancia e rinfrescarmi il sedere, avevo provato la forte tentazione di farmi una sega, per godere anch’io! Avevo iniziato ad accarezzamelo ad occhi chiusi ripensando alle forti sensazioni appena sperimentate, a come avevo goduto, fisicamente e mentalmente per quella magnifica inculata! Il timore, però, che, finita la masturbazione, il senso di appagamento potesse farmi diminuire la libidine e la voglia di fargli un bocchino, mi fece smettere e tornai sul letto ancora in piena, inappagata, lussuria.   
Anche lui era andato a rinfrescarsi e, tornato, si era seduto vicino a me sul letto. Mi aveva guardato con forte simpatia e, accennando ad una carezza s’una coscia, mi aveva detto:
“sono proprio felice che la serata sia finita … sul letto, hai un culo magnifico e lo sai anche usare … ho goduto come un … porco!”
“Anch’io ne sono contento, … veramente! Anzi ti ringrazio di avermi aiutato a vincere il mio pudore, ho realizzato il mio sogno erotico … è stata una cosa fantastica … oltre ogni mia aspettativa … e questo grazie a te che sei stato gentile e convincente e grazie a quel magnifico cazzo che ti ritrovi … il solo guardartelo mi fa venire voglia di ricominciare!”
“Sei sempre deciso a prendermelo in bocca?”
“Sì, certo, … se ti va, naturalmente!”
“Dammi due minuti per riprendermi e poi vedrai …” mi disse, alzandosi ed andando verso il mini frigorifero della stanza.
“Bevo un succo di frutta e tu ne vuoi?”
“No grazie, lo berrò direttamente da … te!” Gli risposi ormai privo di ogni vergogna nei suoi confronti.
Così dopo aver bevuto con calma era tornato sul letto e si era sdraiato supino a gambe larghe ed io non avevo perso tempo nell’inginocchiarmi, tra quelle gambe muscolose e pelose di folti riccioli neri.
Avevo appoggiato le mie mani sulle sue cosce godendo del contatto con i peli e mi ero chinato con la testa verso il pube, verso quel cazzo che mi aspettava moscio ed inclinato da una parte, bisognoso di urgenti cure.
Dopo qualche sbaciucchiata alle palle, e colpetti di lingua sul sesso inanimato, avevo avvertito un principio di inturgidimento, allora lo avevo preso decisamente in bocca.
Glielo avevo iniziato a ciucciare lentamente, aiutandomi con la lingua, finché, di colpo, me lo ero trovato gonfio e duro tra le labbra ed avevo sentito Maurizio mormorare:
“accidenti che bocca di velluto … me lo hai messo in tiro in un attimo! … Sei proprio una troietta, una gran … bocchinara! “
Il complimento aveva aumentato la mia libidine e spronato a meritarmi l’appellativo come meglio potevo.
L’avevo fatto uscire e guardato con ammirazione: rigido, lucido e svettante.
“Dio come é bello!” Mi ero detto, un cazzo anatomicamente perfetto, della misura giusta per un bocchino ben fatto: imponente, ma non troppo grosso.
Mi ero poi riempito la cavità orale di saliva e sfiorandogli la cappella con le labbra l’avevo fatta colare su quel glande massiccio, raccogliendola quindi con la lingua.
Avevo sapientemente alternato le linguate, all’introduzione orale, e alle succhiate, facendogli trovare la mia bocca sempre piena di accogliente, calda saliva che glielo teneva costantemente umido, come in una vulva in calore.
Pur essendo la prima volta che sbocchinavo un uomo, mi sembrava di non aver mai fatto altro nella vita!
Era come se stessi facendo un bocchino a me stesso. Facevo quello che avevo sempre desiderato da mia moglie, perché a lei non piace farlo, dice che gli fa male la bocca e dopo poche pompate, finisce per farmi una sega, concedendomi solo alla fine, una bella succhiata.
Ero orgoglioso del mio lavoro, sentivo il cazzo di Maurizio sempre più gonfio ed aveva cominciato ad ansimare, ad incitarmi lascivamente, aumentando la mia libidine:
“uhm … che … vacca che sei … aaaah … mi sembra di … scoparti in bocca … ooooh …  dai non ti fermare adesso … no … dai … brutta troia del cazzo … fammi venire … dai … succhiamelo tutto …!”  
Adesso ero lì, in attesa del suo orgasmo, pronto a godere anche di questa esperienza: una bella bevuta di sperma!
Anche questa cosa l’avevo già provata da solo, facendomi una sega a testa in giù contro una parete, e sborrandomi in bocca. La faccenda, pur se scomoda, mi aveva deliziato ed era diventato quasi un modo normale di masturbarmi, … ma non conoscevo ancora l’emozione di sentirlo palpitare tra le labbra quando schizzava.
Ed infine la provai! Sentii i suoi muscoli addominali che si contraevano, tirò un forte sospiro, mi mise le mani sopra la testa ed urlò:
“vengo! … Troiona mia … vengo … non ti muovere che ti riempio la bocca come ti ho riempito il culo! … Eccolo … troia … godilo tutto! … Aaaah!”
Un fiotto, caldo e appiccicoso, mi arrivò fino alla gola, subito seguito da altri.
Dio! Che sensazione: il cazzo bruciante e gonfio mi pulsava tra le labbra, mentre tenevo la cappella stretta tra la lingua ed il palato, succhiandolo ed aspettando che si placasse per inghiottire quel delizioso nettare.
Quando si calmò, dopo un rantolo, e mi tolse le mani dalla testa, la alzai, facendola scivolare sull’asta senza fargliela uscire completamente, però, ed inghiottendo lo sperma e tornando finalmente a respirare!
Finora non glielo avevo toccato con le mani, lo avevo lavorato solo di bocca, adesso, continuando a tenerlo tra le labbra, lo afferrai con le dita di una mano ed iniziai un movimento, dalla radice verso la cappella, come strizzandolo, succhiandogli via lo sperma residuo che era rimasto nel canale interno.
Una, due, tre volte, quando non uscì più nulla, smisi con un’ultima passata di lingua sulla cappella.
Sollevai il busto, con la schiena dolorante, e lo guardai: aveva gli occhi chiusi e l’aria soddisfatta! L’avevo fatto godere come un … porco!
“Sei proprio una gran troia … ” mi disse sorridendo soddisfatto “… cazzo che troia … non mi ricordo di un bocchino simile … né da un uomo, né da una donna … ma dove cazzo hai imparato … eh!”
“Da nessuno … sono autodidatta … con la passione del … cazzo!”
“Beh sono proprio contento di averti conosciuto … bocchinara!”

FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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