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Il marinaio della Marina Italiana

Sono un militare della Marina Italiana, e sono sempre stato attratto dall’uniforme bianca e blu della Marina Militare. Orgogliosamente porto questa divisa, anche se prima di arruolarmi ero un poco perplesso delle storie che si narrano riguardo il fatto che i marinai amoreggiano fra loro quando sono in navigazione, e che certamente un ragazzo giovane e attraente come me, ancora sbarbato, sarebbe stato la “cagna di bordo” di qualche marinaio più anziano e con qualche grado maggiore al mio. Ma contemporaneamente pensavo anche al fascino che la divisa da marinaio procura alle ragazze una volta sbarcati a terra, permettendomi così di poterle corteggiare e rimorchiare con estrema facilità. Dopo due anni che ero arruolato come marinaio nella marina militare non avevo mai fronteggiato situazioni di omosessualità, anche se ammetto di essere a conoscenza di marinai che facevano sesso fra di loro. Come ammetto che inizialmente ero imbarazzato a mostrami nudo nelle stanze dell’alloggiamento e nelle docce, in quanto mi veniva spontaneo guardare l’uccello ed il culo nudo dei miei commilitoni, ma non volevo farmi accorgere dai marinai di queste occhiate furtive per non dar adito ad una possibile mia tendenza alla bisessualità. Grazie ad una licenza concessa dopo quattro mesi di navigazione, mentre stavo tornando a casa, pensavo di andare in giro con la mia uniforme estiva in maniera da rimorchiare facilmente alcune ragazze, e con loro scaricare la mia sessualità repressa accumulata in mesi di astinenza. Per accelerare il viaggio mi apprestai a fare l’autostop in quanto un passaggio lo avrei trovato sicuramente essendo vestito in divisa. Dopo il passaggio di poche auto, si fermò un’auto di quelle utilizzate per assistere i ciclisti. All’interno c’erano quattro ragazzi sui 18/20 anni ancora vestiti da ciclisti in quanto reduci da una corsa ciclistica (questo mi è stato riferito successivamente durante il viaggio). Accolsi benevolmente la loro offerta di passaggio, e mi accomodai nel sedile posteriore nel mezzo a due atleti. Durante il viaggio si parlò di argomenti generici, ma non riuscivo a togliere lo sguardo dalle cosce dei ciclisti al mio fianco, e dalla siluett che formavano i pantaloni aderenti sulle loro cosce e sulla protuberanza dell’uccello. Successivamente uno di loro prese un olio lubrificante e cominciò a spargerselo sulle gambe e sui polpacci. Inconsapevolmente a quella scena il mio uccello cominciò ad irrigidirsi, mettendomi in imbarazzo, in quanto i pantaloni di cotone della divisa estiva e le mutande boxer non attuavano la mia erezione. L’altro ciclista al mio fianco, accorgendosi del mio imbarazzamento mi disse: “Quella crema serve per eliminare i peli dalle cosce e per renderle lucide. Inoltre cosa hai da guardare così intensamente? E’ vero ciò che si dice sugli amori dei marinai?” Prontamente risposi mentendo “Non guardo le cosce, guardavo i pantaloncini, chiedendomi che tipo di mutande si porta sotto tale vestiario”. Il ciclista sorridendo rispose: “Non si indossano mutande sotto questi pantaloni, li vuoi forse provare?” Io visibilmente imbarazzato risposi balbettando qualche cosa, allora il ciclista prese a sganciami l’uniforme, dicendomi che anche lui era curioso di indossare una divisa da marinaio, e che per gioco si poteva scambiare i vestiti. Il ciclista che conduceva fermò l’auto in una piazzola adiacente alla strada, ma riparata da sguardi indiscreti. Usciti dall’auto, il ciclista che aveva proposto lo scambio dei vestiti, cominciò a sbottonarmi prima la casacca, poi i pantaloni, infine slacciò la cintura Una volta rimosso i vestiti mi sbottonò anche il bottone delle mie mutande boxer bianche. Io indietreggiai dicendo che quelle le tenevo, ma lui prontamente mi disse che per mettermi i pantaloncini da ciclista quelle non servivano, inoltre lui voleva indossare l’uniforme da marinaio con la relativa biancheria intima d’ordinanza. Io acconsentii, rimanendo così completamente nudo. Gli altri ciclisti allora presero una crema spalmandomela sulle cosce e sulle natiche, facendo attenzione a non ungere il pube e le palle. A operazione ultimata chiesi a cosa serviva quell’unzione, sorridendo risposero: “è una crema depilatoria, serve per eliminare i peli dalle cosce e dal culo, così al tuo ritorno in marina farai contento anche qualche tuo innamorato vedendoti depilato”. Io rimasi esterrefatto da questa situazione di incomprensione, ma nello stesso tempo non avevo la forza di sottrarmi all’evento in cui mi trovavo. Trascorsi pochi minuti presero un panno e cominciarono a rimuovere la crema dalle mie gambe e dalle natiche, con stupore vidi che con una facilità estrema ero rimasto completamente senza peli. Successivamente mentre tre ciclisti alternativamente rimuovevano il loro vestiario per indossare la mia uniforme, il quarto cominciò ad ungere il mio corpo con l’unzione che avevo visto utilizzare in auto. “Per vestirti da ciclista ti devi immedesimare nella parte di un vero atleta” mi disse mentre mi ungeva il corpo. “Mettiti inclinato in avanti in maniera da poterti ungere le cosce e le natiche, che in un ciclista sono le parti del corpo più sottoposte agli sforzi fisici” proseguì nel discorso mentre cominciava ad accarezzarmi freneticamente e natiche. Dalle carezze passò a sollecitare il mio foro con un dito, circoscrivendolo e premendolo sempre più internamente. Io non riuscivo a sottrarmi a quel trattamento, in quanto provavo un immenso piacere, fino al punto di muovere i fianchi nella ricerca di ulteriore piacere. “Certo”, esclamò ghignando, “tu con la professione che svolgi sarai allenatissimo nel cavalcare il sedile della bicicletta”. Io non capendo a cosa si riferiva, ingenuamente chiesi chiarimenti in merito, allora un ciclista si inchinò davanti a me e chiese di toccargli le cosce e le natiche per sentire come erano dure. Nel vedere e toccare quelle natiche sode e rotondeggianti e quelle poderose cosce bicolore (in parte abbronzate dal sole e in parte completamente bianche) il mio uccello si irrigidì ulteriormente. Prontamente l’altro ciclista cominciò a premere col suo uccello il mio buco del culo, e a sussurrarmi in un orecchio che “questo è il migliore esercizio per allenare il culo a stare svariate ore sul piccolo sedile della bicicletta, in quanto si allena a sforzi e sollecitazioni fisiche e serve ad irrobustire i muscoli”, proseguì dicendo che quell’esercizio era una pratica consueta per i ciclisti, e solitamente veniva praticata fra gli atleti della solita squadra. Sentivo che il suo uccello andava a cercare le pareti del mio sfintere in maniera da provare un piacere più intenso nello strofinarcelo, ma le mie pareti, pur avvolgendo completamente l’uccello maschio, si divaricavano sempre più ad ogni suo affondo. Continuò ad incularmi per più di venti minuti (era un atleta molto allenato nel massaggiare i culi dei suoi compagni), il mio non allenato culo cominciava a perdere elasticità, era completamente prosciugato e mi frizzava assai, quando sentii due affondi maggiori e subito dopo un limo caldo che inumidì il fondo e le pareti del culo. Dopo aver estratto il pene ancora gocciolante della sua sperma biancastra, desse” avevi un culo assai stretto, ma dopo il trattamento che ti riserviamo oggi vedrai come noteranno la differenza i tuoi compagni di camerata”. Io risposi che ero vergine, allora mi guardarono meravigliati chiedendosi come mai un buon bocconcino come me ancora non aveva fatto da “cagna del mare”. Accucciandomi per raccogliere gli indumenti per rivestirmi, un ciclista allungò la sua mano cosparsa di unzione, e a percorrere con due dita il mio sfintere ancora un poco dolorante. Involontariamente roteai i fianchi e mi accucciai ulteriormente per meglio consentire tale operazione. Allora il ciclista rimosse i diti sostituendoli con il suo uccello. Non ero in grado di giudicare se quest’uccello era di maggiori o minori dimensioni, in quanto ad ogni suo passaggio le pareti del culo bruciavano sempre più. Anche questa inculata durò più di venti minuti, finendo con una grande sborrata finale interna. Senza dare tempo di riprendermi, in sequenza, anche gli altri due ciclisti “allenarono” il mio culo al duro esercizio fisico indispensabile per meglio cavalcare il sedile di una bicicletta (e non solo). Dopo aver accolto anche i loro carichi di sperma, tutti e quattro si rivestirono con i loro indumenti sportivi, lasciandomi con il culo nudo all’aria gocciolante della loro sperma. Mentre rimontavano in macchina mi consigliarono di rimanere per un poco ad arieggiare e a prendere fresco al culo in maniera da alleviare il bruciore, e poi di continuare con quel tipo di allenamento se volevo cominciare a praticare uno sport come il ciclismo. Come saluto, il ciclista che mi aveva sverginato, disse di non preoccuparmi nel trovare un altro passaggio, in quanto la “compagnia” di un marinaio carino come me è sempre cosa gradita, inoltre da quella strada sarebbero passate altre auto ammiraglia, con sopra altri ciclisti che tornavano dalla corsa ciclistica

FINE

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