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Il professore del liceo

Quando ero al liceo al quarto anno cominciammo a fare, fra le altre materie, chimica.
Avevamo tutte professoresse, ma a chimica venne un professore.
Aveva circa 35 anni, portava sempre la barba di un paio di giorni ed era nel complesso un bell’uomo, anche se io avevo solo diciotto anni allora.
Quando andammo in gita, lui era il nostro accompagnatore, insieme ad un altra professoressa.
Io pensavo che lui fosse etero, perché sapevo che era sposato e con due figlie, e non ci pensai troppo su.
Quando arrivammo all’albergo ci fu confusione con le camere, e uno dei maschi era rimasto senza camera perché avevano dato al professore di chimica una doppia invece di una singola senza considerare che il letto accanto al suo sarebbe rimasto vuoto.
Visto che all’arrivo alla reception io ero stato l’ultimo, toccò a me andare in camera con lui, perché avevano deciso così, e visto che era comunque un professore con la possibilità di influenzare la mia media scolastica pensai fosse meglio non fare troppe storie.
Mentre io e lui stavamo salendo in camera mi disse di non preoccuparmi, che tanto lui non mi avrebbe rotto le palle (disse proprio così), se di notte avessi voluto andare nelle camere dei miei amici a fare casino con loro, come succede sempre nelle gite scolastiche.
Quando arrivammo in camera mi disse che se volevo potevo dargli del tu quando non c’erano gli altri.
Mi disse che si chiamava Giovanni; mi resi conto che fino ad allora, e cioè per sette mesi, lo avevo chiamato solo professore e anche con i miei amici sempre per cognome.
Io gli diedi subito del tu, e mentre sistemavamo i bagagli cominciammo a chiacchierare.
Parlammo per lo più di fatti di scuola, ma anche di cose più personali.
Mi chiese se avevo la ragazza, io gli dissi che in quel momento non l’avevo.
Poi andò a fare la doccia.
Mentre era in bagno io finii di sistemare i miei bagagli e gli dissi da fuori la porta che uscivo per andare nelle camere dei miei amici.
Quando tornai in camera, pochi minuti dopo, lo trovai nudo che si stava facendo una sega sul mio letto.
Si coprì subito, e io feci per andarmene, ma lui mi disse di restare.
Mi chiese scusa, pensava che uscendo avessi chiuso la porta a chiave e che quindi entrando mi avrebbe sentito e avrebbe avuto il tempo di coprirsi.
Non sembrava per niente imbarazzato.
Io gli dissi che non doveva preoccuparsi, ma che almeno poteva farlo sul suo letto, e gli dissi che comunque poteva restare lì, io sarei andato nel suo letto.
Lui si infilò un paio di boxer e si mise a farsi la barba.
Quando dopo quel discorso incrociavo il suo sguardo mi sembrava che mi guardasse sempre più profondamente, con una fierezza che non era per niente in linea con la figura che aveva fatto.
Il giorno dopo, mentre eravamo fuori a visitare un parco lui non fece altro che fissarmi.
Avrò incrociato il suo sguardo venti volte, e mai che fosse lui ad abbassare gli occhi.
La sera in camera, mentre mi mettevo il pigiama, prima di andare nelle camere dei miei amici, lui mi fissò in continuazione.
Alla fine glielo chiesi, perché cazzo faceva così.
Lui mi disse che la sera prima, quando lo avevo trovato che si masturbava sul mio letto, gli era sembrato che io non fossi per niente imbarazzato, solo tanto curioso e avido di vedere il suo corpo nudo.
Io mi agitai, ero già convinto di aver trovato uno di quei maniaci che si leggono sui giornali.
Quando mi vide così incazzato e insieme impaurito cambiò tono.
Mi disse che lui era bisex e che però non aveva mai avuto un’esperienza gay, e che gli ero sembrato bisex anch’io, ma non sapendo come comportarsi aveva fatto tutta quella scena. Io gli dissi che non ero per niente bisex, e gli ricordai anche che fino a due mesi prima avevo una ragazza e che lui ci aveva anche visto baciarci nel cortile della scuola.
Rispose che gli avevo dato l’impressione di osservarlo e che era tutto un malinteso, e imbarazzato si scusò.
Io accettai le scuse perché non avevo voglia che si sapesse di ciò che era accaduto, in quanto a quell’età, se avessi detto qualcosa a qualche mio amico mi avrebbero sfottuto un’eternità.
Uscii e andai nella camera dove erano tutti.
Restai lì fino alle due, giocando a carte e bevendo birra.
Un mio amico tirò fuori anche una canna di maria e ce la facemmo.
Non ero un drogato, ma due o tre volte l’avevo già provata.
Quando andai nella mia camera dissi agli altri che andavo a dormire perché quella canna mi aveva fatto venire un mal di testa fortissimo, ma non era vero.
Avevo pensato tutta la sera al professore, e mi resi conto che era vero che spesso lo osservavo e che ero attratto da lui.
Forse era tutto effetto della canna, tant’è che quando arrivai nella mia camera mi infilai nel suo letto e gli tirai giù i boxer (dormiva solo con quelli).
Lui si svegliò quando gli sollevai una gamba per far scivolare via i boxer, e mi chiese, mezzo assonnato, cosa stessi facendo.
Gli risposi di non preoccuparsi.
Era ancora mezzo addormentato e io cominciai a baciarlo sulla bocca e sul collo, standogli sopra a cavalcioni.
Lui cominciò a toccarmi il culo e il cazzo.
Non credevo nemmeno io a cosa facevo, ma mi piaceva troppo.
Mi levai la maglia del pigiama e continuai a baciarlo, scendendo giù fino ai capezzoli.
Non era la prima volta che facevo sesso, ma con un uomo si, ed ero un po’ impacciato.
Mi sfilai anche i pantaloni del pigiama e i boxer, e i nostri cazzi erano uno contro l’altro.
Io ero sempre sopra a cavalcioni. Il mio era già duro, il suo cominciava ad esserlo.
Gli chiesi sussurrando cosa voleva fare il mio bel professore, e lui disse di volermi fare un pompino, perché a lui piaceva tanto quando sua moglie glielo faceva e voleva provare ad essere lui a farlo.
Mi misi io sotto e lui cominciò a prenderlo in bocca.
All’inizio solo la cappella, poi tutto fino alla base.
Mi trattenevo perché non volevo venire subito, ma nessuno mi aveva mai leccato l’uccello e alla fine non riuscii più a frenarmi.
Gli riempii la bocca del mio sperma.
Lui si fece uscire il cazzo di bocca e si fece riempire la faccia; sembrava che non la smettessi più di sborrare.
Quando finii lui si prese un po’ di quella sborra in mano e dopo avermi alzato le gambe sopra le sue spalle me la spalmo sul culo.
Mi ci infilò un dito dentro, e mi fece un male incredibile, forse perché ero troppo teso.
Mi disse di rilassarmi e si abbasso a leccarmi il buco.
Mi infilava la lingua dentro e poi insieme anche le dita.
Quando ormai lo aveva già slargato abbastanza mi chiese se lo volevo prendere nel culo.
Gli dissi di no, avevo paura di sentire male, perchè il suo cazzo era troppo grosso secondo me (era più grande del mio che è 15 cm, quindi…).
Lui mi assicurò che dopo una leccata del genere non avrei sentito nulla, e che lo sapeva perché lo faceva sempre anche a sua moglie.
Accettai, chiedendogli però di essere dolce e delicato.
Mentre piano piano me lo infilava nel culo mi faceva masturbava con una mano, guardandomi fisso negli occhi con uno sguardo come per dire:
“Va bene così?”.
Quando me lo ebbe infilato completamente cominciò a fare dentro e fuori, sempre più velocemente, e sempre più velocemente mi faceva quella sega.
La sua grande mano impugnava il mio cazzo con decisione, e quando sborrai di nuovo il mio sperma mi bagnò il torace e la faccia.
Quando venni lo sfintere del culo cominciò a contrarsi e anche lui venne poco dopo.
Cominciò a sospirare molto forte e mi diceva di voler scopare tutta la notte.
Quando uscì dal mio culo il mi toccai il buco; cazzo, ci entravano tre dita!
Lui cominciò a leccarmi la sborra che mi ero schizzato sul petto e arrivò fino alla bocca, e cominciammo a pomiciare.
Continuammo così per una decina di minuti.
Quando ci fummo un po’ ripresi lo voltai, mettendolo a pecora, e gli infilai il cazzo nel culo, con un movimento brusco.
Trattene l’urlo che stava facendo perché in fondo era notte e nella stanza accanto c’erano i miei amici, ma dopo poco smise di farlo, il suo culo cominciò ad allentarsi e lui ad ansimare.
Gli venni dentro al culo, e lui mi diceva, intanto, di riempirglielo tutto, e lo feci, perché continuai per diversi secondi che avevo cominciato a godere.
Non avevo mai sborrato tanto come quella notte.
Ero esausto.
Uscii fuori e mi appoggiai sopra di lui che era ancora a pecora. In quella posizione gli arrivavo bene al cazzo.
Cominciai a fargli una sega, molto lentamente.
Quando mi fui ripreso un po’ mi infilai sotto di lui, stando a pancia in su, e gli presi il cazzo in bocca.
Cazzo quant’era grosso! In quella stanza c’erano tutta una serie di odori, molto forti, e questo è come se mi avesse inebriato.
Non volevo più smetterla di fare sesso.
Mi venne in bocca poco dopo e mi riempì la bocca.
Non avevo mai assaggiato la sborra prima di quella sera, neppure la mia, e mi piacque tantissimo, cha rimpiangevo tutta quella che avevo sprecato fino ad allora quando mi ero masturbato.
Ormai non ce la facevamo davvero più, e ci addormentammo tutti e due, abbracciati in quel letto.
Quando verso le cinque mi svegliai per andare in bagno lo lasciai lì solo, nudo e con i coglioni di fuori.
Quando tornai non resistevo e cominciai a leccargli il cazzo.
Si svegliò e già lo aveva duro.
Ripensai ad un film porno che avevo visto con dei miei amici tempo prima, e feci come aveva fatto l’attrice, mi misi a cavalcioni sopra di lui e lo presi nel culo, salendo e scendendo.
Lui intanto teneva il mio cazzo fra la mani.
Quando sborrai gli schiazzai il torace e la faccia.
Lui aprì addirittura la bocca per cercare di prendere uno di quegli schizzi.
Poco dopo mi venne anche lui nel culo; sentii che mi riempiva il culo di sborra e ancora godendo per poco prima cominciai ad ansimare con lui.
Poi mi sfilai e gli leccai bene tutto il petto e la faccia.
Mi riaddormentai su di lui dopo che avemmo pomiciato per un bel pezzo.
La sua lingua era veramente lunga, mi riempiva la bocca.
Dopo aver dormito in quel modo qualche minuto mi risvegliai.
Mi rimisi il pigiama, rimisi i boxer a lui, che non si svegliò, e andai nel mio letto.
Dopo un ora ci chiamò la sveglia in camera. Lui mi svegliò massaggiandomi i coglioni.
Prima di uscire facemmo la doccia insieme, massaggiandoci e baciandoci, ma senza fare sesso.
Uscimmo e ci comportammo tutta la giornata come sempre, ma quella notte, e le altre due che rimanevano, facemmo sempre sesso, e io non andai più in camera dei miei amici la notte.

FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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