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Il ragazzo nero con gli stivali neri

Faceva decisamente caldo quella sera d’estate, anche se ormai era molto tardi.
Non c’era quasi nessuno in stazione ad aspettare il treno ed io me ne stavo da solo sperando che arrivasse presto il treno che mi avrebbe riportato a casa dopo una settimana di ferie.
Finalmente, era da poco passata mezzanotte, vidi arrivare il treno sul mio binario: avrei dovuto aspettare ancora un’ora prima che ripartisse, ma mi sarei finalmente sdraiato un poco.
Salito sul treno non ebbi che l’imbarazzo della scelta per trovare il posto e così mi diressi verso uno scompartimento in fondo al treno, sperando che eventuali altri viaggiatori si sarebbero fermati prima in modo che avrei viaggiato da solo ed in pace.
Dopo aver posizionato il borsone in alto sulla reticella di fronte al mio posto ed una volta abbassato il finestrino, mi sdraiai comodamente. Iniziai a stare meglio anche perché, finalmente, arrivava un po’ di aria fresca.
Mi sentivo proprio comodo anche perché avevo addosso solo una maglietta bianca, i miei jeans preferiti senza le mutande e gli inseparabili stivali neri da biker che, d’estate, indosso senza le calze.
Mi accorsi che lentamente mi si stava indurendo il membro sotto la stoffa dei jeans in quel punto particolarmente sbiaditi dai frequenti e prolungati strofinamenti.
La cosa mi faceva piacere e così iniziai un lento e leggero massaggio per aumentare il godimento senza tuttavia arrivare a masturbarmi.
Erano trascorsi circa venti minuti quando vidi passare per il corridoio un ragazzo di colore, di circa venti anni, con un grosso borsone, che gettò un’occhiata attraverso il vetro attratto dal vedermi intento a toccarmi il cazzo ormai decisamente duro e ben visibile sotto la stoffa dei jeans.
Si fermò solo un attimo ma poi se ne andò.
Io non mi sentivo per nulla imbarazzato di quello sguardo anche perché non era la prima volta che, in pubblico, mi toccavo il pacco e non era nemmeno la prima volta che qualcuno si soffermava a guardarmi.
Spesso, infatti, le persone che ti guardano lo fanno più per invidia che disprezzo dato che vorrebbero avere anche loro il coraggio di fare la stessa cosa fregandosene dei giudizi della gente.
Erano passati pochi minuti quando la porta dello scompartimento si aprì: era lui che mi chiedeva se poteva sedersi.
Gli risposi in modo affermativo aggiungendo che mi avrebbe fatto piacere avere un compagno di viaggio.
Era proprio un bel ragazzo dalla pelle molto scura, alto e con i capelli così corti che sembrava non averne.
Indossava una maglietta nera ed una salopette di jeans molto usata specie in corrispondenza del pacco.
La teneva sbottonata a livello di entrambi i fianchi lasciando chiaramente vedere la pelle nera: anche lui, osservai, non indossava nessun indumento intimo.
Mi chiese se poteva mettere il suo borsone sulla rete che stava sopra il mio posto, dato che io avevo occupato lo spazio che sarebbe stato suo.
Gli dissi di sì, che non c’era nessun problema.
Mi si mise perciò davanti e mentre lui sollevava il bagaglio gettai lo sguardo sul suo pacco che ormai avevo all’altezza degli occhi: era fuori dubbio che anche lui era in tiro e che disponeva di un cazzo decisamente lungo e grosso.
Si sedette quindi davanti a me che nel frattempo avevo iniziato a manipolarmi con maggiore ostentazione.
Lui cominciò a guardare e poi iniziò ad armeggiare infilandosi una mano in una delle aperture della salopette sui fianchi e divaricando contemporaneamente le gambe.
Appoggiò l’altra mano esternamente all’altezza dei coglioni sfregandoseli con lo stesso ritmo dell’altra mano che intanto stingeva il membro.
Restammo a guardarci a lungo eccitati in una sorta di tacita gara a chi dei due avrebbe proseguito più a lungo senza sborrare.
Fu allora che mi accorsi che anche lui calzava un paio di stivali neri uguali ai miei.
Rimasi sorpreso della cosa perché non mi era mai capitato di vedere un ragazzo negro con quel genere di calzature. Inoltre anche i suoi stivali, come i miei, erano piuttosto vissuti e di certo non erano stati mai puliti da quanto erano opachi ed impolverati.
Colsi così l’occasione per iniziare a parlargli facendogli notare il fatto che entrambi calzavamo lo stesso tipo di stivali.
Mi rispose che li aveva ricevuti in regalo alcuni mesi prima da un ragazzo che aveva conosciuto e che da allora indossava solo quelli trovandoli molto più comodi di qualsiasi altro genere di scarpe.
Mentre mi diceva questo, sollevò un poco la stoffa della salopette in modo da scoprirli completamente per mostrarmeli.
Con piacere gli feci notare che anche lui, come me, li calzava sulla nuda pelle senza le calze.
A quella affermazione approfittò per farmi notare che si era accorto che anche io, come lui, non indossavo le mutande ed aggiunse che, mentre tra i ragazzi neri è una consuetudine generalizzata non usare biancheria intima, non aveva avuto modo di conoscere molti ragazzi bianchi con la stessa abitudine.
Gli dissi che io il più delle volte non indossavo mai le mutande sentendomi più libero nei movimenti e provando maggior piacere durante le erezioni.
Gli raccontai che avevo preso questa abitudine sin da ragazzino dopo aver visto un compagno di scuola, durante una gita scolastica, togliersi i jeans lasciando ben in mostra il cazzo in erezione.
Provai ad indossare anch’io i jeans senza mutande: all’inizio, a dire il vero, mi sembrava un po’ scomodo, e mi sentivo imbarazzato quando mi diventava duro, ma poi, potendo apprezzare quanto fosse estremamente piacevole il continuo sfregamento della cappella sulla stoffa dei jeans, imparai a fregarmene se gli altri notavano il mio cazzo duro, anzi, la cosa mi eccitava.
Fu così che iniziammo a raccontarci delle nostre esperienze masturbatorie scoprendo che entrambi eravamo stati molto precoci ed abituati a farlo anche molte volte al giorno.
Ad un certo punto mi accorsi che stava guardando compiaciuto i miei jeans e gli chiesi il perché.
Mi rispose che gli sarebbe piaciuto provarli visto che erano particolarmente usati e con numerose toppe sia sulle gambe che sul culo.
Gli dissi che non avrei avuto nessun problema a farglieli indossare ma che non mi sembrava il caso di spogliarci sul treno dato che sarebbe potuto arrivare qualcuno.
Poiché lui sarebbe sceso alla fermata prima della mia, mi propose di andare a casa sua dove avrebbe potuto anche ospitarmi per quella notte visto che non avrei avuto modo di riprendere il treno se non il giorno dopo.
Accettai volentieri capendo che quello era solo il pretesto per stare insieme a fare sesso.
A dire il vero speravo di poterlo fare con lui essendo quella la prima volta che mi sarei fottuto e fatto fottere da un bel ragazzo di colore.
Presto arrivammo alla fermata e ci incamminammo verso casa. Abitava non molto lontano dalla stazione.
Già per strada, passando per una stradina buia ed isolata, non resistetti ad infilargli una mano nella salopette: aveva il cazzo eccitatissimo e gli assestai anche una bella palpata ai coglioni.
Apprezzò molto la mia iniziativa: mi sbottonò i jeans e fece altrettanto con me.
A stento non gli sborrai in mano.
Entrati in casa mi accorsi che abitava in una stanza molto semplice ma ordinata nel cui centro aveva un letto matrimoniale.
Si tolse gli stivali, poi slacciò le bretelle della salopette e se la sfilò. Infine tolse la maglietta nera.
Era nudo.
Senza esitazione feci altrettanto io.
Mi sdraiai sul letto insieme a lui che mi chiese di potermi fare per prima cosa un pompino.
Le sue labbra carnose avvolsero la mia asta e con la lingua iniziò a leccare la cappella.
In quel momento provai sensazioni fantastiche: si vedeva che ci sapeva fare.
Anche lui era eccitatissimo.
Alla fine gli inondai la bocca di sborra che in parte ingoiò ed in parte riversò dentro i suoi stivali.
Mi spiegò che così avrebbe portato con sé qualche cosa di me.
Poi prese la sua salopette con cui mi asciugò il resto.
Mi piacque molto l’idea che la mia sborra fosse finita nei suoi stivali ed avesse macchiato la sua salopette.
Toccò allora a me ricambiarlo ed affondai la bocca sul suo cazzo: glielo leccai a lungo come fosse un cono di gelato, gli mordicchiai il glande sentendolo gemere di piacere.
Sentii poi che stava raggiungendo l’orgasmo dalle spinte che dava e difatti la mia bocca venne inondata da una marea di sborra: molte altre volte mi era successo ma mai la quantità di sperma era stata tanta ! .
Un po’ ne ingoiai e poi, per ricambiare il suo gesto, versai il resto nei miei stivali che fino a quel giorno mi era capitato di sporcare solo esternamente con la sborra di qualche amico nel corso di qualche masturbazione reciproca nei cessi della stazione o del cinema.
Mi piacque poi molto asciugargli anche io il cazzo con la patta dei miei jeans.
Dopo esserci riposati un po’, mi venne voglia di incularlo: non si lasciò pregare e gli affondai la verga inondandogli le budella di sborra.
Anche lui fece altrettanto con me procurandomi un godimento come mai mi era successo.
Passammo il resto della notte a procurarci reciproco piacere.
Quando giunse l’alba ci addormentammo profondamente.
Da quel giorno il ragazzo nero è diventato il mio migliore amico.
Ho scritto questo racconto indossando la sua salopette ed i suoi stivali e mi eccita pensare che lui adesso sta forse strofinandosi il cazzo nei miei jeans e camminando per strada con i miei stivali. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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