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Il testamento di zio Tom

Da poco avevo appreso la notizia che lo zio Tom, fratello maggiore di mia madre era morto, la cosa mi aveva turbato un po’, perché se è vero che non vedevo lo zio da più di dieci anni, cioè da quando era venuto l’ultima volta in Italia, dato che viveva in America, è anche vero che gli volevo un sacco di bene, e spesso mi ispiravo a lui come modello di vita. Lo zio Tom (il suo vero nome era Tommaso) era un tipo veramente strano e divertente, aveva vissuto almeno a suo dire, delle esperienze fortissime, sin da quando lascio l’Italia, per cercare fortuna in America. E lì di fortuna ne ebbe tanta, a cominciare da quando appena arrivato in America, negli anni 50-60, sbancò un casinò di Las Vegas. Con i soldi della vincita, comprò una fattoria grandissima, che purtroppo ho visto solo una volta. Non so bene perché zio Tom non si sia mai sposato, è sempre stato un uomo bellissimo, affascinante, intelligente, buono e per di più ricco, che altro si può volere… comunque, zio Tom non ha mai avuto una moglie e soprattutto un erede, ed infatti l’unico erede all’apertura del testamento fui io, il suo unico nipote. Così a 25 anni divenni un uomo ricco al pari di zio Tom, che però quelle ricchezze, se le era guadagnate tutte. Andai subito in America per aprire il testamento, e per vendere la fattoria che non mi interessava tenere, ma all’apertura del testamento scoprì che zio Tom, mi aveva lasciato tutte le sue ricchezze, a condizione che le gestissi io direttamente, e quindi, non avrei potuto ne vendere le proprietà, ne tanto meno licenziare il personale. Nel testamento c’era scritta una frase che mi colpì diceva praticamente così: “Ciao Giovanni, d’ora in poi sarai John, segui il mio consiglio mi ringrazierai per tutta la vita”. Tornai subito in Italia per mettere a posto un po’ di cose e per chiedere ai miei di seguirmi, cosa che non fecero. Rientrato in America, mi recai presso la mia nuova casa… era molto più grande e più bella di come la ricordavo e soprattutto vi era un sacco di gente che da quel giorno era alle mie dipendenze. Uno dei miei nuovi dipendenti si chiamava Felipe ed era d’origine brasiliana, era clandestino, e abitava praticamente nella stessa casa dello zio, quindi anche nella mia stessa casa. Vi erano anche altri dipendenti che lavoravano in casa, ed anche donne, erano tutti una grande famiglia. Il primo giorno di quella nuova vita trascorse lento ed inesorabile, mi sentivo bene, a mio agio, quasi tutti parlavano l’italiano, questo lo aveva imposto zio Tom, ed era più facile per me inserirmi in quella nuova vita. Dopo una giornata di lavoro, nella quale non facevo un cazzo, ma impartivo solo ordini, ci sedemmo tutti a tavola per cenare, io con gli altri che vivevano sotto il mio tetto. Durante la cena Felipe, che era quello con cui avevo familiarizzato di più, non esitava a lanciarmi degli sguardi dolci, ed ogni volta che mi alzavo per prendere qualcosa, mi fissava in mezzo alle gambe, eppure non sembrava affatto gay, aveva un fisico forte e bellissimo. Dopo cena decisi di fare la doccia, ed ordinai alla domestica Ines, di portarmi della biancheria pulita e degli asciugamani in bagno. Lasciai perciò la porta del bagno aperta, per fare entrare Ines. Una volta in bagno mi tolsi la maglietta, i pantaloni, feci scivolare gli slip e mi infilai nella doccia. Ad un certo punto sentii un rumore, notai che la porta del bagno si era aperta, ed era entrato qualcuno, capì subito che non era Ines, perché l’ombra che vidi era quella di un ragazzo. Con mia sorpresa anche lui si denudò e si infilò nella doccia accanto la mia, capì che era Felipe, tornai a pensare al fatto che forse era gay, ne ero sempre più convinto e spaventato. Notai che non aveva chiuso la tenda della doccia, ed ogni tanto mi fissava con lo sguardo perduto, i nostri occhi si incrociavano qualche volta; non so che mi prese, ma a guardare quel ragazzo così bello e perfetto mi vennero delle strane voglie che non avevo mai avuto prima d’allora; il mio cazzo sembrava indurirsi, il desiderio di scopare in me aumentava, mi stavo eccitando come non mai. Felipe con la scusa di prendere lo shampoo aprì la tenda della mia doccia e con la mano mi sfiorò il cazzo, poi chiuse la porta a chiave, e si avvicinò a me, i nostri cazzi bagnati si sfiorarono, ed il nostro respiro si fece sempre piu’ forte, piu’ caldo, mentre continuavamo a fissarci. Eravamo lì nudi, bagnati, eccitati, improvvisamente Felipe prese l’iniziativa, e mi baciò appassionatamente, io lo spinsi contro il muro per allontanarlo da me, i nostri cazzi erano l’uno contro l’altro e si facevano sempre più grossi, mentre l’acqua delle docce scendeva ancora e copriva i rumori. Io continuai a ribellarmi, ma lui mi prese il cazzo in mano, e cominciò a menarmelo, l’eccitazione si impadronì dei miei sensi ed io gli ficcai la lingua in bocca, poi lo spinsi verso il basso premendo sulle sue spalle, capì che era il suo momento, si inginocchiò di fronte a me ed inizio a succhiarmi la cappella, fece entrare tutta la mia asta nella sua bocca, spompinava meravigliosamente, sembrava esperto, forse aveva fatto pratica con lo zio Tom. I miei testicoli a stento trattennero la sborra, subito raggiunsi un orgasmo di devastante intensita’, il mio seme schizzò copiosamente nella sua bocca. Lo feci girare e mettere a pecora, gli leccai il buco del culo, e ci appoggiai un dito, con il quale cominciai a spingere. Il giovincello ci prese gusto. Allora raddoppiai la penetrazione, poi vi appoggia il mio cazzo. Il contatto del mio cazzo in tiro sul suo culo mi fece andar di fuori di testa, il mio cazzo divenne ancor più duro e mi sembrò che esplodesse, l’atmosfera era eccitante, ero completamente rapito dalla smania di possederlo. Appoggiai le sue gambe alle mie spalle, presi il mio uccello e lo portai verso il suo buchetto. Lo afferrai per i fianchi e lo penetrai, continuai a spingere e centimetro dopo centimetro l’asta scomparì dalla mia vista. Mi mossi lentamente, avanti, indietro, accelerai il movimento. Stavo per esplodere, non riuscì a contenermi, e finì per inondargli il culo Felipe ansimò. Gli ero ancora piantato in culo, in profondità. Poi gli levai il cazzo dal culo, e decisi che avrebbe dovuto godere anche lui. Quando mi inginocchiai per fargli un pompino, notai l’espressione del suo volto sbalordita, forse non era abituato a vedere il suo padrone con il suo cazzo in bocca, e perciò rimase di stucco, ma si riprese subito, anche se non riuscì a trattenersi dallo sborrare. Mi riempì la bocca con il suo seme, e subito dopo me la ripulì con la sua lingua, mi diede un bacio, e mi chiese se poteva dormire in camera con me. Nei giorni seguenti, scoprì che Felipe, era sposato con Fernanda, figlia di Ines, dalla quale aveva avuto anche 2 bambini, Leandro e Jose. La sera dopo si ripresentò la stessa scena della sera prima, anche se a farmi visita in bagno era venuta Fernanda con la sorella Maria. Appena entrarono in bagno io capì che l’eredità di zio Tom, non comprendeva solo terre e danaro, ma anche e soprattutto sesso.

FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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