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Il treno dei militari

Cazzo com’è tardi! Sono sempre stato un chiacchierone e il tempo corre in fretta… Ma il treno non aspetta! E dalla piazza dell’Arena fino alla Stazione di Verona Porta nuova c’è un bel pezzo di strada. Bando alle smancerie, saluto gli amici, e confidando nelle mie gambotte massicce mi metto di buona lena a correre verso la stazione. Mancano solo dieci minuti alla partenza dell’interregionale che mi porterà a Bologna, e se perdo quello sono nei guai! La fatica comincia a farsi sentire, ma la voglia di non perdere quel treno mi dà ancora forza per andare avanti: arrivo alla stazione che mancano ancora non più di due minuti all’orario! Corro direttamente al binario, mi affaccio, il segnale è già verde e il capotreno fischia, con un rapido balzo salgo su senza esitazione. Sono salvo! Il treno è preso! Mi rendo subito conto che le carrozze non sono quelle solite a salone unico dell’interregionale, ma quelle vecchie a scompartimenti degli espressi… Beh, l’importante è andare a Bologna, e in orario a quell’ora c’è solo quel treno, quindi… chi se ne frega! Mi incammino lungo il corridoio, il treno è già partito. Un ometto impettito mi ferma e mi chiede urlando:

“che cazzo fai qui?”. Io stupito, gli rispondo strafottente:

“Che cazzo mi pare”. Questo, una mezza sega tiratissima continua a rivolgersi a me con tono sprezzante:

“Come ti permetti ti rivolgerti così a un tuo superiore?”-e io:

“Superiore? Ma cosa vuoi?”

-“Perché non sei nello scompartimento con i tuoi commilitoni?”

-“Commilitoni cosa? Ma su che treno sono finito?”

-“Svegliati soldato, sei su una tradotta!!!!!” Urla il tipo con le vene che gli scoppiano sulla fronte.

-“Ma io non sono un soldato!” Rispondo io. Evidentemente il mio aspetto massiccio, i capelli cortissimi e il pizzo mi danno un aspetto vagamente marziale che ha colto in inganno il militare. Mi rendo conto che quel treno non è il mio banale iR, ma una tradotta di militari. Conscio dell’atroce figura di merda, faccio le mie scuse all’ufficiale, che si fa una risata e mi suggerisce di portarmi in testa la treno e di scendere alla prima fermata prevista… che per l’appunto è Bologna. Ancora scosso per la figuraccia mi incammino lungo i corridoi appena rischiarati dalle lampadine a incandescenza, che fanno pochissima luce, per giunta tremolante e pure giallastra. Continuo a camminare, e dopo un paio di vagoni incrocio in un corridoio un bel militare di buona stazza, uno di quei maschi che ti fanno girare la testa. Grande e grosso, la maglietta verde scuro mette in evidenza una muscolatura tonica e abbondante. Il collo largo più della testa attrae la mia attenzione… E tra me e me ci faccio un pensierino. Lui mi guarda sprezzante e mi chiede dove sono diretto. Gli spiego la mia situazione e che sono stato consigliato di mettermi nel vestibolo di testa ed attendere l’arrivo a Bologna. Per scaldare un po’ la conversazione azzardo una battuta per concludere:

“eh, figuriamoci, un obiettore di coscienza su un treno militare, ah ah”. Errore totale. Questo omone mi squadra dall’alto in basso e rivolgendosi con tono rabbioso mi chiede:

“davvero sei un obiettore?”! .

“Si” rispondo io con la voce non più tanto sicura… Lui visibilmente si incazza e mi prende per il polso e mi porta verso uno scompartimento.

“Cosa vuoi fare?” – “ora lo vedrai, stronzetto di un fighetto obiettore”. Preoccupato lo seguo forzatamente. La sua presa è forte e la mano mi sta diventando blu. Apre la porta dello scompartimento. Vedo altri tre militari, tutti grandi e grossi come lui, due di questi sono in mutande, e posso così ammirare il loro torace incredibile e le loro cosce enormi, ricoperte da una bella peluria nera. Le mutande sono gonfiate da un “pacco” di proporzioni allettanti. Sono molto spaventato e cerco di nascondere la mia fame di cazzo, che comunque con tutta quella grazia di dio è difficile da celare; dentro di me penso che vorranno solo farmi paura, e cerco di rassicurarmi… sicuramente tra cinque minuti mi avranno già mandato via. Speranza vana. Il mio accompagnatore sghignazzando dice agli altri

“guardate, ho trovato un fighetto sul treno, un obiettore, dice di aver sbagliato treno… chi ci crede…”.

“Sai cosa gli facciamo noi agli obiettori?” – dice quello che sembra il meno giovane dei tre, forse per la barba scura che gli ricopre gran parte della mascella imponente. Azzardo una timida risposta

“Dai, non scherzate, ho sbagliato treno”. Duro molta fatica a mascherare la mia attrazione per tutti quei fasci di muscoli… Ma penso che è meglio evitare di far sapere che sono un culattone… magari questi sono matti e mi ammazzano. In effetti, sono tutti e quattro molto belli, ma non la bellezza finta e depilata delle riviste patinate, la bellezza della virilità. I loro corpi esprimono potenza, mascolinità, ancor accentuata dall’abbigliamento militare. Dei quattro mi piace uno in particolare, con la testa rasata e i baffoni neri che mi fanno impazzire, e due pettorali che tendono la maglietta verde mimetico.

“Dai, fagli vedere cosa facciamo ai fighetti obiettori” grida il maschio che mi ha condotto nello scompartimento, risvegliandomi dal mio torpore erotico. Provo la sensazione netta della paura… mica vorranno farmi degli spregi… speriamo bene…

“Vedi – continua a parlare il maschione con la barba – noi andiamo in guerra, e gli obiettori cosa possono fare? Se non combattete, dovrete almeno sollazzare le truppe!”

“Cosa cosa?” mi rispondo preoccupato? Sollazzare cosa? Senza grossa esitazione, mette la mano nei pantaloni, se li abbassa ed estrae rapidamente il cazzo.

“Su, sbrigati, non mi fare perdere la pazienza -mi dice indicando la punta del suo cazzone già in tiro- fammi vedere come fai divertire le truppe. Inizia da me”. Incredulo e stordito mi rifiuto categoricamente, anche se ogni mia cellula vorrebbe buttarsi tra le cosce di quel toro.

“Ragazzi, insegniamo all’obiettore il suo compito”, dice il militare con il cazzo in mano ai suoi commilitoni.

“Fermi” urlo io… Troppo tardi, mi hanno già afferrato, e nonostante la mia resistenza (non sono certo deboluccio, intendiamoci), la loro forza incredibile mi piega, e mi spinge la faccia e la bocca verso il cazzo sempre più gonfio e duro. Continuano a trascinarmi in tutti i modi, mi mettono le dita in bocca per aprirmela, e alla fine per non soffocare, lascio entrare il cazzone ormai di pietra nella mia bocca. Non è certo il primo che succhio, ma lui non lo sa, e gode in modo esageratamente visibile.

“Pompa, sennò non scendi vivo” continua a urlare. Gli altri mi prendono per le orecchie, e cercano di forzarmi ad eseguire un pompino a regola d’arte. Una scena molto eccitante, che non dura a lungo. Gli altri gli chiedono di fare in fretta, che vogliono farsi spompinare anche a loro. Quello che mi ha “beccato” in corridoio si lamenta

“l’ho portato io, questo qui, ora tocca a me!”. Ormai ho preso il via e sto lavorando di bocca cercando di non far troppo trasparire la mia esperienza. Mentre sta visibilmente provando un piacere intenso, il mio “padrone” non da segni ne di voler accelerare la sborrata ne tanto meno di interrompere il pompino.

“Entrategli dietro a questo frocio, se avete fretta di godere!”. Detto fatto, gli altri tre si mettono a togliermi mutande e pantaloni. Vengo spostato e rigirato fino a quando il mio culo non è in posizione ritenuta comoda per una penetrazione multipla… Il militare rasato con i baffi si appresta ad incularmi. Non prima però di avermi riferito la frase di rito:

“dopo cinque minuti vedrai che ti piacerà”, per poi aggiungere:

“e se non godi mi frega un cazzo, l’importante è che goda io!”. Gli altri ridono, io cerco di far finta di piangere. Sento la cappella che si appoggia al mio povero ano. Gli altri due rimasti con il cazzo in mano lo incitano, quello a cui sto facendo il pompino non pare prestare attenzione, troppo impegnato a godere del suo pompino, sento le contrazione ritmica dei suoi muscoli d’acciaio con le mani, mentre gli accarezzo le chiappe dure e ruvide.

“Aaahi!!!!” – con un colpo secco e deciso il baffuto mi è entrato tutto dentro, provocandomi un dolore molto intenso, che invece di spaventarlo, lo eccita ancor di più. Sono in uno spazio angusto, in balia di quattro uomini enormi, ho un cazzo in bocca e uno in culo… E tutto questo perché ho sbagliato treno. Percepisco distintamente le pulsazioni del cazzo di quello che mi sta inculando: sta già venendo, ma non ritrae il suo membro finché l’ultima goccia di sperma non entrata nel mio intestino. Ora tocca a noi, gioiscono gli altri due. Il bel tipo che mi ha portato lì smette di maneggiarsi l’uccello e me lo infila subito in culo senza troppi complimenti. Nonostante il mio buco sia già dilatato, sento la penetrazione ancor più violenta. Mentre mi sodomizza con gusto penso che questi poveri maschioni dovevano aver una voglia repressa da mesi… Il sapore caldo e leggermente salino della sborra mi riporta di nuovo alla realtà. Anche il militare barbuto al quale stavo leccando il cazzo è venuto, e in modo copioso, lo sperma cola dagli angoli della bocca. Mi impone di ripulirgli la cappella con la lingua. Ora è il turno dell’ultimo rimasto. Ormai è diventata quasi una routine. Cazzo in bocca e via.

“Succhiamelo tutto, stronzetto”. Si ricomincia… La mia avventura è ormai al termine. Anche questi due stanno per sborrare, e penso, anzi spero dentro di me che ora mi lasceranno andare. Siamo ancora ben lontani da Bologna, ma sebbene a me piaccia il cazzo e piacciano ancor di più i maschi muscolosi e virili, questa esperienza mi ha veramente turbato. Ecco, sta finalmente per venire il cazzo dietro quando si apre di colpo la porta dello scompartimento. Dio mio che umiliazione! Un altro militare, sicuramente di grado più alto dei miei “compagni”, ma di analoga costituzione fisica, irrompe nello scompartimento e mi trova con un cazzo tra le chiappe e uno in bocca e due militari appena “serviti” col il cazzo in mano sporco di sborra. Non so cosa aspettarmi…

“Cosa cazzo state facendo? Si sente casino in tutta la carrozza!!!”. Il rasato baffuto spiega subito l’accaduto all’ufficiale:

“è un obiettore, è salito per sbaglio sul treno, e gli siamo insegnando cosa può fare per la Patria in caso di guerra”.

“Direi che è una buona idea” sghignazza felice l’ufficiale mentre entra e richiude la porta dello scompartimento.

“Mi sembra che goda parecchio, o è una mia impressione?” In effetti la mia inibizione è svanita, e mi sono dimenticato di fingere che… sto subendo una violenza. E poi la vista di un altro bel maschio, muscoloso, grosso, con la divisa che non nasconde il fisico statuario, non mi aiuta certo. Data la mia posizione non posso fare a meno di osservare libidinoso quelle gambe tanto grosse da sformare i pantaloni…

“Finocchiaccio, quando si devono accontentare le truppe bisogna saper fare di tutto” continua a sogghignare. “Ora ti insegno una cosa, e voi due sborrate in fretta, che vi faccio vedere un giochetto simpatico”. Estrae dalla tasca un paio di guanti in gomma e li indossa. Appena quello che mi incula sborra, ordina ai tre ormai liberi di mettermi in posizione con il buco del culo rivolto verso l’alto. Nel frattempo arriva l’ultima sborrata. Deglutisco senza pensarci.

“State attenti -dice l’ufficiale ai quattro mentre si tira su le maniche della camicia- che dove comando io questa è la punizione per chi fa lo stronzo o il lavativo”. Non capisco cosa sta per succedere, ed ho molta paura. Sento un dito che cerca di farsi varco nel mio povero culo che già s’è preso due cazzi belli grossi. Ecco un altro dito. Mi sta lavorando il culo con una manipolazione esperta… Un po’ di saliva e via con il terzo dito.

“Ora vedrete cosa può entrare dentro il buco del culo di uno stronzo obiettore”. Quello che mi ha inculato per primo sussurra all’amico:

“vedrai, ora gli ci infila il braccio”.

“Nooo! Il braccio no!” Cerco di ribellarmi, di scappare. Niente da fare. I quattro energumeni mi trattengono con una forza insormontabile, niente da fare. La penetrazione del braccio prosegue. Figuriamoci, fosse un braccio normale già farebbe impressione, ma questo è il braccio di un gorilla, e non solo per i peli che lo ricoprono. Il dolore è sempre più forte, piango, ma nulla ferma il mio carnefice, che continua imperterrito. Gli altri guardano ammirati. Uno di loro –che data la posizione che mi è stata imposta non riesco a individuare- scherza

“al prossimo che sbaglia treno gli facciamo questo servizio…”. Ormai non provo altro che dolore. La mano è già dentro, la sento che si muove. L’ufficiale gode tantissimo, e ordina ai suoi sottoposti di masturbarlo. Dopo qualche minuto soddisfatto tira fuori la mano, e allora avvicino la mia per sentire cosa è successo al mio povero posteriore… che impressione, mi hanno spaccato il culo! Non mi rendo ancora conto dell’accaduto che l’ufficiale mi infila il cazzo in bocca per la sborrata finale, che arriva dopo pochi colpi. Non contento di avermi distrutto il posteriore, mi costringe a ingoiare tutto il suo gustoso ed abbondante liquido seminale. Naturalmente il “servizio” non può dirsi finito finchè non gli ho ripulito perfettamente tutto l’uccello con la lingua, compreso lo scroto peloso e gonfio per il godimento. “Dai, ora buttate fuori il fighetto e assicuratevi che scenda a Bologna” esclama soddisfatto ritirandosi su le mutande con la cappella ancora umida della mia saliva.

“Hai imparato la lezione, eh?”, “la prossima volta fai più attenzione al treno che prendi… ah ah ah”, mi gridano mentre malconcio mi avvio lungo il corridoio. Arriviamo a Bologna, scendo in modo maldestro tutto dolorante, e mi avvio lungo il marciapiede. Lo sguardo dei viaggiatori si incrocia con il mio. Nessuno può immaginare cosa mi è accaduto. Sta per arrivare la coincidenza per Firenze. Non ci sono posti a sedere… poco male. Non sarei comunque potuto stare seduto… non questa sera.

FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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