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La colonnella

Dopo ventisei anni di vita famigliare, scolastica e sociale fatti di educazione, intelligenza, meriti, amicizia, gentilezze, amore e pulizia fisica e morale, mi ritrovo sbattuto in una specie di girone infernale: il C. A. R. di Casale presso il quale inizio “a vivere” diciotto mesi di naia.
Perdo letteralmente la favella nel momento in cui un ululante e sgrammaticato caporale con camion ci preleva dalla stazione scaricandoci poi nell’immenso cortile della caserma polveroso e battuto dal solleone.
Mi ritrovo presto in un orrendo camerone spoglio con venti letti a castello per quaranta posti-letto ad imparare a fare “il cubo”, lo zaino, il letto, a lucidar scarponi.
La prima notte non dormo, accerchiato come sono da una “musica” ronfante e da un fetore montante sempre più irrespirabile.
Il mattino dopo siamo vestiti militarmente ed i miei abiti borghesi, lindi, stirati finiscono accartocciati, legati con uno spago e buttati in un mucchio con mille altri fagotti.
Addio libertà, addio civiltà.
Voci stentoree, comandi urlati, ordini insensati.
Un’op-duè, un’op-duè… passooo! … dietro front! , squadra alt! … mamma mia!
Il giovedì all’ora del rancio, una brodaglia immonda, un ufficiale urla alla massa: – Alzino la mano i laureati! –
Otto mani, compresa la mia, obbediscono.
– Oggi pomeriggio alle quattordici presentatevi in maggiorità! –
Riprende tosto il baccano, ma mi giungon tuttavia da tutt’attorno insulti, lazzi invidiosi e qualche educato “che culo eh, imboscato! “.
Otto in fila, sull’attenti, e il colonnello che ci gira attorno, ci squadra e valuta con lentezza studiata e fiero cipiglio, dalla testa ai piedi.
– Domattina presentatevi al magazzino vestiario e fatevi cambiare le divise! , vestiti così fate schifo! , tenente Greggi ci pensi lei! –
– Signorsì signor colonnello! – e “sbam! ” il tenente Greggi sottolinea con un secco sbatter di tacchi la sua obbedienza certa.
Belle le nuove divise, di panno morbido, curate nelle rifiniture, ora sembriamo otto ufficiali anche se senza gradi.
Di giorno la vita all’ufficio maggiorità diventa una pacchia, non così la notte che devo passare nel solito, lugubre stanzone.
Attorno a me trentanove reclute che hanno marciato infagottate nelle divise di panno tutto il giorno, (si lavano in quattro minuti cronometrati di doccia due volte la settimana) saturano in pochi minuti il dormitorio con tutti i tipi di puzze possibili mentre anche solo per pisciare sono costretto ad entrare “in apnea” in cessi alla turca sempre stracolmi di feci.
Passano i giorni, le settimane, ed è sempre peggio.
Frattanto le necessità sessuali di migliaia di ventunenni esplodono in miriadi di seghe incentivate da giornaletti porno sempre più spiegazzati e maculati.
Poi sono individuate le checche e dietro i loro culi operosi e disponibili ci fu spesso la fila, a loro si aggiunsero pian-piano nuovi adepti, i caratterialmente deboli o “predisposti” soggiogati, ed oserei dire schiavizzati, dai violenti o dai reduci da Gaeta alle loro voglie, per non parlare dei gay “marchettari” che venivano ingaggiati dall’esterno ed introdotti “di contrabbando” in caserma e pagati “un tanto a botta” (ed a volte a botte) da anziani senza scrupoli.
Un mondo turpe, sporco, pericoloso ed insensato.
Dapprima fu un sogno che si trasformò presto in ansiosa necessità, poi ancora in impellente urgenza: il pulito per gli occhi, per le mani e per la pelle, il profumo per le narici, il piacere per una repressa e traboccante sessualità che non accettava di essere lenita da culi-orrori o dalle figacce di orrende puttane
Preparare dolci e tartine, imbandire con originalità e gusto veri la tavola è un hobby nel quale ho sempre avuto successo.
Ero stato comandato, per caso, a dare una mano agli incaricati di preparare il party alla festa dei sottufficiali, presi in mano le redini e feci tutto io suscitando lo stupore e l’approvazione degli invitati, i loro superiori in testa
Finita la festa due sergenti ed io stavamo godendoci una doccia ristoratrice scambiandoci allegre battute sotto l’acqua quand’ecco comparire il colonnello accompagnato dal solito tenente Greggi che con un secco: – At-tentì! – sbatte tre cretini nudi e bagnati impalati come statue.
Mi guardano… parlottano tra loro a bassa voce, mi girano attorno… si fermano a due passi da me… il solito sguardo indagatore, severo ed accigliato del signor colonnello mi penetra ovunque: – Tenente Greggi, gli dia l’ordine lei! –
– Signorsì signor colonnello! – e rivolto a me – presentati in fureria tra un’ora! –
– Signorsì signor tenente! – e sbatto tra loro i talloni nudi e bagnati come uno scemo, facendomi pure male.
– Dopo il successo che hai avuto oggi sarai distaccato al circolo ufficiali… che culo! … ti aspetta una pacchia invidiabile! – sottolineano in coro i due sergenti quando restiamo soli e possiamo finalmente finire di farci la doccia.
In fureria il tenente Greggi mi informa che dal giovedì successivo sarei stato comandato a casa del colonnello-comandante con l’incarico di preparare un party per il sabato seguente, festa alla quale avrebbe partecipato anche un generale, avrei dovuto quindi superarmi e anche stare attento.
– Attento a che cosa? –
– Al ruolo che dovrai recitare e, se vuoi, valorizzare! –
– Come-come? –
– Il colonnello è anche una… “colonnella” a seconda delle voglie del momento e mi pare che ti abbia valutato anche da questi… “punti di vista” –
– Ma scherza, signor tenente? … il signor colonnello sarebbe… avrebbe… –
– Zitto e fai tesoro del mio suggerimento! , scegli il meglio, ti sarà utile, non sei mica uno sprovveduto tu! … e regolati, perché fuori dal gioco ormai non puoi starci più! – conclude congedandomi… “scherzava? “, “scherzava”.
Sono nella villetta con giardino del colonnello acquartierato in una minuscola stanzetta con servizi ricavata nel sottotetto, quella di fronte è occupata da Giovanni, l’attendente “muto” (non lo sentii quasi mai parlare nei giorni che rimasi lì) e sempre indaffarato al servizio del colonnello e famiglia.
La “mia” cameretta è di un color avorio tenue, linda e luminosa.
Appena presone possesso mi immergo nella vasca da bagno rimanendovi un’eternità a lavarmi e rilavarmi, a giocarci, a “nuotarci”, che bel sogno!
Asciutto e nudo mi odoro, spalanco le narici riempiendole di tutto l’odore di pulito che mi circonda… che bello! , e sono felice, raggiante!
Mi viene data una tuta grigia, leggera e bella, migliore di quella che veste l’attendente “Silenzio! ” (così l’ho battezzato e lo chiamo).
Svolgo le mansioni che mi sono state affidate in modo pressoché perfetto, il cocktail è un vero trionfo per qualità ed originalità.
Attorno alle due passate della notte “Silenzio” sta spicciando e risistemando quasi tutto da solo, io mi sono disteso e rilassato in una poltrona d’angolo a fumare ed a godermi successo e riposo, ambedue meritati.
– Soldato! , seguimi! , voglio fare la doccia! –
– Signorsì! – obbedisco seguendo già un po’ scosso ed impacciato il colonnello e sentendomi ronzare nelle orecchie le “strane minacce” del tenente Greggi.
– Preparamela con acqua tiepida! –
– Signorsì! – e valutando con una mano gli zampilli che mi oriento su di essa con la doccia flessibile, eseguo l’ordine.
Il corpo nudo del colonnello entra nel piatto della doccia, a comando incomincio ad irrorarlo con i mille fili d’acqua, lui si gira lentamente su se stesso ed è grondante dalla testa ai piedi.
– Passami il sapone! –
– Signorsì! – e glie lo allungo.
– Sulla pelle! , stupidone! –
– Signorsì! –
è di schiena, inizio ad insaponarlo partendo dal collo e continuo a scendere finché è “mezzo bianco” si rigira ed io “lo vesto di bianco” fino all’ombelico.
Tremo dentro, tremo fuori, mi par di volare, non so perché.
– Beh, soldato! , e il resto? … non finisco mica lì io! –
– Veramente… –
– Continua! , soldato! – mi ordina.
– Signorsì! –
Devo obbedire, e come spinta dal demonio una mia mano insapona culatte rotonde, lisce e ben modellate… affonda nel solco che le divide e unisce, passa e ripassa su un’asola morbida e compiaciuta… l’altra scende sul ventre… tra peli neri… lungo un ceppo sempre più duro ed attorno ad una capocchia di velluto rosa che libera con fatica da un prepuzio ribelle e scivoloso… “perché mi piace? “.
Le mie mani si incontrano “a metà strada”, tra “il colonnello e la colonnella” tra la borsa ed il buco del culo eccitando il maschio e la femmina, per rendere l’uno e l’altra liberi di scegliere il sesso preferito.
Poi guido la doccia a lavargli via di dosso il vestito di sapone, adesso sì che è davvero nudo, gocciolante e profumato… un bel corpo, asciutto, atletico ma “morbido”, un bel culo, glabro, levigato, burroso… un bel cazzo, venato da nervi e vasi che glie lo fanno sempre più duro… lo aiuto ad infilarsi l’accappatoio, lo asciugo “tutto”…
– Adesso fattela tu la doccia! – mi ordina.
– Signorsì, signor colonnello! –
Eseguo sul mio corpo un rituale di sessualità e sensualità ambigua indugiando verticale sul mio cazzo duro o piegato a lavarmi e rilavarmi il culo, e suo buco del… il colonnello non batte ciglio, non profferisce verbo, non muove un muscolo un accappatoio morbido e profumato asciuga anche me.
La mia sessualità, soffocata e repressa per mesi, è esplosa “fuor dalla norma” obbligandomi a superare la soglia del proibito.
Mai avrei solo osato pensare in modo “diverso” prima, “adesso” sono consapevole e certo che, con tutta la voglia ingorda che ho dentro, sarò e mi sfrenerò sia come “interprete” maschile che femminile, il colonnello-a potrà tranquillamente “scegliere il mio sesso”.
Ho lo sguardo perso nel nulla ed una gran confusione in testa mentre camminando affiancati verso la camera da letto, il letto e le sue candide lenzuola mi palpa il cazzo come una femmina ed il culo come un maschio, lenzuola sulle quali mi fa inginocchiare, divaricar cosce e culatte finché non sono ad altezza ed apertura “giusti”… una lingua guizza e fruga tra i pelini del mio “buco del”, lasciando lì l’umidore del preliminare: adesso conosco il mio sesso.
I miei occhi curiosi sbarrati e “rovesciati”, puntati all’indietro oltre il mio cazzo duro, seguono emozionati le evoluzioni lubriche delle mani, della lingua e del membro del signor colonnello attorno e contro il mio buco del culo, vedo un nerbo teso, possente, cappella vitrea, ben saldo nella mano che lo impugna, guida poggia e affonda nel mio culo… non lo vedo più, “lo sento soltanto” ora conosco il sesso del colonnello.
Mi è dentro lieve ed inavvertito come piuma, forte e sicuro come acciaio… poco… molto… tutto… mi sfugge un “ooohhh” di meravigliato, subitaneo piacere.
Una grande, incontrollabile voglia ha scacciato in un attimo da me il mio sesso noto, la cultura famigliare, religiosa, sociale che avevo acquisito in anni di bombardamenti psicologici, in questo ruolo sono incasellato nel peccato mortale, nel disprezzo, nella derisione, nel ghetto riservato ai “diversi”.
“Vola” dentro di me con dolce e potente costanza già da subito, dalla “prima botta”, proprio così, vola, tanto è veloce e leggero seppur dotato di dimensioni e durezza ragguardevoli e… piacevoli.
(Chi fu primo, la femmina o un maschio ad avere questa sensazione di “volo” e la intuizione di chiamare il cazzo “uccello”? ).
Ma intanto si irraggia “da quel punto” e mi conquista tutto un piacere senza confini, impossibile che io possa godere tanto “così”, che non esistano più il tempo e le cose, che siano venute meno le mie certezze “etero”, le leggi morali più comuni, che siano e valgano solo il suo uccello, il mio culo ed un piacere senza aggettivi.
Un inatteso arrivo rompe l’incantesimo, i miei occhi cercano di identificare la novità che viene a turbarlo, sulla soglia della stanza ci sono la signora Ida, moglie del colonnello, e il tenente Greggi, nudi, mano nella mano… li osservo a cuore fermo, la mano libera di lui scivola lungo il suo stesso pendaglio, quella di lei palpa frenetica una gnoccona enorme, animalesca, nera, madida di umori lascivi, tette possenti come campane ondeggiano pesantemente, li sento ansimare: – Com’è? –
– Divino! , questo culo è la morbida fighetta implume di una dolce fanciulla, di una viziosa puttanella! , la figona sensuale ed “artistica” di una grande troia! mi dà persino troppo gusto! … è un vero paradiso erotico! –
“Gli intrusi” ed i complimenti del colonnello invece di inibirmi mi aizzano e divento una puttana travolgente… i nostri ospiti guardoni partecipano al “fatto” che unisce il colonnello a me con auto carezze sempre più violente, con cori di approvazione, poi fuggono nella stanza del piacere a loro riservata: “dove se ne faranno di tutti i colori” penso.
Il colonnello incomincia a delirare, a diradare le uccellate, ad affondare con sempre maggior foga il mazzuolo nel mio stragodente culo… “possibile che si goda tanto? , che IO goda tanto? “… il mio primo “libero orgasmo” sta arrivando… quello del colonnello pure… è qui che sta “scoppiando”, che sborra… “esplodo”, sborro follemente come follemente godo.
Un piacere superiore mi invade tutto partendo dal culo, un orgasmo vero! , ma che sto provando perché ho un cazzo nel culo, perché il colonnello mi ha inculato e non perché ho scopato una femmina… ed ora che conosco il mio sesso sono preda di un piacere insensato tanto è violento! uno sconquasso sessuale dirompente, che doveva essere per me “impossibile”!
Notte ricca di “voli”, o solo di sogni, di fantasie?
Eh sì, potenza immane dell’astinenza che trasforma un uomo normale in gay senza una logica, senza realtà, senza verità, senza ritegno alcuno.
L’eruzione ormonale compressa e violentata per mesi da un mondo turpe aveva creato una realtà che poteva essere anche solo un sogno.
Un colonnello colonnella? , io ex etero ora gay? , il tenente Greggi maschio della signora Ida, “puttanone con figona vasca da bagno e tette campane”? , emergerò dal sogno o dalla realtà? , deluso e schifato o realizzato e allettato?
“Silenzio” sta riordinando, sono solo le sette del mattino dopo… eh, i militari devono essere mattinieri.
Sono o non sono stato la femmina del colonnello? sono bagnato da una polluzione notturna, naturale? , meno di una sega? … lo sgomento per una devianza scampata? , sollievo? , delusione? , meno male o che peccato? … attimi colmi di domande, vuoti di risposte.
è sera, la porta della mia cameretta viene spalancata con violenza-padrona di comandante, la lacerazione del silenzio mi fa sussultare: – Soldato! –
– Comandi signor colonnello! –
– Seguimi! , voglio fare la doccia! –
Gongolo, “la seconda volta? … che Paradiso”!
Il mio bel culo ha conquistato il colonnello, sconfitta la colonnella.
Il mio bel culo ha sconfitta la mia maschilità, conquistata la mia femminilità.
Il mio bel culo ha vinto, “condannato” e imprigionato in se il Piacere vero.
All’ergastolo.

FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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