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La donna signora (racconto lesbo)

Ci sono dei momenti in cui una donna scopre degli aspetti di sè che non avrebbe mai sospettato di avere.
Ero ormai prossima ai quarant’anni quando mi accorsi che la mia vita era trascorsa così, in maniera banale, senza alcuna emozione.
Appena ventiduenne, mi ero sposata con Dario un giovane e promettente avvocato. Lui aveva vinto un concorso in magistratura e dal nostro paesino della Basilicata, ci siamo trasferiti a Firenze che a me, figuratevelo, sembrava chissà cosa.
Non abbiamo avuto figli e la cosa ha provocato una sorta di frattura tra di noi. Lui è sempre stato molto premuroso nei miei confronti e non mi ha mai fatto mancare niente, pover’uomo mi trattava come una principessa, però Dario ed io non avevamo alcun dialogo e col passare del tempo ho cominciato a capire che eravamo come due estranei. Io dovevo solo occuparmi del nostro piccolo appartamento, lui tornando la sera faceva anche la spesa, così passavo gran parte della giornata a leggere o ad ascoltare la musica. Non lavoravo perchè in fondo non ne avevamo bisogno, e comunque con il mio diploma di ragioniera non mi si aprivano grandi possibilità.
La nostra vita sessuale poi non usciva dalla semplice e sconcertante routine del nostro menagè. Così per colmare la mia noia cominciai poco alla volta a scoprire l’autoerotismo. Dapprima era un semplice piacere, in un certo senso, "voyeuristico": amavo specchiarmi nuda. La dolce curva della mia silouhette che dai fianchi, abbondanti e sodi, si stringeva nella vita per sbocciare di nuovo nel petto. La peluria nera che contrastava così bene con la mia pelle, quasi diafana, mi piaceva. Come i miei seni, non grossi nè abbondanti, ma aguzzi. Si, aguzzi con in cima due capezzoli lunghi e di un colore quasi violaceo. Cominciai proprio da loro a toccare il mio corpo, li stringevo, li tiravo, eccitandomi col passare del tempo sempre di più. La mia mano cominciò a scendere sul mio sesso con una decisione ed una sicurezza che non avevo mai avuto. Aprivo le grandi labbra di quella bella rosa e mentre il clitoride cresceva tra le mie dita, il fuoco divampava in me. Saggiavo sempre di più fino a che punto potessi resistere e l’attesa stessa, indecisa se continuare o fermarmi con la mia mano, mi dava un grandissimo piacere. I reggiseni e le mutandine di pizzo, i negligè velati e trasparenti come una velina cominciarono ad attirare la mia attenzione: non li mettevo quasi mai con mio marito ma li indossavo durante il giorno in casa e amavo rimirarmi allo specchio in pose che ormai trascendevano sempre più nella pornografia.

Proprio questa fu il passo successivo che percorsi sulla strada della mia perversione. Ormai non mi bastava più solo il mio corpo, ma volevo qualcosa che mi eccitasse. Cominciai ad acquistare riviste pornografiche in edicole fuori mano, come quelle della stazione o della periferia, comunque protetta da abbigliamenti come foulards, grossi occhiali e impermeabili che celassero bene la mia identità. Ricordo la prima volta che comprai una di quelle riviste. Un mercoledì mattina, alla stazione centrale, dopo essermi guardata intorno mille volte per vedere se c’era qualcuno che mi notasse mentre guardavo fra quelle pubblicazioni porno, esposte nascostamente nel bancone, mi decisi ad acquistarne una e sempre con circospezione corsi immediatamente a casa. Mentre ero in macchina, contemporaneamente alla paura che Dario, mio marito, la trovasse, cresceva in me una perversa curiosità per quelle pagine. Finalmente giunta a casa, come per un rituale, chiusi le finestre del salone, mi spogliai e tutta nuda, seduta sulla poltrona, aprì fremente l’oggetto della mia curiosità, l’oggetto del mio desiderio. Quelle immagini di donne possedute da uomini così dotati, in confronto al mio, che mi facevano sentire ancora vergine, infusero in me una grande eccitazione che mi portò a masturbarmi per quasi due ore. Le sfogliavo con l’avidità di chi vuol conoscere un mondo che per troppo tempo è stato inaccessibile. Alla fine esausta, nascosi la rivista nel posto che, dopo un’accurata selezione, avevo reputato ad occultare questo mio segreto e mi feci un bagno. Sdraiata nella vasca, piena di acqua calda, ripensavo a quelle pagine e tornai con le dita nel mio dolce nido.
Lo ricordo ancora, come se fosse ieri, quel meraviglioso giorno di due anni fa. Molto è cambiato in me da allora e mio marito certamente non sospetta che la sua dolce mogliettina, che lui crede così morigerata e virtuosa, è invece un’indemoniata custode dei più reconditi piaceri sessuali. Grazie a quelle "letture" avevo colmato la mia totale ignoranza sul mondo dell’Eros e col tempo per soddisfare la mia curiosità cominciai ad acquistare libri e videocassette di egual contenuto. A cui aggiunsi ben presto mie produzioni grazie alla telecamera che avevo in casa. Mi riprendevo mentre facevo giochini particolari: soprattutto clisteri, che divennero la mia ossessione, (arrivavo a farne fino a cinque al giorno). La mia vita divenne così ben presto una continua masturbazione alla ricerca di un chimerico piacere.
E il piacere che mi procuravo da sola mi bastava ma capivo che se volevo godere di più l’unica soluzione sarebbe stata quella di trovare un partner per le mie sfrenate giornate all’insegna della lussuria. Scartai subito mio marito: così bigotto non sarebbe riuscito a capire i miei desideri, e se anche fossi riuscita in qualche modo ad eccitarlo, la sua apatia sarebbe stata un peso che avrebbe spento, sul nascere, ogni possibile emozione. Del resto però, io non avevo affatto una vita sociale che mi permettesse di intrecciare relazioni amorose, così la cosa si presentava ardua. Un giorno però, in mattinata, mentre mi stavo preparando un bel clisterone da gustare dopo un delizioso filmetto lesbo, il caso fece bussare alla mia porta una splendida occasione.

Avevo il sesso fradicio di umori: la mia mano di fronte a quelle immagini di donne che, come pazze, godevano tra di loro si era scatenata procurandomi un fantastico piacere. "Drinn, Drinn." Il campanello aveva interrotto quella che si preannunciava come una mattina di grande godimento.
Spensi il video e diedi una parvenza di ordine alla stanza.
" Un momento." Gridai andando a prendere una vestaglia.
Dallo spioncino vidi che era una ragazza: Teresa la figlia del portiere, la conoscevo di vista, a livello di "Buongiorno" e "Buonasera" quando ci incontravamo sulle scale.
" Buongiorno signora. Scusi se la disturbo ma le ho portato alcune ricevute che l’amministratore ha lasciato in portineria ieri sera per suo marito. Mio padre si è scordato di dargliele questa mattina e così, beh gliele dò a lei ora." L’effetto della precedente visione non si era certamente sopito e questa bella ragazza diciottenne mi eccitava veramente.
" Ti ringrazio mia cara. Sei stata proprio gentile. Dai entra che ti offro un caffè." Lì sul divano dove poco prima avevo dato sfogo alle mie più libidinose pulsioni mentre sorseggiavamo quel caffè ci abbandonammo, come due vecchie amiche,( cosa per me insolita), a lunghi e superficiali discorsi che io abilmente feci scivolare sull’argomento del sesso. Quando capì che la mia giovane ospite poteva essere pronta le feci la proposta di farsi fare un clistere.
" E’ tanto che non lo faccio.- Rispose.- Da piccola lo facevo spesso. Ora che me lo dice signora ne avrei proprio voglia."
" E allora-dissi sfiorando le sue labbra con le mie- che aspetti?"
Quella volta fu stupendo: sentire quei sospiri, toccare il suo caldo corpo percorso ad ogni scarica di piacere da un fremito, furono delle emozioni che mai avevo provato. Mi salutò con "Ciao ci vediamo presto." Pensavo che sarebbe ritornata e che sarebbe diventata la mia compagna di tanti fantastici giochi erotici, ma il tempo passò e lei non si vide più.
"Beate illusioni." Mi dissi cercando di addolcire con un filo di ironia quella delusione.

Un giorno di circa due mesi dopo però mentre rincasavo, con in mano il mio consueto fascio settimanale di riviste e giornaletti porno, vedo seduta sulle scale, vicino alla portineria, Teresa.
"Ecco la signora bella- mi dice con un tono canzonatorio- Cos’ha un sotto braccio un regalo per suo marito?" Sentendo dentro di me che stava per succedere quella bella cosa di due mesi prima risposi:
"No non è un regalo per mio marito, ma se vieni su ti faccio vedere cos’è." Quella situazione era resa ancora più eccitante dalla sensazione di stare a giocare al gatto e al topo con lei, che comunque accetta la mia proposta.
Entrate in casa andiamo in salotto dove le dò il pacco di riviste. Ne prende una e curiosamente senza dire niente inizia a sfogliarla. Io intanto mi sentivo grondare la fica di voglia ad avere lì a pochi cm quel bocconcino prelibato. Perchè Teresa è veramente una gran bella ragazza: ha una carnagione molto chiara, con due grandi occhi azzurri, che splendono su quel visetto dolcemente incorniciato da corti capelli rossi a caschetto. Non è alta, ma ha un seno prosperoso da quarta, quinta misura e qualche chiletto in più le rende i fianchi proporzionati al petto, le cosce poi sono il trionfo della carne, abbondanti e morbide e al tempo stesso sode e vellutate, che è un piacere estremo baciarla lì dove le natiche finiscono e inizia la valle delle parti sessuali.
"Guardi signora questo qui cosa fà alla donna!"
Esclamò stupita, ostentando un’improbabile ingenuità, richiamando la mia attenzione su una foto in cui un’uomo veramente super dotato prendeva con il suo grosso pene una donna.
"Stai calma Teresa lo sai su questi giornaletti c’è di tutto, perchè in fondo ci sono diversi modi di godere. Vero?" Dissi maliziosa sedendomi ancora più vicino a lei.
Un sorrisetto beffardo comparve sulle sue labbra.
"Ha ragione: come queste due qui. Guardi queste due donne come si fanno il clistere." Aveva trovato un articolo in cui una storia saffica era commentata veramente bene da una serie di grandi foto a colori. Capivo che le cose si stavano mettendo sempre più nella piega che volevo e del resto morivo dal desiderio di saltarle addosso.
"Già, il clistere è una pratica molto eccitante, poi tra donne si gode veramente tanto e bene, in fondo tu lo sai no? Che ne dici perciò di provare a..-"A farlo anche noi." Mi aveva prevenuto con una rapidità straordinaria.- Mi hai tolto le parole di bocca."
La baciai e le poggiai la mano sul seno gustandone la morbidezza. In breve le avevo sfilato i jeans e quelle mutandine candide da liceale, che mi sembravano così caste rispetto a quel corpo lussurioso che le indossava, e avevo cominciato a farle un ditalino lentamente, molto lentamente, questo le aveva fatto crescere il clitoride: ora, proprio come quello del giornale, sembrava un cazzetto che non mi dispiaceva stuzzicare di tanto in tanto con un dito. La feci girare in modo da poterla baciare sulle natiche, senza però smettere di toccarle la farfallina che già cominciava a bagnarsi. Capivo che stava per venire allora rallentando il ritmo delle carezze le chiesi:
"Teresa, amore! Vuoi che ti faccia il clistere?"
"Ah,ah, ah si. Si fammi il clistere che non ne posso più! Ne ho una voglia matta."
Allora la feci mettere a quattro zampe, con il bel sedere che veniva in fuori e allargandole le natiche scoprì il suo buchino che esplorai per la prima volta con la mia lingua, poi con il medio ne provai la consistenza. Ma la ragazza stava per esplodere, non poteva resistere ancora a lungo, così inserì il cannello bianco tra le sue sontuose natiche e iniziai a pomparle dentro l’acqua, proprio come se la stessi inculando aveva cominciato a muovere avanti e indietro i suoi deliziosi fianchi. Ogni schizzo, a giudicare dalle sue grida, la mandava in paradiso ed io stessa ne ero super eccitata: mi sentivo la fica fradicia e volevo a tutti i costi farmi un ditalino, o meglio ancora farmelo fare dalla mia giovane amante.
"Godi Teresa, godi amore. Sei bella, sei tutta bella, che bella fica, che bel culo."
L’incitavo, mentre lei, tenendosi con le dita al divano, serrava sempre più le sue belle cosce prosperose. Sgusciai con la mano sul suo sesso che era ormai fradicio e le strizzai il clitoride portandola finalmente all’orgasmo. Vedere quel corpo abbandonato, così pieno e sensuale, scosso dall’aver provato un piacere tanto intenso, con l’odore dei suoi umori forte e aspro nelle mie narici m’indusse a masturbarmi intensamente. Seduta a cavalcioni della ragazza, come un’Erinni indiavolata, mossi la mano nel mio sesso fino a che esausta non mi abbandonai sopra la mia amante.
Quella mattina la passammo a scambiarci dolci carezze nel mio lettone, dove abilmente utilizzai tutta la mia abilità retorica per convincerla che non doveva avere paura di quella relazione, che una cosa come il sesso, che procurava così tanto piacere, non poteva essere negativo.
"Amore! Gioia mia! E’ stato bello quello che abbiamo fatto insieme?- "Si" Rispose titubante.- Allora tesoro perché dovremmo rinunciare ad avere altri momenti felici?" E mentre le parlavo la baciavo e la carezzavo dolcemente tenendola stretta a me, rendendo più romantica la scena con qualche lacrimuccia. Ero sicura che sarebbe tornata: ormai era mia.

Infatti nemmeno due giorni passarono che un pomeriggio dopo pranzo, Teresa suonò di nuovo alla porta. La nostra prima parola fu un bacio, lungo e appassionato, in cui lei rivelò di essere abbastanza esperta nel campo. (Mi rivelerà in seguito che aveva pomiciato molte volte con i suoi ragazzi.). In breve fummo entrambe nude, e io cominciai subito a baciare le sue fantastiche tette. Tutta quell’abbondanza mi fece lo stesso effetto della cioccolata per un bambino. Leccavo e mordevo quei delicati budini con in cima quelle due fantastiche ciliegine dei capezzoli di un colore rosso fuoco, già fin dai primi baci belli eretti e gonfi, proprio come due amarene. Ma benché mi piacesse tremendamente quel trionfo della carne che era la mia diciassettenne, volevo ormai più di ogni altra cosa arrivare a farmi leccare la fighetta da quell’angioletto.
Tornai a baciarla sul collo facendo scorrere le mani sulle sue ampie curve.
"Ti piace amore? Ti piace come ti lecco le tette? Che belle, che belle le tue tette." Le sussurravo in modo da eccitarla ancora di più.
"Siii mi piace mi fa impazzire fammi un clistere così godo. Dai che godo come l’altra volta."
"Si, il clistere si ma prima mi devi leccare la figa, mi devi far venire, poi ti faccio un clistere e ti mando in paradiso."
Aveva capito eccome se aveva capito. Era scesa con la testa all’altezza del mio ventre e aveva cominciato a leccarmi con la sua lingua che era abbastanza lunga. Come un serpentello prese a sgusciare dentro e fuori dalle labbra del mio sesso e io sentivo il piacere che cresceva dentro e mi spandeva tutta. Cominciai a strizzarmi i capezzoli che divennero turgidissimi. La mia giovane amante tuttavia si era dimenticata una cosa importantissima: di accarezzare il mio clitoride. Ma cosa volete, è così giovane. Rimediai io, scendendo con la mano vicino al suo visino e cominciando a toccarmi il magico tasto. Lei da brava bambina, appena capito l’errore, mi prese il clitoride tra le labbra mordicchiandomelo un poco. Avvertivo l’orgasmo che impetuoso veniva a prendermi. Guidai un suo ditino nel mio sfintere indicandole così il modo migliore di farmi godere.
Imparava in fretta. Con una rapidità incredibile muoveva la mano nel mio orifizio e la sua bocca sembrava divorare il mio sesso.
"Si, sii così. Leccami, leccami tutta che sono la tua troia, che sono la tua puttana. Dai dai che godo, godooo. Ahh siii."
Al culmine dei sensi, presi la sua testa tra le mani e la spinsi violentemente contro il mio pube. L’orgasmo mi colse, come non mai, con una straordinaria forza ed intensità ed io mi lasciai cadere lì esausta sul pavimento. Poco dopo sentì il suo corpo caldo adagiarsi su di me e la sua bocca che tornava a baciare la mia.
"Signora sono stata brava." Mi chiese.
"Bravissima amore mio se continuerai così sarai un’amante eccezionale. Ma non chiamarmi più signora chiamami Stefania."
Mentre ci baciavamo gustai misti alla sua saliva i miei umori che lei amorevolmente aveva raccolto con la sua lingua.
"Tesoro che ne dici di farci una doccia per rinfrescarci io sono tutta sudata."
"Già signo…-" Come mi hai chiamato?" – Ops, Stefania con questo caldo una doccia è proprio quello che ci vuole."
"Stefania e il premio che mi avevi promesso prima?"
La ragazza con un tono di voce da troietta reclamava il clistere che le avevo promesso per avermi leccata tra le gambe.
"Accidenti non ti sfugge niente. Ma non temere avrai ciò che ti spetta. Et voilà: guarda cosa ho comprato ieri una nuova peretta più grande con cui godrai tanto tanto. Adesso noi due ci mettiamo sotto l’acqua, così ti lavo per bene, poi ti faccio il tuo bel clistere."
La doccia non era stretta ma i nostri due corpi, "non so come", si strusciavano in ogni modo possibile e io certe volte la stringevo a me gustando la morbidezza del suo petto che schiacciava letteralmente il mio.
"Teresa prima quando mi ha leccato così bene il sesso ho detto che sei stata brava ed era vero. Però questo mi fa pensare che tu abbia avuto altre esperienze lesbiche, vero?"
"Si- Rispondendo aveva abbassato gli occhi.- facevo il secondo liceo, in classe con me c’era Alessia una ragazza che aveva un anno più di me. Diventammo amiche e passavamo molto tempo insieme al pomeriggio. Una volta eravamo a casa sua e dopo aver parlato di sesso, di ragazzi, lei improvvisamente si è spogliata e mi ha detto che desiderava moltissimo fare l’amore con me.
-"Mi piaci tanto Teresa, mi fai morire, certi giorni a scuola vorrei spogliarti davanti al professore e baciarti da capo a piedi."-
Mi parlò in questo modo lasciandomi di stucco e non sapendo che fare. Ma il problema non si pose perché fece tutto lei avvicinandosi e cominciando a baciarmi. Era la prima volta che vivevo un’esperienza di quel tipo ma dopo un po’ le sue labbra mi avevano sciolto abbastanza così cominciai a rispondere alla sua lingua con la mia. Appena arrivai con la bocca sul suo sesso ebbi come un moto di repulsione per l’odore molto aspro e forte che emanava, ma ben presto la cosa cominciò a piacermi e ad eccitarmi tremendamente tanto che alla fine le procurai un fantastico orgasmo. Quel pomeriggio lo passammo a baciarci e ad accarezzarci nel suo letto. Da allora, quasi ogni giorno nel bagno della scuola ci concedevamo lunghe pomiciate e poi almeno una volta la settimana passavamo un pomeriggio intero a…-" A fare le porcelline?" Le suggerì ridendo.- Si. Alessia aveva i tuoi stessi gusti: anche a lei piacevano tanto le mie tette.." Disse con un sorrisetto sornione.
"Amore mio, ma a chi non piacerebbero due tette come le tue… Ma dimmi cara adesso ti vedi più con questo tua amica?"
" No, purtroppo no. Finita la scuola quell’anno Alessia si è dovuta trasferire e da allora non l’ ho più vista."
Se stare sotto la doccia con quella stupenda ragazza, accarezzandone ogni minuto le morbide curve era fantastico, allora sentire le sue parole era come stare in paradiso: il racconto di quel rapporto lesbico era meglio di un film porno e il tono malizioso di finta vergogna con cui Teresa me lo raccontava mi faceva sentire come una cagna in calore.
"E con la tua amichetta hai mai fatto dei clisteri?"
Chiesi, con un tono perverso e lascivo, facendole scorrere il medio nel solco tra le sue calde natiche, mentre la mia lingua giocava con la sua.
" Certo: Alessia amava tanto farselo fare, ma sapeva farlo anche molto bene e a me piaceva un mondo sentirmi spruzzare dentro quell’acqua tiepida, gliel’ho detto."
Ricordare quell’esperienza la stava eccitando tantissimo: aveva i capezzoli turgidi che durissimi sfioravano la mia pelle e i suoi occhi languidi sembravano implorarmi di farle ripetere l’orgasmo avuto nel nostro primo incontro. Non ce la feci più: cominciai a baciarla, stringendola a me il più possibile. Avvinghiate come il serpente e la preda cominciavamo la nostra lotta a suon di baci, ma io già sapevo dove colpire. Rapida scesi lungo il suo collo fino ai suoi seni, sconfinati territori dei miei desideri, e una frenetica orgia della carne arrivai, passando dal suo ombelico, fino al triangolo vellutato. Inginocchiata davanti alla mia dea:
"Eccomi signora. La tua umile schiava è pronta a farti toccare le vette del piacere." Pensai. Dalle sue cosce burrose arrivai al dolce nido cominciando a leccarle le grandi labbra per tutta la loro lunghezza, poi quando meno se l’aspettava con la lingua le davo una frullatina al clitoride che poverino cresceva per attirare la mia attenzione. Il suo sesso, così madido di umori e della mia saliva mi ricordava una pesca polposa, un frutto maturo che mi accingevo a gustare con la mia bocca rapace e lei che ad ogni mio bacio, ad ogni mio morso, come un uccello in amore, lanciava un grido che si spegneva in respiro sempre più affannoso. Dopo averla fatta venire sotto la doccia finalmente le feci il clistere che tanto desiderava: quel fantastico pomeriggio terminò per entrambe nel migliore dei modi e rappresentò l’inizio del nostro rapporto.

Ora sono passati due anni da quel giorno e Teresa, ormai donna fatta, è diventata la mia amante a tempo pieno. E che amante! Quasi ogni giorno trova il tempo di venirmi a trovare e certe mattine invece che a scuola le passa nel mio letto, così le ho potuto insegnare ogni genere di trucchi e giochi amorosi che lei ha imparato senza problemi e ora la mia piccola cerbiattina è diventata una vera e propria porca. I nostri rendez-vous sono diventati l’occasione per sperimentare ogni nostra fantasia e perversione erotica: ci vestiamo in maniera che io definisco elegantemente pornografica, cioè con indumenti intimi che svestono anzichè vestire, e ci fotografiamo in pose da giornaletti porno, o giriamo dei piccanti filmini che poi naturalmente rivediamo durante le nostre effusioni e credetemi i risultati delle nostre scopate sono fantastici.
FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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