Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Gay e Lesbo / La mia collega Francesca (racconto lesbo)
copertina racconto erotico

La mia collega Francesca (racconto lesbo)

La mia collega Francesca Sono più di dieci anni che lavoro in un ufficio insieme alla mia collega Francesca di un anno più grande di me, 33, bruna, occhi scuri e profondi, aria da intellettuale, non molto alta, 165 cm., fisico sempre allenato e soprattutto delle tette da sballo, grosse e sode. Già al primo impatto fui felice di costatare la sua simpatia e la sua gentilezza e man mano che i giorni passarono il nostro feeling crebbe notevolmente. Avevo ormai compreso che lei avesse un debole per la mia persona, ma cercavo ad ogni modo di non spingermi oltre, anche perché innamoratissimo dell’allora mia ragazza. Comunque sia, tra noi, era nata una bell’amicizia, tant’è che alcune volte ci ritrovavamo addirittura a confidarci le nostre più intime esperienze sessuali. Tutto ciò durò per circa quattro anni, durante i quali, in alcune occasioni, mi era capitato di masturbarmi immaginandola tra le mie braccia. Un bel giorno, però, avemmo un’accesa discussione ed il nostro rapporto cambiò radicalmente, sino ! ad ignorarci del tutto. Da allora è trascorso parecchio tempo ed io devo comunque ammettere di aver sempre continuato ad osservare argutamente le sue provocanti scollature. Tre mesi fa la svolta. A causa di un forte temporale, ci furono problemi con i computer e Francesca, preoccupata più del normale, molto gentilmente mi chiese se potessi aiutarla a ripristinare i dati del suo. Era la prima volta che mi chiedeva di darle una mano e, anche per cercare di ristabilire un minimo di rapporto, mi accomodai alla sua postazione e lei si sedette al mio fianco. Seguivo le istruzioni riportate sul leggio e, dato che anch’esso era posto alla mia destra, non potevo fare a meno di notare le sue armoniose sporgenze. Più di una volta si protendeva in avanti indicandomi con l’indice puntato sul video spiegazioni circa i vari passaggi. Naturalmente, questo movimento la portava col busto in avanti ed io sentivo tutta quella soffice carne poggiarsi ora sul mio braccio, ora sulla mia spalla. Inevitabilmente mi ritrovai eccitato. Per circa un’ora si andò avanti così e nel momento in cui conclusi il lavoro, mi alzai e lei, dopo avermi ringraziato con un bel sorriso,! lanciò una rapida occhiata al gonfiore che trapelava dai miei pantaloni, palesando un certo imbarazzo. Subito dopo mi recai alla toilette e mi masturbai selvaggiamente. Passarono alcuni giorni senza che nulla accadesse, poi una mattina il nostro commercialista ci avvertì di preparare entro la serata una caterva di documenti in vista di un accertamento sui libri contabili da parte della Guardia di Finanza. Avvisammo il nostro datore di lavoro e ci recammo in un piccolo magazzino pieno di archivi di tutte le annate. Dopo una buona mezz’ora passata in mezzo a tutte quelle scartoffie, Francesca mi chiese di reggerle la scala perché doveva spingersi più in alto, perciò mi posizionai sotto di lei. Finalmente aveva trovato quello che cercavamo, perciò mi disse: -Ho bisogno d’aiuto, non ce la faccio a scenderlo da sola-

-Vuoi che provi io?- le chiesi.

-No, avresti lo stesso problema. Sai, l’unica cosa che possiamo fare e provare a farlo assieme, ma devi mettere qualcosa di pesante ai piedi della scala in modo che non finiamo per terra come due salami-. Sorridemmo entrambi e dopo aver fatto come lei mi aveva suggerito la raggiunsi titubante sulla scala. Mi ero fermato qualche gradino più in basso, ma lei mi ricordò che così non potevamo di certo farcela e mi chiese di salire ancora più su e di mettere un piede sullo scaffale affianco. Seguendo le sue istruzioni mi ritrovai praticamente su di lei e, invaso dal suo dolce profumo all’essenze orientali, ebbi un attimo di smarrimento. Cercammo di sollevare il plico insieme, ma secondo me era cosa quasi impossibile, anche se, quella situazione così particolare, cominciava a piacermi. Cercammo di spostare il grosso pacco verso i bordi dello scaffale e, per metterci più forza, dovetti poggiarmi completamente su di lei e questo mi causò un’erezione non indifferente, cosa che lei costatò sicuramente. Per qualche minuto continuammo in quegli spostamenti che non producevano altro effetto che eccitarci ancor di più. Mi sentivo inebriato e stordito dal suo odore di donna e ormai mi strusciavo spudoratamente su di lei e, giunto al limite della sopportazione, presi coraggio ed iniziai a baciarla teneramente sul collo. Ebbe un sussulto di sorpresa e subito mi disse:

-Fermati, sei impazzito?-. -Scusami- le risposi, ma contemporaneamente la strinsi più energicamente e ripresi a baciarla, questa volta con più ardore.

-Dai no fermati, ma cosa fai? Sto per sposarmi. Non voglio… non puoi … non possiamo … ohhh … dai nooohh…- Ormai era superaccaldata ed il mio pene duro all’inverosimile che le premeva sul sedere, le sue enormi tette schiacciate sulla scala e le slinguate e morsetti dietro al collo, l’avevano portata fuori di senno. Scesi dalla scala e le dissi di fare altrettanto e, appena poggiò i piedi per terra, la voltai e le infilai la mia lingua affamata nella sua calda ed umida bocca. Limonavamo come forsennati e la palpavo dappertutto, ma mi soffermavo molto volentieri sui suoi seni. Le chiesi di mostrarmeli e, dopo avermi timidamente confidato che aveva paura che potesse arrivare qualcuno, le dissi di non preoccuparsi perché avrei fermato la porta. Così feci e voltandomi la vidi armeggiare con i bottoni della sua camicetta. Mi avvicinai e l’aiutai a sfilarsi anche i pantaloni. Il suo corpo minuto e ben fatto avvolto solo in un mini completino intimo bianco stava mandandomi in estasi. Cominciai a togliermi i vestiti rapidamente senza mai toglierle gli occhi di dosso. Le portai le mani attorno al collo e la baciai con vero trasporto. Il mio pene a contatto con il suo ventre s’irrigidì ancor più di quanto già non lo fosse. Le presi una mano e la condussi sulla mia asta e, dopo una leggera titubanza iniziale, cominciò a menarmelo con sempre più foga. Intanto provvedevo a slacciarle il reggiseno e … finalmente …. Non erano come me li immaginavo, erano meglio. Grosse, tonde, sode e con due capezzoli lunghi e duri. Mi piegai e cominciai a succhiarglieli. Lei gradì tant’è che mi strinse sempre più forte sino quasi a non lasciarmi respirare. Poi, inginocchiatomi e fattola appoggiare ad un bancone nelle vicinanze, le sfilai le candide mutandine. Non avevo mai visto un pube così nero e peloso. Le aprii con le dita le rosee labbra ormai fradice e spinsi la mia lingua più a fondo che potei. La leccai con maestria e le mordicchiai e succhiai la clitoride e, simultaneamente, le strinsi con vigore le bianche carni del suo sodo sedere. I suoi umori si mescolarono con la mia! saliva e, sollevatomi, volli che li assaporasse anche lei. Pareva assetata di piacere per come mi baciava ed esplorava con la sua lingua ogni piccola parte della mia bocca. Senza tanti preamboli, le chiesi di succhiarmelo. Non si fece pregare e, scambiatoci le posizioni, cominciò in quello che tuttora è il più bel pompino che una donna mi abbia mai fatto. Lo ingoiava tutto sino ai testicoli, per poi farlo ritornar fuori lucido e paonazzo, seguivano abili colpetti di lingua sul glande che mi provocavano sensazioni indescrivibili, poi ricominciava con fervore, poi si calmava e tornava sul glande. Sentivo le mie gambe tremare ed il mio corpo attraversato da scariche elettriche. Di colpo, però, arrestò la sua opera e mi guardò dal basso verso l’alto dritto negli occhi, con il contorno della bocca intriso di saliva. Era l’espressione diretta dei miei sogni più osceni. Prese i seni tra le mani e li strinse attorno alla mia asta. Cominciò così una spagnola memorabile senza, però, ! accantonare quei dolci colpetti di lingua sul glande. Lo riprese tutto in bocca e dopo averlo succhiato nuovamente con vigore si alzò e, come avevo fatto io in precedenza, mi baciò. Era giunto il momento di possederla e, dopo averla messa alla pecorina, iniziai a stantuffarla come un forsennato. Ansimava e si contorceva tutta.

-Sii, spingi di più. Mmhh…come ti voglio. Oohhh… mi fai impazzire… si… oOOhh… siii… daii… sono tua, tutta tuaaaAHhh … ahh.. sii… daii… si… dai. si… vengo… vengooohh… siiiiii-. Rallentai decisamente il ritmo, ma senza fermarmi e dopo qualche minuto riprese a gemere, la sua sete di piacere non si era ancora placata. La girai, la feci stendere sul bancone e le inserii solo il glande, mentre le mie mani come impazzite esploravano il suo corpo, dai capelli alla bocca, dalle tette alle cosce, erano come impazzite ed io ero incantato da quella splendida figura femminile. Si sollevò quel tanto che le bastò per guardarmi dritto negli occhi e con un timbro di voce sensuale mi supplicò di prenderla. Resistetti ancora qualche minuto, mentre continuava a supplicarmi e cominciava a graffiarmi per l’impazienza. Poi, quando meno se lo aspettava, entrai di colpo in lei. Emise un grido liberatorio e cominciò a muovere il bacino seguendo il ritmo del mio andirivieni.

-Francesca mi fai eccitare da morire, sei così calda, così … così PORCA, voglio sfondarti TROIA-. All’udire queste parole cominciò a dimenarsi freneticamente.

-Si sono la tua porca, sbattimi, oohhh …. Sono la tua porca, la tua lurida porca, hai capitoooohhh….!!!- . Ero ormai sul punto di godere a mia volta.

-Francesca sto per venire, posso…-

-Siii vienimi dentro, vienimi dentrooohh, dai..- . La inondai di caldo sperma ed in quell’istante godette per la seconda volta. Rimasi sopra non so per quanto tempo ancora, mentre lei, teneramente, continuava ad accarezzarmi i capelli. Riacquistata la consapevolezza di dove ci trovavamo, ci rivestimmo e tornammo, come se nulla fosse accaduto, ai nostri compiti. Seguirono alcuni giorni durante i quali non scambiammo neanche una sola parola, sino a quando una mattina mi comunicò la data del suo congedo matrimoniale. Il suo ultimo giorno di lavoro mi confidò che, con alcune sue amiche, sarebbe andata in un club privato fuori zona, dove per l’occasione un aitante uomo di colore sarebbe stato a loro disposizione per tutta la serata, e che avrebbero alloggiato in un albergo nelle vicinanze. Non potevo non sfruttare quella che forse sarebbe stata la mia ultima occasione e quindi le dissi sfacciatamente:

-Che ne diresti se ad attenderti in quell’albergo ci fossi io?-. Mi guardò ed arrossì e con voce sottile mi rispose:

-Non credo che sia il caso- e tornò ai suoi doveri di brava impiegata. Per tutto il resto della giornata non feci altro che corteggiarla con sguardi ammiccanti e cordiali apprezzamenti, ma lei sembrò non interessarsene. Pochi minuti prima di andar via, però, mi chiamò in disparte e mi disse tutto d’un fiato: -So che non è giusto, ma ci ho ripensato e prima di sposarmi vorrei rivederti per l’ultima volta, ma dobbiamo prestare molta attenzione perché ci sarà anche la sorella del mio uomo-. Mi scrisse l’indirizzo dell’albergo ed il numero della sua stanza e dopo aver salutato gli altri colleghi andò via. Alle due di notte ero lì che fumavo ed aspettavo impazientemente. Poco dopo, schiamazzi e risatine mi fecero capire che erano arrivate. Si diedero la buonanotte e, dopo aver commentato ancora l’eccitazione che aveva causato loro il bel maschione, si diressero ognuna verso la propria stanza. Lasciai trascorrere qualche minuto e bussai alla sua porta. Aprì e, dopo avermi lanciato subito le braccia al collo, mi baciò con molta passione. Aveva bevuto e lo si sentiva chiaramente, ma non m’importava volevo godermela. Cominciammo a toglierci i vestiti con una foga tale che rischiammo di lacerarli ed in men che non si dica finimmo a letto. La penetrai immediatamente, senza difficoltà alcuna, tant’era bagnata ed io eccitato. Ci accoppiammo come due animali in calore e scopammo come indiavolati. Mi mordicchiava dappertutto e mi diceva frasi oscene che mai avrei immaginato potessero far parte del suo lessico, ma le sorprese non erano finite, perché di lì a poco mi chiese quasi in maniera implorante:

-Ti prego lo voglio dietro-. Non riuscivo a crederci e, dopo un attimo di smarrimento iniziale, la feci girare e fattola poggiare con la testa sul cuscino, le leccai ed insalivai il buchino.

-E’ bellissimo, continua, non avevo mai provato niente di simile, ohhh… si continua, mi fai impazzire, com’è calda la tua lingua, … ummhh- con una voce così sensuale da rendermi folle dall’eccitazione. Mi sollevai, le appoggiai il glande sullo sfintere e con un piccolo movimento entrai leggermente in lei. Sospirò. Trascorsero pochi secondi e con una lieve movenza del bacino infilai l’intera cappella e qualche centimetro di carne nel suo orifizio. Emise un debole lamento.

-Ora ti sfonderò in due mia cara Francesca- e con un movimento energico glielo cacciai tutto dentro. Non era certo la prima volta, ma accusò tuttavia l’intrusione.

-Ahiiàà, mi fai maleee…. bastardo ….. mi fai maleee…. mi spacchi-. Ma continuai, imperterrito, a montarla e dopo un po’, il trattamento cominciò a piacerle ed i suoi lamenti diventarono veri e propri gridolini di piacere. Godeva come un gran troia ed io ne ero compiaciuto. Si portò una mano sulla clitoride, mentre le mie maltrattavano i suoi candidi glutei.

-Marco sto per venire, veniamo insieme dai, dai … ti prego- Ancora qualche colpo è venne urlando a gran voce. Non ci vidi più e presala con forza per i capelli, la sollevai e le infilai il cazzo in bocca e, nonostante la presenza di qualche piccolo residuo organico, mi succhiò con avidità, tant’è che esplosi in pochi attimi. Ingoiò tutto e mi guardò come suo solito dritto negli occhi, mentre qualche goccia di sperma le colava sino ad arrivare sulle enormi tette. Credo che nessuno l’avesse mai vista od immaginata così, si, così troia. Eravamo immobili, ma ansimanti sul letto quando di botto si spalancò la porta, che, presi dalla foga iniziale, avevamo dimenticato di chiudere a chiave.

-Francesca ti senti bene? … Oh mio dio!! Ma che sta succedendo. Francesca tu … e lui chi … ma siete impazziti … voi …- Era la sorella maggiore del futuro marito, una donnona di quasi 90kg, che imbarazzata e sorpresa non riusciva ad esprimersi. Subito Francesca cercò di ricomporsi e di trovare una scusa, ma ormai era tutto compromesso. Silvia, questo il suo nome, chiuse la porta e ci venne incontro.

-Ed io che credevo ti sentissi male, ed io che mi ero preoccupata per te, sei solo una gran PUTTANA-. Ora ripresasi dallo sbandamento iniziale usava un tono più autoritario.

-Scusami Silvia, io non volevo … ero ubriaca … non so … scusami, ma io amo tuo fratello- ed il suo viso cominciò a riempirsi di lacrime. Lei per nulla intenerita l’avvicinò e le mollò due sonore sberle facendola sbattere di schiena sullo scrittoio. Poi guardandomi con cattiveria:

-Ora tocca a te brutto stronzo- e mi saltò letteralmente addosso. Caduti per terra, cominciammo a lottare. Mi morse, graffiò e schiaffeggiò, ma alla fine, non senza fatica, riuscì a metterla sotto e, dopo averla immobilizzata, le diedi un ceffone e poi un altro e poi un altro ancora sino a quando mi supplicò di smetterla. Avevo il mio pisello a non più di 20 cm. dalla sua bocca e, non so proprio cosa mi prese ma, le urinai in faccia. Era tutta sconvolta e spaventata. Perciò, decisi di approfittarne e cominciai a sbottonarle la camicia da notte. Lei non diceva o faceva più nulla, mi guardava, spaventata, con quei suoi grandi occhioni spalancati. Intanto Francesca mi supplicava di smetterla, ma non appena indirizzai il mio sguardo verso di lei subito indietreggiò di qualche passo e non disse più nulla. Le tirai fuori una tetta ed era la più grande che avessi mai visto dal vivo; d’istinto la presi e le strinsi il capezzolo con forza. Senza rendermene conto stavo eccitandomi e il mio arnese aveva raggiunto già una dimensione ragguardevole. Le afferrai la testa e, tiratola leggermente in avanti, le ordinai di succhiarmi. La sorpresa per la mia richiesta la si leggeva chiaramente nei suoi occhi, ma la paura che potessi ricominciare a picchiarla prese il sopravvento e, perciò, fece come ordinatole. Succhiava da gran pompinara e, dato fosse grassa e con un viso non proprio da venere, credo che avesse fame di cazzo più di qualsiasi altra. La fermai e la feci spogliare completamente, capivo benissimo che quello che voleva era essere sbattuta. Francesca non credeva ai suoi occhi ed era immobile in un angolo della stanza, mentre sua cognata si liberava degli ultimi indumenti. Ora eravamo tutti e tre nudi.

-Sentite ragazze quello che è successo e, soprattutto, quello che succederà questa notte, deve restare un nostro segreto, nessuno e dico nessuno deve venirne a conoscenza. Domani tutto tornerà nella normalità, ma adesso vi voglio porche più che mai-. Spinsi Silvia sul letto e condussi Francesca a fianco della cognata. Erano impaurite, ma eccitate ed io lo ero ancor di più perché presto avrei contemporaneamente posseduto due donne completamente differenti. Le baciai a turno, poi allargai le gambe di Silvia e spinsi Francesca sulla sua fica. Lei cercò di resistere, ma le sussurrai nell’orecchio:

-Cerca di soddisfare tua cognata e lei terrà la bocca chiusa-. Così Francesca cominciò a leccarla ed io posizionatomi dietro di lei le leccai nuovamente il buchino. Ero terribilmente eccitato. Il viso di Francesca scompariva totalmente tra le grosse cosce di Silvia e la stessa aveva cominciato a mugolare e a torcersi i capezzoli. Quella massa di lardo mi eccitava, perciò comandai alle due di scambiarsi la posizione e com’ebbi quel grosso sedere di fronte, mi sfregai le mani e sputatole sull’ano, la inculai selvaggiamente. Ormai gli spiriti erano bollenti e non dovevo dire più nulla, si muovevano in simbiosi. Sperimentammo varie posizioni più volte, godemmo altrettante e la porca di Silvia volle che le urinassi nuovamente addosso, provando un immenso piacere. Trascuravo di dire che, ormai sfinito, chiesi a Francesca di infilare la bottiglia di champagne nella fradicia fica di Silvia, cosa che la stessa gradì enormemente. Una settimana dopo quella fantastica notte, Francesca si è sposata ed il suo rapporto, tuttora, sembra andare a gonfie vele, tranne per un piccolo particolare: a volte mi chiama e mi supplica di incontrarci, perché Silvia minaccia di dir tutto al fratello in caso contrario. Io ho ben capito che non è così e che le due furbette ci hanno preso gusto, ma a me certo non dispiace. Ah dimenticavo, da allora guardo le donne grasse con un occhio diverso!

FINE

About Porno e sesso

I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Stavo giusto parlando con mia cugina

Stavo giusto parlando con mia cugina, o meglio, lei mi parlava di come andava con …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.