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La prima volta con un vero uomo

Avevo, (fino a quella sera), avuto solo alcuni rapporti con un travestito unicamente passivo e peraltro d’aspetto molto femminile. Non avrei mai creduto di essere in grado di far sesso con un vero uomo…
Una sera di pioggia, rincasando, allungai la strada per farmi un giro intorno ai giardini di Piazza d’Armi; è uno dei posti più conosciuti per incontri occasionali; gia’ altre volte c’ero stato ma solo per curiosità e non avevo mai rimorchiato. Nei punti più bui, molte auto si fermavano, facevano cenni o segnali, ma io scantonavo con finta indifferenza. Un po’ più avanti, mentre ero fermo ad un semaforo, mi si affiancò una Mercedes ed il guidatore, con un colpo di clacson, mi fece cenno di abbassare il finestrino e mi disse “hai da farmi accendere la sigaretta?”. Io, intimidito, stavo per rispondere di no, ma, guardandolo nella poca luce della sera, fui attratto da quell’uomo: sui 45 anni, bruno, con il pizzetto e soprattutto con l’aria beffarda e sicura di se. Risposi con un timido cenno di si, lui, allora, mi fece segno di seguirlo e fermò la macchina un po’ più in la. Io mi affiancai, lui, dal finestrino, mi gridò di scendere e raggiungerlo; accidenti, con quella pioggia dovevo anche obbedirgli? Non dissi però nulla, ed entrai sedendomi al suo fianco. Mi offrì una sigaretta, e con il suo modo di fare sicuro di se mi chiese cosa facevo a quell’ora lì attorno. Borbottai che tornavo a casa, ma lui mi disse sorridendo che mi aveva già visto fare almeno due volte il giro dei giardini. Credo di essere arrossito di brutto, e lui, senza chiedere se mi fosse andato, avviò la macchina dicendomi di andare in un posto più tranquillo. Arrivammo quasi subito vicino alla ferrovia, si fermò in un posto isolato, e senza giri di parole mi chiese se avevo voglia di sesso; in quel momento sarei voluto scappare, ma mi limitai a biascicare un “si”. Lui non disse altro, mi prese come una ragazzina e mi tirò a se baciandomi sulla bocca. Non avevo mai baciato un uomo, ma dopo un attimo d’indecisione, risposi ai suoi baci lasciando che la sua lingua mi entrasse tutta in bocca e comincia a succhiargliela mentre sentivo la sua barba sul mio viso. Sempre abbracciandomi, si aprì con una mano il giaccone, la camicia e si sbottonò i pantaloni, quindi prese la mia mano mettendomela sul petto: era peloso al punto giusto, robusto ma senza grasso flaccido. Cominciavo a sciogliermi; lo accarezzai sul torace, quindi abbassai la mano fino a toccargli il cazzo: era abbastanza lungo, ma sopratutto molto grosso, mi spinsi fino alle palle che erano sode, grosse ed evidentemente molto piene. Allora mi prese la testa, e mi mise il volto sulla sua pancia: mi disse di baciarlo, io volevo quasi protestare, mi trattava come un servo, ma aveva un tono che non ammetteva replica, ed io, a dire il vero, ero ormai così eccitato che non avrei potuto comunque dirgli di no. Lo baciai sul petto, sui capezzoli e sulla pancia, ma lui, dopo pochi minuti, si inarcò e, abbassati i pantaloni, mi prese la testa spingendomela verso il suo cazzo. Devo aver avuto un motto d’esitazione, perchè lui mi disse con voce roca ma imperiosa “stà fermo stronzetto, e succhiami il cazzo…”. Quindi, quasi con cattiveria, mi abbassò a forza contro il suo membro; aprii la bocca ed ingoiai allora quella bella cappella grossa e bollente. Ho gia’ detto che era normalmente lungo (sui 17-18 cm credo) ma molto grosso: mi riempiva tutta la bocca, era la prima volta che facevo un vero pompino, ma credo di aver imparato subito. Cominciai ad andare su e giù, fermandomi ogni tanto per succhiare forte la cappella; poi mi spostai per leccargli un po’ le palle, ma lui subito mi riprese e me lo ficcò di nuovo in bocca. “L’avevo capito che eri una brava troietta”, “… così, dai, succhia cagna”; le sue parole mi eccitavano ancor di più. Ad un certo punto, tenendomi sempre la testa sul suo cazzone, cominciò a dare dei colpi di fianchi più forti: mi stava scopando in bocca! Non so quanto tempo passò ancora, ma esclamò “dai troia che sto per godere, dai che poi ti fotto il culo, dai troia, dai cagna…”, e subito dopo mi godette in bocca un torrente di sperma vischiosa e bollente. Non mi scansai (e non avrei potuto per le sue mani che mi imprigionavano sul suo cazzone) e continuai a succhiare ingoiando tutta la sua sborra. Dopo, mi spostò e si ripulì con un fazzolettino di carta, quindi, senza assolutamente pensare a me, al mio godimento, chiedere se mi fosse piaciuto, mi disse:
“brava cagnetta, hai una bocca da vero pompinara, la prossima volta però ti scoperò”. Senza dire altro avviò la macchina e mi riportò dove avevo lasciato al mia, mentre scendevo mi disse solo più “io giro qua attorno all’inizio della settimana, cerca di passare anche tu”.
Mi trovai da solo, ancora eccitato e con il suo sapore di sborra nella bocca, pensai che un’egoista e stronzo così non lo avrei mai più voluto incontrare… invece, quando posso, vado a farmi un giretto in macchina intorno ai giardini sperando di ritrovarlo: l’aveva detto lui che mi avrebbe scopato!

FINE

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