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La stiratura

Stavo stirando, accanto all’asse avevo il cesto delle cose da stirare.
Mi distraevo guardando la televisione, mentre stiravo, un programma tutto sommato noioso ma che di consentiva di non pensare ad altro.
Dato che ero sola in casa e stavo facendo quel lavoro, mi ero messa un po’ in libertà, avevo addosso solo gli slip, ritenendo che non fosse il caso di tenere addosso anche il reggiseno, e un vestito di tela leggera, abbottonato sul davanti.
Abbottonato per modo di dire in quanto avo chiuso sono alcuni bottoni, così che le mie gambe ne fuoriuscivano tutte quando mi muovevo e all’altezza del seno l’ultimo bottone chiudeva appena sotto il reggiseno; i bottoni centrali erano aperti all’altezza dell’ombelico, più o meno.
Questo mi consentiva di sopportare il caldo della stiratura e quello delle temperatura esterna.
Tenendo le tapparelle abbastanza abbassate, così che la luce era quel poco che serviva per quanto stavo facendo.
Suonò il campanello della porta, andai ad aprire senza pensarci, senza considerare se fossi o meno presentabile.
Era Lucia, che disse di essere venuta a trovarmi perchè le offrissi un caffè.
La feci accomodare, li in cucina dove stavo stirando, preparai la macchina del caffè e mentre attendavamo cominciammo a parlare del più e del meno.
Mi accorsi che mi guardava con un’aria strana, ma non vi feci caso.
Si lamentò del caldo, dell’afa, che dichiarò di non sopportare.
Disse: “Con questo caldo si muore … posso mettermi in libertà? “.
Annuii, dicendole che, tanto, eravamo fra di noi, donne.
Slacciò la camicetta che portava, tutti i bottoni, lasciandola però infilata nella gonna, e cominciò ad agitarne i lembi come per farsi aria.
Le dissi che, se voleva, poteva togliersi la camicetta.
Non se lo fece ripetere e lo fece subito, rimando con il solo reggiseno sul torso.
Era un bel reggiseno, colore viola, satinato, che le donava molto. Non potei fare a meno di chiederle dove l’avesse comperato, mi indicò il negozio, precisando che avevano molti capi interessanti.
Quando il caffè fu pronto, presi le tazzine, lo versai e mi sedetti a fianco di lei. I suoi seni erano ancora più belli racchiusi in quel reggiseno e visti così da vicino.
Le chiesi se gradisse del latte e mi rispose di si.
Mi alzai per prenderlo nel frigorifero e mi accorsi che il suo sguardo si poggiava sulle mie gambe quando uscivano dal vestito appena abbottonato.
Ne versai un po’ in un bricchetto e posi entrambi sul tavolo.
Mi sedetti accavallando le gambe e, ancora una volta, notai la sua attenzione per questo gesto, come fanno gli uomini. I bordi del vestito mi cadevano ai lati delle gambe.
Prendemmo il caffè, quasi in silenzio.
Poggiate le tazzine, disse: “Ma non hai caldo? ”
Senza attendere che rispondessi, nè chiedermi altro, si protese verso di me e slacciò il bottone superiore del vestito, accorgendosi che non portavo il reggiseno.
A quel punto, senza parlare, prese i miei seni nelle sue mani e cominciò a massaggiarli, a passare un’unghia sui capezzoli.
Provai un brivido, di piacere, volevo chiederle di continuare, ma le dissi:
“Ma che fai … non è abbastanza caldo? “.
Per tutta risposta si alzò, slacciò la zip della gonna e la lasciò cadere sul pavimento, rimanendo in slip, che erano evidentemente il completo con il reggiseno.
Le sue forme aggraziate mi piacevano, la sua carne era piena e soda, non grassa, ma soda.
Si piegò verso di me per completare l’opera con i bottoni rimasti del mio vestitino di tela, trovando qualche difficoltà sugli ultimi, vicini agli slip.
“Dai togliti questo vestito … che fa caldo … “, disse con una voce che non era più la stessa di prima.
Completata l’apertura del vestito, ne allargò i bordi ai lati e si avvicinò, quasi
inginocchiandosi, con il viso verso i miei seni.
Il suo lavoro di mani di prima aveva fatto indurire i capezzoli e il resto aveva fatto sì che rimanessero irti.
Non avevo mai pensato a Lucia in quel modo, non mi aspettavo che si comportasse come una lesbica, anzi mi aveva spesso raccontato delle sue avventure, dei suoi rapporti con il marito e … con qualche amico, di tanto in tanto (ma non si trattava di cose proprio occasionali, a sentire lei, dato che raccontava che almeno due o tre uomini diversi, e spesso sempre diversi, riuscivano a farla godere ogni settimana).
Ma neppure io ero lesbica, ma rigorosamente (oddio, non proprio sempre … ) etero e anche a me non dispiaceva qualche cazzo nuovo.
In ogni caso, la lascia fare, assecondandola.
Dopo un po’ non ne potei più, scostai il suo viso dai miei seni, dicendole:
“Alziamoci … “.
Facendo questo movimento, lasciai cadere il vestito, che scivolò’ in parte sullo schienale della sedia, in parte sul pavimento.
Proposi una doccia, assieme.
Mi guardò e disse:
“Si, facciamola, ma intanto … perchè non chiamiamo qualcuno? “.
“Sei proprio piena di voglia, vero ? “, chiesi.
“Si, non piacerebbe anche a te avere qui un uomo con noi due”, rispose.
“Va bene, ma chi vorresti chiamare? ”
“Non preoccuparti, ci penso io” disse ed aggiunse
“è uno nuovo, tosto, giovane, forse troppo, ma vedrai, ti piacerà …. e arriverà prestissimo”.
Frugò nella borsa, prese il cellulare, formò un numero e diede il mio indirizzo allo sconosciuto, precisando di chiamare al cellulare quando fosse stato sul portone.
“Sei proprio matta”, commentai e, prendendola per la mano, ci dirigemmo verso la doccia, aggiungendo
“Scommetto che hai programmato tutto … “.
“Certo” rispose sincera e senza esitazioni.
Aprii l’acqua, presi un accappatoio anche per lei, ci togliemmo, reciprocamente, i residui indumenti.
Mi piacque toglierle il reggiseno, sganciando con delicatezza la chiusura e passandole l’unghia sulla colonna vertebrale, sentendola reagire.
Ci infilammo sotto il getto dell’acqua.
Prendemmo il flacone del bagno schiuma, cominciando a spalmarcelo a vicenda.
Come cominciai a versarlo, Lucia fece notare:
“è bianco e filoso, sembra sperma … “.
Quest’osservazione mi fece andare su di giri, per cui presi foga nello spalmare il bagnoschiuma sul suo corpo, facendo particolare attenzione ai suoi seni, poi, lentamente, arrivammo alla fica e le nostre mani cominciarono a giocare con i peli, con il bagnoschiuma, le dita presero a muoversi alla ricerca dei clitoridi.
Tentai di infilarle un dito nella fica, riuscendosi senza difficoltà e senza alcuna resistenza, anzi Lucia faceva in modo di favorire i miei movimenti.
Ma anche lei non stava ferma con le mani, finchè ci abbracciammo e ci baciammo nella bocca. Le nostre labbra si cercavano, mentre l’acqua scendeva sui nostri capelli e lungo il nostro corpo.
Ad un certo punto, mi girò ponendosi di spalle, mi prese i seni nelle coppe delle sue mani, poi una delle mani scese alla mia fica.
Subito sentii che l’altra mano cercava fra le mie chiappe, per intrufolarsi nel solco del culo.
Mi piegai leggermente in avanti, per facilitarle la ricerca e il movimento, sentii che la sua mano entrava e mi cercava la fica da quella parte.
Mi piegai ancora un po’ di più per facilitarla ulteriormente.
In quel momento suonò il suo cellulare, che aveva portato nella doccia. Lo prese, rispose, riferendo
“Adesso ti apriamo, siamo a 3° piano, lasciamo la porta socchiusa, entra”, poi, rivolgendosi a me
“è arrivato – disse – il nostro maschio, Dai, vai ad aprire la porta … “.
Uscii dalla doccia, mi infilai velocemente un accappatoio, andai ad aprire la porta, anzi aprii solo la serratura lasciando l’uscio accostato, in modo che lo sconosciuto invitato da Lucia potesse entrare senza suonare il campanello ed attesi, incuriosita, dietro alla porta, che dopo pochissimo tempo si aprì.
Entro un ragazzo, forse aveva 19 o forse 20 anni, portava dei jeans e una maglietta, di quelle degli Hard Rock Caffè, i capelli tagliati cortissimi.
Mi vide, arrossì disse:
“Buongiorno …. è permesso? “.
Non risposi e chiusi la porta.
Rimanemmo per un po’ in silenzio, non sapendo che fare, da dove cominciare, come cominciare.
L’imbarazzo iniziale fu interrotto dalla voce di Lucia che chiamava:
“Dai, allora, venite … ? Chi mi aiuta? ”
Il ragazzo mi guardò, gli indicai con la mano la direzione della doccia, si avviò, lo seguii, molto da presso.
Non mi ero asciugata abbastanza così sentivo ancora dei rivoli d’acqua scendermi lungo il corpo, sotto l’accappatoio, dove non l’avevo stretto e lungo le gambe.
La porta della doccia era rimasta aperta e Lucia stava risciaquandosi.
Quanto vide il ragazzo sulla porta, lo salutò, e lo invitò subito:
“Vieni qui, aiutarmi ad asciugarmi … ”
Il ragazzo accolse l’invito e Lucia gli porse un piccolo asciugamano, di quelli che si usano per il bidè, chiudendo il getto dell’acqua.
Il ragazzo cominciò ad asciugarla, certo con un asciugamano più grande avrebbe fatto prima, ma questo non sembrava essere nei piani di Lucia.
Quando si sentì abbastanza asciugata, uscì dalla doccia, infilò l’accappatoio senza allacciarlo e diede un bacio sulla bocca al ragazzo, che ricambiò.
Feci notare come, per la fretta di aprire, non mi fossi sciacquata, Lucia rispose subito spavalda:
“Fallo ora … noi ti aspettiamo di là. Ma fai presto. “.
Mi infilai velocemente sotto la doccia, riaprii i getto, mi sciacquai e cercai un altro accappatoio asciutto ed uscii.
Non sapevo dove fossero, perchè l’indicazione di Lucia era abbastanza generica, per cui pensai di andare in salotto, che trovai vuoto.
Li trovai sopra il letto matrimoniale nella mia camera, Lucia distesa sulla schiena ancora con l’accappatoio infilato e il ragazzo in piedi.
“Questo è Mario” disse Lucia, quasi per rispettare le forme delle presentazioni, poi rivolgendosi a lui:
“Adesso la mia amica ti aiuterà a metterti in libertà … non è verò”, disse di nuovo verso di me.
Senza parlare, annuii e mi avvicinai al ragazzo, facendo in modo di slacciare la cintura dell’accappatoio in modo che apparisse causale e ponendomi in fronte a lui.
Lucia si alzò a sedere, in modo da sflilarsi definitivamente l’accappatoio e si lasciò cadere all’indietro tornando nella posizione di prima.
Cominciai ad alzargli la maglietta, sollevò le braccia per favorirmi e gliela tolsi, lasciandolo a torso nudo.
Mi inginocchiai su una gamba e con quel movimento il mio accappatoio si aprì totalmente sul davanti, presi ad armeggiare con il bottone dei jeans, lo slacciai, presi la zip e l’abbassai, intravedendo che portava degli slip colorati, a fiori.
Presi i jeans facendoli scendere lungo le gambe.
Il suo cazzo era già eretto e premeva contro la stoffa degli slip.
Mi chinai baciandolo delicatamente sulla stoffa rigonfia, mi scostai e passai una mano sopra, sentendogli il cazzo fremere e pulsare: la mossi un su ed in giù per gustarmi questa preparazione.
Poi mi chiami per slacciarli le scarpe, le sfilai una alla volta e completai l’operazione con i jeans.
Mi rialzai, mi allontanai di un passo, lo quadrai da capo a piedi, soffermandomi particolarmente sul punto in cui avevo dato quel bacio tanto gentile.
Tornai verso di lui, gli sibilai dolcemente:
“Adesso girati … “, cosa che lui fece subito.
Le mie braccia lo avvolsero da dietro, gli toccai il petto, cercai i suoi capezzoli
con le dita, li solleticai con le unghie, poi la mia mano scese per entrare da sopra nei suoi slip, gli presi il cazzo nella mano e, sempre lasciandolo ancora dentro, glielo menai dolcemente, notando come desse segnali di umido, di vischiosità che fuoriuscivano dalla cappella.
L’altra mano era rimasta attorno al petto del ragazzo.
Dopo pochissimo, anche la seconda mano scese verso gli slip, e con un movimento combinato con l’altra glieli feci scivolare verso il basso, fino a che perso il contatto con le mani non caddero definitivamente sul pavimento, lasciandolo nudo, con il cazzo teso in avanti, che fu subito di nuovo preda della mia mano.
Lucia ci aveva guardato per tutta questa scena, non trascurando di far scorrere le sue dita sulla fica, sul clitoride, tra le grandi labbra.
Non avevo potuto notarlo, ma avrei giurato che si fosse infilata un dito, o due, nella fica già bagnata di voglia.
A quel punto, Lucia protese le sue braccia verso di noi, in un invito senza parole.
Il ragazzo si protese verso il letto, alzò un ginocchio e si rivolse verso la fica di Lucia per un bacio, che non voleva essere un bacio, ma una vera e propria gran leccata di fica.
Lo lasciai andare, osservando la scena.
Le sue chiappe erano segnate dall’abbronzatura ed erano più bianche dove portava gli slip.
Vidi il suo culo di fronte a me, vidi i suoi coglioni pendere, lì vicino al culo, l’attaccatura del cazzo, perchè l’intero cazzo, prima nella mia mano, ora giaceva compresso tra il letto e il corpo del ragazzo.
Mi avvicinai e presi a leccargli le chiappe, sentendo che ergeva il bacino nella mia direzione.
Non mi bastava e con le mani gli aprii le chiappe: volevo vedere il suo culo, il suo ano: tenendo le chiappe aperte con le mani vi affondai la lingua, gli leccai l’ano, cercai, per quanto possibile, di scendere verso il perineo e, anche se sollevava il bacino, non vi riuscii completamente.
Avevo ancora l’accappatoio addosso, seppure del tutto aperto, così lo sfilai e salii sul letto, osservando la leccata di fica che il ragazzo stava impartendo a Lucia.
Portai la mia fica all’altezza del viso di Lucia, mi misi su di lei, quasi a cavalcioni, e non occorreva dire niente per farle capire che volevo essere leccata.
Ad un certo punto, il ragazzo smise, mi ero quasi dimenticata di come si chiamasse, in fondo non era importante, ma con uno sforzo di memoria, sotto l’effetto delle slinguazzate di Lucia sulla mia fica, me lo ricordai.
“Dai, Mario, adesso fammi vedere cosa sai fare … “, dissi, aggiungendo:
“Cosa ti piace fare, in particolare? “.
Il ragazzo smise di leccare la fica di Lucia, la sua lingua roteò attorno alle labbra come per asciugarsi o gustare meglio tutta l’umidità della fica che era rimasta attaccata, alzò la testa e sorrise.
“Non è meglio il contrario, cioè cosa piace fare a te, … anzi a voi due? ”
Lucia non ebbe il tempo di rispondere, che mi precipitai in un
“Tutto, tutto quanto riesci ad immaginare o non hai ancora immaginato di poter fare … “, Lucia, riprendendosi:
“Si, va bene, tutto … , ma io lo voglio in fica e anche in culo … non voglio perdermi un’inculata. ”
“Va bene, avrai la tua inculata”, dissi togliendomi da quella posizione, ed aggiunsi subito, con un sorriso complice:
“Intanto, potresti cominciare con …. , vediamo, … una pecorina. Che ne dici, Mario? “.
Mi misi quindi subito nella posizione adatta e Mario si spostò per potermi prendere da quella posizione.
Avvicinò il cazzo emerito tra le cosce, tenendolo con una mano e dirigendolo verso la mia fica.
Quando su abbastanza vicino, da sotto, con una mano l’aiutati ad appoggiarmelo sulla fica, lo feci muovere attorno alle grandi labbra, un po’ verso il clitoride e non appena mi sentii pronta feci in modo che entrasse dentro.
Era un cazzo grosso, pulsava, viveva dentro la mia fica.
Cominciò a muoversi avanti ed indietro, sentivo la sua cappella, scoperta dal
prepuzio, che mi scavava la fica, sentivo le vene del suo cazzo segnare le pareti interne.
Era bellissimo.
Lucia si alzò da dove si trovava mettendosi dietro al ragazzo e gli prese i coglioni in mano, con le dita arruffò i peli dei coglioni, gli toccò il cazzo, alla base, per quel tanto che era fuori dalla mia fica.
Lo baciò sulle chiappe, poi le divaricò con le due mani e ci infilò il viso,
leccandogli l’ano.
Si scostò e gli infilò un dito nel culo.
Intanto, Mario continuava avanti ed indietro nella mia fica, sentivo che stavo avendo un orgasmo, augurandomi che fosse il primo di altri.
Con il dito nel culo di Mario, Lucia cominciò ad eccitare il ragazzo:
“Dai, porco, chiavala … scopala, fino in fondo … “.
Poi Lucia lascio il ragazzo, si spostà verso di me, ponendosi distesa e divaricando le gambe davanti al mio viso:
“Leccamela tutta … “, implorò avvicinando il suo bacino alla mia bocca.
Non me lo feci ripetere e cominciai a lappare con gioia, con piacere, intensamente.
“Adesso, lo voglio anch’io”, disse Lucia e le figure cambiarono.
Il ragazzo la prese così come si trovava, distesa sulla schiena, nella più classica delle posizioni, ma Lucia fece in modo di divaricare ancora di più le gambe per non frapporre ostacoli alla più piena e profonda delle penetrazioni.
Per un po’, mi fermai concedendomi il piacere di guardare: pur non avendo tendenze guardone, lo spettacolo era di quelli che meritano di essere assaporati.
Ad un certo punto, Lucia scostò da sè il ragazzo, si girò, alzò il bacino verso l’alto, intimandogli di incularla.
Era proprio decisa a prenderlo nel culo, evidentemente.
Mario si prestò, prese posizione e avvicinò la cappella del cazzo al culo di Lucia, che, subito, fece un po’ di resistenza, così che Mario, quasi prendendo la rincorsa, spinse con decisione ed entrò nel culo.
Cominciò a muoversi avanti ed indietro, prima lentamente, poi sempre più velocemente e decisamente, sotto i guaiti e i mugugni di piacere di Lucia.
Mi avvicinai a lei e presi a massaggiarle i seni, per quanto potessi fare essendo appoggiati sul letto.
Mi spostai e cominciai a leccarle la schiena, giungendo al collo, la mia lingua le bagnava il collo, da un lato poi dall’altro.
Raggiunsi un orecchio, le mordicchiai delicatamente un lobo, sconstandole i capelli, poi la mia lingua entrò nell’orecchio: la sentivo fremere, ma non sapevo se era dovuto al cazzo nel culo, alla mia lingua nell’orecchio, ad entrambi o a tutta la situazione.
Lucia disse:
“Adesso basta, non resisto”, ma evidentemente doveva avere avuto anche lei un orgasmo.
Si distendemmo, così come eravamo, ma subito di spostai per mettere il ragazzo nel mezzo.
Io e Lucia ci guardammo, bastò uno sguardo per intenderci e le nostre teste si diressero, decise, verso quel cazzo e cominciammo a fargli un pompino a due, prima l’una, poi l’altra si impossessava con la bocca del suo cazzo, lo ingoiava avanti ed indietro, il più a fondo possibile, poi lo lasciava all’altra.
Le nostre mani si intrecciava attorno al cazzo, per quanto fosse fuori dalla bocca di una o dell’altra, ma anche attorno ai suoi coglioni, giocando con i peli.
Non potei resistere dalla tentazione di cercargli l’ano per infilarci un dito, sentendo che sollevava il bacino per favorire questa operazione.
Ci riuscii, misi un dito dentro il culo, ma subito volli provare con due riuscendoci senza difficoltà, così, col cazzo in bocca, mi chiesi perchè non potessi provare con tre, cosa che feci.
Non so se questo fosse la causa. l’effetto scatenante, ma il ragazzo sborrò,
copiosamente, con scatti convulsi, ripetuti.
Cercai di ingoiare la sborra di quel ragazzo, ma una parte mi colava fuori dalla bocca lungo l’asta del cazzo: Lucia era li che cercava di recuperare con la sua lingua tutta la sborra che non ero riuscita ad ingoiare.
La mia bocca, piena di sborra, lasciò il cazzo libero, che si adagiò sul ventre del ragazzo e, da buone amiche, io e Lucia ci mettemmo a pulirlo leccandogli ogni traccia della sua sborra.
Lucia mi guardò complice e sorrise: i nostri visi si avvicinarono l’un l’altro e le
nostre bocche si intrecciarono in un bacio fatto per condividere la sborra del ragazzo, le lingue si intrecciavano umide di saliva e di sborra.
Smettemmo solo quando non ce ne fu più, quando di fatto l’avemmo tutta deglutita, con la convinzione che fosse stata un’equa spartizione.
Ci rilassammo, distendendoci ai fianchi del ragazzo, che sembrava stordito da quella performance.
Non appena ripresi un po’ di fiato, allungai una mano verso quel cazzo, ormai molle e privo di quella rigidità che tanto bene mi aveva fatto nella fica.
“Questo sì che si chiama cazzo”, commentai.
“Questa sì che si chiama fica”, commentò a sua volta, scherzosamente, Lucia toccandosi.
Il ragazzo chiese se potesse fare una doccia:
“Va bene, puoi fare la doccia, ma alla condizione che lasci a noi insaponarti”, gli proposi.
Durante la doccia, non mancai di toccare più volte, per non dire sempre, quel cazzo, lasciando a Lucia il resto del corpo.
Gli diedi un altro accappatoio, si asciugò, ovviamente sempre con la nostra attiva collaborazione, tanto che ebbi la sensazione che il cazzo stesse indurendosi ancora, ma lasciai perdere per quella volta.
Si rivestì in fretta, lasciandoci ancora nude.
Quando fu sulla porta, gli chiesi di lasciarmi il numero del cellulare, ma Lucia si intromise, affermando che me l’avrebbe dato lei … dopo.
Lì per lì non capii cosa volesse dire, ma mi fidai.
Uscito il ragazzo, mi girari e trovai Lucia davanti a me, ancora nuda come me.
Senza parole si abbracciammo, di baciammo intensamente, le nostre lingue si cercavano, si incrociavano, i nostri seni si premevano a vicenda.
Fu una cosa senza tempo, finchè non sentii la mano di Lucia cercare tra la mia fica, e ricambiai subito, senza esitazioni.
Poi, Lucia mi prese per mano e mi condusse nuovamente nella camera da letto, lasciandomi la mano solo per distendersi.
Mi distesi accanto a lei e cominciammo un sessantanove senza fine, che non tralasciava di vedere anche la partecipazione delle nostre mani, delle nostre dita che si infilavano nel culo dell’altra.
Ero stata io ad avere questa idea.
Quando ci sembrò di averne abbastanza, ci facemmo un’altra doccia e ci rivestimmo.
Proposi a Lucia un altro caffè, accettò e, nell’attesa, accese una sigaretta.
Commentai:
“Adesso dovrò stirare anche altri tre accappatoi” e ridemmo, di gusto, rilassate, tranquille da buone amiche.
Quando Lucia uscì sorrideva, si vedeva come fosse evidentemente distesa, rilassata, soddisfatta.
“E il numero di cellulare che mi hai promesso? ” chiesi.
Mi guardò, sorrise con gli occhi:
“Oh, me ne stavo dimenticando … Hai un foglio? “.
Scrisse un numero, me lo diede ed uscì sorridendo sorniona.
Guardai il numero, lo conoscevo, era quello di Lucia: voleva tenerselo tutto per sè, la troia. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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