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Lele

Venerdi 3 dicembre 1999
Per Daniele ho sempre provato una forte attrazione, fin da quando eravamo adolescenti ed ora che siamo quasi trentenni il desiderio sessuale nei suoi confronti è sempre più forte. Ogni volta che rientro a casa dopo essere stato in sua compagnia, mi masturbo come una furia, pensando alle sue braccia forti ed ha il suo corpo ben definito, con il suo lungo cazzo in tiro che gli fa toccare la cappella sulla pancia.
Al pensiero del contatto con il suo corpo mi sento tutto un fremito che potrei paragonarmi ad uno sbarbato alla sua prima volta.
Anche se Daniele non è molto alto ha un fisico ben piazzato, capelli biondi cortissimi, peloso e delle belle labbra carnose. Le sue spalle sono larghe e le gambe muscolose nello stesso tempo affusolate.
La prima volta che ci incontrammo fu in piscina Me lo presentarono subito i miei amici. Era abbronzato, tutto nudo se non fosse stato per un minicostume nero, molto attillato. Fin da quel giorno ebbi così modo di apprezzare la lunghezza del suo cazzo, che premeva sul costume come se desiderasse uscire e mostrarsi a tutti nella sua maestosa imponenza.
Le sue gambe molto spesso toccavano le mie, potevo sentire i suoi peli contro i miei. Ero eccitatissimo e avevo paura che si vedesse. Non escludo anzi che lui l’abbia notato, perché mi guardò e mi sorrise spesso.
In quella occasione feci di tutto per toccarlo il più possibile, le spalle, il petto senza che naturalmente lui capisse il mio vero desiderio. Subito dopo cominciammo a vederci regolarmente diventando veri amici.
Rompemmo il ghiaccio la priva volta a casa di alcuni amici mentre stavamo guardando un film porno misto. Dei suoi amici c’era chi si masturbava, chi coglieva l’occasione di guardare il corpo dell’amico, chi si confrontava la lunghezza del cazzo, chi faceva a gara per sborrare di più.
Lele non faceva nulla, stava seduto a guardare la scena, quasi godendo solo di quella vista. Ma ad un certo punto si alzò, finse agli occhi degli amici di essere frocio, mi prese da dietro e fece la mossa di incularmi. Tutti ridevano, ma io non mi ribellavo, perchè sentivo il suo cazzo duro come il marmo che toccava il mio culo.
Presi tutto come uno scherzo. In ogni modo non molto tempo dopo accadde un altro fatto importante. Eravamo andati a mangiar fuori io lui ed un suo amico. Alla fine ci andammo a sedere su una panchina in un angolo buio del parco delle groane. Erano le 2 circa, e lui ed il suo amico, spalmati sulla panchina, si fumarono una canna. Poco dopo il suo amico se ne andò. Ci fu un lungo momento di silenzio, in cui Lele, con la testa alta appoggiata allo schienale della panchina, sembrava contemplasse il cielo e le stelle.
Ad un certo punto mi sorrise, in un modo tale che dovevo aspettarmi qualche sua stranezza… Ed infatti si alzò, si tirò giù i pantaloncini, poi le mutande e rimase con il giubbotto di jeans che gli copriva tutto.
“Guarda Gian” mi disse (mi chiamava sempre così) “questo è il culo”.
Per un attimo con le mani si allargò le natiche, e la luce di un lampione illuminò il roseo buco del suo culo e ed una leggera peluria bionda. Poi si sedette a gambe aperte e si tirò su il giubbotto fino a scoprire le grosse ed umide palle.
“Hai visto che belle palline che ho? ” e cominciò ad accarezzarsele a lungo.
Si mise una mano sotto il giubbotto per prendersi il cazzo, se lo tocco un po’, poi premette la sua cappella contro il giubbotto, per farmi intuire quanto era lungo.
Poi visto che io ero sempre immobile mi disse: “guarda che questa volta me lo meno davvero… e cominciò con la mano ad andare su e giù, gli occhi semichiusi, la bocca aperta, passandosi la lingua sulle sue labbra carnose.
Dopo un po’ il suo corpo fu tutto un fremito, le vene del collo gli si ingrossarono, cominciò a mordersi le labbra furiosamente, ma non venne, si fermò e mi disse: “guarda Gian che se vuoi vederlo io non ho problemi”.
Io non risposi nulla.
“Io ti faccio vedere il mio se tu mi fai vedere il tuo.
” Non so perchè, ma in quel momento io dissi:
“vedremo un’altra volta”. La situazione non mi piaceva ed inoltre mi aveva preso alla sprovvista. Ma due giorni dopo Lele venne a casa mia.
Era un caldo pomeriggio di luglio, ed eravamo soli. Lui era vestito in tuta corta, era ancora tutto sudato perchè veniva da allenamento di pallavolo. Entrò e si spaparanzò sul divano, con i piedì all’insù, le gambe aperte.
“Perché non metti su un bel filmetto che ho voglia di farmi un segone”
“Possiamo masturbarci insieme” io gli dissi, già tutto eccitato.
Lele si spoglio, rimanendo in maglietta, e seduto sul divano e cominciò a menarselo. Io feci altrettanto, mentre le mie attenzioni erano assorbite tutte da quel pene grossissimo. Il suo cazzo era leggermente curvato a destra, lungo, ricco di grosse vene. La cappella era di un viola intenso, era grande e umida e la pelle non riusciva a contenerla, scoppiava fuori e primeggiava su tutto. Le palle, come ho già detto, erano grosse, ma non pelose. Molti erano invece i peli, ricci e sottili, che coprivano tutta la parte superiore e arrivavano in una strisciolina sottile fino all’ombelico.
Ad un certo punto si sedette vicino a me e mi disse:
“Giani, perchè non ce lo meniamo insieme? ” Allungò la sua grande e affusolata mano e mi strinse il cazzo. Io ero già in estasi e mi dimenticai del suo pene, sentivo solo sul mio una mano calda e umida.
“Forza Gian, ci sono anch’io” disse.
Allungai la mano e afferrai la sua bestia. Appena lo toccai, lui ebbe un gemito di piacere e i suoi occhi si chiusero. I nostri due corpi ora si toccavano, il mio bianco e il suo divinamente abbronzato. Eravamo in perfetta simbiosi. Ci fermavamo quando l’eccitazione era troppa, proseguivamo insieme, ognuno dipendeva dall’altro, ognuno decideva quando e come far godere l’altro. Saremmo venuti presto, ma fui io che mi staccai per primo e gli allontanai la mano.
” Lele, io non resisto più, ti desidero da mesi, ho voglia di fare sesso con te. ”
Gia mi ero pentito di aver pronunciato queste parole, ma Lele mi rassicurò:
” ma certo Gian, potevi dirlo subito”. Mi fece un grande sorriso e allargò ancora di più le gambe, con il suo cazzo bagnato in mezzo, quasi ad invogliarmi.
Avvicinai le labbra alla sua cappella. Subito il sapore di maschio, acre, salato, mi invase la bocca. Cominciai con la lingua a leccare la cappella, con la punta andai dentro i due buchini , già pieni di una leggera sostanza bianca, poi proseguii col filetto e lungo tutto il membro, su e giù. Durante tutto questo trattamento Lele non riusciva a stare fermo, muoveva la lingua, sospirava, mugolava, mi toccava i capelli e con le mani indirizzava il mio viso e la mia bocca lungo il suo cazzo.
Ma quando arrivai alle palle, e cominciai a succhiaglierle e a mordergliele come un pazzo, lui mi disse che se avrei continuato sarebbe esploso.
Andai giù con la lingua, lungo tutte le muscolose gambe, lasciando una striscia di saliva che lucidava i suoi muscoli, infine arrivai ai piedi e glieli leccai , succhiandone le dita.
Gli ordinai di girarsi a pancia in giù con le gambe aperte. Gli aprii le chiappe sode e avvicinai la bocca al suo dolce e piccolo buchino. Lo baciai, sentendo i peli sul naso e sulle guance. Poi tirai fuori la lingua e cominciai ad addentrarmi con la punta dentro quel territorio inesplorato. Sentivo i muscoli anali contrarsi e dilatarsi, in bocca avevo un sapore di intimo, nell’aria c’era odore di sesso e di cazzo, misto al sudore di Lele.
Mi fece mettere in ginocchio. Con una mano mi aprii il sedere, con il dito dell’altra cominciò a preparare il terreno. Ma quali muscoli anali avrebbero resistito al suo pene? Lentamente appoggio la cappella sul buchetto, contemporaneamente masturbandomi l’uccello con una mano. Molto lentamente cominciò a spingere, allargando il buco sempre di più, finchè tutta la cappella non fu dentro.
Ma quando tentò di proseguire, non resistetti più (mi faceva male, ma non lo volevo dire per non deluderlo) e feci per sfilarmi da lui. Ma Lele entrò nuovamente dentro di me , con energia, dicendomi :
” forza, apri, ci siamo quasi”.
Finalmente, con un mio urlo, la resistenza si ruppe e tutta la lunghezza di quella dura carne si fece spazio dentro di me. Sentivo la sua cappella dentro la mia pancia, le sue palle ormai toccavano le mie natiche e mi sembrava di essere penetrato da un toro da monta e venni di botto.
Eruttai sborra lungo le mie e le sue gambe, e tutta la sua grande mano era piena del mio seme. Lele uscii da me esausto, ma non era ancora venuto.
Si leccò un dito per assaggiare il mio seme, sorrise e disse di alzarmi.
Vidi il divano completamente bagnato di sudore, e anche il corpo abbronzato di Lele era sudato e la sborra risaltava sulle sue scure gambe. Mi si avvicino di nuovo, con una mano mi aprì la bocca ci infilò il cazzo e disse:
“forza, fai venire anche me” Cominciò ad andare su e giù dentro la mia bocca, con movimenti delle anche e del sedere. Sentivo il suo pene fin dentro la gola, la cappella con i due buchini da cui presto sarebbe uscita una valanga di neve calda. Ma il lo fermai, gli imposi di sedersi e gli leccai il cazzo a modo mio.
Aveva una voglia immensa di venire, era esausto, ma io non glielo permettevo. Finalmente con un ultimo risucchio l’orgasmo venne. I suoi lineamenti erano ora più che mai tesi ed eccitati. Eruttò come un pazzo, lavandomi la faccia e riempiendomi la gola. Io ingoiai tutto. Era buonissima, sapeva di maschio, sapeva di Lele. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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