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Lisa e le usanze contadine

Questa che sto per narrare è una delle numerose avventure erotiche capitata un po’ per caso un po’ per volontà propria a mia sorella Lisa, di cui vi ho parlato spesso (leggete “A Lisa non dispiace mai”), giornalista sempre a caccia di servizi originali e che spesso finisce nei guai….

Veneto, un paese della campagna trevigiana…..
… anche il tempo ci si metteva, un’aria pesante ristagnava nelle risaie, enormi
distese verdi a perdita d’occhio interrotte soltanto dal leggero tratto delle viuzze e dalle donne chine, fastidiose zanzare cercavano la pelle bianca di Lisa in una mattina di settembre che l’aveva vista arrivare in quel luogo così irreale quanto semplice e vivo.
Si trovava lì per realizzare un servizio sulla vita nelle campagne al giorno d’oggi, se fossero ancora vive le tradizioni di un tempo e come erano cambiate le donne e gli uomini che vi abitavano, i loro costumi insomma e tutto ciò li riguardava, a lei era sembrata una buona idea ed anche una buona occasione per riposarsi dopo lunghi viaggi all’estero.
Tramite il suo giornale aveva trovato vitto e alloggio in un casolare immerso nella campagna, una tipica costruzione del luogo, a pianta quadrata con il cortile in mezzo dove scorrazzavano liberamente le galline, una stalla e quanto altro faceva parte di queste cascine di campagna. La famiglia che la ospitava era composta da “padron Toni”, un uomo sulla cinquantina, rude e tozzo; dalla bella moglie Luisa, 37 anni ben portati, dalle giovani figliole Tania e Rosina rispettivamente 18 e 20 anni. Inoltre vi era anche un’altra donna, Maria, che aveva il compito di provvedere alle faccende domestiche e alla casa quando gli altri erano al lavoro.
Lisa appena arrivata fu accolta con gentilezza dalla signora Luisa che le fece strada fino alla stanza in cui avrebbe alloggiato. La camera assegnatagli si trovava su un lungo corridoio dove ai lati si aprivano diverse porta tra cui la sua, in mezzo a quella dei padroni e alle due camere separate delle figlie, la domestica dormiva in uno stanzino vicino alla cucina. All’interno di essa trovò un letto, un vecchio armadio ed un paio di sedie, le pareti ocra erano spoglie eccezion fatta per una stampa della Vergine.
Ben presto assorbì i ritmi di quel tipo di vita, sveglia all’alba e ritorno alla sera, nelle risaie come nelle vigne, nei frutteti come al pascolo, seguiva loro ovunque per vedere, fotografare, scrivere.
Aveva stretto una buona amicizia con le figlie che all’inizio si erano mostrate molto timide e chiuse con lei, ma grazie al suo modo di fare Lisa aveva saputo coglierne la fiducia e adesso ogni sera prima di riposare si radunavano nella sua stanzetta e la sommergevano di domande sulla sua vita, sul suo lavoro, se era fidanzata…
Tutto sembrava andare a gonfie vele…. unica pecca che aveva notato era, come noto in una società di quel tipo, era il predominio del patriarca, dell’uomo, del timore e della sottomissione che incuteva padron Toni, anche a tavola dove allungava spesso le mani su Maria la quale faceva finta di niente mentre la moglie teneva gli occhi bassi sul piatto….
Una notte, saranno state le 2, sentì del trambusto provenire dalla stanza accanto alla sua, quella dove dormivano Luisa e Toni, era lui che rimproverava lei di qualcosa, non si capiva, urlava, finché lo sentì uscire dalla stanza sbattendo la porta. Era accaduto altre volte da quando Lisa era ospite e sempre la povera Luisa, per cui provava pietà ma anche affetto e ammirazione, restava sola nel letto matrimoniale a piangere, avrebbe voluto andare di là a confortarla ma non sapeva come l’avrebbe presa e poi era un’altra la cosa che le interessava in quel momento: sapere dove andava Toni.
Si infilò le ciabatte e aprì delicatamente la porta poi seguì l’ombra nel corridoio, la vide attraversare la cucina e andare verso la stanza di Maria. Toni entrò e si fermo davanti al letto della sua domestica, una signora di mezza età, le scrollò una spalla e lei sobbalzò, stropicciò gli occhi e vide il suo padrone e sembrò non sorpresa affatto di vederlo lì in pigiama a quell’ora di notte, notò Lisa che vedeva la scena dalla porta socchiusa.
“Su avanti! In piedi! ” le disse lui;
“Per favore, signore, oggi no.. la prego… ” singhiozzò la donna, lui allora la prese per le braccia e la tirò su in piedi, con indosso la sola vestaglia di cotone e la spinse contro la credenza.
“Signore no… vi prego… ho le mie c… ” non fece in tempo a dir altro che l’uomo di fronte a lei iniziò a sbottonarle la camicia da notte, presto il seno fu liberato dalla stoffa per la felicità di lui, che dopo aver palpato con forza le grosse mammelle vi immerse la testa poi, dai lamenti di lei, Lisa capì che le stava mordendo i capezzoli con i denti…. mentre con le mani toccava il sedere, piuttosto abbondante dato che Maria non era un figurino, scorrendo sui glutei aveva ormai sollevato la vestaglia e tastava direttamente sulle mutande.
“Dai girati! ” e così dicendo la piegò in avanti con il ventre contro il mobile, poi sollevata la camiciola le abbassò le mutande fino alle ginocchia, lasciando in bella mostra il sedere della donna che sembrava completamente passiva e sottomessa. Ora le stava aprendo i glutei, forzandoli, mentre con una mano fra le cosce lavorava la vagina.
“ahhh…. no bastahhh… ah.. mi fa malehhh… ”
Dopo questo trattamento padron Toni tirò fuori dalla patta un pisello dalle dimensioni impensate, non molto lungo ma piuttosto dal diametro largo, e mentre con la destra lo teneva puntato con l’altra mano apriva le chiappe della femmina e si preparava a penetrarla…. seguì un gemito di dolore soffocato dalla mano di lui e l’asta fu dentro.
Non ci volle molto e quando si inarcò Lisa capì che aveva riversato nella passerona della donna il suo seme. A quel punto tornò nella sua stanza, dove non poté fare a meno di toccare la sua passerina, che senza volerlo aveva subito le conseguenze di quella violenza, infatti gli slip erano bagnati del suo miele.

La mattina seguente si svegliò con ancora il ricordo di ciò che aveva visto e ben sapendo che per tutta la giornata non avrebbe pensato ad altro. E mentre i giorni passavano scopriva sempre più cose sul mondo contadino per bocca delle figlie, soprattutto di Rosina, la maggiore, che le confidò di non aver mai indossato un reggiseno o usato un assorbente in vita sua. Lisa cercò di spingere l’argomento oltre non senza trovare un’iniziale chiusura da parte di lei che però alla fine si liberò la coscienza di molti pesi.
Iniziò col dirle che sapeva delle scappatelle del padre con la povera Maria che accettava a malincuore per paura di essere cacciata ma la cosa che più scioccò Lisa e alla quale stentò a credere per la sua assurdità fu la scoperta di un crudele rito della sverginazione. Rosina le disse che era usanza che il padre sverginasse la figlia quando questa avesse raggiunto la maggiore età quindi si sarebbe pulito il sangue dell’atto con un fazzoletto bianco che la ragazza avrebbe conservato per la futura figlia e donato a questa maggiorenne come segnale di prossimo sverginamento.
La cosa era veramente incredibile come lo era il modo naturale e calmo con cui Rosina l’aveva raccontato, senza mostrare offesa o disgusto alcuno, anzi andò nella sua stanza e tornò con due fazzoletti, uno ingiallito, e li mostrò all’amica: erano i macabri ricordi del rituale, uno apparteneva alla madre e l’altro era il suo. Lisa allora chiese subito:
“Ma allora Tania non…. ” subito l’altra la interruppe
“no, Tania non è stata ancora guarita (dicevano così loro, il padre le aveva convinte fosse una specie di malattia)”
“e quando succederà? Lo sai? ”
“Bisogna aspettare che nostra madre le porti il suo fazzoletto quello sarà il segnale, la cosa avverrà la notte stessa. ”

Passarono lenti i dì finché arrivo il giorno in cui Tania ricevette dalla madre il fazzoletto con le macchie di sangue materne. La sorella e Lisa andarono nella sua stanza e le si fecero intorno. Tania non sembrava troppo preoccupata anche perché la sorella più grande le aveva raccontato la sua esperienza, la cosa che temeva di più oltre all’imbarazzo era di provare dolore o di non essere all’altezza della situazione mostrandosi fredda e non soddisfando il padre che voleva sentir gemere la femmina sotto di sé.
Rosina le disse di stare tranquilla e che le cose sarebbero andate per il meglio. Lisa a quel punto intervenne dicendo che avrebbe voluto assistere alla cerimonia…. Rosina le disse che non sapeva se era possibile, a meno che Tania non lo chiedesse appena entrata nella stanza… questa rispose che avrebbe chiesto al padre di avere una damigella che le pulisse il sangue alla fine di tutto e che certo lui non avrebbe rifiutato.

Erano le undici di sera e tutte e tre erano radunate nella stanza di Tania, Rosina l’aveva aiutata a vestirsi: un paio di mutandine bianche di cotone e una lunga camicia da notte bianca anch’essa che si apriva fino alla vita con dei bottoni, era tutto quello che aveva indosso.
“Non penserai di poter assistere così vestita? ” disse Rosina a Lisa
“Perché? ”
“Perché non te lo permetterà… devi vestirti come Tania”
Lisa ubbidì, si spogliò e tenne solo reggiseno e slip, poi infilò la vestaglia di seta rosa che si era portata.
Bussarono alla porta – “Vieni bambina mia… ” era la madre, era giunto il momento.
Tania la seguì con Lisa alle spalle. Entrarono nella camera matrimoniale e lui era già lì, seduto, il letto rifatto con le lenzuola candide.
“mmm… è lei cosa ci fa qui? ” disse padron Toni alla vista di Lisa.
“padre ti prego falla restare…. è la mia damigella… ”
“la tua damigella? ahhahhahhhh!! ”
“vien qua su! ” e la prese da un polso e la tirò a sé. Erano di fronte ai piedi del letto e lui la stava accarezzando, sul viso e sui capelli, poi scese e la sua grossa manona sfiorò i piccoli seni della figlia.
Poi pian piano iniziò col sbottonare la veste e quando fu aperta fino alla vita gliela fece sfilare lasciandola con le sole mutandine.
“che belle tettine che hai …. mmm come sono morbide.. ” diceva mentre menava e schiacciava il seno della giovane che con gli occhi chiusi pativa il dolore di quelle mani ruvide che la mungevano come una vacca.
Lisa intanto era seduta sul letto e assisteva alla scena.
Poi prese a lisciarle i fianchi e a tastare il culetto, smuovendo il cotone degli slip, a un tratto guardò Lisa.
“E tu cosa credi di stare a guardare? Levati la veste! ” Lisa si alza e scioglie il nodo della cintura mostrandosi agli occhi dell’uomo.
Padron Toni la tocca con frenesia ovunque, tette, culo, cosce, armeggia col reggiseno che non riesce a togliere: “levati sto affare… razza di puttana… ” dice seccato
“voi ragazzine di città siete tutte troie lo so…. ” Lisa lo asseconda e si ritrova con la bocca di lui attaccata a un capezzolo che sta mordendo
“ahhaaah… mi fa male così…. la pregoooohhh”
Non serve a nulla lamentarsi l’uomo poi torna dalla figlia e le abbassa le mutandine guardandola in mezzo alle gambe.
La fa sedere sul letto a gambe aperte e incomincia a toccarla, prima esternamente, poi con le dita di una mano e quelle dell’altra le afferra le grandi labbra aprendola oscenamente. Tania guarda il padre esplorarla ora con due dita all’interno poi la fa stendere e si slaccia i pantaloni.
“Leccalo bene signorina! ” rivolto a Lisa. Il cazzo era già enorme e avrebbe fatto non poco male alla povera Tania.
Lisa lo prese in bocca e cominciò a succhiarlo ma quando lui capì che voleva farlo venire presto lo tolse di scatto lasciandola a bocca aperta.
“Ti darò una bella lezione… vedrai… ”
La fece alzare e le strappò le mutandine.
“Ma guarda un po’….. hai la passerina pelata… si vede proprio che sei una puttana eh? ”
La buttò sul letto e punto dritto il pene nella vagina di Lisa che si dimenava cercando di evitarlo. Il pene le fu tutto dentro, lasciandola senza fiato, arresa, mentre lui spingeva sempre più a fondo, le sembrò di essere squarciata… poi l’uomo lo tolse e puntandolo alla bocca le disse:
“Bagnalo bene che devo metterlo nella mia bambina…. se sentirà male sarà colpa tua…. ”
Fatto questo montò sulla figlia, le aprì bene le gambe e tenendo il membro dritto in mano lo poggiò sulla fica ancora vergine di Tania.
Restò immobile e le fu subito dentro, penetrando con un movimento lento ma fondo che lasciò la poverina a bocca aperta… Lisa ripresasi raccolse il sangue che sgorgava dalla fessura ormai aperta mentre l’uomo montava ora con foga e con colpi sempre più fondi la figlia che si teneva aggrappata alla sua schiena con gli occhi serrati e gemeva.
Poi sul finire si stese completamente su di lei, schiacciandola quasi, dopo averle versato nel grembo lo sperma caldo e fecondo… si sollevò piano e si avvicinò a Lisa che era seduta sulla sedia.
“Avanti leccalo da brava… ” e gli puntò il cazzo verso la bocca.
Lei non ne voleva sapere di leccare il cazzo a un uomo che aveva appena stuprato la figlia ma lui la prese dai capelli e le forzò sulle labbra il glande finché non lo inghiottì…
“Mmmmh…. siiii… bravaaaaahhh…. ” Poi la prese di nuovo e la sbatté sul letto prona, non fece in tempo a rendersi conto di quello che voleva fare che si sentì prendere i glutei e aprirli con forza… poi un dolore lancinante e le mani di lui sui fianchi che la tenevano ferma… cercava di rilassarsi per rendere la cosa meno dolorosa ma la rabbia era troppa… lo sfintere alla fine cedette e cominciò a stantuffarla in quel suo bel culetto che aveva fatto la felicità di tanti.
“Lo senti eh? …. mmmnn.. ti piace? ” La incitava schernendola.
Durò un tempo interminabile per lei che soffriva ad ogni colpo di quel pene troppo grosso per il suo buchetto posteriore ma alla fine cedette e si svuotò in lei riempiendole la pancia… diede ancora qualche affondo finché l’erezione non si affievolì.
Padron Toni uscì lasciando le due giovani stese sul letto una prona e l’altra accanto riversa su un fianco.
“Mi spiace Lisa… non volevo che ti succedesse… ”
“No, non è colpa tua… ”
“Io credo di sì… ”
E così dicendo si avvicinò a Lisa e le accarezzo i capelli, poi
scese sulla schiena e con delicatezza percorse i lineamenti delle natiche quasi per riconoscimento del loro sacrificio, Lisa stette immobile e lasciò che Tania la toccasse con entrambe le mani ora il culetto ora il seno addormentandosi dolcemente. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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