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L’istruttore di nuoto

Volevo raccontarvi una cosa che mi è capitato quando ancora mi allenavo e facevo parte di una squadra di pallanuoto. Ero da poco maggiorenne e speravo in una vita da sportivo, cosa che poi si scopre essere non facile e di grande sacrificio.
Ero effettivamente alquanto scarso per la media di una buona squadra di pallanuoto e i miei tentativi, gli allenamenti dell’ultimo minuto poco potevano fare per recuperare sedute perse per bighellonare. Una sera comunque ci andai agli allenamenti, solo che il mister era impegnato in una riunione con gli sponsor e a sostituirlo c’era un ragazzo, un ex-atleta che aveva lasciato lo sport per lo studio ma che si guadagnava ancora qualche soldo con le lezioni di nuoto e assistendo l’allenatore. Lo conoscevo molto bene perché era il capitano della squadra quando io ero un ragazzino e lo ammiravo, sia per come giocava che per il suo fisico possente ; fu una delle motivazioni che mi spinsero a giocare alla pallanuoto. Comunque pareva che tutto quello che facevo non andasse bene.
Restavo indietro, mancavo le palle, sbagliavo passaggi. Finito l’allenamento ero nervosissimo e avevo voglia di sfogarmi un poco, chiesi quindi di poter rimanere ancora un poco in acqua per fare qualche vasca di rilassamento. Paolo (l’allenatore supplente), mi diede l’ok dicendo che magari si fermava anche lui visto che aveva passato tutta la serata al bordo della piscina aveva pure lui voglia di tuffarsi. Avremo fatto una mezza dozzina di vasche quando si ferma nella parte bassa della piscina e mi guarda con fare sospetto. “Tieni il braccio troppo basso fuori dall’acqua ! “. Ero incazzatissimo. Se anche dopo l’allenamento continuava a stressarmi era inutile che rimanessi, non faceva che peggiorare il mio nervosismo.
“E come dovrei fare allora ? “. Gli diedi comunque corda. Era pur sempre lì per aiutarmi. “Vedi devi metter il braccio con un’angolazione.. . ” Mi diede un esempio del movimento che io ripetei senza, evidentemente, accontentarlo.
“No, no. Troppo sbracciato non esagerare”. Mi raggiunse, si mise dietro di me e mi afferrò il braccio. Lo tenni molle per farglielo muovere come voleva ma non lo ascoltavo più di tanto. Ero troppo impegnato a sentire il suo corpo appoggiato al mio, i suoi pettorali sulla mia schiena e non osavo pensare a più sotto. “Si, credo di avere capito”. E rifeci il movimento sbagliato.
“No, non ci siamo”. Mi disse. “Vieni dietro e prendimi il braccio almeno capisci cosa intendo dire”. Mi misi dietro di lui. Senza complimenti mi appoggiai alla sua schiena e gli afferrai il polso. Iniziò a muovere le braccia secondo il movimento che voleva spiegarmi. E io ovviamente, non ascoltavo. La mia mano destra teneva la sua, ma la sinistra si era aggrappata al suo corpo e iniziava a vagare sul petto, sull’addome. Non trovavo alcuna resistenza. Allora perché non tentare.. . e scesi fino all’inguine, dove mi fermai al contatto del tessuto di nylon. La sua mossa fu totalmente inaspettata. Senza lasciarmi il tempo di respirare si girò di scatto mi afferrò la testa e mi cacciò la lingua in bocca.
Un bacio lungo ed intenso che io non avevo mai provato. Non avevo mai baciato un uomo per essere sincero e ne rimasi scosso. La mia testa non capiva più quel che stava accadendo, mi trovavo perso e intuivo, solo intuivo, che mi stavo perdendo nel piacere di un atto che non avrei mai scordato. Mentre si staccava dalla mia bocca incominciò a strusciarsi contro il mio corpo. Addominali contro addominali, pettorali contro pettorali. I nostri membri creavano ampie zone e sembrava che i costumi, creati per situazioni diversi, stessero per scoppiare. Avendo preso il gioco in mano Paolo non lasciò tempo per far accadere le cose. Con una mano scoperchiò entrambi i nostri cazzi, prima il suo e poi il mio.
Era la prima volta che mi trovavo in una piscina col cazzo di fuori, ero eccitatissimo. Non capii se ero in piena erezione o se si trovava in su per effetto del galleggiamento fino a quando non mi scontrai con il suo duro cazzo. Con una mano unì le cappelle e le strofinò una contro l’altra, poi, con un veloce gesto delle gambe si liberò del costume. Prese il mio e iniziò ad abbassarlo. E mentre me lo calava, calava pure lui. Fino a quando la sua testa sparì completamente sott’acqua. Sentii il costume scendermi lungo le gambe fino alle caviglie e non dovetti far altro che sollevare un piede per volta per ritrovarmi completamente nudo.
La testa di Paolo riemerse per qualche secondo per sparire nuovamente nell’acqua. Non feci a tempo a chiedermi che volesse fare quando sentì che una bolla d’aria calda circondava la mia cappella e capii che si trovava dentro la sua bocca. La bolla poi lasciò lo spazio ad un liquido che non era l’acqua fredda della piscina, ma la sua saliva. Mi stava facendo un pompino subacqueo. Indietreggiai di qualche passo e mi appoggiai alla sbarra del bordo non riuscendo quasi a respirare per l’immenso piacere che stavo provando. Una carica di calore che riempiva e che, non so come facesse, succhiava. Dopo un tempo che mi sembrò eterno (ma non doveva essere stato più di un minuto e 30 secondi) la testa di Paolo riemerse per prendere fiato lasciando che le mani continuassero il lavoro interrotto e si rimmerse.
Sapevo che oltre aveva il brevetto di sub quello di apnea ma non capivo come facesse, come potesse succhiare stando sotto acqua. Ma l’importante era il risultato e preso dal piacere non mi accorsi che la testa premeva per risalire mentre io, in preda al mio egoismo la trattenevo sott’acqua. “Così ti piace il gioco pesante ? “. Furono le prime parole che mi rivolse dopo che riprese fiato. Per un attimo temetti che volesse andarsene o picchiarmi o qualcosa del genere. Invece si immerse di nuovo. Questa volta mi aprì le gambe e leccò le palle. Poi si spostò verso l’interno e con la lingua iniziò a titillarmi il buco del culo che tenevo stretto.
Fu solo dopo alcune insistenze che mi convinsi a rilassarmi e permisi alla sua lingua di iniziare ad esplorarne i bordi esterni. Fu l’ultima volta che Paolo riemerse. Prese l’ultimo fiato ma non si buttò sotto. Mi ricacciò la lingua in bocca e con il dito scese verso il mio culo e me lo infilò dentro. Capivo che si faceva pericoloso ma oramai ero in ballo e soprattutto non ero diventato altro che un giocattolo nelle sue mani. Fu così che mi girò. Mi mise di spalle e mi sollevò le gambe. Sentivo il mio cazzo ancora duro e insoddisfatto che fluttuava sotto di me. Le palle ora rabbrividivano dopo aver provato il calore delle sua lebbra.
Mi aggrappai alla sbarra del bordo e lui si mise i miei piedi sulle spalle. Prese un bel fiato e mi avvicinò la punta del suo cazzo in piena erezione al mio culo non ancora del tutto pronto. Senza farsi tanti complimenti diede un primo affondo che fu doloroso non solo per me. Dopodiche ne diede un altro definitivo e si sistemò nel mio buco. Chi non avesse mai provato una penetrazione in acqua, sappia che non è proprio proprio facile. Io vidi le stelle e mi ci volle un attimo prima che il dolore passasse e potessi apprezzare in pieno la sensazione che stavo provando.
Anche Paolo aveva capito che mi doveva lasciare un minuto per riprendermi e si limitava a brevi movimenti circolari. Quando poi capii che mi ero adattato la situazione iniziò a muoversi in modo più ritmico spingendomi verso il bordo. La sensazione che provavo era quella di volare, di essere sospeso in aria con le gambe, scivolategli dalle spalle, che fluttuavano sull’acqua, le sue mani sui miei fianchi, il mio cazzo galleggiante, il suo dentro di me. Una specie di estasi che mi lasciava senza fiato. Ero anche concentrato a bilanciare i suoi affondi contro la sbarra e speravo che il tutto potesse non avere mai fine. Fino a quando sentii che i suoi movimenti si facevano più intensi. I colpi erano più forti e dovevo opporre una certa resistenza se non volevo sbattere la testa contro il muro.
Diede due colpi forti e poi un altro e io pensai che fosse arrivato e stavo per girarmi verso di lui quando mi prese la testa e me la caccia sotto. Feci appena in tempo a prendere fiato . Da sotto potevo vedere il mio cazzo che si muoveva tutte le volte che lui affondava in me con movimenti ancora più bruschi fino all’ultimo e allora, solo allora, quando sentii il suo caldo liquido scorrermi nelle budella capii e che era arrivato e l’eccitazione fu tanta che pure io non potei resistere e sborrai sott’acqua. Potei quindi vedere lo sperma eruttare del mio stesso cazzo e galleggiare in acqua sotto la mia pancia fino a quando non mi riuscì di sollevare la testa per riprendere fiato.
Ero senza parole. Non mi era mai successa una cosa del genere ed ero sicuro che non mi sarebbe più potuta succedere. Senza dir nulla Paolo liberò dal mio corpo il suo cazzo ora rilassato , saltò fuori dalla piscina e si avviò alle docce. Senza nemmeno una parola. Ci rimasi un poco male ma non dissi nulla. Uscii pure io e mi avviai allo spogliatoio. Ma non potevo stare zitto dopo un’esperienza del genere. “è stato bellissimo. Ma tu lo avevi già fatto ? “. “Ma.. . si .. . qualche volta.. . ” Era riluttante a rispondere. La cosa mi urtava. “Cosa intendi con qualche volta ? “. Dovevo scoprire cosa mi nascondeva. “Beh, della tua squadra mi mancavi solo tu ed un altro. Ma mi sa che quello non lo convinco neanche morto”. Che devo dire. Era proprio un gran maiale. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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Sono una dermatologo. Dapprima all’università, poi durante la specializzazione e la gavetta negli ospedali, infine …

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