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Luana sulla statale (racconto trans)

Mi chiamano tutti Luana la negra, sono una transessuale sudamericana e batto sulla statale fuori città da più di due mesi. Le mie compagne di lavoro sono parecchie, naturalmente, transessuali e non. Ma la mia amica migliore è Monica, la prostituta slava che è sempre pronta a darmi una mano quando ce
n’è bisogno.
E ce n’è bisogno spesso, perché io sono oggetto dei desideri più strani da parte di chi vede in me sia lo schiavo di colore da possedere e sottomettere, sia l’ambiguità sessuale che da una parte attira e dall’altra fa paura perché mette in luce gli aspetti più ambigui della sessualità dei clienti.
Gli uomini che mi cercano sono molti: ci sono i gay latenti che non vogliono ammettere di esserlo e in me trovano un comodo alibi per rivendicare una qualche forma di identità maschile. Ma ci sono anche maschi veri a caccia di emozioni proibite. E poi ragazzi e uomini insicuri che nell’insicurezza della mia sessualità si sentono più forti e decisi. E altri ancora che vedono in me quasi un nemico da sottomettere con la forza e con l’oppressione, quasi che possedendomi con la forza più selvaggia si garantiscano un immaginario riconoscimento di potere, quel potere che forse vedono minacciato nella loro vita reale.
E dico reale a ragion veduta: l’avventura con me è finzione, è evasione, è fuori di ogni concreto aspetto della vita dei miei clienti che, un attimo dopo aver avuto quello che vogliono rientrano subito nel loro mondo, cacciando via anche dalla memoria, credo, quell’attimo passato con me.
Tutti però hanno in comune una cosa, sia i clienti più giovani che quelli anziani, sia i dominatori che gli insicuri: tutti quanti, che vogliano possedermi da dietro o che si accontentino di farsi toccare o succhiare il sesso con la bocca, tutti vogliono vedere quel “misterioso” oggetto che penzola fra le mie gambe, quel sesso maschile nero e neanche tanto piccolo la cui esistenza è così in contrasto col mio seno rotondo e siliconato degno delle grandi star e delle top model.
Nessuno rinuncia a guardarlo con preoccupata ammirazione. C’è qualcuno che finge di non sentirne minimamente il fascino e fa quasi l’infastidito per la sua presenza, ma non rinuncia mai con la coda dell’occhio a osservarlo in ogni dettaglio, a guardarne le reazioni durante l’amplesso, a studiarne fremiti sussulti e movimenti.
Alcuni altri, fingendo anche loro una semplice curiosità, mi chiedono di toccarlo, e lo fanno con la mano dolce e tremante, prima magari solo con la punta delle dita e poi, man mano prendendo confidenza, col palmo della mano, accarezzandolo delicatamente per tutta la sua lunghezza fino a assaporare il gusto di formare con la mano una specie di calice in cui contenere i miei testicoli.
I più arditi tentano di masturbarmi per vedere se l’organo reagisce alle manipolazioni e leggo nei loro occhi che vorrebbero vedermi che mi contorco di piacere al loro tocco che spesso è goffo e maldestro.
E altri infine non esitano a chinarsi su di me e a prenderlo fra le labbra esibendosi in pompini che la più esperta delle mie compagne, probabilmente,
non saprebbe fare. E godono questi ultimi, godono un mondo dandosi da fare con la bocca e con la lingua per farmi provare un piacere che assai difficilmente posso avere, ma che spesso fingo per loro soddisfazione. E quando mi metto a rantolare e a gemere facendo finta di provare sensazioni paradisiache li sento che centuplicano il loro impegno e si danno da fare ancora di più quasi che fossi io a pagare e loro a doversi meritare la marchetta.
D’altro tipo sono quelli che vengono con me per possedermi da dietro: in loro senti subito la smania di mostrare la durezza del loro scettro, brandito come un segno di potere che tutto controlla e tutto sottomette. Ed entrare dentro dall’anno li fa sentire più potenti e autoritari, come se fossero convinti che la penetrazione anale, provocando dolore in chi la subisce, sia un’estrema rivendicazione di forza e di autorità, forza e autorità che verrebbe negata durante un rapporto vaginale in cui la donna, esigendo piacere, potrebbe forse dubitare delle capacità e del valore dello stesso scettro.
Non che sia poi così arduo oggi entrarmi nelle carni passando da quel passaggio ormai elastico e abituato ad ogni misura e spessore. E tuttavia li sento, i maschi, che spingendomi nell’ano mormorano e sussurrano frasi aggressive e ciniche, come se io dovessi supplicarli di fermarsi o mi umiliassi a quel trattamento che ormai mi provoca forse solo un po’ di solletico.
Ma fingo, fingo, fingo spesso anche con loro, e mugolo “Sììì, che duro! Mi soffochi! Mi fai male!” per soddisfarli poi con un repentino “Ahh! Sììì… che bello… continua!!” giusto in tempo per farli contenti un attimo prima che spruzzino il loro orgasmo nel preservativo che gli ho fatto mettere anche contro le loro intenzioni.
Fra questi arroganti portatori di scettro soltanto qualcuno sembra avere un qualche piacere nel tentare di farmi piacere: qualcuno che durante la sodomizzazione mi abbraccia e tenta con le mani di afferrarmi il sesso davanti per carezzarlo o masturbarlo. O altri che mentre si agitano nel mio canale avvezzo ad ogni passaggio contemporaneamente mi accarezzano le spalle e la schiena. La maggior parte no, mi tengono salda per i fianchi e affondano dentro di me con colpi decisi e violenti, volutamente brutali a dimostrare che la loro mascolinità è superiore ad ogni mia opinione o esigenza.
E riconosco subito quando stanno per raggiungere il piacere per cui mi pagano: non tanto e non solo dal respiro che si fa affannoso o dalle parole che da teatralmente aggressive si fanno pacate e smozzicate. Li riconosco dal pulsare del loro organo infilato dentro di me come un coltello da macellaio
che comincia a pulsare come un cuore impazzito e che appena scarica il suo piacere si comincia a ritirare e scivola via dall’ano come l’acqua della bassa marea nel mio paese.
Ben poco ho da dire su quelli, e non sono pochi neppure loro, che da me invece vorrebbero lo stesso trattamento per cui gli altri mi pagano: vorrebbero
cioè che fossi i a sodomizzarli e mi supplicano per questo, ma inutilmente, perché il mio pene, pure di dimensioni non inconsistenti, non trova più ormai la tensione che pure una volta aveva. Per questo lo ammetto, porto sempre con me un fallo di gomma che uso talvolta con certi clienti che vogliono soltanto provare il piacere di prenderlo dietro da chi con mano esperta sappia fargli provare col ritmo e la pressione giusta il piacere di essere sfondati da dietro.
E strillano questi altri, dovreste sentirli come strillano. E il gusto di essere sottomessi si moltiplica all’idea che a fargli l’affronto sia l’animale nero e transessuale che per “sua natura” dovrebbe lui esser sottomesso e umiliato.
Ne ho vista di gente in questi due mesi: il Dottor Franco per esempio è un cliente regolare che settimanalmente passa da me e pretende con ferma cortesia servizi di bocca e di mani e solo una volta ha voluto penetrarmi e l’ha fatto senza problemi, ma forse l piacere provato non l’ha soddisfatto quanto le mie labbra che gli succhiano il sesso mentre con le mani, lui, si avvinghia al mio pene. E poi il professor Marchi che insegna religione alla scuola professionale giù in paese: lui è un tipo strano, certamente gay, che per qualche motivo pare voglia nascondere a tutti la sua vera natura e con me si esibisce in rapporti veloci e timidi, spesso limitati a un reciproco sfregamento di sessi con le mani.
Ma anche giovani vengono da me per smania di potere senz’altro, ma loro mi fanno paura perché mi pare che non potrei controllare le loro reazioni se per qualche motivo perdessero la testa: così come è stato con due teppistelli, Davide e Sergio che proprio ieri sera sono venuti da me e insistevano per farlo contemporaneamente, cosa che io beninteso ho rifiutato. Si sono infine accontentati di una prestazione del tutto normale. Normale per modo di dire, perché Sergio mi ha preso da dietro ed è venuto in due secondi, ma Davide non è neanche riuscito a farselo drizzare ed alla fine per farlo venire col sesso moscio ho dovuto succhiarlo con tanta energia che oggi ancora mi fa male la bocca. E dire che avrebbero voluto farlo insieme. E se Sergio si fosse accorto che l’amico non si eccitava abbastanza da farselo diventare duro, Davide che figura ci avrebbe fatto? Invece così, nessuno dei due avendo visto l’altro, si saranno di certo raccontati performances straordinarie nei loro venti minuti d’amore con Luana la negra.

FINE

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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