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L’uomo della porta accanto

Il risveglio d’estate era per Giuliana una gioia incommensurabile, come quando da ragazzina osservava l’angolo di paesaggio fra la tenda ed il muro, non appena apriva gli occhi, attraverso una delle ampie fessure del balcone in legno, che erano la regola nelle malandate case di campagna dell’immediato dopoguerra.
Ella dal letto accostava il suo occhio ancora assonnato a quella specie di tenda alla veneziana e poteva osservare un ramo di melo inclinato contro il cielo, la linea di un camino poco distante e la fronte di una collina in lontananza: in quegli attimi di incontenibile euforia ascoltava la melodia del pettirosso appoggiato al ramo e stiracchiava le sue membra prima di lasciar scorrere la mano sul grembo.
Era divenuta una formalità mattutina, con movimenti lenti e fin quasi esasperati cominciava ad accarezzarsi le cosce sollevando la camiciola, risaliva piano verso il pube lasciando che i polpastrelli le donassero quel piacere di un contatto proibito, le dita scostavano le larghe mutandine in cotone e si insinuavano dentro la fessura umida, fendendo la rigogliosa peluria scura che già da un anno le adornava il monte di venere.
Aveva imparato a massaggiarsi la clitoride con movimenti ora delicati ora ruvidi, stringendola tra pollice ed indice e stirandola verso il basso, così da trasmettere delle fitte lancinanti al cervello, era un piacere sublime quello che l’accompagnava a copiosi orgasmi che le sbrodolavano le cosce, lasciandola esausta e felice.
I favolosi anni sessanta accompagnano alle nozze una Giuliana venticinquenne, che si trasferisce in città ove alloggia con il marito Andrea in un palazzo al quarto ed ultimo piano: non ci sono più i risvegli raccontati dal cinguettio del pettirosso, ma lei non rinuncia al piacere dell’intensa luce estiva che annuncia il mattino, lasciando le persiane leggermente socchiuse.
Il marito alle sette e mezzo è già in strada per recarsi al lavoro mentre lei assorbe i raggi che filtrano distesa a letto, con lo stesso piacevole affanno di quand’era ragazzina e si abbandona all’auto masturbazione che ancora oggi allieta i suoi risvegli.
è in uno di questi momenti in cui il suo corpo si contorce ed il respiro diventa un rantolo, prima di esplodere nell’orgasmo, che percepisce un insistito lamento provenire attraverso la parete dell’appartamento attiguo, subito non ci presta attenzione ma poi si sofferma perplessa, ascolta con il cuore in gola: è una voce femminile, la riconosce in quella di Marcella, che abita accanto a loro.
Giuliana è emozionata, si solleva dal letto e si avvicina alla parete appoggiando il lobo per ascoltare meglio, sente distintamente il sibilo che anticipa il colpo della frusta sulla pelle, ma ancor meglio le parole accorate di Marcella: ……
“basta, ti prego, perdonami”……… non coglie il borbottio del marito ma ancora i colpi che la colpiscono come una musica cadenzata……. poi quasi un urlo disperato e liberatorio:
“sì, sì, inculami….. spaccami il culo……. sono una troia…… la tua troia”……..
Ora Giuliana è avvolta in un bagno di sudore spinge l’orecchio contro il muro quasi volesse perforarlo, ascolta il rimbombo della penetrazione anale quando il cazzo affonda completamente facendo sbattere le palle sul perineo, condivide attraverso la parete quell’animalesco amplesso colmo di respiri asmatici, ha la mano affondata nella fica e raggiunge un ulteriore orgasmo acquietandosi, nello stesso momento in cui il silenzio piomba anche nella stanza accanto.
Marcella è una donna di corporazione minuta, bionda ed aggraziata, ha quarant’anni e vive con Bruno un sessantaquattrenne che Giuliana crede suo marito, di fatto invece lei è la sua compagna, amante e schiava, che qualche anno prima ha lasciato la famiglia per seguire quell’uomo di cui è diventata succube.
Bruno è un ex direttore di banca ora in pensione, l’incontro con Marcella avvenne occasionalmente in un cinema, all’ultima proiezione, lei era con suo marito e si erano seduti poco prima che si spegnessero le luci, non si era nemmeno accorta di quel signore di una certa età accanto a lei e la visione delle scene di un film drammatico che scorrevano, quasi non le avevano fatto percepire la coscia dell’uomo che sfiorava la sua.
Quando la pressione divenne più marcata Marcella cominciò a preoccuparsi e scostò appena la gamba per sottrarsi a quel contatto, non vi era abituata ma si accorse che nemmeno la infastidiva; Bruno non insistette ed ella credette di essere riuscita a farlo desistere, ma fu solo una questione di qualche minuto perché quando la coda dell’occhio sfilò verso il suo vicino il sangue le si gelò.
Bruno si era sollevato sulla poltroncina con il busto eretto e teneva il proprio impermeabile sulle gambe, fu sufficiente che lo scostasse appena per far apparire in tutta la sua prorompenza il cazzo svettante; Marcella cercò di soffocare l’emozione che le stava sballottando i seni, tentando di concentrarsi sullo schermo senza riuscirci, l’occhio continuava a spostarsi sempre più spesso su quella visione che le offuscava la vista.
Avrebbe potuto scuotersi e far intervenire il marito che non si era accorto di nulla, ma non lo fece ed accettò di incamminarsi in quel percorso senza conoscerne o sospettarne il punto di arrivo, lasciò che la mano di lui si posasse sulla sua sopra il bracciolo, poi lasciò che la spostasse sotto l’impermeabile, come impugnò l’uccello movendo impercettibilmente la mano sentì un riflusso di umori bagnarle la fica: lo segò proprio come una ragazzina alla prime armi, con la stessa angoscia interiore ma anche con il medesimo affanno di chi si avvicina al piacere del proibito.
Gli schizzi di sperma che imbrattarono l’impermeabile si unirono alle contrazioni della vagina di Marcella che ebbe un orgasmo straripante e fu costretta a serrare le cosce per non lasciar defluire i frutti del suo piacere, si pulì la mano su un lembo dell’impermeabile e la ritrasse, un attimo dopo lo sconosciuto che le sedeva accanto era sparito.
Nei giorni successivi Marcella divenne inquieta, quasi irascibile, non riusciva a scrollarsi dalla mente quell’episodio, ma non solo, ogni qual volta focalizzava le immagini doveva correre a distendersi a letto, qui sola nella propria intimità aveva ricominciato una pratica smessa da molti anni: si masturbava come una forsennata, invocando quell’uomo dal volto sfumato di cui nulla conosceva.
Fu quasi un mese dopo che aprendo la porta di casa al suono del campanello, credendo di trovarsi davanti il postino, Bruno ricomparve sull’uscio: dal come aumentarono le pulsazioni Marcella capì che quella che aveva di fronte era la stessa persona del cinema, restò imbambolata a guardarlo per oltre un minuto senza proferire parola alcuna.
Anche lui rimase in silenzio scrutandola con i suoi occhi scuri, alla ricerca delle forme del suo corpo nervoso nascosto da un camicione; ella ebbe un riverbero di lucidità e sussurrò: cosa vuole ancora da me, se ne vada mio marito potrebbe arrivare da un momento all’altro!
Per la prima volta ascoltò la voce tenebrosa di Bruno che continuava a spogliarla con gli occhi, senza muoversi di un millimetro dalla porta spalancata: non mi piacciono le bugie ed imparerai presto che non le accetto, è un mese che seguo ogni tuo movimento, conosco perfettamente le vostre abitudini e so bene che tuo marito non rientra prima di sera.
Il volto di Marcella divenne rosso paonazzo al pari di quello di una bambina colta in flagrante, restò bloccata con le braccia penzoloni anche quando le mani di lui si spostarono sulle sue coppe sode, egli le soppesò da sopra il tessuto, fece roteare le dita intorno alle areole e come i capezzoli si inturgidirono agganciò tra indice e medio i due bottoncini appuntiti, torcendoli con forza.
Una smorfia di dolore contrasse il viso della donna mentre la voce di Bruno soggiunse: non dirai più bugie vero?
Marcella annuì mentre lui avanzava di un passo richiudendo la porta alle sue spalle, rimanendovene appoggiato con la schiena: adesso farai quello per cui sono venuto, su tiralo fuori e segami!
La vergogna avvampò ulteriormente il viso di Marcella che come un automa si apprestò a sbottonare la patta, deglutì eccitata nel verificarne la consistenza da sopra i boxer ed ebbe quasi un mancamento nell’estrarlo dai pantaloni, facendolo fuoriuscire imperioso.
Lo segò in piedi, con la stessa delicatezza e circospezione che aveva usato al cinema, con lo sguardo chino, in pratica fisso su quel poderoso uccello che stava masturbando, ebbe un brivido quando lui le abbassò le spalline del camicione lasciandole scomposte sulle braccia dopo aver messo a nudo i seni: continua a segarmi troia, sì così, piano, lentamente, lisciando la pelle.
Le dita si serrarono di nuovo sui capezzoli stringendoli in una morsa dolorosa: ti sono mancato vero, ti è mancato il mio cazzo, avevi voglia di riprenderlo in mano, di coccolarlo…….. rispondi!
Marcella deglutì di nuovo annuendo, ma lui non si accontentò, strizzando con cattiveria le corolle appuntite: rispondi, cosa aspetti?
Sì mormorò lei con un filo di voce.
Non ti ho sentita, più forte devi dire che hai una gran voglia del mio cazzo!
Ho una gran voglia del suo cazzo disse Marcella con voce chiara mentre lui continuava a torturarle le tette.
In ginocchio ora e mani dietro la schiena!
Il cazzo forzò le labbra socchiuse mentre le mani di Bruno bloccarono la nuca immergendosi nella chioma bionda, la scopò in bocca con veemenza togliendole il respiro, la cappella sbatteva in gola raschiando l’ugola, fu un crescendo di colpi micidiali che la fece lacrimare per lo sforzo, l’uccello pulsava nel palato ed era prossimo all’esplosione finale: lui le serrò le narici con le dita e scaricò in bocca un fiume di sborra, soffocandola.
Gli schizzi densi e caldi intaccarono la balza e mentre lei con uno sforzo si staccava per rifiatare, gli ultimi spruzzi la colpirono sul viso, sulle narici e sui capelli.
Con la stessa rapidità con cui era apparso si dileguò, tanto che Marcella inginocchiata a terra credette di essere nel mezzo di un incubo, si pizzicò più volte le braccia come se volesse svegliarsi, ma ben presto si rese conto che non si trattava di un sogno, si sollevò avviandosi verso il bagno: da quel giorno Bruno sarebbe divenuto la sua ombra.
Giuliana non ha molta confidenza con i vicini di casa, lei e suo marito si sono stabiliti colà da quasi un anno, si incontrano di rado ed i saluti sono sempre molto formali; dopo aver scoperto quanto avviene al di là della parete, ella si ritrova incollata al muro appena sente qualche rumore e cerca di percepire ogni situazione, anche se spesso il suo appostamento non da i frutti sperati, comunque ha ormai imparato a riconoscere i gemiti di Marcella, le sue implorazioni, e quando ciò accade avverte la fica che si inzuppa, quasi allo stesso modo delle poche volte che incontra Bruno e ne subisce lo sguardo inquisitore.
Quell’uomo riesce ad imbarazzarla senza nemmeno rivolgerle la parola, ciò nonostante con l’andar del tempo constata sempre più manifestamente che ha verso di lui un’attrazione di cui non riesce a darsi una spiegazione plausibile, comincia a delinearsi nel suo intimo quel sogno recondito che ristagna in molte giovani donne: il desiderio di venir insidiata da un vecchio porco.
Il primo vero contatto avviene un mattino nel piano interrato ove vi sono i magazzini degli appartamenti, ella non si è accorta di Bruno che, giunto da tergo, la saluta con la sua voce profonda facendola sobbalzare; Giuliana ricambia un sussurrato saluto e si appoggia alla fredda parete del corridoio come per farlo passare, quella vicinanza la blocca e la emoziona al tempo stesso, come lui le giunge a contatto comincia a tremare vistosamente.
Cosa c’è si sente poco bene signora, le soffia sul viso Bruno, producendole un mancamento alle ginocchia; egli si arresta davanti a lei nello stretto corridoio e solo in quel momento si rende perfettamente conto dello stato confusionale in cui si trova la giovane vicina di casa: allora cos’ha ripete lui affannandola ancor più.
Nulla, nulla borbotta Giuliana, i cui seni ballonzolanti gonfiano la camicetta, sì, sì forse non sto tanto bene, non so cosa mi sia capitato tutto d’un colpo……
Li conosco bene i malesseri delle puttanelle come te, riprende Bruno con tono cupo, vediamo se riesco a guarirli, ho una medicina portentosa; così dicendo appoggia le mani sul petto della giovane donna e comincia a sbottonare la camicetta.
Giuliana rimane bloccata incapace di muoversi, si scuote solo quando avverte che con uno strattone le ha abbassato le coppe del reggiseno, mettendo a nudo le tette grosse e dure: ha una quarta abbondante con capezzoli larghi e scuri, molto sensibili al tatto.
Mi lasci sporcaccione cosa vuole da me, biascica Giuliana mentre le mani di lui manipolano i seni con forza, quasi con cattiveria, ed ella avverte un riflusso di umori inondarle la fica, che straripano sulla folta boscaglia nera che le adorna il pube.
Ti conviene star zitta e buona troietta se non vuoi che usi le manieri forti, so bene di cosa hai bisogno, ne ho sistemate molte di mogliettine in calore come te, adesso girati appoggia le mani sul muro e allunga il culo all’indietro, svelta se non vuoi che cominci a dartele di santa ragione.
Con la pressione da lui esercitata sul suo corpo, ella si ritrova con mani e fronte sul muro, piegata all’indietro con il sedere proteso, balbettando: porco, porco, maiale, vuole approfittarsi di me con la forza, non le basta quello che fa con sua moglie…….
Giuliana si pente subito dell’ultima frase borbottata, che all’evidenza faceva intuire di una conoscenza su quanto accadeva nell’appartamento accanto; un colpo in mezzo alle gambe gliele fece allargare, in quella posizione sembrava come una delinquente che viene bloccata e perquisita dalla polizia, una ulteriore ammonizione a non muoversi anticipò lo scoprire del fondo schiena, un attimo dopo le mutande erano già abbassate sulle cosce e le intimità svelate all’occhio dilatato di quel vecchio porcone.
Malgrado fossero in un luogo ove potevano essere raggiunti da qualche altro inquilino, Bruno dimostra di non aver fretta, fa scorrere entrambe le mani sulla pelle vellutata solcando con una certa pressione quella carne soda, come le dita giungono all’interno della fessura umida, egli esclama: troia, troia, sei bagnata fradicia!
Con tre dita affondate nella fica Bruno continua ad insultarla mentre con l’altra mano fa fuoriuscire il grosso arnese che gonfiava i pantaloni, Giuliana lo sente sbattere sul sedere, sussulta e geme mentre la vagina tracima broda fluida che anticipa un primo orgasmo asfissiante.
Che ne sai tu di mia moglie le intima Bruno tenendole il cazzo puntato dentro il solco delle natiche, hai parlato con lei?
No, no borbotta Giuliana un attimo prima di ricevere una forte manata su una chiappa, che le fa strusciare la fronte sul muro, anticipando una nuova domanda inquisitoria di Bruno: allora cosa sai, cosa intendevi dire?
Ascolto attraverso la parete risponde d’un fiato Giuliana.
Questa volta ad una nuova smanacciata sul culo si accompagnano due stringenti pizzicotti sulle cosce che la fanno gemere e sussultare: la prego non mi faccia del male, mi resteranno i segni…. mio marito potrebbe accorgersene……
Cosa vuoi che ti faccia allora, vuoi che ti fotta, che ti sbatta il mio cazzo nella tua fica sbrodolata, su dimmelo troia, dimmelo puttana!
Non una frase ma un gorgoglio spezzettato esce dalla bocca di Giuliana: sì fottimi… bastardo…… maiale, sfondami porco…………… ancora…… ancora…….. oh sìììììì, dai spaccami……….. montami lurido porco…………. stuprami…………. schizzami………. riempimi….
Con le mani aggrappate ai capezzoli Bruno la stantuffa con possenti bordate mentre il cazzo gonfio spappola la fica ormai allagata, è un fiume di sborra quello che la riempie lasciandola ansante e grondante di sudore, aggrappata al muro, pochi attimi dopo è sola, lui se n’è andato senza nemmeno salutarla.
Da quegli attimi di travolgente piacere Giuliana passa ad uno stato di prostrazione quando nelle ore e nei giorni successivi, teme di dover diventare la puttana di quel vecchio bastardo, l’idea la ripugna ma nel contempo la eccita, e ciò le risulta davvero incomprensibile perché in cuor suo ritiene di essere innamorata del marito.
è felice quella domenica mattina perché Andrea le ha proposto di andare al paese natio a salutare i familiari e la sua migliore amica, Gianna, una coetanea che da qualche mese è in stato interessante, in attesa del suo primo figlio.
Prendono il treno al mattino presto e si accomodano nel vagone di seconda classe, lei guarda fuori dal finestrino il ripetersi di un giorno d’estate, riesce a svincolarsi dai pensieri opprimenti riguardanti il vicino di casa, ricorda i giorni della fanciullezza quando con Gianna stavano in attesa di veder il sole tramontare, piaceva loro vederlo indugiare all’orizzonte, prima che si stingesse.
Fantasticavano raccontandosi i segreti più intimi, ma raccogliendo anche il piacere di quella natura incontaminata che ancora caratterizzava il paese ai piedi della collina, spesso si sedevano su un tronco e guardavano gli uccelli che si avvicinavano senza paura, ce n’era uno in particolare che non le temeva e scendeva il sentiero spavaldo per raccogliere qualche briciola.
Ma il suo preferito era il pettirosso, timido e scontroso, lui non sapeva che lei stava ore a guardarlo mentre col becco andava a caccia di vermi che troncava a metà mangiandoli crudi, e poi beveva una rugiada da un’erba vicina saltellando di fianco fino al muro di cinta.
Un giorno l’uccellino prese coraggio e la guardò con occhi rapidi, scrutando anche tutt’intorno, scosse la testa vellutata come se si aspettasse un pericolo, lei gli offrì una briciola a poca distanza e lui srotolò le piume rosse del petto avvicinandosi, poi fuggì via pensando di aver osato troppo, ma ritornò ancora divenendo un riferimento certo della sua infanzia.
I saluti con i familiari si esauriscono presto, Giuliana ha fretta di incontrare Gianna, l’amica del cuore, l’unica a cui può confidare quanto accaduto con Bruno; la gravidanza la rende ancor più splendente, si baciano, si coccolano e poi si appartano in veranda bisbigliando fitto, mentre un raggio di sole illumina la bionda chioma di Gianna che, come l’amica, ha fretta di raccontare e ascoltare.
Non si erano mai nascoste nulla, avevano iniziato a scoprire le prime avvisaglie del piacere, con quei toccamenti proibiti che finirono con il praticare assieme, nessuna delle due aveva tendenze lesbiche sebbene la forte intimità le aveva portate anche a toccarsi vicendevolmente.
Erano due discole che non disdegnavano dispetti soprattutto ad un vecchio che abitava da solo in una casa fuori della piccola comunità, si divertivano a tirar sassi di nascosto sulle imposte e quando lui usciva infuriato scappavano senza farsi vedere.
Finchè un pomeriggio non se l’aspettavano proprio di vederlo comparire dietro a loro, anziché uscire come al solito dalla porta in legno, Giuliana fu la più lesta a svicolare fuggendo a perdifiato, Gianna invece venne acchiappata per le bionde trecce, il vecchio la trascinò in casa malgrado ella scalciasse e tentasse di liberarsi: bloccata e distesa sulle ginocchia lui le tirò giù le mutandine cominciando a sculacciarla sonoramente.
Aveva il culo rosso e gli occhi colmi di lacrime quando il vecchio decise che la punizione era terminata, la sua voce cambiò di tono in pochi secondi: non lo farai più vero, non tirerai più sassi con la tua amica…………
No, no lo giuro piagnucolò Gianna che quasi all’improvviso si accorse che qualcosa di grosso e duro le sbatteva sulla pancia, si emozionò avendo un’età in cui già aveva avuto modo di distinguere la differenza tra maschio e femmina, trattenne il fiato quando la mano ruvida del vecchio divenne carezzevole, scese verso la fichina scoperta e le allargò la fessura: le parve un tempo interminabile quello che lui dedicò a massaggiarla, poi un grande calore l’avvolse ed ella ansimò vistosamente, ancora qualche attimo e la lasciò libera di andar via.
Quell’episodio divenne motivo ricorrente dei loro ricordi giovanili, specie quando avevano intenzione di eccitarsi ed anche quel giorno Giuliana glielo fece venire in mente prima di iniziare il proprio racconto.
I mariti sono usciti e loro sono sole sedute in veranda, malgrado ciò Giuliana comincia a raccontare con un tono di voce quasi impercettibile, come se qualcuno potesse ascoltare di nascosto, entra nei particolari di quando ha sentito i gemiti provenire dall’appartamento attiguo e poi si sofferma sull’incontro con Bruno: guarda il volto dell’amica dipingersi di stupore, incredulità, lucida emozione, nota le sue dita fremere ed infine capta una smorfia prodotta come da una vistosa contrazione vaginale.
Mio Dio Giuliana, bisbiglia l’amica, è una storia che sa dell’incredibile, se anche non lo volevi sei riuscita a farmi inzuppare, sono un lago, bisogna che mi distenda, accompagnami in camera, voglio che tu sia più precisa su quello che hai provato nel venir posseduta da quel vecchio porco.
Giuliana l’aiuta a sfilarsi il vestito sussurrando: sei bellissima Gianna, i seni sono diventati più rotondi, che bella pancetta che hai, proprio un bel profilo, la gravidanza ti fa davvero bene, sei stupenda, su distenditi dai; si siede al suo fianco sul bordo letto affascinata da quella figura così straordinariamente fragile, le accarezza i seni soffermandosi sui capezzoli turgidi, poi scende a lisciarle la pancia pronunciata girando intorno al grembo materno.
Gianna le sposta la mano spingendola verso le cosce nei pressi del triangolo bianco delle mutandine, raccontami meglio dai, continua ad accarezzarmi………. l’amica riprende a parlare con voce suadente, le dita si fanno strada dentro la fica pelosa raggiungendo il clito, raccolgono le contrazioni che si susseguono spasmodicamente mentre il respiro cresce a dismisura prima che la quiete del dopo orgasmo la faccia rifiatare.
Sai Giuliana sospira l’amica con gli occhi dolci, avevo proprio voglia di godere, quello stupido di mio marito non mi tocca più teme di farmi del male perché sono in gravidanza, invece da quando sono in cinta ho sempre più voglia…… mi piacerebbe trovarlo anch’io un vecchio porco, a volte ho talmente voglia di un cazzo che lo sostituisco con una melanzana…….
Sei diventata una porcona Gianna, dice l’amica strizzandole l’occhio, basta che ti lasci da sola per qualche tempo e tu diventi una maniaca; dai spogliati anche tu gli uomini non arrivano prima di un’ora sussurra Gianna carezzandole una coscia e risalendo fin quasi all’inguine, mentre incrocia il suo sguardo e la osserva con gli occhi lucidi.
Ma che ti prende oggi finge di apostrofarla Giuliana, che non aspettava altro per denudarsi, poi sfila le mutande anche dell’amica e le si distende accanto; non così girati, vienimi sopra, voglio leccartela, sentire l’odore che ti ha lasciato quel vecchio porcone del tuo vicino di casa…….
Questa volta Giuliana non finge, è in qualche modo allibita non l’ha mai sentita spingersi con le parole in questo modo: ma sei impazzita che vuoi fare, mormora con voce incrinata; salimi sopra sbrigati ho una gran voglia di leccartela, ripete l’amica.
è una sensazione incredibile quella che le dona il dardo dell’amica che saetta dentro le grandi labbra, la apre, la dischiude, poi le labbra agganciano il clito e lo succhiano con avidità, facendola gemere e scomporre, vorrebbe chinarsi anche lei a ricambiare ma le manca la forza, chiude gli occhi e si lascia proiettare verso l’infinito, è avvolta da un’atmosfera blu cobalto quando schizza in gola dell’amica il suo piacere.
Restano una accanto all’altra quietandosi tra un abbraccio ed una carezza, Gianna guarda l’ora, è quasi l’una fra poco rientrano i mariti, si destreggiano ai fornelli per preparare qualcosa di caldo guardandosi di sottecchi, quest’ultima esperienza a letto, se davvero ce n’era bisogno, le ha legate maggiormente.
Mentre Gianna apparecchia la tavola l’amica si affaccia in soggiorno con una melanzana appena lavata, le si avvicina e gliela appoggia alle labbra sussurrando: è con una come questa che sopperisci all’uccello di tuo marito?
Gianna si schernisce, sorride, dai smettila potrebbero arrivare da un momento all’altro, non si può continuare………
Ma questa volta è Giuliana che ha gli occhi lucidi e che mostrano tutta la sua voglia di riprendere il giuoco: lo so ma li vediamo che arrivano, non ci possono prendere di sorpresa come quel vecchio tanti anni fa, le appoggia la melanzana sulle gote sussurrando: senti la punta com’è è morbida, entra meglio così vero?
L’amica non fa a tempo ad annuire che Giuliana la fa mettere a quattro zampe sul tappeto, le solleva la gonna e abbassa le mutande quel tanto che basta, sospirando: oh dio mio, come vorrei essere un uomo in questo momento per poterti possedere, sei fantastica……
La melanzana allarga le grandi labbra della fica di Gianna che sospira profondamente, ansimando dal piacere, Giuliana ci prova gusto e la spinge dentro, avverte le contrazioni della vagina come se si stringesse attorno ad un cazzo, è proprio come la stesse chiavando; quando è completamente fradicia la porta all’orgasmo sussurrando con voce trasognata quello che ascolta mentre il vicino di casa sodomizza la moglie.
All’improvviso gorgoglia: vuoi che provi a forzarti il buchetto?
No, no sei pazza, mi rovini!
Allora leccamela di nuovo, mi è piaciuto tantissimo, dai prima che arrivino gli uomini.
Giuliana si siede sul divano e spalanca le cosce sollevandosi la gonna, l’amica resta ginocchioni con la melanzana conficcata nella fica e si avvicina famelica, le strappa di dosso le mutandine e comincia a divorargliela, bastano pochi minuti per farla venire di nuovo con un orgasmo copioso che le impiastriccia la bocca.
Contrariamente a quanto si era ripromessa Giuliana non riesce a scacciare dalla mente il pensiero di Bruno, che anzi ritorna prepotente ogni qual volta ella si ritrova appiattita contro il muro ad ascoltare i gemiti, i sospiri e le implorazioni di Marcella, che provengono dalla stanza accanto; avrebbe voluto evitarlo invece si ritrova a cercarlo, a seguirlo, mettendosi in agitazione al solo sentire lo sbattere della porta quando lui esce dall’appartamento.
Ha deciso di seguirlo senza darsene una spiegazione razionale e si ritrova al pianterreno ove ha modo di sentire la porta di accesso ai magazzini interrati, in ferro pieno, che sbatte con il consueto frastuono, richiudendosi alle spalle di Bruno.
Con il cuore in gola scende le scale e decide di addentrarsi nel seminterrato ove ha avuto con lui il primo indelebile incontro, lo fa di soppiatto cercando di non far rumore, quasi volesse solo spiarlo, ma come arriva nei pressi del suo magazzino, Bruno compare con un sorriso beffardo e le chiede: stai cercando me, troietta?
Giuliana avvampa, è fremente ed eccitata nel solo sentire la sua voce, balbetta qualcosa di smozzicato ed indecifrabile, che esce dalle labbra rigate dalla saliva, lui la tira dentro il proprio magazzino e chiude la porta: in quel luogo angusto e semibuio allunga le mani e la palpa con sfacciata impudenza, come se il corpo di quella giovane donna gli appartenesse.
La prego, la prego, cosa vuole ancora da me………
Sei tu che devi confessarlo puttanella, dirmi il motivo per il quale sei tornata a cercarmi, ti è mancato il mio cazzo, te ne è rimasta la voglia vero, su avanti troietta, che aspetti, tiramelo fuori, svelta!
Una scossa di adrenalina scuote Giuliana, la quale con gli occhi lucidi e fremente per l’eccitazione sbotta: porco, porco, vuole approfittarsi di me, lei è un maiale, un vigliacco che vuole abusare di una giovane moglie indifesa……
Giuliana sbottona i pantaloni con la stessa schizofrenia di una persona colta da raptus improvviso, impugna quel grosso e nodoso piolo di carne e lo osserva gonfiarsi guardandolo con occhio allucinato, lo scappella con rapidi scatti attratta dalle pulsioni che le trasmette.
In ginocchio puttanella, voglio chiavarti in bocca!
Lei scivola ai suoi piedi spalancando la bocca per riceverlo al suo interno, l’ingresso è imperioso, le mani di Bruno si serrano dietro la nuca e la cappella inizia a sbattere in gola, ella può solo subire lasciando che le labbra umide, appoggiate alla pelle serica, accompagnino le devastanti pompate che le otturano la gola facendola annaspare.
Sono colpi che non le danno tregua ed ai quali non può sottrarsi, qualche attimo di rilassamento anticipa un getto di copiosi schizzi che le inondano il palato e la gola, Bruno continua a tenerle stretta la testa obbligandola a deglutire, a bere sino all’ultima goccia, e lei lo accontenta con uno sforzo indicibile, in qualche modo affranta ora che l’euforia sta scemando.
Bruno estrae l’uccello, lo reinfila nella patta e se ne va senza dire nulla, come l’altra volta.
Giuliana rimane sola con i suoi pensieri ancora per qualche istante, poi si solleva e se ne va anch’ella, sa che dopo quest’ultimo episodio entrerà nel mirino di quel vecchio sporcaccione, ma l’idea di dover sottostare alla sue voglie anziché farle ribrezzo la coinvolge al punto che quando rientra in casa e si getta sul letto, non può rinunciare a masturbarsi furiosamente.
è quasi con ansia che aspetta il giorno in cui l’anziano vicino di casa vorrà abusare di lei ancora una volta, non vi sono state altre occasioni di incontro, tranne quel pomeriggio mentre risalgono in ascensore assieme a Marcella, Bruno l’ha salutata quasi con distacco, e non si aspetta che lui all’improvviso se ne esca con una frase che la lascia sbigottita: sai Marcella, anche questa giovane signora così apparentemente pudica, cova al suo interno una voglia irrefrenabile di essere troia, come te d’altro canto e come la maggior parte delle donne a cui capita l’opportunità di fare questa verifica………. sai a lei piace anche origliare dall’altra parte della parete mentre ti punisco e poi ti inculo…..
Le due donne avvampano simultaneamente e restano immobili con lo sguardo chino, temendo quasi di incrociare tra loro lo sguardo, proprio nello stesso momento in cui l’ascensore si ferma al piano.
Bruno apre una delle due semiporte interne dell’ascensore così che lo stesso rimanga bloccato ed ordina a Marcella di sollevarli la gonna del leggero vestito che indossa, lei ha un attimo di titubanza vorrebbe sprofondare ma sa che deve ubbidire e lo fa portando la veste sempre più su, così come le viene imposto, fintanto che scopre anche l’ombelico.
Non solo la giornata afosa di quell’estate torrida, ma anche la tensione che si avverte dentro quel luogo angusto, fa sì che Marcella abbia l’epidermide grondante di sudore, Giuliana guarda con trepidazione ma anche con coinvolgente eccitazione le mani dell’uomo che abbassano le mutande strattonandole fino a mezza coscia, così da esporre la linea vaginale glabra e parzialmente dischiusa, tale da far affiorare qualche goccia di rugiada.
Quel che più la mette in apprensione sono però le evidenti striature violacee stampate sulle cosce e sul ventre, Bruno aggancia il clito e lo trattiene tra pollice ed indice indurendolo e strizzandolo verso il basso mentre la donna trasuda dal volto smorfie di un devastante piacere che quella imbarazzante situazione le produce, riesce solo ad emettere alcune flebili invocazioni: ti prego, ti prego non qui……..
E dove allora ribatte Bruno, vuoi che entriamo in casa e che facciamo assistere anche la nostra vicina……. Marcella non riesce più a trovare il fiato per rispondere, si limita ad un impercettibile cenno di diniego con la testa, si vergogna essendo questa la prima volta che viene coinvolta con una terza persona, anche se il fremito incessante del suo corpo mette in luce la sua totale incapacità reattiva.
Ma non vedi che lei muore dalla voglia di partecipare, continua Bruno mentre persiste ad allargarle la fica ormai pregna di sughi, su troietta tirami fuori il cazzo e menamelo; Giuliana è scossa da un fremito convulso nell’eseguire quell’ordine e come impugna l’uccello risponde affermativamente ad una domanda che lui le pone limitandosi ad una stretta più significativa del randello duro, essendo anche lei incapace di emettere alcun suono che si tramuti in parola.
Una botta sulla porta esterna dell’ascensore proveniente da diverso piano, che segnala la richiesta di liberarlo, costringe Bruno a portare le due donne in casa, nella camera attigua alla sua Giuliana resta in disparte, in silenzio, e per la prima volta vede dal vivo quanto ha più volte ascoltato incollata alla parete, quando si limitava ad immaginare le scene attraverso i gemiti che giungevano.
Marcella è immobile, il suo uomo decide per lei, la spoglia nuda, la fa abbarbicare ad un attrezzo simile ad un piccolo cavallo ginnico, alle cui estremità vi sono dei legacci: è uno spettacolo indecente ma molto erotico vederla immobilizzata sopra l’attrezzo con caviglie e polsi legati alle estremità, con cosce spalancate e con fica e culo ben esposti.
è la volta di Giuliana che viene fatta salire sul letto vestita con le spalle appoggiate alla testiera, ella guarda con occhi impauriti Bruno che le blocca i polsi con delle corde che ha estratto da un cassetto del comodino, mentre la sua voce profonda riempie l’aria della stanza: oggi imparerai anche tu cosa significhi davvero essere in balia di un vecchio porco……..
Un brivido di piacere accompagna la mano di Bruno che risale sulle cosce sotto la gonna, lei ansima e sbuffa: porco, porco, bastardo cosa vuoi farmi; è solo l’eccitazione che la porta ad esprimersi così, infatti lui sogghigna, si diverte a carezzare la fica da sopra le mutande, infila le dita dentro assieme al tessuto, la penetra senza farle sentire il contatto dei polpastrelli mentre Giuliana borbotta ancora: porco, porco, vigliacco……..
Bruno si stacca da lei lasciandola in preda alle contrazioni e con lo sguardo che emana lampi lussuriosi, mentre le cosce si serrano come per frenare i flussi di piacere che sgorgano dalla fica.
La prima consistente cinghiata si stampa sul culo di Marcella che sobbalza, segnando la pelle sopra precedenti rigature causate da medesime punizioni, ella respira rumorosamente ma non si lamenta lascia che la cinghia imprima sulla sua pelle, nel sedere e nelle cosce, fasce rossastre tendenti al blu, poi il bruciore diviene insopportabile e Marcella è costretta ad implorare il suo aguzzino di fermarsi.
Ma Bruno è ligio al rituale: troia, puttana cos’hai da lamentarti, perché mi chiedi di smettere sai bene cosa pretendo da te per buttare la cinghia…………. è come un lamento quello che sgorga dalla bocca di Marcella: sì, sì, inculami, inculami, ti prego, sfonda il mio culo da troia………
Oggi non è sufficiente, abbiamo un ospite, voglio che le lecchi la fica mentre te lo pianto in culo, zoccola!
Sì, sì, farò tutto quello che vuoi ma inculami ti prego, basta, basta…. mi brucia troppo……. ho tanta voglia del tuo cazzo nel culo…….
Con le mani legate dietro la schiena Marcella viene spostata sul letto ed accovacciata tra le cosce di Giuliana, alla quale Bruno ha scostato il triangolo delle mutandine, allargando nel contempo la fica con le dita, è la prima volta che si appresta a leccare una donna ma la libidine cancella ogni remora, allunga la lingua senza esitazione lappandola mentre l’altra si contorce dal piacere e guarda con occhi sbarrati il possente uccello dell’uomo che comincia a violare il culo entrando rapidamente a fondo.
Sono pompate massacranti quelle che Bruno impone, sfondando le viscere della donna la cui bocca sbatte con forza sulla fica di Giuliana, la quale rischia di perdere i sensi avvolta com’è da quell’aura di sconfinato piacere in cui viene trasportata, ascoltando il sordo rimbombo delle palle che sbattono sul corpo di Marcella, il cui sedere viene letteralmente spappolato.
Giuliana fa fatica a reggersi in piedi quando Bruno la slega invitandola ad andare a casa propria, contrariamente al solito la accompagna fin sul pianerottolo, vuole verificare un qualcosa che aveva raccolto guardandola negli occhi quando aveva imposto a Marcella di leccarle la fica.
Prima che entri in casa la blocca tenendole stretto un braccio e costringendola a guardarlo negli occhi: si fa confessare che quella non è stata la prima volta che ha lesbicato.
è necessario che passino diversi giorni prima che Bruno possa attuare un proprio piano, Andrea il marito di Giuliana deve assentarsi un paio di giorni per un lavoro in trasferta con la propria ditta: è l’occasione propizia per predisporre una visita inaspettata.
Bruno parte con Giuliana al mattino a bordo della propria Bianchina, è uno di quei giorni caldi e soffocanti così frequenti nelle estati degli anni sessanta, si addentrano nella periferia circondati dal verde dei prati e dai bagliori dell’afa che salgono dai campi di frumento, le allodole fischiano le loro melodie mentre le quaglie ristagnano tra il verde nascoste a raccogliere le molte opportunità di cibo che il territorio offre.
Giuliana non sa cos’abbia in serbo quel vecchio maiale, il quale l’ha già costretta, durante il tragitto, a chinarsi sotto il volante per spompinarlo fino a raccogliere in bocca una scarica di spruzzi di sperma; si fermano a circa duecento metri dalla casa di Gianna, lasciando la macchina dietro una siepe in modo che non possa essere vista, come pure loro si incamminano verso il retro, seguendo un angolo morto per non essere notati.
Bruno ha imposto a Giuliana che l’incontro con la sua amica lo farà da solo, lei non deve assolutamente farsi vedere, potrà però avvicinarsi e spiare di nascosto dopo che lui avrà preso l’iniziativa.
Gianna ha un sobbalzo nel vedere quell’uomo che bussa alla porta, è sola in casa ed ha paura, chiede cosa voglia e come sia arrivato in quel luogo sperduto; sono il vicino di casa della sua amica Giuliana, è stata a lei a dirmi di portarle i suoi saluti, apra su mi faccia entrare……
Nel breve spazio di un istante Gianna focalizza la situazione, identificando in quel signore di una certa età la persona che ha abusato dell’amica, non è più paura quella che l’accompagna nei momenti successivi all’apertura della porta, ma trepidazione che le fa tremare anche la voce quando chiede: piacere…. cosa l’ha spinta fin qui……….
Davvero non te lo immagini, risponde Bruno con tono profondo mentre le appoggia una mano sul collo, raccogliendo un lungo brivido, poi scende a stringere un seno soffermandosi a delineare la corolla il cui capezzolo si è immediatamente inturgidito.
La prego mi lasci ribatte Gianna senza molta convinzione, cosa ha in mente, non vorrà approfittarsi di una signora sola in casa, per giunta in stato interessante……
Lo vedo che sei incinta le soffia addosso Bruno, ma ciò non mi impedirà di possederti troietta, vedrai che piacerà anche a te come alla tua amica…….. mi ha raccontato diverse cose su di te………. adesso andiamo di là in camera, su devi solo fare la brava….. al resto ci penso io……
Ha le gambe molli nel breve tragitto fra l’ingresso e la camera, è stupita, eccitata, trasognata, come se non si rendesse conto della piega che sta prendendo quell’incontro; lui la tiene in piedi vicina al letto, consentendo così a Giuliana di entrare in casa ed appropinquarsi silenziosa per vedere di nascosto, ma più da vicino, quello che sta succedendo.
Accarezzami il cazzo mentre ti spoglio, cosa aspetti puttanella, su dai ti vedo che muori dalla voglia…….. maiale, maiale, come si permette di trattarmi così, mormora Gianna che però allunga la mano carezzando l’uccello gonfio avvolto dalla stoffa leggera dei pantaloni……… sussulta e deglutisce borbottando ancora: è enorme….. porco, sporcaccione vuole violentarmi vero?
Gianna non porta reggiseno e come Bruno finisce di sbottonare la vestaglia ella resta con i grossi seni scoperti che fendono l’aria rarefatta della stanza; deve salire sul letto ed accovacciarsi a quattro zampe, le mani di lui le solcano il corpo, comprimono le tette, le abbassano le mutande; il suo corpo emette un fremito lunghissimo quando Bruno la fruga nella fica fradicia, apostrofandola: troia, troia, non vedi l’ora che te lo sbatta dentro…… ma prima voglio punirti…….
Sale sul letto togliendosi solo le scarpe e comincia a sculacciarla con il palmo aperto, non sono colpi duri ma riescono comunque a farla dondolare mentre borbotta: no, no, la prego non mi faccia male, sarò brava……. la voce di Gianna ha un’intonazione bambinesca, anche quando lui sfodera il piolo duro e glielo sbatte sulle natiche, strappandole borbottii di piacere.
Bruno è proprio un incorreggibile porco, spinge la cappella dilatando appena le labbra vaginali e poi le ingiunge: avanti puttanella, chiavati da sola, su spingiti dentro, fallo affondare, scopati vaccona!
Ora la voce di Gianna è divenuta rantolo: vigliacco, vigliacco, porco, lurido porco, sì, sì…. oh mio dio è grandioso, è magnifico….. è bellissimo……
Giuliana guarda strabiliata l’amica che si impala rinculando su quel grosso arnese che la sta sventrando, poi il ritmo diventa frenetico come le parole: riempimi di sborra, maiale, sì schizzami dentro, dai sborra, sborra, ti prego, sììììììììì, godoooooooooooooo, oh sì anche tu……. il tuo seme mi inonda………
Qualche attimo dopo Gianna viene fatta distendere supina, con le cosce spalancate come se dovesse apprestarsi ad una visita ginecologica, Bruno è sceso dal letto le ha spostato la testa facendole imboccare il cazzo impiastricciato: ciuccialo adesso…… brava così…..
Una mano vaga carezzando e palpando il corpo dolce e delicato della giovane donna in cinta, l’altra le tiene la testa sollevata accompagnando la suzione, mentre lui riempie la stanza con la sua voce profonda: vorresti che ci fosse qua la tua amica del cuore a leccartela vero?
Dalla stretta delle labbra sul cazzo insalivato Bruno capisce che l’idea accresce in lei la libidine, fa un piccolo cenno con lo sguardo a Giuliana appoggiata allo stipite: la puerpera non si accorge di nulla fintanto che avverte l’ascesa sul letto di un’altra persona ed immediatamente dopo la lingua che esplora ed esporta i residui di sperma stagnanti sulla fica.
Sono momenti di estasi per Gianna, solo quando Bruno si distacca può esprimere con voce enfatica quello che l’uccello le faceva trattenere in gola: porco, maiale, sporcaccione, non solo ti sei approfittato della mia migliore amica, ma l’hai pure costretta a farti portare qui per abusare anche di me……….
Bruno evita di risponderle, sale sul letto e solleva la veste di Giuliana raggrumandola sulla parte alta della schiena, poi le scopre il culo mentre lo sguardo di Gianna si fa languido sotto il persistere delle lappate ed anche per la visione dell’amica che sta per essere posseduta da quell’anziano signore.
Il randello affonda con facilità nella fica colma di sughi, Bruno lo lubrifica con qualche morbida stoccata che fa perdere la testa a Giuliana, la quale si avventa con sempre maggior ingordigia sulla vulva dell’amica, sono pochi attimi felici perché lui si ritrae facendosi strada tra le natiche, mentre annuncia: è giunto il momento di rompere anche il culo di questa puttanella.
Giuliana tenta di sollevarsi ma lui le molla una manata sulla schiena, un attimo sente la cappella forzare il buchetto, allenta la suzione delle labbra rosse cupo dell’amica, la quale si fa coinvolgere da quella situazione e si allunga a trattenerle la testa mentre la sua voce incontrollata ed isterica grida: sì, sì, spaccale il culo a questa troia, sì sbattiglielo tutto dentro!
è una penetrazione dolorosa e lacerante quella che si consuma nel culo di Giuliana, la quale mano a mano che le stoccate diventano più esplosive, comincia a dimenarsi mentre il volto le si riga di lacrime e la bocca è costretta a staccarsi per lasciar defluire i gemiti e le implorazioni che concludono quella cocente sodomizzazione.
Il marito di Gianna non viene mai a casa per pranzo e Bruno decide di trattenersi anche nel primo pomeriggio, le due amiche parlano sottovoce, lui è riuscito a soggiogarle, a violare quella sottile membrana di pudore che spesso impedisce di dar sfogo liberamente alla propria sessualità, ma non solo, è riuscito a metterle in competizione costringendole a desiderare le attenzioni una a scapito dell’altra.
Giuliana guarda con invidia l’amica che raccoglie gli sguardi interessati di Bruno, il quale è in qualche modo affascinato da quel corpo in gravidanza così aggraziato e splendente, e le si rivolge senza perifrasi: hai di nuovo gli occhi lucidi porcona, hai ancora voglia del mio cazzo vero…………
Gianna non riesce a frenare il rossore che le arriva fin sulle tempie, è seduta su una sedia in soggiorno dove hanno appena finito di sorbire un caffè, Bruno si alza portandosi alle sue spalle, le sbottona il grembiule facendo scivolare le maniche lungo le braccia, scopre la schiena e le mammelle gonfie, inizia ad esercitare una certa pressione sulla pelle facendola rabbrividire dal piacere mentre le soffia in un orecchio: andiamo di là in camera o preferisci intanto succhiarmelo qui davanti alla tua amica del cuore?
Porco, porco, maiale, borbotta Gianna mentre si affretta ad aprirgli la patta, imboccando il randello teso che spunta dai pantaloni, lo liscia con le labbra, lo insaliva, ascoltando con una certa apprensione l’ultima frase di Bruno: fra poco tocca a te farti rompere il bel culetto da troia….. non vorrai essere da meno della tua migliore amica?
Giuliana è rimasta seduta ed osserva in silenzio, ha fatto scivolare una mano sulle cosce e si sta carezzando languidamente, Gianna vorrebbe ribattere ma le mani di lui le serrano la testa ed il cazzo le sbatte ripetutamente in gola, si lascia scopare in bocca confidando che le sborri in bocca, ma all’improvviso Bruno si stacca, la fa sollevare e la accompagna tremante a letto.
Qui vuole che sia Giuliana a finire di spogliarla facendola accucciare di traverso il letto, prima di rimetterglielo in bocca mormorando: su dai da brava succhialo ancora che lo lubrifichi per bene!
E tu troietta vai in cucina a lavare una melanzana, voglio che gliela pianti nella fica e poi le spalanchi le chiappe infilando la lingua dentro il buchetto così la prepari aperta, spalancata!
Giuliana non ci pensa un attimo ad ubbidire e dopo poco si presenta impugnando il simbolo fallico con il quale affonda dentro la fica dell’amica, che comincia fremere e poi si scioglie completamente non appena avverte la lingua che si infila dentro le chiappe, stuzzicando il buchetto grinzito.
Quando Bruno si sostituisce a lei puntando il cazzo sull’orifizio ammorbidito, Gianna annaspa in un crescendo di gemiti ed urla strozzate, che accompagnano le stoccate che le sfondano il culo: Giuliana ora la bacia per farla tacere, le strizza le tette, la carezza, la morde, la inebria, cercando di lenire le fitte dolorose che finiscono non appena lui la riempie di sborra.
Quella sera stessa, sola in casa e distesa a letto, Giuliana ripete il rito di sempre, si masturba pensando all’uomo della porta accanto, ma questo è solo l’inizio di una storia che la coinvolgerà nel profondo per tutta la vita. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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