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Paolo, uno studente

Che confusione in città. Mustafà ammazzato, Maurizio in galera… che poi non è stato lui, ne sono sicuro, lo conosco: non è certo un angioletto ma non ce lo vedo ad ammazzare una persona. Anzi, io un’idea ce l’avrei su chi potrebbe essere stato. Ma come faccio ad andarlo a raccontare al magistrato?
Chissà quante domande mi farebbe: potrei cacciarmi in un mare di guai anche io.
Proprio nei giorni in cui Mustafà è stato ammazzato in città c’era un signore strano, un certo professor Camilli.
Pare che fosse un vecchio conoscerte di Abdul il Senegalese, il fratello di Mustafà. E se conosceva uno doveva conoscere pure l’altro.
Insomma questo Camilli è stato qui solo due giorni e pare che cercasse il modo di divertirsi con dei ragazzetti giovani e disponibili, disposto per questo a pagare anche cifre consistenti. Abdul ha fatto girare la voce, Maurizio lo ha detto a me, a Marco e a Federico. E insomma una sera abbiamo organizzato una cosa in un piccolo appartamento che il prof Camilli aveva affittato in città.
Ci ha ricevuto in salotto e ci ha fatto accomodare molto gentilmente sul divano: è un uomo sui sessant’anni, ma con un fisico ben tenuto, poca pancia e capelli grigi. Ci ha offerto da bere e ci ha detto di non fare complimenti perché di alcoolici ce ne erano in gran quantità. E Noi abbiamo bevuto volentieri anche per mascherare il nostro imbarazzo.
Dopo un po’ ci ha detto:
“Bè ragazzi, adesso andate a rinfrescarvi un po’. Lì c’è il bagno: fate una bella doccia e poi tornate di qua. I vestiti potete lasciarli in bagno, così sarete più in libertà”
Insomma il vecchi porco voleva che tornassimo nudi. E così abbiamo fatto. Appena usciti siamo tornati in salotto, nudi come vermicelli, e abbiamo trovato anche lui, completamente spogliato che sorseggiava qualcosa in poltrona mentre dallo stereo uscivano le note di una vecchia canzone ballabile. Ha fatto cenno a me di sedermi per terra, sul tappeto, fra le sue gambe e ha detto agli altri due:
“Voi intanto potete farmi vedere qualcosa se vi va. Non so se vi piace questa canzone, ma mi piacerebbe vedervi ballare”
Marco e Federico allora sono andati al centro della stanza e hanno cominciato a ballare un lento, ridacchiando sotto sotto per la buffa situazione.
“Potete pure tenervi più stretti, non è vietato” li ha incoraggiati lui.
Marco e Federico allora si sono avvicinati abbracciandosi più strettamente così che i loro corpi sono venuti a contatto. Marco poi ha rotto gli indugi carezzando con le mani Federico sulla schiena e sui glutei. I loro cazzi, a quel contatto, cominciavano ad agitarsi e dalla nostra posizione potevamo vedere che stavano arrivando a un’erezione. Marco ha poi cominciato a baciare e leccare Federico sul collo e a quel punto anche Federico ha cominciato a toccarlo con più passione.
Hanche il cazzo del prof Camilli intanto cresceva vistosamente a pochi centimetri dalla mia testa che stava fra le sue gambe aperte. Con gentilezza lui mi ha chiesto di voltarmi verso il suo sesso e di aprire la bocca. L’ho fatto. Sono rimasto lì con la bocca spalancata davanti al suo cazzo senza che lui facesse niente come a voler prolungare al massimo la visione di quella bocca così disposta ad accoglierlo. Alla fine, con calma ha messo il suo cazzo fra le pie labbra e a quel punto mi ha permesso di cominciare un lento pompino.
Intanto anche Federico e Marco si erano sdraiati sul tappeto e avevano cominciato a baciarsi e a toccarsi scompostamente in preda a eccitazione.
Camilli, su di giri per le mie laccate, ha detto allora:
“Dai Marco, inculatelo adesso…”
Come se non aspettasse altro allora Marco ha girato Federico, gli si è sdraiato sulla schiena e ha cominciato ad armeggiare con la mano per cercare di infilargli il cazzo nel culo.
In realtà nessuno dei due era esperto in quella pratica e hanno avuto non poche difficoltà a trovare una posizione adatta alla penetrazione. E quando l’hanno trovata non doveva essere la più comoda per Federico che, appena inculato, ha cominciato a soffocare in gola delle grida di dolore.
“Ahi, mi fai male…”
Ma Marco ci aveva preso gusto e gli ha risposto:
“Smettila troietta… che ti piace prenderlo nel culo… lo sanno tutti”
E da lì ha cominciato a trombarlo con maggior violenza.
Intanto anche il mio pisello, eccitato dal pompino ce stavo facendo a Camilli, si era gonfiato. Camilli se ne è accorto e mi ha detto:
“Hai il cazzo diritto eh? E lì c’è il culetto del tuo amico marco tutto solo e al vento… perché non vai a riempirlo? ”
Non che morissi dalla voglia, ma i patti erano quelli: così mi sono andato a mettere in ginocchio alle spalle di Marco e, mentre lui si inculava Federico, io mi sono bagnato la cappella con la saliva e mi sono apprestato a inculare lui.
Dopo essermi posizionato per bene, tenendolo per i fianchi, gli ho mollato una botta di reni che per un attimo lo ha distratto dalla sua inculata.
“Ahhia! – ha gridato – Ce l’hai peggio di un cavallo! ”
Mi veniva da ridere, ma ho mantenuto l’erezione e ho continuato a trombarlo. E in breve abbiamo anche trovato un buon ritmo di collaborazione per cui a ogni colpo che gli davo io lui rispondeva con un colpo nel culo di Federico che, trombato al quadrato, si stava davvero sfondando le chiappe.
A un certo momento sento il corpo di Marco che freme, si contrae e accompagnato da un urlo sonoro si allunga in una venuta formidabile nel culo di Federico, il quale, sentendosi allagare non riece a trattenere un mugolio di piacere. Io continuo a pompare senza però avvicinarmi ancora a un orgasmo.
Allora Camilli si alza in piedi e ci fa:
“Bene ragazzi, ancora in forma? ”
“Certo! ” diciamo noi guardandolo.
“Allora adesso voi due, prendete Federico per braccia e gambe e sdraiatelo su quel tavolo.
Così abbiamo fatto. Abbiamo sdraiato Federico sul tavolo e il professore gli si è piazzato davanti e gli ha sollevato le gambe in modo da avere il buchetto dilatato del suo culo proprio davanti al cazzo. Poi ha invitato me a mettermi dall’altra parte per infilare il mio cazzo in bocca a Federico, mentre Marco si è accucciato in terra fra le gambe di Camilli, a leccargli palle e culo.
Con un colpo secco il professore ha inculuato Federico. Evidentemente la sua mazza era più grossa del previsto e ho visto la faccia di Federico contorcersi in una smorfia di dolore e trattenere a stento le lacrime. Tutt’altro che impietosito Camilli ha cominciato a stantuffargli in culo e quanto più gli spingeva dentro tanto più il viso di Federico si contraeva sofferente, cosa che in qualche modo mi eccitava ancora di più così che sbattergli il cazzo in gola per soffocargli i rantoli di dolore mi faceva godere da matti.
La serata è andata avanti a lungo e siamo usciti dall’appartamento verso le quattro del mattino, tutti con le chiappe doloranti ma le tasche piene.
Proprio quella notte Mustafà è stato ammazzato. E la mattina dopo il prof Camilli era sparito dalla città. C’è una relazione fra le due cose, mi domando? O è solo un caso? E come faccio comunque a raccontare del prof. Camilli senza raccontare anche di quello che abbiamo fatto io, Marco e Federico? FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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