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Passegiata in citta’

Finiamo di lavarci (separatamente, per non incorrere in altre tentazioni) e ci prepariamo per uscire. Ti aspetto a lungo, ma quando finalmente riappari sulla porta della stanza, non posso trattenere un’esclamazione di meraviglia e di piacere. I lunghi capelli neri incorniciano il volto dalla pelle chiara, sapientemente truccato, dove spiccano le labbra morbide e carnose dipinte di un eccitantissimo colore rosso fuoco (rosso pompino….penso maliziosamente io). La camicetta di seta semitrasparente si apre morbida e invitante sulle tue grosse tette, contenute a malapena dal reggiseno di pizzo bianco che si intravede in trasparenza. Una morbida minigonna a pieghe ti cinge la vita, avvolgendo vaporosamente il tuo culetto formoso, che la modella a suo piacimento. Calze bianche a rete fina vestono le tue lunghe gambe e le cosce lasciate quasi completamente scoperte dall’esiguità della gonna stessa, terminando in un paio di scarpe aperte dai tacchi alti che lasciano scorgere le dita dei piedi laccate di rosso acceso.
Ti avvicini per farti ammirare, ti alzo già voglioso un lembo della mini, scoprendo le autoreggenti e un paio di microscopiche mutandine che dietro scompaiono totalmente nel solco delle tue morbide chiappe, mentre davanti non sono niente di più che una stretta striscia di stoffa, destinata originariamente ad infilarsi tra le grandi labbra di qualche distinta signora, che ora contengono a stento e con grande fatica il tuo enorme uccello, la cui grossa cappella sguscia costantemente fuori da quell’angusta prigione.
Comincio ad accarezzarti, ma tu mi respingi, vuoi uscire…. Siamo in strada, cammino abbracciato a te cingendoti la vita con un braccio, mentre tu mi circondi le spalle. Naturalmente, catturi subito l’attenzione di tutti, creando col tuo solo apparire un’atmosfera carica di sensualità, che si traduce in sguardi prolungati, mormorii di eccitazione, apprezzamenti volgari, fischi dalle auto che passano.
L’atmosfera elettrica ti eccita, cammini sculettando esageratamente sui tacchi alti. Ti metto una mano sul culo, tanto per eccitare ancora di più i guardoni di passaggio; ricambi infilandomi la lingua nell’orecchio mentre mi baci a labbra aperte…

….Entriamo in un negozio di scarpe; non c’è nessuno, chiedi al proprietario di provarne un paio che hai visto in vetrina. Lui, con una gran faccia da porco, ti guarda interessato nella scollatura, poi, fingendo di non aver capito, ti fa tornare con lui alla vetrina per indicargliele, osservando eccitato il movimento dei tuoi fianchi mentre lo precedi sculettando. Mentre sei china ad indicargli le scarpe ti sfiora come per caso le tettone con una mano; tu ricambi con un sorrisetto complice da gran mignotta, dopo avergli guardato il bozzo tra le gambe ed esserti accertata che io abbia visto tutta la scena. Ritornate all’interno del negozio, dove io fingo di non essermi accorto di niente; lui va a
prendere le scarpe e subito si offre di aiutarti a provarle, speranzoso com’è di sbirciarti tra le cosce. Naturalmente, con la scusa di infilarti le scarpe, ne approfitta per accarezzarti i piedi e le caviglie, mentre io, fingendo di essere distratto, noto che la tua morbida gonna è leggermente sollevata sul davanti (dev’esserti venuto il cazzo duro fuori dalle mutandine, penso). Alla fine, con la scusa di allacciarti il cinturino posteriore, il maiale infila praticamente la testa tra le tue gambe, che tu hai leggermente divaricato, ritrovandosi a pochi centimentri dalla faccia il tuo randello di carne. Diventa paonazzo e balbetta qualcosa (sta praticamente sbavando) mentre tu, ricomponendoti, gli dici che le scarpe ti vanno strette e che magari ritornerai a provare i nuovi arrivi. Poi ti alzi e mi dai un bacio, ficcandomi la lingua in bocca, mentre io palpeggio con una mano l’enorme protuberanza che si intravede ormai chiaramente sotto la gonna… usciamo dal negozio, mentre il tipo non riesce ancora a parlare per la sorpresa…

…oh amore mio, tu si’ che sai come farmi eccitare, come portarmi al parossimo del piacere, mi sento bellissima accanto a te, sento l’aria accarezzarmi le gambe, entrarmi sotto la gonna svolazzante e gonfia, eccitarmi ancora di più… per fortuna le mutandine ancora trattengono un po’ il mio grosso uccellone che altrimenti alzerebbe totalmente la gonna e la sua rossa testolina farebbe capolino da sotto la gonna, tu toccamelo, posa la mano su quel bozzo gonfio che sporge dalla mini, infilala sotto accarezzami l’asta come io faccio ora, attraverso le mutandine, piccole, troppo piccole…
camminando accanto a te il mio passo si fa ancora più molleggiato e sculettante, voglio che a ogni passo la gonna si alzi un po’, mostrando ai passanti un po’ del mio culetto meravigliosamente fasciato dalle mutandine che mi entrano tutte nel solco delle natiche, come un perizoma, eccitandomi con il suo sfregarsi, che goduria il mio culo ancora piacevolmente dolorante per i tuoi passaggi, cosi’ aperto cosi’ vuoto ora, ogni passo porta la memoria del tuo cazzo duro dentro di me, come mi eccita essere la tua donna e il tuo uomo contemporaneamente, mi diventa ancora più grosso al pensiero della tua eccitazione, come ti eccita sapere che sotto questa gonna, tra le calze di rete fina, sotto questa bellisima troiona c’è un grosso cazzo che ti affondera’ in bocca e nel culo, ti inculera’ fino a farti urlare di piacere…
tutto questo piacere moltiplicato per mille sapendo di farlo sotto gli occhi di tutti.
Lasciamo la macchina e prendiamo la metro. Camminiamo abbracciati, io ti infilo la lingua in bocca nelle orecchie quando ti bacio, sul collo, tu allunghi le mani su di me, sul seno, tra le gambe… sembriamo una normalissima coppietta, solo un po’ arrapata. Entrati nel vagone siamo circondati da un’enorme massa umana, ci dividiamo, adesso fai finta di niente, di non conoscermi ma non mi perdi d’occhio, io, io voglio fare la troia, voglio arti impazzire… dietro di me c’è un ragazzo, avra’ forse vent’anni, ben messo fisicamente, carino, non ha occhi che per la mia scollatura, le mie gambe, il mio culo. Ma è un po’ timido, ci penso io… al primo movimento brusco del vagone mi sfrego su di lui… sporgo il culetto sul suo ventre. Gli viene un colpo quasi, sento subito il suo arnese gonfiarsi e farsi prepotentemente duro. Mi separo, lui crede sia stato casuale, lo voglio far impazzire e con lui te… nuova frenata, nuovamente passo la mia gonnellina sul ragazzo, puo’ sentire direttamente il mio culo, le mie morbide chiappe a contatto con il suo uccello, separtati solo dalla stoffa, sode, vogliose, sento la sua asta durissima, dimeno il culo cosi’ da posare il suo bastone nel solco delle natiche, nel movimento generale la mia mini sale sempre di più, l’orlo è sempre più alto si intuisce il bordo dell’autoreggente: come sono eccitata!
Il ragazzo ha capito di che pasta sono fatta e comincia a sfregasi su di me, su e giù passa il gonfiore del suo cazzo nel solco del mio sederino, mi sfonderebbe il culo se potesse… alla prima fermata saltiamo giù, lui ci guarda paonazzo dal finestrino.
Ora saliamo su un altro vagone, è ancora più pieno, siamo ancora più stretti, mi metto dietro una ragazza, indossa dei pantaloni molto aderenti, che le fasciano in maniera arrapante il fantastico culetto. Questa volta sono io che mi appoggio dietro di lei, in modo da apparire del tutto casuale quell’essere li’, così vicino a lei, di nuovo aspetto una frenata… ora i miei seni sfiorano la sua schiena nuda, ha una maglietta che le lascia scoperto il dorso, sono cosi’
eccitata che i capezzoli sono puntine dure e svettanti che filtrano attraverso la stoffa: la ragazze li deve sentire ma non se ne cura. Io mi faccio più audace, comincio a sfregare il bacino sul suo culo, mentre, eccitatissima, il mio bastone non fa che crescere e spingere impertinentemente sul suo sederino, tra i suoi morbidi guaciali: si gira, stupita, incazzata pensando a qualche solito maiale, ma quando vede me, che le sorrido, rimane un’ attimo interdetta, poi lentamente la comprensione si fa strada sul suo viso… ma resta incomprensibile perché si gira di nuovo a guardare fuori dal finestrino come se nulla fosse, anche perché la folla era così fitta che non avrebbe potuto andare altrove.
Ma è una mia impressione, o veramente lei si avvicina ancora di piu’ a me, forse incuriosita, protende i glutei spingendoli contro il mio bacino, il mio cazzo ritto a mala pena contenuto dalle mutandine… lei si dimena un poco, così da facilitarmi il compito, il mio sesso trova presto un comodo alloggiamento nel suo solco delle natiche, a dividerci solo la tenue stoffa dei nostri abiti… e tu a spiarci, a rubare ogni nostro singolo gesto. Sto per venire,
il mio uccello secerne le prime gocce di piacere, mi fermo, non voglio imbrattare la gonna, le mutandine ormai sono zuppe ma la punta del mio grosso bastone sporge fuori dall’esiguo pizzo: mi fermo. Con un salto scendiamo alla prima fermata.

Claudia, mia cara, la tua visione, la visione di quanto sei maiala, di come ti piaceva lesbicare con una ragazzetta o farsi inculare dal primo venuto mi ha eccitato da morire, il bozzo dei miei pantaloni deve essere ormai ben visibile.
Mentre camminiamo non posso fare a meno di toccarti il culo, accarezzartelo a fondo, passare un dito nel solco delle natiche, oppure davanti, dove con la mano posso seguire la forma del tuo cazzo duro e turgido. Ho voglia, Claudia, ho voglia di te, di godere insieme a te, di godere di te: metterti alla pecorina e alzarti la gonna, strapparti le mutandine con un sol gesto e incularti, farti sentire il cazzo fino in gola, spingendolo a fondo, sborrarti nel culo mentre ti sbatto tenendoti per i fianchi, poi essere io a godere della tua virilità, fin quando, stringendomi tra le tue morbide gambe ancora fasciate dalle autoreggenti, me lo metti in bocca, dove finalmente potrò bere il tuo seme. Claudia, voglio fare l’amore con te.

Anch’io caro, andiamo, andiamo al parco.

FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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