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Praga – la prima notte

Le mille cupole di Praga dorate nel cielo azzurro di una fresca giornata di marzo: questa la vista fantastica che colpì i ragazzi del V C e i loro amici delle altre classi appena arrivati nella città magica per l’ultima gita dell’ultimo anno di scuola. Erano partiti da Roma alle sei e adesso, euforici e scalmanati, giravano per la città sotto la guida vigile del giovane professore di Lettere. Il pullmann li aveva presi all’aeroporto e li aveva subito condotti al castello dal quale per l’appunto avevano ammirato l’incantevole panorama. La prima giornata di visite passò velocemente tra scherzi, chiese, palazzi, negozi e risate. Tutti però attendevano la sera. Claudio e Federico in particolare speravano di passare una serie di nottate di sesso folle con le rispettive ragazze, Anna e Francesca. I due ragazzi, belli e dannati, leader indiscussi della classe e della scuola infatti erano amici per la pelle e anche le loro ragazze erano unite da un’amicizia di antica data, così erano riusciti a convincerle a passare la notte tutti e quattro insieme. L’idea dei maschietti era ovviamente di sverginare le fidanzatine e magari di farsi una bella orgia. Ad ostacolare i loro piani ci fu però la distribuzione delle camere: infatti Claudio e Federico contavano di stare insieme in una doppia ma capitarono invece in una tripla con Filippo, un tipo di un’altra classe. Filippo aveva 21 anni, due più di loro (era la terza volta che faceva il quinto scientifico) e, un po’ per il suo fisico atletico, un po’ per la maggiore anzianità, guardava dall’alto in basso gli altri ragazzi. Anche il ventottenne professore di lettere al primo incarico (e alla sua prima gita scolastica da insegnante), Pietro L. , aveva programmi precisi per la notte: era gay ed era assolutamente intenzionato a visitare qualche localino di Praga dove, a quanto gli era stato detto, ragazzi bellissimi erano disposti a tutto per pochi euro. Non meno maliziosi i piani di Luisa G. , la biondissima supplente di scienze sui trent’anni che accompagnava il III A: era stata mollata dal ragazzo poco prima di partire ed era intenzionata a farsi quanti più maschi avesse raccattato nella città boema. In particolare, ignorandone l’omosessualità ma apprezzandone i lineamenti regolari e il fisico discreto, aveva eletto il giovane collega di lettere sua prima preda. Si profilava così una nottata incandescente nel tranquillo e un po’ scalcinato hotel della periferia di Praga.

Dopo cena i professori invitarono i ragazzi a salire in camera e a non fare troppo tardi perché l’indomani il programma prevedeva una giornata particolarmente faticosa. Inevitabilmente i ragazzi si riunirono in alcune camere a chiacchierare e scherzare fino a tardi. Claudio e Federico invece pensarono di farsi una doccia in vista della nottata di sesso che li aspettava. Claudio entrò per primo nella doccia e ne uscì poco dopo, un asciugamano legato alla vita rendeva la sua fresca nudità incompleta.

“A Federì, stasera se scopa eh! “, Federico sorrideva silenzioso e l’altro continuava “ce l’ho già dritto, sotto la doccia me sarei fatto na bella sega, ma ho tenuto duro” e si mise a ridere infantilmente per il gioco di parole, poi asciugandosi le gambe sciolse l’asciugamano e lasciò svettare nell’aria un bell’uccello dritto di diciannove centimentri “tiè guarda che mazza, mmm Annarella mia è tutto pè te”.

Nel frattempo la prof. ssa G. girava per le camere per controllare che tutto fosse in ordine. Quando bussò alla stanza di Claudio e Federico questi pensò che fosse Filippo che veniva a prendere qualcosa, così senza troppi problemi girò la chiave nella toppa e disse “è aperto”. Luisa aprì di scatto e rimase di sasso alla vista dei due ragazzi. Federico in mutande si apprestava ad entrare in bagno: alto oltre il metro e ottanta, capelli castani corti e lisci con un ciuffo in avanti, occhi azzurrissimi, fisico asciutto, spalle larghe, ampi pettorali. Quando si accorse dell’errore commesso disegnò sul volto un sorriso simpaticissimo a trentadue denti di un bianco accecante e subito sgattaiolò nel bagno imbarazzato e senza dire una parola. Claudio continuava ignaro ad asciugarsi tutto nudo in piedi in mezzo alla stanza. Se il corpo seminudo di Federico aveva colpito il senso estetico di Luisa per l’armoniosa bellezza da atleta, la vista di Claudio che si asciugava con cura la eccitò ancor più. I capelli, castani ricci e un po’ lunghi, così bagnati gli scendevano fino alla nuca e Claudio li frizionava vigorosamente con l’asciugamano; le braccia piegate sulla testa nel compiere quest’operazione lasciavano ben visibili i due neri ciuffi di pelo sotto le ascelle; il lungo cazzo eretto si librava nell’aria mezzo scappellato. Nonostante avessero la stessa età (19 anni) il fisico di Claudio risultava più immaturo: Federico era un maschio compiuto, Claudio invece, poco più basso dell’amico, meno muscoloso e anche caratterialmente più infantile, era ancora un adolescente. La virilità svettante che aveva in mezzo alle gambe unita ad un aspetto così puberale era un mix esplosivo per Luisa nella cui testa iniziavano a prendere forma le più ardite fantasie erotiche che immancabilmente avevano sempre per principale oggetto quel ragazzo così arrapante. Per alcuni secondi che parvero ad entrambi un’eternità si fissarono intensamente: Claudio, imbarazzatissimo, guardava interrogativo il volto della professoressa; Luisa invece, senza alcun ritegno, osservava con cupidigia la giovane erezione che, emozianata dall’interesse che sembrava destare nell’affascinante professoressa, si faceva sempre più pronunciata e svettante. Poi Luisa seccamente biascicò due parole di scusa e si precipitò fuori della stanza.

Verso le undici Claudio e Federico, lavati e profumati, uscirono dalla stanza e, saliti al piano superiore, bussarono sommessamente alla porta di Anna e Francesca. Anna aprì poco dopo e Claudio prima ancora di salutarla le fu addosso cercando di baciarla, ma la ragazza seppe divincolarsi. Non appena i ragazzi furono entrati Francesca iniziò a parlare sottovoce ma in modo freddo e autoritario.

“A quanto pare sembra che abbiate dei progetti ben precisi per stasera. Ma non è detto che coincidano con i nostri. Io e Anna abbiamo intenzione di divertirci, ma vogliamo essere noi a decidere cosa si fa e cosa non si fa. Quindi se volete divertirvi con noi dovrete passare tutta la notte ai nostri ordini. Accettate? “.

I ragazzi si guardarono stupiti e subito Claudio ruppe il teso silenzio che era sceso nella stanza:

“e certo che accettiamo! ”

“Bene, allora inizia tu Claudio, spogliati”.

Claudio prese a denudarsi rapidamente: si sfilò la maglietta, si tolse le scarpe senza nemmeno slacciarsele e si abbassò i pantaloni rimanendo così in mutande. Le ragazze guardavano con gusto il bel corpo e osservarono con soddisfazione il notevole rigonfiamento nelle mutande. Claudio si accorse che il suo pene stava destando interesse, esattamente come un’ora prima quand’era nudo sotto gli occhi della professoressa di scienze, così volle esasperare un po’ le ragazze esitando a sfilarsi le mutande: si massaggiava il petto e si agguantava l’erezione fasciata dagli slip mentre sul volto dipingeva un’espressione da autentico lolito. Ma tante moine furono interrotte dal nuovo inatteso ordine di Francesca:

“Federico, strusciati addosso a lui ! “.

Federico, piuttosto perplesso, rimaneva inerte in mezzo alla stanza, poi Francesca lo intimò a fare quanto gli aveva detto: ” se non vi va di giocare con noi, potete pure andare in camera vostra a farvi le seghe “, così, goffamente, si avvicinò all’amico e iniziò a massaggiargli il petto.

“Su non essere timido, mettigli il ginocchio tra le gambe”

Non ci volle molto perché quella cosa, da tanto strana e orribilmente frocesca che gli sembrava, iniziasse a divertirlo abbastanza. Notava con sorpresa e paura le reazioni di entrambi a quel massaggio: l’eccitazione di Claudio traspariva evidentemente dai versi che emetteva, chiaramente più autentici dei mugolii con cui poco prima accompagnava il suo strip-tease improvvisato, dalle espressioni trasognate che assumeva chiudendo gli occhi, dal rigonfiamento crescente nelle mutande; ma anche Federico avvertiva un’inedita forma di eccitazione nel saggiare quel corpo così eccitato, così pregno di odori e sapori maschili, ma anche così imberbe e fresco. Anche le ragazze avevano percepito le sensazioni nuove che provavano i rispettivi morosi e vollero accelerare questo processo conoscitivo impartendo nuovi ordini.

“Claudio perché non spogli il tuo amico, non vuoi palpare i suoi bei muscoli? Ti assicuro che ne vale la pena”.

Il ragazzo ubbidì e in breve erano tutti e due, vestiti solo di slip e calzini, lì in piedi al centro della stanza: le mani dell’uno correvano sul corpo dell’altro e lo cingevano, si agguantavano le spalle, si tastavano i bicipiti, avvicinavano i rispettivi bacini e strusciavano l’uno sull’altro i cazzi ancora coperti ma che oramai tendevano al massimo l’elastico degli slip, tanto da sembrare prossimi a sfondare l’inutile bendaggio per librarsi felicemente in aria. Le due ragazze intanto avevano iniziato a spogliarsi: Francesca, alta e rossa di capelli, fu presto completamente nuda: con una mano si pastrugnava uno dei grossi seni, con l’altra si accarezzava il folto pelo fulvo sulla fica; Anna invece, una moretta molto arrapante, teneva ancora le mutandine e ammirava rapita i due ragazzi seminudi in mezzo alla stanza. Francesca riprese a dare ordini:

“Claudio, dai qualche bacetto al tuo amico”

“Ah Francé, ma che stai a dì? ”

“Su Claudio, non fare i capricci, mi piaci tanto così frocetto”, s’intromise Anna con voce supplicante.

Claudio si fece coraggio e diede un timido bacetto sul capezzolo di Federico. Poco dopo però prese più slancio e iniziò a succhiare dolcemente il capezzolo. Il cazzo di Federico aumentava ulteriormente di volume al procedere dei giochi e Claudio si faceva sempre più diligente nell’offrire i suoi servigi. Poco dopo la lingua di Claudio percorreva ormai tutto l’addome dell’altro, concentrandosi in particolare sull’ombelico. Si inginocchiò, scese ancora un pochino e cominciò a leccare devotamente le mutande gonfie di Federico. Questi era visibilmente fuori di sé e incitava l’altro a continuare. Fu durante questo bocchino solo virtuale a causa della biancheria che si frapponeva fra bocca e cazzo che le due ragazze si avvicinarono ai due abbracciandoli e baciandoli teneramente. Entrambe infilarono le mani curiose nelle mutande di Federico: Anna gli accarezzava il culo infilandogli la mano tra le chiappe, Francesca invece fece scattare fuori l’uccellone dritto che subito andò a sbattere sul viso e sulle labbra di Claudio. Non ci volle molto così perché il bocchino da virtuale si facesse effettivo. Francesca scappellò completamente il cazzo del fidanzatino e Claudio iniziò a succhiare avidamente l’enorme cappella dell’amico. Federico aveva un cazzo molto lungo e grosso e in particolare il glande era veramente formidabile: in complesso l’asta misurava circa 21 cm, un terzo dei quali, a occhio e croce, erano occupati dalla maestosa cappella, il diametro di 7-8 cm rendeva infine quel lungo cilindro un temibile cannone. Claudio iniziò a succhiare con foga inusitata: da un lato meravigliato e ammirato di quel possente cazzone, dall’altro lusingato del piacere che stava dando al suo amico del cuore e alle due ragazze che lo incoraggiavano arrapatissime, cercava di infilarselo in bocca quanto più poteva. Andava avanti e indietro con la bocca un po’ goffamente, d’altronde era il suo primo bocchino; Federico muoveva il bacino come se lo stesse scopando e presto fu vicino a godere. Francesca se ne accorse e così staccò Claudio dal cazzo dell’altro, ben decisa a prolungare quegli sporchi giochi per tutta la nottata.

Ma fu proprio in questo momento di pausa che il telefono della stanza trillò acutamente. Anna alzò la cornetta.

“Chi è? Ah, sei tu, ci hai spaventate, sai stiamo in camera con Claudio e Federico … come? oh che noia!! Grazie ciao, ciao”

“Ragazzi dovete andarvene, era Chiara dice che la G. sta facendo il giro delle stanze per vedere se ci sono tutti, su svelti”

Si rivestirono tutti e quattro in fretta e furia e due minuti dopo Claudio e Federico erano nel corridoio dell’albergo fregati e arrapati.

Rientrarono in camera. Filippo era rientrato poco prima anche lui: era stato in un’altra camera dove si era riunita quasi tutta la classe a parlare e scherzare. Poco dopo la professoressa di scienze bussò, Claudio aprì la porta di scatto ed entrambi si fissarono intensamente: lo sguardo sorpreso e teso di Claudio, il volto imperlato di sudore, ridestò nella donna le sensazioni di poche ore prima e voluttuosamente non poté fare a meno di passarsi la lingua sulle labbra. Claudio rimase shoccato dalla spudoratezza della professoressa, ma il cazzo d’acciaio che spingeva dritto nelle sue mutande lo spinse a rispondere al gesto così disegnò sul volto un sorriso malizioso e infantile al tempo stesso. Luisa di fronte a quel sorriso sentì le mutandine bagnarsi di umori vaginali e in un sussurro disse:

“stasera c’è troppo movimento … domani sera, in camera mia”.

E scomparve. Filippo e Federico avevano notato qualcosa di strano ma non si erano fatti troppe domande ed erano lontanissimi dal sospettare quello che aveva detto la professoressa.

Si era fatta l’una e mezza. Filippo passato il controllo riuscì per tornare a divertirsi con i suoi amici. Federico e Claudio, infoiati come non mai, lasciarono passare ancora un po’ e poi uscirono di nuovo per tentare di riprendere i giochini con le ragazze. Ma quando bussarono alla porta si videro oppore un risoluto diniego. Anna e Francesca non vollero nemmeno farli entrare adducendo scuse del tipo “siamo struccate” o “abbiamo sonno”, così i due ragazzetti più fighi della scuola si trovarono alla prima sera della gita dell’ultimo anno ad andare completamente in bianco. Rientrarono in camera eccitati e frustrati, incapaci di darsi pace. Si stesero sul letto e commentarono la giornata. Che storia quando la G. li aveva trovati nudi o quasi in camera! Claudio ricordò con che occhi la professoressa aveva guardato la sua giovane nerchia dritta, ma fu attento a non rivelare all’amico l’appuntamento per l’indomani. Poi ricordarono i giochini strani in camera di Anna e Francesca. Timidamente i ragazzi iniziarono a confessarsi a vicenda le insolite sensazioni di piacere che il contatto diretto tra i loro due corpi nudi aveva dato loro. Di fronte alla franchezza con cui Federico ammise di provare piacere nell’ammirare il corpo dell’amico e di essersi eccitato molto a toccarlo e a massaggiarlo, Claudio trovò il coraggio di confessare che spesso aveva desiderato fare dei giochi così col suo amico del cuore e che interrompere quel bocchino così presto gli era dispiaciuto parecchio. Queste ultime parole le disse con un tono di voce dolce e sommesso, un po’ per la vergogna, un po’ per l’insolita tenerezza che sentiva verso Federico il quale adesso, sdraiato alla sua sinistra sul letto a due piazze, gli teneva una mano sulla testa carezzandogli i capelli ricci e lunghi. Nella stanza calò il silenzio. Federico continuò per un po’ a carezzare la testa riccioluta dell’amico, poi fece scendere il braccio cingendo le spalle di Claudio. Gli si fece vicino e gli parlò all’orecchio:

” Non c’è niente di male, siamo amici no ? Tra amici ci si vuole bene, tu non mi vuoi bene ? ”

Claudio rispose annuendo con la testa.

” E allora rilassati, facciamo quel che farebbe qualunque coppia di amici in una situazione del genere ”

Così dicendo sfilò dolcemente la maglietta di Claudio e prese a baciarlo in bocca senza più nessuna remora, intanto gli sbottonava lentamente i jeans. Claudio rispose al bacio intrecciando la lingua con quella dell’amico e sentì il cazzo drizzarglisi velocissimamente. Presto rimasero coperti delle sole mutande. Infilarono entrambi una mano negli slip dell’altro alla ricerca del pacco altrui: Federico denudò l’uccello di Claudio masturbandolo lentamente, Claudio invece preferiva impugnare il cazzo dell’amico senza sfilarlo dalle mutande, con l’altra mano intanto gli teneva la nuca mentre continuavano a baciarsi come due fidanzatini di Peynet. Il bacio bastò a dissipare le indecisioni di Claudio che, ansioso di riprendere il pompino interrotto, poco dopo lasciò la bocca di Federico per gettarsi sul principale oggetto del suo desiderio. Si tolse definitivamente le mutande e in un baleno era chino all’altezza dell’inguine di Federico. Prese a leccare il cazzone dell’altro attraverso le mutande, esattamente come quando erano in camera di Anna e Francesca. La lingua di Claudio correva lungo il cotone: tanto era grosso l’uccello, tanto erano fradicie di saliva le mutande che il cazzo di Federico era ormai perfettamente visibile nonostante gli slip. Andava avanti su e giù come suonando un’armonica e quando giunse in corrispondenza della cappella Federico abbassò il lembo delle mutande lasciando finalmente libero l’uccello. Senza scomporsi Claudio continuava a leccare, ben lieto di essere passato dal cotone alla carne pulsante dell’amico. Si concentrò sulla base del cazzo: leccava con cura tutto attorno alla circonferenza mentre con la mano lo scappellava lentamente. Ogni tanto alzava gli occhi verso il volto dell’amico per vederne le reazioni. Poi lo prese in bocca. Riprese a spompinarlo nello stesso stile un po’ rozzo ma tanto appassionato di prima: muoveva tutta la testa freneticamente su e giù sulla bell’asta di Federico. Nonostante la lunghezza ragguardevole, quando la testa scendeva in giù, Claudio riusciva ad ospitare l’uccellone quasi per intero. Ogni tanto interrompeva il bocchino per masturbarlo vigorosamente: sembrava desideroso di veder sgorgare sperma quanto prima, poi riprendeva a succhiare e leccare l’asta con incontrollata passione. A un certo punto Federico cercò di interromperlo: ” se continui ancora sborro, fermati un attimo ti prego ” ma Claudio sembrava non ascoltare le parole dell’amico. Federico era allo stremo ma non voleva sborrare così presto, così propose:

” amore ti prego prima di farmi sborrare mettimelo nel culo “.

Fino ad allora Claudio aveva pensato solo a succhiare quel cazzo gigantesco, non desiderava altro, né immaginava di poter fare nient’altro di sessuale con Federico, ma quella proposta insperata e inattesa gli apriva davanti nuove prospettive di godimento. La cosa non fu tuttavia così semplice: nessuno dei due aveva mai avuto rapporti anali, né con uomini, né con donne, così dovettero ingegnarsi un po’ per incastrare i rispettivi corpi nel modo migliore possibile. Federico si sdraiò prontamente a pancia in giù sul letto, la testa, piegata all’indietro, guardava verso il partner impaziente. Claudio non riusciva a decidere come mettersi. Appoggiò ginocchia e pugni sul letto e, sostenendosi con le braccia in posizione inclinata, adagiò il cazzo alle porte dell’orifizio di Federico e dolcemente iniziò a spingere col bacino. Ogni tanto lasciava cadere dalla bocca grumi di saliva a mò di lubrificante, ma evidentemente non riusciva a entrare di un palmo. Allora si chinò sul culo sodo dell’amico e iniziò a leccarlo. Si faceva strada rapidamente nel buchetto che esplorava con una folle frenesia determinata dall’impazienza della scopata. Con le mani divaricava le chiappe e infilando uno o due dita notava con gioia gli effetti della lubrificazione. L’ano di Federico risultava adesso ben più spazioso. Si sputò volgarmente sulla mano e si masturbò un po’ insalivando per bene il suo cazzone ormai rosso fuoco. Allora diede un gran colpo di reni che spinse dentro la cappella ma che fece scappare a Federico uno straziante urlo di dolore. Eccitato dalla sottomissione dell’amico e dal successo nell’espugnazione dell’ano di Federico, Claudio intensificò le botte. Si lasciò cadere sul partner leccandogli e mordendogli l’orecchio destro: trovata così una posizione più comoda intensificò ulteriormente il ritmo delle botte, conficcando per intero il cazzo nel culo di Federico. Questi, che dapprincipio aveva sopportato stoicamente un dolore sempre più atroce man mano che Claudio si faceva strada nel suo pertugio anale, adesso gemeva di piacere incitando l’altro a scoparlo sempre più forte e senza fermarsi. Claudio però, ben deciso a prolungare ancora la scopata, si doveva fermare ogni tanto perché sentiva lo sperma salire prepotentemente verso la sommità del cazzo, così di quando in quando interrompeva l’avanti e indietro. Mentre lo scopava Claudio palpava ancora una volta il corpo atletico e godibile dell’amico: agguantava con violenza le chiappe di Federico stringendole nelle mani, accarezzava gli addominali e i pettorali, pizzicandogli i capezzoli, impugnava le spalle forti e possenti. Ogni tanto raggiungeva con la mano il cazzo di Federico e lo masturbava svelto. Il grosso uccello inerte penzolava semieretto, ma non appena Claudio lo stringeva nella sua mano dando vita al classico su e giù si faceva duro e lungo con gran soddisfazione di entrambi. Quel gioco nuovo dava loro un piacere nuovo ed intenso: entrambi erano pertanto estremamente attenti a prolungarlo il più a lungo possibile. La voglia di protrarre indefinitamente quel contatto così stretto e intimo che avevano sempre più o meno consapevolmente bramato andava adesso a cozzare con l’esigenza improrogabile di trovare sollievo: l’eccitazione indescrivibile accumulata in quella strana giornata così piena di stimoli e di tensioni esigeva una rapida soddisfazione. Quando Claudio sentì di non poter più ritardare l’orgasmo sfilò il cazzo e aiutò Federico a voltarsi supino sul letto. Si masturbarono follemente, l’uno sdraiato sul letto, l’altro in ginocchio dominandolo: bastarono poche menate perché Claudio eruttasse un bel carico di sperma sul petto, sul cazzo, sulle mani dell’amico. Poco dopo anche Federico venne in un’eiaculazione interminabile: una serie di schizzi ricchi e potenti partì dal cazzo del ragazzo e raggiunse Claudio fino al volto. Si guardarono sorridendo e Claudio si gettò su Federico abbracciandolo e baciandolo. Ancora una volta godettero del contatto tra i loro giovani corpi atletici e si toccarono con passione e tenerezza. Giocarono un po’ come animaletti su un prato: l’uno cercava di abbracciare l’altro o di baciarlo, questi gli sfuggiva ma poi si concedeva, si afferravano i cazzetti ormai a riposo, si mordevano le orecchie, facevano finta di litigare, lottare e poi si baciavano. Continuarono per un po’ finché si addormentarono nudi, l’uno nelle braccia dell’altro. E fu così che li trovò Filippo verso le tre di notte quando rientrò in camera, ma questa è un’altra storia. FINE

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