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Punti di vista

Serena stava letteralmente subendo una sconfortante, lunga e deprimente domenica pomeriggio. Sola in casa non sopportava l’idea di essere costretta a convivere con il chiassoso frastuono della festa che si stava dando nella casa di fronte sull’ampio terrazzo al di là del cortile. Non li conosceva, anche se era certamente sicura d’averli incontrati qualche volta per strada. Non poteva pretendere di indovinare i loro nomi, ma dalla musica che sentiva e dalle loro risate era più che sicura che fossero della sua età. Ascoltava i loro dischi e man mano che li spiava attraverso le tende cominciava a sentirsi a disagio. Il sentimento che provava le era fin troppo chiaro ma era inutile fingere -e con chi poi? Ci sono solo io qui- si disse seduta davanti al televisore spento, nuda a gambe larghe con le mani su di una vulva che dal venerdì precedente richiedeva un urgente rasatura. Non c’era niente che la interessava, niente che riusciva a catturare per più di due minuti la sua attenzione al di fuori del sesso, di una amicizia, di un contatto umano. Aveva spento anche la radio perché era la musica che veniva dalla casa di fronte che voleva ascoltare per sublimare il sentimento di invidia che provava nello scorgere a fatica fra le tendine svolazzanti e nella penombra della casa spiata gli inequivocabili armoniosi gesti di un orgia. Un divano in fondo alla sala doveva ospitava due ragazze, l’una sull’altra e in compagnia di due amici, che ondeggiavano al ritmo della musica. Serena imprecò! Quella stuzzicante scenetta era l’unica cosa che riusciva a scorgere ma le bastava per capire che il resto della festa doveva essere altrettanto avvincente. Si stropicciò un capezzolo con foga godendo delle fitte lancinanti che la stretta morsa le provocava e quando la schiena si fu inarcata spasmodicamente un paio di volte prese a titillarsi il clitoride eretto. Ci doveva pur essere qualcuno disponibile, qualcuno o qualcuna che aveva voglia di dividere quella inutile giornata con lei! Prese il telefono e chiamò Gabriella.
“Ciao, Gabri, sono Serena, so che è già un po’ tardi per organizzare qualcosa, ma tu sai come sto in questo periodo e quindi mi sono decisa all’ultimo momento. Hai voglia di fare qualcosa con me? ” le aveva detto tutto d’un fiato, per il timore di essere interrotta e respinta. Gabriella era una sua cara amica con la quale aveva condiviso ogni cosa, anche le amicizie e le conoscenze maschili. Si erano da sempre scambiate i fidanzati e quindi ritrovate in tranquille orge tra amici come era vero che non avevano mai tradito in amore e si erano sempre confidato tutto. Ma in quel periodo Gabriella si era buttata in una nuova conoscenza che l’aveva assorbita talmente tanto che negli ultimi tempi non si erano viste molto.
“Serena, mi dispiace tanto, ma non puoi telefonare alle quattro del pomeriggio di domenica, lo sai che ti voglio bene e che verrei volentieri a casa tua a fare le nostre cosine, ma ho già un appuntamento con Fabrizio e altri amici. Se vuoi venire, ma sono tutte coppie e non vorrei che ti sentissi a disagio, e poi non so neanche se scoperemo”
Anche Gabriella le aveva risposto tutto d’un fiato. Sapeva che le voleva bene ed aveva perfettamente ragione, si sarebbe sentita a disagio con loro specialmente nella prospettiva di passare un pomeriggio senza sesso in compagnia di gente estranea. Aveva solo voglia di abbandonarsi tra le braccia di un amico, un amica, sentire i loro profumi, il loro sessi appoggiati a lei o dentro di lei; ma niente parole solo un lungo ed interminabile orgasmo.
“Non fa niente, io ci ho semplicemente provato, ” le disse quasi giustificandosi. “Comunque divertiti, Gabri, ci sentiamo presto. Passa una buona domenica”
Fu il primo buco nell’acqua e doveva aspettarselo. Imperterrita decise di tentare con Luciana, ma il telefono squillò inutilmente senza che nessuno venisse a rispondere -Probabilmente è via per il fine settimana- mormorò a denti stretti tentando con il numero di Marta.
“Serena, non puoi telefonare a quest’ora pensando di trovare le persone disponibili, ” le rispose secca, non certo risentita ma sinceramente dispiaciuta “Sono stata invitata al cinema da Sergio, lo sai che mi piace. Spero in una storia seria con lui e vorrei per stasera almeno tentare di scopare. Credimi, mi dispiace lasciarti sola con tutto quello che stai passando, ma… sai se poi ci scappa qualcosina e siamo in tre… poi magari lui si potrebbe sentire trascurato se noi iniziamo a leccarcela a lungo”
“Non preoccuparti, è soltanto colpa mia… ” la interruppe ormai più che mai convinta che, se era vero che lei stava chiamando troppo tardi, era altrettanto vero che nessuno l’aveva comunque cercata. Eppure Gabriella, Luciana e Marta erano le sue più care amiche, lo erano sul serio, non aveva dubbi, ma era anche vero che avevano le loro storie d’amore e il pieno diritto di viverle senza preoccuparsi costantemente di lei. Ma c’era anche l’amicizia, soprattutto quella sessuale, che non poteva essere sempre messa in secondo piano rispetto all’amore -Cosa credono che gli consumo gli uomini? – Salutò Marta e compose il numero di Clelia, giurando che quello doveva essere l’ultimo tentativo.
“Mio Dio, Serena, sono già in ritardo, sto uscendo, se solo avessi saputo prima che eri libera… Non ti sei fatta più sentire, in verità nemmeno io, ma non sparire di nuovo, ho una gran voglia di vederti, credimi… Marco ha un pisello eccezionale… beh poi te ne parlo” fu la risposta, e Serena la trovò genuina anche se quel giorno avrebbe visto chiunque pur di non rimanere in casa da sola, con un telefono che non squillava mai. Scrollò le spalle tornando a sedersi davanti alla finestra notando che le due ragazze del divano erano sempre abbracciate l’una sull’altra ma i due ragazzi erano spariti, probabilmente dopo l’orgasmo si erano staccati e lei adesso non li vedeva più. Allargò le gambe e riprese a masturbarsi con le dita cercando di emulare il giocoso intrudere di un pene infilando prima uno poi due, tre dita nella vagina madida di umori sfiorando con il palmo delle mani le grandi labbra macchiate dal leggero strato di pungente peluria. Storse la bocca, non era da lei rimanere per giorni in quelle condizioni: sola e impresentabile. Ma del resto fu proprio lei ad isolarsi -Per colpa di Giambattista-. Sussultò riprendendo a masturbarsi più in fretta per farsi avvolgere dall’oblio dell’orgasmo e infilandosi anche le dita dell’altra mano nell’ano ripensò alla sera prima quando era andata al cinema da sola per rivedere un vecchio film francese. Una scelta sbagliata, il film era molto bello, ma purtroppo raccontava di una storia d’amore tormentata e se lei in quella stanza ora si trovava sola, di domenica pomeriggio, con lo sguardo incollato a quello che succedeva nella casa di fronte e con le dita nei suoi sfinteri, era proprio a causa di un amore finito male.
Di colpo i suoi ventidue anni le sembrarono cento, e nulla a cui poteva pensare valeva a confortarla. Neanche la sua indipendenza economica, il corso universitario, le numerose amicizie sessuali ed il piccolo ma confortevole appartamento meticolosamente arredato servirono a difenderla da quell’amore totale che le aveva assorbito tutte le sue energie ed il suo tempo. Pensò a Giambattista, ci pensava continuamente e non poteva fare a meno di soffrirci. -Non resisto, adesso gli telefono… e se non c’è lui, ci sarà almeno Alessandro… – Il fratello di Giambattista era sempre stato gentile e affettuoso con lei al punto che più volte aveva pensato che si fosse addirittura preso una cotta per lei. Ma non ci era mai andata a letto per una assurda gelosia di Giambattista che non voleva accettare che lei vivesse in una condizione di privilegio la sua libera sessualità.
Ed eccola di nuovo a comporre un numero al telefono e ad aspettare con impazienza, e stranamente fu proprio Giambattista a rispondere in quella apatica domenica pomeriggio “Ciao, Giambattista, sono Serena” sussurrò al ricevitore e di colpo fu assalita dai rimorsi. Avrebbe voluto non averlo mai chiamato, ma a quel punto non poté più tirarsi indietro.
“Serena, ancora tu, ma non vuoi proprio capire che è finita? ” sbottò la voce metallica all’altro capo del telefono “Non ce la faccio più, credimi, devi metterti il cuore in pace, dopotutto sei stata tu a rovinare ogni cosa, io ti avevo avvertita, ti avevo detto che stavi esagerando, che mi sentivo soffocare. Ti prego, lasciami in pace, stai distruggendo anche quei pochi ricordi belli della nostra storia, rischi di diventare un’ossessione per me. è questo che vuoi? ”
Giambattista aveva alzato la voce e Serena provando un dolore sordo in mezzo al petto e tanta vergogna rispose “Non è per parlare con te che ho chiamato, Giambattista, ” disse cercando in extremis un briciolo di contegno “è con Alessandro, tuo fratello, che vorrei parlare, ma tu sei sempre il solito presuntuoso. Non c’è bisogno che mi fai raccomandazioni, ho capito perfettamente e se vuoi proprio saperlo tutta questa storia sta pesando anche a me” Non seppe nemmeno dove avesse trovato la capacità di reagire in quel modo, ma né fu contenta.
“E allora ti è andata male comunque, ” rispose Giambattista “Alessandro non c’è, è fuori con gli amici. Buona domenica, Serena”
Non ebbe neanche il tempo di replicare che il monotono segnale di occupato risuonò nelle sue orecchie percorsa da un brivido di freddo. Si alzò per aprire la finestra, così da sentire meglio la musica dei vicini ed ogni canzone era un ricordo per lei, un momento importante della sua vita. L’addio ai banchi di scuola, l’ingresso all’università, l’incontro con Giambattista. Un brivido le percorse nuovamente la schiena e così decise di alzarsi per prepararsi un caffè. Anche dalla finestra della cucina vide e sentì i ragazzi della casa di fronte -Che casino! Hanno l’aria di divertirsi parecchio, forse è il compleanno di uno di loro o forse no, comunque è proprio festa là dentro e io, invece, sono sola- pensò rimuginando sull’eterno dilemma -L’amore è sofferenza? –
Rimise la caffettiera nella scansia senza averla usata decidendo all’improvviso che non era del caffè che aveva bisogno ma di rimettersi in sesto, a partire dal suo aspetto fisico. Si recò in bagno e seduta sulla vasca a gambe larghe prese a frizionare la vulva con il sapone emolliente -L’amore dovrebbe essere gioia, allegria- borbottò massaggiandosi con cura -e se poi c’è una fine, perché mai la si deve vivere drammaticamente? – Per amore di Giambattista si era isolata da tutti gli altri apparentemente sembrava non avere bisogno di nessuno, le bastava lui. Viveva in attesa delle sue telefonate, dei loro appuntamenti. E se non si vedevano allora studiava, non c’era posto per altro, anche se si rendeva conto che non sarebbe potuto durare allungo. La sua vita sessuale era diminuita di colpo, niente più feste con gli amici, niente più pomeriggi passati con Gabriella, Marta, Clelia e le altre amiche a fare pettegolezzo abbracciate l’una con l’altra, aveva persino rinunciato alla masturbazione della buona notte.
Il sapone emolliente aveva fatto il suo effetto e con mano quasi tremante per la collera prese a radersi il lobo destro. Lo percorse per l’intera lunghezza sollevando alla fine il rasoio con sapone rappreso misto alla peluria. Scrollò la testa, quante volte in passato aveva pensato che dare all’amore l’esclusiva del sesso fosse un errore? Molte, tantissime! Eppure c’era cascata comunque, e un po’ alla volta, senza rendersene conto, riducendo sempre più il suo spazio per darlo a Giambattista stava scomparendo.
Sciacquò il rasoio e con la medesima cura prese a depilare il lobo sinistro meditando acida che Giambattista quello spazio se lo era preso senza tanti complimenti -Che bella coppia eravamo, lui con il terrore di essere cornificato, ed io bloccata dalla paura di perderlo- Quella situazione fu proprio l’inizio della fine della loro storia e malgrado Giambattista l’accusasse di sentirsi soffocato, irritato e perseguitato dalla sua invadenza, Serena desiderava ogni giorno di più la sua più completa indipendenza sessuale.
Si alzò in piedi nella vasca sciacquandosi le gambe con il tubo della doccia mormorando frasi a mezza bocca -Che momenti! Non volevo crederci, e così invece di uscire di scena con dignità ho continuato a sperare nel miracolo- Aveva sperato sino all’ultimo che lui tornasse dicendole che non poteva vivere senza di lei, che sentiva terribilmente la sua mancanza, e soprattutto che potevano, e dovevano vivere in libertà le loro passioni sessuali. Ma come si poteva sentire la mancanza di qualcuno che si cerca continuamente, che è sempre morbosamente troppo distaccato dal sesso? D’altronde in quelle poche frasi che si erano scambiati al telefono qualche minuto prima, Giambattista non aveva fatto che ripetere quello che le aveva già detto innumerevoli volte prima della rottura definitiva. -E che cosa ho fatto io? Ancora una volta ho chiamato in causa Alessandro, come tutte le altre volte- tirò la tenda della doccia e regolò il flusso per darsi una rinfrescata, aveva sudato e il profumo di sesso le solleticava allegramente le narici; quel giorno le era capitato di toccarsi cinque o sei volte, e così le era successo da quando aveva lasciato Giambattista.
Con la mente tornò ad Alessandro, e cioè quando ancora non riusciva a darsi pace e a capire che fra lei e Giambattista fosse tutto finito. Ricordava bene le parole di Alessandro in quella pizzeria dove si erano dati appuntamento. Lui non faceva che guardarsi intorno visibilmente a disagio. Alessandro, d’animo generoso, era sicuramente affezionato a Serena e sapeva che quello che stava per dirle non le avrebbe certo fatto piacere. Era imbarazzato e sofferente e i suoi occhi non osavano fissare quelli di lei e con sommo sforzo le aveva confidato “Tu sei una ragazza splendida, Serena, credo che Giambattista proprio non ti meriti, ma non mi sento di inveire contro mio fratello, siete troppo diversi. Mi dispiace, Serena, non c’è speranza per te, Giambattista si è stancato. Scusami se sono brutale, ma ti voglio troppo bene per vederti continuare a sprecare il tuo tempo per qualcosa che non esiste più. Chissà quanti altri ragazzi vorrebbero avere il tuo amore, o magari solo il tuo corpo. In ogni modo, per quel poco che vale, voglio darti un consiglio, Serena: non mettere mai tutta te stessa al servizio di un uomo. è sbagliato. Non puoi riconquistare Giambattista, ma puoi sicuramente riconquistare la tua autonomia, la tua libertà, e serviti di questa esperienza come lezione. Fa come facevi prima… non ti privare del piacere del sesso, scopa con chi vuoi e non farti soggiogare dalle manie monogamiche di mio fratello. Si deve essere fedeli solo in amore, … il corpo, invece va lasciato libero”
Forse fu proprio in quel momento che Serena pensò, o meglio sperò che Alessandro si fosse innamorato di lei, ma fortunatamente il buon senso l’aiutò a non commettere un’altra sciocchezza. Non era Alessandro che doveva pagare per i suoi errori e per l’insensibilità di Giambattista. Lei aveva sbagliato ed ora doveva arrangiarsi. Aveva quindi salutato Alessandro con la convinzione che non lo avrebbe mai più rivisto. Ed ecco che adesso si ritrovava sola cercando di riconquistare le posizioni perdute, reinserendosi nei gruppi di amici che aveva lasciato.
Chiuse il getto d’acqua e tirata la tenda uscì dalla vasca frizionandosi il corpo con un telo di spugna, e quando il calore invase il suo corpo le dita tornarono tra le pieghe della vagina. Persa tra le spire del piacere le fu più che mai evidente ch’era troppo giovane per vegetare in quelle condizioni e che certi sbagli sono meglio di qualsiasi principio. Si era isolata, con tutte le sue forze aveva deciso di tirarsi in disparte per soffrire in solitudine ma non le era servito poi a molto -Aveva bisogno di contatto umano, di vivere, di scopare- Il rifiuto delle sue amiche era servito a mandarla ancora di più in crisi. Mentre in quella casa, di fronte a lei e alla sua solitudine, tutti ridevano e facevano festa. A dividerla da loro c’erano solo pochi secondi di tempo, calcolando l’ascensore, il portone e il breve tratto di cortile. Se non secondi, minuti, ma proprio pochi…
All’improvviso si mosse di scatto. Corse in camera, infilò un vestitino molto leggero senza indossare biancheria intima, si diede una rapida ed energica spazzolata ai capelli ancora bagnati e senza esitazione si diresse verso la porta. Era decisa e come previsto impiegò pochi minuti, soltanto pochi minuti.
“Ciao, mi chiamo Serena, ” disse alla ragazza bionda che venne ad aprire la porta. Deglutì era una delle due ragazze del divano e portava solo una maglietta bianca di una taglia superiore che le arrivava alle ginocchia: sotto era nuda “Abito dall’altra parte del cortile. Da un’ora vi vedo ballare e ridere. Forse ci siamo già incontrate per strada… beh, vedi, sono sola, è domenica pomeriggio e non ritenermi troppo impicciona, ma… ”
“Entra, entra, ” l’interrompe la ragazza con un sorriso “Credo di averti vista poco fa dal terrazzo… ” Serena sussultò -forse l’aveva vista masturbarsi- pensò mentre la ragazza sempre sorridente aggiunse “C’è proprio una festa qui, è il compleanno di Mauro” terminò voltandosi verso un gruppetto che era arrivato nell’ingresso per vedere chi aveva suonato alla porta “C’è posto anche per lei? ” chiese allegramente. Serena sentì un groppo in gola, le ragazze erano nude e i ragazzi seminudi ma quando li sentì tutti applaudire si rilassò.
“Tu sei la ragazza di fronte che si toccava guardando la tele, vero? ” le aveva chiesto la ragazza bionda che le aveva aperto la porta.
“Si, ma non guardavo la televisione, guardavo te, abbracciata ad una bella ragazza rossa sul divano… e per la verità c’erano anche due bei maschi con il pisello pronto”
La biondina si tolse l’ampia maglietta rimanendo nuda “Si, certo ero io! Che vista. Comunque scusa se ti ho ricevuta con questa ” disse indicando la maglietta “Ma sai i vicini… ”
“Capisco… io comunque ti preferisco nuda”
“Grazie, ma anche tu se vuoi puoi toglierti questo bel abitino… mi fai cosa grata” le propose affabile la biondina e un attimo dopo era in mezzo a loro completamente nuda, con una fetta di torta in mano e una bibita nell’altra. Pensò per un solo attimo a Giambattista e decise che non si sarebbe mai più annullata per una persona, neanche per amore.
“Ti andrebbe di farlo con me? ” le chiese un ragazzo alto e muscoloso.
“Si certo, però se non ti dispiace avevo scorto anche una bella rossa… sai dirmi chi è? ”
“Allora sei proprio una biricchina, eh? ”
“Già”
“è Paola, vieni che te la presento”
Serena posò il bicchiere con la bibita e insieme al ragazzo andò a conoscere la rossa Paola. Finalmente era festa anche per lei. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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