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Donna con i capelli lunghi in piscina con una splendida collana

Sara si avvicinò lentamente alla scrivania (racconto lesbo)

Sara si avvicinò lentamente alla scrivania, si slacciò le scarpe da ginnastica e se le tolse; quindi passò alle calze, una alla volta, e le ripiegò nelle scarpe. Con i due piedi nudi li abbassò sullo spesso tappeto di lusso. Lentamente strisciò la pianta avanti ed indietro. La sensazione era meravigliosa.
Fissò il computer sulla scrivania e, ancora una volta, si mise al lavoro, ma ben presto cominciò a pensare.
Quella era solo la quarta volta che si trovava nell’appartamento di Caterina, ma era la prima volta che veniva lasciata sola, il desiderio di esplorare stava crescendo in lei.
Era passata una settimana da quando aveva visto un annuncio per un traduttore francese, lavoro parttime. Quando aveva chiamato aveva risposto una donna con un accento inglese e le aveva detto che aveva bisogno di qualcuno che traducesse della corrispondenza di affari. “Lo farei io, ma non ne ho il tempo” aggiunse.
Il giorno seguente si recò all’appuntamento, guardò l’indirizzo e vide che era della zona elegante della città. L’edificio era uno di quelle costruzioni eleganti, di prima della guerra, con la facciata in pietra mescolata ed un atrio ricco di ottoni levigati e caldo legno ed un portiere in uniforme che l’aveva fatta entrare.
Quando Caterina aprì la porta dell’appartamento e si presentò, Sara fu sorpresa di vedere che il suo datore di lavoro non era inglese, ma Medio Orientale. Era della stessa altezza di Sara e sembrava avere la stessa età, ma le somiglianze finivano lì. Caterina aveva capelli lunghi castani che le scendevano folti sino alle spalle; gli occhi erano a mandorla e di un verde esotico; il naso ed il viso erano proporzionati perfettamente, mentre la sua bocca era larga e si apriva facilmente in un sorriso che rivelava i bei denti bianchi; le labbra erano sensuali e luccicavano di un rossetto rosso e lucido.
Indossava una meravigliosa camicia bianca ricamata ed una semplice gonna nera il cui orlo si fermava appena sopra le ginocchia; le gambe erano ben fatte, con caviglie sottili e piccoli piedi.
Non portava scarpe. Attraverso la sottile camicia traslucida Sara poteva vedere la vastità dei suoi seni e le areole scure dei capezzoli.
Il cuore di Sara cominciò a battere a precipizio alla vista di quella donna dall’aspetto straordinario. Intimidita si è guardata rapidamente intorno e ha compreso di essere in uno di quegli appartamenti favolosi che si vedono sulle pagine delle riviste di interni. Il posto era incredibile: soffitti alti, un bel pavimento di legno che ha luccicava tra i tappeti persiani e costosi sparsi dappertutto e mobili che dicevano di soldi, molti soldi.
Caterina condusse Sara al suo studio spiegando perché aveva bisogno dei suoi servizi e quello che voleva che lei facesse. Il lavoro sembrava facile. Traduzioni dal francese all’inglese di lettere d’affari e documenti, una cosa in cui Sara era piuttosto esperta. Lo studio era una cosa che non aveva mai visto prima, i mobili sembravano essere di noce o mogano, non riusciva bene a capire, ma non di foggia tradizionale, come quelli preferiti dagli uomini, c’era una leggerezza ed eleganza nella loro forma e nelle peculiarità. Scaffali rosa alti sino al soffitto in legno riccamente intagliato e riempiti di libri dei più vari soggetti.
Sara si sedette alla scrivania e Caterina le diede i primi documenti che dovevano essere tradotti. Quando si è chinata per spiegare come voleva fosse fatto, il suo seno ha spinto contro la stoffa della camicia, ha sfiorato e poi ha colpito il braccio di Sara; contemporaneamente i capelli lunghi hanno solleticato la guancia di Sara. Tutti di questi piccoli contatti portarono il battito del cuore di Sara ad una velocità superiore ma, meglio di tutto, era il profumo di Caterina. Lei aveva un profumo esotico, caldo che sembrava colare fuori quando si curvata per parlare. Timida, ancora affascinata dalla donna, Sara riuscì solo ad accennare col capo mentre i documenti che aveva preso in mano tremavano leggermente.
Il primo giorno non parlò, come se fosse alla presenza di una dea. Caterina era tutto quello che lei aveva desiderato di essere, ma che non era. Il suo fascino mediorientale la rendeva misteriosa, contemporaneamente era bella, arguta, educata, sofisticato e molto ricco. Da dove venivano tutti quei soldi? Dalle piccole informazioni che apprese dalle traduzioni, sembrava che Caterina si interessasse di qualche tipo di affari di marketing internazionale, ma sembrò poco, troppo poco, non il genere di affari che potesse mantenere un appartamento enorme in quella zona; no, dovevano essere soldi di famiglia, forse derivanti dal petrolio.
Il giorno seguente Sara si aprì un poco di più e Caterina chiacchierò amabilmente preparando il lavoro; scoprì che Caterina era originaria del Libano, la sua famiglia non era nel campo del petrolio, ma in quello dei beni immobili. Era andata a scuola in Inghilterra e Svizzera e conosceva molte lingue. Suo padre era morto recentemente ed ora i suoi fratelli trattavano gli affari di famiglia. Non lo disse mai, ma Sara pensò che doveva aver ereditato parecchi.
Dal terzo giorno Sara comprese di essere infatuata di Caterina. Ritornando a casa non poteva smettere di pensare che quella donna sembrava di un altro mondo. Fra il rombo delle macchine nel lungo sottopassaggio pedonale, Sara si sedette, sognando ad occhi aperti, fissando lo sbocco del tunnel nero. Sognando passava in rassegna le parti della bellezza di Caterina: la lucentezza dei suoi capelli folti, ondulati, gli occhi a mandorla, i seni a pera, anche le unghie squisitamente curate. Ma quel profumo del suo corpo ritornava sempre nelle sue narici. Sara chiuse gli occhi ed immaginò come gli sarebbe piaciuto baciare le labbra spesse di Caterina e toglierle lentamente i vestiti, riuscire a guardare il suo corpo meravigliosamente proporzionato con la pelle scura ed il leggero profumo muschiato.
Ora, al quarto giorno di lavoro, Sara era sola, si curvò sulla scrivania, i piedi nudi affondati nello spesso tappeto morbido dello studio. Le sembrava strano non avere intorno Caterina, ma poi pensò che era un buon segnale: aveva fiducia in lei, quindi era possibile che le piacesse.
Dopo un’ora aveva finito, Caterina non le aveva dato abbastanza lavoro e non sarebbe ritornata almeno per un’altra ora.
Incapace a resistere, decise di uccidere la noia esplorando il resto dell’appartamento che non aveva visto. Entrò in soggiorno e lo trovò incredibile, ricchi mobili, con sedie e divani coperti di calde, colorate stoffe. Sui muri numerosi dipinti che davano l’impressione di essere originali. Alcuni erano antichi, altri erano dipinti astratti che avevano una certa sensualità che Sara piaceva. I muri erano coperti da una tappezzeria di tessuto. Le finestre scendevano fin quasi al pavimento e le tende erano drappi di una stoffa leggera che era mossa dall’aria che soffiava attraverso il foro nel pavimento.
Poi Sara attraversò la sala da pranzo riccamente adorna ed aprì una porta: era la camera da letto di Caterina. Il letto afferrò immediatamente la sua attenzione, sembrava enorme confrontato al suo. Si avvicinò, tirò indietro leggermente la coperta e vide le lenzuola di seta di color pastello. Poi si avvicinò all’armadio e lo aprì. Ne uscì un profumo di vestiti fatti di stoffe ricche e costose, mescolato al profumo esotico del corpo di Caterina.
Stette ferma per un momento, respirando profondamente, sentì che la mano che teneva la maniglia della porta cominciava a sudare. I vestiti erano belli, camicie, gonne e pantaloni fatti con il cotone migliorie, di lana, di raso, di seta. Sara sapeva dove sarebbe andata a vedere ora.
Si avvicinò alla cassettiera di Caterina e cominciò ad aprirla.
Rapidamente trovò quello che stava cercando: la più bella raccolta di reggiseni, mutandine, slip e camiciole, tutto fatto del materiale della più alta qualità. Mentre le sue dita scivolavano sulla lussuosa biancheria intima, Sara cominciò ad agitarsi, non riusciva più a controllare i suoi pensieri, sapeva di dover fare qualche cosa, calmare la sua fame crescente, il desiderio che la rodeva.
Rapidamente cominciò a togliersi i vestiti, li guardò sdegnosamente, acquistati in un grande magazzino. Quando li ammucchiò sul pavimento sembrarono solo stracci. Si fermò un momento, non sapeva quello che stava facendo. Mai prima di allora aveva agito così impulsivamente, ed ora era nella casa di un’altra completamente nuda. Perché, si chiese. Non c’era una risposta razionale. Lei stava rispondendo semplicemente ai suoi sensi, ai suoi desideri.
Ritornò al cassetto di Caterina ed estrasse delle mutandine di raso blu pallido. Alzò l’inguine al naso ed inspirò profondamente, scoprì un’ombra di un profumo meraviglioso che proviene solamente da una donna. Come per averne una conferma portò le mani tra le sue gambe e strisciò le dita fra le labbra della sua fessura già bagnata e poi le sollevò alle narici, poi sorrise.
Prese una camiciola, non aveva mai sentito niente di tanto morbido, liscio e delicato. Se la passò lentamente sui seni e chiuse gli occhi, godendo della sensazione meravigliosa della seta sulla pelle. Se la passò molte volte finché i capezzoli no vibrarono per la rapida erezione.
Decise di indossarla, poi scelse un bel tanga di raso e merletto e lo indossò. Si avvicinò alla specchiera di Caterina per vedere come stava. Vide la stessa ragazza timida di sempre, ma la bella biancheria intima la rendeva speciale. Guardò e toccò le diverse bottiglie di creme, lozioni e profumi,annusandoli per vedere se alcuno assomigliava al profumo muschiato di Caterina.
Si tolse camiciola e tanga, li rimise nel cassetto e poi si sedette davanti alla specchiera. Per molti minuti giocò con gli articoli da toeletta di Caterina, tentando di assomigliarle il più possibile: spazzolandosi i capelli con le spazzole di Caterina, dipingendosi le unghie; ad un certo punto si schizzò del costoso profumo sui capezzoli e tra le gambe. Formicolava dannatamente laggiù, ma non era pronta a toccarsi. Doveva fare dell’altro per finire il collegamento a Caterina.
Poi Sara osservò la sedia, era una sacca ordinaria di quelle riempite di sferette di plastica, di un blu elettrico. Era un mobile strano in un appartamento ricolmo della mobilia più raffinata e costosa che avesse mai visto. La toccò e sentì il caldo del sole mattutino che vi splendeva sopra. Si sedette e si adattò rapidamente alla sua forma, la sensazione del vinile liscio contro la sua pelle. Si mosse e la sacca coi suoi “fagioli” all’interno si riaggiustò alla sua nuova posizione. Allargò le gambe e poi le chiuse lentamente; la sacca si dispose in mezzo alle sue cosce come la parte del corpo di un’altra persona, sentì il calore come di una mano che pigiasse contro il suo sesso.
Sara avvolse le braccia intorno alla sedia, attirandola a lei in un abbraccio. Un debole aroma familiare arrivò alle sue narici facendola sospirare e strisciare le labbra contro il vinile in un bacio delicato.
Nella sua mente vide la bella faccia di Caterina, inspirò di nuovo ed ogni volta il meraviglioso profumo femminile di Caterina sembrò diffondersi dal vinile in dosi sempre più forti, facendole sembrare di abbracciare la donna.
Si appoggiò per un momento, la sua pelle pallida contrastava con il blu brillante. Poi lentamente cominciò a strofinare i lombi contro il vinile, flettendo le cosce, schiacciando la sedia tra le sue gambe. Sentì il vinile divenire bagnato e sdrucciolevole quando il nettare cominciò a gocciolare fuori.
Sara faceva scivolare avanti ed indietro le anche sulla morbida sedia cedevole. Il suo clitoride si infiammava per l’attrito e l’umidità. Nel frattempo stringeva con forza la sedia tra le sue braccia, le sue labbra e la lingua baciavano e leccavano il caldo materiale… chiuse gli occhi… stava facendo l’amore con Caterina, baciando la sua bocca sensuale, toccando i suoi capelli, prendendo i suoi seni nelle sue mani mentre strisciava il suo sesso contro la calda pelle di Caterina, con il suo foste profumo mediorientale.
Dopo molti minuti le anche di Sara cominciarono a muoversi rapidamente, rotolando e curvandosi con grande intensità contro il morbido sedile malleabile. Sentì che stava perdendo il controllo, mentre l’immagine, il profumo e la sensazione di Caterina diventava più vera. Respirando rapidamente Sara cominciò a lamentarsi ad ogni respiro.
Quando l’eccitazione raggiunse l’apice, i lamenti si trasformarono in parole: “Oh Caterina, ti amo. Ti amo, Katy. Ti amo” gridò piano Sara scuotendo la pelvi, i suoi muscoli si contrassero ed il liquido fuoriuscì da lei gocciolando sul sedile. Alla fine il corpo nudo di Sara smise di contorcersi e abbattè scomposto sulla sacca di vinile. Mentre l’orgasmo diminuiva lentamente, emetteva lamenti rauchi ed il sudore versato dal corpo tremante le faceva incollare i capelli alla schiena ed alle spalle.
Il suo respiro si acquietò ed il battito del suo cuore riprese il ritmo normale, allora Sara cominciò a sentire il rumore debole del traffico fuori della finestra e poi il cigolio del pavimento; comprese di non essere sola.
Girò la testa e vide Caterina appoggiata alla porta con un seducente sorriso sul viso. “Sedia straordinaria, non è vero” disse. “Ora probabilmente puoi indovinare perché non ho buttato quella brutta cosa!”

FINE

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