Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Gay e Lesbo / Stimoli Alternativi (bisex)
copertina racconto erotico

Stimoli Alternativi (bisex)

Quando rientro in casa sono stanco, stanco ma contento. Sono andato a correre per la prima volta nei dintorni della mia nuova casa. I due mesi di inattività si fanno sentire nei polpacci o forse sarà stata la salita e la discesa… non credo di aver corso per molto tempo in piano.

Mi metto sotto la doccia assaporando l’idea di una serata tranquilla: la cena, un po’ di musica e magari addormentarsi per sbaglio sul divano.

Prolungo la mia permanenza sotto la doccia, mi piace il contrasto dell’aria fredda che entra dalla porta del bagno lasciata aperta e l’acqua calda che scorre lungo il mio corpo.

Dopo essermi asciugato i capelli mi avvolgo nell’asciugamano e vado a distendermi sul letto. Era da molto che aspettavo questo momento, un po’ di relax dopo il trasloco, dopo giornate intense al lavoro e qualche brutta nottata di troppo. Lascio che il mio corpo si liberi dalla tensione, sento i muscoli rilassarsi, mi sembra quasi di sciogliermi. Per cinque minuti riesco a non pensare, almeno a non fissare il pensiero su qualcosa in particolare, quando mi sembra di essere asciutto scopro il mio corpo. Le mani istintivamente scendono a cercare il membro che sento turgido, lo prendono e lo stringono delicatamente; lentamente inizio a masturbarmi, la mano sinistra risale alle ricerca di un capezzolo da stringere, prima trova il sinistro poi sposta le sue attenzioni sul destro. Le dimensioni del membro aumentano, mi fermo lasciando che il mio cervello assapori la sensazione di trasporto, la soddisfazione. Penso a Simona, al fatto che la vorrei qua con me in questa serata… i pensieri non si fermano, anzi si concentrano su lei, su quello che vorrei fare con lei, su quello che le farei se fosse qua.

Provo a sostituire il suo corpo, recitando la sua parte.

Allargo le gambe e le fletto portando le ginocchia al petto, le mie mani scendono, sfiorano i genitali, li massaggio, poi passo alla zona perineale, la massaggio mettendoci in modo vigoroso, i muscoli dapprima tesi si rilassano, avvicino le dita al mio buco e lo massaggio, non può bagnarsi, ma il piacere che provo è ugualmente evidente.

La mia serata in un momento cambia volto, risorgono voglie assopite da tempo, un gioco che ora che vivo da solo posso giocare con più serenità e calma.

Prendo le chiavi del bauletto della mia moto, lo apro e dispongo sul letto le calze con la riga, la guepiere e alla base del letto appoggio le scarpe.

Torno in bagno per finire di asciugarmi e faccio un giro della casa per essere sicuro che tutte le finestre siano chiuse, ormai è buio e nessuno mi può vedere. Arrotolo la prima calza e la faccio salire lungo la gamba, mi rammarico per non avere  il coraggio di depilarmi, le scuse le avrei anche, ma mi sentirei decisamente in imbarazzo. Infilo anche l’altra calza e poi la guepiere senza staccare i gancetti posteriori.

Agganciare le calze è uno dei gesti che mi piace di più, passerei ore a guardare donne che fanno questa operazione che trovo decisamente più sensuale di quella inversa, il vestirsi per me rimane una attività molto più sensuale dello spogliarsi. Il corpo guarnito è più sensuale del corpo nudo.

Simona mi ha già visto così, so di piacerle in queste vesti, ripenso alle domande che mi ha fatto sui miei travestimenti, alle proposte di uscire vestito così per strada.

Infilo le scarpe e mi sollevo sui tacchi, è molto che non li porto, però voglio provare a farmi da cena e mangiare indossando i tacchi alti, voglio capire quali sensazioni provano le donne che lo fanno. Vorrei sapere cosa provano loro e sapere se la sensazione stupenda che provo io guardando una donna che si muove tranquillamente sui tacchi a spillo ha qualche riscontro in quello che provano loro.

Ho comunque paura di poter essere visto da fuori, così almeno per evitare il peggio infilo una maglietta sopra la guepiere. Non sono agilissimo con i tacchi, e la paura di fare troppo rumore mi fa camminare in modo impacciato, ogni tanto inciampo col tacco, dopo qualche minuto però non mi sento a disagio. Mi siedo a tavola per iniziare a mangiare, i laccetti scorrono sui lati del sedere, la parte alta delle calze ruota leggermente, deboli stimoli che causano terremoti dentro di me. Mentre mangio sviluppo la mia idea di serata, ho voglia di donna, sento il bisogno di nutrirmi con immagini di femmina; fuori sta cominciando a piovere, penso ad andare a casa dei miei, loro non ci sono e potrei navigare un po’ in internet o comunque consultare il mio fornito archivio di immagini. L’idea di uscire indossando la guepiere, le calze e le scarpe mi sconvolge, mi fa palpitare. Finisco la cena, mi rialzo e sistemo la cucina, intanto penso alla mia idea, effettivamente sembra la serata giusta, la città da qua sembra vuota, è piena estate e piove. Decido! Prendo i jeans chiari che mi stanno un po’ stretti, sfilo le scarpe e infilo i jeans che vanno a diretto contatto con la pelle, almeno per quella porzione del mio corpo libera dalle calze. Metto le scarpe da ginnastica ed infilo le scarpe coi tacchi in un sacchetto, ho paura di incrociare i vicini sul giroscale o che si notino troppo i tacchi.

Esco di casa e scendo le scale in fretta verso la macchina, appena entrato mi sfilo le scarpe da ginnastica e metto quelle coi tacchi, per un momento esito chiedendomi cosa succederebbe se venissi fermato per un controllo dalla polizia, come spiegherei il mio abbigliamento? Sbatto questa paura fuori dalla mia testa, accendo la macchina e vado verso casa dei miei. Non ho tanti problemi a guidare, certo non è semplice come con le scarpe da ginnastica, ma forse grazie alla punta stretta mi trovo bene.

Arrivo sotto casa, ho pensato per tutto il percorso al fatto che uscito dalla macchina devo fare una scala totalmente esposta e poi attraversa uno spazio aperto che tutte le persone che vivono nelle case attorno possono vedere. I jeans sono abbastanza lunghi da coprire buona parte del tacco, però i 10cm aggiunti mi rendono comunque alto due metri, sono spaventato, ma la voglia di trasgredire, il pensiero di Simona, l’idea di interpretarla mi spinge ad osare. Lei non credo si tirerebbe indietro in questi giochi, lei sa osare quando vuole.

Parcheggio la macchina apro la portiera e appoggio la scarpa per terra, sono protagonista di un gesto che ho ammirato tante volte, mi rammarico per un attimo di non avere delle dimensioni più femminili, se così fosse mi comprerei delle scarpe o degli stivali da capogiro, quelli di calzaturifici che secondo me creano opere d’arte, inni alla femminilità, pur di sentire cosa si prova a stare dentro un altro corpo, ad essere Donna.

La pioggia cade costante sui miei capelli mentre in equilibrio precario chiudo la macchina, ho do una rapida occhiata al vicinato, ho le chiavi della porta di casa in mano, pronte ad aprirmi un varco per la ritirata, cammino con calma però, voglio godermi ogni passo, assaporare i jeans che strofinano il sedere, lascio che le anche ondeggino. Ad ogni scalino i jeans ruotano strisciando sulle calze, mi bastano pochi scalini per sentire il membro irrigidirsi, scendere a fianco alla gamba nei jeans. Otto passi mi fanno perdere la testa che mi sembra giri, quasi mi fossi ubriacato e mi portano davanti alla porta di casa.

Quando entro mi guardo allo specchio a figura intera del corridoio, slaccio i jeans, li abbasso, levo la maglietta mi tocco, stringo i capezzoli tra indice e pollice, non voglio godere adesso però, voglio gustarmi tutta la serata, voglio andare fino in fondo all’interpretazione.

Vado in camera ed accendo il PC, nel frattempo mi sfilo i jeans e prendo l’uni-posca verde.

Guardo nella sezione di bookmarks che tengo nascosta, decido di visitare il sito degli stivali, apro gli ultimi link aggiunti, donne con stivali, donne che fanno l’amore con altre donne e donne che fanno l’amore con uomini. Non trovo molte cose che mi eccitano, allora passo alla sezione dei link a foto con stivali alti. Qualche sito è aberrante, ma altre fotografie sono eccitanti, trovo un paio di servizi fotografici che incontrano i miei gusti, una donna che oltre agli stivali alti di vernice indossa un harness, un costume fatto di striscioline di pelle nera che costellate di borchie e unite da anelli di ferro. Ha un fallo in mano col quale gioca, mi eccito guardandola, penso a Simona “vestita” in questo modo. Credo preferirebbe un bustino che le stringa la vita, però a me piacerebbe anche così, mi piacerebbe farle delle foto e pubblicarle su questo sito di amateurs, ovviamente nascondendole la faccia. Mi piacerebbe giocare con lei e con la macchina fotografica. Come ipnotizzato da questa visione prendo la crema idratante e la apro, mi alzo in piedi davanti al computer e immagino che qualcuno alle mie spalle mi apra le gambe con forza, con una mano mi appoggio ai mobili, mentre l’altra spalma il solco di crema. Passo all’altro sito, due donne fanno l’amore utilizzando un fallo legato in vita, ingrandisco una foto alla volta, in sequenza lasciando passare un po’ di tempo tra una foto e l’altra per lasciare che la mia fantasia colmi il vuoto di immagini tra uno scatto e l’altro. Il pennarello spinge sullo sfintere, lo allarga e mi riempie lentamente. Evito la sensazione di rigetto che provo quando mi penetro in fretta. Voglio sentirmi pieno a lungo questa sera. Finisco di guardare il sito, masturbandomi davanti ad ogni fotografia. L’idea di Simona mi avvolge, vorrei documentare questi momenti, vorrei farle sapere che godo grazie anche a lei, al pensiero di lei.

Guardo l’ora e decido di tornare nel mio appartamento. Mi sfilo le scarpe e indosso i jeans, spingo dentro di me il finto fallo e allaccio i jeans in modo che mi aiutino a tenerlo dentro di me. Voglio provare a camminare così, a guidare così, voglio provare le sensazioni che vorrei far provare a Simona. Rimetto e le scarpe coi tacchi, ed esco di casa, piove ancora e nessuna finestra del vicinato è accesa, potrei essere al sicuro. La passeggiata sulla terrazza è ancora più inebriante, il rumore dei tacchi, l’oggetto dentro di me, i jeans che strisciano sulle calze e sulle mie natiche. Scendere le scale non è semplicissimo ma una volta arrivato in macchina tiro un sospiro di sollievo mi guardo nelle specchietto e mi do del pazzo. Metto in moto la macchina, cerco di sistemarmi sul sedile, senza farmi penetrare troppo.

Dopo qualche curva non sento più spiacevoli sensazioni, i piccoli dolori lasciano spazio alla sensazione di riempimento. In 15 minuti sono sotto casa, sono tentato di salire le scale con i tacchi alto, però so che i vicini controllano ogni macchina che arriva ed anche se è tardi potrebbero essere ancora svegli. Decido di entrare da dietro, è vero che devo camminare e che potrebbero sentire il rumore dei tacchi, ma la pioggia mi coprirà. Esco tranquillamente dalla macchina, e con calma cammino fino all’entrata sul retro del mio appartamento. Quando entro mi libero in fretta dei jeans e della maglietta, mi sdraio per terra davanti allo specchio, al buio. Immagino di essere penetrato, incito il mio amante a non risparmiarsi, gli chiedo di essere sua. Una mano spinge lo strumento del piacere e con l’altra mi masturbo. Dopo un lungo periodo nel quale mi sembrava di aver staccato la testa dal corpo li ritrovo congiunti, una cosa sola, un unico pezzo, uno strumento, un attrezzo che prova nuovamente piacere.

Voglio finire dove ho iniziato la serata, torno sul letto, mi sdraio nel mezzo, poi allargo le gambe offrendo la vista del mio ano ad un ipotetica Simona che potrebbe penetrarmi. Chiudo gli occhi e la sento entrare, questa volta con forza, la sento spingere, andare avanti ed indietro, gioca, esce da me e mi ripenetra, si muove dentro me, mentre con l’altra mano mi masturba. Sento il mio membro duro, gonfio, grosso. La sua mano stringe ancora più forte il pene, io stringo un capezzolo fino a farmi male. La frequenza del mio respiro accelera come fanno i suoi colpi e lue mani. Vengo bagnandole i seni, le mani e quando riapro gli occhi posso solo immaginarla mentre spalma lo sperma sui seni, mentre si lecca le mani; purtroppo lei non c’è.

FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Una competizione gradevole (racconto lesbo)

Elisa è una ragazza di 19 anni, si è Diplomata e adesso è iscritta al …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.