Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Gay e Lesbo / Storia Puttana
copertina racconto erotico

Storia Puttana

Marta si trascina stancamente nel caldo afoso di un pomeriggio estivo, attraversa la zona pedonale ove vi sono i negozi più lussuosi della città, sfila tra gioiellerie ed eleganti boutique.
A ventiquattro anni ha già perso la spensieratezza degli anni migliori, suo marito è in procinto di essere licenziato da una azienda che vuole ridurre il personale, lei ha appena finito un colloquio per un lavoro part-time, ma con ogni probabilità non ce la farà vista l’agguerrita concorrenza.
I pochi risparmi rimasti si stanno consumando in fretta e bisogna tirare la cinghia, anche il matrimonio che aveva aperto orizzonti felici un anno prima, adesso ne risente, niente di trascendentale però come spesso accade, anche se a volte si afferma il contrario, il denaro influisce eccome nell’andazzo familiare.
Marta è bionda, ben fatta, piacevole e sensuale, oggi ha indossato una gonna e camicetta bianca per andare al colloquio, è tra i suoi più bei capi d’abbigliamento, ci teneva a far bella figura, camminando si rifrange sulle vetrine, sa di essere bella, le manca qualcosa che non sa cosa sia e nemmeno lo immagina.
Si sofferma davanti ad un negozio di intimo, guarda con l’acquolina in bocca alcuni perizoma ivi esposti, sono stupendi come anche un reggiseno a balconcino, non ha nemmeno voglia di entrare per chiedere i prezzi, sa di non poterseli permettere, è affranta e si domanda perché sia così sfortunata.
Sta per staccare lo sguardo abbacinato dalla vetrina quando dall’interno incontra il sorriso sfumato della negoziante che le fa cenno di entrare, è Luana una donna bellissima di 35 anni, alta e mora con il profilo aquilino, occhi neri intensi, elegante e raffinata, emana uno charme che si coglie anche attraverso lo specchio vetrato.
Si lascia attirare ed entra quasi in punta di piedi, una ventata di aria condizionata le dona un senso di refrigerio, la pelle si accappona come se fosse sfiorata da una gelida mano, i capezzoli larghi e color crema si intravedono, nitidi e nudi, sotto la camicetta, in pochi attimi i bottoncini si ergono spontaneamente ben delineando il contorno turgido che li spinge addosso al tessuto leggero.
Per Marta è come il realizzarsi di un sogno, tiene tra le mani questi splendidi gioielli in pizzo leggeri come una piuma, la negoziante la mette a suo agio, gira intorno al bancone, la inebria con il suo profumo, la guarda golosamente, le osserva il seno che si muove dentro la soffocante camicetta.
Marta non si accorge di essere sotto osservazione affascinata com’è da quegli oggetti di desiderio, non mette nemmeno in preventivo che un’altra donna possa interessarsi di lei, con la semplicità di una ragazza innocente allenta un bottone della camicetta per lasciare che alcune ventate fredde si infrangano sulla cute.
Luana invece la sta guardando con bramosia, avrebbe voglia di toccarla, di strizzare le sue belle tette appuntite, di palpare quelle cosce e quel culo sodo, mentre con voce che trapela un principio di affanno emozionale, sciorina prezzi e sconti nel tentativo di convincere la giovane cliente.
Non posso permettermi certe spese sospira Marta con tono deluso, solo in quel momento avvertendone il respiro addosso la guarda diversamente, sgranando i suoi occhioni verdi incastonati nel volto ancora fanciullesco, avverte qualcosa di strano dentro di sé, ha la forma di un desiderio inespresso, stagnante in fondo all’anima.
Ma no ne provi qualcuno, sono sicura che le stanno divinamente, non pensi ai soldi, non c’è problema, sussurra Luana che si accosta più vicina, le sfiora le mani che trattengono quelle intimità desiderate, ritraendosi subito come se ne fossero intimidite.
Marta arrossisce vistosamente, con moto istintivo tende a sistemarsi la camicetta quasi a volersi coprire dagli sguardi della negoziante, è un segnale che quest’ultima coglie come un principio di apertura, la giovane sposta la mano sui fianchi come per sistemare anche la gonna, Luana gliela blocca e la sostituisce con la sua, la tocca dolcemente spostandosi verso il sedere per carezzare le sue dolci rotondità.
Vieni, andiamo di là, soffia Luana vicino ad un lobo.
Marta la guarda stupita, quasi esterrefatta, si lascia sopraffare dall’audacia della negoziante, non replica, aspetta che gli eventi seguano il loro corso.
In un attimo Luana chiude dall’interno la porta del negozio, la sposta dolcemente nel retro, non le lascia il tempo di riflettere poggiandola spalle al muro, la bacia sulla bocca, la malsicura risposta che riceve ne rivela l’inesperta inquietudine del primo approccio, ciò le dà più forza nel violare le sue labbra di miele, può così insinuarsi avidamente per incrociare l’altra lingua.
Un gemito quasi liberatorio accompagna in Marta l’azione della negoziante, si abbandona lasciva al piacere incredibilmente diverso che solo una donna sa donare ad un’altra femmina, sente una mano che si infila sotto la gonna e corre verso il centro che racchiude la nascita di tutte le emozioni.
La carne vibra e si dischiude come un fiore di loto, con il palmo aperto Luana le massaggia la vulva pregna di umori da sopra il triangolo delle mutandine, si lascia distendere per terra sopra un tappeto.
Luana non vuole perdere secondi preziosi per sfilare la gonna, gliela solleva sul petto e le abbassa d’un lampo le mutandine, le apre il sesso con due dita raccogliendo con gioia l’affannoso ansimare di Marta, si aggrappa ai glutei rialzandola appena ed affonda la testa in mezzo alle gambe.
Il contatto della lingua ha l’effetto di un carbone ardente, Luana la scava a fondo estraendo dalla fonte l’essenza del suo godimento, che si ingrandisce fin quasi ad esplodere.
Marta si contorce, sbava, la incita sommessamente, si dispera per l’indescrivibile piacere che trasmette quel dardo saettante ora insinuatosi entro le natiche, si solleva sui gomiti per agevolarne il passaggio, non riesce più a trattenere l’orgasmo che si diffonde impetuoso, come un fiume in piena.
Adesso che Marta sta rifiatando la negoziante può permettersi qualche secondo di tregua, ne approfitta per spogliarla e lo fa anche lei, si inginocchia sopra e le trattiene la testa tra le mani.
Non c’è bisogno di alcun suggerimento per questa iniziazione, Marta allunga la lingua attirata dalla larga fessura che l’altra le strofina sulla bocca, le pare gigantesca inserita com’è entro un pube perfettamente rasato.
La lingua di Marta si fa più ardita ed inizia ad esplorare le segrete cose di Luana che non sa trattenersi, si capovolge in posizione di sessantanove e riprende a divorare la fichetta di quella nuova conquista.
Marta resta in balia di quel demone saffico impersonato da Luana per quasi un’ora, lascia che le sue dita la penetrino forzando il pertugio, si abbandona in una favola antica come il tempo, il suo corpo diventa creta nelle mani dell’altra, si lascia forgiare e modellare, assorbono insieme l’indelebile aroma di due donne in calore.
Quando esce dal negozio Marta barcolla, porta con sé il dono prezioso di alcuni intimi desideri, a casa li nasconde, non vuole che il marito li veda e che ponga domande imbarazzanti, per lei ha inizio una nuova vita i cui significati le erano sempre apparsi sbiaditi, si ammira allo specchio, si distende sul letto e si tocca ripensando all’incontro che non ha più i contorni del proibito.
Gli occhi di Marta si avventurano per le strade infuocate dal sole cercando riscontri alle emozioni che camminano con lei, si sofferma ad incrociare gli sguardi delle ragazzine nelle cui pupille è convinta si celino tracce del piacere che lei ha conosciuto solo qualche giorno prima.
Le piace addentrarsi nei giardini pubblici, lì si possono cogliere alcuni momenti di frescura durante l’afa soffocante che accompagna le ore che avvicinano a mezzogiorno, cerca una panchina su cui sedere da sola, vuole riordinare le idee, è successo tutto così in fretta ed inaspettatamente.
C’è poca gente a quell’ora e non le è difficile sedersi all’ombra di un castagno, che con le sue grandi braccia la isola dal mondo esterno, chiude gli occhi e vola con la fantasia, si vede nuda sul letto, a gambe aperte, Luana vuole che si ecciti da sola, lei la guarda nella penombra di una stanza rischiarata dai raggi della luna, che filtrano dalla finestra spalancata, spalmando di bianco il suo corpo fremente.
è un giuoco nuovo che le accorcia il respiro, ora le ha passato un oggetto lucido che emana un bagliore tremulo nel giungere tra le sue mani, ha la freschezza della brezza primaverile, se lo infila lentamente strabuzzando gli occhi e reclinando la testa all’indietro, gorgoglia di piacere nell’affondarlo, le morbide carni della vulva si slabbrano, ha quasi l’impressione che vengano incise come se fosse un bisturi a segnarne il passaggio.
Le sembra di impazzire quando, sotto le spinte che la sua mano imprime a quell’oggetto così allegoricamente gonfio delle debolezze umane, negli attimi che la trasportano verso l’ultimo anelito, Luana le impone di fermarsi ai confini dell’estasi.
è una punizione crudele, si aspettava che Luana volesse sostituirsi a lei per proseguire quel giuoco così struggente, ma non è così, ella detta solo ordini rimanendo in disparte nel buio della stanza.
è costretta a sfilarsi quel simulacro, deve anche allentare la presa dei polpastrelli sulla clitoride, due gocce di rugiada le compaiono negli occhi, è un supplizio difficile da sopportare ma Luana la convince con la sola forza della persuasione.
Vive questa rappresentazione onirica immaginando Luana nelle vesti di una dea irraggiungibile, si vede costretta a fermarsi per poi ricominciare, il piacere la sfiora e poi si dirada, propagando nell’aria stagnante l’intenso profumo che solo una femmina colma di umori sa diffondere.
è straziata dall’incubo di non poter raggiungere l’orgasmo liberatorio, ulteriormente costretta a colpirsi la clitoride, di farla uscire dal suo nido, di picchettarla piano mentre il volto si trasforma in una maschera stravolta dal piacere.
Si riprende dal torpore sobbalzando, è madida di sudore, sa che i sogni nascondono sempre dei ritagli di verità, si guarda intorno con aria smarrita, solo in quel momento focalizza davanti a sé una ragazzina che sta leggendo un libro, ne valuta l’età in non più di quindici anni.
Si sofferma a guardarla incantata, ha i capelli biondi, lunghi e sottili, raccolti in una coda di cavallo, scopre che è bellissima, ha stupendi occhi nocciola, i lineamenti perfetti e fin troppo delicati trasmettono un’idea di fragilità, ancor più accentuata dalla carnagione chiara.
Marta ha un tuffo al cuore, guarda estasiata la bocca della ragazza, le labbra leggermente carnose, di un rosso vivo naturale, sta pensando che avrebbe voglia di baciarla ma scaccia subito quel messaggio mentale che le produce anche un certo fastidio.
è solo una questione di pochi attimi, con gli occhi scende sul seno, nota i capezzoli acerbi che premono con forza contro la maglietta bianca aderente, si accorge che non porta reggiseno e si eccita ulteriormente, scende ancora e vede ciò che le provoca qualcosa di più di un turbamento.
La ragazzina porta una leggera gonna azzurra, tiene un piede piegato sotto la coscia che lascia apertamente in mostra il prezioso contenuto della sua ingenua pubertà, la giovane non coglie lo sguardo carico di libidine che Marta trattiene in fissità sul vistoso spicchio delle mutandine di colore bianco candido.
Marta scruta ogni particolare di quelle gambe stupende: femori lunghi, ginocchia piccole, caviglie sottili; sono gambe magre ma non secche, morbide e ben tornite, ha voglia di carezzarle, di risalire piano dalla caviglia, soffermarsi sul polpaccio, oltrepassare in fretta il ginocchio e dopo aver indugiato all’interno della coscia vellutata, raggiungere il cespuglio color ocra.
La ragazzina solleva gli occhi dal libro incrociando quelli di Marta, si accorge solo ora dello sguardo puntato e del sorriso attonito che la donna di fronte ha dipinto nel volto, si ricompone sollecitamente posando la gamba a terra e rimettendo a posto la gonna.
Il successivo contrariato stupore che legge negli occhi di Marta, alla quale ha tolto la visione, le strappa un cenno malizioso, quasi ne fosse stata lusingata.
Dura poco quel silenzioso contatto visivo, la ragazzina si alza, si gira, si china per riporre il libro dentro lo zainetto, forse lo fa apposta, è maldestra, la gonna si solleva da dietro mostrando abbondantemente le mutandine mentre Marta è abbagliata dalle sode rotondità, i cui glutei alti e sporgenti gonfiano la gonna suggerendo perfettamente le forme.
Ciao le dice con voce squillante la ragazzina e s’incammina verso l’uscita, Marta vorrebbe rincorrerla e bloccarla ma un peso enorme la tiene bloccata, respira affannosamente, si domanda se stia per diventare lesbica o non lo sia già diventata, mentre osserva l’esile figura dissolversi in lontananza.
Ha voglia di masturbarsi, si infila una mano sotto la gonna e raggiunge la vagina umida, dura poco quel breve ristoro che lenisce i crampi dell’appetito sessuale, è costretta a smettere si stanno avvicinando delle persone, si alza e fugge via, a passo svelto, come se fosse inseguita da qualcuno.
Adesso corre affannata, ha una meta precisa, il negozio di Luana.
è li dove il sogno si è avverato, Luana la vede precipitarsi accaldata e rimanere immobile con il fiato corto, questa volta l’aria condizionata l’ha fatta rabbrividire, ne accentua il tremore, aspetta in silenzio intimidita come una bambina che non sa rispondere all’interrogazione dell’insegnante, le aveva promesso che sarebbe ritornata il giorno dopo, ne erano già passati quattro.
Luana osserva qualche secondo il suo stato confusionale mentre abbassa la serranda dall’interno premendo un pulsante dietro il bancone, poi la investe come un fiume in piena: sgualdrina perché sei stata così tanto tempo senza farti vedere, mi hai fatto star male lo sai, debbo punirti!
Marta si lascia piegare a pancia sotto sul bancone, non ha più remore ne retaggi ancestrali, è pronta a tutto pur di raggiungere la catarsi, si appresta ad imboccare un sentiero di cui non conosce i confini, è ciò che vuole, le giunge come un verdetto inappellabile, sente sgorgare impetuosa una cascata di umori che le imbratta le cosce ed espone nitidamente la sua trepidante attesa.
Luana osserva per qualche attimo, con evidente ingordigia, le candide natiche che compaiono sotto il vestito, su cui risalta il briciolo di fettuccina del tanga rosso che le ha regalato, avrebbe voglia di avventarsi e mordere quelle chiappe sode ma si trattiene, adesso desidera solo scaldarle il sedere.
La sculaccia trattandola come una bambina cattiva senza che Marta opponga alcuna resistenza, geme sommessamente e si lascia percuotere fintanto che il culo diviene dello stesso colore delle mutandine, Luana si è accorta che lei ha ormai rotto gli argini, quando sposta il palmo bollente sul davanti premendo lo stomaco per scendere verso l’elastico delle mutandine, avverte il sussulto che si trasforma in orgasmo non appena le dita entrano nella vulva.
Sei proprio una puttanella in calore sibila Luana sconvolta dalla libidine, la tira giù dal bancone e se la inginocchia davanti, Marta intuisce cosa voglia da lei, le accarezza le cosce facendo risalire la gonna, annusa l’afrore che emana la sua fica, sposta appena il perizoma ed infila la lingua, ha imparato presto e la porta in paradiso.
Sono sedute in una saletta riservata di un ristorante climatizzato ove Luana consuma quasi ogni giorno il suo pasto frugale, una accanto all’altra, la negoziante osserva la sua giovane preda con occhio accecato dal desiderio, pur se la rabbia si è acquietata le è rimasta una frenetica voglia di possederla, di usarla a piacimento.
Le carezza la testa quasi con distacco, lasciando che le dita si intreccino nei biondi capelli, ascolta in silenzio la voce a volte malinconica di Marta che racconta le sue vicissitudini economiche, lei sorride annuendo mentre lo sguardo si posa lungo la curva dei seni tesi in avanti, poi mormora: ci sono io ora, non devi più preoccuparti, voglio che diventi la mia puttana!
Stanno mangiando un paio di insalatone, l’ultima espressione fa trasalire Marta, che mormora con voce carica di emozione: cosa intendi dire?
Luana le sorride maliziosa ed accattivante, fa scivolare la mano sulle ginocchia, felice di avvertire i brividi che le scorrono addosso, con mossa propizia riesce anche a raggiungere il sesso, Marta sgrana i suoi occhi verdi, lucenti di stupore, osserva le espressioni delle poche persone vicine al fine di individuare se qualcuno si sia accorto di quanto sta accadendo.
Le pare di no anche se ciò non attenua il rossore che si è affacciato nel suo volto.
Sta buona le sussurra Luana, fa finta di nulla, continua a mangiare tranquillamente, allarga solo un altro poco le gambe.
Questo intendo per puttana, le soffia in un orecchio, ti pago e ti uso, dove e quando voglio, mi piace poter disporre della volontà altrui, imparerai a servirmi, ad esaudire ogni mio più intimo desiderio, anche offrendo il tuo corpo per consentirmi di raggiungere nuove prede, in cambio ti concederò l’estasi del piacere sublime e l’agiatezza.
Marta focalizza le parole di Luana una ad una mentre si disunisce sotto la disinvolta masturbazione, pensa a quale sarà il suo futuro e si convince che quella sarà per lei la strada maestra, la forchetta le trema nella mano, è costretta a posarla nella terrina, abbassa le palpebre e comincia ad aspirare con le labbra socchiuse, la sua mente vaga alla periferia del piacere, si vede esposta e costretta, obbligata a concedersi anche quando esausta vorrebbe fermarsi, si abbandona all’orgasmo che irrompe impetuoso.
Luana ha fretta di raggiungere il suo attico poco distante, la tiene per mano e la trascina di sopra, Marta non ha nemmeno il tempo di rincorrere con lo sguardo gli splendidi arredi che le si parano davanti, si trova in camera da letto aggredita da queste parole: spogliati puttana, voglio che metti bene in mostra la tua mercanzia!
Non si è ancora abituata a questo ruolo, è stordita ed affannata, come una debuttante al suo primo defilè, ha un moto di vergogna allo stesso modo di quando ragazzina dovette spogliarsi nuda davanti al dottore.
Era una visita di controllo generale, c’era anche sua madre con lei nell’ambulatorio, quando si distese sul lettino però era fuori della sua vista, respirava a bocca aperta per l’ansia che le trasmettevano le mani del dottore, il quale sembrava indirizzarle verso le zone più sensibili del suo corpo ancora acerbo.
L’iniziale impressione si trasformò in certezza quando intuì che il palpeggiamento dei seni e lo stazionamento delle dita vicino al pube nascondevano qualcosa di erotico, cominciò ad annaspare ma anche ad avvertire sensazioni sconosciute provenire dall’inguine.
Quando dovette girarsi bocconi ne fu felice, rimase immobile anche quando la mano scivolò lungo il solco delle natiche, scendendo in basso, ristette appiattita sul lettino lasciando che la carezza si spostasse ove ha origine la vita, furono sospiri soffocati che si protrassero per tutta la durata di quel timido contatto, fu anche il brivido di saggiare sul fianco, oltre il camice, quella punta infuocata che solo negli anni a venire avrebbe conosciuto in tutta la sua fierezza.
Sei sana come un pesce e sei diventata grande le disse il dottore mentre si rivestiva, in modo che sentisse anche la mamma, lei tenne lo sguardo chino ma non le sfuggì il bozzo che ancora gonfiava sul davanti il camice.
Adesso sta provando lo stesso imbarazzo di allora, Luana la fa avvicinare, le apre il sesso, le strappa brividi intensi, la fa piegare in avanti, le graffia il forellino, poi non resiste, la sbatte sul letto e le divora le natiche, le spazzola il pertugio con la lingua, le strazia la vagina con morsi a volte morbidi a volte ficcanti.
Marta è in balia di quella donna affascinante, risponde donandole ogni pulsazione, si sfalda sotto il prepotente incalzare della sua bocca famelica, che come un onda travolgente si rifrange sul clitoride, duro e roccioso, entro quel mare immenso e tempestoso in cui si è trasformata la fica.
Lo riconosce è simile all’oggetto del sogno, è un tubo ovale in acciaio rappresentante il simbolo fallico, è lucido, al fondo vi sono delle tacche per impugnarlo, Luana lo sta brandendo.
Scomposta sul letto in posizione supina guarda estasiata Luana che glielo infila nella vulva, ha l’effetto di una spada quando affonda nello stomaco, rimbalza sul letto con moto sussultorio ininterrotto, è una sfida nuova, diversa, più intensa ed eccitante, è come se fosse Luana a penetrarla con virilità tipicamente maschile.
Attraverso le palpebre socchiuse le par di vedere il membro che spunta dalla sua fica glabra, si erge possente e la impala con devastante energia, i colpi sono come scosse elettriche, si abbandona implorando l’estasi che di lì a poco l’avvolge.
Non vi è tempo per rifiatare, con il culo per aria assorbe la lubrificante azione delle dita di Luana che trasportano i suoi stessi umori dalla vagina allo sfintere, i muscoli si dilatano al contatto della mucosa, viene preparato il viatico per approdare nell’anfratto buio ed inesplorato.
Soffoca l’urlo che le sgorga dalla gola addentando le lenzuola, è nel retto che trova posto, come se fosse immerso nel burro, l’oggetto traslucido gocciolante di umori, le fionda dentro rapido ed inesorabile, lo contiene con un fastidioso senso di oppressione, che ha la durata del breve spazio di pochi attimi.
Conclusa la penetrazione rettale Luana inizia a schiaffeggiarle la vulva con il palmo aperto, per Marta è il principio di un nuovo esilarante giuoco che la assorbe fino all’ultima fibra, a tratti cocente a tratti esaltante, ride e piange istericamente senza accorgersi dei mutamenti che si impossessano di lei, si sente pronta al sacrificio come un condannato che sale sul patibolo, ora può concedere tutto forse anche di più.
Luana la lascia qualche momento da sola, ne guarda il corpo che si scuote sul letto come se fosse cadenzato dal sibilo di una frusta nell’attimo in cui si avventa sulla pelle delicata, si siede a gambe larghe su una poltroncina bassa e la chiama: vieni qui puttana, voglio vederti strisciare fino ai miei piedi.
Marta si gira sul letto ha il volto devastato dalla lussuria, sa che non deve espellere l’oggetto metallico che ancora trattiene nel sedere, scende gattoni sul pavimento avviandosi sulle ginocchia, lascia sul parquet una scia di umori vaginali che sgorgano dalla fica, guarda dal basso quella donna che le pare la quintessenza di Diana la dea della caccia, lei si sente come una preda appena catturata.
La lingua lascia la sua traccia umida, parte dalle caviglie e risale verso la fonte dell’amore, esprime sulla pelle una serie di ghirigori che altro non sono se non la devozione di un ancella alla sua padrona con sembianze divine, Luana la blocca in corrispondenza del pube, le trattiene la testa con una mano che si intreccia nei biondi capelli, ne osserva lo sguardo implorante ed il respiro affannato che rimbomba nella stanza.
Intrappola con la mano libera un seno che sembra balbettare nell’aria i suoi ansimanti scuotimenti, affonda le unghie nella carne, le piace guardare da vicino le smorfie di dolore che permeano il volto di Marta, poi sposta le dita in bocca se le fa succhiare, le graffia il palato prima di schiacciarle la testa là dove si diffonde il tripudio delle emozioni.
Marta raccoglie i soldi che Luana le ha messo in entrata, se ne va in punta di piedi come una ladra, sa che dovrà presentarsi ogni qual volta sarà chiamata, va verso casa con il cuore in subbuglio al pensiero di quello che succederà domani ma come entra dal portone scaccia tutto dalla mente, è felice, più ricca, dentro e fuori, lo rifarà, certo che lo rifarà.
Arianna è la figlia diciottenne della portiera ove Luana abita, è una bella ragazza in carne che la madre fa vestire sempre abbastanza castigata, vi è una certa confidenza ma Luana, che la conosce da alcuni anni, ha sempre evitato qualsiasi allusione essendo ella minorenne, al suo occhio attento non erano comunque sfuggiti alcuni sguardi di maliziosa civetteria, che filtravano dalle lenti degli occhiali che portava sempre addosso.
è il giorno del suo diciottesimo compleanno quando Luana le fa gli auguri baciandola vicino alle labbra senza che la ragazza mostri imbarazzo, poi le carezza il culo: che mutande intriganti che hai le sussurra toccando il bordo dell’elastico da sopra il vestito leggero, in borsa ho un pacchetto per te, sono un paio di mutandine da sogno!
La voce di Arianna diventa un soffio: la mamma non vuole che mi metta addosso certe cose, non so se potrò mai indossarle!
Troviamo una scusa e vieni su da me dopo cena, così le potrai provare con comodo ed anch’io potrò valutare come ti stanno addosso.
Arianna è emozionata quando si presenta davanti alla porta dell’attico, Luana la guarda con aria complice: ho detto a tua madre che devo farti un regalino per il compleanno, vieni dobbiamo sbrigarci non puoi star qui delle ore!
Questo è un anellino che ti ho comprato, è il regalo ufficiale, ma su vieni di là che ti faccio provare le mutandine!
Arianna non è sciocca, sa di essersi avventurata in qualcosa di malizioso, sa anche che dovrà concedere qualcosa, le era già successo con un suo compagno di scuola quando dopo averglielo preso in mano lui se l’era fatto succhiare, le era piaciuto il gusto un po’ acre del seme biancastro, i cui spruzzi le avevano innaffiato la bocca ed il viso.
Luana ha fretta di spogliarla, lo fa con delicatezza ma anche con mano febbrili, si sofferma a guardarle il prosperoso monte di venere, trova il modo di aggiustarle le mutandine viola che nulla nascondono, la sfiora, la carezza, ascolta con piacere il suo rumoroso ansimare.
La ragazzina teme di dover concedere troppo, gli occhi esprimono timore e turbamento, Luana sa come prenderla, sa essere melliflua e suadente ma anche decisa ed irremovibile, è una preda ambita a cui non vuol assolutamente rinunciare, le soffia sulle labbra: dai cuccioletto distenditi sul letto che te ne faccio provare altre, questa volta sarò io stessa ad infilartele.
La frenesia si impossessa delle mani di Luana, quasi si avventa sull’orlo delle mutandine per abbassarle, con analoga foga estrae magicamente un perizoma composto dal solo elastico e da una fettuccina che dovrebbe proteggere dagli sguardi indiscreti la fichina ed il solco delle natiche, glielo fa calzare in modo che scorra morbido entro le grandi labbra, le quali si dischiudono come petali di un fiore alle prime luci dell’alba.
Ora il palmo carezzevole avverte la rugiada che affiora, un dito si introduce entro il vello, si muove soffice in un lento andirivieni: oh no Luana ti prego, cosa vuoi farmi, dai mi vergogno sussurra Arianna con voce tremula.
Sta buona porcellina replica la donna che avverte una forte scossa provenire dal mezzo delle cosce, con l’altra mano si allunga per toglierle gli occhiali, osserva il suo sguardo smarrito ma che non esprime paura, gli occhi irradiano solo una malizia sbarazzina che la incoraggiano a proseguire fin dove si erano spinti i desideri più reconditi.
Oh sì così godi puttanella, lasciati guidare verso quel luogo incantato in cui scoprirai un piacere diverso e non ripetibile, che solo tra donne si può realizzare.
Si inginocchia sul parquet, le spalanca le gambe, scosta quel tanto che basta l’inconsistente baluardo che le aveva appena messo a difesa della fessura intonsa, guarda ancora qualche attimo estasiata il folto cespuglio intricato, si fa strada tra le labbra della fichina ove fa guizzare la lingua, che si addentra subdolamente al pari di un serpente, ne ha la stessa efficacia, Arianna sobbalza, tende i muscoli e poi si lascia avvelenare da quella saetta biforcuta.
La lingua si sposta sulla clitoride ed esercita su di essa un movimento rotatorio sempre più veloce e sempre più intenso, Arianna si dispera dal piacere, non ha più ritenzioni, la sua vagina esplode come una falda freatica fatta affiorare da una trivella, raggiunge l’orgasmo più intenso della sua giovane vita, in assoluto il primo di così devastante intensità, un enorme calore la pervade e per qualche istante perde il lume della ragione.
Nei giorni a seguire Luana fatica a tenerla a freno, sotto le consuete espressioni apparentemente pudiche, Arianna nasconde una carica sessuale persino troppo prorompente per una ragazza della sua età, forse è stata proprio lei a sollevarne il coperchio che la teneva racchiusa, teme che la madre sospetti qualcosa ed è costretta a prendere le distanze.
Arianna è un po’ imbronciata per questo distacco e trova la forza di chiederne spiegazione mentre l’aiuta a portare in casa alcuni pacchi della spesa: perché mi eviti Luana, mi avevi promesso di farmi provare altre mutandine, sussurra quando sono ancora dentro l’ascensore che sta salendo.
Luana coglie una punta di affanno nella voce della ragazza ma anche un lampo di intensa malizia nel breve incrocio degli occhi, prima che ella chini lo sguardo mentre il volto si tinge di rosso scarlatto.
Devi imparare a controllare le emozioni, ci siamo dette che deve restare un segreto tra noi, se però continui a corrermi dietro rischiamo che tua mamma scopra qualcosa ed io questo non lo voglio assolutamente.
No, no, la mamma non sospetta nulla, ribatte subito Arianna con in soffio.
Questo lo so, dobbiamo comunque essere prudenti, le porte dell’ascensore si sono spalancate, Luana diventa più permissiva, vuole essere lei a condurre il giuoco, solo così è certa che non ci saranno sorprese, davvero hai voglia di provarti altre mutandine o magari hai altri pensieri per la testa.
Le mani di Luana si sono posate sui seni sopra la maglietta, li stringe, li stuzzica, poi con una scende a carezzare il pube da sopra la gonna, Arianna perde gran parte della sua irruenza, è confusa ed eccitata, vorrebbe affrettarsi ad entrare in casa ma Luana non la pensa così: vedi come sei, adesso hai premura, non puoi farlo, devi solo lasciarti guidare, sollevati la gonna!
Arianna ha un sussulto ma esegue senza fiatare, la donna le infila una mano dentro le mutandine e si insinua entro la passerina rorida, sfrega le labbra dischiuse e poi stringe con forza la clitoride, indi sposta le dita entro la bocca della ragazzina: succhia bene porcella e fammi vedere come ti masturbi, voglio vederti raggiungere l’orgasmo da sola, così come avrai fatto tutte queste notti a letto mentre sognavi di me.
Luana ha colto nel segno, la ragazza perde tutta la sua baldanza, sente scoperti i suoi intimi segreti, succhia avida le dita pregne dei suoi umori, allo stesso modo di quando aveva succhiato l’uccello al suo amico, sprofonda una mano entro le mutandine e si consuma il clitoride prima di esalare il più profondo dei sospiri.
Vuole che Arianna la raggiunga al negozio, nel retro o nel camerino di prova Luana si sente più tranquilla che in casa, a volte la ragazzina giunge inaspettata, quando la sua assenza fuori dalla vista materna non desta sospetti, Luana le ha insegnato ad usare la lingua e lei si impegna come la migliore delle allieve.
Marta ha colto il significato di qualche incontro tra Luana ed Arianna, sebbene il suo ruolo sia quello di una puttana il tarlo della gelosia non le da tregua e le domande in tal senso si fanno sempre più mirate, incrementando il fastidio di Luana che pur intimamente soddisfatta di questo intrigante intreccio non accetta interferenze.
Il marito di Marta deve trasferirsi una settimana all’estero, se va bene forse riuscirà a mantenere il posto di lavoro, Marta è felice quando corre da Luana in negozio a dirle che sarà disponibile per sette giorni di fila: bene risponde la negoziante, ti terrò a casa mia per tutto il tempo, ti farò guadagnare di più, ti voglio serva e puttana!
Marta fa fatica a nascondere le proprie emozioni, si vergogna ma è contenta, quella prima sera a casa di Luana è disposta a tutto pur di assecondare la sua splendida amante, teme il confronto con la giovane Arianna che hanno incrociato prima di salire, si lascia scavare con due dita nel culo, accetta di essere punita più pesantemente del solito, ma non riesce a far a meno di porre domande su Arianna sebbene sappia che Luana non voglia discuterne.
Per Marta è come un chiodo fisso, vorrebbe qualche spiegazione anche quando Luana le sta stritolando la clitoride con i denti mentre le tiene anche un vibratore conficcato nella vagina, questa volta si arrabbia più del solito, si solleva, punta le unghie sui seni facendola gemere dal dolore e sibila: basta, puttana, se non la smetti di far domande va a finire che ti riempio la bocca con un cazzo, uno qualsiasi il primo che passa per strada.
Anziché allarmarsi Marta rabbrividisce, Luana intuisce che sarebbe disposta a tutto pur di tenere stretta la loro relazione, il giorno dopo ci ripensa e le sovviene di Giovanni, il figlio ventenne di una sua cliente ed amica, sa che ha un debole per lei, quando si incontrano la guarda sempre con occhi colmi di significati, non sospetta che sono ben altre le mire di quella donna così affascinante.
Fa in modo di trovarlo per caso, è il giorno di chiusura infrasettimanale del negozio, prendono un aperitivo assieme, Giovanni se la mangia con gli occhi, quando Luana sposta casualmente la mano sopra i pantaloni impallidisce, non fa fatica ad avvertirne la crescita malgrado i palpeggiamenti siano appena accennati, è troppa la tensione del ragazzo per quanto sta avvenendo in un luogo pubblico, respira a bocca aperta, ansimando.
Luana sussurra sottovoce cosa vuole da lui, se sarai bravo forse ti concederò qualcosa, non riesce a completare il discorso perché avverte i sussulti dell’orgasmo e la patta che si sta inumidendo, Giovanni corre al bagno e lei se ne va, lo aspetta a casa per la cena quella sera e lui arriva con alcuni minuti di anticipo rispetto all’ora fissata.
Marta e Giovanni sono molto tesi, i loro sguardi sembrano chiedere solo le attenzioni di Luana ma lei conduce un giuoco diverso che ha pensato nei minimi particolari, bevono abbondantemente e la serata scorre piacevolmente fra qualche risata e molti imbarazzi, che la padrona di casa alimenta per rendere più frizzante l’atmosfera.
Seduti in salotto dopo il caffè Luana serve due coppe di gelato agli ospiti, si accomoda accanto a Marta che ha le mani occupate, le alza il vestito scoprendo abbondantemente le cosce, Giovanni di fronte ha il viso di mille colori, fa fatica a deglutire, Marta invece trema visibilmente.
Luana avvicina la bocca a quella di Marta, con la lingua assorbe qualche frammento di gelato che tiene tra le labbra, le tasta la fica senza tanti complimenti sotto lo sguardo esterrefatto di Giovanni, poi bisbiglia: questa sera voglio leccarti mentre un cazzo ti tappa la bocca, così smetterai di fare domande inopportune.
Marta non fa in tempo a finire il gelato deve appoggiare la coppa sul tavolino, Luana le ha ordinato di alzarsi, vuole che mostri le sue rosse impudicizie, in piedi, deve sfilarsi acrobaticamente le mutandine, alzarsi le gonne, piegarsi e mostrare il culo, affannata, con il volto infuocato, più bella che mai.
Luana fa scorrere gli occhi dall’una all’altro, girando la testa come l’arbitro in una partita di tennis, detta ordini che li lascia di stucco ma che fanno crescere a dismisura l’eccitazione, la stanza ne è pregna, se ne colgono i profumi che penetrano nelle narici fin quasi a stordire.
Perché non la spogli del tutto, su dai denudala questa troia!
Giovanni si alza di scatto, è più emozionato di Marta che si lascia spogliare da mani estranee rimanendo immobile, è stremata, trema vistosamente, è un fascio di nervi tesi allo spasimo.
Siediti sul divano a gambe aperte, non così, di più, spalancale e rimani immobile, puttana!
Giovanni rimane bloccato in piedi, incantato a guardare Marta che esegue l’ordine, anche lui trema, guarda Luana ed aspetta, pende dalle sue labbra, ha un atteggiamento insolito per un ragazzo che ha davanti a sé una giovane donna nuda e totalmente passiva.
Cosa c’è hai il cazzo duro lo incalza Luana con un tono quasi di rimprovero, sicchè lui farfuglia delle scuse invece di esserne fiero.
Per Luana è un invito a nozze, gli ordina di togliersi i pantaloni ed anche i boxer, vuole che si masturbi lentamente, quasi sfiorandosi, davanti a Marta.
Legge nel volto di Marta un velo di paranoia, è colma di umori, vorrebbe potersi toccare ma Luana glielo impedisce, le porge il simbolo fallico d’acciaio e le ordina di spingerlo dentro il culo, è una scena che mette i brividi, solo allora Luana fa inginocchiare Giovanni sul divano ed un attimo dopo Marta glielo prende in bocca, lo succhia senza esitazioni, cercando di cogliere con la coda dell’occhio lo sguardo di Luana, che si è inginocchiata sul tappeto davanti a lei.
Le gambe di Marta scricchiolano sotto una ulteriore apertura delle mani di Luana che si avventa con i denti sulla clitoride, la fa desistere un attimo dalla suzione, è costretta a gridare ma non è dolore è un gemito di piacere, gode come una forsennata.
Ordina a Giovanni di scoparla in bocca, vuole sentire il rimbombo del cazzo che sbatte sulle tonsille: non deve essere lei a succhiarti ma tu che la chiavi in bocca!
Giovanni borbotta ancora delle scuse e poi si applica, Marta ha la bocca spalancata, non ha più tempo di rivolgere lo sguardo verso Luana, il corpo si contrae, le sue energie sono concentrate nel respirare, nel cercare di inghiottire senza farsi male, come per difesa istintivamente tenta di chiudere le gambe ma Luana torna a divaricarle con forza.
Anche la fica di Marta ha cambiato colore come le sue gote, è diventata scura come un fiore osceno, che nasce in zone impervie e sconosciute.
Adesso ha gli occhi lucidi, sbava affannata, non riesce a controllarsi quando avverte nuovamente la bocca di Luana che cerca di aspirare tutta l’essenza che emana la sua fica, deborda in un orgasmo soffocato dal membro che ha in bocca, ancora pochi attimi e riceve anche il nettare di Giovanni.
Luana ha la fica gonfia dall’eccitazione, alla fine è l’unica a non aver ancora goduto, guarda Giovanni con il volto sfigurato che corre al bagno per ripulirsi, ha un moto di rabbia, con una spinta manda Marta lunga distesa sul divano, la sormonta, le stringe la testa tra le mani, si fa leccare fino in fondo all’anima, vorrebbe soffocarla di piacere e quasi ci riesce.
Giovanni è rientrato, guarda sbigottito quell’interminabile groviglio d’amore, il cazzo si erge piano come un gigante sopito, alla fine svetta imperioso, lucido e pulsante.
Lo sguardo appesantito di Luana si posa sul giovane, è stordito da un timore reverenziale, non era questo che si aspettava dalla donna dei suoi sogni, lei lo trafigge e lo scuote arringandolo: in camera da letto porco, non morivi dalla voglia di scopare zia Luana, sono curiosa di vederti all’opera!
è Luana stessa che finisce di spogliare Giovanni togliendogli la camicia che ancora aveva addosso, ne approfitta per carezzarlo languidamente, gli morde il petto, gli stringe lo scroto, si insinua dentro le natiche, forza lo sfintere, ne avverte la paura da come i muscoli si irrigidiscono.
Poi tocca a lei farsi spogliare dal ragazzo, il vestito cade a terra, le mutandine sono rimaste in salotto, resta solo il reggiseno che Giovanni goffamente tenta di slacciare da tergo, è troppo arrapato il cazzo sbatte ripetutamente sui glutei di Luana che lo rimprovera con sarcasmo: maiale vorresti metterlo nel culo della zia, dimmelo su che vorresti incularmi!
Sì, sì, scusami, scusami, bofonchia Giovanni ormai paonazzo.
Sarai prima tu però a farti violare, sporcaccione!
Giovanni balbetta ma non ha la forza di ribellarsi quando Luana gli lega i polsi dietro la schiena, poi si distende a letto supina con le cosce aperte e le ginocchia rialzate: vieni a leccarmi maiale!
La bocca avida ma inesperta del ragazzo si destreggia tra i seni maestosi di Luana, poi scende e si accuccia odorando la fonte aperta e glabra, fa scivolare la lingua nei meandri e così si espone a Marta che prima gli sfiora l’uccello e poi lubrifica il retto: un urlo strozzato accompagna l’inserimento del dildo che penetra lucidamente entro gli anfratti.
Giovanni si sente pieno, soffocato da quella intrusione, ma i lenti movimenti di Marta le danno sollievo, poi un principio di piacere, Luana gli schiaccia la testa sulla vagina, ne fa acuire l’azione della lingua, si libera felice nello spazio cosmico e raggiunge un nuovo orgasmo.
Marta e Luana si dispongono in posizione di sessantanove, Giovanni è costretto a strusciare sulle ginocchia per raggiungere il frutto promesso, ha ancora le mani legate dietro la schiena, punta l’uccello che si tende come un arco per affondare nel culo di Luana, raggiunge la meta, fa fatica a mantenere l’equilibrio e ciò lo fa annaspare ancor più, entra frenetico nel canale rettale e spinge come un forsennato, affondando nel piacere delle viscere.
La bocca di Marta si sposta dalla fica di Luana allo scroto di Giovanni, il ragazzo è in estasi ed il suo sperma si diffonde in pochi istanti come una marea in crescita.
Sono diversi mesi che Marta non viene più chiamata da Luana, la sua vita è cambiata, qualcuno la raggiunge al cellulare, le fissa un appuntamento, è diventata una puttana per davvero. FINE

About erotico

I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

Leggi anche

copertina racconto erotico

La mia prima volta con un uomo

Mi chiamo Luca ho 19 anni e vivo vicino a prato (campi). Vorrei raccontare la …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.