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Straordinari in ufficio!

Ho 28 anni e lavoro come responsabile di funzione in una società di servizi della bassa milanese.
Per volere del nostro capo la nostra società lavora 365 giorni l’anno, natale, pasqua e ferragosto compresi, e tra colleghi facciamo a turni durante l’anno per poter usufruire delle ferie.
I nostri uffici sono situati in una palazzina di 4 piani dove nei primi 2 piani ci sono gli uffici operativi, al 3° piano l’abitazione del nostro capo ed al 4° un appartamento, con un terrazzone al posto del tetto, adibito per metà ad uso archivio e per l’altra metà sono presenti una palestra sufficientemente attrezzata, un piccola sauna a 2/3 posti, e sul terrazzone una piscina, ad uso libero sia per noi dipendenti che per il capo ed i suoi amici e famigliari.
Venerdì 13 agosto 1999 ore 17. 00.
Ufficialmente è scattato il mio periodo di ferie, 2 belle settimane senza rotture di palle e quindi mi sto affrettando a terminare le ultime cose per far si che i miei colleghi non mi rompino le scatole nei prossimi 15 giorni.
La centralinista mi passa una telefonata, ed il mio capo mi dice che ha dei contratti nuovi da farmi vedere e che lunedì dovrò controllare ed organizzare i servizi per questi nuovi clienti. Faccio subito notare al mio capo che sono in ferie da esattamente 10 minuti e che lunedì ci sarà Elena che mi sostituirà.
Non vuole assolutamente sentire storie e cominciammo subito a beccarci per telefono come al solito, vuole che prepari tutto per lunedì e quindi devo aspettarlo in ufficio perché sta rientrando: vuole che lo aspetti sarà in sede tra 2 ore.
Bè 2 ore adesso in cambio di 15 gg di libertà assoluta si possono quasi accettare!
Termino in pochi minuti le pratiche che stavo preparando e mi suona di nuovo l’interno: la centralinista mi comunica che sta uscendo e che sono rimasto solo. Comincia con le solite menate di chiudere bene gli uffici prima di uscire, di azionare l’allarme, ecc…
Ci salutiamo.
Visto che devo stare qui ancora per un’ora e mezzo faccio la “ronda” per gli uffici, controllo che sia tutto a posto e vado su al 4° piano, con l’intenzione di farmi un bagno in piscina e prendere il sole per 1 oretta in attesa che arrivi il capo.
Esco dall’ascensore che arriva direttamente all’interno del piano e sento che c’è qualcuno in palestra: è Tino il figlio del capo.
Sono anni che ci conosciamo ed anche se ultimamente non frequenta molto l’ufficio, c’è sempre la stessa confidenza di quando era un quindicenne esaltato che si metteva sempre nei guai.
Un bel ragazzo, moro, alto, con il fisico da calciatore in quanto milita in una squadra di serie B.
Era a torso nudo con un paio di minishorts neri attillati che mostravano “la sua dotazione”.
“Ciao Tino! , pensavo non ci fosse nessuno? ” gli dico.
“Sto terminando un paio di esercizi perchè stasera parto e vado in ritiro con la squadra, a ferragosto, che sfiga! “.
Aveva due bei pettorali in tiro e gli addominali ben delineati.
“Tu cosa fai ancora qui? ” mi chiede.
“Devo aspettare il capo… , tuo padre arriverà verso le sette”.
“Ti sei fatto un uomo ormai, anche se depilato mi sembri un po’ una donnetta” gli dico e nel frattempo scoppiamo a ridere.
Parlammo del caldo che si faceva ancora sentire nonostante fossero quasi le sei.
A un certo punto gli dissi che io andavo in terrazzo a fare una nuotata e Tino mi rispondeva che aveva ancora 10 minuti di esercizi e poi mi avrebbe raggiunto.
Arrivo in piscina ed inizio a spogliarmi. Do un’occhiata in giro e guardo il parcheggio interno della ditta, vedendo che le uniche auto erano la mia e quella del figlio del capo.
Sto per togliermi i boxer quando sento la sua voce da dietro “Fai pure, non farti problemi, con tutte le volte che abbiamo fatto la sauna insieme… ”
Mi spoglio completamente e comincio ad entrare in piscina.
“Sei dimagrito un po’ o mi sbaglio? ” mi chiede.
Di solito d’estate perdo gli 8/10 chili che metto su d’inverno.
“Si” gli rispondo ” ma sono sempre over 100″, ed intanto comincio ad entrare in piscina ed inizio a fare 2/3 bracciate.
Tino stava fuori e mi guardava mentre nuotavo.
Gli shorts neri che aveva gli stavano proprio bene e facevano risaltare sia il suo pacco che il suo corpo lisco e compatto.
Il mio cazzo cominciava a pulsare, ma subito cercai di pensare ad altro per reprimere quella voglia che mi stava invadendo.
Seduto sul bordo della piscina mi dice “nuoti bene però! ”
“Dai entra, l’acqua è perfetta! ” gli dissi.
“Ok, però rimango all’inizio perchè non me la cavo molto bene… “.
Gli dissi di provare a galleggiare facendo il morto che l’avrei aiutato a migliorare il suo stile.
Mi misi di fianco a lui tenendogli la schiena con una mano, e l’altra sotto lo stomaco, e nel sentire i suoi addominali tesi mi sentii di nuovo pulsare.
“Stai tranquillo” gli dissi “rimani su con il bacino e tieni le gambe tese” e mentre il suo fianco mi sfiorava il torace, ho notato che la sua cappella cercava prepotentemente di uscire dagli shorts.
Nella paura che io lo lasciassi andare nell’acqua dove non toccava, mi afferrò per il collo con una mano, ed ora il suo corpo era a stretto contatto con il mio, ed il mio uccello lievitò di colpo.
Tino mi sorrise e sentii che anche il suo cazzo stava per raggiungere il massimo dell’erezione, e lo vidi uscire completamente dagli shorts.
Aveva un cazzo molto grosso, non eccessivamente lungo, ma veramente grosso con una cappella viola che sembrava dicesse prendimi…
Gli infilai una mano sotto gli shorts e gli tastai le sue palle gonfie e cariche, mentre Tino gemeva di piacere si mordeva le labbra.
Lo alzai e lo feci sedere sul bordo della piscina, gli sfilai i pantaloncini e cominciai a prenderglielo in bocca leccandogli la cappella a piccoli colpi.
Mi disse di andare piano perchè era sull’orlo di esplodere.
Tino mi afferrò per la nuca e senti il suo cazzo diventare durissimo.
Continuai a pompare ed intanto gli afferrai capezzoli, continuando con un ritmo frenetico a succhiare quel grosso arnese che sembrava dovesse esplodere da un minuto all’altro.
Ogni colpo della mia lingua sembrava una scarica elettrica che gli faceva contrarre le natiche e le sue ginocchia stringevano le mie ascelle.
Esplose. Mi riempì la bocca di uno sperma dolciastro. Abbondante fino all’incredibile. Lasciai che mi colasse agli angoli della bocca tentando di inghiottire l’inghiottibile.
Tino Si abbandonò all’indietro lasciando che il suo cazzo semirigido si sfilasse dalla mia bocca.
Il mio cazzo aveva ormai raggiunto dei livelli altissimi.
“Non preoccuparti” mi disse sorridendo “esci dall’acqua”.
“Cosa vuoi fare? ” gli chiesi “menandomi l’uccello”.
“Voglio leccarti i capezzoli e un cazzo come il tuo”.
Afferrò il mio uccello facendolo svettare verso l’alto e mi passò la lingua su e giu sulle palle.
Prese a succhiarlo con gusto e sentivo che se avesse continuato così sarei venuto troppo presto.
“Aspetta! ” un attimo gli dissi.
Lui capì al volo, mettendosi a cavalcioni sul mio addome, prese a baciarmi in bocca cercando il suo sperma con la lingua.
Ero pronto, eccitato fino allo svenimento.
Senza pensarci un minuto lo afferrai per i fianchi invitandolo a sedersi sul mio cazzo durissimo, e con un gesto quasi sorprendente si puntò la cappella all’ano e cominciò lentamente a scendere.
Non credevo ai miei occhi, ma soprattutto non credevo alla sensazione che stavo vivendo, il suo ingresso cedeva quasi senza sforzo e in breve l’intera cappella fu inghiottita.
Feci un debole movimento verso l’alto per dargli una mano, ed ora il mio cazzo stava perforando un buco caldo e strettissimo, e Tino aveva raggiunto un ritmo lentissimo come se volesse assaporare ogni movimento.
“Senti male? ” gli chiesi. Ma lui mi fece segno di no e continuò intento nel suo lavoro mentre le mie palle pulsavano come non mai.
Non lo sentivo più. Il mio cazzo era letteralmente esploso, mi pareva che non smettesse mai di sborrare.
Fu uno degli orgasmi più lungi della mia vita.
Mi sentivo felicissimo e la tensione che avevo accumulato nella giornata era ormai cosa lontana.
Rimanemmo nudi per qualche minuto l’uno affianco all’altro.
“Mi piacerebbe scoparti” mi disse Tino ” dai c’è ancora tempo prima che arrivi mio padre”.
“Sai è stata la prima volta che qualcuno mi ha fottuto” mi disse il ragazzo “… e vorrei farti godere come ho goduto io con quel tuo arnese”
“Non ti dico che è la prima volta che faccio sesso con un uomo, ma mai nessuno mi aveva fottuto il culo”.
“Sai ho cominciato facendo le seghe a vicenda durante i ritiri con la squadra, mentre guardavamo dei film porno”.
“Un mio compagno mi disse che se non sborrava subito sarebbe impazzito e mentre continuavo a menarglielo mi chiese di prenderglielo in bocca e così cominciammo a sponpinarci a vicenda”.
Mi stavo indurendo di nuovo.
Tino mi afferrò il cazzo come se volesse staccarmelo, rovesciò lo sguardo all’indietro ed il suo cazzo cominciò a pulsare paurosamente.
La sua stretta sul mio cazzo si faceva sempre più tremenda.
Il suo andirivieni mi provocava una specie di languore. Sentì la sborra montarmi dalle palle all’asta. Sentii un cazzo enorme che agiva per conto proprio che era fuori da mio controllo.
“Più veloce” gli implorai “più in fretta, Così! Così! Sì! SIIIIIIIIIIIII! COOOSSIIIIIIIIIII! DAI! DAAAIIIIIIIIII! “.
Urlai sborrando.
Lo spruzzo mi arrivò al mento poi si riversò sul petto e sulla pancia. Guidai la mano di Tino verso gli spruzzi di sperma sul torace e sulla pancia.
“Usalo per lubrificarmi il culo” gli ordinai.
Lo fece. Mi perforò col dito medio. Sentivo il muscolo contrarsi e cedere contemporaneamente. Sollevai le gambe portandomi le ginocchia all’altezza delle spalle.
“Adesso leccami il buco del culo” dissi.
Lo fece. E al contatto della sua lingua il mio ano sembrava allargarsi sempre di più. Mi piaceva immensamente.
“Ora, ora è pronto! ” Dissi, puntandoci il suo cazzo.
Tino diede una spinta lievissima. La cappella si assestò quasi subito.
Stringendo i denti accolsi una buona metà del suo cazzo.
Sentivo la pelle come strapparsi.
“Piano” gli dissi
Tino si fermò, e mi sorrise senza osare oltre.
Restò ancora un po’ ad esplorarmi ma senza avanzare di un centimetro.
Gli afferrai entrambe le chiappe costringendolo a penetrarmi con un colpo secco. Sbarrò gli occhi.
Sentivo il suo cazzo che mi penetrava.
La cappella di Tino sembrava sbattermi sulla bocca dello stomaco..
Le mie natiche avvolgevano il suo cazzo accarezzate dalle sue palle durissime. Il suo cazzo cominciò a pulsare paurosamente dentro di me. Lo sentii sborrare a spruzzi caldissimi.
“OHHHH!!! SIIIIII, ECCOMMMIIIIIII, ÈÈÈ MERAVIGLIOSOOOOOOOOOO!!! SENTI COME SBORRRROOOOOO!!! ” cominciò ad urlare senza controllo.
Si sfilava da me per una buona metà del cazzo, riscivolandomi dentro con un colpo secco. La sua asta umorosa faceva uno schiocco tra le mie natiche. Ad ogni ondata di sborra pareva indurirsi ancora. E ancora. E ancora.
Ora ero io ad urlare in preda ad un fremito che mi faceva scattare in avanti, per pretendere ancora quel grosso cazzo dentro di me.
“Ancora! ANCORAAAA!!! ” gli urlai.
Sentivo la mano di Tino afferrare il mio cazzo con una presa allucinata.
Implorai questa volta perché non si fermasse.
E lui non si fermò. Si sfilò ancora una volta. Poi affondò di nuovo. Poi si sfilò. Poi affondò. Fino a quando le sue palle non ebbero strizzato anche la più infinitesimale goccia di sborra.
Stanco e felice quasi allo spasimo gli dissi “Si è fatto tardi”.
“È meglio che mi sistemi, perchè non vorrei farmi beccare dal mio capo mentre suo figlio mi sta fottendo”.
“Per mio padre non sarebbe certo un problema… ” mi rispose. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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