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Teenager

Fu un giorno fatale per me avevo 22 anni, infatti quel giorno stavo lavorando come operaio in una fattoria, molto lontana da casa.
Volevo fare delle esperienze nel campo agricolo fuori da casa, ed ogni fine settimana ritornavo, cosi in un futuro lontano potessi imparare i segreti del lavoro da altre persone che non fossero i miei genitori cosi un domani potrei mandare avanti la fattoria dei miei.
Il fattore era una persona di mezza età e sapevo anche il motivo dell’assunzione era quello di aiutarlo nella potatura delle olive, nella aratura delle terre e così via.
Nella fattoria viveva insieme a lui suo figlio, un ragazzo di 18 anni, e sua moglie che era totalmente devota a suo marito.
Gianni era questo il nome del ragazzo, ma era il figlio della donna ed era il figliastro del fattore.
Gianni come ho già detto aveva pressa poco 18 anni era un tipo con una corporatura sottile che frequentava un gruppo di amici della sua età.
La sua faccia era benfatta e piena, con delle labbra carnose.
Provavo un attrazione fisica, in spiegabile, verso questo ragazzo.
Non che mi piacessero i ragazzini.
Ma era una cosa molto strana.
C’era una immediata tensione sessuale tra noi. Infatti capivo che il suo sguardo cercava di evitare il mio ed ogni volta che si parlava balbettava.
Un giorno tornando dal week-end trascorso dai miei, tornai a lavorare nella fattoria sotto il un solo cuocente, tutte le volte che lavoravo c’era sempre Giovanni dietro che mi guardava con quel suo sguardo misterioso, a volte mi cadeva l’occhio sul quel suo culo ben fatto e invitante, ogni sera quando tornavo a letto mi masturbavo pensando a quel bel culo.
Un pomeriggio ritornammo a lavoro dopo la pausa pranzo e Giovanni si tolse la sua maglietta per il grande caldo.
Era la prima volta che vidi gli vidi il torace.
Aveva dei grandi capezzoli e dovevano essere piacevoli anche da toccare.
Il suo stomaco era duro e il suo ombelico era sporgente.
Disperatamente volevo succhiarli i suo grossi capezzoli di un rosa scuro, ma mi dovetti trattenere nel farlo perché era pur sempre il figlio del padrone.
Il giorno seguente ritornammo nel campo e Giò mi disse:
“Guarda in giro e dimmi se arriva il mio patrigno” e gli risposi: “OK”.
Giovanni all’improvviso si slaccio i jeans, tirò fuori il suo cazzo e incominciò a pisciare.
Io quasi morivo avevo voglio di toccarlo e di succhiarlo.
Aveva un cazzo abbastanza lungo con una cappella molto grande.
Finito di pisciare teneva ancora in mano il suo giovane cazzo.
Nel frattempo i nostri sguardi si incrociavano e tutto ogni cosa intorno a noi taceva.
Finalmente lo rimise dentro ai jeans.
Non dicemmo niente tutto il giorno.
Dopo molto tempo di silenzio Giovanni mi sorrise e mi dicesse:
“Mi stavi guardano oggi! Non è vero? “, mi prese il panico non sapevo cosa dire e balbettai qualcosa come
“No, Giò non ti stavo guardando! “.
Mi venne vicino e mi sussurrò qualcosa nell’orecchio.
Mi sentivo il cuore in gola, mentre gli guardavo il suo bel viso gli presi la mano e lo portai nel bosco.
Ci fermammo e ci baciammo profondamente.
Le suo labbra erano calde e morbide.
La mia lingua gli stava esplorando tutta la sua bocca.
Ci fermammo e gli tolsi la maglietta e gli mi velocemente una mano sul petto.
Lo senti sospirare.
Con le dita di una mano gli toccavo un capezzolo mentre con l’altro capezzolo mi divertivo a succhiarlo.
Dopo qualche minuto feci scendere la mano nella fessura del suoi pantaloni così potei sentire la sua erezione e incomincia a stuzzicarlo.
Sentivo Giovanni ansimare sempre più velocemente.
Ad un certo punto mi bloccai e gli dissi che era troppo pericoloso continuare nel bosco. Avevo paura che qualcuno potesse arrivare all’improvviso.
Così gli dissi che la notte lo avrei aspettato.
Giovanni amareggiato mi fece un cenno col capo in segno di affermazione.
La notte ero sveglio ed eccitato nell’aspettare Giovanni, ad un certo punto quando tutti sono al letto sento aprirsi la porta di camera mia e richiuderla con sottofondo di un giro di chiave. (Giovanni aveva chiusa a chiave la porta della mia stanza).
Si avvicinò al mio letto e mi dette un bacio appassionato.
E finalmente si poteva rincominciare dal punto in cui ci si fermò il pomeriggio.
Feci sdraiare Giò nel letto e lo baciai per lungo tempo, mordicchiandogli le sue sensuali labbra ed esplorando con la lingua l’interno della sua bocca.
Dopo andai a baciarlo sul petto ed rieseguendo il procedimento con i suoi capezzoli.
Sentivo battere il suo cuore selvaggiamente.
Le mie mani accarezzava il petto e i capezzoli con un pressione sempre più insistente, sentivo i suoi capezzoli indursi sempre più.
Succhiavo uno mentre accarezzavo l’atro.
Lo sentivo ansimare e in contempo si divincolava dal piacere sempre di più, non faceva altro che arcuare la schiena e toccarmi con tutto il suo petto, uno, due, tre volte fino a che non si fermo.
Significava che era venuto.
Continuai il mio divertimento sopra la sua pancia, gli mordichiai la sua piccola pertuberanza, quale era il suo ombelico, causandogli nuovamente delle contorsioni.
Dopo lentamente incominciai a togliergli i pantaloni del pigiama, e portandoglieli sotto le sue muscolose gambe e cosce.
Gli tolsi anche le sue mutande, che si poteva ben notare la tenda che gli procurava la sua erezione.
Gli presi il su cazzo che stava pulsando da una mano e con l’altra gli accarezzavo le sue palle ancora gonfie della sua sborra. Incominciai a fare il movimento della classica sega e nel frattempo incominciai a baciare e leccare la sua grossa cappella.
Dopo, lentamente, lo presi tutto bocca. Iniziai a succhiarlo con delicatezza cercando di no farlo venire troppo presto.
Volevo divertirmi con il suo bellissimo cazzo vergine.
Giovanni gemeva e voleva che continuassi il pompino fino al raggiungimento dell’orgasmo.
Ad un certo punto mi prese la testa e la spinge fino in fondo, fino ad ingoiarlo, mi stava letteralmente scopando.
Con l’ultima pompata, venne in bocca con la sua calda sborra, il sapore era salato e come dire, la ingoiai tutta senza nessun problema.
Ci sdraiammo, entrambi, sul letto per qualche istante fino a che non mi disse di baciarlo a lungo e con molta passione.
Dopo qualche minuto presi della vaselina nel mia cassettone e lo misi fra le chiappe di Giò, il suo buco del culo vergine, dove nessuno ancora non aveva mai provato ad entrarvi, era lì aperto apposta per me, dopo averlo unto, misi anche della vaselina sul mio cazzo.
Persi il mia cazzo e lo portai all’altezza del culo di Giovanni, cercando di entrare dentro il più piano possibile e di fargli sentire il meno male possibile. Finalmente dopo un po’ riuscì a penetrare quel culo vergine.
Sentivo Giò gemere ad ogni mio affondo, stantuffavo sempre più a fondo, la mia eccitazione superava ogni mia aspettativa, questo rapporto era stato uno dei più belli che avessi mai fatto rispetto a una donna, la mia libidine era al 100% anche perché venni immediatamente con una copiosa quantità di sperma che si riversava tutto nel culo Giovanni.
Da quella sera, ogni sera Giovanni si presenta in camera mia e si scopa come dei ricci. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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