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Ti racconto la seconda volta

Carissimo Salvatore omonimo ed amico,
Conosci la mia antipatia per lo scrivere, perciò registro questa cassetta sperando che il tuo registratore funzioni.
La stupidità fa parte spesso del nostro comportamento, ma quando penso a quanto sono stato stupido per quasi trent’anni mi prenderei a schiaffi. Parlo delle mie inclinazioni che pur scoperte, contrastai a lungo… fino a qualche anno fa.
Eravamo nel… non importa… è irrilevante l’anno… io avevo poco meno di vent’anni e conobbi per motivi di lavoro, un signore, un bel quarantenne. Una storia, credo, abbastanza comune. Facemmo amicizia e dopo qualche sera che uscivamo assieme (cena, cinema) mi invitò a casa. Non pensai a nulla quando accettai, non volli pensare a nulla… Così quando fummo vicini sul divano e furono chiare le attese, mi scappò una sorta di sospiro: – Ma sì…
Mi accarezzò, ci baciammo a lungo. Quando fummo nudi scoprii di desiderare quel maschio vicino a me, sempre più vicino. Poi mi preparò per l’amore, mi prese in bocca il sesso. Mi baciò a lungo tra le natiche inumidendomi di saliva e scatenando sensazioni e attese mai immaginate. Poi, con le mie gambe sulle spalle sussurrò: –  mio! Sarai mio.
Lo sentii entrare in me con timore ed emozione. Presto però scoprii di partecipare. Non durò a lungo quella prima volta… Esplosi senza toccarmi, come la femmina che scoprivo di essere e il getto m’arrivò quasi sul mento mentre lui godeva dentro e s’abbatteva stremato su di me. Una strana sensazione di appartenenza mi prese quando mi resi conto d’essere pieno del suo seme (allora si poteva).
Tornammo a vederci tre volte ed ogni volta più liberi e bastava una sua carezza al cinema per desiderare la sua vita dentro di me. Poi dovette allontanarsi per qualche tempo e al suo ritorno non lo cercai.
E non cercai nulla, più nessuno. Qualche occasione la schivai e fui facilitato in questa rinuncia dagli impegni che non mi lasciavano tregua, Ogni tanto, mi capitava di avere una sorta di ubriacatura, una voglia di stringermi a un maschio, una ossessione che mi spossava e che acquietavo masturbandomi furiosamente. Così arrivai allo scorso anno, Ormai in pensione e non più assillato dal lavoro, pensavo spesso a un uomo… al suo sesso, alla sua bocca. Volevo un coetaneo, lo cercavo…
Era primavera inoltrata e fui beccato lontano dalla macchina da un acquazzone, Mi rifugiai in un negozio di antiquariato con la scusa di cercare delle stampe non molto care. Un signore cortese ma asciutto mi accompagnò in un vasto retro dove mi fece vedere stampe anonime e bruttine.
* Non direi… -borbottai- non ha qualcosa di più vivace? Annuì,
* Capisco disse venga, Alto, massiccio, forse di poco più giovane di me, diede disposizioni alla commessa per non essere disturbato; aprì una porta e mi trovai in una stanza metà studio metà salotto. Posò sulla scrivania una grossa cartella. Aprendola disse:
* Vedrà sono in ordine di vivacità crescente.
La Prima era una riproduzione di Pan e il fauno, poi altre cose e infine una splendida stampa raffigurante un mortaio ove belle donnine nude venivano minacciate da un diavolo con in mano un pestello. Ed il pestello, evidentemente era uno splendido cazzo. E via così finché s’arrivò al fauno che inculava Pan ed altre cose simili e attraenti. Tutte scene d’amore tra uomini, bellissime e travolgenti. Mi rialzai un po’ emozionato urtando contro la patta del signore che s’era anche lui chinato a guardare. La consistenza era evidente e massiccia. Mi scusai ma alzandomi fui stretto tra la scrivania, la sedia e l’uomo che non s’era spostato. Faccia a faccia mentre la sua mano sfiorava la mia erezione. Mi sfuggì una specie di mugolio mentre mi baciava e la mia mano abbrancava, attraverso la stoffa, il più poderoso membro immaginato.
Mentre sto dettando al registratore mi riprende quel misto di spavento, desiderio di annullarmi, emozione profonda che in quei momenti mi sconvolse.
Raccontare in dettaglio l’affanno da cui eravamo presi e il continuo cambiare carezze è difficile. Forse è un po’ da comica finale, sì, ma finalmente riuscii a impugnare il suo trofeo e accennai a baciarlo. Mi fermò:
* Aspetta, voglio prima accarezzarti… e le sue dita forti di insinuarono fra le natiche. Sapienti, non tentarono di entrare ma accarezzarono attorno e titillarono con pressioni alterne. Scesi in ginocchio davanti a lui per meglio ingoiarlo ma anche perché avevo le gambe molli. Mi sentivo in adorazione del suo cazzo… avvicinai le labbra, passai la lingua sulla cima e poi giù per quanto è possibile fino in fondo. Passò del tempo e Aldo  (questo è il nome ma lo seppi alla fine, dopo rivestiti) mi invitò a smettere:
* Vieni se no ti godo in bocca e invece… e poi guardandomi fisso:
* Lo vuoi dentro? Feci sì con la testa. Avevo atteso e sprecato tanto tempo. – Sì – trovai il fiato per dirlo.
Aldo chiuse la porta a chiave e ci spogliammo.
* Vieni, sdraiati sulla scrivania con le gambe  fuori.- Suggerisce o forse sarebbe meglio dire: comanda. Non era una posizione comoda ma subito le prese sulle spalle e il suo ferro rovente si trovò esattamente contro il mio vero sesso, la rosa che non aveva visto cazzo per tanto tempo.
* Sì! Si! fammi sentire e subito.
Ma non fu cosa così facile come avrei voluto, Aldo sembrava avere un bambino tra le gambe, ed io ero come dire… ridiventato vergine… La testa calva del suo pupo mi infilava a fatica ma inesorabilmente. Ed era così grande il desiderio si sentirlo mio che non avvertivo quasi dolore. Finalmente un lieve colpo secco e fui pieno di lui. L’avevo nel cervelletto ed ero svuotato. Prese a muoversi e allo stesso tempo mi masturbava. Alzai la testa a guardare: scomparso il suo cazzo dentro di me, sembrava quasi che il mio si fosse trasferito a lui. Ci guardammo e mi sorrise:
* Ti piace? Ti… e socchiuse gli occhi. Le parole dell’amore saranno inutili e probabilmente stupide. Servono però a trasmettere l’entusiasmo e, nel mio caso una specie di travolgente gratitudine per quella vita (un po’ sovradimensionata) che mi strappava -rovistando nel più profondo della mia essenza- dagli stupidi argini che m’ero costruito in tanti anni. Servono infine le parole fra persone che desiderano sincronizzare le proprie emozioni per raggiungere assieme l’orgasmo.
* Vorrei avere una fica per farmela riempire da te – sussurrai.
* Ah! No! Tu sei una fica! Credo un po’ puttana ma… hai un culo… che ti sto romp… –  E mi diede una serie di colpi per punirmi della stramba idea. Non ci fu una fine ma un crescendo che si concluse con un suo ruggito ed un mio rantolo.
* Godo… sospirò e ne fui felice e sazio per la prima volta dopo tanto.
* Non uscire, aspetta che esca lui… sussurrai.

Sono passati otto mesi. Abbiamo creato un sodalizio con Gino, un quarantenne snello e simpatico oltre che carino. Ha un bellissimo culetto e un piccolo sesso di cui le prime volte si vergognava. Non voleva farselo neppure succhiare. Ho scoperto con loro una specie di seconda giovinezza quando, per esempio io possiedo Gino mentre Aldo mi spacca col suo esagerato pestello. Le combinazioni le tentiamo tutte e con estremo piacere. Anche Gino ama incularmi e, strano a dirsi mi da piacere, godo anche col suo pistolino, non fosse che fa certe sborrate che mi chiedo dove vada a prendere tutta quella roba,. Abbiamo stabilito una regola che rispettiamo: non abbiamo l’obbligo d’essere fedeli, ma quello di denunciare l’infrazione. Si torna tutti in quarantena (profilattico) finché non si hanno esiti di assoluta tranquillità. Ci credi? È tanta la gioia di essere uno dell’altro in modo completo, che non cerchiamo più avventure fuori dal cerchio.
* Hai!
Scusa! Abbiamo dormito assieme, Aldo ed io. Appena sveglio mi sono messo a dettare al registratore questa lettera. Adesso, ancora mezzo adddormentato ma già arrapato, sta cercando, il mio maschione (112 chili) di chiavarmi …
* Ma dico, vuoi fare un buco nuovo?… ecco, li… aspetta che ti aiuto… si… ora ci sei… dammi… si… oh! tesoro mio, che bello… prendimi tutto… sì! Hai…siiii… dentro finalmente…

Con l’augurio di un bel pompino, Ti saluto dall’isola felice.

FINE

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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