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Un amico di famiglia

Ciao sono Luca e vorrei raccontarvi una bellissima esperienza che mi è capitata poco più che diciottenne. Un’esperienza che oltre ad avermi svezzato sul sesso gay, mi ha anche fatto conoscere meglio una persona stupenda.
Era l’estate del 1992 ed ero in vacanza con i miei genitori a Portofino. Bel posto, bella gente un poco snob, me probabilmente in linea con la mia famiglia. Quell’estate i miei genitori avevano deciso di non andare in Sardegna ma di rimanere il più vicino possibile a Milano, in quanto la mia adorata sorellina gli stava per dare il primo nipotino. Quell’anno avevo avuto un po’ di problemi, scazzi con i miei vecchi, smollato dalla ragazza, la scuola poi peggio che peggio. Ed i miei molto rigidi mi avevano costretto a passare le vacanze con loro. Benchè a mia sorella mancassero ancora parecchi giorni al parto, una sera arriva una telefonata. Era mio cognato agitato e preoccupato perchè a mia sorella erano iniziate le doglie. I miei angosciati partono, e decidono di lasciarmi lì in vacanza da solo. O meglio affidato nelle mani del socio di mio padre. Paolo, questo è il suo nome, era ed è un uomo molto simpatico. A quel tempo, credo, avesse circa quaranta anni. Bello, attraente, fisico atletico, intelligente e simpatico. Non mi dispiaceva essere lasciato con lui. Aveva la fama di uomo molto ricercato dalle donne e molto libertino. Pensai forse con lui riesco a farmi qualche bella donzella.
Paolo aveva la sua barca ormeggiata al porto, d’accordo con i miei aveva deciso di farmi fare un giro in barca per la Corsica. Secondo me i miei speravano in un buon influsso di Paolo su di me, e l’influsso c’è stato e ottimo.
La mattina Paolo mi viene a prendere e mi porta sulla sua barca. Salpiamo quasi subito e dopo poco meno di due ore di viaggio, tranquillo, arriviamo in prossimità della Corsica. Il caldo si fa soffocante è quasi mezzogiorno ed io ho voglia di fermarmi un attimo per fare un bagno.
“Ottima idea” dice Paolo.
Così cerca una radura dove fermarsi ed ancorare .
Il posto è veramente bellissimo l’acqua limpida. Finite le manovre di ancoraggio ci apprestiamo per fare il bagno. Paolo è sul bordo della barca, pronto a tuffarsi. Prima di farlo si sfila il costume e via in acqua. Rimango un attimo perplesso. Poi sento la sua voce dall’acqua che mi invita a tuffarmi. Che fare buttarsi in acqua con il costume, rischiando di fare la figura del bambino o togliersi il costume con imbarazzo. Opto per la seconda. Mi sfilo il costume, vado mi metto sul bordo della poppa e mi tuffo. Paolo nemmeno mi aveva guardato nudo sul bordo e questo non sò perché mi infastidiva. Sono sempre stato molto egocentrico e narcisista. Sò di avere sempre avuto un bel
fisico e soprattutto un bel cazzo, il fatto che Paolo nemmeno mi avesse fumato mi urtava. facemmo un bagno bellissimo ed intanto parlammo del più e del meno. Paolo, mi fece capire che i miei erano preoccupati per me e ne seguì una serie di consigli logici e sensati su come comportarmi con loro. Stanchi di stare in acqua risalimmo. Mi immaginavo si rinfilasse il costume appena saliti, ma non fù così. Senza dare importanza alla cosa, rimase nudo. Io feci altrettanto. Fu li che lo vidi nudo, bene, per la prima volta. Aveva un fisico notevole, e soprattutto rimasi stupito delle sue doti nascoste. IL suo pene era più o meno lungo come il mio, quello che mi colpì fu la grossezza. Anche da ritirato denotava una robustezza notevole. La cappella, circoncisa era ancora più grossa del resto dell’uccello. Ora capivo perchè aveva tanto successo con le donne. Lui si accorse delle mie occhiate furtive, io diventai rosso come un peperone, e lui fece finta di niente.
Mangiammo qualcosa e soprattutto bevemmo parecchio vino. Alla fine del pranzo mi sdraiai su uno dei divani in coperta. !
Lui con naturalezza venne a sdraiarsi di fianco a me. parlammo per qualche minuto. Diverse volte durante la conversazione mi ritrovai a guardarlo in mezzo alle gambe. Improvvisamente lui si girò di lato, io avevo la mano lungo un fianco, proprio all’altezza del suo cazzo. Per un attimo impercettibile il suo uccello sfiorò la mia mano. Ora sò che lo fece apposta e perchè lo fece. Ma in quel momento per me fu l’angoscia totale. Quel breve contatto, i miei ormoni giovanili, i diversi giorni di astinenza, mi provocarono un’erezione immediata. Su un divano nudo non è facile nasconderla, non sapevo che fare. Avevo paura che mi prendesse per frocio. Ma non sapevo come nascondermi. Rimasi lì, pancia all’aria, come un deficiente con il cazzo che diventava sempre più grosso. Paolo non si scompose. Io non avevo il coraggio di guardarlo in faccia, infatti voltai la testa leggermente dalla parte opposta. Poi sentì qualcosa che mi sfiorava la pancia. Capì che era la mano di Paolo, l’angoscia diventò terrore. Oddio che aveva capito, cosa credeva di fare. Non sò perchè ma non mi mossi e lui cominciò.
Sentì la sua mano leggera e liscia accarezzarmi le palle. Me le massaggiava dolcemente muovendole appena. Il mio cazzo sussultava ogni volta che sentiva il suo tocco. Mi afferrò il cazzo con estrema dolcezza e me lo scappellò. Poi con uma leggera pressione partendo dalle palle, mi strizzò il canale fino in cima alla cappella ed un po’ di liquido uscì. Aiutandosi con le mie gocce, incominciò a masturbarmi come non aveva mai fatto nessuno. Con tutta la mano aperta la sfregava sopra il mio frenulo. Avanti, indietro a volte con movimenti circolari. Non mi afferrava l’uccello lo accarezzava dolcemente. Continuò così, di tanto in tanto faceva pressione per farmi uscire altro liquido in modo da tenere lubrificata la cappella. Il movimento della sua mano divenne più deciso, il mio cazzo sussultava sempre di più. La cosa mi stava eccitando all’inverosimile. Il mio cazzo era talmente duro che ora non poggiava più sulla mia pancia. Le carezze aumentarono di intensità e quando Paolo capì che stavo venendo continuò con movimenti circolari. Il mio cazzo era talmente lubrificato che la sua mano era come spalmata di olio. Cercai di trattenere l’orgasmo, volevo che qual gioco non finisse mai, ma poi cedetti sotto i colpi della mano di Paolo. Lo sperma mi uscì con tale violenza che mi colpì la faccia, lui non mi afferrò il cazzo ma continuò con le sue dolci carezze. Venni, venni e venni ancora la mia pancia liscia e glabra e piena della mia sborra. Quando anche l’ultima goccia fù uscita, appoggiai la testa sul cuscino e chiusi gli occhi. Il vino, il sesso, la stanchezza mi fecero addormentare.
Al mio risveglio fui assalito dal panico più totale. Non solo mi risvegliai con il cazzo ancora duro, ma ero anche completamente pulito, sul mio corpo non c’era traccia alcuna di sesso. Paolo non era accanto a me, e non sapevo se ciò che mi ricordavo era accaduto davvero o se fosse stato un sogno. Non sapevo dove fosse Paolo, il mio desiderio in quel momento era che mi passasse l’erezione prima del suo arrivo. Sentì dei passi venire da coperta, poi lo vidi. Paolo era di fronte a me con il costume addosso e mi guardava normalmente. Oddio, era stato solo un sogno, realistico ma comunque un sogno. Poi vidi il suo sguardo cadere sulla mia erezione, mi guardò in viso e sorrise.
Beati i ventenni sempre in tiro. Il suo sorriso ammicante e sensuale mi fece capire che non avevo sognato. Mi prese una voglia irrefrenabile di sesso. Mi sentivo, ogni secondo che passava, sempre più porco e voglioso. Non aspettai oltre, mi alzai e mi avvicinai a Paolo. Mi parai di fronte a lui, gli afferrai i lembi del costume e chinandomi glielo tolsi. Aveva fatto la doccia, il suo profumo era forte ed inebriante, mi soffermai sui suoi addominali, tesi. Guardai più in basso e vidi da vicino il cazzo del mio amico. La sua grossezza mi eccitò maggiormente. Era ancora moscio ma da lì a poco ero convinto che sarebbe stato al massimo del suo turgore. Gli baciai la pancia, poi con la lingua gli leccai l’inguine e poi giù fino alle palle. Le presi in bocca, prima una poi l’altra.
Il suo cazzo intanto dava violentemente segni di irrequietezza. Mi trovai davanti la sua cappella, rossa, dura e lucida. Il suo buco era enorme come del resto tutto il suo cazzo. Appoggiai la mia lingua delicatamente sulla sua cappella, ed infilai la punta dentro il buco. Rimasi così qualche secondo. Poi tirai fuori la lingua completamente. Non glielo presi in bocca, ma lascia che la mia lingua accarezzasse dolcemente il di sotto della sua cappella. Così come lui aveva fatto con le sue mani ora io lo facevo con la mia lingua. Incomincia a muovermi avanti e indietro. Avevo paura che non gli piacesse, ma mi sbagliavo. Dopo qualche secondo mi accarezzò i capelli assecondando i miei movimenti. Ogni tanto gli leccavo anche la parte superiore della cappella o infilavo la punta della mia lingua dentro il buco. L’uccello entrava e usciva dalla mia bocca, sfregando solo sulla lingua bagnata. Non sapevo quanto avrebbe resistito, il suo cazzo mi sembrava sempre più agitato.
Poi lui mi afferrò meglio la testa e mi fece capire di aumentare il ritmo, non sapevo che fare.
Già era il mio primo uomo, il mio primo pompino, fino a quel giorno ero convinto della mia eterosessualità, ed ora mi ritrovavo eccitato con in bocca un cazzo splendido. Non avevo dubbi, mi sentivo talmente disinibito che avrei fatto qualsisi cosa. Sentì Paolo che ansimava sempre più velocemente. Le sue mani stringevano la mia testa con maggior forza. Mossi la lingua così come avevo fatto fino a quel momento, ma molto più velocemente. Volevo che godesse, non volevo altro. Dopo qualche secondo, sento il suo cazzo allontanarsi dalla mia lingue, vedo i suoi addominali contrarsi, sento un liquido caldo in gola. Il primo schizzo non fù violento, ingoiai senza fatica quel liquido salato e dolce, viscoso e profumato. Il secondo schizzo mi arrivo; con maggior violenza. Non lo ingoiai, come non ingoiai neppure quelli seguenti. Quando Paolo ebbe finito di inondare la mia bocca del suo sperma, gli baciai dolcemente la cappella e me lo misi in bocca. Bagnandolo della sua stessa sborra. Continuai il pompino, volevo che mi diventasse moscio in bocca, ma per mia grande sorpresa, dopo un primo accenno di rilassatezza, lo risenti crescere tra le mie labbra!
Non potevo crederci, era di nuovo duro come un sasso. Non era possibile, questo accadeva solo nei racconti erotici dei giornaletti per soli uomini che leggevo. Eppure, il suo cazzo era duro nella mia bocca e non accennava ad ammosciarsi. Continuai a spompinarlo. MI sentivo il cazzo duro e bagnato tra le gambe. E me lo afferrai, mi masturbai cosi qualche secondo. Lui se ne accorse mi fermò e mi disse. “Aspetta non farlo, ho in serbo per te un altro modo per godere”.
Smisi di masturbarmi, capendo cosa aveva in serbo per me.
Ripresi a spompinarlo, il suo cazzo usciva ed entrava dalla mia bocca, lo sentivo liscio, umido e caldo. Gli passai la lingua lungo tutta la sua lunghezza. La mia bocca lo ingoiava con impeto per poi farlo uscire con delicatezza. Paolo mi afferrò la testa e mi scosto da lui.
Si girò e chinandosi si apri le natiche. Ora davanti a me avevo il suo culo, il suo buco era roseo non mi feci attendere e lo leccai. La mia lingua entrava ed usciva, la mia saliva lo rendeva lucido. Paolo mi disse “Siediti sul divano” Mi sedetti con le gambe distese. Lui si avvicinò a me mi scavalcò, il suo cazzo sfiorò la mia pancia, poi sentì la mia cappella incontrare il buco del suo culo bagnato.
Entrò subito senza problemi, sentì il calore del suo corpo avvolgermi la cappella, lui contrasse i muscoli. Ad ogni contrazione, la mia cappella si ingrossava, ed il suo cazzo saliva lungo la mia pancia. Incominciò a muoversi prima dolcemente e con corse lunghe, poi più velocemente e con colpi più potenti. Mi invitò a prendergli l’uccello in mano, ma per la prima volta non feci ciò che mi aveva chiesto. Gli dissi che il gioco non era completo se anche lui non mi avesse scopato.
L’idea di scopare il mio culo vergine, dovette eccitarlo tantissimo. I suoi movimenti divennero frenetici, i suoi muscoli si contraevano velocemente attorno al mio cazzo. Poi venni, sentivo il calore del suo corpo mischiarsi al calore della mia sborra. Sentivo ad ogni getto, il mio liquido attraversare il mio uccello e poi sfociare dalla cappella. Vidi il viso di Paolo estasiato. Chiusi
gli occhi per assaporare interamente quel momento.
Rimanemmo così fermi per qualche minuto, fino a ceh il mio cazzo non fù completamente moscio.
Ora toccava a Paolo, e credetemi, non vedevo l’ora. Il suo cazzo duro era appoggiato sulla mia pancia, glielo carezzai dolcemente e Paolo capì. Mi fece alzare, girare e appoggiare le mani sullo scorrimano della barca. Mi apri con estrema dolcezza le gambe, e poi sentì la sua lingua umida che mi entrava nel buco del culo. Lentamente, prima, poi con velocità. Senti che mi perlustrava con un dito, poi con la lingua e continuò così fino a che nel mio culo cedette a tre dita della sua mano. Poi capì che ciò che mi toccava era la punta del suo uccello. Lo sentì premere leggermente, mi rilassai, e mi fù dentro senza dolore, con stupore di entrambi. Quella sensazione mi eccitò talmente che mi senti il cazzo di nuovo turgido. Non ci potevo credere, neanche nelle mie scopate migliori ero riuscito a farmelo tornare duro così in breve tempo. Paolo si muoveva dentro di me lentamente, lo sentivo ansimare. Così come lui aveva fatto con me contrassi i muscoli e la sua cappella esplose come impazzito dentro di me. Mi afferrai l’uccello e cominciai a menarmelo con foga. La mia mano inumidita dalla precedente sborrara si muoveva velocemente. Il suo cazzo dentro di me pure. I colpi divennero sempre più intensi e brevi. MI strinsi la cappella tra le mani con tale forza da farmi male. Paolo allora mi disse “Quando sei pronto per godere dimmelo, ti sborrerò nel culo”
Contrassi sempre più velocemente i muscoli, facendo scivolare la mano sul mio cazzo sempre più velocemente. Poi urlai che non ce la facevo più. E mentre urlavo la mia sborra calda mi scendeva tra le mani. Un colpo solo sicuro, poi l’estasi. La sua sborra mi innondò, urlammo insieme diverse volte. Si adagiò sulla mia schiena afferrandomi l’uccello da dietro e finendo il lavoro che io avevo incominciato. Poi lentamente uscì da me.
Passammo due giorni fantastici, ci svegliavamo di notte con il cazzo gonfio e facevamo di tutto.
Non credo di aver mai goduto tanto come in quei giorni.
Io e Paolo ci vediamo ancora spesso, a volte stiamo insieme altre ci vediamo per una cena o una birra.
Qualche volta ci è capitato di scopare con la stessa donna.
Paolo rimane sempre un caro amico di famiglia. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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