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Un incarico speciale

Il giorno dopo, alle sei di pomeriggio, iniziai a prepararmi: l’estetista mi aveva pefettamente ripassato la depilatura, imbottii e indossai il reggiseno e poi mi vestii con gli abiti presi a casa di Janos, mi truccai accuratamente trattenendomi dall’andare troppo pesante, anche se la tentazione c’era. Desideravo vedermi, oltre che sentirmi, puttana. Ma la mia parte era un’altra: dovevo sembrare la donna di un marinaio. Aggiustai i capelli, che ho lunghi fino alle spalle, rendendoli femminili al massimo. Le calze, il reggicalze e la gonna di tessuto finissimo mi facevano sentire piacevolmente vulnerabile. Con i tacchi alti non era la prima esperienza, ma ogni volta era un’emozione e restava anche una certa difficoltà. Mi profumai con qualcosa di decisamente femminile; profumai anche la bocca: l’odore della bocca di una donna è dolce e un po’ asprino, così feci uno sciacquo e presi anche con me caramelle da consumare lungo il percorso. Indossai un paio di occhiali da sole, misi la pelliccia e uscii sul pianerottolo dopo essermi accertato che nessuno mi vedesse. Una volta raggiunte le scale potevo essere chiunque, ed ero sicuro di non essere riconoscibile. Per strada camminavo lentamente e sculettando sempre più, mi veniva naturale così. In venti minuti raggiunsi il posto, ero in anticipo di un quarto d’ora e così entrai in un bar e consumai un succo di albicocca, mentre sentivo addosso gli occhi degli uomini presenti. Due minuti prima delle otto uscii e raggiunsi il molo n. 15. Cercai l’uomo e nel giro di un minuto lo vidi e lo riconobbi senza alcun dubbio. Mi venne incontro deciso, mi mise le mani sui fianchi e mi strinse a sé. Gli misi le braccia al collo, lui mi sussurrò all’orecchio
“hai qui il pacchetto?”;
“sì, l’ho qui nel borsello”, gli risposi sottovoce, con la voce più femminile che potevo.
“Bene”, disse, “adesso mentre gli altri ci guardano ci baciamo per almeno cinque minuti”. Con la sua bocca cercò la mia, che io gli offrii aprendola leggermente e poi sempre di più, mentre i baci si facevano veri, di grande libidine. Evidentemente gli piacevo. Si staccò un attimo per dirmi
“ehi, al mio ritorno ci vediamo con più calma eh?”.
“Va bene”, gli risposi con un sorriso. Di nuovo mi strinse e mi fece sentire, premendo su di me, il suo cazzo durissimo.
“Ho voglia”, mi disse,
“andiamo nel bagno del bar”.
“No”, gli risposi deciso, “smettila”. Ci restò male, poverino, e poi ripeté:
“al mio ritorno ti cerco subito e ti faccio la festa”.
“Sì, ma adesso calmati, torna in te”, gli feci. Prese di nuovo a baciarmi col massimo della libidine, poi mi alzò la pelliccia e la gonna e cominciò ad accarezzarmi le natiche, a palparmele. Io risposi mugolando, ma restai vigile. Dopo un minuto di palpeggiamento (se si fosse diretto alla zona anteriore lo avrei stoppato prontamente) gli dissi di fermarsi. Tirai fuori il pacchetto e glielo consegnai. Alcuni compagni lo chiamarono proprio in quel momento. Mi dette un ultimo bacio, spingendo la lingua nel profondo della mia bocca, e poi mi disse:
“a presto, bella”.
“Ciao, ritorna presto, gli dissi”, facendo un viso serio e triste, e restai fermo a guardarlo fingendo commozione. In due minuti scomparve dalla mia vista, e io me ne andai. La missione era compiuta, non avevo fatto errori. Domani sarei andato dal mio Padrone orgoglioso. Ero libero di camminare, non riconosciuto, in quella Venezia che mi pareva nuova, dove ero io a essere nuovo, a essere donna in un modo che in quel momento mi pareva completo. In quel momento non mi mancava nulla. Per dieci minuti camminai sculettando al massimo dell’estasi e della gioia. Poi qualche strano pensiero mi turbò: che cosa conteneva quel pacchetto? In che storia mi ero cacciato? E se fosse stata droga? O peggio armi? Chissà perché, ormai ritenevo che si trattasse di spionaggio, ma anche in quel caso chi mi diceva che non si trattasse di uno spionaggio con risvolti tragici? Magari erano in gioco delle vite. Che cosa poteva contenere quel pacchetto? A casa mi guardai di nuovo allo specchio, e mi masturbai pensando a quel marinaio, a quello che non avevamo fatto insieme: pensai a lui che, prima di partire, mi trascinava nel bagno del bar più vicino, al pompino che gli facevo, al suo sapore rude, di poco lavato, al suo sperma nella mia bocca… Venni di un orgasmo forte che mi tolse le ultime energie. Stanchissimo, mi spogliai e mi lavai, poi mi addormentai di colpo.

FINE

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