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Un padrone fotografo

“Avevo trovato il tipo giusto ” pensai tra me e me,

Mi aveva aperto la porta in pantofole ed accappatoio e mi aveva fatto accomodare nel salotto, come al solito per bere un drink con ghiaccio, per rompere il….. ghiaccio.

Avevo provato con altri , ma non riuscivo a mettere in pratica le mie fantasie , il suo annuncio invece, aveva colto subito nel segno “FOTOGRAFO ESIGENTE… CERCA MODELLO-GIOCATTOLO…. ”
Avevo capito bene : era lui che cercavo, avevo voglia di esplorare tutto il mio mondo da esibizionista , sempre da sottomesso.

“Bene” mi disse, mentre sorseggiavamo un whisky
“adesso vai di la a fare una doccia e poi avvolto nell’accappatoio vieni in camera da letto, così cominciamo il servizio fotografico… ovviamente dopo averti ispezionato e controllato a dovere ”

così dicendo mi indicò la porta del bagno.
Entrai, mi denudai velocemente e mi infilai nella doccia, il cazzo mi si era già indurito, le ultime sue parole mi avevano già arrovellato il cervello.
Uscii dalla doccia , mi asciugai e misi l’accappatoio, legando la cinghia alla vita, pantofole e via.

Lui era seduto su una poltrona ai piedi del letto, ancora con l’accappatoio allacciato, vicino un tavolino con una serie di oggetti , un frustino, una macchina fotografica, un cazzo di gomma furono quelli che riuscii ad osservare prima che Lui parlasse.

“Bene , Luca , allora, direi di cominciare con una ispezione . Sali sul letto e mettiti a quattro zampe ! ”

” Si Signore ” risposi io , dandole del Lei , come convenuto e come aveva preteso fin dall’inizio, anche al telefono.

Così dicendo , salii con le ginocchia sul letto , col sedere rivolto verso di lui e mi misi carponi ad aspettare .
Quella posizione e quell’attesa mi avevano eccitato ancora di più, quasi tremavo.
Dai fruscii capii che si era alzato, non sapevo cosa mi attendesse , con quale oggetto avrebbe iniziato : ma questa interminabile suspense rendeva l’aria piena di inebriante eccitazione.

“Bene, bene ” disse Lui, alzandomi l’accappatoio dalla parte posteriore e mettendo a nudo il mio culo e le mie palle che penzolavano.

“Facciamo subito una piccola ispezione anale”

Sentii la sua mano carezzarmi le natiche, quindi andare giù lungo il solco fino ai coglioni e infine a tastare la consistenza del mio arnese : era un pezzo di ferro.

“Ah c’è l’hai già duro , piccolo porcellino” e così dicendo estrasse del liquido da un tubetto, se lo spalmò sul dito che mi infilò nell’ano.
Ansimai , era la prima volta che qualcuno mi penetrava , seppure col dito, lo avevo fatto già da solo , ma malgrado ciò non mi ero ancora abituato.

“Hai un bel buco, elastico e recettivo ” continuava a muoverlo dentro di me e questo aveva calmato l’eccitazione del mio pene, ma non quella del mio cervello.

” Adesso , passiamo all’altro buco, vediamo come te la cavi ” tirò fuori il dito, si slacciò l’ accappatoio e vidi così che anche Lui era eccitatissimo, aveva un cazzone di 22-23 cm nodoso e turgido. Venne affianco a me, fino a portarmelo sotto il naso.

“Procediamo a quest’altra ispezione” e me lo spinse in bocca.

Lo avevo già fatto con i Lui di qualche coppia e devo dire che non mi era dispiaciuto, con quell’arnese da campione , mi veniva ancora più voglia di farlo : un bel gioiello.
Andai su e giù per qualche minuto, lo sliguai ben bene e lo insalivai, fin quando lo sentii quasi venire.
Si staccò d’improvviso .

“No, non è ancora tempo di farmi venire, porcellino togliti l’accappatoio e mettiti in piedi ”

Obbedii, sciolsi l’ accappatoio e mi alzai in piedi, il mio cazzo era ancora duro. Lui prese la macchina fotografica e cominciò a scattare.
Ogni tanto mi spostava, mi girava, mi apriva le gambe.
Tutto ciò ed il mostrarmi ad un estraneo mi eccitava sempre di più.

“Toccati ! ” mi ordinò ” Toccati il cazzo, le palle e dietro ”

Mi carezzai, feci scivolare la pelle del mio membro lungo l’asta , lui fotografò ancor più da vicino ed io mi eccitavo ancora di più.

“Bene, adesso passiamo ad un’atra scena, anche se dobbiamo smorzare quest’erezione, voglio delle foto col cazzo moscio ”

Cazzo ! pensai, potevamo farle all’inizio, anche se io lo avevo duro già da fuori la porta.

“Vediamo come facciamo ” si chiese Lui.

Attesi, guardandolo armeggiare sul tavolino, posò la macchina fotografica ed impugnò il frustino.
Non era un frustino normale, era una canna, sottile, con dei nodi qua e la, quello che a Londra si chiamano : “Kane”.

“Girati, metti le mani sul muro, sulla spalliera del letto, sempre in piedi ” mi disse. Obbedii.

Mi girai, feci due passi ed ero col viso rivolto al muro, appoggiate le mani sulla parete, attesi.

“No, non così ! Allontana il corpo dal muro, allunga le braccia ed abbassa il bacino”

Non fu difficile, feci un passo indietro con ambedue i piedi ed il mio culo si protese verso di Lui, che nel frattempo si era portato ai piedi del letto, salendovi sopra.

Malgrado il timore di ciò che mi potesse succedere, il mio arnese non accennava a smosciarsi.

“Bene , vediamo se riusciamo ad ottenere il risultato desiderato ”

Cominciò col carezzarmi tra le gambe con quella specie di canna a frustino, di cui non capivo la consistenza, palpò le palle e abbassando la mano, strusciò il mio cazzo.
Forse per dispetto, ma il mio indurimento crebbe : il tocco di quell’ oggetto freddo, in quelle parti mi eccitava ancora di più.

Ma non durò tanto.

“Non mi sembri convinto di ciò che devi fare ? ” disse lui.

“Aggiungiamo qualcosa! Che ne dici ? ”
” Si Signore ” risposi io, anche se non sapevo cosa avesse in mente.
Ma ci misi poco.
Avevo seguito tulle le sue mosse , girando la testa e questo non gli andava più.
Prese una benda e mi bendò, sempre in quella posizione, cioè quasi alla pecorina, ma con le mani sul muro.

“Vediamo se adesso, non vedendo ciò che ti aspetta continuerai a fare lo spavaldo ”

Ancora peggio, il mio sesso non ne voleva sentire, quello stato di mistero , di attesa silenziosa, ma protratta all’ascolto dei suoi fruscii, per capire cosa mi avrebbe fatto, lo eccitavano di più.

Lui si era , penso, seduto ai piedi del letto, avevo sentito il suo peso sul materasso ed aveva ripreso a farlo vibrare in mezzo alle mie gambe, proprio vicino alle palle, sfiorando anch’esse.

Ad un tratto non lo sentii più, il silenzio era sinistro, percepii solo quando la frustata mi si abbattè sulle palle, che lo aveva poggiato sul letto, per prendere una buona rincorsa e colpirmi.

“Aaahhhiiii !! ” Lanciai un urlo lancinante.

La frustata aveva colpito in pieno le palle, sfiorato il pene e si era abbattuta sulla mia pancia.

Ricademmo nel silenzio , il mio cazzo ritornò duro e non capivo da dove traeva questa libidine.
Non pensavo: la frustata era stata così violenta da imporre a tutti i miei sensi un allarme generale per capire cosa sarebbe successo dopo.
E il dopo arrivò.

“Aaahhuu ” Ancora una rincorsa del frustino dal letto ed ancora un suo abbattersi indiscriminato sui miei genitali.

Contai le frustate nel mio cervello, eravamo a cinque, quando ci fu una breve pausa.
Non fu una lunga pausa, ma il timore di dove si andava a parare crebbe , mentre il mio membro, finalmente si smosciava.

L’ arrivo della sesta mi fece capire i suoi movimenti : aveva tirato fuori dal mezzo delle mie gambe il “Kane” e volteggiandolo nell’aria mi colpì sul gluteo sinistro.

Ancora un grido di dolore ed ancora frustate, fino a cinque, sembrava abbonato.

“Vedo che stiamo raggiungendo l’effetto desiderato ” sentenziò Lui.

Ma non era ancora contento, lo sentii alzarsi in piedi, e dall’afflosciarsi del materasso e dal contatto con le sue gambe , capii che si era messo sopra di me, con le gambe aperte, in piedi.

Ancora attesa, palpitante , timorosa ma , suggestiva attesa.

Solo quando arrivò il primo colpo capii che il suo viso era rivolto verso i piedi del letto e quindi col mio sedere in ottima posizione.

La scudisciata mi centrò il solco dell’ano, stagliandosi ovviamente sulle palle, aveva preso una buona mira.
Il dolore fu ancora più atroce: i testicoli doloranti ed il solco infuocato.
Continuò, ma non si fermò a cinque, non solo, ma la mira non fu sempre precisa, alcune caddero lungo la natica e la coscia.

Le mie urla non lo impietosirono, era anche sicuro della mia remissività e del fatto che non mi sarei mosso da quella posizione, come da accordi.
Si fermò dopo una decina di colpi.
Ero in fiamme.

“Bene, finalmente ” disse Lui
“adesso in piedi che facciamo le pose col cazzo moscio”

E riprese a fotografarmi . FINE

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