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Vacanza in Malga (2 di 2)

Nel pomeriggio di quel giorno, mentre la mia assatanata consorte era immersa nella lettura di un libro, colsi l’occasione per gironzolare dalle parti della stalla, dove sapevo che Pietro era intento ai suoi lavori.

Quando entrai, per qualche momento, non riuscii a vedere nulla, tanta era la differenza di luce tra l’esterno assolato e l’interno in penombra.

Per istinto guardai dalla parte dove sapevo esserci la mucca e, abituato lo sguardo, lo vidi.

Mi avvicinai senza far rumore e l’osservai non visto mentre finiva di sistemare la paglia pulita per la mucca, poi, riposti gli attrezzi, si piazzò a gambe larghe vicino alla bestia e, tirato fuori l’uccello, si mise a pisciare sul pavimento.

Un attimo prima stavo per farmi vedere e chiamarlo, ma di fronte a quello spettacolo mi bloccai per guardarlo di nascosto.

Gli ero giunto abbastanza vicino, in una posizione un po’ laterale, che mi consentì di vedere tutto nei minimi particolari: abbassò la lampo, estrasse il cazzo moscio, ma corposo anche in quella posizione di riposo, se lo prese da sotto con la mano destra, sbatacchiandolo un po’, quindi con la sinistra liberò la grossa cappella dalla pelle che la ricopriva e se lo menò diverse volte, accarezzandola di tanto in tanto finché, non lo rese un po’ turgido.

Poi tenendolo fermo, mentre un’espressione beata gli si dipingeva in viso, iniziò a pisciare, emettendo un grosso getto scrosciante,.

Mi ero eccitato in modo incredibile, sia perché la visione di quel poderoso uccello mi faceva quell’effetto solo a pensarci, sia per quel caldo getto di pipì, che mi aveva richiamato alla mente fotografie e filmati del genere “pissing” che avevo visto in alcuni siti porno, scene alquanto stuzzicanti, ma che non avevo mai provato.

Rimasi lì, preda delle mie oscene fantasie, incapace di muovermi e con l’uccello duro come non mi era più capitato da tempo!

Finito di urinare, Pietro, se lo menò diverse volte, compiacendosi chiaramente del gesto che divenne un principio di autoerotismo.

"Posso fare io?" Gli chiesi facendomi avanti e causandogli un moto di naturale sorpresa.

"Accidenti … " mi rispose mentre se lo rimetteva dentro i calzoni "mi hai fatto prendere un colpo!" poi sorridendo aggiunse "ti piace proprio il … cazzo … eh? Ma adesso non è il momento adatto"

"beh … non lo posso certo negare ed  il tuo … m’intriga in modo particolare! … Non è sempre così, ma … quando mi prendono questi momenti di … omosessualità … divento scandaloso nelle mie voglie di cazzo!"

Non avevo accennato anche al mio nuovo desiderio di provare a sentirmi la sua urina addosso, in bocca o nelle chiappe, perché non sapevo come la pensasse in proposito e temevo la giudicasse una pratica riprovevole e … poi anch’io non ero del tutto sicuro che alla stuzzicante fantasia, corrispondesse effettivo piacere!

"Allora sono proprio felice …" mi rispose con l’usuale carezza sulla schiena "… che ti abbia preso in questo periodo! … Nonostante non sia più un ragazzino … io, ce l’ho sempre in tiro e, maschi o femmine, l’importante è che mi facciano … godere come un … porco, anzi …" e scoppiò nella solita risata oscena "… come un … toro!"

"Vedi come ci completiamo nelle nostre voglie? Questa vacanza si sta dimostrando sempre più interessante … ma adesso, dopo la mungitura … tanto per restare in tema … a quando la … monta?!"

Eravamo all’opposto anche nelle nostre spiritosaggini: lui rideva a crepapelle, io, invece, le proferivo rimanendo del tutto serio e solo gli occhi ammiccavano per il sottinteso.

Evidentemente quest’ultima gli piacque particolarmente, perché scoppiò in un’altra risata prima di rispondermi.

"Certo … la monta! Ah! … ah! … ah! … Ok,  avevo in mente di proporti una passeggiata per domani, restando fuori a pranzo! … Dirò alle donne che è una cosa impegnativa … per soli uomini e così avremo l’intera giornata per noi … che ne dici?"

"Che sarebbe … fantastico! Affare fatto … tu lubrificati bene l’uccello … che io farò altrettanto con le mie chiappe!"

Inutile dire dell’ennesima risata sguaiata!

 

Non facemmo fatica a convincere mia moglie a non venire con noi, complice involontaria Ilge, che le propose di fare un salto in paese con lei per delle compere e dove, proprio quel giorno, c’era il mercato settimanale, con prodotti dell’artigianato locale, molto interessanti.

Per me l’unico prodotto locale interessante, era il cazzo di Pietro e, felice come una Pasqua, mi accinsi a partire con lui.

All’iniziò, però, fu tutta una gran delusione.

Lui, da buon montanaro, prese un’andatura sostenuta, nonostante portasse il pesante zaino sulle spalle, ed io feci fatica a stargli dietro, soprattutto quando, dopo un paio d’ore, abbandonammo la strada carrata e c’inerpicammo per un sentiero ripido e stretto, con il fondo irregolare, percorribile solo, oltre che a piedi, con un trattore o con un buon fuoristrada.

Il panorama era comunque … stupendo e Pietro si fermò un paio di volte in punti strategici per farmelo ammirare. In quelle rare occasioni parlò poco e mai di quello che sarebbero stati i nostri prossimi programmi … sessuali.

Si comportò come una perfetta guida, illustrandomi le varie località, i nomi delle vette e loro altezze ecc. ecc., tanto che cominciai a pensare di essermele sognate, le sue oscene proposte del giorno prima o che, … infine, avesse cambiato idea!

Verso la tarda mattinata, quasi a mezzogiorno, giungemmo stanchi, io, ed affamati, entrambi, in una radura dove s’ergeva una piccola baita, tutta in legno ad eccezione della parete in pietra che terminava con il camino.

All’apparire della costruzione, senza fermarsi, mi spiegò:

"facciamo sosta qui per il … pranzo, così staremo più comodi … vedrai ti piacerà … ci abita un mio amico, Kurt, è un tipo un po’ … strano … che ama vivere quassù da solo, parla poco e non una parola d’italiano, però è una brava persona".

In quel momento un vecchio, dall’età indefinita, alto, magro, vestito con un paio di pantaloni lunghi ed una camicia a scacchi, apparve sulla soglia e ci guardò sembrando sorpreso e sospettoso, poi dovette riconoscere Pietro perché alzò un braccio in un gesto di saluto.

La baita consisteva di un’unica stanza con il caminetto in pietra, una cucina economica a legna, un lavandino, pochi mobili comprendenti un tavolo e due sedie, un letto; un piccolo armadio e qualche mensola al muro, il tutto molto spoglio, ma ordinato e pulito.

All’esterno, nella parete in cui si apriva la porta, c’era una tettoia ed il pavimento, in tavoloni di legno grezzo, era leggermente rialzato. Anche qui c’era un rustico tavolo con due panche ai lati più lunghi e vi prendemmo posto per il pranzo.

Al momento dell’arrivo, dopo i saluti e la mia presentazione, Pietro aveva estratto dallo zaino alcune bottiglia di birra che Kurt si era affrettato a sistemare nel “frigo”, che consiste in un pozzo vicino alla casa pieno d’acqua fresca corrente addotta, tramite un grosso tubo di gomma, direttamente da un ruscello che passa a monte, poco distante, e che serve anche per l’uso domestico.

Kurt, pur nella sua riservatezza, si dimostrò un buon ospite e mangiammo in allegria, sollazzati dal vocione del nostro amico, al quale, in ogni circostanza, non mancano certo gli argomenti di conversazione.

Peccato che, con il nostro ospite, non potessi parlare direttamente a causa della sua lingua, che non era il tedesco, che conoscevo un po’, ma una strana parlata locale con suoni stretti e gutturali.

Dopo pranzo, Kurt si allontanò e noi restammo soli e stranamente in silenzio ed allora cominciai a pensare a cosa avesse in mente Pietro.

Forse, mi dissi, all’andata, già faticosa per la ripida salita, non avrà voluto stancarsi anche sessualmente, ma certamente al ritorno ne approfitterà per imboscarsi da qualche parte e darmi finalmente una bella inchiappettata.

Stavo rimuginando queste fantasie, quando s’alzò, venne a sedersi vicino a me ed, inaspettatamente, iniziò ad accarezzarmi la schiena, fino alle natiche.

Non era la solita isolata tastata un po’ osé, che ormai conoscevo bene, bensì una serie di carezze viziose,  terminati con vere e proprie palpate sulle chiappe.

Se avessi avuto qualche dubbio sulle sue reali intenzioni, me lo tolse subito.

"Allora … vacchetta mia … sei pronta per la monta?"

"Ma …" risposi incredulo "… adesso … qui … ma c’è Kurt!"

"Oh! … Non ti preoccupare … non si scandalizza di certo … è un amico e … poi anche lui ha gusti … particolari!"

"Vuoi dire che tu e lui …" non finii la frase e lo guardai stupito.

"Ma figurati … al massimo qualche volta, che abbiamo alzato il gomito, ci siamo masturbati assieme, no, no, lui la pensa come me … i nostri cazzi sono sempre pronti, ma i nostri culi sono vergini!"

"Beh, il mio no … e qui o altrove non vedo l’ora di prenderci il tuo bel cazzo … ma scusami una curiosità … se vive solo come fa Kurt a soddisfarsi … se lo mena solamente? .. O … forse, …" aggiunsi dopo un attimo di riflessione "… ha raggiunto la pace dei … sensi!"

"No, anche se ha passato la settantina … ti assicuro che è arzillo più che mai! … Quanto a come si sfoga, beh … qualche volta se lo menerà pure, ma lo vengono anche a trovare … specialmente qualche ragazzetto … lui li adora … e poi ha la capra!"

"Come la capra … non dirmi che si … fotte la bestiola!"

"Certo e vedessi come gode … la “bestiola!”"

Proprio in quel momento dal retro della casa giunse un belato.

"Vieni …" mi disse, smettendo di palparmi il culo "andiamo a vedere … ho idea che Kurt abbia voglia di … capra!" Ed alzandosi m’investì con la sua possente risata.

"Scusa, ma … non vorrei essere indiscreto …" gli risposi alzandomi incerto.

"Non ti preoccupare … non è il tipo che si formalizza … e poi … te l’ho detto … siamo amici!"

Andammo sul retro, girando attorno alla casa, e sbucammo in una specie di orticello, riparato da una folta siepe, dove al ridosso della parete c’erano una vecchia poltrona di vimini ed una panca di legno massiccio fissata in terra.

Seduto sulla sedia vedemmo Kurt, con i pantaloni abbassati alle caviglie, le gambe larghe, nel mezzo delle quali c’era una capretta alta mezzo metro appena, che, con la bocca, gli arrivava giusta, giusta all’uccello.

Lui teneva la bestiola con una mano dietro la testa, mentre con l’altra impugnava il cazzo, ancora moscio, e lo manteneva vicino alla bocca dell’animale che glielo leccava con sistematico impegno.

Rimasi sbalordito ed … eccitato, mentre Pietro, leggermente dietro di me, aveva ripreso ad accarezzarmi il culo con insistenza.

Non riuscivo a staccare gli occhi da quell’ammasso di riccioli bianchi, dai quali spuntava una linguetta rosa che lambiva l’uccello del suo padrone con vera … perizia, mentre, l’uccello in questione, cominciava a prendere sempre più la forma di un bel cazzo in tiro!

Da intenditore non potei far a meno dall’osservare che era un arnese degno d’attenzione, certo non eccezionale come quello di Pietro, un po’ più corto e, soprattutto, più smilzo, anche se la cappella, sulla quale la bestiola si dilettava, era di tutto rispetto.

Insomma vedevo proprio un esemplare di quelli che avrei sbocchinato volentieri: cominciavo ad invidiarla!

Non ebbi, però, tempo di ammirarla a lungo, perché il mio accompagnatore mi sussurrò:

"uhm … mi ha preso una voglia … che ne diresti di fare un po’ la … capretta … prima della mucca?"

Non gli risposi, ma la mia mano saettò verso la sua patta ed atterrò su una montagna di carne dura che aspettava solo di essere palpata a dovere.

Emise un sospirone che fece girare Kurt verso di noi e dal suo tranquillo sorriso ammiccante, capii che doveva essere al corrente delle nostre intenzioni.

Pietro s’installò sulla panca ed allargò le gambe tra le quali non persi tempo ad inginocchiarmi.

Gli slacciai le bretelle che reggevano i pantaloni corti, pesanti, da montanaro, glieli allargai e lui se li tolse rimanendo in mutande, sotto le quali il suo cazzo si era messo di traverso, già abbastanza turgido.

"Abbassati anche le mutande …" gli sussurrai "che lo prendo un po’ in bocca … prima che diventi troppo grosso!"

"Uhm … sììì bella capretta … dai succhialo che mi piace!" Rispose eccitato, sfilandosi in fretta gli slip.

Mi appoggiai alle sue enormi cosce e senza toccarglielo con le mani, lo presi direttamente tra le labbra, spingendole in avanti e facendolo scivolare dentro.

Mano a mano che entrava, lo sentivo che si scappellava all’interno della bocca, finché intesi la grossa cappella premermi contro la gola e mi fermai.

Ne avevo fatto un sol boccone … si fa per dire, perché, in effetti, avevo introdotto solo il glande e poco più, ed anche così non potevo far altro che muovere la testa avanti ed indietro, dato che la lingua rimaneva schiacciata al suo posto da quella massa invadente.

Non riuscii a fare che pochi movimenti che già lo sentii indurirsi e premere contro i denti, ed allora, prima di fargli male, lo tolsi e mi dedicai, come l’altra volta, al lavoro di mano e di lingua.

Pur impegnato con il cazzo di Pietro, non perdevo d’occhio Kurt e la sua capretta che si trovavano di lato a noi, un po’ defilati, ma ben visibili.

Avevo notato che di tanto in tanto si metteva qualcosa sulla cappella, probabilmente del sale per invogliarla a leccare con golosità, mentre il suo membro era ormai perfettamente dritto, gonfio e scappellato, con il glande lucido per l’eccitazione e la saliva dell’animale.

Notai anche che, adesso, quella bocchinara a quattro zampe alternava le leccate a vere e proprie prese con le labbra, quasi che fosse addestrata a succhiarglielo; mi accorsi inoltre che, nel frattempo, lui era scivolato un po’ più in basso nella poltroncina e la capretta, non so se spontaneamente o guidata dal padrone, era salita con le zampe anteriori sull’intreccio che, a metà tra il sedile ed il terreno, reggeva le gambe della seggiola.

In questo modo si era venuta a trovare con la bocca sopra l’uccello ritto dell’uomo e, nella mia sfrenata immaginazione, sembrava pronta a prenderglielo in bocca! 

Kurt, con gesti lascivi, l’accarezzava sul muso e sui fianchi, mormorandole qualche dolce oscenità nella sua incomprensibile lingua.

Ad un tratto lo sentii parlare più forte e, guardandolo, ricambiato da un suo strano sguardo, capii che diceva a me, e, dopo un attimo capii anche la stranezza del suo modo riguardarmi, perché, in realtà, più che a me, sembrava guardare, affascinato, il mio culo.

Io ero rimasto inginocchiato tra le gambe di Pietro, il cui membro non avevo smesso un attimo di smanettare ed anche di succhiare di tanto in tanto, e che era, ormai, diventato la mazza che ben conoscevo. 

La mia posizione chinata evidenziava una certa rotondità delle mie chiappe, che erano rivolte verso di lui, e che, evidentemente, lo avevano eccitato.

Pietro sbottò nella solita risata e gli rispose qualcosa nella sua lingua, poi lo sentii dire:

"ha detto Kurt che se … glielo prendi in culo … ti fa scopare la capretta!"

Rimasi sorpreso. Davvero!

Non tanto per la proposta d’incularmi, me l’ero immaginato fin dall’inizio, da quando, cioè, Pietro m’aveva detto i gusti del suo amico, che quel pomeriggio m’avrebbero fatto la festa tutti e due ed ero sicuro che l’aveva organizzata di proposito quella bella scarpinata fin lì.

La prospettiva non poteva che farmi piacere!

E neppure per l’offerta del sesso con la capra, che, per quanto singolare per me, era una cosa di cui avevo già sentito parlare.

La vera sorpresa fu il tono della voce di Kurt, che pur non comprendendo, avevo intuito avesse detto qualcosa d’importante ed anche quello di Pietro, nel tradurmelo, che, risata a parte, ma ormai non ci facevo più caso considerandola una sorta di normale interiezione, parve sorpreso anche lui, quasi che, in quell’offerta, ci fosse una specie di trattamento di riguardo.

Sollevai le labbra dalla sua cappella e continuando a menarglielo lentamente, lo guardai con fare interrogativo.

"E’ la prima volta …" rispose serio alla mia muta domanda "che mette la sua bestiola a disposizione d’un ospite e … non tanto per avere la tua disponibilità in cambio … immagino che non avresti fatto comunque storie …" sorrise compiaciuto, il porco, "ma evidentemente perché gli piaci … credimi per lui è come farti un … grande onore!"

"E’ così geloso della sua capra … nemmeno a te lo ha mai permesso?"

"Sì è … proprio geloso … è la sua … creatura! … E, veramente una volta, per ricambiare un certo favore, me lo consentì anche a me … avevo una gran voglia di provarla … ma non fu una cosa facile infilarle nella fica il mio strumento … la poverina belava disperatamente … lui la teneva ferma … ormai me l’aveva permesso … ed io mi ero incaponito a penetrarla a tutti i costi … alla fine ci riuscii, ma le uscì molto sangue e, mi disse Kurt, ci mise un’intera settimana a riprendersi e a camminare normalmente! Da quella volta, amico o no, non mi permette nemmeno d’avvicinarla! … D’altra parte anche lei mi guarda in … cagnesco!" E, con la battuta della “capra” in “cagnesco”, gli scoppiò una tal risata che il suo cazzo mi ballonzolò tra le mani.

"Accidenti a te … per parlare tra noi, quel poveraccio aspetta ancora una risposta!"

Poi mi girai verso Kurt e gli dissi che ero felice della sua proposta … che consideravo con vera simpatia e … amicizia.

Pietro smise di ridere e tradusse, ma penso che Kurt avesse già afferrato da solo il senso della mia risposta, perché, prima ancora che terminasse la traduzione, s’alzò, dopo aver scostato delicatamente la capretta e, tiratosi su i calzoni alla meglio, entrò in casa.

Ne uscì quasi subito, mentre io avevo ripreso il cazzo di Pietro tra le labbra e cominciavo a gustare le prime gocce di liquido preseminale, con in mano uno cartoccio che posò su un angoletto della panca e che, aprendosi, mostrò una massa compatta di colore giallastro.

Mentre Kurt s’inginocchiava dietro di me, abbracciandomi sulla pancia ed iniziando a slacciarmi la cinghia dei pantaloncini, mi liberai di nuovo la bocca e dissi a Pietro:

"cazzo … non perde tempo … il tuo amico … e cos’è quella roba lì … non sarà mica … burro!"

"Cosa vorresti che usasse? … Quassù adoperiamo solo prodotti tipici e … genuini! … In quanto a lui … beh prima ti ho fatto un … riassunto di quello che aveva detto … in effetti il tuo culetto gli piace proprio … lo hai impressionato e non vede l’ora di … fotterti!"

"Uhm! … Digli che anche a me … piace il suo cazzo e che, … prima, gradirei assaggiarlo un po’ in bocca … se non gli dispiace!"

"Bene … bene … sono d’accordo anch’io … così mentre te lo sbocchini un po’ … al tuo culetto ci penso io!"

"Ma neanche per idea, caro Pietro, visto che adesso c’è anche lui … voluto da te … prima ci facciamo passare il suo … che è più umano … poi il tuo che, almeno, troverà la strada un po’ più aperta e … lubrificata!"

"Che … troietta che sei! … Pensi proprio a tutto … eh!" Ed iniziò a tradurre.

Kurt, che intanto mi aveva sfilato anche le mutande e stava sistemandomi le chiappe all’altezza del suo cazzo arrapato, sentito il mio desiderio, grugnì, immagino di soddisfazione, perché mi lasciò a culo scoperto e venne a sedersi vicino a Pietro, leggermente di sghimbescio, in modo da offrire il suo sesso alla mia bocca.

La situazione mi stava davvero eccitando: ero inginocchiato e chinato alla pecorina (o alla capretta) e mi sentivo le natiche oscenamente nude e sensualmente accarezzate dalle folate d’aria fresca di montagna, con due bei cazzi montanari a mia disposizione.

In quella posizione anche il mio cazzo era in bella vista e decisamente duro e dovette strappare un commento a Kurt che disse qualcosa al suo indirizzo.

"Ha detto che quello lì va bene per Zige … è il nome della capra!" Tradusse Pietro.

Annuii e mi spostai, muovendomi sulle ginocchia come un genuflesso in penitenza, mettendomi tra i due, in modo di averli entrambi a portata di mano e di … bocca.

Lasciai la mano sinistra su quello di Pietro, che era talmente duro per l’eccitazione che la faccenda gli stava procurando, che dovevo solo sfiorarlo per mantenerglielo in quello stato, se lo avessi menato con maggior decisione sarebbe venuto in poco tempo e quell’orgasmo, invece, doveva riservarlo alle mie chiappe.

Quello di Kurt, invece, si era un po’ ammosciato e gli dedicai maggiore attenzione, andai con l’altra mano sotto i suoi testicoli e li afferrai delicatamente tra le dita, palpandoli e strizzandoli appena, poi feci scorrere la mano sull’uccello tenendolo appoggiato sul palmo della mano, stringendolo con il pollice e menandolo dolcemente.

Appena avvertii un cenno di nuovo turgore, l’afferrai più decisamente, sempre tenendolo nello stesso modo, e lo scappellai lentamente, causandogli una più decisa erezione, accompagnata da un sospiro di piacere e da un movimento del bacino verso di me, in un chiaro invito alla fellatio! 

Non lo mandai deluso, mi umettai la bocca di saliva ed avvicinai le labbra a quella invitante cappella, la baciai, la titillai con la punta della lingua e, al suo nuovo fremito, glielo feci scivolare tra le labbra, infilandomelo decisamente in bocca.

Al primo contatto labiale avevo avvertito su quel glande un sapore leggermente salato, ma anche un po’ particolare, sconosciuto, dovuto certamente alla bava della capra, ma fu solo un attimo, quando lo avvolsi con la mia abbondante saliva, tutti gli altri sapori scomparvero.

Come avevo immaginato, era un cazzo veramente piacevole da sbocchinare, consistente al punto giusto, ma non troppo invadente.

Inizia a praticargli il classico movimento su e giù con la testa, a labbra ben serrate sull’asta, irrorata continuamente di viscida saliva, non dimenticandomi, di tanto in tanto, di dargli qualche palpatina ai testicoli.

Cercai di non scordarmi neppure dell’altro, che nel frattempo si era accostato per consentirmi di tenerglielo più comodamente in mano. Infatti, per poter sbocchinare bene il cazzo di Kurt, m’ero dovuto spostare verso di lui, e, quello di Pietro, non riuscivo più a toccarlo bene.

Avvicinandosi, invece, mi consentì di tenere il braccio sinistro tra le sue gambe, con la mano verso l’alto ed il palmo appoggiato sul suo membro che stuzzicavo, per mantenere in buona forma, con il movimento delle dite sul glande.

Quando mi accorsi, però, che s’inumidivano per qualche goccia di liquido preseminale che iniziava ad uscire dalla sua cappella, pensai che bisognava smettere con quei “lavoretti” altrimenti quelle belle sborrate che andavo preparando, le avrei ricevute in mano e nella bocca, ma non nelle chiappe che orami aspettavano impazienti.

Sollevai la testa dal pube di Kurt e mi liberai la bocca dal suo cazzo, dandogli un’ultima leccata sulla cappella e, con entrambi gli uccelli in mano, continuando a menarli lentamente, dissi:

"bene ragazzi! Penso proprio che sia ora di passare ad … altro!"

"Uhm … sarebbe proprio ora … aaah … troietta … ma tu continua pure con lui … il tuo culetto te lo sistemo … oooh … io!"

"Dai Pietro … un minimo di riguardo per il tuo amico … no? Che piacere avrà a mettermelo dentro dopo che c’è passata questa tua … nerchia … spacca culi! E’ meglio che sia lui il primo!" 

"D’accordo … uhmm … ma … sbrigatevi che … non vedo l’ora di … fotterti … anch’io … cazzo!"

"E allora … dai … togliti di lì … che mi ci metto io … non ce la faccio più a stare inginocchiato per terra!"

Così dicendo, con una bacio su ciascuna cappella, abbandonai entrambi i cazzi, sentendomi le mani improvvisamente vuote di quelle calde presenze, poi mi alzai e mi sedetti tra loro stiracchiando le gambe indolenzite.

Kurt, che non aveva capito gran ché della nostra conversazione, capì, però, che era arrivato il suo momento di mettermelo in culo, perché quando mi vide togliermi i pantaloncini e le mutande ammassati alle caviglie, per stare più comodo, iniziò a fare subito altrettanto, imitato da Pietro.

Dovevamo essere tutti e tre uno spettacolino comico: Kurt con le scarpe, Pietro ed io con gli scarponi da trekking ed i calzettoni e poi tutti e tre nudi fino alla cintola!

Chissà se la capretta, che, a debita distanza dal membro micidiale di Pietro, ci stava guardando incuriosita, avrà avuto il senso del comico! E cosa avrà pensato, prima, nel vedermi fare il suo “lavoro” sul cazzo del padrone?

Non avevo, però, il tempo per questi pensieri filosofici, gli altri due erano pronti ed aspettavano impazienti che mettessi le mie chiappe a loro disposizione!

Mi alzai e, lanciando a Kurt un muto invito, mi girai verso la panca, accostando le ginocchia contro il sedile, quindi divaricai leggermente le gambe e mi chinai in avanti, appoggiandomi con le braccia sullo schienale, prono a novanta gradi, con le vogliose natiche profferte alle loro nerchie lussuriose.  

Si alzarono entrambi e, mentre Pietro si metteva alla mia sinistra, in attesa del suo turno, Kurt intinse le dita nel burro, ne prelevò una bella quantità, e si piazzò dietro di me.

Emisi un sospiro ed appoggiai la testa sulle mie braccia, girata verso destra dove, con la coda dell’occhio, mi era più comodo vedere il mio primo sodomizzatore in azione.

Sentii le dita ossute della sua mano dilatarmi le natiche e, subito dopo, l’altra che mi spiaccicava il burro nello spacco, massaggiando energicamente per scioglierlo.

Non mi avevano mai imburrato il sedere e la cosa mi … eccitò, poi, finito il massaggio, che mi lasciò le chiappe piacevolmente unte, ne prese ancora, con un solo dito, questa volta e, tenendolo rivolto verso l’alto, per non far cadere il ricciolo di burro che stava sopra, si avvicinò di nuovo e … sapevo perfettamente dove sarebbe finito quel dito!

Di nuovo sentii le chiappe che si aprivano e poi un senso di fresco sul buco del culo e qualcosa che si scioglieva al contatto con il tepore interno del corpo, e, sciogliendosi, mi ungeva, poi, mentre me le sentivo allargare con più forza, avvertii il suo dito spingere ancora qualcosa di morbido dentro il culo, e, quindi, il dito stesso scivolare all’interno e muoversi per lubrificarmi bene anche lì.

Mosse il dito avanti ed indietro, infilandomelo per tutta la sua lunghezza, poi lo girò a destra e a sinistra, seguendo delicatamente le involuzioni interne del budello, e quindi lo piegò verso il basso premendomi sulla prostata con il polpastrello e strappandomi un brivido di lussuria che mi fece contrarre le chiappe ed emettere un forte sospiro di piacere.

Fece un commento nella sua incomprensibile lingua che non capii, ma sicuramente mi aveva dato della … troia!

Tirò indietro il dito, ma senza estrarlo, solo per facilitare l’ingresso del secondo, che penetrò agevolmente affianco all’altro e quindi ripeté tutte le manovre con entrambe le dita, mentre con la mano libera mi accarezzava i glutei.

Mi contorcevo come una ragazzina ai suoi primi ditalini, per quelle carezze e per quelle dita che mi stavano dando sensazioni d’inusitato godimento, mentre senza volerlo, avevo spinto le chiappe oscenamente verso di lui, smaniando di essere penetrato più consistentemente, mentre mi giungeva fioca la voce arrochita di Pietro:

"per la miseria che troia che sei! … Non vedo l’ora di romperti il culo !"

Kurt smise di “masturbarmi il culo”, lasciandomi in fremente attesa, ed afferrò ancora del burro che cosparse sul membro, leggermente ammosciato, menandoselo un po’ per renderlo di nuovo duro ed efficace nella penetrazione.

Tornò dietro di me, sistemandosi a ridosso della mia schiena, con le sue gambe all’interno delle mie, costringendomi così ad allargarle di più, quindi mi posò le sue mani unte sulle chiappe, con le quattro dita all’esterno ed i pollici infilati all’interno dello spacco, proprio a ridosso del buco del culo.

Mosse i pollici in una specie di massaggio, poi, di colpo, li spinse verso l’esterno e mi aprì il culo come una cozza, strappandomi una smorfia d’inaspettato dolore.

Ripeté l’operazione diverse volte, tanto che pensai mi avesse rovesciato lo sfintere all’esterno e, finalmente, sentii un caldo massello di carne strusciarmi tra le natiche e posizionarsi contro il buchetto (che, dopo quel trattamento non era più un buchetto!), proprio in mezzo ai pollici che lo tenevano ben spalancato, strappandomi un brivido lussuriosa attesa.

Spinse e la cappella penetrò, scivolando nel circoletto muscoloso, finché non la sentì tutta dentro e si fermò, strappandomi, per il piacere, una contrazione dello sfintere che, a sua volta, procurò a lui un sospiro di soddisfazione.

Spinse ancora ed avvertii il piacevole scorrimento, carne contro carne, della sua asta gonfia e dura tra le pareti dell’ano.

Quando arrivò ad introdurmi una buona metà della sua verga, si fermò di nuovo, come aspettando un mio nuovo spasmo e l’accontentai, non solo con lo sfintere, ma con la contrazione, verso l’interno, dell’intera massa intestinale.

Sfilò i pollici, ormai inutili, e mi afferrò le chiappe dall’esterno, con le mani aperte, e le serrò con forza contro il suo membro, muovendole alternativamente come per massaggiarlo, preda anche lui di una libidine ormai incontenibile.

Poi si rilassò un po’ e lo tirò indietro, finché non sentii il glande quasi uscire, rituffandolo subito in avanti, con un gemito di forte eccitazione.

Continuò quel movimento, spingendolo ogni volta più dentro e gemendo ritmicamente con le ficcate che mi dava, strappando a me altrettanti sospiri, ogni volta che mi sentivo allargare le viscere.

Sentii un respiro affannoso anche da parte di Pietro ed allora girai la testa verso di lui.

Mi guardava, o meglio guardava il cazzo di Kurt che si muoveva dentro di me, rosso in viso, eccitato, con uno sguardo così lascivo come non l’avevo mai visto, mentre la sua mano andava su e giù, lentamente, su un cazzo che era diventato una mazza vera e propria, e che doveva dolergli non poco per quell’erezione prolungata e non soddisfatta, enorme anche nella sua mano, non certo piccola, e dalla cui punta usciva un filo continuo di liquido preseminale.

Alzò gli occhi su di me con un’espressione … maialesca che mi diede ulteriori brividi di lascivia … ed immaginai che anche sul mio viso dovesse essere dipinta altrettanta oscenità!

Avevo voglia di sentire in bocca quella cappella arsa e spiaccicata di sperma ed allora aprii le labbra, passandoci sopra la lingua in un voluttuoso invito che fu subito raccolto.

Si avvicinò e mi appoggiò la punta del suo tormentato arnese tra le labbra emettendo un sonoro sospiro di sollievo.

Gliela leccai ripulendola del poco sperma che gli era uscito e gliela tenni tra le labbra, insalivandola e sbaciucchiandola, stando attento a non colpirla coi denti a causa delle spinte in avanti che ricevevo da un Kurt ormai assatanato.   

Lui, infatti, nel frattempo, era arrivato ad introdurmi tutta la sua asta fino alle palle coi peli pubici che mi solleticavano le natiche, e la carnalità del contatto gli aveva scatenato una libidine che oramai chiedeva solo l’orgasmo per essere appagata.

Mi aveva, quindi, afferrato per i fianchi ed aveva iniziato una veloce pompa, così veemente che, nonostante forzassi le natiche verso di lui, mi spingeva inesorabilmente in avanti ad ogni ficcata.

Quel movimento mi portò a strofinare il viso contro il membro oramai ultrasensibile di Pietro che paventai mi sborrasse in faccia, tanto lo sentivo godere eccitato per lo sfregamento e per l’erotica visione dell’inculata alla quale ero sottoposto.

Seppe controllarsi! Prima di arrivare all’acme, senza ritorno, del piacere, si tirò indietro ed il sesso, ormai sul punto di venire, continuò a muoversi, oscillando in alto ed in basso, incapace di arrestarsi.

Kurt non si fermò! Lo sentii irrigidirsi dopo una spinta più violenta delle altre e poi muoversi di nuovo velocemente, ansando a bocca spalancata, fino all’urlo con il quale mi scaricò nella pancia tutto lo sperma di cui era capace.

Sentire fiotti di calda sborra inondarti il culo è l’apice del godimento di una sodomia e solo provandola si può capire il sublime piacere che dà: ed io lo provai, dopo tanto tempo lo provai di nuovo e ne fui grato a quel vecchio montanaro che mi aveva così bene soddisfatto!

E doveva esserlo anche lui, a giudicare dai lamenti che continuava ad emettere assieme agli ultimi schizzi, che con l’uccello quasi fuori, mi colavano sullo sfintere dilatato.

Incapace di smettere, nonostante l’orgasmo, rituffò il suo arnese ancora duro, dentro di me, ed entrò senza la minima resistenza, scivolando su un buco ben allargato e lubrificato dal burro e dallo sperma (stavo per dire burro e salvia).

Lo fece diverse volte, ora arrivando fin in fondo, ora introducendo appena il glande, ma ogni volta estraendolo del tutto, come per godere dello strofinio con il circoletto anale.

Finalmente sentii il suo cazzo che si ammosciava e capii che era sopraggiunto l’appagamento, ma prima di smettere del tutto lo appoggiò tra le mie natiche facendovelo scorrere lascivamente, impiastricciandole ulteriormente. Poi si tolse.

Si era appena mosso che il suo posto venne subito preso da Pietro che, negli ultimi rantoli del godimento di Kurt, aveva alacremente provveduto ad ungersi il cazzo con il burro ed ora, con un grugnito di soddisfazione, si piazzò alle mie spalle e si accinse a sodomizzarmi a sua volta.

Essendo più alto del suo amico, dovette abbassarsi sulle gambe per essere alla giusta altezza delle mie chiappe e ci puntò decisamente contro la grossa cappella, che, nonostante la lubrificazione non riuscì a penetrarle.

Lui era animato da troppa frenesia per fare le cose con la dovuta calma e decisi d’aiutarlo per evitare che, preso, dalla fregola mi facesse fare la fine della capra (che mi stava guardando in modo curioso: chissà se pensava che fossi una sua collega un po’ meno pelosa!).  

Tolsi le braccia da sotto la testa e le portai dietro, sulle natiche, allargandole quanto più potei e spinsi contemporaneamente il bacino verso di lui cercando così di favorire la penetrazione.

Lui mi appoggiò una mano sulla schiena, all’altezza delle reni, e con l’altra immaginai impugnasse l’arma letale per spingermela dentro.

Scivolando tra le chiappe aperte e ben lubrificate dalla eiaculazione di Kurt, la cappella di Pietro si fece strada verso lo sfintere e quando lo raggiunse la sua spinta non si fermò, ma inesorabile, ne iniziò la dilatazione.

Sentii una tremenda fitta all’ano ed una smorfia di dolore mi contrasse il volto e biascicai:

"per favore … più piano … "

"uhmm … ooooh … più piano di così … oooh … !"

Si fermò però un attimo, tirandosi leggermente indietro e tornando a premere, ma senza forzare, per alcune volte, fin quando la lussuria della penetrazione delle mie chiappe provocanti, fece tracimare la sua voglia di possedermi e, con una decisa spinta, fece entrare di colpo l’enorme cappella, sussurrandomi:

"mi dispiace … troietta mia … ma adesso ti rompo il culo!"

La mia risposta fu un urlo ed istintivamente cercai di alzare la schiena per allontanarla da quella vessazione, ma la sua mano, premendomi in basso, mi tenne fermo e quindi con entrambe le mani strette ai miei fianchi, mi tirò inesorabilmente verso di lui.

Come ben sapevo era solo la prima sensazione ad essere dolorosa, subito dopo, infatti, quando ormai la massiccia cappella era penetrata tutta oltre lo sfintere, iniziai a provare l’immensa gioia di quella carne dura e calda che mi riempiva il culo, me lo dilatava in una misura mai provata, mi dava quegli stimoli viscerali … che ben conoscevo e che avevo rivissuto poco prima con Kurt, ma che adesso provavo in maniera così eccezionale come lo era il cazzo che mi stava sfondando il retto.

E verso quel cazzo ci spinsi, avido, il culo e tutto me stesso.

"Dai … adesso che me lo hai rotto … entra con quel tuo cazzone … fammelo sentire tutto!"

Lo incitai con voce fortemente oscena, il cui tono meravigliò anche Kurt che, nel frattempo, si era rivestito e si era seduto sulla sua poltroncina con la capretta tra le gambe, ma solo per accarezzarla.

Pietro non aspettava altro e tenendomi ben saldo con le mani, iniziò a spingere dentro il suo arnese da monta facendomi sentire una vera … vacca.

Con il culo aperto e ben lubrificato sentivo quel palo di carne penetrarmi lentamente, ma implacabilmente, me lo godevo, gemendo e contorcendomi, sentendolo strisciare sulle pareti dell’ano, centimetro dopo centimetro; la sua grossa cappella avanzava dentro alle mie viscere, aprendo la strada alla nerchia che ne stabilizzava la dilatazione.

Me le sentivo allargare ed insieme riempire, e quelle sensazioni mi davano brividi di sfrenata lussuria per tutto il corpo, ma quando, la penetrazione arrivò in profondità, dove non era arrivato Kurt e, forse, mai nessun altro prima di allora, l’intestino oppose una nuova resistenza e la spinta irrefrenabile del mio sodomizzatore, mi sollevò verso l’alto e dovetti alzarmi sulla punta dei piedi per sottrarmi a quella spinta ed alleviare le dolorose fitte che di nuovo provavo.

Pietro, al mio lamento di chiara sofferenza, si fermò nuovamente dandomi modo di abituarmi, ma sapevo che era solo un momento, poi avrebbe ripreso, inesorabilmente, ad introdurmelo tutto, fino alla spaventosa radice del suo membro, che mi avrebbe aperto il culo ben oltre qualsiasi cuneo anale avessi precedentemente usato.

Un attimo dopo, infatti, sentii le sue mani allungarsi lascive sulla mia schiena, accompagnate dai suoi osceni gemiti, intrufolarsi sotto la maglietta che indossavo, in un contatto vizioso con la mia pelle, scendere sul davanti, afferrarmi i seni e stringermeli con bramosia come fossero quelli di una donna.

E poi, con le mani serrate sul petto, mi tirò a se, mettendomi in piedi, ma alzando, nel contempo, anche le sue gambe, passando, dalla posizione leggermente piegata che aveva assunto all’inizio, ad una perfettamente eretta e sollevandomi senza apparente sforzo come un fuscello.

Mi tenne stretto a se, oscenamente alzato da terra, con il suo cazzo conficcato nel culo ed a gambe penzoloni.

Allentò, quindi, la stretta con cui mi sorreggeva e lo stesso peso del mio corpo, finì per farmi impalare del tutto.

Non potevo fare assolutamente nulla, se non lasciarmi scivolare per inerzia lungo quel palo, finché mi fermai con le natiche contro il suo pube, con tutto il suo cazzo dentro di me, infilzato su quel pilastro di carne la cui punta mi tormentava le viscere in una profondità violata per la prima volta, e la cui radice m’allargava lo sfintere oltre ogni misura.

Per un attimo temetti di svenire per quello che stavo provando, ma non posso dire che fosse dolore, o solo dolore, era, invece, un qualcosa che sembrava anche un piacere, indefinibile, ma intenso, e volevo, adesso che era arrivato ad entrarmi così a fondo, sentirlo anche muoversi dentro di me.

Lui, però, stava fermo, dondolandosi appena sulle gambe, godendosi la completa penetrazione che era riuscito a darmi, allora cominciai a stringere le chiappe ed a cercare di muovermi e lui reagì alzandomi lentamente con le mani sotto le ascelle e sfilandomi dal suo palo, ma lo fece per pochi centimetri e poi mi lasciò andare di nuovo riconficcandolo tutto dentro.

Lo fece per alcune volte, dandomi, ogni volta, la sublime sensazione d’un iniziale svuotamento del ventre e poi d’un subitaneo riempimento.

"Ti piace … così … eh!" Mi sussurrò lascivo.

"Sììì …" gli risposi con un altrettanto roco bisbiglio "ma adesso che mi hai rotto davvero il culo … riempimelo di sborra … calda ed abbondante …!"

"Ti accontento subito … è proprio in cima, in cima e … non mi trattengo più!"

Così dicendo riabbassò le gambe, e, come arrivai nuovamente con i piedi per terra, mi chinai in avanti ancora una volta piegato contro lo schienale della panca, in una posizione più consona per una … vacca! E glielo dissi.

"Dai … sono la tua vacca … montami con quel cazzo da toro!"

Mi prese in parola e si chinò su di me sovrastandomi con la sua mole, s’afferrò alle mie spalle in una posizione molto simile ad una monta … taurina ed iniziò a … montarmi.

Muovendosi con il solo bacino, lo trasse prima indietro, rinnovando sensazioni che mi fecero contorcere dal piacere e stringere le chiappe, poi lo rituffò dentro: due, tre, quattro volte, sempre più velocemente,  e … fu l’orgasmo!

Lo tenne fermo mentre “muggiva” la libidine che provava spruzzando violentemente dentro di me ed io gioivo, rantolando di piacere, nel sentire le pulsazioni del suo cazzo che lo percorrevano, dalla radice alla punta, e si trasmettevano al mio corpo assieme ai fiotti del suo godimento.

Quindi, per completare l’eiaculazione, iniziò a muoversi di nuovo, facendolo, ora, quasi uscire dal culo e rituffandolo dentro ed ogni volta udivo un risucchio e sentivo rivoli di sperma colarmi lungo le cosce.

Non so quanto andò avanti a riempirmi di sborra, ogni tanto si fermava e sembrava che avesse finito, invece, dopo un attimo, riprendeva a montarmi con rinnovato accanimento, ma in fine non ce la fece più e lo estrasse accasciandosi esausto su di me, con le braccia abbandonate ai mie fianchi ed il cazzo, non più eretto, ma sempre notevole, tra le mie gambe che penzolava strusciando sul mio che, invece, era in completo riposo.

Finalmente si alzò e si sedette sulla panca, mentre io, chiesto dov’era il bagno, mi ci dirigevo e dopo essermi liberato di tutto lo sperma che m’avevano messo dentro, approfittai della rudimentale doccia, con acqua rigorosamente fredda, per darmi una sommaria lavata.

Tornai fuori e trovai anche Pietro già rivestito, mi accinsi a farlo anch’io, ma prima diedi un’occhiata a Kurt per capire se … l’offerta della capra, fosse sempre valida e capii che lo era, perché lui si alzò dalla poltroncina e, con la bestiola tra le braccia, venne a sedersi sulla panca, vicino a Pietro, la cui presenza le causò un tremito di spavento.

Lui si scansò subito, andando a sedersi nella poltroncina e lasciando il posto libero per me, mentre si metteva comodo per gustarsi la scena.

Kurt mi fece cenno di rimanere in piedi in fondo alla panca, poi avvicinò l’animale con il muso verso di me ed, indicando il mio uccello moscio, mi porse una manciatina di sale, facendomi cenno di spargerlo sul sesso, mentre lui avvicinava la capretta che, in piedi sulla panca, era alla giusta altezza per leccarmelo.

Al primo contatto mi tirai leggermente indietro, sorpreso dalla ruvidezza della lingua, poi mi abituai ed apprezzai il lavoro della bestiola: con pochi colpi quella piccola lingua rosa, mi fece rizzare l’uccello come la più navigata delle prostitute!

Quando fu completamente in tiro, l’afferrai con la mano e lo mossi in modo che la lingua lo colpisse in punti diversi, offrendole anche, di tanto in tanto, i testicoli che leccò con avidità anche senza la presenza del sale.

Cominciai a sentir montare dentro di me l’eccitazione che, per la prolungata attività sessuale di quel pomeriggio, si era accumulata senza mai sfogarsi e feci cenno a Kurt che ero pronto per scoparla.

Lui si inumidì la mano di saliva e la passò tra le gambe dell’animale, lo fece più volte, strappandole più di un belato, poi la prese garbatamente e la girò, con le terga verso di me, mi pregò con un gesto eloquente d’insalivarmi il membro e poi la tenne ferma, stretta a lui, sussurrandole una strana cantilena.

Io mi avvicinai, un po’ titubante, dopo essermi insalivato l’uccello, e le misi una mano sulla groppa, gentilmente, accarezzandola tra il fitto pelo, mentre con l’altra accompagnavo il mio strumento, che, pur non paragonabile con quello che mi aveva appena massacrato il culo, era comunque un esemplare di tutto rispetto, quantomeno per una capretta di quelle dimensioni.

Con la massima accortezza l’infilai lentamente tra le gambe della bestiola, indirizzandolo dove pensavo avesse la fichetta, e, quando incontrai la resistenza di un’umida carne, mi fermai ed allungai la mano fino alla cappella e con la punta di un dito esplorai l’ostacolo che aveva incontrato.

Trovai una vera e propria vulva, già abbondantemente bagnata e, mi sembrò, non solo di saliva, era ovviamente più piccola di quella di una donna, soprattutto le labbra esterne erano quasi inconsistenti, ma al centro il foro era ragguardevole, sicuramente in grado di ospitare il mio cazzo, che, mi tranquillizzai, non è più grosso di quello di Kurt e quindi non dovrebbe crearle problemi.

Indirizzai la cappella contro il foro e spinsi appena entrando leggermente e provando subito un piacere che mi diede una scarica di adrenalina e l’emozione mi fiaccò le gambe.

Incoraggiato da quello che avevo provato, spinsi con più decisione ricevendone uno stimolo erotico incredibile: quella vulva si apriva su di un utero stretto, ma molto elastico, che si schiudeva al passaggio della mia cappella, ma si rinserrava subito attorno al membro, dandomi una sensazione “avvolgente” che non avevo mai provato.

Tosi la mano che accompagnava l’introduzione e mi afferrai con entrambe al vello dell’animale, dando un’ultima decisiva spinta e mi ritrovai completamente dentro alla capretta, che emise un nuovo e più consistente belato: mi piace credere di … soddisfazione!

Visto che comunque non scalciava e non tentava di scappare, iniziai a scoparla per bene, muovendomi, sistematicamente, avanti ed indietro, dentro quella fica in miniatura che si adattava, però, senza sforzo alla mia penetrazione.

Non feci una gran figura, ma l’eccitamento che avevo dentro era troppo per resistere a quel dolce massaggio: sentii arrivare l’orgasmo già dopo pochi colpi e non pensai minimamente a trattenermi, mi rilassai e sborrai finalmente anch’io.

Quando finii e lo estrassi, emise un nuovo belato, più lungo ed insistente degli altri e girò la testa verso di me come per guardarmi ed io mi ritrovai inaspettatamente a dirle:

"grazie … Zige … è stato un vero piacere … spero … reciproco!"

Così terminarono le digressioni della montagna: un bocchino in una stalla, due magnifiche inculate all’aria aperta ed una … scopata con una capra!

Mia moglie ovviamente fu gratificata da tutta la mia eccitazione per quel sesso proibito e non finì di tesser le lodi all’aria pura e al cibo genuino, e, quando, salutandoci alla fine della bella vacanza, ringraziò Ilge e Pietro per i bei giorni passati assieme, a me sembrò, forse perché avevo la coda di paglia (ed il culo ancora dolorante) che insistesse particolarmente nel ringraziare lui, come se intuisse che era merito suo se … ero tornato a prestazioni sessuali di alto livello.

FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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