Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Gay e Lesbo / Vecchi compagni
copertina racconto erotico

Vecchi compagni

Incontrai Roberto nella trattoria sotto casa, era estate ed entrambi eravamo rimasti soli a Roma. Non lo vedevo da almeno un paio d’anni, avevamo frequentato le medie nella stessa classe poi avevamo scelto studi diversi. Abitando vicini era capitato qualche volta di incontrarci, ci eravamo fermati a parlare, ma sempre per pochi minuti, riproponendoci di rivederci in seguito con più calma. Ma non era mai successo.
Eppure quando frequentavamo le medie eravamo piuttosto intimi, di ritorno da scuola facevamo la strada verso casa insieme, a volte ci vedevamo nel pomeriggio per studiare o per giocare a pallone insieme a qualche altro compagno.
In terza eravamo stati entrambi scelti per far parte della squadra di pallacanestro della classe e quindi i motivi di incontro si erano fatti anche più frequenti.
Lui era più estroverso di me, ma mi accorgevo di esercitare su di lui una certa influenza, il mio parere era spesso decisivo per le scelte da fare insieme.
Pranzando potemmo parlare molto più a lungo e con tranquillità, ritrovando la confidenza di quando eravamo compagni di scuola. Discutemmo di molte cose, ricordando come eravamo, confidandoci le esperienze più importanti vissute dopo quel periodo e le speranze per il futuro. Avevamo dato indirizzi diversi alle nostre vite, lui aveva appena ultimato il primo anno di università, io lavoravo da qualche mese.
Durante il pranzo avevo colto nello sguardo di Roberto degli ammiccamenti che in un primo momento mi erano sembrati niente piche un po’ strani, ma che poi mi avevano portato a pensare che stesse cercando di farmi capire qualcosa o che volesse saggiare le mie reazioni di fronte a delle proposte per così dire… particolari. La cosa mi aveva turbato e stavo pensando a come avrei dovuto gestire la situazione se quello che avevo intuito fosse risultato vero. L’idea di fare sesso con un altro uomo non mi aveva mai sfiorato, ma non volevo ferirlo con reazioni eccessivamente brusche.
Pagato il conto era arrivato il momento di salutarci, gli porsi la mano dicendogli che mi aveva fatto piacere incontrarlo e che speravo di rivederci nei prossimi giorni. Mi rispose che potevamo stare insieme ancora per un po’, invitandomi a casa sua con la scusa che in televisione stava iniziando la trasmissione della tappa del Tour.
Me lo chiese in modo normale, senza ammiccamenti, per cui gli dissi che andava bene, pentendomi dei cattivi pensieri di poco prima.
Arrivati a casa sua, mi propose di metterci comodi, indossando degli short, gli dissi che stavo bene con i miei bermuda.
Lui si diresse in camera sua e, lasciando che lo vedessi attraverso la porta aperta, si sfilò i pantaloni, rimanendo con degli slip piuttosto aderenti, quindi chinandosi verso un cassetto prese gli short. Questa manovra, fatta volgendomi le spalle, mise in mostra il suo sedere sodo e proporzionato, solo parzialmente coperto dagli slip che peraltro tendevano a infilarsi tra le natiche.
La vista di Roberto da quella prospettiva mi fece un effetto inaspettato, pensai che in fondo era un bel culo e che non c’era poi questa gran differenza con uno femminile. In un attimo fui vinto dal desiderio di provare questa nuova esperienza, sempre che quello che avevo intuito fosse vero….
Mi accomodai sul divano di fronte alla televisione, accavallando le gambe aperte e poggiando la nuca sullo schienale, in modo da mettere in vista il gonfiore che si stava via via accentuando sotto i bermuda. Roberto si sedette sull’altra estremità del divano e accese la televisione. La tappa del Tour procedeva davanti ai nostri occhi, scambiavamo qualche commento, ma non succedeva nulla di quello che pensavo. Anzi, che speravo. Ero ormai quasi convinto di aver travisato le occhiate di Roberto.
Cercai di saggiarne le reazioni sbottonandomi prima uno, poi tutti i bottoni della camicia, rimanendo con il torace abbronzato esposto al suo sguardo. Nulla! Non succedeva proprio nulla, né io mi sentivo di prendere l’iniziativa, se non fosse stato come avevo pensato, che figura avrei fatto?
Mi stavo rassegnando a lasciar perdere i miei strani desideri, rallegrandomi anzi del fatto di aver potuto mantenere intatta la mia completa mascolinità, quando Roberto esclamò: “Ma tu hai caldo! Perché non ti fai una doccia? “.
Eccoci, ci siamo, lo vedi che avevo ragione, pensai accettando senza esitazioni l’invito.
Mi diressi verso il bagno, togliendomi strada facendo la camicia. Roberto rimase in salotto. Finii di spogliarmi in bagno, lasciando ovviamente aperta la porta. Da dove era Roberto non poteva vedermi. Lo chiamai, non prima però di essermi accertato allo specchio che la mia semierezione fosse ben visibile sotto l’asciugamano che avevo legato ai fianchi.
“Dove trovo un bagnoschiuma? “, chiesi fingendo di non vedere quello ben in vista sul bordo della vasca.
Me lo indicò ed io senza dargli il tempo di uscire, mi tolsi con naturalezza l’asciugamano e mi infilai nella vasca. Aprii l’acqua e voltandomi verso di lui vidi che era tornato in salotto. Ricominciai a dubitare di aver capito ciò che Roberto voleva. Diressi il getto dell’acqua verso di me ed iniziai a godermi il contatto con l’acqua fresca. Il senso di benessere che stavo iniziando a provare si rese evidente nelle proporzioni della mia erezione. Finita la doccia, mi misi in piedi nella vasca e volgendomi verso lo specchio ammirai la mia figura slanciata da cui sporgeva molto bene in vista il mio uccello gonfio di desiderio.
Fu proprio in quel momento che ricomparve Roberto: “Ha vinto Van …”, si interruppe senza più poter continuare, lo sguardo fisso su ciò che mi sporgeva tra le gambe.
Mi voltai completamente verso di lui senza parlare. Mentre sentivo il turgore crescere ulteriormente, capii dal suo impaccio che era la prima volta che si trovava in una simile situazione, fino ad allora aveva solo desiderato quel che non aveva mai avuto il coraggio di fare.
Uscii dalla vasca, ero ad un passo da lui che se ne stava lì senza sapere cosa fare. Senza asciugarmi gli presi una mano e la portai sul mio sesso, sembrò irrigidirsi, continuai a tenergli la mano su di me. Con l’altra mano gli sbottonai la camicia ed iniziai a strizzargli piano un capezzolo. Sentii la sua mano prendere a muoversi su e giù lungo l’uccello, aumentando ancor più la mia eccitazione.
Ma quanto stavo ottenendo non mi bastava: lasciai la sua mano e lo presi dietro la nuca, portandolo a scendere con il viso verso il mio ventre.
Dopo una breve esitazione mi assecondò, accovacciandosi davanti a me.
Rimase qualche istante immobile con le labbra a pochi centimetri dal mio sesso, poi si decise: socchiuse la bocca assaporando per la prima volta il gusto del cazzo.
“Dai succhiami la cappella”, gli dissi con tono di voce deciso ma non duro.
“Si così, bravo”.
“Ora fammi sentire la lingua”.
“Mmmh, non smettereee…”.
Il caldo umido della sua lingua mi procurava un piacere fantastico, lo scorrere su e giù delle sue labbra mi dava sensazioni inebrianti.
Presi a muovermi nella sua bocca, prima lentamente poi sempre più velocemente, affondando ad ogni colpo un po’ di più. Percepivo la sua difficoltà a far entrare il cazzo tanto in profondità e questo mi dava una piacevolissima sensazione di potere su di lui. Mi sentivo molto maschio mentre affondavo il cazzo fino alla sua gola, piegandolo a fare quello che volevo.
Era bello, molto più bello di quanto immaginassi. Sentivo che non sarei durato ancora a lungo, sfilai il cazzo dalla sua bocca e stringendolo tra la dita feci uscire una gocciolina di liquido, che gli spalmai con la cappella sulle labbra. Vedere Roberto inginocchiato davanti a me con le labbra lucide del mio liquido spermatico, l’espressione sottomessa mentre la mia verga paonazza gli sfiorava la punta del naso mi procurò un impulso irresistibile. Iniziai a menarmelo con grande voluttà, avendo cura di scappellarlo completamente ad ogni ritorno della mano.
Sentii l’orgasmo sopraggiungere.
“Apri la bocca, dai” feci a Roberto, che obbedì senza esitare.
“Ecco”. “Ecco che sborro”.
Un primo schizzo gli centrò la lingua, dopo un momento un secondo, violento, copioso getto zampillò verso l’alto depositandosi sui suoi capelli ed iniziando a colare sulla fronte.
Lo spettacolo era eccitantissimo.
Lo guardavo mentre a bocca aperta si faceva riempire di sperma.
Gli ultimi getti glieli depositai direttamente nella bocca, che Roberto richiuse docilmente attorno al mio cazzo, quasi a ringraziarlo di tanta gratificazione.

Eravamo di nuovo sul divano, Roberto era molto imbarazzato per quello che era appena accaduto. Gli dissi che mi era piaciuto moltissimo e che per me era stata la prima volta.
Mi rispose che anche lui non l’aveva mai fatto prima e che non avrebbe mai pensato di farlo.
“Ma come, se me lo hai fatto capire tu! ” replicai.
“Ioooo! ? Ma che cavolo stai dicendo? “.
“Si tu, per esempio quando ti sei tolto i calzoni davanti alla porta aperta”.
“Ma io…. non pensavo mi stessi guardando, e poi non credevo assolutamente che tu avessi tendenze di questo tipo! “.
Rimasi di sasso, imbarazzato almeno quanto lui…. FINE

About Storie erotiche

Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Un vecchio amico

La stazione è sempre affollatissima, anche domenica pomeriggio. Spero che il treno di Michele arrivi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.