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Via Emilia (racconto trans)

Mi capita spesso di fare tardi al lavoro, anche oltre la mezzanotte. Mentre rientro a casa passo lungo lo stradone dove notoriamente si ritrovano i trans della zona, e spesso rallento incantandomi a guardare quei corpi così strani, eccitanti, femmina all’apparenza, ma maschio tra le gambe e forse anche nella testa.
Una sera, forse perché la giornata di lavoro era stata piuttosto snervante, o forse perché al telefono avevo litigato con mia moglie, al vedere quelle creature così affascinanti, mi venne voglia di provare la loro proverbiale abilità nei rapporti orali. Non sapevo decidermi, era pur sempre la mia prima volta!
Dopo un po’ di giri, ne vidi una assolutamente intrigante, non bellissima, ma con due occhi da favola, non troppo alta, ma un seno fantastico che esponeva quasi completamente nudo.
Mi avvicinai, un po’ timoroso, ma lei con un gesto mi fece segno di voler venire con me. Non ebbi nemmeno il tempo di rispondere o negarmi, entrò di corsa in auto e mi chiese di muovermi alla svelta, perché stava arrivando la macchina della polizia.
Ci mancavo solo questa, anche la polizia. Già ero in preda a una crisi di panico solo per ospitare una trans nella mia macchina, ma la polizia proprio non ci voleva.
Neva, questo era il suo nome, mi tranquillizzò, dicendomi che non c’erano problemi se mi muovevo subito.
Schiacciai l’acceleratore e partimmo, non so per dove. Mi fece fare qualche chilometro, poi mi disse di fermarmi. Eravamo in una zona industriale, assolutamente deserta durante la notte.
A quel punto senza che io dicessi niente, lei si spoglio, e sorridendomi dolcemente mi abbasso i pantaloni e iniziò il pompino più fantastico che abbia mai ricevuto.
Non so se era una mia impressione, ma fin dall’inizio mi parve che ci mettesse quasi troppa passione per essere li quasi per forza, e più andava avanti più si eccitava anche lei e si muoveva, e cercava di toccarmi anche il mio petto, i miei capezzoli, poi le palle ed infine arrivò al mio buchetto, dove tutto d’un colpo infilo il suo dito.
Rimasi sorpreso, le stavo per urlare chissà cosa, ma non feci in tempo ad aprire la bocca che, smesso di colpo il pompino, mi diede un bacio con lingua in bocca da impazzire. Sentivo la sua lingua invadermi la bocca, riempirla, farsene padrona, senza che io potessi fare più niente, ero assolutamente in sua balia.
Lei capì, capì tutto in quel momento, capì che non rispondevo più alla mia ragione ma solo ai miei sensi.
Mi fece scendere dalla macchina, e sempre con la sua lingua in bocca mi spoglio completamente, e tirò fuori il suo cazzo: era enorme, almeno 25 cm, ma soprattutto grosso, grosso, grosso e nodoso!!!
Cercai di toccarlo, ma a quel punto era lei che dirigeva il gioco, e senza che io facessi una piega, mi fece appoggiare alla macchina con la pancia, prese un po’ di vaselina e incominciò a spingere per entrare in quel mio buchetto che mai aveva ricevuto niente dall’esterno se non il suo dito qualche minuto prima.
Non so cosa mi prese, ma non resistevo più dalla voglia di sentirmi il cazzone enorme entrarmi dentro e riempirmi tutto l’intestino. Ci volle un po’, ma quando finalmente lo sentì entrare, poco alla volta, mi sembrò di ricevere un palo della luce nel culo. Era stupendo, doloroso si, ma stupendo; sentirsi in balia di una creatura come quella, femmina e maschio insieme. Mi toccava le mie tette, mi stringeva i capezzoli, mi faceva impazzire, mi sentivo davvero la sua troia e ne ero perfino fiero.
Quando iniziò a pomparmi tutto quell’affare fuori e dentro al culo, credevo veramente di impazzire di piacere, quasi piangevo dall’eccitazione.
Poi venne… mi sembrò come di ricevere un fiume in piena dentro al culo, e venni anch’io, l’orgasmo più lungo e più sconvolgente della mia vita.
Restammo in quella posizione oscena per qualche secondo, in preda a convulsioni e godimento entrambi e non ci accorgemmo che ormai da qualche minuto a circa una decina di metri da noi, si era fermata la macchina della polizia da cui eravamo scappati prima.
Appena me ne accorsi, cercai di rivestirmi e nascondermi, ma fu tutto inutile.
I due poliziotti vennero fuori dalla macchina con già l’uccello duro e in mano, pronti a farsi soddisfare dalle due troie di turno.
Incominciarono ad offenderci, io in particolare fui trattato peggio di un cane, mi dissero che ero un vero porco, che mi facevo sbattere nel culo perché ero una lurida checca. La situazione era veramente pesante, e lo divenne ancora di più, quando uno dei due venne da me e mi disse “Visto che ti piace così tanto prenderlo nel culo, vediamo se sei altrettanto bravo a prenderlo in bocca”. Mi prese la testa con le mani e minacciandomi, mi costrinse ad abbassarmi fino ad avere il suo uccello davanti agli occhi. Non era così bello come quello di Neva, era più piccolo, ma ormai ero in una situazione talmente assurda per me che ad averlo così vicino sentì proprio il bisogno di prenderlo in bocca, di succhiare e leccare, leccare e succhiare, mi sentivo una vera troia, capace di fare ormai tutto, senza più inibizioni. Mi attaccai a quel cazzo con tutta la voglia e la disperazione che in quel momento provavo e fu fantastico, avere fra le labbra il cazzo del mio aguzzino, provavo un piacere intensissimo a leccarlo dalla punta fino alla base e sentire i suoi peli grattarmi la faccia.
Ero talmente preso dalla nuova situazione che non mi accorsi di cosa gli altri due stessero facendo, fino a quando non senti qualcuno spingere di nuovo sul mio culo. Cercai di guardare chi era, e con la coda dell’occhio capii che era l’altro poliziotto, che eccitato mi voleva fare la festa di nuovo completamente.
Non feci in tempo a protestare, a ribellarmi che lo senti entrare e riempirmi nuovamente il culo. Non capivo più niente, i miei sensi erano assolutamente incontrollabili e ad uno stato di eccitazione mai raggiunto. Credevo di aver raggiunto il massimo del piacere, quando sentì degli strani movimenti sotto di me! Era luna che di bocca, prese a pomparmi il mio cazzo e leccarmi il culo che veniva intanto trapanato. Ero in una situazione pazzesca, non capivo più niente, non avevo mai goduto tanto prima in vita mia.
Ad un certo punto senti che il poliziotto che avevo in bocca stava per venire, lui lo estrasse dalla bocca e mi riempi completamente la faccia del suo liquido caldo, così come l’altro mi riempì il culo nuovamente, ed io venni in bocca a Neva, la quale non si fece scappare una sola goccia di me, e non contenta con bocca e lingua pulì prima il mio culo poi la mia faccia imbrattati in maniera umiliante dai due poliziotti.
Quando i due “tutori della legge” si furono sistemati, ammutoliti anche loro da come aveva buttato la serata, se ne andarono senza dire una parola; io e Neva ci abbracciamo e ci baciammo non so ancora per quanto tempo scambiandoci slinguate da capogiro.
Fu veramente una esperienza devastante… tanto che dopo pochi mesi lasciai mia moglie, andai a vivere con Neva ed altri due suoi amici trans, in un’altra città, e da allora la mia vita è cambiata, più rischiosa, ma sicuramente molto ma molto più eccitante.

FINE

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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