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Viaggio in Australia (racconto trans)

Dopo gli ultimi esami universitari organizzammo il classico viaggio per festeggiare l’approssimarsi della laurea. Erano gli anni settanta ed era normale viaggiare in autostop con zaino e sacco a pelo. Eravamo una decina di persone quasi tutti maschi caciaroni e casinisti e dopo qualche giorno cominciai a sentirmi un po’ a disagio con loro.
Una delle mete del viaggio comprendeva una sosta presso la zia di Michele in un casolare della campagna toscana.
Arrivammo alla spicciolata e vista l’accoglienza cordiale ed informale che regnava in quella casa decidemmo di usarla per qualche giorno come base per le nostre scorribande.
Il casale era un po’ un porto di mare e Nella, la zia di Michele, accoglieva tutti a braccia aperte.
Un paio di giorni dal nostro arrivo vidi Monica per la prima volta. Era passata a trovare Nella prima di partire per l’isola di Capraia. Era di una bellezza particolare e subito qualcuno dei miei amici si affrettò ad informarci che era un transessuale. La cosa mi colpì molto, a quei tempi non era frequente incontrarne, e all’inizio non volli crederci ma poi dopo l’insistenza dei miei amici mi arresi all’evidenza.
A me comunque Monica era simpatica e le battutacce dei miei compagni su di lei cominciarono presto a darmi fastidio.
La mattina che organizzarono una gita ad una Abbazia nei dintorni preferii restare a casa, così mi ritrovai in cucina a fare colazione con Nella e Monica.
“Non sei andato con i tuoi amici?” mi chiese Monica.
“No, avevo voglia di stare un po’ tranquillo” risposi.
“Non mi sembra che leghi molto con loro” commentò Nella.
“Non tanto” confermai.
“Non è un modo piacevole per passare le vacanze.”
“Sì è vero” convenni “ma ormai è andata.”
“Senti” continuò Nella “Perché non vai con Monica a Capraia?” Nella mi guardò con un sorrisetto malizioso, poi chiese a Monica “Che ne dici?”
“Per me va bene” rispose lei. Poi rivolta a me “Vado a casa di una mia amica che me l’ha prestato per due settimane, il posto è un po’ isolato ma se ami la tranquillità è l’ideale. “
Ci pensai un attimo, ero combattuto, l’idea di convivere con un transessuale mi creava un po’ d’ansia poi risposi d’un fiato.
“Sì accetto volentieri”.
Nella sembrava molto soddisfatta. “Non preoccuparti per i tuoi amici li avvertirò io quando tornano. Vai a preparare le tue cose che fra un po’ arriva la mia amica che vi darà un passaggio fino al porto.”
Non ci volle molto a preparare le mie cose e quando arrivò l’amica di Nella ero pronto da un pezzo.
Salutammo Nella che ci augurò una buona vacanza salimmo in macchina e partimmo.
Durante il viaggio, mentre Monica chiacchierava del più e del meno con la nostra accompagnatrice, io soffermai ad osservarla con calma. Era decisamente affascinante, bionda con lineamenti belli anche se non troppo femminili, aveva un corpo che dava l’idea di essere flessibile e scattante e da sotto la camicia si intravedeva un seno non enorme ma proporzionato, aveva, e questo l’avevo notato da subito, due belle gambe e un gran bel culo.
Al porto trovammo due biglietti per il ponte e facemmo la traversata su una panchina a prua.
Durante il viaggio chiacchierammo e dopo un po’ ebbi l’impressione di conoscerla da un mucchio di tempo.
Il viaggio a quei tempi era abbastanza lungo così ad un certo punto Monica, stanca della posizione, si sedette di traverso e si appoggiò con le spalle a me. Quel contatto fisico mi sembrò del tutto naturale e non gli attribuii molta importanza.
Quando arrivammo a Capraia era quasi sera. Decidemmo di mangiare qualcosa al bar del porto e poi ci recammo casa.
Era questa una casa singola un po’ isolata sulla parte alta dell’isola, non affatto grande ma aveva un bel giardino con tante piante e un muro di cinta alto e coperto di rampicanti.
“Ti spiace se faccio la doccia per prima?” disse Monica dopo aver disfatto alla meglio il suo bagaglio.
“No, fai pure ” le risposi.
Mi accesi una sigaretta e feci un giro per casa, mi stavo chiedendo come ci saremmo sistemati per la notte quando Monica uscì avvolta nell’accappatoio.
“è tutto tuo.” mi fece indicandoli bagno.
Io avevo un accappatoio ma solo un telo da bagno, Lo presi ed andai a fare la doccia.
Quando uscii con il telo arrotolato in vita Monica era alla finestra e guardava fuori, si girò verso di me e mi sorrise. Sentii una attrazione irresistibile che mi portava a lei. Quando fummo vicini ci baciammo dolcemente con grande trasporto. Fece scivolare a terra il mio asciugamano e io le slacciai la cinta dell’accappatoio e la presi per i fianchi.
Ero eccitato e confuso, Monica intuendo il mio imbarazzo mi sussurrò di lasciare fare a lei.
Si chinò sul mio uccello e cominciò a succhiarlo come nessuna aveva mai fatto poi, quando ero al massimo dell’eccitazione si girò e lo guidò dentro di se.
Scivolai in lei dolcemente e insieme cominciammo a muoverci all’unisono.
Fu un orgasmo dolcissimo ed appassionato.
A letto continuammo a baciarci e accarezzarci fino a che non ci colse il sonno.
La mattina dopo mi svegliai tardi il letto accanto a me era vuoto. Il pensiero andò alla notte passata e mi sentii molto felice.
Mi infilai i jeans e uscii in giardino. Monica era stesa al sole nuda e bellissima. Mi sorrise, mi avvicinai e la baciai.
“C’è del caffè ancora caldo e i croissant oppure possiamo andare in paese e fare colazione al bar.”
“Il caffè andrà benissimo e non ho nessuna voglia di uscire, preferisco stare con te.”
Fu molto soddisfatta della risposta. Feci colazione poi mi tolsi i jeans ed andrai a sdraiarmi accanto lei.
Non riuscii a stare fermo per molto, cominciai ben presto a accarezzarla. Un paio di volte la mia mano sfiorò il suo uccello e si ritirò poi, ruppi l’indugio, e lo strinsi nella mia mano.
Monica sospirò felice. Iniziai a muovere la mano lentamente mentre l’uccello prendeva vita e si inturgidiva lentamente. Anche Monica aveva afferrato il mio e dopo un po’ ci trovammo sdraiati su un fianco intenti a masturbarci a vicenda ed a baciarci con dolcezza. Quando sentii i suoi schizzi sulla pancia venni anch’io.
Furono ancora coccole e baci appassionati poi, quando ci stancammo di prendere il sole ci vestimmo e uscimmo a mangiare qualcosa.
Seduti al tavolo del ristorante le confessai che mi sentivo felice con lei.
“Anch’io sono felice” mi rispose “Sei un ragazzo molto intelligente ed aperto. Mi rendo conto che non è facile accettare situazioni inusuali. Ma tu sei stato molto bravo.”
Dopo pranzo andammo a fare un giro in spiaggia poi tornammo a casa.
Giunti a casa non le detti il tempo di dire una parola, l’abbracciai e cominciai a baciarla. Ci spogliammo fra un bacio e l’altro e questa volta fui io che mi chinai sul suo uccello e cominciai a succhiarlo. Non l’avevo mai fatto ma mi lasciai guidare dall’istinto e, dai mugolii di Monica capii che stavo facendolo bene. Mi alzai e la girai, lei appoggiò le mani al muro e inarcò la schiena per offrirmi meglio il culo, mi appoggiai al suo buco e le scivolai dentro.
Questa volta fu una cavalcata focosa e ci ritrovammo abbracciati sul pavimento.
Passavamo le giornate nudi a prendere il sole. Eravamo felici e abbronzati e col passare del tempo prendevo sempre più confidenza con il suo corpo che ormai accettavo pienamente, ma le scoperte non erano finite.
Un pomeriggio, mentre Monica mi succhiava dolcemente il cazzo, sentii il suo dito muoversi intorno al mio ano.
Cercavo di spostarlo ma poco dopo tornava alla carica. Le chiesi scherzando che intenzioni avesse e lei mi pregò di lasciarla fare. Mi rilassai concentrandomi sulle sensazioni piacevoli del mio corpo quando sentii lentamente il suo dito insinuarsi dentro di me. Mi irrigidii d’istinto poi non trovandolo affatto spiacevole mi rilassai e il dito scivolò dentro.
Quel dito che si agitava nel mio culo come un serpente amplificò il piacere e mi fece schizzare caldi fiotti di sperma nella bocca di Monica.
L’attirai a me e mentre la baciavo le confessai che mi era piaciuto molto.
“Me ne sono accorta” mi rispose.
Da quella volta il suo dito nel culo divenne una piacevole abitudine finché una sera dopo averle succhiato a lungo l’uccello le confessai che mi sarebbe piaciuto averla dentro, mi tirò a se e mi baciò a lungo poi scivolò alle mie spalle e cominciò a leccarmi la schiena per scendere lentamente fra le mie natiche dove la sua lingua iniziò a lubrificare il mio buco e senza quasi rendermene conto la sentii entrare dentro di me.
All’inizio restai senza fiato poi fui travolto dalla libidine e sotto i suoi colpi fui travolto dall’orgasmo.
La mia vacanza con Monica stava diventando una vera e propria educazione sentimentale. In pochi giorni avevo travolto tutti i miei pregiudizi in materia di sesso e mi sentivo pienamente felice.
Come ci aveva promesso Nella venne a trovarci. Eravamo nudi in giardino a prendere il sole quando sentimmo bussare alla porta.
L’accogliemmo come si accoglie una vecchia amica. “Come va la vostra luna di miele”. Le sorridemmo. “Tu sapevi che sarebbe andata così vero?” le chiesi.
“Certo” mi rispose “Mi sono accorta da subito che eravate fatti l’uno per l’altra.”
“Sono contento che sia andata così e non so come ringraziarti”
“Vieni qui e abbracciami ” l’abbracciai e la baciai.
La portammo con noi in giardino e la convincemmo, senza fare molta fatica, a spogliarsi e a prendere il sole con noi.
Eravamo sdraiati vicini e devo dire che Nella nonostante avesse superato i quarant’anni aveva un corpo bello anche se un po’ appesantito. Sentii di volerle bene per quel che aveva fatto per noi e sia io che Monica cominciammo ad accarezzarla ed a baciarla per poi fare l’amore con lei. Era il nostro modo di ringraziarla.
La vacanza giunse al termine e sul traghetto che ci riportava a casa Monica trattenendo le lacrime mi disse che quelli erano stati i giorni più belli che aveva vissuto ma per una serie di motivi era meglio per tutti e due se la cosa finiva qui.
Le confessai che anche per me quelli erano stati i giorni più belli della mia vita e mi sarebbe piaciuto molto rimanere in contatto con lei. “Ti confesso che lo desidero con tutto il cuore ma credimi è meglio per tutti e due se le nostre strade si dividono qui”.
Accettai a malincuore la sua decisione e giunti al porto ci salutammo con grande rimpianto da parte di tutte e due.
La vita riprese normalmente ebbi delle storie con alcune ragazze ma niente di serio. Ogni tanto frequentavo i locali dei trans e a volte mi capitava di fare l’amore con qualcuno di loro. Ma pensavo spesso a Monica e l’idea che non l’avrei più rivista mi faceva soffrire.
L’estate successiva andai a trovare Nella che fu felice di vedermi. Mi invitò a restare e la sera accolse nel suo letto dove dopo aver fatto l’amore mi disse che Monica aveva lasciato l’Italia ed aveva aperto un locale in Australia.
“Non poteva più restare qui” mi confessò “era talmente innamorata di te che ha voluto cambiare paese.”
“Anch’io credo di essere innamorato e non capisco il suo comportamento, saremmo potuti essere felici insieme.”
“Aveva paura di una delusione” mi spiegò “Se ti fossi stancato di lei avrebbe sofferto molto. Non è stata una vita facile la sua.”
L’inverno successivo riuscii ad ottenere un contratto all’Università.
Una sera in un locale sentii per caso la conversazione fra due trans, una stava raccontando all’altra di una casa che aveva a Capraia. Mi avvicinai “Noi non ci conosciamo” le disse “Ma credo di conoscere la casa di cui stavi parlando ci sono stato con una amica l’altra estate”.
“Con Monica?” mi chiese
Le risposi di sì.
“Così sei tu il grande amore di Monica.” Sembrava molto felice di avermi conosciuto.
“Monica parlava sempre di te e del vostro grande amore.”
Parlammo di Monica tutta la sera poi andammo a casa sua e facemmo l’amore.
Mi confessò che Monica aveva lasciato l’Italia perché innamorata di me. Riuscii a farmi dare il suo indirizzo anche se non sapevo che cosa avrei fatto.
Fu per caso che sentii due colleghi parlare di un progetto di collaborazione con l’università di Sidney e capii che era il destino che aveva scelto per me.
Tanto feci e tanto brigai che riuscii a farmi assegnare l’incarico e con il cuore in tumulto una sera partii per l’Australia.
Fu un viaggio lungo e massacrante ma non mi pesò per niente.
E così finalmente una sera aprii la porta del locale di Monica. Lei stava parlando con dei clienti quando volse lo sguardo alla porta e mi vide rimase di sasso.
Mi avvicinai al bancone e guardandola fisso negli occhi le dissi “Spero non ti dispiaccia di vedermi. Ho attraversato mari e monti per trovarti.”
“Dispiacermi” mi rispose con un filo di voce “Ho sognato tutte le sere di vederti entrare da quella porta e anche se mi dicevo che era impossibile, non mai smesso di sperarlo. Ma come hai fatto…”
“Poi. Ti spiegherò tutto poi. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo adesso.”
“Sì tutto il tempo che vogliamo”.

FINE

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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