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Cari Gemelli

Il mio nome è Andrea, ho 18 anni ed un fratello gemello che si chiama Luca.
Fino allo scorso anno, si può dire che io e mio fratello ci sopportassimo a vicenda; avevamo sempre fatto tutto assieme senza particolari entusiasmi o difficoltà e non sapevamo cosa significasse non avere costantemente un’ombra identica accanto, in ogni occasione.
Questo a qualcuno potrebbe sembrare meraviglioso, ma vi assicuro che, invece, a lungo andare stanca.
Eravamo nati assieme, avevamo avuto una culla doppia in comune, pasti alla stessa ora, strillavamo assieme, ridevamo assieme.
Eravamo cresciuti eguali come due gocce d’acqua, alti e magri, con due ciuffi castano chiari a coprire degli occhi verdi il cui sguardo era imbarazzante per molti adulti.
Non sapevamo perché, ma ci eravamo accorti ben presto che se, in coppia, fissavamo un uomo o una donna, che magari erano impegnati in tirate del tipo ”
Ma come sono carini …. sono proprio eguali … “, se li guardavamo con intenzione, l’uomo o la donna apparivano imbarazzati e distoglievano lo sguardo.
Spesso mutavano anche il loro centro d’attenzione e ci lasciavano in pace.
Un paio di volte nostro padre ci aveva rimproverato perché le buone maniere, a suo dire, non permettevano di guardare negli occhi così sfrontatamente.
Ma per me e Luca era stata la scoperta del nostro potere segreto, come lo chiamavamo.
è strano ma, davvero, anche quando avevamo appena 10 anni, potevamo mettere in imbarazzo gli adulti con i nostri sguardi.
Un ragazzo, una volta, ci disse che quando lo guardavamo sembrava che gli volessimo fare delle offerte d’amore e, aggiunse, lui ci sarebbe anche stato.
Ma io e Luca non pensavamo affatto a quelle cose.
Anzi, in merito al sesso eravamo stranamente indifferenti, fino allo scorso anno.
La vita che conducevamo io e mio fratello era una vita normalissima, come quella di tanti fratelli che non si odiano, non sanno di amarsi, semplicemente sanno che l’altro è sempre lì, pronto ad essere solidale con lui, se ce ne fosse bisogno, ma anche pronto a scocciarlo con i suoi malumori e la sua prepotenza.
Vivevamo nel mondo che avevamo trovato ad aspettarci alla nostra nascita, un mondo che non avevamo costruito noi e che non sapevamo se fosse buono o malvagio, un mondo che ci aveva accolto e che noi non mettevamo in discussione.
Il giorno del nostro diciassettesimo compleanno, Luca cadde di bicicletta e si fratturò l’omero del braccio destro e il polso sinistro.
Ricordo ancora la faccia spaventata di nostra madre, la corsa all’ospedale, l’attesa in anticamera mentre a Luca venivano ingessate le ossa fratturate.
Quella sera, in camera, per la prima volta non eravamo identici.
Mio fratello era impacciato per l’ingombro delle ingessature e ricorreva a me per molti piccoli favori, anche se lo faceva con evidente dispiacere.
Lo vidi cercare di togliersi le calze da solo dopo essersi sfilate le scarpe scalciando, poi arrabbiarsi perché non vi riusciva.
Cercò di slacciare con le punte delle dita la cinta dei pantaloni che aveva una fibbia complicata, ma senza successo.
Mi avvicinai e lo aiutai.
“Sono diventato un bell’impiccio, vero? ” mi disse mentre eravamo faccia a faccia, io ancora con le mani sulla sua cintura.
Gli sorrisi gentilmente, perché per la prima volta mi sentivo indispensabile a mio fratello e, per la prima volta, sentivo che non avrei sopportato che a lui fosse capitato qualcosa di male.
Mi sentivo quasi responsabile per la sua caduta.
Perché io ero sano e lui no?
Dovevo aiutarlo. Il mio sorriso sciolse un po’ anche lui,
che si stese sul letto e allungò le gambe
“Andrea, completa l’opera” disse “sfilami i pantaloni”.
Io lo feci.
“Aiutami con la maglietta” continuò mettendosi seduto.
“Visto quello che hanno già fatto i medici strappala pure del tutto, ma togliermela.
Domani la mamma arrangerà una camicia, vedremo.
Certo che è un problema, con queste ingessature”.
Prese un paio di forbici dalla scrivania, lo liberai della maglietta.
Ora lui era con solo gli slip addosso.
Era un bel ragazzo, mio fratello, non lo dico perché io ero identico a lui, ma perché è la verità
Avevamo spalle larghe, pelle ambrata dal sole, ventri piatti, cosce con un accenno di peluria biondiccia, ben tornite e sviluppate dalla bicicletta, gambe lunghe e svelte.
Eravamo molto bravi nei cento metri e vincevamo le gare a cui partecipavamo, alternativamente, qualche volta io, qualche volta lui, tanto che i nostri compagni di classe dicevano che era inutile gareggiare se c’erano “i gemelli”.
Luca si sedette di nuovo sul letto e mi guardò sconsolato.
“Ora come faccio a lavarmi? ” mormorò.
“In effetti puzzi abbastanza, caro fratellino” dissi io.
Poi aggiunsi
“Non ti preoccupare, ci penso io. Andiamo in bagno”.
La nostra cameretta aveva il suo bagno indipendente: i nostri vecchi ci avevano sistemato con una certa comodità e di questo gliene eravamo grati.
Feci entrare Luca sotto la doccia, aprii l’acqua e cominciai a insaponarlo.
“Piacevole averti al mio servizio, fratellino” disse lui rilassato.
Io ero impegnato nel mio lavoro badando a non bagnarmi, ma era difficile. Dopo un po’ avevo la maglietta zuppa.
“Spogliati anche tu, scemo”.
Sempre gentile mio fratello, ma aveva ragione.
Restai anch’io con i soli slip addosso e entrai sotto la doccia.
Vuol dire che mi sarei lavato, già che c’ero.
Insaponai Luca sul petto, poi sotto le ascelle, mentre lui cercava di tenere le ingessature fuori dal getto d’acqua.
Ora, essendo entrambi nello spazio ristretto della doccia e con in più il problema delle sue braccia ingessate, eravamo molto vicini l’uno all’altro e io provavo delle sensazioni strane.
Gli insaponai il ventre e notai, attraverso gli slip ormai bagnati, la forma del suo pene.
La stoffa evidenziava, più che coprire, la semierezione di mio fratello.
D’un tratto mi accorsi che anch’io avevo il cazzo in tiro.
“Voltati” dissi precipitosamente
“passo a insaponarti la schiena”.
Ma la situazione non migliorò.
Le sue natiche erano estremamente seducenti, velate dal cotone bagnato e la schiena di Luca era dritta ed elegante.
Avevo una voglia matta di abbassargli le mutandine e il mio cazzo, ormai, era talmente rigido che mi faceva male.
Cercai alla meglio di terminare la mia opera e passai a risciacquarlo.
“Ora esci, mi lavo io. Con i tuoi gessi blocchi tutto il movimento” dissi.
Luca uscì ubbidiente dalla cabina della doccia:
“Ma non mi asciughi? ”
“Arrivo” borbottai, mentre mi sciacquavo rapidamente cercando di non pensare al mio cazzo mezzo fuori dalle mutande.
“Sbrigati, Andrea, vuoi farmi prendere una polmonite? ” sbraitava Luca.
Mi feci coraggio e uscii.
Subito mi accorsi che mio fratello fissava la mia erezione e anch’io non potei fare a meno di osservare se anche lui ….
Sì, anche il suo cazzo svettava fuori dagli slip e Luca ne pareva compiaciuto.
Abbiamo due bei cazzi, io e mio fratello, non lunghissimi, ma con una circonferenza di tutto rispetto, solidi e affidabili per erezioni di grande durata.
Luca fu il primo a rompere l’indugio.
“Pensa un po’, fratellino, in che situazione mi hai messo” disse con il suo ghigno meno raccomandabile.
“Con le tue carezze hai fatto crescere il bimbo e ora come faccio a farmi una sega? ”
Sapevo che di sera, a luce spenta, ogni tanto Luca si masturbava senza preoccuparsi se io lo sentissi o meno e, talvolta, anch’io avevo accompagnato i sui sospiri imitandolo.
Ma non ne avevamo mai parlato esplicitamente. Molte cose, tra noi, erano inespresse ma ovviamente note a entrambi.
“Vedo che anche tu sei eccitato, bello mio” continuò Luca.
“Non vuoi provvedere tu a farmi quello che di solito faccio da solo? ”
Ora rideva apertamente, il vigliacco, godendo del mio imbarazzo.
Ma non lo lasciai in dubbio a lungo.
“Ti devo asciugare” dissi impugnando un telo da bagno.
Mi avvicinai e cominciai a strofinarlo con l’asciugamano.
Gli sfilai anche le mutandine bagnate, gli asciugai le palle e poi, con un sorriso maligno sul volto, gli asciugai anche le chiappe badando bene a passare nella fessura strofinando bene.
“Hei! Esclamò lui
“Lì non mi avevi lavato! ”
Ma io avevo già abbandonato le sue tenere chiappe e gli avevo afferrato il cazzo.
Non mi sarei creduto capace di tanto, ma mi mossi con grande naturalezza, come se non avessi mai fatto altro nella mia vita.
Ero inginocchiato di fronte a Luca e gli menavo il cazzo attentissimo a guardarlo. Vidi spuntare qualche gocciolina di liquido che aiutò il movimento.
La cappella del bel cazzo di mio fratello era violacea e si ergeva prepotente verso il mio volto, ma non osai fare quello che istintivamente ero portato a fare, e cioè ficcarmela in bocca.
Luca, intanto, stava con la schiena leggermente arcuata all’indietro, con i glutei stretti, come notai avendoci appoggiato sopra la mano sinistra e muoveva appena il bacino assecondando la mia mano. sentivo la consistenza del suo cazzo ed i gemiti che Luca emetteva mi rimescolavano il sangue.
Il mio cazzo era talmente rigido che pareva di pietra, ma ero così concentrato su quello di Luca che masturbavo con la mano destra, mentre con la sinistra gli carezzavo il culo, che non prestavo la minima attenzione alle mie stesse esigenze.
A un tratto sentii che il cazzo che stringevo diveniva ancor più duro e accentuava la sua naturale incurvatura.
Sembrava il corno di un rinoceronte pronto a colpire.
Mentre mi felicitavo per l’immagine che avevo pescato nella mia memoria, Luca disse
“Scansa la faccia, vengo! ”
Ma io non ci pensai neppure a scansarmi e raccolsi in pieno volto un potente spruzzo a cui ne seguirono molti altri.
Ero tutto imbrattato e sentivo lo sperma che cominciava a colare.
Avevo la bocca aperta e ansimavo.
La mia eccitazione era enorme.
Anche Luca aveva il fiatone e mi guardò con uno sguardo che non aveva mai usato con me.
Cercò di carezzarmi i capelli con la punta delle dita e disse
“Asciugati. Sei coperto di sperma. ”
Poi, mentre mi passavo l’asciugamano sul volto, parve riflettere e aggiunse “Ora tocca a te, altrimenti non è giusto”.
Credevo di non aver capito e lo guardai dal basso in alto.
Lui sorrise e con il fare più naturale del mondo mi disse
“Alzati, che io mi inginocchio” e si apprestò a fare quello che io non avevo osato fare. Il mio cazzo si era un po’ ammosciato, ma solo di un po’.
Non appena Luca se lo prese in bocca e cominciò a passarci sopra la lingua, tornò a essere una roccia.
Vi siete mai fatti fare un pompino da un bel ragazzo che è anche vostro fratello gemello? Se ne avete la possibilità fatelo, è un’esperienza unica.
Luca si dava da fare sbirciando la mia espressione che doveva essere quasi estatica.
Anche mentre mi spompinava con energia non poteva fare a meno di assumere quell’aria ironica da pigliaingiro che tanto sconvolgeva gli adulti.
Io presi a fotterlo in bocca imitando una chiavata e sentivo i plop plop del mio cazzo che pompava.
Luca era inginocchiato, con le braccia allargate come uno strano uccello di nido che chiede insistente del cibo alla madre ed ero io che lo imboccavo dandogli in pasto il mio cazzo.
Sentii un calore dolcissimo che si muoveva dall’inguine verso la testa e lo avvertii
“Attento, vengo”.
Ma Luca succhiò con ancor più vigore e la mia sborra gli finì in gola, con sua piena soddisfazione, mi sembrò, perché ripulì il mio cazzo lappandolo e, infine, depositandovi un bacetto.
Mi sentivo rilassato e amavo mio fratello.
L’intimità che c’era stata tra noi era sconvolgente.
Ci guardammo in faccia e ci sorridemmo.
Lo aiutai a sollevarsi e ci dirigemmo quasi abbracciandoci, verso i nostri letti.
“Una giornata faticosa, vero fratellino? Ma non la cambierei, sai? ” mi disse.
Lo aiutai a infilarsi i pantaloni del pigiama e lo coprii con il lenzuolo.
Ormai mi sentivo completamente immerso nel mio ruolo e lo svolgevo coscienziosamente.
“Buona notte, Andrea” mi disse.
“Notte” risposi.
Spensi la luce e mi accinsi a dormire.
Ma non ci riuscivo, continuavo a rigirarmi pensando a quanto era capitato e, ben presto, avevo il cazzo ancora in tiro.
Avevo voglia di farmi una sega. Luca dormiva?
Cominciai a toccarmi con cautela sotto al lenzuolo, poi la mano chiusa a pugno attorno al mio cazzo prese a muoversi più rapidamente.
“Che fai, Andrea, non puoi dormire? ”
La voce di mio fratello mi bloccò. “Ripensavo a quello che abbiamo fatto .. ”
“E lo completavi con una sega! ” commentò Luca ridacchiando.
E poi “Senti, vieni qui che ti faccio vedere una cosa, accendi la luce”.
Obbedii.
Sistemai alla meglio i pantaloni del pigiama che avevo abbassati, accesi la luce e scesi dal letto.
“Che vuoi farmi vedere? ”
Aveva assunto il ghigno che significava
“Non sai cosa ti aspetta”
“Tira giù questo cazzo di lenzuolo”
Lo feci.
I suoi pantaloni erano tesi, sul davanti, come una piccola tenda retta dal sostegno centrale.
Luca continuava a guardarmi con il suo ghignetto e io mi sentivo le ginocchia molli.
Che succedeva quella sera? Non ne avevamo abbastanza?
Sì, decisi, anch’io desideravo ancora il contatto con il corpo di mio fratello.
Allungai una mano e la strinsi sul suo cazzo coperto dal cotone leggero del pigiama.
Luca alzò il bacino venendomi incontro come se non avesse aspettato altro.
“Dai, bambino, toglimi i pantaloni e togliteli anche tu. ”
“Che hai in mente, stavolta? ” replicai mentre eseguivo il suo ordine.
Dovete sapere che tra due gemelli ce n’è sempre uno che prende il sopravvento sull’altro ma, questa volta, vi assicuro, non facevo niente che non desiderassi
ardentemente di fare.
Ora eravamo nudi entrambi e con i cazzi duri e pulsanti.
“Stenditi su di me” mi invitò lui.
Lo feci e non potei fare a meno di rabbrividire al contatto del suo corpo caldo che pareva mi bruciasse.
I nostri cazzi si toccavano e io spinsi per accentuarne il contatto.
Luca, che stava con le braccia ingessate aperte come se fosse in croce, allargò le gambe e mi circondò con quelle.
Sentivo i suoi talloni premermi sul culo. I nostri volti erano vicinissimi anche se mi sforzavo di non poggiare la mia faccia sulla sua, e ne vedevo l’espressione rapita.
I suoi occhi erano ben spalancati e fissi sui miei, aveva la bocca semiaperta e un’aria lasciva che mi eccitava moltissimo.
Pensai che il suo volto era identico al mio ed era come se mi stessi guardando in uno specchio.
Tutti e due agitavamo il bacino come se chiavassimo.
I cazzi scivolavano uno sull’altro per poi scavare sui ventri teneri.
Io premevo sempre più e Luca mi stringeva con le gambe che mi avvinghiavano.
I nostri petti erano schiacciati l’uno sull’altro e sentivo il suo cuore che batteva contro il mio. Battiti eguali in risonanza perfetta.
Il piacere mi stava offuscando i pensieri, sapevo solo che avrei voluto non terminasse mai, quella cavalcata che ci vedeva congiunti in modo oscenamente sublime.
A un tratto, mentre gemevamo come se stessimo soffrendo, ci fu un rumore come di uno strappo, anzi, di due strappi contemporanei e il nostro seme si confuse sepolto tra i nostri corpi.
Puntai i gomiti sollevandomi e inarcando la schiena nel tentativo di prolungare il piacere, poi ricaddi sul corpo di Luca.
I nostri volti erano ancora vicinissimi ma non si toccavano.
Luca socchiuse le labbra ed estrasse la lingua facendola vibrare come se mi chiamasse. Io abbassai la testa e lo baciai.
Fu un bacio lungo, durante il quale le nostre lingue si toccarono e si esplorarono, fu un bacio che sanzionò l’inusitata intimità che era nata tra noi e che non ci ha più abbandonato.
Restammo a lungo l’uno sull’altro e, quando Luca allentò la stretta delle gambe e mi sollevai, sentimmo che lo sperma aveva incollato le nostre pelli.
Eravamo tutti appiccicosi ed imbrattati.
Mio fratello scoppiò a ridere.
“Che ti prende? ”
“Sai, Andrea, temo che dovrai lavarmi di nuovo e tutto potrebbe ricominciare. Tu non hai sonno, vero? ”

Quella fu una serata indimenticabile, ma, certo, non fu l’unica.
Da quel giorno era nata tra noi una solidarietà nuova che ci fece desiderare sempre di più la vicinanza dell’altro, vicinanza che fino ad allora non avevamo apprezzato nel modo giusto. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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