Home / Incesti / Con mia madre è stato stupendo
copertina racconto erotico

Con mia madre è stato stupendo

è un opprimente pomeriggio estivo.
Mia madre rientra a casa dalla spesa.
L’aiuto a vuotare le buste e non posso fare a meno di sbirciare il suo seno, più fuori che dentro la disordinata scollatura della camicetta.
Lei lo nota, (così come ha notato altre volte che la sbirciavo tra le gambe quando era seduta sul divano), sorride ma più per reazione … è evidentemente imbarazzata, non sa cosa dire, probabilmente gli sembra strano che io la guardi così.
L’ultima volta che ha avuto un uomo (è vedova da molti anni) l’ho sentita far l’amore col suo amante occasionale, e lei lo sa.
Avrei voluto dirgli che è normale, che aveva tutto il diritto di vivere la sua vita, ma non ebbi il coraggio di affrontare l’argomento.
Sistemata la spesa si avvia in camera; è tutta sudata e mi dice che vorrebbe fare un bel bagno ma non ha la forza di spogliarsi.
Mi siedo vicino a lei sul letto, le massaggio le spalle da dietro e le sussurro:
“su, mamma, ti aiuto io, rilassati”.
Mi guarda incuriosita, e nascondendo i suoi tentennamenti si rilassa tra le mie mani.
Le sfilo le scarpe e la faccio accomodare seduta al centro del letto, io acciambellato dietro inizio a massaggiarle, il collo.
La osservo: è ancora una donna magnifica, i capelli neri a boccoli, le gambe ben tornite, piccola, la pelle scura e ancora liscia emana un profumo che mi stordisce.
Quando le mie mani sulla sua schiena si fanno avanti verso il seno ha un sobbalzo. Mi metto a ridere e la prendo in giro:
“scommetto che non ti toccano lì chissà da quanto!
E poi hai paura di tuo figlio”.
Si arrende, quasi per orgoglio; io mi faccio sempre più audace, e con le mani simulo un massaggio dalla schiena fino ai lati del seno, ogni passata più avanti, ogni volta le strizzo le tette l’una verso l’altra un po’ più forte.
Mi accorgo che dalla camicetta saltano fuori due tette stupende.
Mi faccio coraggio e le sfilo la leggerissima camicia, poi riprendo il massaggio e mi accorgo che i suoi capezzoli sono cresciuti a dismisura e spingono verso il reggiseno.
Mi sussurra:
“dove hai imparato a fare i massaggi così, lo sai che quasi quasi fai … eccitare la mamma? ”
“Chissà, forse è quello che voglio” – rispondo.
Non resisto alla tentazione e, in un impeto di insperato coraggio gli dico
“A proposito mamma … posso chiederti di … volevo chiederti se ti togli per un attimo il reggiseno; voglio solo vedere il seno, sono curioso, lo sto massaggiando da venti minuti e sembra più sodo di quello di viky, che ha 20 anni. Ti prego non dirmi di no”.
Oramai è una complice.
è molto orgogliosa del complimento.
“Se non hai paura di rimanere deluso, sbottonamelo tu, che sei li dietro”.
Il cazzo ormai non sta più nelle mutande.
Mentre cerco la clip del reggiseno, con un sussulto maldestro mi appoggio ancora di più al suo fondo schiena, facendola esclamare
“ehi, stai diventando intraprendente la dietro! “.
Le sfilo il reggiseno strusciandole le coppe sui capezzoli, che finalmente sento scorrere grossi e marmorei tra le mie dita.
Le osservo i seni, ormai liberi, soppesandoli con le mani.
Lei rossa in volto mi dice “e adesso che li ai visti … e non solo, cosa ci vuoi fare? “.
Le nostre bocche sono vicinissime, sento il suo alito che si miscela col mio, per timore mi ritraggo un attimo dalla vicinanza di quelle labbra carnosissime.
Poi, capisco che in quel momento è solo una bella donna di 45 anni che sente un giovane corpo maschile premere su di sé.
Scendo con le labbra sul suo collo, più giù, le bacio un seno, poi le succhio dolcemente un capezzolo.
A quel punto è lei che , con mia meraviglia, cerca la mia mano e la porta sull’altro seno: vuole che le massaggi il capezzolo libero.
Sono in estasi.
La cosa più arrapante che mi sia capitata è stata quella mano, la mano di mia madre che cerca le mie dita e che vuole il piacere sul suo corpo! .
Ora il grande passo, non ci si può più fermare, non è più una situazione ambigua: cerco le sue labbra, le appoggio le mie.
Quasi subito la sua bocca si apre e la sua lingua cattura la mia.
La sua saliva cola sul mio mento, è un bacio infoiato, lungo, violento.
Le metto una mano sotto la gonna, poi dentro gli slip, e scopro che la sua figa è come liquefatta, ; le mie timide dita, nel tentativo di accarezzarla esternamente, sciabordano dentro con una facilità che mi sorprende.
Ora ansima e mi chiama per nome, più volte, sempre più forte, e così aumento il ritmo e la profondità delle mie “incursioni” in quel figone turgido e dilatato. Improvvisamente stacca le sue labbra dalle mie, si toglie quello che le restava indosso e mi dice “siamo due pazzi, siamo due pazzi piccolo mio”.
Come se temesse un mio ripensamento, spinge frettolosamente la mia testa verso quell’antro ormai appiccicoso.
Non posso crederci, mia madre vuole che le lecchi la figa!
Prima di “osare”, a pochi centimetri da quel magico antro la guardo negli occhi, per cercare un consenso, non voglio rovinare tutto.
Lei, mi fa cenno di sì col capo e con voce tremante, vincendo l’imbarazzo, mi dice, quasi biascicando
“le … lecca, lecca ti prego, da bravo, lecca la tua mammina”.
Eccitatissimo e un po’ impacciato, la lappo prima fuori, come per asciugarle il pube, poi, più sicuro di me schiudo le grandi labbra e assaporo l’interno.
Il suo liquido dolce e vischioso contrasta col la sensazione acidula della sua mucosa eccitata.
Ho il cazzo che mi buca i pantaloni, continuo a pensare che sono con la lingua dentro la figa della mamma, quella figa che da tanti anni tentavo solo di sbirciare quando accavallava le gambe … e questo pensiero amplifica la mia eccitazione.
Cerco di liberarmi dei miei indumenti, ma è la mamma a venirmi in aiuto: non vuole che smetta di lapparle le sue intimità ormai violate e mi tira via sapientemente i pantaloni e gli slip.
Quando comincio a succhiarle la clitoride, si agita, trema, poi lungamente e silenziosamente urla il suo orgasmo, trasmettendo un lamento sommesso alle pareti della stanza.
Ora mi sorride con il viso stravolto dall’orgasmo; mi è appena venuta in bocca, e quasi per scusarsi passa la sua mano sulle mie labbra per pulirle.
Poi si alza in ginocchio sul letto, senza dire una parola si accuccia sul mio cazzo che stranamente è mezzo moscio, anche se ormai umido.
Mi lecca l’asta per un momento, poi vinta dal più profondo desiderio mi ingoia tutto il cazzo.
è una pompinara magnifica, ; si riempie la bocca di saliva e gioca col mio cazzo ormai eretto che sguazza come in una piscina.
Senza tanti complimenti si accavalla su di me e mi mette la fica sulla faccia.
I suoi movimenti si fanno sempre più rapidi e profondi e io mi arrapo ancora di più a guardare la testa di mia madre che sussulta col mio cazzo in bocca, emettendo gemiti ad ogni affondo.
Riconosco la sagoma della mia cappella che deforma le sue capienti guance.
Continuo a leccarle la figa, mentre cerco la sua bocca con le dita: mi piace sentire la sua lingua che passa dalla cappella vischiosa alle mie dita, per poi sparire giù, per un nuovo affondo.
Stavolta viene rumorosamente, e con un gesto da vera porca divarica ancora di più le cosce, spingendo e intervalli regolari le sue intimità verso la mia lingua.
Sto per venire anch’io, ma voglio vedere mia madre in viso … ne ho bisogno, voglio essere sicuro che sia proprio sua quella bocca così calda e accogliente.
Come se avesse intuito i miei desideri più perversi, poco prima che venissi mi fa sedere sopra di lei, distesa sul letto con i cuscini che le sollevano il volto.
Tira fuori un paio di volte il mio cazzo dalla bocca e lo struscia sui capezzoli, poi lo inghiotte ancora e accelerando le pompate, ne afferra la base con due dita, in un vorticoso movimento diva e vieni.
“Sborra, sborra sulla mamma angioletto mio”.
I primi getti violenti la colgono con la cappella appena fuori le labbra spalancate; la sua lingua fa a gara per catturare gli altri, mentre alcuni fiotti le inondano il viso.
Vedere la lingua di mia madre imbiancata dal mio liquido vischioso è una sensazione indescrivibile.
Mi bacia voluttuosamente con la bocca impastata di sperma, poi mi guarda quasi implorante, dicendomi
“mi vergogno tantissimo, non avevo mai fatto tutte queste cose ad un uomo; non so cosa mi sia successo, mi sento una … ”
“una puttana” termino io.
“No mamma, va bene così, solo tu potevi darmi queste sensazioni, sei un’amante magnifica … e anche una grande fica”.
Non ho il tempo di lavarmi.
Disteso accanto a lei, sento il cazzo che rivive, di nuovo duro come il marmo.
Le allargo le cosce ma lei si ritrae
“no, fermo, non puoi scoparmi, sei … insomma, non c’è altro da spiegare, sei mio figlio! Qualche gioco di troppo lo abbiamo fatto, ma non faremo ancora pazzie”.
Colto di sorpresa, rifletto un attimo e poi, con molta calma le dico
“scusa, mi sei venuta in bocca due volte e a momenti mi staccavi la testa se ti lasciavo, ti sei bevuta con avidità ogni goccia di liquido che mi è uscita e adesso mi fai questi discorsi? mamma, ti prego, se non ti scopo ora, scoppio, rilassati, vedrai piacerà anche a te”.
Come se cercasse solo una scusa, ha allargato le gambe, poi con la mano ha cercato il mio cazzo puntandolo verso il suo antro peloso.
La cavalco venti minuti, godendo dei suoi urli e dei suoi orgasmi.
Mai stanca, lei continua per tutto il tempo ad istigarmi “fottimi, fottimi più forte bambino mio … così ahhh, fai godere la mamma … “, mentre si avvinghia contro i miei fianchi, imponendomi il ritmo.
Verso il mattino mi sveglio, mentre lei dorme beata su di un fianco: ha il volto disteso come non lo vedevo da anni ed ora so di averla resa di nuovo una donna appagata.
Quella donna mi faceva rizzare il cazzo solo a sfiorarle la pelle; scopro completamente il suo corpo togliendo le lenzuola e comincio a baciarla dappertutto.
Poi il raptus: nel dormiveglia aveva arcuato la schiena, per farsi leccare meglio tra le gambe da me che le stavo dietro. le piccole pieghe della rosetta anale ora sussultano insieme al suo corpo odoroso, e comincio a leccarle.
Dapprima piano, con la punta della lingua (avevo timore che mi prendesse per uno pervertito, un feticista, ma il desiderio è più forte di qualunque paura), poi più deciso, quasi a voler spianale quelle piccole asperità di carne.
Sento che lei è recettiva, anche se, forse per i miei stessi timori non fa nulla per facilitarmi.
Poi, lo sfintere comincia a rilassarsi e ad aprirsi come un fiore: ora posso insinuare la lingua nel centro, allargandolo ritmicamente con la punta birichina.
“che ti sei messo in testa bambino? vuoi fare il culo alla mamma? ”
-“che ci sarebbe di male mamma? ” e lei:
“tu sei tutto matto piccolo mio! “.
Capisco che è il momento di insistere, perché è proprio ciò che lei vuole per superare la paura e l’imbarazzo:
“ti prego mammina non fare così, non resisto, è bellissimo; … e poi faccio piano, non senti che è già preparato”
“scusa caro, ma io questa cosa non l’ho mai fatta, nemmeno con tuo padre! ”
“bene, rompere un culo vergine a una tardona non mi capiterà mai più.
E dai scherzo, non ti preoccupare, sarà bello per tutti e due, vedrai”.
Attratta dalla curiosità, oltre che dalla voglia, mia madre mi dice
“si, ma come dovremmo metterci? “.
Capisco che è pronta, allora la sollevo delicatamente prendendola per la pancia, in posizione alla pecorina.
Le sussurro all’orecchio: “abbassa la schiena, appoggia la testa sul cuscino e … ti entrerò dentro piano piano,
Però devi rilassarti ed aiutarmi un po’” .
Mi metto in posizione e le sfioro la figa con le dita: capisco che è eccitata quanto me.
Infatti è lei a guidare il mio cazzo verso il suo buchetto, non prima di essersi insalivata una mano per passarsela sul buchetto.
Niente male per un’inesperta penso io – glielo avrà spiegato quella porca della sua amica Irene!
“spingi caro, spingi ora, ma non far soffrire la tua mamma … dagli solo tanto, tanto piacere … ti prego” mi sussurra.
Con un piccolo movimento la cappella supera l’entrata.
Sento che lei piega le ginocchia; sono consapevole che sono dentro il culo di mia madre.
è stupendo.
La bacio sul collo per tranquillizzarla e sento che allarga di nuovo le ginocchia; spingo dentro e sprofondo di botto nel culo di mia madre: è bollente, e mi sembra strettissimo, anche se è molto fluido.
Lei gemendo mi fa “ci sei riuscito porcellino eh! .
Ora ha avuto anche il buchino più stretto dalla tua mamma”.
Continuo, cosciente che non gli fa male.
Ogni tanto la guardo e mi ricordo di lei fino al giorno prima, come se fosse un’altra donna.
Mi eccito ancora di più al pensiero di quando potrò sodomizzarla, magari all’inpiedi, appena rientrato in casa, per togliermi la voglia.
Ora la fotto da dio, le entro e le esco dal culo mentre lei si mangia la figa con le dita.
Ormai sbatte la testa sul cuscino in preda al piacere
“oddio, inculami così, non fermarti, è … è più bello di quello che pensassi … fotti, fotti la tua mamma, così”.
La sua schiena è sudata, la sua pelle vellutata sembra bollente, il suo corpo si inarca ritmicamente sotto di me impossessandosi di tutti i miei movimenti.
Poco prima di esplodere gli chiedo se posso venirle in culo e quasi si mette a ridere
“mi sei venuto da tutte le parti e adesso non vuoi svuotarti nel mio sedere? Scaricati pure piccolo mio, falla tutta dentro! ”
Accelero i movimenti mentre lei si muove all’unisono, come un puledro da domare.
Sento la mia liquidità espandersi nel suo caldo budello e veniamo insieme, con le lingue avvinghiate in un bacio che non ha ormai nulla di materno.
“Una pornostar di professione non si sarebbe fatta … prendere dietro così bene! ” le sussurro sorridendo.
Lei mi ringrazia con lo sguardo, uno sguardo che promette altre delizio per il futuro. FINE

About Storie erotiche

Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

Leggi anche

copertina racconto erotico

La zia Lucia

Mia zia Lucia è una donna sui 45 anni, ma è ancora molto bella. Nonostante …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.