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Elisa

-Mi annoio mi annoio- mi sussurrava nell’orecchio mentre ballavamo nelle mille luci della discoteca.. -ma come ti annoi? Guarda bene quel fusto di un cubista, non ti dice niente? – -perché, la cubista a te dice qualcosa? – -è bona- -tutto qui? – mia sorella Elisa continuava a muoversi ritmicamente, ma sicuramente del ballo poco le importava. Mamma e papà ci avevano mandato in avanscoperta a riscaldare una minuscola multi proprietà in montagna, loro ci avrebbero raggiunti dopo una settimana, trattenuti da impegni lavorativi: per Elisa, 19 anni, secondo di lettere, e per me, 20, secondo di chimica, non c’erano problemi, anzi, avremmo sciato per una settimana di più. Ma.. come arrivammo, niente neve e gran freddo. Nonostante la stanchezza del viaggio, per la rabbia decidemmo di passare in discoteca dopo cena, e così si ciondolava.
Considerata la situazione, decidemmo di rientrare a casa…. brrr che freddo! Accendemmo il camino, ma nonostante i molti ceppi di legno immolati la temperatura non accennava a salire, ed accendemmo anche delle stufette elettriche. Delle quattro camere dell’appartamento ne chiudemmo due, e poi decidemmo di dormire nella matrimoniale grande, che ritenemmo potesse essere la più calda, essendo la più vicina al camino. Noi due si era stati sempre in grande confidenza, e non avevamo mai fatto caso all’abbigliamento. Per casa, d’estate, si circolava seminudi.. e non avevo mai notato che Elisa fosse una donna.. ci spogliammo, indossammo i pigiama e ci infilammo tra le lenzuola dentro il piumone….. Brrr che freddo! Elisa si strinse a me.. io di spalle.. i suoi piedi gelati raggiunsero i miei, non meno gelati. Avvertii qualcosa di morbido dietro la schiena, ma non ci feci caso. Tirato con riluttanza il braccio fuori del piumone spensi l’abat-jour. Il sonno non veniva, e mi misi a pensare.. innanzitutto sentivo un piacevole calore dietro la schiena.. sembravano due mele morbide che mi premevano dietro i polmoni.. e poi.. cominciavo a riscaldarmi.. un piacevole calore sulle natiche.. molto piacevole.. e poi.. i miei piedi iniziavano a scaldarsi, grazie al contatto con i piedi di Elisa…. già, Elisa.. era suo il corpo che mi scaldava. Ma.. dietro la schiena potevano essere solo le sue tette.. non mi ero mai accorto che ne avesse.. e… dietro il culo…. la sua vulva? i suoi peli? Non avevo mai pensato che fosse fornita di una vulva pelosa.. mai, mai. -non dormi? – -ora mi sto riscaldando, e tu? – – anch’io, poi dormiremo- -ma veramente non ti sei divertita in discoteca? – -non c’era niente da divertirsi- -nemmeno il cubista? – -e dalle col cubista: non mi diceva niente- -nemmeno la cubista? – -scemo, nemmeno lei.. io sono vergine, non lesbica- -verginee? Come mai? – -così – -come, così? – -uffa, se proprio lo vuoi sapere in seconda liceo una compagna si beccò l’AIDS, e non se ne è saputo più niente: lo chock è stato tale che ha spento tutte le pulsioni sessuali, che sono ancora spente- -certo, deve essere stato terribile, poverina…. e non hai mai fatto sesso? Veramente? Nemmeno una sega? – -veramente sono sempre fuggita se me ne capitava l’occasione.. per me il sesso non ha alcun significato… buonanotte.. mi son riscaldata, e tu? – -anch’io, buona notte- ma rimase stretta a me. Al mattino ci svegliammo ancora abbracciati, la casa si era riscaldata, ed Elisa in pigiama andò a fare un caffè, io andai al bagno, per una pipì ed un successivo bidet: ero ancora col culo da fuori quando lei entrò portandomi il caffè, che appoggiò sul lavabo. Il mio uccello, dopo il bidet, era semiarmato: io non ci feci caso, ma Elisa lo notò -hai molte ammiratrici? Quante? E te la danno tutte? – mentre io sorbivo il caffè fece una pipì e poi un bidet -che facciamo? – fuori nemmeno un fiocco di neve, ed aria gelida -torniamo a riposare – dissi -poi andremo al ristorante- e ci riinfilammo nel piumone, ancora tiepido. Questa volta però ci eravamo sfilati i pantaloni dei pigiama in bagno, e là erano rimasti. Come le nostre cosce si toccarono sentii un formicolio nei genitali, e cercai di indietreggiare, ma le cosce di Elisa si riavvicinarono. Ci voltammo, faccia a faccia, e ci scostammo a fatica…..
I suoi occhi brillavano, le sue labbra dischiuse pareva che mi invitassero…. le nostre lingue si avvitarono, e poi le succhiai un labbro…. -no, no, cosa stiamo facendo? No, ti prego, Carlo, no, ce ne pentiremo- intanto le sfilavo la giacca mentre sfilavo anche la mia… Non mi ero mai accorto che Elisa era una bella femmina, e mentre la baciavo le mie mani volavano con dolci carezze sulle sue belle rotondità: le spalle.. le mammelle.. il pancino.. il monte di Venere, le cosce.. meravigliosa sorella, che ansimava ed a sua volta mi accarezzava. Le sue tettine erano una seconda misura, che entravano quasi nel palmo di una mano, ed erano coronate da bottoncini con areole rosa… mille bacetti, leccatine, morsicini sui capezzolini, che si irrigidivano ad ogni bacio.. e la mia lingua scendeva… all’ombelico.. e mi ritrovai nel suo boschetto, ormai umido, e scostate le grandi labbra leccai le piccole labbra, ed il clito, indurito come un piccolo pene: mi donò due maxiorgasmi, prolungati, che io bevvi assetato. Dopo averla fatta venire mi sdraiai accanto a lei, che ancora ansimava – ti amo -le dissi – ti voglio se anche tu lo vuoi – -prendimi, sono tua, non farmi male.. l’ovulazione mi è finita da un paio di giorni.. non ti preoccupare, vienimi dentro, lo voglio- e, supina, allargò le cosce invitandomi alla penetrazione – aspetta.. un asciugamano! Sono vera mente vergine- in un baleno aveva steso un asciugamano, si era posizionata, e mi aveva attirato. Mi porse le labbra aprendo le cosce ed io la penetravo: l’imene fu lacerato facilmente, ed il mio sesso si ritrovò in una caldaia bollente. I suoi umori lubrificavano la penetrazione e sfuggivano con mille bollicine …… -così, così, ancora.. sfondami, ora.. oraaa.. vengoo… – arrivai anch’io riversando nel suo utero litri di sperma, mentre Elisa mi tormentava le labbra con i suoi baci. -Non ce ne pentire mo, amore mio, fratellone mio, gioia della mia vita, non ti voglio dividere con nessuna, mi amerai sempre? Come oggi? – Andammo nel bagno, sciacquammo le poche macchioline di sangue, ci infilammo nella vasca in due, giocando come due bambini con la saponetta, e scambiandoci mille bacetti maliziosi e non. Dopo che fummo asciugati, ci vestimmo ed andammo a mangiare.. non so come, si era sviluppata una grande fame. Ora vedevo mia sorella come non la avevo vista mai: si era anche legger mente truccata, e risaltavano i suoi occhioni.. forse un poco affaticati, ma solo noi ne conoscevamo il perché. Anche vestita il suo corpo faceva pensare alla gazzella, ed il suo collo mi faceva pensare ai baci che le avrei dato … mangiammo di buon appetito, ed Elisa ne approfittò per sottopormi ad un interrogatorio di terzo grado sulle mie amicizie femminili e sulle loro abitudini sessuali. Sudai non poco per convincerla che tutto sarebbe cambiato non appena saremmo rientrati in città, e si convinse della mia sincerità. Concludemmo con caffè e grappini, e ritornammo a casa nel freddo pungente: fortunatamente avevamo abbondantemente rifornito il camino prima di uscire, e trovammo la casa ben calda, tanto da convincerci ad aprire tutte le porte per riscaldar la tutta. Come varcammo la porta un lungo dolcissimo bacio segnò l’inizio del pomeriggio. Io la spogliai, baciandola in bocca ad ogni indumento tolto, lei mi spogliò al lo stesso modo.. e ci infilammo nel piumone.. squillò il cellulare.. “Come va senza la neve? Volete tornare se vi annoiate? State bisticciando? ” era mamma “No, rimaniamo.. il luogo è bellissimo.. si possono fare bellissime passeggiate.. l’ambiente è accogliente.. ci stiamo divertendo.. intendiamo rimanere qui” rispose prontamente Elisa.
Mi porse le labbra: mentre gliele succhiavo le mie mani ripercorsero le sue curve, mentre le mani di Elisa si impadronivano del mio sesso, e lo accarezzavano dolcemente.. “bel pisellotto.. è tutto mio.. starà bene con la sua padrona” e mentre lo accarezzava la bocca di Elisa scendeva lungo il mio corpo “non ho mai baciato un uccello.. posso? ma.. quanto è grosso.. mi è entrato dentro tutto? .. mi insegni cosa debbo fare? ” .. la sua lingua leccava incerta l’asta.. le dissi cosa doveva fare, e come.. mi scappellò dolcemente il glande, lo imboccò dondolando dolcemente mentre le sue manine bi avvolgevano le palle.. meravigliosa! La feci voltare per un 69, ed io golosamente bevvi dalla sua passerotta litri di goduria.. quando fui pronto la feci voltare. E la feci impalare sul mio cazzo.. la sua smorfia di dolore si mutò in godimento, e continuò a donarmi i suoi orgasmi, che scendevano fino alle palle.. e poi “oora, amore, sbatti, amore, vengo ancora, vienii, ti pregoo.. vienii, amooore, toh, …. toh , grazie” arrivai anch’io. “voglio assaggiare il tuo sperma”.. e ripulì coscienziosamente il mio uccello con lente golose leccate. Abbracciati ci addormentammo .. mi risvegliai sentendo la lingua di Elisa sulla mia schiena.. lenta, umida, calda.. scendeva sulle natiche.. le sue mani me le aprirono, e sentii una puntina umida nell’ano.. ” mi devi insegnare ancora un sacco di cose, perché non ti voglio dividere con nessuna.. soddisferò tutti i tuoi desideri.. Vero? ” FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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