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Racconto erotico

Ermanna, la mia suocera

Sono fidanzato con la mia ragazza da 4 anni, ma da questo inverno ho un chiodo fisso per la testa che non mi lascia dormire e soprattutto vivere. Con la mia ragazza va tutto bene, soprattutto sul piano sessuale dove non esistono tra noi inibizioni e ci siamo iniziati a vicenda alle esperienze più interessanti e concepibili da mente umana. Nella nostra intimità ci è capitato anche di invertire i ruoli e sentirmi io suo oggetto e addirittura in qualche occasione mi sono ritrovato penetrato dal dildo che, scherzando, le avevo regalato in occasione del suo compleanno, oltre ovviamente al regalo d’ordinanza. Il nostro rapporto ci appaga molto e si fa sesso ogni qualvolta ci si vede e si esce.

Da quest’inverno, però, è scattata in me una molla che in più occasioni mi ha turbato: ho pensato in più occasioni di voler fare sesso con la mamma della mia ragazza, e sottolineo il verbo volere proprio perché è una voglia di giorno dopo giorno mi ha portato alla follia, quasi alla necessità di dover compiere questo gesto.

Ma cominciamo dal principio. Durante le feste di natale ho passato molto tempo a casa della mia ragazza per via delle innumerevoli, lunghe e soprattutto noiose tombolate con i parenti oltre che per i succulenti pranzi e cene che era solito preparare il padre della mia ragazza. Non che la cosa mi dispiacesse, ma durante i pomeriggi del periodo natalizio non è proprio il massimo starsene in casa, soprattutto quando si può in ogni caso uscire e vedersi con gli amici, oltre che passare intere giornate in centri commerciali con la scusa di comprare regali e poi puntualmente tornare a casa a mani vuote. In ogni caso, dopo cena si usciva. Come ormai è abitudine prima di uscire dovevo aspettare che la mia ragazza si preparasse, ovviamente doccia, vestizione e trucco: più o meno una buona ora di attesa che io sopperivo davanti alla tv dei canali satellitari a guardare qualche buon film o qualche evento sportivo. E proprio in una noiosa attesa di questa lunga e snervante preparazione scattò questa mia molla.

Ero disteso su uno dei divani del salone di casa della mia ragazza a vedere la tv, e per lo più mi stavo anche annoiando. La mia ragazza era al piano di sopra a prepararsi da un quarto d’ora buona. Ermanna, la mamma della mia ragazza venne a sedersi sul divano di fronte al mio per vedere anche lei un po’ di televisione soprattutto dopo aver messo a posto casa dopo l’ennesima cena tra parenti. La mamma della mia ragazza non è bellissima, anzi a dire la verità non l’ho mai considerata come donna, non che non lo fosse, ma come mamma della mia ragazza. Tra noi c’è un buon rapporto, mai un problema in questi quattro anni passati assieme alla mia ragazza ed era normale guardare assieme la televisione soprattutto quando dovevo sottopormi alle lunghe attese impostemi dalla mia ragazza. Ermanna indossava una maglia rossa, visto il periodo natalizio, una gonna nera e un paio di collant neri e un paio di scarpe nere, lucide, con il tacco non troppo altro. Io continuai a guardare la tv, senza dare peso alla familiare presenza di Ermanna. Dopo un po’ sentii Ermanna stiracchiarsi sul divano allungando le braccia all’indietro e tirando il più avanti possibile le gambe. La guardai per un attimo. Allungata, in quella posizione, si poteva distinguere nettamente il seno, una terza o forse una quarta, ma mi colpì l’estensione delle gambe. Ermanna e la mia ragazza erano alte allo stesso modo e potevano forse indossare qualche vestito in comune perché non aveva taglie poi così diverse, ma le gambe di Ermanna mi sembravano estremamente lunghe, e soprattutto tornite: davvero delle belle gambe, inguainate dai collant neri.

Terminato lo stiracchiamento delle gambe e delle braccia, Ermanna avvicinò a sé un piccolo sgabello che era vicino al divano e vi mise sopra le gambe, allungandosi su di esso. Si mise più comoda il possibile ma la posizione non le era assai propizia al rilassamento. Dopo un po’, allontanò da sé lo sgabello, si tolse le scarpe e si allungò sul divano. Eravamo l’uno davanti l’altra e poiché non interessava ad entrambi quello che trasmettevano in tv cominciammo a parlare del più e del meno non appena spensi il televisore. I divani su cui eravamo seduti era uno di fronte all’altro ed eravamo seduti in modo da trovarci diagonalmente.

In più di una occasione mi trovai a sbirciare le sue gambe, quasi ne ero affascinato, ed Ermanna, tenendo le gambe piegate sul divano verso di sé mi lasciò intravedere in più occasioni le sue gambe, tanto che in una veloce sbirciata potei vedere il bianco dei suoi slip che indossava. Non ero tanto interessato al vedere il suo sesso, in quel momento ero affascinato dalle sue gambe e soprattutto dai suoi collant. Mi sentii terribilmente eccitato tanto che cercai in fretta un cuscino e abbracciatolo coprii la mia eccitazione che cresceva. D’un tratto sentii la voce della mia ragazza che mi avvertiva che a momenti sarebbe stata pronta ad uscire ed allora mi alzai e mi recai al piano superiore per andare in bagno a darmi una rinfrescata prima di uscire.

Salii le scale e visto che il bagno più grande era occupato dalla mia ragazza che stava terminando di truccarsi, andai nel bagno di servizio, un po’ più piccolo dell’altro ma sempre un bel bagno. In questo bagno vi era anche il cesto dei panni sporchi e la lavatrice. Non appena entrato non esitai nemmeno un secondo a guardare nel cesto dei panni sporchi, attirato da quella fonte di un probabile godimento. Rovistai al suo interno, dove potei trovare il piccolissimo tanga che aveva indossato la mia ragazza la sera prima, il suo reggiseno, il collant bianco che aveva indossato quel giorno sotto il vestito rosso ma trovai anche la biancheria un po’ più elegante e da signora che doveva essere di Ermanna.

Ermanna, almeno da quello che trovai nel cesto, non indossava ridottissimi tanga o perizoma ma delle mutande abbastanza coprenti con inserti di pizzo trasparenti in corrispondenza della peluria del pube, un reggiseno bianco di pizzo e trovai dei collant color carne molto velati. I collant e la mutanda erano arrotolai assieme, segno che doveva averli tolti assieme. Separandoli tra loro e srotolando quel legame notai che all’interno degli inserti in pizzo delle mutande vi erano dei lunghi peli che appartenevano al suo pube. Odorai i collant, in cerca del suo odore, che fu forte nel cavallo delle calze ed eccitato da quella scoperta e da quello che avevo visto prima in salone, mi masturbai furiosamente nei suo collant evitando il più possibile di imbrattare con il mio sperma i collant. Venni copiosamente facendo cadere il mio sperma nel water e dopo essermi ripulito con la carta igienica mi preparai ad uscire con la ragazza.

Uscii dal bagno e trovai la mia ragazza già pronta per uscire. Quella sera indossava una gonna di jeans color bronzo, una camicia bianca, un paio di collant color carne e gli stivali. Quella sera uscimmo e facemmo l’amore in macchina prima di rientrare ma togliendole i collant e il piccolo perizoma bianco mi vennero in mente le gambe di Ermanna e feci l’amore con la mia ragazza pensando a sua madre.

Da quella sera fui attratto sempre più dalla mia suocera

Da natale ad oggi le cose non sono cambiate, anzi la mia voglia verso mia suocera è aumentata, soprattutto grazie al fatto di essermi trovato più volte in circostanze più o meno volute che hanno aumentato la mia attenzione verso la mamma della mia ragazza. Ormai utilizzavo quasi sempre il secondo bagno della casa della mia ragazza, in cerca tra la biancheria da lavare nel cesto e quella già messa in lavatrice degli indumenti di mia suocera. Una volta trovai anche un body intimo color carne di mia suocera (era sicuramente suo visto che la mia ragazza non ne indossava) e durante la masturbazione che seguì la scoperta immaginai quell’indumento indosso a lei, magari con un paio di collant chiari. Se avessi potuto sarei volentieri venuto sulla biancheria intima ma ogni volta cercavo di non sporcare ma il più delle volte qualche alone di liquido preseminale rimaneva sugli indumenti. Avevo trovato tra gli indumenti intimi di mia suocera tante piacevoli novità: da slip abbastanza sgambati a collant di diversi colori, addirittura un paio rosa, e soprattutto i reggiseni sempre più lavorati in pizzo o in lycra trasparente. E poi, dopo febbraio, ovvero da quando aveva cominciato ad andare in palestra per mantenersi ancora di più in forma, trovavo nel mio piccolo tesoro anche gli indumenti che indossava in palestra senza indossare intimo sotto. Insomma un paradiso dove sfogare le mie voglie.

Ma un particolare attirò ancora di più le mie attenzioni verso mia suocera Ermanna. Una sera di aprile, poco prima di pasqua, stavo aspettando come al solito che la mia ragazza si preparasse per uscire. La sentii chiedere alla madre di prestarle un paio di collant bianchi visto che i suoi erano tutti sporchi o che erano troppo pesanti per quel periodo. La madre le indicò un cassetto del comò dove poteva prenderli, la mia ragazza si vestì e scese. Non è difficile immaginare che quella sera, mentre toglievo i collant alla mia ragazza mi passarono per la testa le gambe di mia suocera e che quelli erano i suoi collant. Chiesi addirittura alla mia ragazza di regalarmeli ma lei mi rispose che erano di sua madre e non poteva tornare a casa senza. Stava diventando ormai un chiodo fisso.

Ogni volta che mi trovavo in casa di mia suocera stavo sempre con gli occhi attaccati alle sue gambe, anche se non disdegnavo il suo sedere e con il passare dei mesi i suoi vestiti, e soprattutto le sue calze, diventavano sempre più leggeri lasciando spazio alle mie fantasie. Addirittura una sera durante il periodo di pasqua, visto che eravamo rimasti in casa solo io e la mia ragazza, mentre lei si preparava per uscire ed era ancora sotto la doccia, con aria e postura furtiva sgattaiolai in camera di mia suocera e rovistai tra i cassetti e nell’armadio. Trovai, dopo poco, un cassetto pieno di collant tutti piegati alla meno peggio. Dovevano essere almeno una trentina di collant. Me ne portai sul viso qualcuno cercando di assaporarne l’odore del tessuto e preso dalla smania che avevo presi con me un paio di collant color carne e andai in bagno. Mi spogliai, togliendomi velocemente scarpe, jeans, calzini e slip e indossai alla stessa velocità il collant. Portai d’istinto la mia mano destra sotto il cavallo del collant e cominciai a premere, quasi in corrispondenza del mio ano e con la mano sinistra mi masturbai da sopra il collant imbrattandolo poco dopo del mio sperma. Mi piegai verso le mie gambe e portando alla bocca con le mani il collant cercai di assaggiare il mio sperma. Non lo avevo assaggiato prima e non aveva un cattivo sapore, e potevo capire il perché la mia ragazza se ne faceva delle ricche bevute durante i nostri rapporti non lasciando fuoriuscire una sola goccia dalla sua bocca. Ero eccitatissimo e la mia eccitazione sembrava voler bucare i collant.

Ero in preda a quella forma di godimento mai provata prima, tanto che non ci pensai su due volte e decisi di tenere sotto il pantalone il collant e che sarei uscito con la mia ragazza indossandolo. Misi, però, sopra il collant i calzini, giusto per non far vedere, ogni qualvolta il pantalone si alzava che indossavo il collant e non i calzini. Non indossai lo slip, che misi in tasca e uscendo dal bagno depositai immediatamente nella tasca del giubbino. Ad ogni passo sentivo il collant sulla pelle e il jeans che scivolava su di esso. Attesi che la mia ragazza fosse pronta ed uscimmo. Cenammo fuori e poi come al solito volle appartarsi in macchina con me. Io non volevo, soprattutto perché sbottonandomi i pantaloni avrebbe trovato al posto degli slip i collant, anche se non avrebbe mai immaginato che erano della mamma.

Una volta appartati, anche se dopo tutte le mie desistenze, cominciammo a baciarci e abbassammo i sedili reclinabili della mia macchina. La sentii da subito gemere e con le sue mani era già sulla patta dei miei pantaloni in cerca del mio sesso. Stava slacciandomi la cinta dei pantaloni ed io avevo il groppone alla gola, rimanendo quasi senza fiato in attesa della sua scoperta. Sbottonò lentamente i primi bottoni del jeans e infilò le sue dita sul mio pube in corrispondenza della peluria. Avvertì subito che l’elastico che superò con le mani non era quello solito degli slip, tanto che senza dire una parola si precipitò subito con lo sguardo sul mio sesso per capire cosa indossavo. Di certo la poca luce esterna non favoriva l’operazione, tanto che sbottonò completamente il mio jeans, lo allargò per meglio facilitare la vista e passando la sua mano sul mio sesso capì immediatamente che era un paio di collant.

“Sorpresa ! “, esclamai subito aggiungendo “è una sorpresa che ho voluto farti, invece di farti trovare il solito slip. Che ne pensi? ”

Lì per lì rimase sbalordita, e non disse una parola. Avvertii solo la lenta masturbazione che mi stava facendo attraverso il collant. Stavo morendo dal piacere, tanto che non appena sentii il collant inzupparsi del mio sperma toccai l’apice del godimento. La mia ragazza mi stava masturbando sul collant non sotto, quasi ad utilizzarlo come un guanto.

“Sto venendo”, riuscii a dire prima di venire copiosamente. Lo sperma fu trattenuto dal collant tanto che la mia ragazza vedendo il tessuto gonfiarsi del liquido ingoiò immediatamente il mio pene con tutto il collant, succhiando con tutta la forza che aveva lo sperma attraverso il tessuto. Con quel trattamento venni ancora in bocca alla mia ragazza che mi ringraziò terminando quel fantastico pompino. Subito la aiutai a spogliarsi e tolti collant, tanta e gonna, si mise a cavalcarmi da sopra il collant, lasciandosi penetrare dal mio pene con tutto il collant attorno. E pensare che quello era il collant della mamma.

Ancora conservo quel collant e più volte, indossando, mi sono masturbato ripensando a mia suocera e a quella serata. In altre occasioni, la mia ragazza mi toglieva i suoi collant e me li faceva indossare per lunghi e intessi amplessi.

Intanto con l’arrivo dell’estate la mia suocera non indossava più collant tanto che con i vestitini corti che indossava in casa, potevo chiaramente vederle il seno se si piegava un po’ in avanti e quando saliva le scale potevo arrivare a vederle, se ero fortunato i ridottissimi slip che aveva cominciato ad indossare. A volte mi capita di vederla girare in casa in costume, e a stento riesco a trattenere l’eccitazione all’interno dei pantaloncini. Ormai immaginavo di fare l’amore con lei in tutte le varianti e soprattutto volevo che accadesse il prima possibile.

Dai suoi comportamenti, soprattutto in spiaggia, un mesetto fa capii che le cose stavano decisamente cambiando, intendo dire in positivo. In spiaggia cercava con insistenza il mio sguardo soprattutto quando prendeva il sole di spalle, cercando di capire se la guardavo o no. Mi trovai un giorno alle sue spalle mentre lei era distesa a prendere il sole, sdraiata a pancia in giù sul telo da mare. Praticamente mi trovai i suoi piedi verso il mio viso. Mentre prendeva il sole, non so se casualmente, aprì leggermente le gambe tanto da lasciarmi vedere l’interno coscia fino al pube, e vedevo chiaramente il cavallo del suo costume celeste, che in parte le entrava nel solco delle natiche, lasciandomi intravedere anche una leggera peluria scura. Mi eccitai al punto che dovetti gettarmi a mare per coprire la mia eccitazione. Queste visioni, se vogliamo chiamarle così, si ripeterono più volte, fino al punto che un giorno, raggiungendola in spiaggia con la speranza di trovare con lei la mia ragazza la trovai distesa sulla sdraio che prendeva il sole in topless. Il suo seno mi sembrò immenso e avvicinandomi feci per tossire, in modo da avvertirla della mia presenza. Ermanna non se ne preoccupò troppo e mi salutò senza accennare a coprirsi. Ormai faceva di tutto per mettersi in mostra davanti a me. Avrei voluto, come in un film, avvicinarmi a lei e tastarle il seno, e magari scendere a baciarle il pube. Non la ricordavo così. Eppure adesso davanti a me avevo una donna davvero bella e sensuale, donna che non avevo considerato prima d’ora, soprattutto in funzione del fatto che era la mamma della mia ragazza.

Rimasi in spiaggia con lei. Ovviamente era sola, non c’era la mia ragazza, anzi sicuramente, in sua presenza, Ermanna non si sarebbe mai comportata in quel modo e soprattutto non si sarebbe mai fatta trovare in topless in spiaggia. Quel pomeriggio, tra una nuotata e un po’ sole disteso sul lettino, ebbe modo di chiacchierare con lei. Quando si alzò per prendere la crema solare per spalmarsene ancora un po’ sul corpo e soprattutto sul seno mi disse “Con i vestitini che si portano oggi l’abbronzatura deve essere perfetta e soprattutto non si ci può più abbronzare con il due pezzi. Ci sono certi vestiti scollati e il segno del costume si vede. O no? ”

E proprio quella domanda mi lasciò imbambolato. Non sapevo se rispondere un si nel senso che quello che aveva detto era vero o un si per acconsentire e soprattutto di comodo. Una cosa era certa a quella domanda ero come imbambolato a guardarla spalmarsi la crema solare sul seno, muovendo con ampi gesti i grandi seni. Nell’incremarsi si era eccitata: lo notai dai capezzoli che adesso si ergevano dritti davanti a me. Dovetti ributtarmi a mare per stemperare l’eccitazione e comunque quel pomeriggio passò in un modo o nell’altro abbastanza velocemente. Ma la giornata non era ancora finita. Ermanna mi chiese di accompagnarla a casa, visto che era venuta in spiaggia a piedi. Le risposte possibili in questo caso sono SI e SI. Non esistono no. Accesi il mio scooter ed Ermanna salì dietro di me. Nell’accompagnarla a casa, in questi pochi minuti che ci separavano da casa sua, sentivo il suo seno sulla schiena, e soprattutto le sue mani che mi cingevano in vita. Le mani erano l’una sull’altra all’altezza del mio ombelico e probabilmente con le dita poté chiaramente notare il mio stato d’eccitazione.

Quella sera, ovviamente, cenai a casa sua. Non andai a casa per fare la doccia prima di cena, visto che avremmo cenato da lì a poco. Eravamo soli in casa: la mia ragazza e suo padre sarebbero tornati per la cena. Comunque Ermanna fece la doccia e me la ritrovai in cucina in versione accappatoio legato all’altezza del seno. L’asciugamano le copriva dal seno fino a poco sotto l’inguine e avrei giurato che se si fosse piegata in avanti l’asciugamano si sarebbe alzato fin sopra il culo. Ermanna aveva messo l’acqua per la pasta sul fuoco e aveva accesso il barbecue in giardino. Io ero seduto sul dondolo in giardino e potevo vedere quello che succedeva in cucina. Ermanna si avvicinò al frigorifero, lo aprì e si chinò a prendere il vassoio con le bistecche per il barbecue. Nel chinarsi le era salito l’asciugamano sul sedere e vidi chiaramente il suo sesso tra le gambe. Le grandi labbra erano separate tra loro e si vedevano i peli della vagina. Il fatto che Ermanna ci mise quasi un minuto per prendere il vassoio con le bistecche mi lasciò pensare che lo stava facendo apposta. Ed in effetti era così. Lo capii perché la vidi uscire dalla cucina e venire in giardino a posare il vassoio sul barbecue e nel fare ciò mi fissò intensamente negli occhi e sorrideva. Adesso ero io preda del suo gioco. Io per mesi avevo goduto, nel vero senso della parola, sui suoi indumenti intimi e più volte avevo fatto l’amore con la mia ragazza pensando a lei. Credo che lei si sia accorta del mio interessamento e che abbia aspettato l’estate, facilitata dalle circostanze, per tendermi la sua trappola. Ermanna salì in camera sua e si vestì, scese in giardino e cenammo.

Da quel giorno frequentai assiduamente la spiaggia assieme alla mamma della mia ragazza, soprattutto in assenza di quest’ultima. Mi godetti lunghi pomeriggi sotto il sole in topless e rinfrescanti docce sia in spiaggia che in casa, anche se non fui così fortunato da vederla ancora in asciugamano senza indossare niente sotto. Solo una volta riuscii ad intravederla n casa in perizoma bianco, che lasciava liberi di muoversi a loro piacere i grandi glutei sodi. Quella volta però si accorse che la stavo guardando, tanto che si voltò verso di me e mi disse “se indosso il perizoma mi si vede tutto il segno del costume. Da domani devo abbronzarmi anche qui, tu che dici? ” e sia accarezzò il sedere dandosi una sonora pacca.

“Mi sa proprio di si” e già pregustavo il momento di vederla in spiaggia in topless e con un ridottissimo perizoma. Il giorno dopo mi precipitai in spiaggia subito dopo pranzo e attesi che Ermanna arrivasse. Poco più tardi la vidi arrivare. Indossava un vestitino a fiori quasi trasparente, che lasciava poco all’immaginazione. Dopo tutto in pochi mesi era diventata una donna da desiderare, e ciò era dovuto soprattutto ai numerosi corsi di step e ore di palestra tenute per tutto l’inverno e la primavera.

Giunse sotto il mio ombrellone, mi salutò e sistemò il suo asciugamano vicino al mio. Poi dandomi le spalle afferrò il suo vestitino dal basso e lo tirò su nell’atto di levarselo. Seguii con lo sguardo il vestito che saliva e arrivato all’altezza sedere vidi il suo nuovo costume, un perizoma bianco che le si incastrava perfettamente nel solco del sedere. Ermanna terminò di sfilarsi il vestito e notai da subito la sua schiena nuda, segno che non portava il reggiseno e veniva direttamente da casa in topless. Ma il suo spettacolo non era ancora finito, anzi probabilmente non era ancora iniziato, visto che piegò il vestito e si abbassò per riporlo nella borsa. Nel fare ciò piegò le ginocchia e si abbassò e nel farlo allargò le ginocchia. Io ero alle sue spalle, e vidi chiaramente il piccolo cavallo del suo perizoma gonfiarsi riempito dalle grandi labbra. Non resistetti, e ovviamente, come al solito, dovetti gettarmi a mare per coprire la mia eccitazione. Appena riemersi dopo il tuffo, la vidi avvicinarsi alla riva e dicendomi che quel pomeriggio faceva davvero caldo, si gettò anche lei in mare, sbucando proprio davanti a me a mezzo metro di distanza. Non potevo giurarci ma mi sentii accarezzare il pene mentre lei riaffiorava, ma poteva essere solo un caso. Ermanna continuò a tuffarsi in mare e ovviamente lo faceva sempre con me alle sue spalle, e ogni volta che entrava in acqua sollevava il suo sedere mettendomi il evidenza il suo sedere.

Come incantato e soprattutto ipnotizzato da lei, per tutto il pomeriggio cercai contatti fisici con lei. Ormai ogni occasione era la scusa buona. Un tuffo era la scusa buona per passare sott’acqua vicino alle sue gambe, e in più occasione più che sfiorarla le andavo letteralmente addosso. Ad Ermanna la cosa piaceva molto, soprattutto in funzione del fatto, che ricambiava le mie attenzioni. Ad un certo punto, d’un tratto, Ermanna si tuffò e seguendola con lo sguardo sott’acqua vidi che veniva dritta verso di me, mi afferrò per le caviglie e mi fece allargare le gambe per passarci sotto. Una volta passata riemerse e poi subito mi disse di rimanere in quella posizione per fare un altro passaggio. Si tuffò nuovamente e passò sotto le mie gambe, e quando fu sotto di me, si girò con la pancia verso la superficie, quasi come per guardarmi, e mi afferrò il pene attraverso i boxer con entrambe le mani. Rimasi sorpreso da quella mossa ed Ermanna emerse dall’acqua tenendo sempre stretto il mio pene tra le sue mani.

Mi venne d’istinto guardarmi attorno per vedere chi ci fosse. Per fortuna la spiaggia era praticamente deserta, solo un ombrellone con una signora sotto che sorvegliava due bambini che giocavano a riva. Non dissi una parola, mentre lei mi guardava e rideva, compiaciuta di quello che stava facendo. Poi, lentamente passò le sue mani all’interno dei miei pantaloncini, trovando la ma erezione. Con entrambe le mani prese a masturbarmi lentamente. Tirava a sé il mio pene con molta forza ma sempre con movimenti lenti, ma il pantaloncino creava impaccio in quel movimento così che, staccatasi un attimo, me lo abbassò quel tanto per lasciare libera la mia eccitazione e riprese quel trattamento. Portai la mia mano tra le sue gambe. Lei le divaricò per consentirmi di poterla toccare. Passai il mio dito indice sopra il costume partendo dalle grandi labbra e salendo fino all’elastico del costume. Ci stavamo masturbando a vicenda e la cosa era meravigliosa. Spostai il suo costume di lato per facilitarmi la penetrazione del mio dito all’interno della sua vagina.

Ermanna aveva una vagina molto larga, soprattutto in funzione dei suoi 40 anni, e aveva un bel cespuglietto di peli scuri sopra la vagina. La penetrai affondando due dita e continuai inserendo dentro di lei altre due dita. Adesso aveva in figa quattro dita che muovevo velocemente al suo interno. La sentii mollare piano la presa dal mio pene e piegare leggermente le ginocchia in avanti, segno che stava godendo del trattamento. Nonostante avevo le mani bagnate, potei sentire la vischiosità dei suoi umori e sentii venirla sulla mia mano nello stesso istante in cui spostò la sua testa all’indietro e aprì leggermente la bocca.

Mi ricompose, riportandomi i pantaloncini a posto e aggiustando il mio pene all’interno. Poi sfilò arretrando la mia mano dalla sua vagina, aggiustò il perizoma bianco e disse “Usciamo fuori dall’acqua, dai. “, e la seguii.

Tornati all’ombrellone Ermanna prese la sua roba e si mise il vestitino con cui era scesa a mare: era ancora bagnata e quindi sul vestito si vedevano le pacche del sedere e il seno che avevano bagnato il vestito. Una volta pronta mi disse di accompagnarla a casa. Io mi infilai velocemente la maglietta, infilai le scarpe da tennis senza allacciarle e presi la mia roba. La feci salire sul mio scooter, accesi il motore e andammo verso casa. Nel tragitto che ci separava da casa sua, all’incirca un paio di minuti, infilò le sue mani sotto la mia maglietta e poi sotto i pantaloncini, regalandomi ancora una lenta masturbazione. Stavo bagnando tutti i pantaloncini del mio liquido seminale, ma soprattutto Ermanna stava passando più volte il palmo della sua mano sulla mia cappella, per bagnarsi dei miei umori, e poi spalmarli su tutta l’asta. Ero completamente bagnato.

Arrivammo a casa e parcheggiai lo scooter in giardino. La seguii mentre entrava in casa e saliva al piano superiore e la seguii ancora mentre si infilava nel bagno. Posò sul mobile che era in bagno la borsa da mare, poi si voltò verso di me e mi raggiunse, visto che ero ancora sulla porta del bagno in attesa di vedere quello che succedeva dopo. Venne da me, mi tolse frettolosamente dalle mani lo zainetto e il casco che avevo nelle due mani, facendoli cadere a terra, e mi baciò in bocca. Mi diede un bacio con la lingua che credo mai abbia ricevuto da una donna ed ero eccitatissimo. Mentre mi baciava passava le sue mani sul mio petto, da sotto la maglietta mentre io tenevo ben salde le mie mani sul suo sedere. Alzai il suo vestito sopra il sedere e lo afferrai con le mie mani, allargando e stringendo forte le sue natiche, tanto che per vendicarsi del mio trattamento abbassò il mio pantaloncino alle ginocchia e mi masturbò velocemente. Sentivo lo sciacquettio dei miei umori durante la masturbazione tanto che ero sul punto di venire. Portai le mie mani alle sue spalle e con una leggera pressione su di esse le feci capire che doveva abbassarsi in ginocchio davanti a me e che volevo da lei un rapporto orale. La vidi piano abbassarsi davanti a me e quando fu all’altezza del mio pene mi guardò dritto negli occhi.

“Non l’ho mai preso in bocca. è la prima volta. E se non ti piace? ” mi disse

“C’è sempre da imparare, e poi che ne sai che non ti scopri brava? ” le risposi. Ermanna continuò a guardarmi negli occhi e dopo un attimo di esitazione cominciò a passare la sua lingua sulla punta del mio pene, non prima di aver tirato completamente indietro il prepuzio e avermelo scappellato. Prima passò piano la sua lingua tutta intorno alla cappella, poi cominciò lentamente a prendere l’asta in bocca facendolo scivolare lentamente avanti e indietro nella sua bocca, operazione agevolata dal liquido seminale che piano riversavo nella sua bocca. Mentre continuava quel meraviglioso pompino, soprattutto perché era il primo che faceva in vita sua, alzò la testa e mi guardò. Le dissi di continuare e che era davvero brava. Allora affondai con movimenti del mio bacino il mio pene nella sua bocca, toccandogli in più occasioni le tonsille. Me ne accorsi perché staccò la bocca dall’asta e le vennero dei colpi di tosse ma subito ricominciò a prenderlo in bocca. Durai ancora poco, e affondando nella sua gola e tirando verso di me la sua testa, riversai il mio carico di sperma nella sua bocca, quasi obbligandola a berlo. Mi guardò, quasi a chiedermi quello che stavo facendo, e la vidi ingoiare lentamente il mio sperma, anche se una parte le uscì dalle labbra quando tirai fuori il mio pene e le colò sul mento e poi sul vestito che ancora indossava. La feci rialzare e raccolsi con la mia bocca lo sperma rimasto sul mento e una volta raccolto sulla mia lingua lo passai nella sua bocca con un bacio. Ingoiò anche quello mentre continuava a baciarmi.

La spinsi all’indietro verso il mobile basso che era in bagno, tirai via il suo vestito e prima di farla sedere sul mobile sfilai il suo perizoma bianco. La feci sedere e mi abbassai su di lei, prima baciandole il collo, poi passando la mia lingua tra i suoi seni mentre con le mani li avvicinavo tra loro, passai sul suo ombelico e scesi fino alla peluria del suo pube. Aveva un triangolo di peli scuri, e li aveva tagliati apposta in quel modo per poter indossare il perizoma in spiaggia. In più aveva eliminato anche la peluria intorno alle grandi labbra, e mi fu facile capirlo ricordandomi di quando si era piegata in avanti davanti al frigorifero e mi aveva mostrato una figa molto pelosa. Mi abbassai su quel triangolo di piacere e con la lingua le bagnai tutti i peli, e ci giocai con le mani, mentre mi abbassavo verso le sue grandi labbra infilavo la mia lingua al suo interno, incontrando un clitoride che mi si presentava come un piccolo pene, che avidamente succhiai.

Portai le sue gambe sulle mie spalle e passai la lingua in avanti e indietro tra le sue labbra e la sentivo allargarsi sempre più. Al suo interno, la sua vagina era di un rosso brillante e presi a masturbarla con la mano sinistra, infilando completamente tutte e cinque le dita al suo interno, fino al palmo. Non appena mossi piano le mie dita al suo interno venne copiosamente sulla mia mano, e sfilando le dita infilai le mie labbra all’interno della sua vagina e succhiai i suoi umori.

Dopo poco mi staccai da lei e mi rialzai per baciarla sulle labbra e farle sentire la mia bocca impregnata dei suoi umori. Lei rispose al mio bacio, e mi tirò a se dal pene, portando la mia cappella alla sua vagina. Era bagnatissima e scivolai al suo interno. Stantuffi velocemente dentro di lei e ben presto, incoraggiato dai suoi mugolii, raggiunsi l’orgasmo. Lei lo capì e mi disse di stare tranquillo e che potevo venirle dentro perché prendeva la pillola perché aveva rapporti sessuali con il marito. Venni assieme a lei e mi sembrò di allagarle l’utero con il mio sperma. Mi staccai da lei e avevo il pene completamente bagnato dei nostri umori.

“Sono un lago, mi sta colando tutto”, mi disse. E guardandole la vagina mi abbassai su di essa e succhiai i suoi umori misti al mio sperma per poi passarli nella sua bocca con tanti piccoli baci. Il mio sperma le colava giù per le grandi labbra molto lentamente. Mi divertii ad infilarle gli indici delle mia mani nella figa e poi lentamente ad allargarle le grandi labbra per far colare quella mistura di ormoni, e ne fuoriuscì abbastanza per formare una chiazza biancastra sul mobile bianco del bagno. Non avevo mai goduto all’interno della vagina, se non con il preservativo e fu entusiasmante tanto che mi sembrò letteralmente di schizzare il mio sperma al suo interno in tanti piccoli e potenti getti. Un’esperienza davvero unica.

Ma quel pomeriggio assieme alla mia suocera non era terminato, perché Ermanna ed io facemmo una doccia, non insieme purtroppo, e rimanemmo in casa. Ermanna si cambiò, dopo la doccia, infilando un paio di slip neri e un vestitino scuro a bretelline, io invece avevo il costume bagnato di mare e soprattutto macchiato dei miei umori, così Ermanna si offrì di lavarlo e stenderlo fuori, tanto si sarebbe asciugato in una mezz’oretta.

“Dovrai girai in casa nudo con quel coso di fuori visto che non hai dietro con te un ricambio”, mi disse quasi prendendomi in giro.

“Bhé, in effetti è proprio così. Ma mi vergogno un po’. Non posso avere un asciugamano per coprirmi? “, chiesi dimostrandole il mio imbarazzo.

“Credo che potrei darti qualcosa di mio, che ne so, un paio delle mie mutandine. Ho notato che ci hai fatto l’abitudine ad indossarle in bagno quando le lasciavo nel cesto della biancheria sporca. Non è vero? “, mi chiese con aria di sfida. In effetti sapeva della mia piccola mania di indossare la sua biancheria intima trovata nel cesto della biancheria sporca, e se non la indossavo, ero sempre quasi vicino ad imbrattarla con il mio sperma dopo le lunghe masturbazioni che le dedicavo.

“O vuoi un paio di collant? Sono più comodi ma anche più caldi in estate. Che mi dici allora? ”

Ero imbarazzatissimo e non sapevo cosa rispondere e per fortuna fu lei stessa, allo stesso modo come mi aveva cacciato nell’imbarazzo a tirarmene fuori dicendomi “Non sono arrabbiata con te, anzi, mi hai sentire desiderata e ho cominciato io a desiderate te. Solo che fino a qualche settimana fa tu eri solo il ragazzo di mia figlia, adesso sei anche il mio amante. E adesso se vuoi indossare o masturbarci con qualcosa, la materia prima ce l’hai a disposizione, come per la biancheria, che dovrai venire a prendere direttamente dal mio corpo. Ti stanno bene le regole, o dobbiamo farci qualche modifica? ”

“No. Vanno benissimo. Quanto al fatto di masturbarmi credo che non avrò problemi, visto che non sarò io a masturbarmi da solo. Adesso so dove andare e a chi rivolgermi”, le risposi al volo.

“Comunque, non ti do nulla per coprirti. Fino a quando il tuo pantaloncino non si sarà asciugato girerai per casa nudo, con il tuo uccello all’aria. Considerala una piccola vendetta per tutte le volte che mi hai spiato, come quel giorno davanti al frigorifero quando non indossavo le mutandine. Adesso guarderò io fino a che ne avrò voglia. Dai, andiamo di la che sono le 6 e devo cominciare a preparare qualcosa per stasera” e si incamminò giù per le scale al piano terra per andare in cucina. Io la seguii e arrivato in salotto mi sedetti sul divano.

Ero impacciato, non sapevo come sedermi e come stare sul divano. Anche accavallando le gambe vedevo il mio pene svettare in alto tra le gambe, e la cosa era tanto buffa che ogni volta che Ermanna si girava si metteva a ridere per le mie condizioni.

Ermanna intanto cucinava e lavando delle verdure si bagnò tutto il vestito, non so quanto accidentalmente, ma la vidi immediatamente sfilarsi il vestito e metterlo su una sedia in giardino e continuare a cucinare con indosso solo lo slip che era molto sgambato e con l’elastico alto in vita. Era ancora più provocante con gli slip che con il perizoma, tanto eccitante che ben presto mi alzai dal divano e la raggiunsi da dietro mettendole le mani in vita e infilando quasi subito le mani all’interno dello slip e accarezzandole la peluria. Ermanna spinse il suo sedere all’indietro e incontrò il mio pene eccitato dalla situazione che si infilò subito tra le sue gambe sotto il cavallo degli slip. Con una mano salii sul seno e afferatone uno cominciai a tastarlo con forza. Quel trattamento le piaceva e per partecipare alla tortura strinse nel suo cavallo con le gambe il mio bene e muovendo il bacino avanti e indietro cominciò a masturbarmi in quel modo.

Ermanna continuava a lavare le verdure e buttando un occhio nel lavello vidi che stava lavando dei cetrioli per farci un’insalata. Staccai le mani dal suo corpo e presi dalla sue mani uno dei cetrioli. Presi uno dei più grandi, credo dodici-quattordici centimetri di diametro e lungo una quindicina.

Presi un coltello e tagliando un lato dell’ortaggio e dopo averlo ripulito per una decina di centimetri lo portai davanti al suo viso e la invitai a prenderlo in bocca. Passò più volte la lingua intorno alla punta del cetriolo e poi lentamente lo infilava in bocca per poi sfilarselo e lasciarci sopra una scia di saliva che prontamente ripulivo spalmandogliela sui seni e ricominciando il gioco.

Ermanna si infilò una decina di centimetri del cetriolo in bocca e una volta morso si staccò e giratasi verso di me cacciò fuori dalla sua bocca lentamente l’ortaggio e mi invitò a mangiarlo assieme a lei, io da una parte, lei dall’altra. Mi ritrovai dopo un paio di morsi a contatto con le sue labbra in un bacio molto appassionato.

Mi ritrovai le sue mani sul pene che mi masturbavano lentamente e nel frattempo mi spingeva verso il tavolo della cucina. Quanto avvertii il tavolo alle mie spalle mi buttai all’indietro stendendomi di spalle. Appoggiai i talloni sul tavolo e tenevo le gambe divaricate abbastanza da consentirle di potermi prendere il pene in bocca e cominciare un lungo lavoro di bocca e di lingua che mi avrebbe portato da li a poco all’ennesimo orgasmo della giornata. Memore dalla precedente esperienza orale avuta in bagno, questa volta Ermanna succhiò forte il mio membro, quasi a volermelo staccare, prendendone il più possibile in gola e ogni volta che saliva con la bocca verso la cappella teneva le labbra il più aderente possibile, al punto che in qualche occasione avvertii una specie di risucchio in punta.

Non durai molto e stavo per venire. Ermanna lo capii e staccatasi dal mio pene continuò a masturbarmi così velocemente che quando finalmente venni mi fece schizzare il mio sperma fin sul mio petto e sul suo viso, visto che mentre venivo non terminò di masturbarmi ma continuò ancora più velocemente.

Aveva le mani tutte bagnate del mio sperma e continuando a masturbarmi rese il mio pene completamente ricoperto dei miei umori.

Avvertii anche che parte del mio sperma stava lentamente colando sulla mia asta e piano raggiunse i miei testicoli. Ermanna, raccolto con un dito lo sperma colato sui miei testicoli, lo portò sul mio ano, spingendo lentamente il suo indice dentro di me. Non ero nuovo a queste esperienze anali, visto che qualche volta la mia ragazza mi aveva penetrato con le sue dita e con il dildo che le avevo regalato tempo prima, e il suo dito penetrò, facilitato soprattutto dalla lubrificazione dello sperma, senza difficoltà.

“Vedo che siamo allenati. Sono più vergine io qui che tu nel sederino”, mi disse muovendo il suo dito dentro di me e continuò a penetrarmi con due dita. Io godevo di quel trattamento al punto che il pene svettava ancora verso l’alto e non sembrava avere idee del contrario. Ermanna intanto mi masturbava con una mano il pene e con le dita dell’altro il buco dell’ano. Tirò fuori le dita e mi disse “Sei un po’ sporco qui dentro, oggi non c’è tempo, ma la prossima volta facciamo un po’ di pulizie” e mi mostrò le sue dita sporche di escrementi.

Dopo quel trattamento si allontanò da me per lavarsi le mani nel piccolo bagno al piano terra e sceso dal tavolo la seguii nel bagnetto. Ermanna si stava lavando le mani con il sapone liquido ed io nuovamente mi misi dietro di lei. Questa volta le abbassai lo slip e inginocchiatomi davanti al suo sedere cominciai a leccarle il solco tra i glutei scendendo sul suo ano e poi sulle sue grandi labbra. Mi dedicai inizialmente su quest’ultime, infilando nella sua vagina quanta più lingua mi era possibile.

Per facilitare l’operazione mi sedetti tra le sue gambe e la leccai con ancora più forza. Mi venne in faccia. Fu incredibile. Sapevo di donne che in particolari circostanze venissero con un piccolo getto di umori, ma non volli crederci fino a quando non mi sentii schizzare in faccia dal suo getto. Avevo le labbra e il mento completamente bagnati e mi strofinai contro la sua vagina, che bagnata come era, accolse il mio mento.

La masturbai per qualche minuto passandole il mio mento e le mie labbra nella sua vagina ed era talmente bagnata che più volte sentii bagnarmi il naso dei suoi umori. Nel frattempo le accarezzavo con le mani i glutei e passavo il mio indice sul suo ano, per ricambiarle il trattamento ricevuto precedentemente.

Man mano che spingevo il mio dito nel suo ano Ermanna cominciava a capire che non sarei fermato a masturbarla ma mi sarei probabilmente spinto oltre. Ne ebbe la certezza quando alzatomi mi misi dietro di lei e puntai dolcemente il mio pene sul suo ano. Ermanna, di scatto, portò la sua mano tra il mio pene e il suo ano per fermarmi prima di penetrarla.

“Ti prego. Lì no. Non l’ho mai fatto prima. Sono vergine. Mi farai male”, mi implorò quasi sottovoce.

“Non ti preoccupare. Farò piano”, ma le mie rassicurazione non sembrarono fare effetto tanto che cercò, sempre delicatamente, di staccarsi dalla mia presa. Ma la fermai e prendendo un po’ di sapone liquido le lubrificai per bene l’ano ed infilandole prima uno e poi due dita continuando fino a quando le dita scivolarono facilmente al suo interno. Misi, inoltre, sul suo palmo della mano del sapone liquido e portando la sua mano sul mio pene la guidai in una lenta masturbazione che serviva a lubrificare il più possibile il mio membro.

Il sapone aveva creato sul suo ano una leggera schiuma bianca e non è difficile pensare che il mio pene era tutto insaponato a dovere. Mi misi dietro di lei, puntando la mia cappella sul suo ano e distendendosi con le braccia sul lavello del bagno mi fece intendere di essere pronta alla penetrazione.

Inizialmente non forzai più di tanto ma non appena il suo sfintere cedere sotto la mia pressione aumentai i colpi affondando sempre di più in lei.

“Hai dolore? ” le chiesi.

“No, continua. Ti prego. Non fermarti”, mi disse gemendo e continuai a penetrarla. Il sapone sul mio pene e nel suo ano provocava ogni volta che affondavo i colpi il classico rumore di quando di insaponano le mani e si prova a stringerle tra loro. Dopo poco arrivai a penetrarla con tutto il mio pene e sentii i miei testicoli sbattere contro le sue grandi labbra. Venni dentro di lei ma non uscii subito soprattutto per non provocarle dolore uscendo. Aspettai un po’ ma mi tirai fuori prima di perdere completamente l’erezione.

Continuai a baciarle il collo e tutta la schiena. Era sudatissima e quel pomeriggio, oltre ad aver trovato un amante, aveva scoperto il sesso orale e quello anale. Ma non erano le sole scoperte che l’aspettavano. Infatti quel pomeriggio, dopo aver fatto l’amore, mi rivesti e tornai a casa per fare una doccia e cambiarmi prima di cena. Ermanna si fece nuovamente una doccia e terminò di cucinare. Quella sera cenai a casa della mia ragazza e dovetti stare attento a come mi comportavo perché la mia ragazza era lì e anche sua madre, la mia amante. Per fortuna Ermanna non si preoccupò di tentarmi e la serata passò abbastanza tranquilla.

L’indomani, sempre nel pomeriggio mi recai a casa di mia suocera quando era sola a casa subito dopo pranzo, e rispetto alla sera precedente era molto diversa. Potei scoprire così due aspetti di

Ermanna: il primo, in presenza di altri, della classica donna di casa e madre di famiglia, in secondo, in privato, intraprendete donna.

In casa quel pomeriggio indossava il costume bianco a perizoma che aveva il giorno prima, questa volta completo di reggiseno e nulla più. Mi accolse in casa come se mi stesse aspettando e mi diede un bacio in bocca. Mi accompagnò in giardino e mi disse che quel pomeriggio avremmo preso il sole in giardino. Per di più in giardino si ci poteva muovere tranquillamente perché era delimitato da alte siepi che non davano sulla strada e nemmeno su altre case, visto che la famiglia della mia ragazza viveva in una villetta un po’ isolata. In giardino trovai due sdraio pronte all’uso e capii qual’era l’uso.

Non ho mai detto alla mia ragazza della storia con sua madre ed Ermanna non fu gelosa della figlia. Io dovetti ricorrere più volte a ricchi zabaioni per riprendermi dalle due, che ovviamente pretendono lo stesso trattamento e nessun favoritismo. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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