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Festa di compleanno

Le brevi vacanze trascorse dagli zii avevano sconvolto la mia semplice vita di adolescente solitario.
Tornato a casa, ero ossessionato dal ricordo di ciò a cui avevo assistito di nascosto: zia Grazia, moglie di mio zio Aldo e madre di due miei cugini, che nel retro della casetta al mare si faceva inculare dal suo giovane e muscoloso ganzo dopo avergli masturbato il cazzo tra le sue morbide tettone!
Non uscivo quasi mai dalla mia stanza, tirandomi seghe a ripetizione: taciturno, occhiaie profonde, ero perfino dimagrito di qualche chilo (pur restando un ciccione) e cominciavo a preoccupare seriamente i miei genitori, ovviamente all’oscuro di tutto.
Avrei dato chissà cosa per rivedere zia Grazia ma, purtroppo, gli zii abitavano dalla parte opposta della città, in periferia, e con i miei si frequentavano di rado: zio Aldo, commerciante ambulante, lavorava spesso anche di domenica, mentre la moglie – casalinga quarantenne disinvolta e giovanile, molto “chiacchierata” in famiglia – preferiva starsene per conto suo, limitando gli incontri col resto della famiglia alle feste comandate.
L’occasione venne, insperata, un sabato pomeriggio di settembre: lo zio Aldo mi aveva chiamato il giorno prima per invitarmi alla festa di compleanno di Simone, il maggiore dei suoi due figli, che compiva 16 anni.
L’iniziativa era chiaramente dello zione che, di animo semplice e giovanile qual era, non poteva sapere che, malgrado fossimo quasi coetanei, io e i cuginastri non andavamo granché d’accordo.
Ringraziai mentalmente la sua ingenuità e accettai con entusiasmo, presentandomi alla festa tremendamente eccitato.
Per l’occasione, gli zii avevano sfruttato l’ampia sala hobby che occupava tutto il seminterrato della loro villetta: quando arrivai, c’erano già molti ragazzini che chiacchieravano o ballavano al ritmo assordante della disco-music “mixata” dietro una consolle improvvisata da Ricky, diciottenne disc-jockey amico di mio cugino.
Lo zio Aldo, già alticcio, mi accolse al solito calorosamente, prendendo il regalo per Simone (che mi aveva rivolto un saluto distratto) e chiamando a gran voce la moglie, che mi venne incontro fumando una sigaretta.
La guardavo con la gola secca: i folti capelli mesciati erano raccolti in uno chignon da cui scendevano due graziosi riccioletti che le incorniciavano il viso abbronzato e spolverato da graziose piccole efelidi, solo qualche piccola ruga intorno agli occhi dallo sguardo torbido tradiva i suoi “anta” suonati.
Indossava un elegante vestito nero a tubino senza bretelline, che ne esaltava il corpo magro dal bel culo polposo e le metteva a nudo le spalle e una generosa porzione delle sue splendide tettone di cui si intravedevano chiaramente i bozzi dei capezzoloni a ciuccio; il vestito le arrivava poco sopra il ginocchio ma, grazie a uno spacco vertiginoso, le scopriva abbondantemente le belle cosce abbronzate inguainate da calze nere autoreggenti.
“Caro, che piacere averti con noi! ” cinquettò falsamente, sfiorandomi la guancia per un bacetto di circostanza. Il lampo di scherno e di disgusto che colsi nei suoi occhi mi ricordò come mi aveva sbeffeggiato davanti ai miei cugini e ai loro amici: per lei ero un solo un ragazzino pipparolo grasso e brufoloso ma il suo disprezzo non riusciva a raffreddare la mia eccitazione.
Timido e introverso qual ero, mi appartai in un angolino con un po’ di pasticcini in mano: mi guardavo intorno, nessuno faceva caso a me tranne alcune graziose ragazzine che ridacchiavano alle mie spalle prendendo in giro la mia mole elefantiaca, ma ci ero abituato.
Lo zio Aldo era ormai ubriaco e sproloquiava spaparanzato in poltrona, seguito da un paio di invitati per pura cortesia.
La moglie, invece, onorava in pieno la sua fama di donna moderna e disinvolta che si trova perfettamente a suo agio con i giovani (anche troppo, come avevo scoperto quell’estate… ): dopo essersi esibita in un paio di balli sfrenati tra gli applausi dei ragazzi, si era accomodata in consolle accanto a Ricky, che la stava iniziando alla professione di d-j.
Osservandoli attentamente, capii che stava succedendo qualcosa tra i due: fingendosi interessata alle sue spiegazioni, mia zia lanciava sguardi famelici verso il bel Ricky che, dal canto suo, sbirciava insistentemente nella generosa scollatura della madre del suo amico.
I due parlottarono a lungo, a un certo punto zia Grazia uscì dalla consolle e si accostò al grande tavolo apparecchiato di cibarie e bevande:
“Oh! Sono finiti i panini… che mangioni siete!! ” la sentii dire a voce alta rimproverando scherzosamente i ragazzi intorno che, incuranti, continuavano a ballare e flirtare sui divani accompagnati dall’incessante musica ad alto volume.
“Chi mi aiuta a prepararli? “.
Mi alzai in piedi di scatto pronto a propormi, ma la porca manco mi guardava, gli occhi fissi sul bel d-j dal codino biondo che, inserita una compilation a cassetta, la seguì come un cagnolino scodinzolante salendo le scale a chiocciola che portavano al piano superiore.
Mi guardai intorno: nessuno sembrava aver fatto caso all’uscita della coppia, men che mai lo zio Aldo ormai ciucco del tutto.
Col cuore in tumulto, imboccai anch’io le scale, sapendo che mi avrebbero portato in paradiso.
Sopra era tutto silenzioso: mi affacciai in cucina, deserta malgrado la luce accesa.
Anche in soggiorno non c’era nessuno, alzai perciò gli occhi verso il piano superiore, dove c’erano le camere da letto.
Salii le scale con la massima cautela, fermandomi spesso per cogliere rumori e voci soffocate che mi giungevano dall’alto. In fondo al corridoio buio c’era la camera degli ospiti, dove avevo dormito una volta: dalla porta socchiusa filtrava una luce, così mi accostai e sbirciai dentro.
Seduto a gambe aperte ai bordi del letto, Ricky si era tirato giù i pantaloni e, preso il cazzo in mano, se lo faceva leccare da zia Grazia inginocchiata davanti a lui.
La lingua esperta della pompinara lappava golosa il grosso glande turgido e congestionato: l’esile d-j non poteva competere in muscolatura con Carlo (il precedente ganzo di mia zia), in compenso lo eguagliava quanto a dimensioni di cazzo!
All’arrapatissimo Ricky la lingua di zia Grazia non bastava più: afferratala per lo chignon, le spinse brutalmente la testa sull’uccellone gonfio, facendoglielo ingoiare fino alle palle.
Affascinato, vedevo la testa di zia Grazia muoversi su e giù guidata dalla mano del ragazzo: il grosso cazzo duro le riempiva la bocca deformandole le guance, alle orecchie mi giungevano i suoi
“Mmmhhh… mmmhh… mmhh” e il risucchio del cazzo in gola, mentre stravaccato sul letto lo smidollato la incitava snocciolando oscenità certo non da discoteca.
“Ciuccia, troia, ciuccia!!! Ti sfondo la bocca, pompinara!!! ” Zitto zitto, soddisfavo il mio cazzetto acerbo, duro come un sasso, masturbandolo con gusto mentre mi godevo quella fantastica scena.
A un certo punto zia Grazia riuscì a svincolarsi, alzandosi in piedi: sguardo stravolto e capelli disfatti, sgusciò dal tubino facendolo scivolare in terra e restando solo con le calze e un minuscolo perizoma, che andò a raggiungere il vestito lasciandola completamente nuda.
Lo smidollato, che aveva cominciato a protestare per il pompino interrotto (incontentabile! ), la guardava a bocca aperta dal basso in alto: io avevo perfino interrotto la sega e mi godevo lo spettacolo delle tettone pesanti e abbronzate dagli erti capezzoli scuri, del bel culo sodo e della ficona pelosa.
Zia Grazia fece distendere Ricky sulla schiena e gli fu sopra per un fantastico 69 con spagnola: si strinse le tette a due mani e ci infilò il cazzo cominciando a pomparlo su e giù mentre lo leccava e lo succhiava, intanto Ricky si dava un gran da fare a leccarle la fica con rumorosi colpi di lingua palpandole il bel culone a piene mani.
Sborrai in perfetta sincronia con il cazzuto biondino, io nel fazzoletto di carta, lui – ben più fortunato di me – sulle poppe ballonzolanti di mia zia, imbrattate dagli schizzi di sborra fin sui capezzoli. Infoiatissima, zia Grazia ingoiò il cazzo ancora sporco pompandolo a più non posso, mentre il suo amichetto continuava a leccarle la fica come un pazzo.
Al termine di una breve ciucciata l’uccellone di Ricky era tornato alle dimensioni precedenti la sborrata: con l’agilità di una ginnasta, zia Grazia si voltò impalandovisi a spegnimoccolo con un gemito di piacere.
Ripresi la sega, godendo come un porco di ciò che vedevo e sentivo: faccia stravolta e lingua di fuori, zia Grazia cavalcava su e giù a cavalcioni sul cazzo di Ricky che, sotto di lei, la fotteva con violenti colpi d’anca godendosi nel frattempo le tettone ballonzolanti, che mungeva e titillava a piene mani.
Sborrai di nuovo, stavolta precedendo i due sporcaccioni i cui gemiti di goduria mi accompagnarono sempre più fievoli mentre mi allontanavo dalla porta ripulendomi frettolosamente prima di tornare alla festicciola di sotto: grazie a zia Grazia, stavo diventando un giovanissimo ma già esperto… guardone! FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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