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Figlia, nuora e puttana

Federica e David una giovane coppia di sposi poco più che ventenni, con un figlio di due anni.
Come succedeva spesso la domenica, la coppia aveva invitato nella loro bella casa a due piani, circondata da un delizioso giardino, acquistata sopratutto grazie all’aiuto dei genitori di entrambi.
Quella domenica la giovane coppia aveva invitato i genitori a pranzo.
Avevano mangiato e discusso dei più disparati argomenti, e adesso, il padre di Federica Giorgio, e il suocero Filippo, spaparanzati a tavola, bevevano un digestivo, continuando a chiacchierare amabilmente; le loro mogli avevano preso il nipotino e l’avevano portato a fare una passeggiata, mentre David come gli succedeva sempre la domenica dopo aver pranzato, andava in camera da letto per la pennichella pomeridiana, e si sarebbe rivisto solo all’inizio del fischio di inizio delle partite di calcio.
Federica sparecchiava la tavola; era gia madre e moglie, in un età in cui la maggior parte delle sue amiche pensavano solo allo studio e a divertirsi, ma non era pentita di questo era una giovane donna felice.
Continuava a sparecchiare e sorrideva al padre e al suocero che gli lanciavano occhiate vogliose, i loro sguardi indugiavano più del dovuto sul suo bel culo, tra le gambe e nel decoltè.
Federica era una bellissima ragazza, capelli castani lisci e lunghi un viso aperto e molto femminile, amava abbigliarsi in modo che le sue belle e sinuose forme risaltassero, c’era in lei come tutte le belle donne un forte lato esibizionistico, quella domenica aveva indossato un paio di jeans aderentissimi, che gli fasciavano e valorizzavano le belle chiappe sode, il minuscolo tanga che aveva sotto, dava l’impressione a chi la guardava che non indossasse indumenti intimi, ma il pezzo forte era tra le gambe, dove il pantalone aderiva cosi nettamente che la cucitura della zip gli affondava nel taglio della fica , e la maglietta nera che indossava, con ampia scollatura mostrava gran parte dei suoi seni non troppo abbondanti ma sicuramente deliziosi, liberi e mobili sotto la maglietta, poichè senza reggiseno a bloccarli, i capezzoli erano sfacciatamente in mostra , si erano induriti da un po’, perchè Federica si stava eccitando; sapeva con certezza, da molto tempo che il padre non la vedeva solo come una figlia, ma anche come una bella e desiderabile fregna, più di una volta, quando viveva a casa con i suoi genitori prima di sposarsi, si accorse che molto spesso le sue mutandine usate sparivano dal cesto della biancheria da lavare, per riapparire dopo qualche giorno, era una cosa strana, e lei decise di indagare sul mistero, anche sè aveva il forte sospetto di sapere chi fosse a prendersi le sue mutandine, ma cercava la certezza: Per qualche tempo tenne sott’occhio il cesto della biancheria sporca; un giorno, dopo essersi fatta la doccia, uscì in accappatoio, fuori ad attenderla c’era il padre che sembrava ansioso di andare in bagno, lei s’insospettì perchè il genitore c’era gia stato poco prima di lei.
Fece finta di nulla, ma appena il padre chiuse la porta del bagno dietro di s’è, la giovane tornò sui suoi passi e guardò attraverso il buco della serratura, e lì ebbe la conferma dei suoi sospetti ; il padre che rovistava nel cesto della biancheria da lavare, prendeva le sue mutandine sporche, quelle che si era appena tolte, di colore bianco, minuscole perchè si trattava di un perizoma, con una mano s’è le portava al naso e con l’altra si accarezzava il bozzo che si era formato sui pantaloni, lo guardò annusarle profondamente , mentre l’uccello gli tendeva sempre di più la patta dei pantaloni: Federica vedendo il padre compiere quegli atti di libidine, si eccitò moltissimo, al punto che la sua fica nuda sotto l’accappatoio prese a ruscellare, all’interno il padre si nascose il perizoma della figlia dentro i pantaloni, tirò lo sciaquone, anche s’è non aveva usato la tazza, ed uscì.
Federica un attimo prima era corsa nella sua stanza con il cuore in gola e un ‘oscena voglia nella fica; il padre la desiderava, e la consapevolezza di ciò invece di sconvolgerla, la riempiva di voglia, voleva vedere fino a dove la follia del padre si spingeva, uscì dalla sua cameretta, e cercò il padre; lui si era chiuso nella sua camera da letto, ancora una volta dal buco della serratura Federica vide il genitore con le sue mutandine tra le mani.
L’uomo ignaro che la figlia l’osservava, faceva tranquillamente quello che per lui era diventato un irrinunciabile vizio, si tolse i pantaloni e le mutande rimanendo in canottiera, il cazzo gia durissimo, gli dondolava tra le gambe, si sdraiò sul letto matrimoniale, e con il perizoma della figlia in faccia cominciò a menarsi il cazzo. Fuori dalla porta con un occhio attaccato al buco della serratura, e con la fica sempre più bagnata, Federica sentì il padre mugolare ed invocare il suo nome, a mano a mano che la sega si faceva più veloce e goduriosa, aggiungeva dopo il nome della figlia, epiteti non proprio lusinghieri del tipo. – Federica bella puttanella di papà, come sono bagnate le tue mutandine, hai sempre voglia di cazzo, vero? troietta!
Federica, aveva il primo piano tra le gambe del padre, e la sua mano che faceva sù e giù impugnando saldamente l’uccello, i coglioni dell’uomo che dondolavano pesanti, la giovane si portò una mano tra le gambe, e con due dita imitò il padre masturbandosi.
Giorgio era vicino all’orgasmo e disse una cosa che costrinse Federica ad infilarsi più a fondo le dita nella fregna. – Troiona, senti come t’incula il babbo, ti piace prenderlo in culo vero bagascia, ahhhhh. – L’uomo sborrò, e anche Federica venne, mentre vedeva l’uccello paterno che schizzava in aria lo per ricadere sopra il petto del padre macchiandogli la canottiera, il restò colò abbondante sopra la sua mano che continuava a segarsi il cazzo che si contraeva continuando a sborrare, dopo un po’. Giorgio si tolse le mutandine dalla faccia e con quelle si pulì il cazzo che andava rannichiandosi. – Che bucio di culo che ti farei, bambina mia. – Sospirò lo sporcaccione, mentre impiastricava le mutandine della figlia con la sua sborra.
Federica corse di nuovo in camera sua, si gettò sul suo letto, apri l’accappatoio e le gambe, si masturbò ancora rovistandosi la fichetta con le dita, negli occhi ancora viva l’immagine del cazzo paterno che erutta come un vulcano zampilli di bianca sborra, e lui che gode sognando d’incularsela. – Che porco che sei papàààà. – Mormorò la giovane mentre godeva con due dita in fica.
Mentre ripensava a quel giorno Federica si era eccitata, cercava di non farsi travolgere dalla voglia e continuò a fare la brava casalinga, andò in cucina a mettere nel lavandino, i piatti sporchi.
Tornò nel salone, per continuare a sparecchiare la tavola, sperò che i due uomini non si accorgessero dell’eccitazione che gli correva in corpo, ma mentre tornava di nuovo in cucina stavolta con i bicchieri, percepì ancora i loro occhi sul suo culo, e inconsciamente cominciò a sculettare.
Anche Filippo il padre di suo marito, lei era sicura gli avrebbe dato una bella ripassata, non faceva che ripeterle in ogni occasione quanto considerava fortunato il figlio per aver trovato una ragazza con la testa sulle spalle come lei, ma aveva notato che tutte le volte che faceva quelle affermazioni affettuose, lei indossava i pantaloni e lui era solito guardarla fissa tra le coscie, facendo intuire a Federica che erano altri i motivi che spingevano l’uomo a considerare fortunato il figlio, in primis che lei era una bella fica.
Senza considerare le volte che il suocero gli guardava insistentemente le coscie, specialmente quando lei metteva una di quelle sue mini mini gonne, e s’è ne stava tranquillamente seduta in poltrona a gambe accavallate, mentre il suocera la guardava sbavando, o le volte che si inchinava, magari per prendere il figlio in braccio, e lui era li, pronto a bearsi della parte inferiore delle natiche che per un secondo facevano capolino sotto la minigonna, ma era più che sufficiente per far arrapare l’uomo.
Federica tornò al presente, in cucina lavava i piatti e pensava ai due uomini in sala da pranzo che la desideravano ardentemente.
Giorgio e Filippo, dopo l’ennesimo bicchierino d’amaro, andavano via via sciogliendosi, benche entrambi fossero gia nonni , erano ancora due uomini piacenti, avevano da poco superato i cinquanta, e non si consideravano vecchi ma due uomini in tarda gioventù.
Filippo aveva ancora un fisico asciutto, ma aveva perso quasi tutti i capelli. Giorgio appesantito da qualche chilo di troppo, poteva vantare ancora una folta capigliatura anche se tendente al grigio.
– Devo farti i complimenti, vecchio mio. – Disse Filippo ingoiando l’ultimo sorso d’amaro rimasto nel bicchiere.
– S’è ti riferisci a mia figlia, ti devo dare ragione, mia moglie ed io abbiamo fatto un vero e proprio capolavoro. – Disse con malcelato orgoglio Giorgio, che continuò. – Però non mi sembra bello che tu la guardi con quegli occhi da satiro, e pur sempre tua nuora.
Filippo sorrise, non era difficile notare quanto a sangue gli andava la moglie di suo figlio, almeno per qualcuno con la stessa fissazione. – Non provarci Giorgio, tu la guardi esattamente come mè, però tu sei peggio di mè, perchè lei e tua figlia, sangue del tuo sangue.
Sarà stato il vino tracannato in quantità durante il pranzo, e poi l’amaro bello forte, o solo il fatto che i due si sentivano perfettamente in sintonia, come s’è fossero amici d’infanzia, Giorgio rivelò al consuocero che erano anni ormai che sognava di fottersi la figlia.
Filippo non si stupì più di tanto di quella rivelazione insolita fatta da un padre, e anche lui disse sinceramente che aveva provato un forte impulso a leccare la fica alla bella Federica dal giorno stesso in cui il figlio l’aveva presentata in casa, e ancora adesso dopo circa tre anni, quella voglia non accennava a diminuire, anzi cresceva col tempo, sempre di più.
Ormai i due erano partiti, si erano rivelati i loro più profondi pensieri, e avevano messo da parte qualsiasi vergogna. – Guarda qui, c’è l’ho così da quando l’ho vista stamattina, infilata dentro quegli strettissimi jeans, s’è tua figlia mi avesse aperto la porta nuda, mi avrebbe fatto meno effetto. – Disse Filippo, scostando all’indietro la sedia, e mostrando a Giorgio la patta gonfia.
– Allora caro mio siamo nelle stesse condizioni, guarda qui che roba ! – Giorgio mostrò all’altro quanto anche lui l’avesse duro.
La giovane responsabile dello stato dei due uomini rientrò nel salone; si lasciarono le mazze, e si guardavano sorridendo, poi ripuntarono gli occhi, sul corpo sinuoso e fresco di Federica.
Leggermente inchinata sul tavolo, Federica con una mano ammucchiava le molliche di pane sulla tovaglia e le raccoglieva , e così facendo, mostrava le tette a padre e suocero, che ormai la guardavano sempre più insistentemente e in silenzio, mettendo in imbarazzo la giovane, che ruppe il ghiaccio, ma continuò a stare piegata, in fondo gli piaceva essere desiderata da quei due uomini maturi. – Bè avete finito gli argomenti, com’è che non parlate più? – Disse Federica, che sentiva l’eccitazione salire, tanto che i capezzoli, sembravano in procinto di bucargli la maglietta.
I due quasi in simbiosi, decisero di provarci; in fondo cos’avevano da perdere, uno l’affetto della figlia, l’altro il rispetto del figlio, ma s’è la bella Federica ci stava, avrebbero conquistato il paradiso.
Il primo a farsi coraggio fu Giorgio, era da troppo tempo, che si ammazzava di seghe sognando di fare porcherie con la figlia. – Non possiamo parlare dell’argomento che più c’ interessa con tè presente, bella di papà.
– Ma davvero, non ditemi che state parlando di donne, vecchi sporcaccioni. – Rise Federica drizzandosi in piedi, e mettendosi le mani ai fianchi.
Il corpo perfetto, tanto desiderato, a portata di mano. Filippo aggiunse. – No cara non di donne, ma di una in particolare la più bella e desiderabile di tutte.
– E chi sarebbe, la fortunata ? – Disse Federica, mentre il cuore e la fica battevano all’unisono, sperando anzi sapendo, che quella donna era lei.
La fica gli si contrasse quando il suocero lo confermò – Tu Federica, sei tu la donna che tuo padre ed io, desideriamo sopra ogni altra cosa.
Federica, rimase in piedi, una simile rivelazione avrebbe dovuto schioccarla , ma lei l’aveva sempre saputo e infatti lo disse ai due uomini che erano in spasmodica attesa di una sua risposta. – La cosa non mi stupisce, ho visto come mi guardi, caro il mio bel suocero; e tu papà, masturbarti come un adolescente con le mie mutandine.
Giorgio preso in castagna arrossì leggermente, ma si rallegrò del modo in cui la figlia reagiva a quello che gli era appena stato detto.
Filippo, più scaltro aveva notato nella moglie del figlio, un alto grado d’eccitazione, Filippo aveva ragione, per Giorgio era più difficile, Federica era sua figlia la sua bambina.
Ma per Filippo che non aveva lo stesso sangue che gli scorreva nelle vene, la cosa era più facile bastava che il figlio non lo venisse a sapere, e sarebbe stato come sè non fosse mai accaduto: Prese coraggio e osò. – Perchè non c’è la fai vedere, tesoro?
Federica ingoiò a vuoto, e fece la finta tonta, sapeva benissimo cos’era. – Vedere cosa?
– Ma la fregna ! cos’altro? dai fai felici questi due vecchi che ti vogliono tanto bene, e che hanno tanta voglia di ammirare la tua bella fica.
Federica guardò il padre, che passato l’imbarazzo, rifece la domanda. – Si bella di papà, mostraci la fica.
Federica rise nervosamente, voleva con tutta sè stessa accontentare i due porci, ma non voleva dargliela vinta così facile. – Cè mio marito di sopra, non mi sembra una bella cosa, vedere la moglie che mostra la fica al padre e al suocero.
Il tono sempre più eccitato di Federica non sfuggì ai due, che insistettero, e ormai senza remore entrambi mostravano, le enormi patte dei pantaloni.
La giovane non faticava a immaginare quanto fossero duri, quegli uccelli in gabbia, e quanto piacere gli avrebbero dato una volta liberi di volare sul suo corpo, anzi dentro il suo corpo per la precisione.
Il voltò di Giorgio e quello di Filippo, s’illuminarono quando la strepitosa fata dei loro sogni disse. – D’accordo, maiali, ma dovete solo guardare, e non toccare, capito?
Ancora increduli, i due annuirono con la testa senza riuscire a parlare.
Federica, bagnata al punto che aveva inumidito anche il cavallo dei pantaloni, sculettò verso la sua camera da letto, aprì un poco la porta e si sincerò che il marito stesse dormendo, richiuse piano la porta, tornò nella sala da pranzo, e disse. – Non qui, siamo troppo in vista, andiamo nella cameretta di mio figlio.
I due uomini la seguirono, camminando con difficoltà, perchè i loro cazzi erano pronti ad esplodere.
La giovane mamma, dopo che i due nonni erano entrati nella stanza del nipote chiuse la porta.
La cameretta era arredata per offrire tutte le comodità ad un bimbo di due anni, un piccolo letto attaccato alla parete, le quali erano foderate di una deliziosa carta da parati, un comodino, e degli scaffali pieni di pupazzi e giocattoli, una sola piccola sedia, troppo piccola per degli adulti, in terra un tappeto che copriva metà pavimento, una stanza dove viveva un ingenuo bambino, presa in prestito dai suoi parenti adulti per usarla e farci delle cose vergognose.
In piedi, con il cazzo sempre più duro, Giorgio e Filippo, guardavano Federica che si toglieva i pantaloni; la giovane sempre più presa da quel gioco perverso, lo faceva con esasperata lentezza, gli dava le spalle in modo, che una volta calati i pantaloni, le sue belle chiappe in cui spariva il filo del tanga, sgusciassero fuori rotonde e sode.
I due uomini, avevano gia visto quel culo divino quasi nudo al mare, ma vederlo adesso stranamente era un’altra cosa, più volgare, più eccitante, dopo i pantaloni, anche il tanga scivolò a terra, Federica era rimasta solo in maglietta, sempre di spalle l’alzò sopra i seni, e si girò.
I due uomini rimasero senza fiato, vedendo la giovane mammina nuda, il pube ricoperto da radi peli crespi, il seno sodo con al centro i capezzoli lunghi e duri, come due ciucciotti pronti per essere succhiati. Per quanti sforzi facessero i due, non resistettero alla voglia di posare le mani su tutto quel ben di dio, ma Federica con gesto autoritario li fermò. – Ricordatevi la promessa, guardare e non toccare !
Sudato, Giorgio disse. – Hai detto che ci mostravi la fica, così vediamo solo il pelo !
– Calma papino, io mantengo le promesse. – Così dicendo Federica si sedette sul lettino del figlio, andò indietro con la schiena, finchè non trovò il muro, semisdraiata allargò le gambe, mostrando al genitore e al genitore del marito, il suo fiore delicato tra le gambe, eccitato e umido.
– Bellissima. – Mormorò Filippo, con gli occhi spalancati, come s’è nella stanza si fosse materiallizzata la madonna.
– Di più, facci vedere di più. – Pregò Giorgio.
Federica, con le mani si scostò le labbra della sorca, scoprendo l’interno roseo e carnoso, profondo e invitante, le sue dita s’inumidirono di secrezioni vaginali, che rendevano brillante la fregna che Federica teneva spalancata, e che ricordava una rosa di carne ricoperta di brina.
La giovane prese a masturbarsi, aveva detto ai due di non toccarla, ma lei aveva voglia di godere, e si accarezzava la fregna, mugolando; ancora una volta il padre e il suocero fecero un passo verso di lei, speranzosi di poter finalmente posare le mani su quella carne giovane e soda , ancora una volta lei gli ricordò le regole che avevano stabilito per quel gioco perverso.
– Sei un egoista, tu ti masturbi, e noi non possiamo sfogarci. – Disse Filippo, accarezzandosi il cazzo attraverso i pantaloni.
Infilandosi le dita sempre più profondamente, e ansimando senza pudore, la giovane svergognata a gambe spalancate, mugolò. – Masturbatevi anche voi, s’è volete.
Così anche lei avrebbe finalmente visto i cazzi duri, che da un po’ occhiegiavano spavaldi tra le gambe dei due uomini infoiati.
Che non s’è lo fecero ripetere, come due missili, i due cazzi scappellati, uscirono finalmente fuori dalle patte, i loro padroni li menavano , e pian piano arrivarono un passo alla volta, vicino alla giovane mammina, che da quando quei cazzi duri che adesso la sovrastavano erano venuti alla luce, aveva preso a masturbarsi con più foga, adesso erano in tre a mugolare, le cappelle dei membri tenuti saldamente nelle mani dei due uomini maturi che si sparavano una meravigliosa sega come due adolescenti, s’imbiancavano di liquido preorgasmico, gli occhi fissi sulla fica che Federica con una mano si teneva aperta, mentre tre dita dell’altra, ben lubrificate facevano su e giù, entravano dentro, fino in fondo, e uscivano imperlate di brodo uterino, scuotendo il corpo della donna, fino a fargli sobbalzare i bei seni.
Ansimando e chiavandosi con le sue dita, la giovane venne, mugolando, anche gli uomini godettero sparando sul corpo scosso dall’orgasmo sotto di loro, schizzi densi di sborra calda, che si abbatterono scomposti sul viso e sul seno della giovane che non conosceva vergogna, poi dalle cappelle che i due uomini strizzandosi il cazzo come fosse una bottiglietta di maionese, fecero colare il resto sopra la fregna.
Federica continuò ad affondarsi le dita nella fica trasportando all’interno la sborra ancora calda del padre e del suocero.
Il gioco era terminato, era stato bello, ma in tutti e tre i partecipanti, era rimasto come un senso d’incompiuto, ma con la certezza che questo era solo l’inizio di qualcosa che li avrebbe portati, molto più dentro molto più a fondo nell’enorme mare della perversione, un mare che tutti e tre non vedevano l’ora di esplorare.
Il suono del campanello li fece sobbalzare, le mogli dei porci con il figlio dalla svergognata erano tornati, i due uomini, rimisero al loro posto gli uccelli ancora sporchi di sborra, e uscirono dalla cameretta; mentre si rivestiva Federica, notò la copertina sul letto del figlio, chiazzato da macchie di sborra, e una più grande quella che si era formata sotto il suo culo, grazie all’enorme dose di secrezioni che la sua fica aveva ruscellato fuori , si affrettò a cambiarla, e mentre finiva di sistemare quella pulita sul lettino, il figlio irruppe nella stanza abbracciandola, dopo averla baciata il piccolo si scostò e gli disse. – Cos’hai nei capelli mamma?
Federica si passo una mano tra i capelli, li dove gli indicava il bambino, si guardò la mano, e sopra c’era un grumo di sborra fresca, la giovane la leccò, e rispose allo sguardo interrogativo del figlio. – E gelato amore, i nonni hanno offerto alla mamma, un bel gelato alla crema. – Mentì Federica sentendosi sempre più troia.
Ma gli orgasmi, con cui i tre avevano messo fine al vergognoso gioco, non era bastato a tranquillizzarli, anzi era stato solo l’aperitivo, che aveva avuto l’effetto di accrescere la loro fame.
Federica, stava dando da mangiare al figlio, dalla scodella prendeva cucchiate di pappa, e la dava al figlio, ma lo faceva distrattamente, la sua mente era fissa ai cazzi duri, del padre e del suocero che gli scaricavano addosso il succo dei loro coglioni, mentre lei si masturbava volgarmente.
Persa nei suoi osceni pensieri non prestò la necessaria attenzione al figlio, che giocando gli verso addosso la scodella e relativo contenuto.
Federica scattò in piedi, la madre e suocera li vicino, si impaurirono. – Cos’è successo? – Chiese preoccupata la madre, vedendo la figlia scattare in piedi.
– Niente mamma, non ti preoccupare, il bambino mi ha rovesciato addosso la pappa.
– Tutto qui, sembrava che ti avessero sparato, sei un po’ distratta bambina mia, va tutto bene? – Disse la suocera.
– Si tutto a posto, vado a cambiarmi.
Per andare nella sua stanza. Federica doveva passare dal salone; dove c’erano i responsabili del suo stato confusionale, erano seduti a tavola che giocavano a carte.
La pappa, gli aveva macchiato i pantaloni proprio tra le gambe.
-Accidenti, sei veramente eccitata. – Scherzò Filippo.
La svergognata sorrise, aveva ancora voglia di giocare, si avvicinò ai due, e si mise tra loro. – A che giocate? – Domandò la porca.
– A scopa tesoro, nell’attese di scopare tè. – Disse il padre mettendogli una mano sul culo.
– Avevo detto di non toccare. – Mugolò Francesca.
– Il gioco e finito, cara mia. – Disse Filippo, portando la mano aperta tra le gambe della nuora e stringendogli la fica.
Sentendosi stringere la fica, la giovane svergognata, si curvò leggermente in avanti, il padre che gli accarezzava il culo, gli spinse due dita tra le chiappe che si erano aperte, infilando il tessuto del pantalone ancora più dentro le sue natiche.
Tastata pesantemente dai due porci parenti, che finalmente poterono mettere le mani sù cio che avevano solo potuto guardare e sognare, sembravano due assatanati e non usavano nessuna gentilezza. Anche Federica catturata dal vortice della libidine aveva posato le mani sui cazzi duri m e li stringeva, la madre e la suocera erano a pochi passi, di là in cucina che si occupavano del bambino della svergognata, potevano entrare da un momento all’altro e coglierli con le mani nel sacco; Federica conscia di questo con uno sforzo lasciò le mazze, e strappò il suo corpo dalle mani vogliose dei due uomini, scappò via rifugiandosi nella sua camera da letto.
Il marito si era appena alzato, bello fresco e riposato, notò la macchia che la moglie aveva tra le gambe, lei gli disse del figlio che gli aveva rovesciato addosso la pappa, ma tacque, sul fatto che la macchia, era dovuta anche all’eccitazione che aveva in corpo e che gli faceva bagnare la fregna a pozzanghera.
Devid uscì dalla stanza e Federica rimase sola con i suoi pensieri e l’oscena voglia che non voleva andarsene, ma che la costrinse ad indossare al posto dei pantaloni, una corta gonna di jeans, non una minigonna, ma una gonna abbastanza corta, si cambiò anche la maglietta, indossandone un’altra ugualmente aperta davanti, stava per uscire, quando sulla soglia, si fermò alzò un piede e si sfilò le mutandine e le ripose in un cassetto, e nuda sotto la gonna con la fregna che gli colava senza sosta, tornò in famiglia.
Il padre appena la vide con la gonna, e le lunghe gambe affusolate nude , gli sorrise. Filippo sì morse un labbro guardandola, come per dire ti mangerei viva.
La partita in tv stava per iniziare, il marito, e i due porci, davanti al televisore sembravano essersi scordata di lei, che ne rimase un po’ delusa, perchè la troia aveva ancora voglia di giocare, scazzata come una bambina viziata, a cui i genitori hanno negato qualcosa, andò fuori in giardino, dove c’era il figlio e le nonne che lo marcavano stretto, per fortuna perchè Federica al momento era in grado di prendersi cura solo di qualche bel cazzo duro, stette un po’ con loro, poi decise di annaffiare qualche pianta, andò dietro la casa, il giardino la circondava tutta, srotolò il il tubo aprì il rubinetto, e diresse il getto d’acqua verso un bel roseto, in piedi con il tubo in mano ogni tanto si guardava intorno, e assicurandosi che nessuno la guarda si metteva una mano tra le gambe e si accarezzava la fica.
A Giorgio le partite di calcio non l’avevano mai preso più di tanto, specialmente adesso che in testa aveva la fregna della figlia, che dopo averla sognata per anni finalmente aveva potuto vederla, ma questo non aveva attenuato la sua fissazione anzi l’aveva accresciuta, s’affacciò alla finestra e la vide che annaffiava il pezzo di giardino di fianco alla casa, in piedi, giovane e bella, con quella gonna e la maglietta scollata, un richiamo irresistibile per qualunque uomo anche per un padre, lasciò gli altri a guardare la televisione, e andò in giardino, prima dalla moglie per sviare le acque, scherzò un po’ con il nipote, e poi disse che andava ad aiutare la figlia ad annaffiare, ma era lei che voleva annaffiare un altra volta di sborra.
Federica si stava guardando attorno perchè la sua fica reclamava un’ altra carezza, e vide il padre, gli sorrise.
– Ciao papà, sapevo che la partita ti avrebbe stancato presto. – Cinguettò la ragazza.
– Lo sai che a me il calcio non piace. – Disse il perverso genitore, che con le mani in tasca si massaggiava l’uccello e lo faceva volutamente apposta in modo che la figlia lo notasse.
– Si lo sò preferisci giocare con le mie mutandine. – Rise la svergognata, sempre più a suo agio nei panni della troia.
– Acqua passata tesoro, adesso, mi piace giocare direttamente con quello che dovrebbero coprire, cioè la tua bella fica.
– Papino sei un porco lo sai, dire queste cose alla tua dolce bambina.
– La mia dolce bambina mi ha appena mostrato la sua bella fica, che mi e piaciuta molto, ma papà preferisce un’altra parte di tè che ha appena intravisto, indovina quale?
La risposta di Federica non si fece attendere lo sapeva bennissimo di che si trattava, il padre l’aveva invocato mentre si masturbava la prima volta che l’aveva visto farlo. – Il culo papino, vuoi vedermi il culo.
– Si tesoro hai indovinato, ma più precisamente il buco del culo, quello da cui esce la cacca.
Il padre gli voleva vedere il buco del culo, e magari anche incularla. Federica non l’aveva mai dato a nessuno, nemmeno quelle poche volte che aveva tradito il marito, ma era una cosa che voleva provare e gli sembrava giusto che il primo a sodomizzarla fosse il padre, anche perchè erano anni che sognava di farlo.
Ma ancora voleva giocare. – D’accordo papà, ti faccio vedere il buco del culo, ma come prima, guardare e non toccare. – Il tono di voce era tornato normale, continuava a giocare alla troia ma non alla bambina.
– Andiamo nel capanno degli attrezzi. – Disse la svergognata facendo segno al padre di seguirlo.
Il capanno era piccolo e pieno fino quasi a scoppiare, lo spazio in cui muoversi veramente limitato, Federica si appoggiò a un banco di legno con le braccia tese e la testa girata verso il padre dietro di lei , e alzò la gonna scoprendosi il culo nudo.
– Non ai messo le mutandine, troia. – Finalmente Giorgio chiamò per nome la figlia.
Federica si morse un labbro sentendosi chiamare cosi dal padre, che intanto dietro di lei si era abbassato alle caviglie i pantaloni, prendendosi in mano il cazzo. – Dai fammi vedere, il buco del culo. – Disse impaziente.
Federica si allargò le natiche, e scoprì il buco scuro e cresposo del culo.
– Che troia che sei, figlia mia che bellissimo buco di culo che hai. – Mentre lo diceva l’uomo si avvicinava strascicando i piedi verso la figlia a pecorina.
– Papà guardare e non toccare, stai lontano, papà… !
Ma Giorgio non si fermò, aveva il cazzo duro come il ferro, lo sguardo fisso al buco del culo della figlia.
– Papà non farlo, ti prego papà. – Federica pregava il padre, ma continuava a tenersi le chiappe ben scostate, e il culo aperto.
L’uomo piombò addosso alla figlia la prese per i fianchi, e gli spinse l’uccello verso il foro anale.
Federica strinse il culo in un ultimo tentativo di autoconservazione, ma già sentire il cazzo paterno, che tentava di forzarlo, gli dava un leggero piacere, rilassò l’ano proprio nell’istante in cui Giorgio si prodigava nel massimo sforzo nel tentativo di violarlo, e questo provocò l’improvviso affondo totale dell’intera mazza dura nel buco tenero, che si sfondò aprendosi.
Federica aveva perso l’ultima verginità, il padre gli aveva fatto male, ma lei era riuscita stoicamente a non urlare, sè l’avesse fatto avrebbe rischiato di far accorrere, tutti i parenti e buona parte del vicinato, a cui avrebbe dovuto spiegare che aveva provocato il padre al punto, che lui esasperato gli aveva rotto il culo.
Federica era quella che aveva sentito dolore, ma una calda lacrima era scesa su una guancia di Giorgio, finalmente aveva il cazzo dentro il deretano della figlia, l’aveva visto formarsi giorno dopo giorno, arrotondarsi fino a diventare quel capolavoro che era oggi e lui finalmente, ci stava affondando il cazzo, sentiva lo stretto budello avvolgergli la mazza, come in trans iniziò a farla andare, era vero non era un sogno stava inculando Federica, stava rompendo il culo alla figlia.
La giovane, passato l’iniziale momento di dolore, cominciò ad apprezzare quel rapporto contro natura, sentiva il padre addosso e il suo cazzo che gli viaggiava nel culo, il suo bacino gli sbatteva sopra le natiche. – Si, si, si, dai papà inculamiiii, cosiiii, mi piace papàààà, mi piace prenderlo nel culooooo. – Mugolava la svergognata.
– Che culo, che hai bambina mia che culo delizioso, non sai quanto stai rendendo felice il tuo vecchio, facendoti sfondare il buco del culo. – Grugniva l’uomo, muovendosi ritmicamente dietro la figlia dentro il culo della figlia.
Federica, venne muovendo il culo, il padre sprofondava dietro di lei senza sosta, sudando come un maiale.
Finchè non sborrò, si svuotò le palle completamente nel culo di Federica che senti il posteriore riempirsi di sborra paterna.
Giorgio rimase abbracciato alla figlia, ancora piegata sopra il tavollaccio di legno, mentre sentiva svuotarsi l’ano dalla mazza dura e la sborra sgocciolare fuori.
– Grazie bambina. – Disse l’uomo.
– Grazie a tè papà, per avermi fatto godere così tanto, lo rifaremo presto vero?
– Puoi giurarci, sarai la donna con il culo più sfondato della terra.
Padre e figlia, tornarono dai parenti abbracciati e sorridenti.
La porca con il culo rotto di fresco si unì alla madre e alla suocera a giocare con il figlio; Giorgio rientrò in casa, dove a guardare la tv c’era il genero incazzato perchè la sua squadra stava perdendo, chissà sè lo sarebbe altrettanto sè gli dicessero che hanno appena sverginato il culo alla moglie, e l’uomo che l’aveva fatto si abbatte sulla poltrona, stanco.
Il padre del cornuto, si accorse dello stato del consuocero, e gli fece l’universale segno, del dito infilato tra il pollice e l’indice a forma di fica dell’altra mano a significare, l’hai scopata? Giorgio fece segno di no con la testa, ma fece un gesto simile solo che le dita unite formavano un cerchio, per dire, l’ho inculata.
Filippo, alzò il pollice per complimentarsi, era un po’ invidioso, ma era giusto così.
Il cornuto guardava la partita mangiandosi le mani e non si accorse di nulla, mentre i due porci li vicino pensavano a come fare per riempire di sborra la bella Federica.
Ma la domenica passò, e non riuscirono a fare nient’altro. Giorgio andò via da casa della figlia soddisfatto, per avergli finalmente fatto il culo, un po’ meno Filippo che in fondò aveva solo assaporato superficialmente la troiaggine della nuora, ma giurò che si sarebbe rifatto al più presto.
Federica anche era soddisfatta, adesso sapeva di essere una troia rotta in culo e d’ora in poi avrebbe vissuto da tale; David si grattava la testa, erano le corna che cominciavano a spuntare, le prime di una lunga serie.
Nei giorni che seguirono Filippo e Giorgio si sentirono spesso, volevano Federica tutta per loro, per fargli tutte le porcherie che avevano in mente, sicuri che la giovane l’avrebbe apprezzate, da quella troia che era.
Filippo conosceva il posto adatto, possedeva un bungalow in montagna, un po’ isolato, ma come portarci la nuora da sola, lei aveva un marito e un figlio, che non poteva abbandonare nemmeno per un giorno, senza fornire adeguate spiegazioni.
L’uomo sorridendo, s’immaginò la scena di Federica che diceva a suo figlio ” Caro, tuo padre e il mio, vogliono portarmi in un bungalow in montagna per riempirmi di sborra, ti dispiace sè vado? ” Filippo sorrise ancora, stava sognando una cosa impossibile, telefonò a Giorgio magari a lui sarebbe venuto in mente qualcosa.
Giorgio ascoltò e poi disse. – Chiamiamo Federica, magari si inventa lei qualcosa, le troie adultere sono sempre piene di idee, quando si tratta di mettere le corna al marito.
Federica, stava uscendo dalla doccia quando squillò il telefono di casa.
– Rispondi tu cara, io finisco di dare la pappa al bambino. – Urlò David dalla cucina.
Federica alzò la cornetta. – Pronto.
– Sono papà tesoro, come stai?
– Sto bene papy, il culo non mi fà più male, quando possiamo vederci, ho tanta voglia di prenderlo ancora dietro. – Disse a bassa voce la troietta, che sentiva la fica bagnarsi e il culo palpitare ricordando il giorno che il padre l’aveva inculata.
– Bambina mia t’inculerei anche subito lo sai, ma con tuo marito e tua madre tra le palle dobbiamo fare attenzione, ti chiamo proprio per questo, tuo suocero ed io avevamo in mente di portarti nel suo bungalow in montagna un fine settimana, per farti fare un indigestione di cazzo, ti va l’idea?
La porca si mise una mano tra le gambe, e rispose. – Certo che mi và, ma come faccio con il bambino e il cornuto?
– Pensa a qualcosa, e poi chiamaci, d’accordò? ciao troiona di papà, ricordati che ti daremo tanto di quel cazzo da farti stare male. – Poi l’osceno genitore riattaccò.
Intanto la figlia era rimasta con la cornetta del telefono in mano, mentre con l’altra si accarezzava la fica, eccitatissima per quello che il padre gli aveva detto, solo il marito che la chiamava la costrinse a smettere prima dell’orgasmo, si ricompose e andò da lui, ma gia stava pensando al modo di andare con il padre e il suocero in quel bungalow a farsi sbattere come una vacca, senza insospettirlo.
La soluzione non c’era, era solo da inventarla. Federica aveva troppa voglia, chiusa in un bungalow con due maschi che la desideravano fortemente, uno era il padre l’altro il suocero, la sua libidine era alle stelle; l’unica che poteva aiutarla era la sua amica Alberta, lei l’avrebbe coperta, e non era necessario dirgli propio tutto.
La chiamò, e gli disse cosa avrebbe dovuto fare; l’amica avrebbe dovuto chiamare il marito, e chiedergli s’è Federica poteva andare un paio di giorni con lei, in un posto tranquillo, perchè si sentiva un po’ depressa e aveva bisogno di compagnia.
Alberta lo fece ma gli chiese curiosa chi fosse l’uomo con cui cornificava il marito, Federica rispose che lei non lo conosceva, non faceva parte del loro giro di amicizie
ed era solo per stavolta, uno sfizio che voleva togliersi, poi sarebbe tutto finito, si raccomandò della massima discrezione, l’amica la tranquillizzò, e gli disse che presto gli avrebbe chiesto di ricambiargli il favore.
Il cornuto abboccò, e diede il permesso alla moglie di andare con l’amica, convinto di fare una buona azione, non sapeva che la buona azione la stava facendo al padre e al suocero, che si sarebbero goduto il giovane corpo della moglie.
Federica chiamò subito il padre. – Pronto papà, tu e l’altro vecchietto fate il pieno di viagra, questo fine settimana sono tutta vostra, e vi voglio in forma, capito?
Esultandò come Tardelli dopo aver fatto goal alla Germania nell’ “82”, Giorgio chiamò Filippo, che alla notizia quasi urlò dalla gioia, ma si trattenne perchè li vicino c’era la moglie e non poteva spiegargli il perchè di una simile gioia; era fatta, la zoccola che il figlio aveva sposato, a sua disposizione per due giorni, giovane bella e piena di voglia.
I due fortunati uomini, dissero alle moglie che andavano il fine settimana in montagna, per un rilassante week-end di pesca, per fare scena caricarono tutto l’occorrente in macchina, Federica li aspettava in centro, la caricarono e partirono, la troia indossava una minigonna, sotto a coprire la fica gia bella eccitata un minuscolo perizoma bianco, uno di quelli che tanto piacevano al padre; Federica, sedeva dietro a gambe larghe, mostrandole senza vergogna.
Alla guida c’era Giorgio, di fianco Filippo, che non resistette ad allungare una mano e tastare quella bella fichetta senza vergogna.
Sull’autostrada la giovane svergognata, si stava ciucciando il dito medio, con l’altra mano si accarezzava la fica. – Perchè non passi dietro Filippo, ho tanta voglia di farti una pompa. – Sbiascicò la troia con il suo dito in bocca.
Filippo saltò dietro, si adagiò con la schiena sul sedile, e lasciò fare a Federica, che gli slacciò i pantaloni, il cazzo che uscì fuori era gia bello duro, ma al tocco della mano di Federica, raggiunse il massimo della rigidita, lo masturbò guardando il nonno di suo figlio negli occhi, aprendo la bocca e leccandosi le labbra, facendo pregustare all’uomo il piacere che avrebbe provato una volta che l’uccello ne sarebbe stato avvolto, ma non aveva fatto i conti con l’impazienza di Filippo, che la prese per la nuca e la spinse in basso, facendogli ingoiare l’uccello.
Davanti cercando di non distrarsi troppo mentre guidava, Giorgio vide la faccia estasiata dell’uomo, e la testa della figlia tra le sue gambe che si agitava con il cazzo in bocca; sentiva chiaramente le succhiate e le leccate della figlia che sembrava stesse divorando il cazzo al suocero, il suo intanto era diventato talmente duro, che aveva difficoltà anche a schiacciare il pedale della frizione per scalare le marcie. – Dopo tocca a mè. – Disse il padre della bocchinara.
– Ummhhmmffffhh. – Fu la risposta della figlia, che non poteva parlare, troppo occupata a ciucciare, era una cosa oscena fare un pompino al suocero, pensò Federica, ma farlo al padre, era una cosa divinamente oscena.
– Ahhh, puttana, sborroooo, siiiii. – Filippo, senti la sborra che dalle palle, gli saliva bollente lungo il cazzo, e dalla cappella si riversò in bocca alla troia.
Che alzando la testa, e con la bocca piena domandò. – Ti e piaciuto? li fa bene i pompini tua nuora?
La risposta Filippo la diede compiendo un gesto inaspettato, prese la testa della nuora tra le mani, e la baciò, mettendogli la lingua in bocca, dove si sentiva ancora forte il sapore della sua sborra.
Presa di sorpresa, la giovane disse. – Sei veramente un maiale, ma mi piaci così.
Una frenata improvvisa, costrinse i due, a reggersi per non essere scaraventati in avanti. Giorgio aveva visto una piazzola di sosta, l’unico posto in autostrada dove fermarsi, scese dall’auto, apri lo sportello posteriore e fece scendere Filippo, entrò nell’auto e aggredì la figlia, gli mise una mano nelle mutande, e due dita in fica, la giovane si inarcò, gorgogliando felice dell’assalto del padre.
Filippo si mise alla guida e ripartì, mentre nel sedile di dietro padre e figlia stavano aggrovigliati, ancora una volta Federica si ritrovò con un cazzo in bocca, quello del padre, l’auto proseguiva la sua corsa tranquillamente, rispettando i limiti di velocità.
Dietro Giorgio si godeva il pompino della figlia, tutti troppo presi da cio che stavano facendo non si accorsero dell’enorme tir che gli si era affiancato sulla corsia di sorpasso, e l’autista e il suo compagno, dall’alto del loro cabinato, stavano guardando il pompino che una giovane donna faceva ad un uomo di mezza età, diedero qualche colpo di clacson.
Federica smise di ciucciare il cazzo, e mentre con una mano continuava a masturbarlo con l’altra salutava i due improvvisati guardoni; Filippo uccellerò superando il tir, che rientrò nella corsia di marcia dietro di loro.
Federica riprese a spompinare il padre, portandolo all’orgasmo; la svergognata aveva soddisfatto tutti e due i suoi accompagnatori, ma lei era ancora piena di voglia, le mutandine erano fradice e la fica gli colava senza fermarsi.
Stava per chiedere al padre di fargli un ditalino, e farla venire così da calmare un po’ l’incendio che gli bruciava la fica.
Ma non c’era tempo, Filippo si fermò all’autogril, per sgranchirsi un po’ le gambe, e bere qualcosa, l’unica che non aveva sete, naturalmente era Federica che si era bevuta due belle e abbondanti sborrate, però doveva pisciare, ma non voleva fare una normale pisciata nel bagno della stazione di servizio, voleva farla davanti agli uomini con lei, questo doveva essere un week-end, fuori dalla norma in tutto e per tutto, in qualunque circostanza.
Tutti e tre scesero dalla macchina, gli uomini li intorno si girarono a guardare la giovane in minigonna, con la faccia da troia.
Giorgio e Filippo s’incamminarono verso la stazione di servizio. Federica preferì attenderli, aveva visto, un piccolo boschetto dietro l’autogril, al ritorno dei due si sarebbe fatta accompagnare lì da loro e l’avrebbero guardata mentre si liberava la vescica, ma proprio davanti al boscetto, ci parcheggiò il tir con a bordo i due che l’avevano vista in azione con il cazzo del padre; Federica sorrise, cambiò programma all’improvviso, e si incamminò verso di loro.
La donna sculettando passò davanti ai due camionisti, che la riconobbero immediatamente, una faccia da troia così non la si dimentica facilmente.
La troia li salutò sorridendo e si infilò nel boschetto, I due camionisti si guardarono e la seguirono, la trovarono, accucciata in terra, con le mutandine scostate che pisciava. – Salve ragazzi, serve qualcosa? – Domando la svergognata continuando a pisciare come una fontana, tra le coscie la bella fica oscenamente in vista.
Uno dei due camionisti quello più massiccio, grosso e con due braccia enormi, rispose. – Io e il mio amico vogliamo verificare una cosa.
Rimanendo nella stessa posizione mentre il getto di urina che gli usciva dalla fica si andava affievolendò, Federica rispose. – Fate pure.
Quello che aveva parlato, si tirò giù la lampo, da cui uscì una bestia di proporzioni bibliche gia duro e nodoso, lo avvicinò alla faccia di Federica che spalancò gli occhi stringendo la fica, fermando momentaneamente il getto di urina. L’uomo avvicinò di più la mazza al volto di Federica e gli disse di salutare con la mano, poi rivolgendosi all’amico, domandò – Allora che mi dici, e lei o no.
L’altro camionista si grattava il mento. – Si mi sembra lei, la bocchinara di prima, quella a cui piace succhiare il cazzo ai vecchietti.
– Non solo ai vecchietti. – Disse Federica, agguantando il cazzo enorme che gli si agitava davanti alla faccia, quasi a volersi assicurare che fosse vero o un allucinazione provocata dalla sua voglia, era vero, spalancò la bocca e ingoiò la cappella, e con la lingua gli lecco il piccolo buchetto sopra.
– Siii, ahhh, dev’essere proprio lei, senti che lingua. – Mugolò il camionista, che si ritrovò in quella bocca mai sazia di cazzo.
L’altro camionista si avvicinò anche lui, con il cazzo gia pronto ma che sembrava una copia in scala ridotta dell’altro, che finì tra le grinfie e in bocca alla trucida, che si infilava in bocca prima l’uno poi l’altro, fili di bava gli colavano mentre eseguiva l’operazione.
A Federica, piaceva ciucciare cazzi, ma dopo essersi liberata la vescica, aveva un altro bisogno impellente, voleva essere chiavata, la fregna gli boccheggiava dalla voglia di essere invasa di carne dura.
Si alzò e si sfilò il perizoma, abbracciò il camionista con l’uccello asinino, gli aderi al cazzo con il pube. – Scopami. – Gli disse. – Voglio il tuo cazzone in fregna, ora !
Il camionista era un omone grande e ben piazzato fisicamente; Federica una giovane senza un filo di grasso, si sentì alzare di peso, l’uomo gli passò le braccia muscolose sotto le coscie abbrancandogli le chiappe con le sue manone grandi come racchette da tennis, , lei gli mise le sue intorno al collo taurino, il cazzo grosso, proporzionato al padrone, ondeggiò in aria alla ricerca della fregna spalancata davanti a lui, il primo affondo andò a vuoto, colpendo il pube peloso della giovane che gia mugolava, immaginandosi come dev’essere bello prendere quell’affare in fica, ma dovette attendere ancora, anche il secondo affondo andò a vuoto, troppo basso, gli lambi le labbra della fica, ma non entrò scivolando in basso.
Appesa all’uomo a gambe spalancate ; Federica impaziente chiese. – Allora? Ci riesci a sbattermelo dentro.
L’uomo grugnì, alzò ancora la troia, prese un po’ di rincorsa tirando indietro il bacino e stavolta riusci a centrare la fregna aperta, gli entrò allargando le grandi labbra e gli sprofondò dentro.
Federica gettò la testa all’indietro, le bracce tese e le mani intrecciate tra loro dietro la nuca dell’uomo, che la teneva di forza alzata da terra, e gli sbatteva prepotentemente il cazzo nella fica spalancata. – Finalmente ! – Mugolò Federica, che si sentiva riempire da quell’enorme cazzo, mentre l’uomo la dondolava, come s’e in braccio tenesse una marionetta: Federica gemeva senza ritegno, non era mai stata presa in quel modo, sentiva la forza sovrumana dell’uomo, si sentiva un fodero, e il cazzo del camionista era la spada.
L’altro camionista stufò di fare lo spettatore, aveva puntato il bel culo della giovane, anch’esso esposto, grazie alle mani dell’altro, che la teneva per le chiappe scostandole. Mentre Federica si faceva impalare, sentì una cosa dura appoggiarsi al suo ano delle mani appropriarsi dei suoi seni stringendoli, quello che la stava scopando in fica si fermò, rimanendo piantato in lei, e aspetto che l’amico la sodomizzasse. Federica gridò, all’affondare del cazzo duro nel suo buco di culo, che in passato era stato visitato solo una volta; era tra due uomini non toccava terra e aveva un cazzo in culo e uno in fica, cominciarono a muoversi insieme, era troppo bello, e Federica godette, vibrando tra le braccia dei due camionisti, che continuavano a pistonarla, davanti e dietro, non si rese conto che stava mugolando e ansimando, come un ossessa, spaventando così il padre e il suocero, che ritornando dal bar non l’avevano trovata, avevano aspettato un po’ ma non vedendola arrivare sì misero a cercarla, quando sentirono le sue urla accorsero preoccupati, e la trovarono impalata tra i due camionisti , si resero conto, che non la stavano violentando, e che ci stava, non stava soffrendo ma godendo come una laida baldracca, e godette ancora quando senti gli spruzzi di sborra, allagargli, entrambi i buchi, il camionista, che l’aveva inculata si tolse, e dal buco del culo aperto ruscellò la sua sborra, l’altro che gli aveva sborrato in fica, e che l’aveva tenuta sospesa in aria tutto il tempo, continuava a tenerla così mentre camminava verso i due uomini che l’accompagnavano, il cazzo aveva perso consistenza e gli era scivolato fuori dalla fica che colò come il culo di sborra, gli lascio le chiappe e le gambe di Federica toccarono terra, lei rimase abbracciata all’uomo che tanto piacere gli aveva donato, dietro di lei il padre e il suocero.
L’uomo gli scostò una chiappa, e mostrò il buco del culo ai due che guardavano stupiti la madre del proprio nipote, abbracciata ad un uomo enorme e sconosciuto, che con un ghigno in bocca gli diceva. – Riprendetevela questa baldracca, e fate attenzione c’è un sacco di brutta gente in girò. – Detto ciò allontanò da sè la giovane, che volle toccare ancora l’enorme cazzo che penzolava tra le gambe dell’uomo.
Federica si reggeva al padre, mentre guardava i due camionisti che andavano via ridendo.
Le sue parti basse ancora colavano di sborra, mentre Filippo raccoglieva il perizoma e facendogli alzare una gamba, per infilarglielo lui stesso.
Mentre il suocero compiva l’operazione Giorgio chiese a alla figlia. – Ti e piaciuto?
La giovane guardò il padre, sembrava una bambina. – Si papà, mi e piaciuto troppo, ho paura, non sò frenarmi, ho un’ indicibile voglia di fare porcherie, con tutti. Mio dio cosa sono diventata?
– Quello che sei sempre stata, una troia, solo che adesso lo sai di esserlo, e ti comporti come tale. – Gli disse dolcemente il padre.
– E a noi non dispiace affatto. – Continuò Filippo, che dopo aver sistemato le mutandine alla nuora gli accarezzava la fregna.
I tre risalirono in macchina, diretti nel bungalow, dove avrebbero continuato con gioia a discendere sempre più nel buio pozzo della perversione assoluta. FINE

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