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Racconto erotico

Guida di un figlio alla seduzione

Non posso legarlo ad una specifica data, ma penso che l’idea in mente è cominciata a venirmi un paio di anni fa, quando due eventi che avrebbero cambiato la mia vita per sempre si verificarono nello stesso periodo.
La prima cosa che successe fu che io, come ogni altra persona della mia età realizzai che mi sarei svegliato ogni giorno con un pasticcio appiccicaticcio nel mio pigiama, ed un’erezione che ci potevi appendere un cappotto di vigogna su finchè non mi fossi masturbato.
La seconda cosa che successe fu che iniziai a notare che Barbara aveva un corpo… e che corpo !!!
è alta più di un metro e 75, ha una cascata di capelli ricci neri che le cadono fino a metà schiena e due occhi verdi luminosi. Ha due sedi rotondi e adorabili e lunghe gambe abbronzate.

Il problema è che Barbara era mia madre.

Poteva avere 37 anni ma aveva un viso e un corpo da diciottenne. è americana (anche se da 20 anni vive qui in Italia) e come tutte le americane ha la mania del fitness, e dunque un corpo stupendo, e ha conservato l’accento alla “Heather Parisi” che diventa più forte quando è nervosa, con intercalare di parole in inglese.

Così per curare i miei …sogni bagnati… ho iniziato a fantasticare su mia mamma.
Era sempre così sexy…. Mi appostavo alla finestra per vederla prendere il sole solo con un perizoma e niente pezzo di sopra. Avevo la bava alla bocca mentre la guardavo tingersi di rosso le adorabili unghie dei piedi prima di mettere i tacchi a spillo e uscire di casa.

Sapevo alla fine che sognare su di lei sarebbe stato tutto ciò che avrei mai avuto….. a meno che ……a meno che non facessi qualcosa per sedurla.
Durante le settimane successive formulai un piano, sfruttando la conoscenza di prima mano che avevo del suo carattere e della sua forma mentis. Non mi avrebbe garantito successo, e ci sarebbero voluti dei mesi per realizzarlo, ma per lo meno era un passo nella giusta direzione.

Chiamai la fase 1 la “fase di ammorbidimento” . Decisi che ogni giorno, per un mese intero, quando nessun altro dei membri di famiglia era a portata di tiro avrei fatto a mamma un piccolo complimento. Niente di provocante, giusto il tipo do cose che ogni cose potrebbe dire a sua madre.
Per esempio il primo giorno commentai quanto le stavano bene i capelli con quella pettinatura.
Il giorno dopo le dissi che il suo profumo aveva proprio un bell’odore.
Alla fine del mese tutti questi appuntini avevano avuto l’effetto che volevo. In pratica, potevo dirli senza diventare nervoso o imbarazzato e mamma aveva imparato ad accettarli senza pensarci su due volte.

Poi decisi di passare alla fase 2. Questa richiedeva che tutti le condizioni fossero a posto. Ciò successe circa 5 settimane dopo che avevo deciso di intraprendere il mio piano.
Andai in cucina per colazione dopo che tutti gli altri erano usciti di casa e vidi mamma in maglietta azzurra e minigonna nera. Le diedi il buongiorno e poi feci un fischio sa scaricatore di porto. Mamma si girò mentre ripassavo con gli occhi su e giù le sue splendide gambe. Le dissi che erano le gambe più belle che avessi mai visto e che tutte le ragazze della mai età avrebbero dato l’anima per averne un paio così in forma.
Grazie ai complimenti giornalieri che le avevo fatto nelle settimane precedenti mamma prese la cosa nel verso giusto del tipo “grazie honey è carino da parte tua dirmi questo…”
Era esattamente il tipo di reazione che avevo sperato. Significava che le prossime settimane avrei potuto affibbiare a mia madre soprannomi del tipo Gambe calde, Gazzella, senza che le lo trovasse strano o volgare. E come piccolo bonus, notai che da quel momento in poi iniziò a indossare indumenti
più corti in casa più di frequente del normale.

La fase 2 implicava anche che spendessi del denaro. Così come avevo abituato mamma a farle dei complimenti carini, volevo riuscire a farle dei regali anche in giorni in cui canonicamente le persone ricevono doni.
La prima cosa che le comprai fu il profumo che le piaceva di più. Glielo diedi mentre eravamo una sera soli a casa. Mi chiese quale era l’occasione e accennai che non ci doveva essere un occasione speciale per un figlio per fare un regalino a sua mamma. Lei accettò il dono graziosamente e le chiesi di promettermi di non dirlo al resto della famiglia, visto che mi avrebbero preso in giro per anni. Mamma giurò che sarebbe stato il nostro piccolo segreto. Mi chiesi quanti altri segreto avremmo condiviso prima che il mio piano fosse finito.

La settimana dopo le comprai un’orchidea e quella dopo ancora una piccola scatola dei suoi cioccolatini preferiti. Mi ringraziò ogni volta, ma quando i regali divennero parte della routine settimanale il clamore che faceva cominciò a scemarsi.
Alla fine dopo che sei doni in altrettante settimane erano stati accettati, le comprai quello grosso.
Di nuovo il tempo doveva essere giusto. La mia chance venne un pomeriggio quando mamma si stava preparando per un appuntamento. Due volta all’anno delle amiche di liceo venivano in Italia a fare shopping e mamma puntualmente la sera le portava a cena fuori.
Quando la vidi, gli occhi mi uscirono dalle orbite: indossava il più corto e attillato vestitino nero che avessi mai visto. Aderiva alle curve del suo corpo come una seconda pelle. Si era inoltre tinta le labbra di rosso fuoco, così come le unghie delle mani e dei piedi. Stava così scalza di fronte a me, tutta sexy e abbronzata, la criniera di capelli neri che brillava come una leonessa..

Le dissi quanto fosse sexy vestita così, e naturalmente accettò questo complimenti come oramai li accettava tutti, senza nessun clamore. Fu allora che decisi di darle il regalo che avevo nascosto in camera mia per tre settimane. Corsi in camera e tornai portando in mano una scatola confezionata deliziosamente. La passai a mamma con più nonchalance che potei, mentre il cuor mi batteva da matti.
Questo sarebbe stato il primo test importante.

Mamma adorava ricevere regali e strappò la carta da regalo come se fosse una bambina. Quando questo fu finito rimase tenendo la scatola fra le mani. Mi guardò con un’espressione sorpresa e io la incoraggiai a guardare dentro.
Si sette sul divano e si mise la scatola in grembo. Con questo movimento il vestito si sollevò pericolosamente lasciando le gambe lunghe preda del mio sguardo eccitato.
Velocemente estrasse il contenuto della scatola tenendolo alto tra le mani.
Erano un paio di sandali con i tacchi a spillo rosso scarlatto. Avevano solo due sottili cinghie sul collo del piede che si allacciavano l’un l’altro attorno la parte superiore della caviglia. Le chiesi se le piacevano ma la sua reazione già mi aveva risposto.

Mamma mi chiese perché le avevo comprato un paio di scarpe così adorabili che dovevano essere state così costose. Le risposi che le avevo viste in vetrina e che meritavano di essere calzate da più bel paio di gambe della città. Le suggerii di indossarle subito perché andavano così bene col suo vestito e mamma fu d’accordo.
Mi sedetti di fronte a lei mentre incrociava la gamba destra sulla sinistra.
Mamma non aveva assolutamente al fatto che così facendo mi aveva dato una breve scorsa alle sue diafane mutandine nere.
Sentii l’erezione del mio uccello mentre infilava al piede il primo sandalo e legava le cinghie attorno alla splendide esile caviglia. Quando incrociò le gambe per mettere l’altro. Ero nella posizione giusta per dare una bella guardata alla parte superiore del vestito.
Il vestito aveva un taglio alto intorno al collo, così non c’era scollatura da sbirciare, ma era chiaro che mamma non portava il reggiseno. Quando ebbe indossato le scarpe, Mamma si alzò per rimirarsi nello specchio a figura intera che si trovava all’ingresso.
Approfittai di questa opportunità per andare in camera e tornare con la macchina fotografica cosicché potessi farle alcune foto prima che uscisse.

Guardo ritornai, mamma si era riseduta in salotto. Le dissi che sembrava meglio di qualsiasi fotomodella e che meritava qualche foto per ricordare l’evento. Mamma arrossì e disse che non avrebbe voluto che il laboratorio fotografico sviluppasse foto di lei ritratte in quel modo.
Le spiegai che la mia macchina era digitale e che le immagini erano traslate direttamente sul computer. Le assicurai che solo noi due le avremmo viste e che io avrei scelto la migliore da incorniciare e da regalarle.
Potevo vedere che l’idea cominciava a piacerle così la pregai e le ricordai che aveva ancora un’ora di tempo. Quando mamma fu d’accordo potevo credere a stento che il mio piano andasse così bene. Ero contento di avere indossato jeans aderenti poiché non permettevano alla mia erezione di svettare troppo, anche se mi era già scomodo stare all’inpiedi.

Avevo 36 scatti ad alta risoluzione a mia disposizione. Cominciai con qualche posa innocua finchè entrambi eravamo entrambi nello spirito giusto. Poi le suggerii di cambiare un po’ le posizioni.
Le chiesi di girare la schiena verso di me e di mettere le mani sui fianchi con la testa rivolta verso di me.
Questa andò molto bene, così decisi di chiedere a mamma di piegarsi col busto come se stesse allacciandosi le scarpe. Sorprendentemente lo fece. Mi
piegai in modo tale da fare sembrare le sue gambe ancora più lunghe e facendo così feci un grande scatto che includeva il sedere di mamma imperlato nel perizoma.
Per gli ultimi scatti le chiesi di sedersi sul divano. Incrociò le gambe per me in entrambi i modi e fu anche d’accordo per stendersi con una gamba dritta ed una piegata al ginocchio. Quando fu scattata l’ultima foto non potevo crederci per come fosse andata bene. Come bonus, Mamma mi suggerì perfino di tenere tutto questo solo per noi.

Quando fui da solo corsi in camera mia e scaricai i contenuti della macchina sul computer. Avevo comprato la macchina solamente per questo motivo e fui sbalordito da quanto i risultati fossero buoni. C’erano abbastanza foto per masturbarmi per il resto della mai vita. Avevo anche comprato della carta fotografica speciale e stampai su uno di questi fogli una delle foto più innocue che avevo fatto di mamma. Poi la piazzai in una bella cornice a giorno cosicché gliela potessi dare più tardi.

Era ora di mettere in atto a pieno regime la fase tre.
D’ora in poi le cose diventavano molto più difficili. Se erravo a valutare le situazioni la mia vita familiare poteva finire per sempre.
Misi comunque da parte questi pensieri e mi concentrai sul piano.

La prossima fase iniziò un paio di giorni dopo. Mamma era da sola in cucina e io la salutai col mio, ora abitudinario nome di “gambe sexy”. Lei si voltò e mi sorrise e mi offrì la chance di darle la fotografia in cornice. Mamma fu molto impressionata da sia la qualità della foto che da ciò che mostrava, ma sperò che non fossi troppo arrabbiato se quella foto l’avesse vista solo lei.
Naturalmente a me andava benissimo, ma io finsi disappunto. Questo sguardo che mostrai mi fece ottenere da mamma la risposta che volevo. Si sentiva in colpa che io mi ero dato tanto fastidio e si chiese che se c’era qualcosa di speciale che potessi fare per lei.

Io scherzai che la prossima volta avrei voluto fare delle foto in biancheria intima sexy e in calze a rete. Mamma ci rise su, come speravo che avrebbe fatto, e disse che riavrebbe pensato su. Ma il seme era stato piantato.
Nelle due settimane seguenti, ogni volta che mia madre mi chiedeva di fare qualcosa come pulire la mai stanza o fare una commissione, le avrei detto che sapeva qual era il mio prezzo. Divenne un grande scherzo tra di noi ma sapevo che prima o poi ci sarebbe stato qualcosa di cui aveva così tanto bisogno da forzarle a pagare il mio prezzo.
L’opportunità venne dopo un mese circa. Mamma aveva pianificato di andare con delle amiche a teatro in una città vicina. I biglietti erano venduti a peso d’oro e ricordo com’era eccitata di essere riuscita ad accaparrarseli per lei e per le sue amiche. Era pronta per andare alla stazione per prendere l’ultimo treno utile quando mi disse che la sua auto non partiva. Non c’era tempo per chiamare un taxi e mi pregò di portarla con la mia.

Le dissi di nuovo qual era il mio prezzo, ma stavolta non stavo sorridendo.
All’inizio mamma non capì che facevo sul serio e mi disse di smetterla e di prendere le chiavi della macchina. Ma quando le dissi che le chiavi sarebbero rimaste in tasca finchè lei non era d’accordo a pagare quello che volevo, l’atmosfera cambiò.
Dapprima mamma disse che era fuori questione, ma come i minuti passavano e la chance di prendere l treno in tempo diventava sempre più esile, mi disse che l’avrebbe fatto. Cercai di nascondere il senso di trionfo dalla mai voce mentre dicevo a mamma che volevo fare altre trentasei foto di lei che indossava reggiseno e slip sexy, autoreggenti e tacchi alti. Mamma era seria e imbronciata e disse che lei ne avrebbe fatte solo venti. Risposi che per me andava bene se una di questa fosse stata in topless. A quel punto sapevo che sarebbe stata d’accordo ma le cose fra di noi sarebbero cambiate per sempre. Mamma con riluttanza promise che il giorno dopo avrei avuto le mie foto. Sapevo che era troppo seria per rompere la promessa così corsi alla stazione e la misi sul treno.

Quella notte riuscii difficilmente a dormire. Mi masturbai un paio di volte solo pensando all’indomani. Devo essermi abboccato poiché la cosa che vidi subito dopo fu la luce del giorno.
Quando andai in cucina mamma era da sola seduta sul divano, alzò lo sguardo verso di me e mi suggerì di fare presto così la facevamo finita subito.
Le dissi che volevo farle le foto in camera mia e che l’avrei aspettata lì. Ci alzammo e andammo ognuno nelle nostre camere.
Preparai la macchina ed il mio letto. Sentivo il cuore rimbombarmi con anticipazione per quello che doveva succedere.
Dopo un paio di minuti sentii bussar alla porta. Dissi a mamma entrare. La porta si aprì lentamente e lei entrò indossando una lunga sopravveste di seta nera. Mi chiese cosa doveva fare. Le risposi di iniziare con un paio di scatti all’inpiedi. A titolo di prova, mamma slacciò la cinta della veste.
Avevo la bocca secca e stavolta non feci alcun tentativo di nascondere la mia eccitazione.
Si voltò e fece scorrere la sopravveste per terra sopra le spalle. Indossava un reggiseno merlettato bianco ed un perizoma dello stesso colore. I miei occhi scesero sulle lunghe gambe, coperte fino ai piedi di autoreggenti color carne. Le unghie dei piedi erano al solito dipinte di rosso e aveva indossato i sandali rossi che le avevo dato il mese scorso.
Non dimenticherò mai il primo eccitamento a stare con mia mamma nella mia camera da letto con lei che indossava nient’altro che biancheria intima trasparente.

Sapevo che avrebbe fatto ogni posa che volevo pur di finire velocemente.
Le feci una serie do foto incluso alcune di mamma stesa sul letto prese dall’alto. All’inizio si rifiutò di guardare l’obiettivo, ma alla fine fu d’accordo di fare sguardi sexy e di imbronciare le sue adorabili labbra rosse.
C’erano rimaste solo tre foto. Mamma stava contando. Le dissi di far scivolare sensualmente entrambe le spalline del reggiseno e di sedersi sul letto.

Era da urlo. Per la penultima foto, le chiesi di slacciarsi il reggiseno e di tenere a coppa i seni come per impedire che trasbordassero.
Poi venne l’ultima. Dissi a mamma di far cadere il reggiseno per terra e d arcuare la schiena il più possibile. Mi leccai le labbra mentre lasciava andare il materiale leggero. Alla fine vidi i suoi grossi globi dorati in tutta la loro abbronzata magnificenza. I capezzoli erano sormontati da adorabili areole scure e la pelle era tesa e scintillante. Devo essere rimasto assorto per un po’ perché lei mi intimò di fare l’ultimo scatto. Appena finito, mamma era di nuovo vestita e all’inpiedi. Mentre mi sfiorava passando la sentii esclamare ” spero che sei fiero di te. ”
Non so dire perché ma la lussuria ti fa fare cose divertenti.

Ora avevo tutto quello che avevo bisogno per iniziare la quarta e finale fase del mio piano di seduzione. Ammetto che ci sono voluti dei giorni per trovare il coraggio per questa parte, la più pericolosa, ma i miei desideri ebbero la meglio su di me.
Chiesi a mamma di venire in camera mia. Lei venne sdegnosa e mi chiese cosa volessi.
Erano le prima parole che aveva pronunciato da quando aveva posato per me in biancheria intima.
La feci sedere alla scrivania e le mostrai la foto in topless sullo schermo del computer. Lei commentò che sperava che mi divertissi a masturbarmi guardandola. Non caddi nella sua trappola e mi limitai a premere il pulsante del mouse.
L’immagine di mamma sullo schermo era rimpiazzata da una lista di indirizzi e-mail. Mia madre se li studiò. Avrebbe dovuto riconoscere quello delle sue amiche. Ma poteva essere perdonata per non sapere quello del suo dottore, del suo dentista, del suo capo al lavoro, del vecchio della porta accanto che faceva sempre il guardone quando prendeva il sole e finalmente di zio Carlo che aveva sempre avuto una passione per lei.

Mamma non aveva ancora capito, così le chiesi secondo lei cosa sarebbe potuto succedere se tutte queste persone in qualche modo riuscissero a ricevere via mail la sua foro in topless.

La trappola era scattata. “Cosa vuoi ? !! ? What do you want from me ! ? ! ” mi chiese.

” beh, mamma, come hai detto tu. Le tue foto sono ottime per masturbarsi. Ma sai mi sono stancato oramai di usare la mia mano…” risposi tranquillo, sfiorandole con la mano in mezzo alle gambe giusto per essere chiaro.

Ecco l’avevo detto.
Ora, quale sarebbe stata la sua reazione ! ?
Pensava che stessi bluffando ! ? !
Cosa me ne veniva in ogni caso a rovinarle la vita se avesse detto no ! ? !

Bene, penso di essere un grande giocatore di poker perché dopo essere stata in silenzio per un minuto alzò lo sguardo verso di me bloccandomi la mano che le accarezzava il ventre sui jeans.

Disse: ” Ok…mi avrai solo una volta e poi mi farai cancellare queste foto per sempre. ”
“quando ? ” le chiesi.
“non oggi” rispose mamma “gli altri tornano fra poco. Domani mattina. E non in camera mia. Here. Qui in camera tua. ”

Potete immaginare che l’attesa è stata la più lunga della mia vita.
Il giorno dopo, schizzai la mattina presto sotto la doccia e mi sbarbai. Ritornai a letto e aspettai.
La tentazione di masturbarsi fu enorme. Il mio arnese era duro come una roccia fin da quando mi ero svegliato. Ma sapevo che farsene una ora sarebbe stato uno spreco. Così tenni le mani lontane dal ventre e aspettai ancora.
Sentii gli altri salutare mamma prima di uscire di casa e alle dieci sapevo che eravamo soli in casa io e lei. Sentii il cuore battermi forte mentre sentivo i passi di mamma per il corridoio.
Pensavo che entrasse subito invece andò in bagno. Sentii lo scroscio della doccia e dopo pochi minuti mamma entrò nella sua camera da letto. Mi chiesi
quanto tempo ancora mi avrebbe fatto aspettare e se sarei stato capace di tenere le mani lontano da me ancora a lungo.

Alla fine un quarto d’ora dopo sentii aprirsi la porta della camera da letto di mamma. Il ticchettio dei tacchi alti sul parquet si fermò improvvisamente fuori la mia stanza.
Eccolo, questo era il momento che stavo progettando da mesi. Mi sedetti sul letto con un groppo alla gola e le farfalle allo stomaco. Guardai la porta di camera mia che si aprii lentamente.
La prima cosa che vidi fu il piede destro di mia madre incastonato nel sandalo rosso sexy.
Poi, al rallentatore, una caviglia nuda e dorata.
Quindi mamma entrò completamente in camera mia chiudendosi la porta dietro di sé.
La guardai sopra e sotto mentre stava ferma al lato del letto. Le labbra erano della stessa tonalità invitante di rosso delle scarpe. L’unica altra cosa che indossava era un sexy baby-doll bianco.

“allora! ? Non mi fai accomodare! ? ? ” mi chiese.

Ripresi i sensi e sollevai la sola coperta che mi stava coprendo. Vidi mamma gettare un’occhiata alla mai erezione mentre si sedeva sul letto. Feci scorrere la mano sulla sua spalla. La pelle era liscia come velluto al tocco. Mi inginocchiai sul letto con la mia arma puntata sulla sua schiena.
Accarezzai con le labbra tutta la lunghezza del collo, cingendola con le mani sul davanti in grembo. Con fare febbrile le slegai i quattro laccetti che tenevano insieme la parte davanti dell’indumento di mamma. Alla fine l’indumento si aprì. Glielo scoprii dalle spalle e le dissi di alzarsi in modo tale
da farlo venire via completamente.
Mamma obbedì e stava ritta in piedi di spalle a me completamente nuda.

La tirai giù sul letto. Mentre stava completamente stesa, le toccai i seni per la prima volta. Erano pieni e sodi mentre li spremevo forte. Mamma si limitava a guardare il soffitto mentre piegavo la testa per succhiare e mordere i capezzoli. Mentre li leccavo e li ripassavo in bocca diventavano sempre più duri, ed io mi chiedevo se, anche contro la sua volontà, mamma si stesse man mano eccitando.

Mi rialzai e mi inginocchiai alla fine del letto ai piedi di mamma. Afferrai la cinghia alle caviglie della sua scarpa destra e feci leva per portarmela al viso. Affondai la lingua negli spazi tra le dita dei piedi e poi la feci scorrere al lato del piede fino al tallone. Sentii qualcosa che mi sfiorava l’uccello, e quando guardai giù vidi che mamma stava ripassando il tacco alto dell’altra scarpa lungo tutta la mia asta. Vedere questa scena mi fece quasi venire all’istante, cosa che certamente non volevo fare.

Per calmarmi un attimo iniziai a risalire con la lingua lentamente le gambe di mamma. Quando arrivai alle ginocchia, le divaricai e iniziai a muovermi lungo la parte interna della coscia verso la sua tana. Potevo vedere la traccia di umido che la saliva aveva lasciato brillando sulla sua pelle abbronzata.
Alla fine la punta del naso arrivò a contatto con le sue labbra vaginali, odorava come il miele.
Inoltre non ero l’unico che si era sbarbato stamattina, mamma era completamente glabra. Introdussi le mani nell’incavo delle gambe e le sollevai in modo tale che le ginocchia arrivarono a toccare i seni. Appena la mia lingua fu a contatto delle labbra gonfie di mamma , con la coda dell’occhio vedevo la sua mano desta afferrare la coperta. Utilizzai la bocca e la lingua per aprirla bene e rimestare più che potevo. Mentre titillavo il clitoride vidi che lo strappo sulle coperte divenne più forte. Comunque mia madre non fece un suono, cercando di non ricevere piacere e di fare vedere che non ne provava.

Io decisi, o meglio il mio uccello decise, che era venuto il tempo per l’iniezione di carne di mamma. Mi posizionai sulla sua fessura ora calda e bagnata. Le mie braccia erano stese ai lati delle spalle di mamma. La guardai in viso mentre la entravo per la prima volta…e probabilmente l’ultima.
Il primo affondo andò dentro fino all’attaccatura.
Mamma girò la testa di lato a destra tenendo gli occhi chiusi. Ma pensai che se avesse morso il labbro inferiore più forte avrebbe iniziato a sanguinare.
Passai i primi due-tre minuti con colpi lenti e fino in fondo; non volevo venire troppo presto. Quando pensai di essere in controllo della situazione iniziai ad accelerare il ritmo.
Posai lo sguardo sul volto di mia madre. Ora il suo respiro era accelerato e aveva iniziato a tempestare il letto di pugni. Mugolava sommessamente ad ogni affondo.

Questo mi eccitò sul serio e iniziare ad andare ancora più forte.
Guardai giù il mio ventre mentre la mia asta entrava ed usciva da mamma. Era bagnata e appiccicaticcia e ancora dura come la roccia.
Ecco, stavo scopando mia madre, avevo domato la leonessa. Il mio cazzo entrava ed usciva da dentro di lei, e anche se lo negava…le piaceva. Potevo sentire fremere i suoi muscoli sotto di me. Gli enormi seni induriti dall’eccitazione si strusciavano contro il mio petto.

La mia attenzione ritornò sul viso di mamma quando fuori di sé urlò “oohh my Good!!! “. Gli occhi socchiusi erano coperti da una pellicola leggera.
In quel momento le sue mani afferrarono le mie natiche e mi forzò dentro di se più a fondo che potessi. Sentii che la vagina si allagava completamente di umori, mentre cercava di strizzarmi il membro come non mai.
Avevo portato mia mamma all’orgasmo.
Questo evento inaspettato mi eccitò ai matti e sentii i testicoli che iniziavano a tremare.
Calcolai che sarei venuto circa dopo dieci o dodici colpi e i miei affondo erano sempre più veloci.

Quando seppi di essere vicino chiesi a mamma se potevo venirle in bocca.
Lei chiese, retoricamente, con occhi di fuoco, se avesse una scelta. Le dissi di aprirsi perché ero quasi al limite.

Lo cacciai fuori dalla sua tana e afferrai il membro forte alla base dell’asta. Mi arrampicai sopra le braccia ed il corpo di mamma per metterglielo in bocca prima che fosse troppo tardi. Le sollevai la testa con una mano e glielo cacciai tra le labbra giusto in tempo.
Sentii la calda umidità della lingua di mamma sorvolare sulla cappella mente lei ingoiava più velocemente che poteva tutto ciò che cacciavo. Mi è sembrato di scaricarmi dentro di lei per anni.

Quando ebbi schizzato anche l’ultima goccia, collassai contro il muro dietro il lato del letto.
Che scopata!! Mamma cacciò il mio membro molle e pulsante dalla bocca e si alzò dal letto. Andò al computer e pigiò il tasto Delete prima di raccogliere il baby-doll e di uscire silenziosamente dalla stanza. Prima di uscire dalla porta mi fissò con uno sguardo rovente e poi uscì, il ticchettio dei passi che si dileguava.

Mentre stavo recuperando le forze sul letto, ancora non ci potevo credere che era tutto finito e che mesi di pianificazione erano andati così bene.
So che sarà difficile e strano ora tra di noi. Ma penso che alla fine e me l’hanno dimostrato i fatti e tanti piccoli particolari che ha avuto piacere non solo a fare l’amore con me, ma anche ad essere sedotta da me. Poteva rifiutarsi e non l’ha fatto.
C’ero riuscito una prima volta a sedurre mia mamma e farla urlare dal piacere. Ora sarebbe stato anche più bello portarla un’altra volta a letto e sperimentare altre cose.
Venirle dentro riempiendola bene…. venirle fra le tette succulenti.. chissà..
Avrei avuto bisogno di un altro piano..
Nel frattempo…

Andai alla scrivania e vidi che mamma aveva cancellato le foto. Per fortuna le avevo salvate su un floppy disk. FINE

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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