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Ho una confessione

Non posso continuare in questo modo. Sono sull’orlo della pazzia. In questi ultimi tempi la mia vita è diventata assurda e non credo di poter reggere ancora per molto.
Ma cominciamo con ordine, fin dall’inizio.
Era domenica e mio padre era andato a vedere la partita della sua squadra, in tv, a casa d’amici ed io (Andrea) e mia madre (Paola) eravamo rimasti a casa da soli. Stavo studiando, sono iscritto al primo anno d’ingegneria, quando mi sentii chiamare da mia madre, infastidito per essere stato distratto dai miei ragionamenti, andai a vedere cosa voleva. Era salita sulla scala a prendere i costumi e le altre cose da mare in cima all’armadio visto che ormai eravamo ai primi di luglio e, a causa di un movimento troppo azzardato, era quasi caduta se non si fosse aggrappata ad un’anta. Fortuna che l’armadio c di quelli di una volta, fatti bene, altrimenti sarebbe venuta giù insieme all’anta stessa.
In ogni modo si trovava appesa e lontana dalla scala che dovetti spostare sotto di lei per farla scendere da le. Nel fare ciò alzai gli occhi per posizionare la scala proprio sotto di lei e, dato che si trovava con la gonna, le vidi le gambe, che continuavano a muoversi alla ricerca di un appoggio, facilitandomi la visione delle sue parti intime coperte da un paio di mutandine nere abbastanza trasparenti.
Rimasi inebetito da ciò che vedevo, mi ripresi solo perché mi esorto a fare presto che non ce la faceva più a reggersi. Per fortuna non si accorse di cosa mi fece perdere tempo.
Una volta tornato in camera, non riuscii più a concentrarmi sullo studio, ero profondamente turbato. Dopo più di un’ora passata a guardare i libri, decisi di uscire.
Durante la settimana successiva all’incidente mi recai ogni giorno in facoltà a studiare sino al sabato quando diedi l’esame. Finalmente era giunta l’ora della vacanza poiché l’esame successivo era a settembre.
Mi ritrovai a non sapere che fare poiché tutti i miei amici erano ancora impegnati con gli studi quindi mi ritrovai ad andare a mare con mia madre che non se la sentiva di andare da sola in spiaggia. Tale situazione, per me, era una vera tortura. Ogni volta che i miei occhi si posavano su di lei, mi tornava in mente quello che avevo visto quel giorno.
La spiaggia in quel periodo era ancora poca affollata. Passai quasi tutto il tempo in acqua mentre lei si stese a prendere il sole. Come ogni anno si ritrovò con una lieve scottatura alla schiena e, il pomeriggio, le dovetti passare della crema per alleviarle il bruciore. Per agevolare l’operazione si tolse la maglia dandomi le spalle e, tenendosi il seno coperto con un braccio, si stese sul letto. Finito dovetti correre in camera prima che mi vedesse e si rendesse conto che avevo in atto una vistosa erezione che non riuscivo a controllare.
Ero frastornato da quello che stava accadendo, essermi eccitato a causa di mia madre,
era pazzesco. Decisi di farmi una doccia per alleviare i miei bollori.
In ogni modo, la situazione non cambiò, l’attrazione della carne era più forte di me.
Anzi le cose peggiorarono un giorno al mare, quando stavo aspettando che uscisse dalla cabina, come ogni giorno prima di tornare a casa. Gironzolando scorsi dei ragazzini, sui tredici, quindici anni, dietro la zona delle cabine, che stavano sbirciando da una fessura.
Si erano trovato un bel posto, vi era un muro di recinzione che li copriva nascondendoli, li si poteva scoprire solo se ci si portava dietro le cabine.
Mi resi conto quasi subito che stavano spiando mia madre che probabilmente era nuda.
Stranamente invece di incazzarmi e mandare via quei guardoni mi senti salire un’eccitazione di notevole forza, mi sentivo orgoglioso del fatto che mia madre riscuotesse tanto successo.
Non le dissi dei ragazzini, chi sa cosa avrebbe pensato di me, a ragione! Tornati a casa non resistetti a guardare dal buco della serratura mentre faceva la doccia.
Rimasi estasiato da quello che vedevo. Quando toccò a me fare la doccia ci misi molto tempo, dato che dovetti masturbarmi per non esplodere a causa della pressione interna.
Il giorno successivo, tornati al mare, il mio cervello elaborava situazioni da creare per arrivare a toccare quelle carni tanto desiderate. Decisi di optare per gli scherzi in acqua.
Fu mia madre ad entrare per prima in acqua, io aspettai che andasse un poco a largo, come era solita fare, e la seguii. Raggiuntala, iniziai.
Facevo finta di volerla annegare, spingendola sott’acqua, la situazione iniziava ad essere agitata al punto giusto. Nella frenesia dei movimenti feci scivolare una mano su di un suo seno, afferrandolo per un attimo. Quel contatto mi fece sentire una scossa.. Lei sembrava non essersi accorta di nulla, quindi continuai. Mentre cercava di allontanarsi la presi alle spalle, lei cercò di liberarsi e cose facendo fece sbattere i suoi glutei sul mio sesso che era tremendamente duro! Era impossibile che non si fosse accorta di nulla, ma dal suo comportamento non si riusciva a capire.
Distratto, mi feci mandare sotto da una sua spinta energica. Una volta sotto allungai le mani per afferrarla da una gamba e spingere anche lei giu. Come punto di presa scelsi la sua coscia destra, al contatto con quella carne morbida e soda allo stesso tempo, non resistetti e feci scivolare la mano che si trovava all’interno coscia sino a toccare con due dita il suo costume. Sentii la folta peluria sotto la stoffa ed il mio dito medio riuscii a penetrare leggermente in lei.
Ero impazzito, non riuscivo a fermarmi. La tirai giù e mi proiettai verso la superficie. Nell’operazione riuscii a sfiorarle anche un capezzolo con le labbra, era stupendamente duro. Una volta tirata la testa fuori dall’acqua per prendere fiato sentii la sua mano che si posava, aperta sul mio sesso e mi dava una spinta, che l’aiuto ad allontanarsi da me per raggiungere la spiaggia.
Io dovetti aspettare un poco prima di poter uscire dall’acqua, visto la protuberanza che mi ritrovavo sotto il costume.
Raggiunto il mio telo mi stesi e nessuno dei due disse più una parola fino a quando mia madre si alzò e mi disse che era ora di tornare a casa.
Raccogliemmo tutto e ci avviammo a cambiarci, arrivati vicino le cabine io dissi che andavo al bar a prendere qualcosa da bere e lei entrò.
Naturalmente io andai a vedere se anche quella volta c’erano i ragazzini, ma non li trovai, quindi decisi di dare un’occhiata io dal buco.
Vidi mia madre già nuda seduta sulla panca a gambe aperte e con la testa appoggiata alla parete, mentre con una mano si accarezza fra le gambe e con l’altra si strizzava un capezzolo. Quella era la prova che si era accorta di quello che era accaduto in acqua e, soprattutto, non le era dispiaciuto.
Sentii l’esigenza di toccarmi ed inizia a masturbarmi molto lentamente. La mia mente iniziò ad elaborare una serie di pensieri che in seguito mi fecero rabbrividire.
Pensavo a quanto porca dovesse essere mia madre, a quanto le piacesse il sesso e a quanto sarebbe piaciuto a me farmela, perdermi fra le sue carni.
Fui distratto da questi pensieri dalla venuta di mia madre. Ormai ero fuori di me, dovevo fare qualcosa, e feci!
Mi alzai in piedi e provai ad infilare il mio sesso nel buco nella parete e vi riuscii, quindi attesi che accadesse qualcosa.
Per alcuni secondi non avvertii alcun rumore da dentro, fino a quando lo scricchiolio delle asse di legno non mi fece capire che si stava muovendo.
I rumori si fermarono proprio al di lr della parete di legno dove mi trovavo, era di fronte a me, mi stava sicuramente osservando. Mi colpe il fatto che non profferì parola.
L’attesa mi stava consumando, non sapevo se potevo resistere ancora per molto. Sino a quando non avvertii un leggero tocco sulla punta del glande. Mi stava toccando con un dito.
Si faceva sempre più ardita, sino a quando non mi impugnò con decisione e delicatezza allo stesso tempo.
Da come mi teneva capii che si era inginocchiata, infatti iniziai ad avvertire il suo respiro sulla carne.
Iniziò a baciarmi delicatamente sulla punta, per poi prendermi completamente in bocca. La sua lingua sembrava impazzita.
Poi, sfilatoselo di bocca, iniziò a passarselo sul petto, sui capezzoli, a stringerlo fra i seni. Era fantastico, ma fine anche quel trattamento. Mi chiedevo se avrebbe continuato oppure si sarebbe fermata.
Continuò! Adesso mi massaggiava con le sue natiche, mi faceva scorrere in mezzo a quel solco che prima, in acqua, avevo furtivamente saggiato coperto dalla stoffa del costume. Doveva piacerle molto quello che stava facendo perché, quando mi fece arrivare a contatto con il suo sesso, avverte che era completamente bagnata. Fece scorrere le sue grandi labbra sul mio pene per poi farmi affondare dentro di lei.
Fu una sensazione magnifica, il calore e l’umidità, ma soprattutto ero dentro mia madre.
Si muoveva stupendamente, avevo voglia di sentire il contatto del suo corpo, di afferrarle i seni, ma c’era una parete che ci divideva.
Mi stava portando sull’orlo dell’orgasmo, avevo paura di venirle dentro. Per fortuna lei capì e si staccò e mi riprese in bocca, dove venni in modo pazzesco. Ripresomi, mi stavo per avviare quando dal buco nella parete cadde un bigliettino. Fui sorpreso, lo presi e lo lessi. C’era scritto il nostro numero di telefono e le istruzioni per contattarla in modo che ne io ne mio padre lo sapessimo.
Infilai il bigliettino in tasca e mi diressi alla porta della cabina. Appena arrivai
uscì mia madre, con il viso raggiante e ci dirigemmo a casa.
C passata una settimana dalla storia della cabina. Adesso non so che fare. La voglia carnale che ho nei confronti di mia madre non c diminuita, anzi è aumentata, ma di contro mi sento un verme, sporco, per quello che ho fatto. Da un lato vorrei fare quella telefonata per darle un appuntamento e rivelarmi a lei, ma dall’altra parte, oltre alla paura che lei scopra tutto, non credo sia una cosa che debba fare, à del tutto immorale.
Come scusa per provare mi sono detto che in fondo ha fatto tutto lei, io ho solo infilato il mio pene in quel buco. Ma so benissimo che non c cose.
Ecco, questo è il peso che mi porto dentro. Che cosa devo fare? FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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