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I parenti di mia moglie- Mia suocera

Ero rimasto da solo a casa dopo aver accompagnato la famiglia in villeggiatura. C’era solo mia suocera che passava per casa durante la mattinata, quando io non c’ero, per sistemare il casino che lasciavo e per prepararmi qualcosa da mangiare. Per fortuna non era una rompipalle, anzi, era una persona piuttosto discreta. All’epoca aveva circa 55 anni. Piuttosto rotondetta: insomma non certo un tipo che faceva sognare.
Una sera tornai a casa con una decina di video porno di vari generi (non ho mai disdegnato nulla del sesso), e con un paio di birre gelate mi diedi a sane masturbate stravaccato sul divano. Trascorsi diverse ore a spipparmi fino a che il sonno non ebbe il sopravvento. Mi risvegliai che erano già le sette del mattino: appena in tempo per farmi una doccia, mettere le cassette nel mobile e filare in ufficio. Sarei tornato a casa come al solito per le tredici, ma quella mattina dovetti andare all’Ufficio delle entrate per lavoro, così che mi ritrovai sottocasa circa quaranta minuti prima del solito. Di sicuro mia suocera era ancora da me e di conseguenza bussai al campanello. Trascorse troppo tempo dalla bussata ed io pensai che forse era già andata via. Stavo per mettere la chiave nella toppa quando Anna (mia suocera) aprì. Era tutta rossa in viso ed era pure trafelata.
– Cosa ti succede, mamma, non ti senti bene?
– Scusami Mario, ma ero nel bagno quando hai bussato. Non ti aspettavo così presto.
– Ho dovuto fare una commissione esterna e ne ho approfittato per tornare prima. Ma tu perché non ti siedi un attimo, mi sembra che non ti senta troppo bene.
– Non ti preoccupare, non ho niente.
– Sarà, ma non sono tranquillo. Forse è meglio che oggi tu rimanga da me, visto pure che tuo marito è fuori.
– Ma… non so se è il caso.
– Cacchio, non ti preoccuperai di dare fastidio? Per me sei la padrona di casa.
– Ti ringrazio Mario, sei molto gentile. Se ti fa piacere rimango.
– Certo che mi fa piacere. Anzi, ti dirò, una volta tanto mangiare in compagnia non mi dispiace affatto. Per il momento vado a farmi una bella doccia: oggi fa un caldo insopportabile.
Presi un paio di slip puliti e subito m’infilai nel bagno. Dopo un quarto d’ora ne uscii quasi rinato. Indossavo gli slip tra le altre cose piuttosto ridotti, ma tanto mia suocera era abituata a vedermi girare per casa quasi nudo.
– Ti ho preparato un aperitivo. Per andare in tavola ci vuole ancora qualche minuto.
– Va benissimo, mamma, mi distendo un pochino sul divano e mi guardo il telegiornale.
Presi il bitter e mi avviai in salotto. Accesi il televisore e mi stravaccai. Ma mentre seguivo le ultime notizie, la mia mano toccò qualcosa di umidiccio sotto il cuscino. In un primo momento non capii di cosa si trattava ma subito dopo realizzai: erano un paio di mutande da donna ed erano completamente fradice. Istintivamente le annusai avendo la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che erano intrise di umori femminili. Ecco cosa stava facendo mia suocera prima che io arrivassi a romperle le uova nel paniere: si stava trastullando. All’improvviso mi vennero in mente le videocassette della sera prima e istintivamente girai lo sguardo verso il mobile: l’anta era semplicemente accostata. Mi alzai per andare a controllare: una cassetta era fuori posto. La presi e lessi il titolo (cosa che generalmente non faccio mai, tanto… ): “Incesto d’annata”. La ricordavo perfettamente. Era la storia, se così si può dire, di un’anziana signora e suo marito che avevano rapporti con la propria figlia e i nipoti. C’erano anche alcune scene di fisting. Mi prese quasi un colpo: ero stato scoperto da mia suocera. Devo dire però che mi ripresi subito: anche lei s’era guardata il film (il nastro era quasi alla fine mentre io lo riavvolgo sempre) e dallo stato delle sue mutande non ne era rimasta certamente indifferente. Non so cosa mi prese, ma decisi di stuzzicarla. Logicamente ero eccitato e la cosa si notava, ma non feci nulla per nasconderlo. Entrai in cucina e mi avvicinai ai fornelli per spiluccare
– Ti ho visto sai, non ti permettere di assaggiare.
– Ma mamma, c’è un odorino che mi fa venire l’acquolina
– A tavola, forza. è pronto.
– Benissimo, ho una fame.
Mia suocera indossava una camicetta bianca che a malapena tratteneva due tette V taglia tenute su da un robusto reggiseno ricamato. Sotto invece aveva una gonna piuttosto corta che lei usava solo per casa. Devo dire che alla luce di quanto avevo scoperto la vedevo diversamente: tutto sommato aveva comunque le fattezze della “femmina”, anche se piuttosto in carne. I suoi 55 anni li portava discretamente. Mentre mangiavamo mi alzai per prendere del vino. I miei movimenti era molto lenti in modo da mettere bene in mostra la mia eccitazione. Presi una brocca e vi travasai del buon bianco. Poi mi venne un’idea: facendo finta di inciampare le rovesciai tutto il vino addosso bagnandole completamente la camicia e ciò che aveva sotto.
– Accidenti, ma cosa combini…
– Scusami mamma, sono mortificato
– Va bene, non ti preoccupare Mario, non è nulla. Solo che ora mi devo cambiare e non so proprio cosa mettermi.
– Ci dovrebbe essere qualche camicia di tua figlia.
– Già, e dove la metto? Mia figlia di seno porta la seconda.
– Bè, l’importante è che ti entri, poi se non si abbottona…
– Va bene, tanto così non posso certo rimanere. Mentre vado nel bagno a lavarmi, tu per favore cercami la camicia più grande che c’è.
Si alzò avviandosi verso il bagno mentre io mi diressi in camera da letto nel mobile di mia moglie. Di proposito non scelsi certo la camicia più abbondante che c’era.
– L’appendo alla maniglia della porta.
La mano di mia suocera fece capolino dalla porta e prese la camicia. Poi dopo qualche attimo:
– Accidenti, ma ora come faccio? La camicia mi copre a stento e il reggiseno è zuppo di vino.
– Non avrai mica soggezione di me? !!!
– Almeno giura di non guardarmi.
– Nei limiti del possibile…
Mia suocera uscì dal bagno. Per poco non mi veniva un accidente. La camicia che le avevo dato copriva a malapena i capezzoli lasciando completamente fuori il resto delle tette. Erano enormi e cadenti, ma mi procurarono immediatamente una violenta erezione.
– Scusami, mi rendo conto di non essere un bello spettacolo: ho una certa età
– Ma cosa vai cianciando? Hai un seno stupendo.
– Ma cosa dici, sei impazzito? – disse incazzata – ricordati che sono la madre di tua moglie.
– Si, lo so, ma ti succhierei comunque quelle splendide zizze.
– Mario, ma… stai dando i numeri?
– No, nessun numero. Guarda un po’ cosa mi hai provocato. – Le mostrai il mio cazzo ormai fuori dalle mutande.
Lei rimase senza parole e quando tesi le mani a prenderle le tette mi lasciò fare dicendo solo:
– Credo proprio che questa giornata non la dimenticherò molto facilmente.
– No, credo proprio di no….
Strinsi quelle zizze a tal punto che Anna lanciò un grido, ma ormai ero completamente partito. Ma anche lei non fu da meno: come un’assatanata si strappò letteralmente la gonna e la camicia rimanendo completamente nuda in quanto non aveva le mutande. Allargò le cosce e con entrambe le mani si allargò la fessa a dismisura:
– Fammi vedere, fammi vedere se sei capace di riempirmela. Mettimi il tuo cazzo dentro.
– Per riempirtela ci vorrebbe tutta la mano, hai la fessa di una vacca
– E allora infilaci la mano, ma fai presto che ho voglia di sentirmela riempita.
Praticamente mi trascinò sul divano dove senza preamboli si mise alla pecorina divaricando al massimo le cosce.
– Dimmi, ti piace la mia pucchiacca? È più bella la mia o quella di mia figlia?
– La tua è sicuramente più grande e credo proprio che una sola mano non basterà.
– E allora cosa aspetti? Dai, riempimela.
– Sei proprio una puttana. Hai la fessa talmente bagnata che gocciola sul divano.
Mi chinai allora a leccarle la fica fradicia di umori, poi iniziai a penetrarla dapprima con un dito poi con due.
– Ma con chi credi di avere a che fare? Con una puttanella da quattro soldi? Dai forza, infilami questa cazzo di mano e fammi godere.
Questa volta non me lo feci ripetere e con tutta la violenza possibile le infilai in un sol colpo tutta la mano nella pucchiacca fino a ben oltre il polso, ma rimasi allibito. Invece di trovare resistenza la mia mano era scivolata dentro come un ferro rovente in un panetto di burro. Ero veramente stupefatto, ma mia suocera non mi diede neanche il tempo di riflettere:
– E allora? Che fai? Rimani fermo? Dai, datti da fare brutto stronzo.
– Visto che sei tu a volerlo…
Con un rapido movimento feci spazio per l’altra mano e con maggior decisione rispetto a prima gliela infilai dentro. Era una sensazione incredibile: avevo le due mani entrambi infilate nella sua fessa e lei non avvertiva il minimo dolore. Iniziai allora a muoverle e solo allora dalla sua bocca usci un lieve gemito che comunque non era certo di dolore.
– Allora, brutto imbecille, avevi detto che questa giornata non l’avrei mai dimenticata. Vuoi fare qualcosa perché sia così?
Ma che cazzo voleva ancora? Possibile che con due mani nella fessa sentisse appena il solletico? Decisi allora di esagerare.
– Senti vacca, visto che la tua pucchiacca non si riempirebbe neanche con il cazzo di un elefante, ho deciso di farti il culo. Ora vediamo se te lo spacco oppure no.
Ma una sonora risata di mia suocera mi bloccò.
– Piccolo saputello, ma che credi che esisti solo tu? Vuoi il mio culo? Spaccamelo se ci riesci.
– Ma… sei proprio…
– No, non lo sai cosa sono, ma lo capirai presto. Ora ascoltami, visto che non sai fare nulla, va in cucina e prendi quella bottiglia di spumante che sta sulla credenza e prendi anche del burro
Incredulo e come un automa eseguii. Tornai con la bottiglia ed il burro. Anna mi ordinò di stappare la bottiglia e di togliere bene l’involucro del tappo per poi metterla in piedi a terra. Nel frattempo lei prese del burro e se lo passò e ripassò nel buco del culo. Quando ritenne di essere lubrificata per bene si alzò e si mise a gambe divaricate sulla bottiglia. Poi lentamente scese. Ero sconvolto: aveva intenzione di ficcarsi la bottiglia nel culo. Ma fin dove sarebbe arrivata? In un attimo vidi il collo bella bottiglia sparire dentro l’ano di mia suocera mentre lei iniziò un dapprima lento ma poi sempre più veloce su e giù. Ogni volta che scendeva mi dava la sensazione che la bottiglia entrasse sempre un po’ in più. Poi all’improvviso si fermò e rivolgendomi un sorriso mi disse:
– Ora impara come si fa.
Ciò detto prese dapprima aria e poi espellendola si lasciò cadere a peso morto sulla bottiglia che praticamente le scomparve dentro. Mi accasciai a terra. Non era possibile. Quella bottiglia aveva un diametro di circa 10 cm e se l’era ficcata tutta dentro e non aveva nemmeno emesso un flebile lamento. Dopo qualche attimo mi disse:
– Ti è piaciuto? A me piace tantissimo e non riesco a capire come molti dicono che nel culo non si può. Sono convinta che piacerà anche a te, ma questo verrà dopo. Ora aiutami a muovere questa cazza di bottiglia.
Lentamente, mantenendosi la bottiglia nel culo, si mise alla pecorina invitandomi a stantuffarla. Eseguii l’ordine ma mentre muovevo la bottiglia sentii che il cazzo stava per scoppiare:
– Cazzo, stò per arrivare, e senza neanche toccarmi.
– Merda, almeno vienimi in faccia.
Abbandonai il suo culo e mi piazzai di fronte a lei. Non riuscii neanche a toccarmi che un fiume di sperma schizzò diritto sul suo viso. Altri quattro schizzi seguirono. Caddi riverso a terra e lei incurante della bottiglia che aveva piantata nel culo mi si buttò addosso baciandomi e riempiendomi la bocca della stessa mia sborra. Poi all’improvviso iniziò a tremare tutta. Per un attimo ebbi paura perché sembrava fosse presa dalle convulsioni. Ma poi mi resi conto che stava per godere. Infatti dopo qualche attimo con un urlo bestiale mi cadde riversa addosso ancora tremante ma sorridente.
Trascorsero un paio di minuti durante i quali si sentiva solo il suo ansimare. Poi quando si fu calmata disse:
– Finalmente. Era da tempo che desideravo fare sesso con te.
– Porca miseria, avresti potuto dirmelo prima.
– Già, ma non sapevo ancora come spiegarlo a mia figlia
– E chi glielo avrebbe detto?
– Io.
– Come? Ma sei pazza?
– No. Non sono pazza e nemmeno ti stò prendendo in giro. Non lo farei mai di nascosto ai diretti interessati.
– Tu sei proprio uscita di testa. Che vuoi dire? Che hai intenzione di svelarle tutto?
– Già, proprio così.
– Ma… ti rendi conto di cosa stai dicendo?
– Non ti preoccupare. Lei è mia figlia ed io la conosco perfettamente. E quanto è vero che è uscita dalla mia fessa la coinvolgerò.
– Ma tu sei proprio matta – dissi sconvolto – Sei proprio da ricovero. Se Maria venisse a sapere quello che è successo, quanto meno mi manda a fare in culo e mi caccia di casa.
– Questo è vero, ma solo se lo venisse a sapere da te o da altri.
– E perché? Tu sei speciale?
– Diciamo che difficilmente Maria non fa quello che le dico.
Queste ultime parole le pronunciò con un ghigno sulle labbra, tanto che la mia incazzatura divenne in un attimo curiosità. Cosa voleva dire? Cosa intendeva? Ma principalmente, cosa aveva intenzione di fare?
– Senti una cosa: c’è qualcosa che io dovrei sapere? C’è qualcosa che mi è stato tenuto sempre nascosto?
– Be, in effetti… credo che tua moglie qualcosa ti abbia tenuto nascosto. Ma non per cattiveria
– E per quale motivo allora?
– Se proprio lo vuoi sapere, vieni qui vicino a me e ascoltami. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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