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I piedi di mia sorella

Riccardo aveva il fiato corto… l’idea della passeggiata in montagna non sembrava più così invitante ora che le gambe gli facevano male e lo zaino gli segava le spalle. Appoggiato ad un albero, cercava di riportare un minimo di ossigeno nei suoi polmoni respirando affannosamente. “Muoviti, lumaca!!!” gli gridò Rita ridendo dalla cima della salita. Lui aprì gli occhi. Rita si stagliava contro il sole e di lei si intuiva appena la sagoma. “Arrivo, sorellina!” Cercò di gridarle, ma il fiato che gli restava gli permise soltanto di emettere una specie di grugnito. Lui scosse la testa spargendo gocce di sudore tutt’attorno e si rimise in marcia con passo lento e (sperava) costante. Arrivato in cima, vide che sua sorella era già a metà discesa e si era fermata sotto ad una quercia isolata per riposarsi un po’ e per aspettarlo. La raggiunse e si lasciò cadere a terra esausto. Rita lo guardava con un sorriso ironico e gli passò la borraccia. Lui bevve un rapido sorso e rese la borraccia.

“Grazie”

“Di niente”. Mentre i due stavano riposando, una nuvola coprì il sole accompagnata da un vento fresco che sapeva di pioggia. Non ci volle l’esortazione di Rita, questa volta, per far alzare Riccardo in fretta. Bastava il tuono in lontananza. Uno sguardo alla cartina per constatare che erano ancora lontani da qualsiasi riparo e poi via, cercando di camminare il più in fretta possibile. Purtroppo, nessuno dei due aveva pensato di portare indumenti impermeabili. Mentre camminavano cominciò a piovere. Poche gocce che rendevano il sentiero scivoloso e bagnavano senza tuttavia alleviare l’afa. Quando i ragazzi già vedevano la baita a meno di un chilometro, la tenue pioggerella si tramutò in un acquazzone violentissimo accompagnato da raffiche di vento gelido. Riccardo e Rita percorsero gli ultimi duecento metri correndo all’impazzata, ma ciò non fu sufficiente ad impedire loro di arrivare alla baita inzuppati come se avessero fatto un bagno. I due entrarono nell’unica stanza aperta anche nei mesi non estivi in cui c’era solamente un camino, una catasta di legna e una coperta. Le coperte avrebbero dovuto essere di più, ma probabilmente qualche furbo aveva deciso che gli piacevano e le aveva portate via. Rita e Riccardo si guardarono. Riccardo aveva freddo, ma Rita tremava come una foglia e aveva le labbra blu.

“Spogliati – le ordinò Riccardo in tono che non ammetteva repliche – o prenderai una polmonite”. E le gettò l’unica coperta. Intanto che Rita si svestiva, Riccardo accese il camino che comunque non sembrava minimamente sufficiente a combattere contro il vento ora gelido che entrava dalle mille fessure che ornavano la parete di legno stagionato della baita.

“Speriamo che smetta presto”. Disse Rita tremando. Riccardo grugnì una risposta di assenso. Aveva freddo anche lui, e i vestiti bagnati non lo aiutavano di certo. “Spogliati anche tu”. Gli disse Rita avvicinandosi al camino per scaldarsi. Teneva la coperta sulle spalle senza badare di coprirsi e senza la minima traccia di imbarazzo. In fondo, Riccardo la vedeva nuda da quando era nata… Anche Riccardo si spogliò e constatò, con sollievo (e contrariamente alle sue previsioni) che la vista del corpo nudo di Rita non gli aveva provocato un’erezione.

“Vieni qui…” Disse piano Rita facendo passare la coperta anche attorno alle spalle di Riccardo. Si sedettero su un grosso tronco che avevano spostato davanti al camino. Riccardo teneva Rita sulle ginocchia e la coperta li avvolgeva entrambi. Lei appoggiò la testa alla spalla del fratello e chiuse gli occhi. Riccardo la guardò alla luce del fuoco. I capelli bagnati splendevano come fiamme e le lentiggini davano al bel viso un aspetto da bambina. Riccardo cominciò a cantare per Rita una vecchia canzone, come faceva quando Rita era piccolina e non voleva dormire. In una pausa della canzone Riccardo si protese per baciare i capelli di Rita, ma in quel momento lei si voltò per parlargli. Le loro labbra si incontrarono e rimasero unite per un secondo che parve a tutti e due un’eternità. Rita aprì gli occhi colmi di stupore. Vide un’identica espressione negli occhi di Riccardo, per cui capì che non aveva fatto apposta. Rimasero a fissarsi, con le labbra a pochi millimetri, per parecchi secondi. Nessuno dei due seppe mai chi fece la prima mossa, ma dopo un attimo di imbarazzo le loro labbra si trovarono nuovamente saldate in un umido, appassionato bacio.

Le lingue cominciarono a giocare attorcigliandosi tra loro, il respiro si fece più svelto. Riccardo ebbe ora l’erezione che si aspettava già tempo prima. In fondo, lui era sempre stato innamorato di Rita. Rita sentì allora il membro di Riccardo che premeva contro la coscia e si staccò dalle labbra di lui. Si mise in ginocchio e prese a leccare l’asta di suo fratello con movimenti maldestri ma appassionati. Lui era completamente stordito. Combattuto tra il desiderio che provava verso la sorellina da quando lei era poco più che bambina e l’amore casto che lo legava a lei, decise alla fine di lasciarsi andare al desiderio. Intanto Rita aveva preso dimestichezza ed ora stava leccando il pene di Riccardo dalla base alla cappella, facendo girare la lingua tutt’attorno. Lui le prese la testa tra le mani e le accarezzava i capelli ancora bagnati mentre lei ingoiava tutto il suo fallo e cominciava a far girare la lingua attorno alla cappella.

Riccardo si sforzava di tenere gli occhi aperti, se non altro per ammirare la curva perfetta della schiena e delle natiche di lei, sotto le quali si intravedevano appena le punte dei piedi, nudi e affusolati. Quando sentì che stava per esplodere, Riccardo allontanò Rita e, dopo averla fatta gentilmente coricare sullo strato di paglia asciutta, prese a baciarla prima sul collo, scendendo poi verso i seni coperti di graziosissime lentiggini. Lei inarcò la schiena quando sentì le dita di lui stuzzicarle un capezzolo e la lingua disegnare il contorno dell’altro capezzolo, entrambi turgidi e rossi. Poi, sempre baciandola e leccandola con dolcezza, Riccardo scese fino al pube e cominciò a baciare l’interno delle cosce di lei avvicinandosi sempre di più al cespuglietto di peluria rada e rossa come il fuoco. Non si soffermò a chiedersi quante delle gocce che ornavano il pelame erano dovute alla pioggia e quante ad altro, e si tuffò con la lingua esplorando gli anfratti della patata di Rita, mentre lei si contorceva ed ansimava per il piacere. Riccardo sapeva che Rita era ancora vergine, quindi cominciò a prendere le grandi labbra di lei in bocca ed a tirarle gentilmente, mentre lei si muoveva in modo da far aderire il viso di lui al suo corpo Poi cominciò a stuzzicare il clitoride con la punta della lingua.

Allora fu lei a staccarsi gentilmente per evitare l’orgasmo. Riccardo la fissava con un’espressione colma di desiderio, e Rita notò subito che i suoi occhi fuggivano spesso la vista dei suoi seni e della sua vagina bagnata per soffermarsi insistentemente sui piedi. Con un sorriso astuto fece sedere Riccardo e, sedutasi di fronte a lui, gli prese il membro tra le piante dei piedi e cominciò a masturbarglielo così. Non contenta, si sporse in avanti e grazie all’agilità dovuta ai tanti anni di danza cominciò a succhiargli la cappella mentre faceva andare i piedi su e giù per l’asta. Per Riccardo fu troppo. Senza avere il tempo di dire alcunché, si trovò ad eiaculare e la sensazione di piacere lo fece quasi svenire. Per parecchi secondi vide tutto grigio davanti agli occhi ma sentiva che Rita stava continuando a succhiare. Poi Riccardo senza dire una parola cominciò ad accarezzarle i piedi prendendosi tutto il tempo per ammirare apertamente quei piedini così belli e perfetti che fino ad allora aveva potuto solo sbirciare e fotografare di nascosto (per poi masturbarsi davanti alle foto). Le caviglie erano sottili e ben modellate.

Il secondo dito, come nelle statue delle dee greche, era leggermente più lungo dell’alluce e le unghie ben modellate erano tinte di rosa chiaro. Seguendo con le dita la curva della pianta di quei piedi Riccardo sentì di nuovo la passione scorrere in lui ed il suo membro, in risposta a quel nuovo fuoco, si rizzò prepotentemente. Riccardo prese a leccare prima le dita, una ad una, per poi far passare la lingua sotto le dita stesse, nell’incavo tra le dita e la pianta dei piedi. Poi passò a baciare il collo di quelle fantastiche estremità, mentre Rita si stava infilando due dita nella passera e si strizzava alternativamente prima un capezzolo e poi l’altro.

Resosi conto che lei non aveva ancora avuto un orgasmo, Riccardo risalì lentamente continuando a baciare le gambe di Rita e arrivò nuovamente alla patata di lei, bagnata all’inverosimile. Ricominciò a leccarla e dopo pochi secondi Rita ebbe il suo orgasmo, urlando di piacere e tirando involontariamente i capelli di Riccardo. Il piacere lasciò Rita dopo parecchi secondi, ma lei sembrava ancora vogliosa e ben disposta a continuare. Fece ad Riccardo un gesto e si alzò. Lui la seguì con lo sguardo soffermandosi a guardare la peluria in mezzo alle gambe che, in controluce davanti al fuoco, luccicavano di gocce come una ragnatela all’alba. Lei si chinò a frugare nello zaino lasciando vedere il suo buchino dietro che si dilatava in risposta al movimento di lei nell’abbassarsi. Poi la vide tornare con un sorriso trionfante e… il vasetto di Nutella!!! lo diede ad Riccardo e si sedette sul tronco, protendendo i piedi verso di lui con un gesto di invito e disponibilità. Riccardo era al settimo cielo. Aprì il sigillo dorato e prese un’abbondante dose di crema. Poi cominciò a spalmarla gentilmente sui piedini e cominciando, dopo aver creato una pellicola uniforme di Nutella a leccarli voracemente. Riccardo intanto si era sdraiato ai piedi di Rita e stava lavorando anche lui con i piedi: il destro frugava gentilmente ma incessantemente tra le grandi labbra alla ricerca del clitoride, mentre il sinistro accarezzava senza sosta i seni ormai durissimi con movimenti circolari. Allora anche Rita cominciò a spalmare i piedi di Riccardo di Nutella e a leccarli avidamente.

Lui, vero amante dei piedi, ebbe quasi un orgasmo dovuto solo all’atto di leccarli; lei, molto meno amante, si accorse comunque che era gradevole sia leccarli che farseli leccare. quando non rimase più neanche un’ombra di nutella Riccardo si mise a cavallo di Rita e i due fratelli cominciarono a leccarsi i sessi a vicenda in un caldo ed appassionato “69”. Rita prese in bocca i testicoli di Riccardo e li succhiò a turno, provocando nel suo partner brividi di piacere. Di contro, Riccardo usava la lingua in modo molto estroso e originale strappando alti gemiti di godimento alla sua amante e sorella. Ma non si sa come, anche in questa posizione Riccardo riuscì a trovare il modo di far piegare le gambe di Rita fino a intrecciare le dita delle sue mani con quelle dei piedi di lei. Nonostante l’ondata di piacere che stava per sommergerlo, Riccardo tenne duro e riuscì a ritardare il proprio orgasmo fino a quando non sentì che anche Rita stava per godere. Allora si lasciò andare e i due intrecciarono i loro piaceri in un lungo e spasmodico tremito accompagnato da abbondanti gemiti. Poi si abbracciarono rimasero così, a fissare il fuoco morente, finché Rita si addormentò tra le braccia di Riccardo. Non si accorsero neanche che il temporale era finito. Lui la guardò per alcuni minuti. Così, nuda e illuminata dal rosso lucore delle braci, sembrava una fata o una dea. Una sensazione di amore infinito invase il cuore di Riccardo e gli fece sgorgare due grosse lacrime. In quel momento, Rita aprì un occhio. Si protese verso Riccardo e gli asciugò le lacrime con due baci. Poi appoggiò le sue labbra a quelle di lui e sussurrò:

“dormi…” Poi chinò la testa e si riaddormentò. Riccardo si addormentò poco dopo.

FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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