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Il tavolo di marmo

Questa storia mi è realmente successa. Io mi chiamo Alex (nome originale) come originali sono il nome di Anna(la mia ex ragazza) e la madre Sofia. Buona lettura. Era un pomeriggio come tanti di pieno gennaio, io quella sera dovevo cenare dalla mia ex perché doveva presentami al padre, visto che con la madre ci conoscevamo e c’era un po’ di confidenza. Anna era una ragazza normale come le sue coetanee, alta (o per meglio dire bassa) 155cm giusta di peso e poi aveva un bel sedere e una 3a gradevole. Eravamo coetanei e ci fidanzammo dopo esserci frequentati all’università per tutto un bimestre di lezioni. La nostra però era una relazione un po’ strana, ossia non era basata sui canonici principi clerici, anzi tutt’altro. Lei non era bellissima però era molto intrigante e nel suo piccolo riusciva ad esser sexy e spregiudicata. Decisi di salire verso le diciassette a casa loro dato che Anna doveva svolgere alcuni compiti e voleva esser aiutata. Infatti, casa di Anna è una villetta di medie proporzioni (seminterrato, piano terra, primo piano e mansarda) con un bel po’ di giardino a 360° situata in una collinetta fuori città. Arrivai a casa sua alle diciassette in punto prendendo l’autobus delle sedici e trenta. Sono un tipo puntuale, cronometro quasi tutto e non adoro esser aspettato; così per altro ho insegnato pure ad Anna. Per l’importanza dell’evento mi vestii bene, molto bene, quasi da “gala”. Cioè vi spiego, sono un tipo che dà il giusto peso agli eventi di “pubbliche relazione” e mi presentai vestito in giacca bianca e jeans neri con una camicia rossa, una canotta chiara e avevo pure un soprabito bordeaux. Suonai al cancello e mi rispose una voce femminile allegra che non esitò ad aprirmi; attraversai il viottolo d’entrata con passo spedito, giunsi sotto il lungo portico e in fondo, al portale d’ingresso, c’era proprio Anna che mi aspettava. Appena mi vide rimase impressionata dal mio stile e non riuscì a trovare altre parole per esprimere la sua faccia attonita che se non:

“…che sei bello, amore…”. Dopo avermi fatto accomodare andammo in cucina a salutare la madre che era indaffaratissima a preparare per cena chissà quale pietanza particolarmente prelibata. La madre è una signora di 48anni, molto simile alla figlia. Normale di corporatura però leggermente più alta, circa 165cm. A dispetto della figlia, la signora Sofia (questo era il suo nome), era molto più graziosa e “pulita”. Aveva un viso raggiante, una fronte molto ampia, occhi castani e una chioma lunga sulle scapole anch’essa mora. Per poi non parlare delle sue forme; una vita molto stretta, un sedere tondo e non piccolo quasi disegnato a matita, un seno così generoso e sodo che neanche sembra avesse allattato i suoi due figli. Beh che altre parole aggiungere se non che era proprio una gran bella donna. Dopo averla salutata e aver scambiato qualche battutina di circostanza Anna ed io andammo in camera sua a studiare. Strano ma vero studiammo soltanto a parte qualche palpatina qua e là e alcuni baci particolarmente coinvolgente. In casa eravamo, infatti, solo noi tre in quanto il padre di Anna era a lavoro e smontava alla 21. 00 e non prima delle 21. 30 sarebbe arrivato. Mentre il fratello Iacopo, più piccolo di 2 anni rispetto ad Anna, era in palestra, quella che frequentava di solito, e neanche a farlo a posta sta non molto distante dalla mia ex casa si trovava “attaccata” allo stadio. Verso le 18 squillò il telefono, era il fratello Iacopo che aveva perso il bus uscendo dalla palestra e voleva esser preso per salire a casa a farsi la doccia, per poi poter riuscire con la sua tipa. Così scendemmo in cucina e Anna lo comunicò a sua madre, aggiungendo che voleva andare da sola senza farsi accompagnare da me. Giustamente io mi opposi perché non mi sembrò il caso che, lei neo-patentata, scendesse da sola specie, poi, perché quella sera c’era una partita di calcio e quindi ci sarebbe stato un inferno per quelle strade. Alla fina senza, eccessivo boicottaggio della madre, la vinse Anna. Dopo che uscii decisi di andarmi a sedere nel salone a guardare la tv. Passarono si e no 20minuti che Anna era uscita e la madre passando dal salone mi disse:

“Vado sopra a darmi una sciacquata ed a cambiarmi. ” Risposi che non c’erano problemi per me, poi lei aggiunse ironicamente:

“Aspettami qui che quando scendo ti faccio compagnia. Guai se provi a fare il furbetto a salire pure te, che glielo dico ad Anna ” e ridendosela un po’ svanì dietro le scale che portavano al piano superiore. Continuai imperterrito a guardare la tv anche se quelle parole mi ronzavano in continuazione in testa. Cercavo di capire al che cosa volesse alludere e se pur fosse stato ciò che era più ovvio non capivo il come mai lei ne fosse al corrente. Cercai di fare luce dentro i miei meandri della memoria ricordandomi se per caso fui io a darle tale impressione o se gliel’avesse detto qualcuno. Quando d’improvviso una scena vista in tv mi riportò alle frasi dette da Anna una volta mentre facevamo l’amore

“…sai e se ti dicessi che mi confido spesso con mia madre mi prenderesti per una bambina…? ” Lì per lì non ci feci caso ed ironicamente risposi

“…al più ti prenderei per il sedere…” ridendomela. Sicuramente si vede che forse mi sbagliavo. Avendo ora collegato il perché della battuta capii subito che forse potevo avere l’occasione di approfondire la conoscenza con la madre d’Anna. Pensai tra me e me

“…ma guarda un po’ te, vuoi vedere che forse riesco ad ottenere quello che voglio da Anna facendogliene parlare anche dalla madre…? “. Neanche finii il pensiero che sentii una voce chiamarmi con voce decisa, era Sofia già pronta che stava scendendo dalla scala e aveva visto che mi ero impalato davanti alla tv mentre trasmettevano la televendita di una batteria di cucina. Mi girai e vidi tutta un’altra persona. Aveva dei pantaloni bianchi aderenti e non si vedeva il segno degli slip, indossava poi un maglione nero con collo alto e che a malapena riusciva a contenerle il seno prosperoso. Si era sistemata i capelli legati a coda di cavallo, aveva giusto un filo di trucco ed un profumo simile alla cannella. Mi alzai dal divano e guardandola con sguardo più che sorpreso affermai che era bellissima. Lei senza fare una piega mi assicurò che ero troppo gentile ma che lo dicevo per circostanza, anche se quell’apprezzamento le sembrava detto con sincerità e proveniva dal venire dal cuore. Si sedette insieme con me sul divano poi cominciammo a parlare del più e del meno, degli esami e del nostro rapporto con i professori. Parlammo per una ventina di minuti e io no riuscivo a far a meno di apprezzarla con gli occhi. Quasi che certe volte lei sentendosi in imbarazzo declinava il suo sguardo dal mio viso per posarlo sul tappeto che c’era al centro del salone. Proprio in quell’istante ci fu un campanello che suonò destandoci entrambi dai nostri relativi pensieri… Era quello del forno che avvisa che si poteva togliere la pietanza. Alzandosi mi chiese di seguirla per darle una mano in cucina. Fu allora che iniziammo a chiaccherare dalla storia tra me e sua figlia. O meglio fu lei ad esordire:

“…Allora con Anna come va? Tutto bene? ”

“Beh certo tutto ok, anche se certe volte mi chiedo se son io che sono troppo o se è lei che lo è troppo poco…” risposi lasciandole a non intendere nulla di particolare.

“Ossia, cosa ti turba? Magari posso esserti utile in qualche modo…” ribattè lei.

“Beh certe volte mi sembra di esser troppo spinto in certe cose ed altre mi sembra lei troppo refrattaria, e so che qualcosina voi lo sapete, quindi sapete pure cosa c’è e cosa non c’è…” dissi E, lei girandosi e guardandomi in faccia mentre era appoggiata al lavandino:

“…Si è vero certe volte sei tu che chiedi troppo altre, devi capire, che è lei che non essendo navigata ancora ha qualche inibizione…” poi aggiunse

“…mica è come me…” Quando disse ciò colsi la palla al balzo andando sempre più nell’intimo e sempre più disinvolto:

“Allora lei sa cosa cerco, mi chiedo allora perché non dà qualche consiglio a sua figlia o mi dà una mano a sbloccarla…” Lei:

“Ma guarda che ha solo 20anni non è mica che può apprezzare tutto, e poi si sa che voi ragazzi siete sempre un passo avanti quando si parla si sesso…”

“…Ma lei ha iniziato a soli 14anni perché mi afferma che Anna è piccola? E, poi dopo quella sua esperienza poco felice, lei ebbe sempre una vita sessuale molto attiva e soddisfacente…” In tono più mirato.

“E, tu come fai a sapere certe cose? Non mi confermerai che Anna ti ha confidato tutto? Appena la prendo… Cmq si è vero è sono contenta di quello che ho vissuto sperando solo che Anna non faccia le mie stesse esperienze” Ancora prima che potesse finire la frase intervenni dicendole,

“…mi dispiace contraddirla…” con tono molto serio e voce molto bassa

“…ma Anna sotto mia idea, pratica col padre da circa sei mesi. ” Lo sguardo di Sofia si fece strano quasi come quando si riescono a far quadrare i conti e si svelassero tanti piccoli misteri che sembravano non correlati. Poi con voce decisa e quasi arrabbiata esclamò:

“Ecco perché quello stronzo si è comportato così! “. E, io chiedendole chiarimenti, scoprii che lei alludeva al marito, che voleva vendicarsi e che anzi non era per niente adirata della relazione ma solo della sua esclusione. Infatti, col marito andava in bianco da mesi ormai e lei per rispetto del matrimonio non l’aveva mia tradito con estranei all’infuori del padre. Così cominciò a dire scherzando:

“Sai, se non fosse che tra poco arrivano tu saresti la persona ideale per questa mia voglia. So che Anna non riesce mai a soddisfarti, che lei dopo la tre volta è in affanno. E pensare che io farlo per nove volte di fila metterei la firma. Cmq che resti fra di noi, tu mi piaci, mi affascini sono contenta che tu sia il ragazzo di mia figlia. ” Risposi quasi con rammarico e col cuore in mano:

“Tu non mi crederai anzi penserai che ti stia par lavare solo la faccia, in realtà quello che sto per dirti lo sento veramente, te lo dico col cuore in mano. Tu sei una donna fantastica, dolce, tenera, affascinate e sexy. Se tu volessi io farei carte false per poter esser il tuo amante, la tua voglia nascosta, il tuo desiderio proibito…” Mi guardò con un sorriso di rinuncia e disse:

“Caro ti ringrazio sei molto gentile, però non so se a sangue freddo riuscirei a pensare una cosa del genere. Sono arrabbiata, ora vorrei farlo e sappiamo entrambi che non si può. Ma se fosse successo e ci fosse piaciuto, forse, avrei accettato la tua proposta. Così senza un’emozione vissuta ed a sangue freddo ripeto credo sia difficile per me tradire quello stronzo. ” Mi diede un bacio sulla guancia ed uscii dalla cucina dirigendosi in bagno. Io ero eccitato a fior di pelle e neanche i jeans riuscivano a nasconderlo. Lei credo pure perché le si vedevano i capezzoli. Proprio in quell’istante squillò il telefono; rispose lei nel salone col viva voce, io mi avvicinai da dietro, l’abbracciai e posai la testa sulla sua spalla mentre lei con una mano mi accarezzava il viso.

“Pronto chi è…” Rispose Sofia

“Sono io mamma, Alex dov’è? ” Era Anna

“In bagno ora, gli devo dire qualche cosa? ”

“Niente solo che tarderemo di un’oretta abbondante perché le strade sono tutte bloccate e c’è la polizia, sembra che passi l’esercito in parata anziché una squadra di calcio e noi non siamo nemmeno vicini alla tangenziale. ” Concluse.

“Ok quando esce glielo comunico, vedi di guidare con calma e stare attenta è possibile che ci siano tanti scalmanati per strada. ” Aggiunse Sofia.

“Ok ciao a dopo” Anna Riattaccò. Neanche fece in tempo a riattaccare che già io avevo pensato a palparle il sedere per primo, poi a toccarle le tette grosse e dure con la mano destra sotto il maglione e con la sinistra stavo già insinuandomi dentro il suo perizoma. Sofia Mi sussurrò con tono ironico:

“Non perdi tempo vedo…”

“Come potrei? Sembra quasi segno del destino che io e te diventassimo complici”. Erano le 18. 50, calcolando che dalla tangenziale ci volessero circa 30 minuti per arrivare a casa e dallo stadio a sua volta ce ne vogliono altri 30 per la tangenziale con traffico intenso, capimmo che ad occhio e croce avremmo avuto circa un’oretta netta prima del rientro dei ragazzi. Quindi non se ne parlava non prima delle 20. 00 nella peggior delle ipotesi per noi di esser sorpresi. In più Sofia furbescamente telefonò al marito chiedendogli novità sulla sua venuta a casa e giustificando la telefonata per l’acquisto di alcune bottiglie di birra e bibite per la cena da acquistare al supermercato di strada. Con sommo piacere anche il marito le comunicò di non poter arrivare a casa prima delle 21. 30. Dopo di che decidemmo di comune accordo di farlo in cucina, lei mi guidava e io dietro la seguivo tenendola per mano, quasi sembravamo esser come due novizi alle prime armi. Arrivati in cucina Sofia chiuse le luci e le tendine che davano sulla strada d’ingresso senza lasciare passare alcun raggio di luce; non coprì aperta solo l’immensa vetrata che dava a sud-est nel giardino che poi si buttava in un dirupo e con le mille luci della città sullo sfondo. Dopo di che venne verso di me che ero ancora sull’uscio della cucina, mi prese per mano e mi condusse verso il centro della stanza dove vi era un bel tavolo di marmo. Mi fece appoggiare il sedere sul lato lungo del tavolo, poi mi sfilò i pantaloni dolcemente mentre gli slip me li strappò di dosso. Alla sua vista vi fu il mio pene già in erezione non completa ma già leggermente turgido. Dal canto mio invece vidi svanire e riapparire ritmicamente il pene dentro le sue labbra e contemporaneamente sentivo le sue labbra calde e carnose scivolare lungo il mio membro fino alle palle. Quando cominciai a venire, dopo appena qualche minuto perché l’eccitazione era tanta, presi la sua testa con le mani e con una certa violenza le spinsi ancor più dentro la bocca il glande mentre eiaculava. Questo breve ma intenso momento finii e le vidi sollevare la testa, sorridermi con le labbra ancora bagnate e appena qualche goccia di sperma che le colava dal muso. Era riuscito a berselo tutto. Dopo di chè presi l’iniziativa, la sollevai da terra e costrinsi a piegarsi a 90° con la pancia sul tavolo. Le levai i pantaloni e cominciai a passarle il pene tra le natiche senza però levarle il perizoma mentre lei quasi era calma e rilassata aspettando il momento. Poi vidi un paio di forbici a portata di mano, mi venne l’idea di prenderle e tagliarle il perizoma. Per la precisione le taglia proprio la strisciolina che le passava in mezzo alle natiche. Lì il paesaggio divenne a dir poco magnifico; le sue natiche tonde e strette dal perizoma d’improvviso si liberarono in tutta la loro forma e consistenza. Erano due natiche tonde e perfette, disegnate col compasso in più, nonostante l’età, erano così dure che neanche si vedeva un filo di cellulite a cercarlo. Per poi no parlare del suo buco. Era roseo come quello di una fanciulla di ben più giovane età; però, a dispetto di tale concorrenza, aveva un diametro non trascurabile. Ciò non potè che farmi piacere, perché potevo esplodere tutta la mia irruenza senza neanche rischiare di sentirmi dire la solita frase(dalla figlia):

“Fai piano perché è ancora strettino il mio buchino…” Appuntai la cappella su quel buchino, presi Sofia dai fianchi e cominciai a scivolarle piano dentro. Notavo con grand’eccitazione che incontravo ben poca resistenza e con voce piena dissi:

“Scommetto che ne hai presi tanti qui che ti sembrerà un pennarello il mio a confronto. ” Lei con voce tremula quasi ansimante mi rispose:

“Si, tanti. Ma nessuno ha mai veramente saputo usarlo lì. Spero che tu lo sappia fare” L’asta era appena a metà della sua corsa che quando sentii le sue parole per ripicca diedi un unico colpo di reni facendo entrare i restanti 9cm dentro. Inevitabile fu il suo grido di dolore che fu soffocato solo da un mio dito in bocca. Avevo il pene che mi scoppiava, volevo già venirle dentro allagandola tutta, invece mi trattenni per ben 10 minuti; la stavo stantuffando di brutto, non le davo un attimo di pausa, continuavo imperterrito quelle serie di movimenti dentro/fuori. Lei ormai veniva a ripetizione, il bordo del tavolo e il pavimento erano pieni dei suoi umori; mi cominciò a pregare di venirle il prima possibile perchè si sentiva svenire, quando d’improvviso squillò il telefono di nuovo. Io mi pietrificai mentre lei ormai cercava solo di prender fiato e di normalizzarsi la voce. Rimanemmo in quel modo io in piedi dietro e dentro, mentre lei sdraiata a tette in giù sul tavolo che ormai di marmo aveva solo il nome. Scommetto che se si fossero messe delle uova la su, dal calore che emanava il marmo, le si potevano cuocere. Prese il telefono non distante dal tavolo con la mano destra e avvicinandoselo all’orecchio destro rispose in un silenzio surreale. Con voce normale ed indifferente:

“Pronto chi è? ”

“Sono io Sofia, sono papà. ” Rispose l’altra voce dal telefono. Era il nonno materno della mia ragazza.

“Ah…” con un immenso sospiro di sollievo disse Sofia

“sei tuo papà, dimmi cosa ti serve? ” Al sentir quell’ultima frase mi venne la maligna idea di come avrebbe reagito il padre sentendo la figlia scopare con un estraneo; così decisi di farmi notare, come? , semplice continuando ad incularmela molto vigorosamente e decidendo di venirle dentro il prima possibile.

“Volevo sapere quando venite a cena da noi domenica” Disse ancora l’anziano signore.

“Guarda ora non saprei dirti, sono un po’ presa…” con voce sempre più affannosa e ridacchiando un poco rispose. Poi sussurrando mi disse

“…E dai smettila un secondo…” cercandosi inutilmente di divincolarsi dalla posizione in cui era. Allora capii dall’espressione di Sofia che il padre aveva intuito che non era sola e che forse c’era qualcos’altro sotto (e più che sotto direi dentro eh eh). Infatti, gli rispose Sofia:

“…Si papà sono con il ragazzo di mia figlia, e devo ammettere che Anna ha fatto proprio una bella scelta. ” In quel momento riuscii a sentire la voce del padre in maniera nitida ma molto fievola dire:

“Ci stai facendo sesso, vero cara? E allora raccontami un po’ al paparino tuo che son curioso” Ma proprio in quel momento le venni inondandole tutto il retto di sperma e sembrava non mi fermassi più. Lei emise un grosso sospiro ansimatorio soffocato poi per chiudere il discorso brevemente e pensando che non avessi sentito gli disse:

“Papà dai non posso, cmq si hai ragione tu è trasmesso sul secondo canale. Facciamo così, dai, domenica ne parliamo di persona se ti va, ok? Però ora ti saluto devo scappare. ” E riagganciò. Poi guardammo insieme l’orologio appeso in cucina e notammo che si erano fatte le 19. 15. Purtroppo avevamo ancora solo venticinque minuti. Lei non voleva alzarsi, anzi le piacque molto sentirsi il pene nel deretano. Ormai ogni forma di lieve dolore era scomparsa per lasciare posto a forti ed interminabili momenti di piacere fisico. Si alzò dalla posizione in cui era e mi fece fare un passo in dietro. Poi si voltò di viso e si sedette sul tavolo, aveva la figa sbiancata da tutti gli umori che ormai sgocciolavano dal suo corpo. Io mi avvicinai appoggiandole il pene dritto sulla spacca senza entrarle. Aveva la fica rasata proprio come piaceva a me. Poi abbracciandomi al collo mi disse:

“Diavoli dell’inferno, sei proprio molto aitante, ancora non sembri esserti stancato. Ma quanta voglia arretrata avevi…? ” ridendosela mi disse. Per risposta ribattei:

“…Al dire il vero sei tu che hai ancora voglia, ancora non sto facendo pressione e già la tua fica si apre per accoglierlo. E poi sei tu che mi fai sentire uomo…” Finimmo di parlare, lei scese dal tavolo e mi abbracciò. Ormai mancava poco che il pene le entrasse dentro difatti basto un semplice passo suo per sentirmi scendere dentro di lei come in un fiume che viene percorso contro corrente. Lei si sdraiò a terra, poi spalancò le gambe e il le scesi dentro. Sentirmi il suo corpo sotto le mie grinfie, col pavimento duro dietro che non dava adito di ammortizzare i colpi secchi che le davo mi faceva impazzire. Le poi cominciò a leccarmi il collo e il petto avvolgendo le sue gambe in torno alla mia vita e tenendosi aggrappata ai piedi del tavolo per non scivolare in avanti dall’impeto della mia foga. Ormai eravamo nudi, due corpi e un’anima, e la cosa più bella e che per la prima volta sentii l’immenso piacere di farlo senza preservativo e venendo interamente dentro. Non dovendolo togliere prima, per i rischi di gravidanze, quando fu il momento di venirle fu proprio lei a tenermi ancora più saldamente dentro di lei con le sue cosce. Le penetrai energicamente la fica per i restanti 20minuti. Mi sentivo in paradiso, non c’era nulla che poteva farmi più felice in quel momento e quando le eiaculai imponentemente non riuscì fare a meno di spingerle con tutta la violenza possibile anche i testicoli dentro la figa. E per alcuni istanti ebbi l’impressione che quasi ci riuscii mentre lei in contemporanea gridava il mio nome e ormai, non tenendosi più al tavolo, sbatteva ripetutamente la testa al battiscopa. Non ci furono parole, ne sussurri durante quell’atto così animalesco che stavamo vivendo. L’unica cosa che riuscii a dirle fu alla fine un semplice e profondo grazie. Lei mi ricambiò dandomi un bacio sulla guancia e poi sulla fronte. Questa fu la prima volta che lo ebbi un rapporto carnale con la madre della mia ex, Anna. Purtroppo durò poco, solo altri 3 mesi questa relazione perché dopo 3 mesi ci lasciammo con Anna per motivi ben più banali. Nonostante ciò io con Sofia continuai a sentirmi per un altro mesetto via telefono e certe volte sere ci capitava di mastrurbarci insieme via cell. Ma poi finii tutto, sia tra me e lei sia tra lei e il padre, infatti, dopo quella famosa domenica, Sofia non fece più nulla. Ad oggi Anna vive la sua vita con un altro ragazzo ed a quanto ne so da amiche comuni continua la sua lieta storia col padre, ma questa è un’altra storia che forse un giorno scriverò. Per chiunque abbia letto il testo e abbia voglia di saperne di più può contattarmi al mi indirizzo email. Grazie per la vostra lettura. FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d’avventura erotica.
Buona lettura.

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