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Donna in biancheria intima bianca davanti ad una libreria

In bisca con zia Grazia

è un caldo sabato pomeriggio di giugno, la sala hobby del villino degli zii è un carnaio, saremo almeno una cinquantina di persone tra parenti e amici degli zii a festeggiare il compleanno di zio Aldo, già ciucco come un alpino. La musica e il vociare incessante quasi mi stordiscono, tracanno bibite sudando come un porco, l’estate non è amica dei ragazzini ciccioni come me… Il vocione di zio Aldo sovrasta il chiacchiericcio di sottofondo, ride di gusto prima ancora di terminare le sue inesauribili barzellette che strappano a malapena un sorrisetto educato ai malcapitati costretti a sorbirsele, tra i quali ci sono anche i miei. Piuttosto defilato, in piedi, appoggiato a un mobile-bar, non ho occhi che per il divanetto su cui sono sedute, chiacchierando incessantemente, zia Grazia e la sua amica Isabella. Con la mano destra infilata in tasca, mi accarezzo con gusto il mio acerbo ma durissimo cazzetto da adolescente morbosamente arrapato mentre il mio sguardo passa da una troia all’altra. Zia Grazia ha i capelli lisci accuratamente mesciati tirati all’indietro e raccolti in uno chignon, la pettinatura ne risalta il volto magro e affilato, il naso leggermente aquilino e lo sguardo torbido da gran troia con cui osserva l’amica che le parla animatamente seduta al suo fianco mentre lei annuisce, aspirando voluttuosamente il fumo di una sottile sigaretta light. Indossa un corto tubino rosa senza maniche con una generosa scollatura che mette bene in mostra i seni pesanti e già abbronzati, cosparsi di graziose efelidi, che il corpo snello e asciutto (a dispetto di due gravidanze) fa sembrare ancora più grossi: il tessuto sottile evidenzia maliziosamente i fantastici capezzoli a ciuccio che attirano gli sguardi allupati dei maschi presenti, così come le belle cosce depilate e abbronzate che la zia accavalla con consumata abilità, mostrando assai più di quanto il vestitino nasconda. Le fisso golosamente, scendendo con lo sguardo fino ai piedi ben curati e calzati da sandali di pelle su cui spicca, al piede destro, una vezzosa cavigliera d’argento. Più castigata ma ugualmente arrapante, Isabella siede voltata verso di lei: il vestitino di cotone a fiori, abbottonato sul davanti, le scopre generosamente le gambe dalle cosce sode e ben tornite modellandone il seno abbondante, alla cui altezza i bottoni sembrano sul punto di scoppiare. Sulle braccia nude e gesticolanti, riccamente ingioiellate, si intravede una fitta peluria bionda, dello stesso colore sono i folti capelli riccioluti dalla perfetta permanente che le incorniciano il bel viso dai grandi occhioni azzurri e le sfiorano le spalle. Cicciottella e burrosa, madre quarantenne di due gemelli poco più piccoli di me, lancia ogni tanto uno sguardo annoiato al marito, un grassone volgare e caciarone grande amico di zio Aldo, anche lui nel campo del commercio ambulante, impegnato in una accesa partita a carte con lo zio e un’anziana coppia, mentre i miei giocano anche loro a carte ad un altro tavolo. Zia Grazia interrompe la chiacchierata per sedare una piccola rissa scoppiata tra mio cugino e il figlio di un vicino a causa di un album di figurine, poi si risiede e riprende a confabulare con l’amica. Conoscendola, so che sta fremendo, costretta nel ruolo di “mammina premurosa e moglie fedele” che recita così bene ad ogni riunione familiare: in realtà, è una ninfomane con una voglia matta di cazzo, certo non quello striminzito e agonizzante del povero zio Aldo ma quello tosto e sempre in tiro dei giovani e muscolosi stalloni di cui va pazza. Più di una volta ho avuto la fortuna (e l’abilità) di spiare i suoi incontri proibiti, godendo come un porco nel vederla farsi sfondare dai ganzi di turno: il figlio di un vicino, il disc-jokey alla festa di mio cugino, il giovane bagnino… Prudente ed esperta, zia Grazia sa organizzare scopate fantastiche praticamente sotto il naso del cornutissimo marito, che nulla sospetta del vizietto segreto della moglie! Ormai debitamente eccitato dai miei maneggi e dalle mie fantasie, sto per intrufolarmi discretamente nel bagno per spararmi in pace una bella sega quando zia Grazia si alza in piedi, battendo le mani a richiamare l’attenzione dei numerosi ragazzini presenti.
“Beh, cos’è ‘sto mortorio? Sapete che vi dico? Visto che i grandi giocano a carte, noi ce ne andiamo a giocare alla bisca! ”
Le urla di gioia dei ragazzini coprono le deboli proteste degli adulti, qualche genitore non vorrebbe ma, come sempre, la spunta mia zia con il suo fare sbrigativo e disinvolto. La “bisca” è una sala giochi appena aperta nei dintorni, siamo negli anni ’80 e ancora non ci sono i mille divertimenti attuali o la “playstation”, vanno per la maggiore giochi oggi “preistorici” come “Space Invaders” o “Astro Battle” ma per noi adolescenti era ugualmente il paese dei balocchi. Passato a raccogliere le bonarie raccomandazioni e soprattutto gli “spiccetti” dei miei genitori, mi aggrego anch’io alla turba vociante di marmocchi dai 10 ai 14 anni, divisa in due macchine: una portata da mia zia, l’altra dalla signora Isabella, divertita e sorridente per quel diversivo. Arriviamo alla sala giochi, semivuota per il caldo e l’ora antelucana, ed irrompiamo scatenati, accalcandoci davanti ai giochini più ambiti mentre zia Grazia e Isabella, alla cassa, cambiano le monete in gettoni. Mentre la signora Isabella distribuisce equamente i gettoni, mia zia si intrattiene chiacchierando con il gestore, un bel venticinquenne dai ricci neri e l’orecchino, vestito con calzoni di tela e una canotta senza maniche che ne mostra le braccia muscolose e abbronzate, su cui spicca un vistoso tatuaggio a forma di cuore. Tra i due sembra esserci una notevole familiarità, parlottano a voce bassa e mia zia ridacchia spesso alle battute del ganzo, mangiandoselo con gli occhi. Se non la conoscessi non sarei particolarmente sospettoso, mentre eravamo in macchina mio cugino mi ha raccontato che la madre lo accompagna spesso a giocare e quindi penso che sia semplicemente ben conosciuta, ma con zia Grazia… Ai due si è aggiunto adesso un altro ragazzo, Mauro, socio del primo che si chiama Peppe: anche Mauro sembra conoscere bene zia Grazia che lo accoglie addirittura con un bacetto, è carino e palestrato quanto Peppe e, dal rigonfiamento della patta dei calzoncini di cotone, certamente altrettanto ben dotato. L’allarme è ormai scattato, tutta quell’intimità tra la mia porca zietta e i due ragazzotti è più che sospetta… Intanto, attendo il mio turno ad un gioco in cui è impegnato uno dei figli della signora Isabella, che ci sorveglia incuriosita dai giochi sorseggiando una bibita al banco dietro il quale un anziano barista le lancia occhiate golose, mentre gli altri ragazzini sono sparsi tra i vari giochi della sala. Faccio finta di osservare il gioco ma in realtà controllo con la coda dell’occhio quello che succede alla cassa. Hai voglia a dire “lo sapevo”, quando vedo zia Grazia allontanarsi con noncuranza verso i bagni e, all’ultimo, imboccare invece la porta con scritto “PRIVATO” richiudendosela velocemente alle spalle, sento il cuore balzarmi in gola e cominciare a battere a mille: ecco, ci risiamo! Non passa un minuto che Peppe, lasciato l’amico solo alla cassa, la segue sparendo anche lui. So bene cosa sta succedendo dietro quella porta, ho una voglia matta di godermi lo spettacolo ma stavolta sembra tosta: Mauro sorveglia l’entrata, l’unica speranza sono i bagni che però, lo scopro subito entrandovi, non comunicano con la stanza attigua. Facendo il vago, esco dalla sala con la scusa di prendere un po’ d’aria, lo dico a Isabella che, sempre più annoiata e impegnata ad eccitare il vecchio bavoso con ripetuti accavallamenti di cosce, annuisce distratta raccomandandomi di non allontanarmi. Faccio il giro dell’isolato, una palazzina decrepita a un solo piano isolata dal resto della via e recintata da una rete sbrindellata in più punti. Arrivo davanti a un cortiletto interno, ingombro di rifiuti, scheletri di vecchie bici e calcinacci: con qualche difficoltà riesco a scavalcare la rete che ha del resto da tempo ceduto senza bisogno del mio notevole sovrappeso. Prima ho dato uno sguardo intorno, precauzione inutile visto che la strada è un deserto assoluto. Avanzo nel cortiletto con prudenza, attento a non far rumore. Mi attira una finestra protetta da una robusta inferriata ma con la serranda aperta a metà, è a circa due metri da terra e, per arrivarci, accosto al muro un vecchio scaldabagno e, sbuffando come una foca, mi ci arrampico e sbircio dentro. Ammicco, cercando di abituare gli occhi al passaggio dall’abbagliante sole di prima estate alla fresca penombra della stanza sotto di me. Rapido giro d’orizzonte: scaffali polverosi ingombri di carte e giornali, manifesti di soubrette e attricette nude alle pareti, una vecchia scrivania con una macchina da scrivere e una sedia sgangherata, una piccola cassaforte, una porta che dà su un bagno. Accostato a un angolo c’è un letto disfatto: zia Grazia è lì, completamente nuda, a pecorella, le mani strette ai bordi del sudicio materasso da cui si sporge per leccare avidamente il grosso cazzo gonfio e nerboruto di Peppe che, nudo dalla cintola in giù, la tiene per i capelli mentre con l’altra mano si trastulla con i capezzoloni della troia, torcendoli e strizzandoli da padrone.
“Brava sporcacciona, leccalo bene il cazzo, ti piace, vero? ”
“Mmmhh… sì, mi piace, lo sai che mi gusta da matti! Mmmhh… slurp… slurp… che buono…che super cazzo!!! ”
Eccitato, Peppe impugna i suoi 25 cm abbondanti di verga dura e pulsante, sbattendoli brutalmente in faccia a mia zia.
“è buono, eh? ! ? Allora gustatelo tutto, pompinara!!! ”
Incurante del rischio di essere visto da qualche improbabile passante, mi sparo freneticamente una sega godendomi quella scena bestiale: Peppe strofina la cappella turgida e congestionata sul viso stravolto di zia Grazia che allunga la lingua mugolando smaniosa, poi le ficca violentemente il cazzo in bocca, afferrandosi allo chignon ormai disfatto con ambo le mani per pomparglielo più a fondo con poderosi colpi di reni. La zia fatica a ingoiare per intero quel cazzo da somaro che Peppe le spinge in fondo alla gola, deformandole le guance e facendola lacrimare: alle orecchie mi giunge il ritmico ansimare del fortunato giovanotto insieme ai gorgoglii della troia che, mentre succhia, si masturba con gusto dimenando i fianchi con una mano in mezzo alle cosce. Godo imbrattando il muro scrostato con il giovane succo delle mie pallette, continuo però la sega perché il cazzo resta duro, del resto sotto di me lo spettacolo sta diventando, se possibile, ancora più arrapante! Ora nella stanza c’è anche Mauro, è entrato di soppiatto e guarda la scena con gli occhi di fuori, a pochi passi dal letto, masturbandosi nervosamente.
“Cazzo, Pè, non ce la facevo più! ‘Sta zoccola mi tira un frego, fammela fottere pure a me, dài…”
“Okay, fra un po’ ci sborro in faccia e poi te la passo, ‘sta ciucciacazzi…”
Mauro, però, è troppo infoiato per aspettare: salta sul letto inginocchiandosi dietro a mia zia, divaricandole le cosce mentre impugna un cazzo enorme, un bastone intarsiato di vene bluastre che strofina sul culo sodo della troia, tutta presa a masturbarsi e a spompinare Peppe che continua a pomparla con forza e a insultarla.
“Forza, troiona, che adesso ti mettiamo allo spiedo, un cazzo davanti e uno di dietro!! Contenta, mignotta? ! ? ”
Zia Grazia non risponde, impegnata a soddisfare le sue voglie e quelle dei suoi ganzi: Mauro la incula aggrappato con una mano alla inseparabile e arrapantissima catenella d’oro che le cinge i fianchi mentre con l’altra le schiaffeggia le chiappe, Peppe mostra una resistenza eccezionale e continua, grondante di sudore, a sfondarle la bocca spingendole avanti e indietro la testa scarmigliata, gemendo con gli occhi socchiusi.
“Dài, veniamo insieme…” mugola ansimante Mauro, mentre rallenta il ritmo della pompata chinandosi sulla schiena lucida e abbronzata di mia zia per mungerle le grosse tette ballonzolanti.
“Sì, riempiamola di sborra tutta quanta, ‘sta vacca rotta in culo!!! ”
Gemiti, insulti, grugniti, ansiti, schiocco di pelle che sbatte su altra pelle… Peppe comincia a sborrare nella bocca ingorda della troia, che ingolla rumorosamente, poi lo tira fuori e le schizza il resto sulla faccia, spalmandoglielo ben bene con la cappella turgida mentre la tiene sempre ben salda per i capelli.
“Dài che fa bene alla pelle, troia, così fai contento pure quel cornuto di tuo marito!! ”
Mauro, intanto, estrae il cazzo dal culo di mia zia e lo appoggia vibrante sulle sue chiappe frementi e arrossate dai ceffoni, un copioso fiotto di sborra le inonda la schiena sporcandola fino alla punta dei capelli, altri schizzi le imbrattano il culo e colano sulle cosce. Anch’io sono venuto, naturalmente, stavolta strofinando il cazzo duro sul muro caldo e già sporco del mio sperma. Appoggiato a un angolo della finestra, esausto, vedo zia Grazia alzarsi e svicolare nel bagno, mentre i suoi stalloni si accendono una sigaretta, stravaccati beatamente sul letto, dopo essersi puliti il cazzo con dei giornali. Rumori di doccia, poi la troia rientra, nuda e gocciolante, asciugandosi con un telo.
“Cazzo, altro che sveltina, voi due porci come al solito mi avete fatto fare tardi! Chissà che pensa la mia amica, i pupi poi avranno finito i gettoni…”
Preoccupata, la zia accenna a rivestirsi, ma viene bloccata dai due ganzi già di nuovo a cazzo dritto e intenzionati a godersela ancora.
“è tutto ok, non preoccuparti, ai pupi ci ho pensato io, con la scusa che tuo figlio ha vinto due volte di seguito il giochino dei marziani ho fatto una distribuzione gratis di gettoni, ce ne avranno per almeno un’altra mezz’ora, pure di più…” dice Mauro mentre le palpa golosamente le tette da dietro.
“Già, sei pure una gran ficona ma cara ci costi!! ” aggiunge scherzosamente Peppe giocherellando con la folta peluria scura della fica di mia zia.
“Beh, se è così…” risponde la zietta sedendosi ancora nuda sul bordo del letto, alquanto tentata di proseguire i suoi giochini proibiti con i due inesauribili stalloni, “L’importante è che il mio tesoruccio si diverta, grazie a voi due porci sta diventando proprio bravo a questi giochi, vero? ”
Intanto, i due si sono piazzati in piedi ai suoi lati, uno di fronte all’altro.
“Bravissimo, altroché! ” dice Mauro strizzando l’occhio a Peppe, che prosegue: “Lo sai come diciamo noi giostrai? ‘Si diverte il ragazzino…”
“… E la mamma ci fa un pompino! ‘” I due sghignazzano, cominciando a infilare a turno il cazzo nella bocca di mia zia che, in mezzo a loro, si volta a destra e a sinistra succhiandoli mentre li tiene equamente per le palle.
“Mmmhh… slurp… gnnnhh… Oops, ma… e la mia amica? ” Si ricorda improvvisamente la pompinara, tra una ciucciata e l’altra.
“Mmmhh, quella… ” risponde mugolando Mauro, “Bella troiona pure lei, c’ha una gran voglia di cazzo, le ho detto che se voleva poteva venire…”
“Sei pazzo? ! ? ” salta su mia zia, allarmata, “Quella c’ha un marito gelosissimo e poi ‘ste cose non le fa…”
“Questo lo dici tu, zoccola che non sei altro! ” Tutti si voltano verso la porta, me compreso, immobilizzati dalla sorpresa: Isabella è entrata silenziosamente, chissà da quanto tempo è lì a spiarli!
“Basta, non ce la facevo più a fare la balia mentre tu te la spassavi qui dentro, che credi che non me n’ero accorta? I tuoi gemiti si sentono quasi per strada, fortuna che quei video-giochi fanno tanto baccano che i ragazzi non sentono nulla, impegnati poi come sono a chi ammazza più marziani… Grazie a Mauro, poi, giocheranno ancora per un bel po’, vero? ”
Con un sorrisetto malizioso, Isabella si sfila il vestitino e la biancheria, restando tutta nuda in piedi ai tre porcellini che la guardano a bocca aperta: per la prima volta ne ammiro le fantastiche tettone da quarta abbondante, pesanti ma sode, dai larghi capezzoli color aragosta. I fianchi generosi e il grosso culo pieno la rendono deliziosamente arrapante, il pube straordinariamente villoso conferma a tutti che Isabella non è una finta bionda… Peppe le si avvicina e la conduce sul letto, profittando nel frattempo per leccarle il collo e palparle golosamente le poppe e il culo, mentre lei comincia a prendere confidenza, masturbandolo, con il cazzo giovane e tosto che tra poco la sfonderà. Deglutisco, ho la gola secca e solo ora ricomincio ad eccitarmi dopo la sorpresa, ciò a cui sto assistendo è troppo anche per un guardone giovane ma già incallito come me! Entrambe a pecorella sul letto, una di fronte all’altra, le due mature zoccole si fanno inculare selvaggiamente dai loro ganzi (Peppe sfonda mia zia, Mauro sodomizza Isabella) mentre si baciano e si leccano. Poi i tre fanno stendere la burrosa Isabella sul letto, zia Grazia le spalanca le cosce e comincia a leccarle la fica mentre le munge le tettone, Isabella scuote la testa e si agita gemendo e ansimando, implorando l’amica di leccarla più forte e farla godere. I due giovanotti non credono ai loro occhi, in piedi intorno al letto si sparano una sega godendosi lo spettacolo, come del resto sta facendo il sottoscritto: mentre però io devo venire ancora una volta… sul muro (ormai color sperma! ), i fortunati si gettano sulle due troie, sfogando la loro foia. Peppe si mette a cavalcioni sui fianchi di Isabella, afferrandole le tette e sbattendovi in mezzo il cazzo enorme e durissimo, quindi si gode una goduriosa spagnola aiutato dalla troia che, eccitata dalla lingua instancabile di mia zia (che scopro solo ora avere inclinazioni lesbiche, oltre ad amare il cazzo alla follia! ), allunga la testa in avanti succhiando e leccando avidamente il cazzo che le riempie le poppe. Mauro, invece, fotte zia Grazia da dietro, aggrappato saldamente alle sue tette. Esausto, mi trattengo ancora a godermi l’indimenticabile spettacolo offerto dagli schizzi di sborra di Peppe sulla faccia e sulle tettone di Isabella che gode come una porca sotto i colpi di lingua di mia zia, lungo le cui cosce lucide e abbronzate cola il succo biancastro dei coglioni di Mauro che tracima dal culo…
Rientro distrutto nella sala giochi, in tempo per sorprendere l’anziano barista ricomporsi imbarazzato mentre richiude la porta “privata”, anche lui ha partecipato all’incredibile orgia da guardone, come me, spiando e godendo in silenzio. Mi accosto ai video-giochi ai quali si accalcano, festosi e ipnotizzati, gli altri ragazzini, primi fra tutti mio cugino e i figli della signora Isabella: loro non lo sanno, ma anche le loro mamme sono bravissime in certi giochini, sia pure un po’… particolari. Come dicono i giostrai? “Si diverte il ragazzino… E la mamma ci fa un pompino! “. FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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