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In vacanza con la famiglia di mio zio

Quell’anno avevo deciso di andare in vacanza con la famiglia di mio zio, lui, sua moglie ed i miei due piccoli cuginetti.
Ci avevano sistemato in due stanze vicine, con una porta intercomunicante.
Nella prima, quella più grande c’era il letto matrimoniale e quindi fu riservata a mio zio e consorte, mentre la più piccola spettò a me, insieme ad i bambini.
Il caldo era davvero insopportabile, il villaggio vacanze si trovava in pieno tavoliere delle puglie, un clima quasi africano.
Il condizionatore nella mia stanza non poteva quasi mai essere acceso perché mio zio sosteneva che avrebbe potuto far male ai bambini, mentre nella sua stanza era quasi sempre al massimo, nel passare dalla sua alla mia si rischiava un’escursione termica quasi mortale per cui i bambini avevano il divieto di entrarci.
Le giornate trascorrevano in modo monotono, ero sull’orlo dell’esaurimento, ormai eletto a tutti gli effetti baby-sitter ufficiale della vacanza ero costretto a portare i bambini a mare la mattina presto, riportarli in camera poco prima delle 12 per prepararli per il pranzo, dopo il quale dovevano riposarsi, e poi alle 16 di nuovo in attività in piscina per il corso di nuoto del più grande.
La sera la situazione non faceva altro che peggiorare, alle 20 tutti pronti per la cena e alle 21, 30 a letto per un lungo sonno.
Nemmeno lo spettacolo dell’animazione, quello che solitamente fanno per il dopocena nei più comuni villaggi, riuscivo a vedere.
Dopo una settimana di lavori forzati mia zia mossa a compassione decise di intercedere a mio favore e chiese a suo marito di lasciarmi stare per la settimana a venire poiché anch’io avevo il diritto di vivere la mia vacanza.
Mio zio aveva sposato una persona più giovane di lui di circa dieci anni, ne avrebbe fatti 25 di lì a poco, solo 5 più di me, una ragazza discretamente bella, con un fisico modesto ma dai lineamenti del viso molto delicati e fini.
La poco differenza di età la rendeva molto comprensibile nei miei confronti, forse perché aveva rinunciato alla sua libertà a soli sedici anni.
Naturalmente nella mia mente aveva sempre ricoperto il ruolo di zia, cioè moglie di mio zio, quindi asessuata
Una persona molto discreta e pudica, nonostante fossimo in stanze vicine, non mi era capitato mai di vederla “con pochi veli” sempre in costume e pareo.
In occasione del mio primo giorno di libertà decisi di trascorrere la mattinata dormendo ed il pomeriggio in piscina.
Mi svegliai verso le 12, 30, non li avevo nemmeno sentiti uscire, mi recai nella sala ristorante e li trovai che stavano per alzarsi da tavola pronti per il riposino pomerdiano, ma notai l’assenza di mia zia.
Mi zio mi chiese che cosa avrei fatto nel pomeriggio ed io risposi che sarei stato in piscina, ed avrei partecipato ad uno dei giochi pomeridiani che gli animatori organizzavano più volte nell’arco di un giorno.
Gli domandai di lei e mi disse che era rimasta in stanza poiché non si sentiva bene e questo lo aveva reso molto nervoso poiché sarebbe dovuto scendere a mare anche nel pomeriggio per la prima lezione di nuoto “marina” di mio cugino.
Partecipai al “gioco caffè”, una simpatica versione di “Chi vuol esser miliardario” con l’unica differenza che, come trofeo, vinsi un buono bar da £10000.
Ne utilizzai una parte subito per comprare una bottiglia di minerale ghiacciata e me ne tornai nella stanza.
Non avevo mai trascorso l’intero pomeriggio lì dentro e mi resi conto che la temperatura era davvero insopportabile.
La porta di intercomunicazione era socchiusa e mi avvicinai per chiedere a mia zia di ospitarmi per un paio d’ore, per godere anch’io del fresco del condizionatore non potendo accendere il mio altrimenti mio zio se ne sarebbe accorto.
Mi avvicinai lentamente pensando che dormisse ed infatti la intravedevo con la testa appoggiata sul cuscino e gli occhi chiusi.
Il letto era proprio di fornte alla porta, ma lei si era messa leggermente in obliquo e quindi dalllo spazio tra l’arco e la porta potevo vederle solo il viso.
Aprii senza fa rumore e sospirai per il freddo improvviso, sentivo il sudore ghiacciarsi sul mio corpo, mi sembrava quasi di respirare a fatica, chiusi gli occhi per apprezzare ancor di più la sensazione di benessere, ma quando li riaprii notai un particolare che là per là mi era sfuggito.
Mi zia era lì, davanti a me, con solo una maglietta bianca addosso che le arrivava appena sotto l’ombelico.
Sotto non aveva il reggipetto, per cui i suoi capezzoli s’intravedevano facilmente attraverso il bianco cotone.
Era bellissima, i capelli bagnati, tirati all’indietro evidenziavano ancor di più la bellezza dei suoi lineamenti.
Le sue gambe erano leggermente divaricate ed io mi paralizzai nel vedere chiaramente la sua fica.
Per un attimo rimasi senza parole, mi sentii imbarazzato, ma poi mi resi conto che nessuno in quel momento mi stava vedendo, né tantomeno l’avevo vista nuda di proposito, era stata solo una questione di fortuna.
Sentivo l’eccitazione crescere in me, il mio pene era sempre più duro, mi sarei avvicinato, mi sarei messo sopra di lei per farla mia, ma arretrai ancor più silenziosamente e mi chiusi nel bagno della mia stanza dove mi masturbai pensando a lei.
La sera decisi di andare in discoteca, nella speranza di trovare qualche ragazza con cui divertirmi un po’.
Conobbi una ragazza francese, che era lì in vacanza con i suoi genitori, era più piccola di me, sedici anni, ma ben formata, vestita con un abito nero aderente.
I capelli erano castani, la pettinatura a caschetto, ai piedi portava dei sandali neri con il tacco, che rendevano le sue gambe ancora più slanciate.
Io impazzisco per le ragazze abbronzate, soprattutto nelle sere d’estate, nei locali, quando il sudore le rende simili a statue di bronzo.
Riuscii ad avvicinarla con il mio pessimo francese, non faceva altro che ridere sentendomi parlare, in un primo momento pensai di fare la figura dello stupido, ma invece a quanto mi disse in seguito, fu proprio questo ad attirare la sua attenzione.
Il villaggio non aveva una vera e propria discoteca, ma utilizzava l’anfiteatro dopo mezzanotte per ricreare un ambiente simile.
A metà nottata ci allontanammo dalla confusione ci andammo a sedere a bordo piscina.
Era molto bella, ma mi sentivo molto impacciato per i suoi anni, la vedevo ancora troppo piccola e non mi spinsi oltre il bacio.
Dopo un’oretta di baci e frasi dolci, si alzò dal lettino su cui c’eravamo sdraiati e per mano mi portò alle spalle della piscina, vicino ad una specie di deposito per sdraio ed ombrelloni.
Si sedette sul prato all’inglese che circondava la struttura e mi invitò a fare lo stesso.
Mi disse che le piacevo molto, che ero stato molto gentile, ed incominciò a baciarmi sul collo.
Mi passava la sua lingua lentamente dietro un orecchio, si soffermava sulle labbra e poi passava all’altro.
Mi slacciò la camicia, un bottone dopo l’altro, ormai ero molto eccitato, ma allo stesso tempo ancora più impacciato per la sorpresa.
Incominciò a scendere con la lingua dal mento, al petto, e poi alla pancia, io ero disteso sotto di lei, mentre mi mordicchiava vicino all’ombelico, mi slacciò i pantaloni e li tirò giù insieme agli slip.
Strinse le mani vicino ad i fianchi e me lo prese in bocca
Me lo succhiò dolcemente, si divertiva a passarmi la lingua proprio sotto la cappella, passava la sua lingua dalle palle al glande senza mai fermarsi.
Mi stringeva le palle tra le labbra, prima una, poi l’altra, mentre con una mano mi masturbava sempre più velocemente, finchè non lasciò che venissi sul mio addome.
Incominciò a giocare con il mio sperma, impiastricciandosi le mani, tracciando sulla mia pancia degli immaginari disegni con le dita sporche.
Ad un certo punto si leccò le dita, lentamente, poi prese a leccarmi dove prima aveva disegnato, salendo dall’ombelico al collo, sempre dolcemente.
Sulla scia dell’eccitazione, provai a toccarla, tentai di infilarle una mano sotto l’abito, ma non volle, si alzò di scatto e se ne andò.
Ritornai nella stanza completamente stordito, avvertivo ancora il suo profumo, la pancia era rimasta appiccicosa per la saliva e lo sperma per cui decisi di farmi una doccia.
Mi svestii tentando di fare il minimo rumore possibile, rimasi completamente nudo, il pene ancora duro, presi il pantaloncino del pigiama con cui dormivo e me ne andai in bagno.
Lasciai che l’acqua fredda mi scorresse sul corpo tonificando i muscoli.
L’erezione era scomparsa, il freddo mi aveva calmato.
Dopo essermi asciugato, senza infilare nemmeno il pantaloncino ritornai in stanza, ma non appena richiusi alle mie spalle la porta del bagno, avvertii il click della porta di intercomunicazione, mia zia era davanti a me, l’oscurità non era completa poiché i bambini lasciavano sempre una luce sul comodino accesa poiché avevano paura.
Per un attimo mi fissò in mezzo alle gambe, dopodiché si coprì gli occhi facendomi segno di vestirmi.
Mi sentivo imbarazzato, lì completamente nudo, ma nonostante questo, incominciai ad eccitarmi, il mio pene si fece rapidamente duro, mi infilai il pantaloncino che avevo in mano, ma naturalmente senza la biancheria intima la mia erezione era visibilissima.
Mia zia si avvicinò e mi sussurrò che era entrata perché avendo sentito dei rumori temeva che uno dei bambini si fosse svegliato, si mostrò mortificata per l’accaduto, ma io le dissi di non preoccuparsi.
Per tutto il tempo non fece altro che guardare il tessuto teso del pigiama.
Aveva la stessa maglietta del pomeriggio, ma questa volta aveva anche un pantaloncino da tennista.
Mi salutò e si chinò per baciare il più piccolo sulla fronte.
Mi portai rapidamente dietro di lei e mi strusciai.
Si girò di scattò, tentò di darmi uno schiaffo, ma io le bloccai il braccio e avvicinai rapidamente le mie labbra alle sue, e dopo una minima resistenza avvertii la sua lingua farsi strada nella mia bocca.
Fu un vero bacio, pieno di passione.
Senza far rumore, per paura che i due bambini potessero svegliarsi, mi sorrise e mi afferrò il pene tirandomi verso il bagno.
Chiuse la porta alla sue spalle e subito si inginocchiò per succhiarmelo.
Provavo un misto di piacere e timore di essere scoperto.
Le appoggiai le mani dietro al collo ed incominciai ad imprimere il giusto ritmo.
Quando mi accorsi che stavo per venire la bloccai e la feci sedere sul water.
Le tirai giù il pantaloncino da tennista e affondai il viso nella sua fica.
Era bagnata, i suoi umori avevano un dolce sapore, i suoi mugolii erano soffocati dalla paura, ma non potè trattenere un piccolo gridolino mentre mi venne in bocca, inarcando la schiena.
Cercai di leccarla il più possibile dopodicchè la feci appoggiare al lavandino in modo da vedere il suo viso allo specchio e la presi da dietro.
La penetrai prima dolcemente, accelerando e rallentando il ritmo, poi le appoggiai il glande sull’ano e accennai a penetrarla, ma lei si girò di scatto e mi sussurrò che non voleva, ma io le afferrai i capelli, le schiacciai il viso nel lavandino e la sodomizzai con violenza.
Non durai molto, dopo un paio di minuti le venni dentro.
Tirai fuori il pene e vidi colare dal suo ano misto allo sperma del sangue.
Anche il pene era sporco, tirandola per i capelli la girai, il suo viso era rosso, rigato dalle lacrime, ma con la stessa violenza le ficcai il pene in bocca e mi fermai non appena lo vidi completamente pulito.
Le sussurrai all’orecchio: “grazie”, mi infilai il pantaloncino e andai a dormire.
Durante il resto della vacanza non mi rivolse quasi mai la parola, se non per stretta necessità, ma guardandola non potevo fare a meno di pensare di essermi preso la giusta ricompensa per la settimana di vacanza sacrificata che avevo fatto per loro. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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