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Incorreggibile zia Grazia

Finalmente è arrivato! Sì, proprio lui, il motorino che i miei mi promettevano da due anni per una promozione a pieni voti. Sfreccio felice per la strada deserta, solo, come sempre… Già, non lego con i miei coetanei, le ragazze poi mi evitano e non posso dar loro torto, ciccione e pieno di brufoli come sono. Ma non mi importa, da solo sto bene e da solo ho imparato a soddisfare le mie voglie di ragazzino morbosamente attratto dal sesso grazie a zia Grazia, star e regina delle mie seghe adolescenziali. Zia Grazia… Sto pensando a lei mentre sgommo felice, piacevolmente accarezzato dalla calda brezza di giugno. Nell’aria tremula che sale dall’asfalto arroventato dal sole pomeridiano vedo comparire la sua immagine di quarantenne da sballo: il viso sensuale incorniciato dai folti e riccioluti capelli mesciati, il corpo snello e asciutto malgrado due figli già grandicelli, la pelle liscia e abbronzata accuratamente depilata, le superbe tettone cosparse di eccitanti efelidi e sormontate da fantastici capezzoli scuri a forma di ciuccio, lo splendido culo pieno e sodo… è passato quasi un anno ma il ricordo è nitidissimo, tenuto vivo dalle innumerevoli seghe godute a occhi chiusi sul letto della mia cameretta: è quello di zia Grazia nuda, accovacciata sui talloni, mentre sul terrazzo di casa sua lecca e succhia con gusto i grossi cazzi nerboruti dei suoi due giovani e vigorosi amanti (il figlio di un vicino e il suo amico) in piedi davanti a lei, con il cornutissimo e ignaro marito immobilizzato al piano terra a bere birra e guardare la tivvù con la gamba ingessata! L’eccitazione che provo nel guidare si trasforma sempre più in piacere sessuale: il mio acerbo ma attivissimo cazzetto è diventato duro e preme quasi dolorosamente sul serbatoio liscio e caldo. Ho la sensazione che la moto vada da sola, guidata da un pilota automatico: lo so, sto andando verso casa degli zii alla periferia opposta della città, ma non posso farci niente. Sono come uno zombi, attratto irresistibilmente da quella fantastica sporcacciona di mia zia. Durante l’inverno l’ho incontrata qualche volta insieme al parentame alle solite feste comandate, in versione “madre di famiglia tutta casa e chiesa” che, recitata da attrice consumata qual’è, mi ha eccitato ancora di più che a spiarla a fare tutte quelle porcate con i suoi giovani stalloni. Arrivo finalmente davanti casa degli zii, un modesto villino rustico in una via tranquilla semiasfaltata, confinante con la campagna. Mi fermo nei pressi, dietro una macchina parcheggiata accanto al marciapiede dissestato, confuso e indeciso come chi è giunto a una meta e non sa che fare. Noto che davanti al cancelletto di casa è ferma una cabriolet con la cappotta abbassata e una grande “P” attaccata al cofano posteriore: dallo stereo acceso giungono le note di una musica da discoteca, seduti sui sedili davanti ci sono due ragazzi – entrambi bruni, riccioluti e palestrati – amici di Simone, il mio cugino più grande (l’altro, Francesco, l’ho intravisto, passando, giocare a pallone nel campetto vicino insieme ai suoi amichetti). Sto per andarmene, quando un’utilitaria si ferma davanti al cancello del garage: mia zia ne scende per aprire, dev’essere appena rientrata dalla palestra perché intravedo una borsa da ginnastica sul sedile accanto al volante. Occhiali scuri, capelli tirati all’indietro e raccolti a chignon, vestitino fucsia di cotone che le scopre generosamente seno e cosce, arrapante come sempre… Mentre inserisce le chiavi si volta distrattamente e per un istante i nostri sguardi si incrociano, il cuore si ferma e deglutisco a vuoto, in preda al panico, prima di darmi dell’idiota: non può riconoscermi, ho il casco integrale con visiera scura impostomi dai miei (benedetti! ) e poi come fa a sapere del motorino? Nel tornare alla macchina si accorge degli amici del figlio e si accosta sorridente alla loro macchina.
“Salve ragazzi, come mai da queste parti, aspettate Simo? ”
Si appoggia coi gomiti allo sportello lato passeggero, chinandosi verso di loro: i due smidollati strabuzzano gli occhi davanti a quel popò di tette ballonzolanti, abbronzate fino alla punta dei capezzoli, che sembrano sul punto di schizzar fuori dalla generosa scollatura! Zia Grazia si diverte a stuzzicarli, del resto so bene che va pazza per i ragazzi muscolosi e ben dotati, quei due promettono bene… Scendo impacciato dal motorino e faccio finta di armeggiare col carburatore, sento che succederà qualcosa e non voglio assolutamente perdermelo. Sempre sorridente e disinvolta, da signora spigliata e giovanile come le piace apparire, mia zia si è fatta offrire una sigaretta dai suoi scodinzolanti ammiratori.
“Simo non c’è, sta aiutando il padre al mercato, mi sa che non torna prima di un paio d’ore… ”
“Peccato” risponde Stefano, quello alla guida, “volevamo portarlo a fare un giro con la mia macchina nuova, sa, ho ancora il foglio rosa e approfittavo di quest’ora che non c’è polizia per strada… ”
“E sì” aggiunge Fabio, l’amico, “ci vorrebbe uno patentato accanto a chi guida, ma a parte Stefano nessuno di noi ha ancora 18 anni, figuriamoci… ”
“E voi volevate scarrozzare il mio fanciullo su una macchina senza patente? Ma scherziamo? ! ? Incoscienti!!! ” Strilla mia zia mentre i pischelli abbassano gli occhi vergognosi, continuando però a sbirciare le splendide poppe ancora in mostra.
“Certo che ‘sta macchina è proprio fica, ho sempre adorato le cabrio ma a quell’orso di mio marito non piacciono… ” prosegue la porca cambiando tono, ora decisamente più dolce.
“Perché non viene a fare un giro con noi? ” azzarda Stefano, “Ha pure la patente, così stiamo tranquilli! ”
“Ah, è solo per la patente che invitate una vecchietta come me, eh? ” Ribatte acida la zietta, mettendo nuovamente in imbarazzo i due che, all’unisono, strillano “Vecchietta lei? ? !! ? ? ”
Lusingata, zia Grazia si avvia sculettando alla sua macchina per parcheggiarla in garage, mentre i due si sgomitano eccitati: probabilmente pregustano un semplice sfoggio di cosce e tette, non immaginano ancora quanto siano fortunati, li attende qualcosa che ricorderanno con piacere finché campano… Fabio si catapulta sul sedile posteriore, mentre zia Grazia prende posto accanto a Stefano: nel salire, mi offre la fugace visione di una coscia soda e abbronzata, mentre la vezzosa cavigliera d’argento luccica al sole. Partono sgommando e io dietro, naturalmente: è il mio primo pedinamento e so che la regola numero uno è non farsi scoprire, ma non è facile perché, in periferia alle tre del pomeriggio di sabato e con un caldo torrido, in giro non c’è quasi nessuno! Per fortuna lì davanti sono troppo impegnati a chiacchierare e sentire musica, capelli al vento, per accorgersi della mia goffa presenza. Intanto siamo arrivati in aperta campagna, percorriamo una strada asfaltata ma piena di buche lungo la quale campi coltivati e rari casolari si alternano a macchie di querce e roveti. A un tratto la cabrio svolta in una stradina laterale, un sentiero sterrato e polveroso che si inoltra nei campi. Riconosco il posto, mi ci ha portato una volta lo zio Aldo: è un piccolo terreno di loro proprietà, lo zio ci ha scavato un pozzo e messo su un orticello. Nascondo prudentemente il motorino dietro un cespuglio e mi avvio a piedi, sbuffando come una foca e sudando copiosamente accompagnato dal frinire ossessivo delle cicale. Arrivo allo steccato di legno sul cui cancello spicca il cartello “PROPRIETà PRIVATA”, l’auto deve essere appena entrata (i segni delle gomme sono evidenti sul terreno polveroso) e la zia, ninfomane ma prudente, ha richiuso il lucchetto che blocca l’entrata. Poco male, perché tanto – ricordando il posto – avevo già deciso di aggirare lo steccato e arrampicarmi sul dosso che domina il terreno degli zii. Troppo tardi ricordo di averlo scalato d’inverno, ora col caldo si è ricoperto di rovi che mi massacrano gambe e braccia, bucandomi calzoncini e maglietta. Bestemmio in silenzio, l’eccitazione è via via scemata e mi dò del matto: ti pare che zia Grazia, per quanto troia, va a sputtanarsi con gli amici del figlio? Probabilmente, esibizionista com’è, si è solo divertita a eccitarli, anzi con l’occasione si è fatta pure scarrozzare fino all’orto dove darà un’innaffiatina e si porterà a casa le verdure per la cena! Già, è proprio così, penso dandomi mentalmente del coglione, intanto sono finalmente arrivato in cima, mi sdraio ansimante dietro un cespuglio di more e guardo in basso: la cabrio è parcheggiata accanto al pozzo, all’ombra di una vecchia quercia che lo zio chiama familiarmente “nonna Lisa”, sul piccolo spiazzo erboso che delimita l’orticello. Dal mio cupo rimuginare durante la scalata mi aspettavo una zia Grazia in castigata e innocente versione “ortolana”, invece i tre sono ancora seduti in macchina, fumano e chiacchierano allegramente con lo stereo che diffonde musica da discoteca. Che non stiano fumando sigarette “normali” lo capisco subito dal fumo dolciastro che sale alle mie narici, mi accorgo che soprattutto zia Grazia è decisamente su di giri, sento la sua voce stridula e le sue risate: maestra di sesso, è chiaramente una neofita del fumo proibito ma, da brava signora moderna e disinibita, non vuol farlo vedere e allora aspira voluttuosamente la sua canna sotto gli occhi sornioni e famelici degli amici del figlio. L’atmosfera si fa sempre più elettrica ed eccitata, i due viziosi “rollano” come pazzi e mia zia è già alla terza canna, ora si è lasciata andare sullo schienale, gli occhi chiusi, fumando a lunghe boccate. Affascinato, vedo la mano di Stefano carezzarle avidamente le cosce, lui si scambia un’occhiata con Fabio che guarda allupato da dietro, poi le tira su il vestito fino all’ombelico, scoprendo il perizoma dal cui minuscolo triangolino di pizzo rosso spuntano i folti riccioli scuri del pube. Zia Grazia si agita mugolando senza aprire gli occhi, Stefano prende coraggio e le infila la mano negli slip, cominciando a sditalinarla. Mentre lei apre e chiude le cosce al ritmo del ditalino, Fabio da dietro le cinge il seno con le mani e, abbassata la scollatura, fa sgusciar fuori le tette che inizia a palpare di gusto, titillandone i capezzoli incredibilmente erti e turgidi. Stefano intanto ha spento la sua canna e con la mano libera si è snudato il cazzo, un impressionante palo di carne gonfio e intarsiato di venuzze scure, iniziando una sega senza smettere di masturbare mia zia: dietro, Fabio è come impazzito, vorrebbe masturbarsi anche lui ma non riesce a staccare le mani da quel ben di dio, allunga il collo e se le fissa stralunato mentre palpano, strizzano, titillano, quasi non credendo che siano proprio le sue! Forse perché inatteso, lo spettacolo è ancora più eccitante e mi ripaga con gli interessi del sudore e dei graffi: restando disteso mi giro su un fianco e comincio a farmi una sega, lentamente, non voglio venire subito perché penso di assistere solo a un “aperitivo” ma zia Grazia d’improvviso mi sorprende ancora, stavolta facendomi prendere un colpo! Si svincola dai due arrapatissimi ragazzotti e salta giù dalla macchina, guardandoli dall’alto in basso e apostrofandoli duramente, tette al vento e mani strette a pugno sui fianchi.
“Insomma, adesso basta! Mi sono stufata!! ” Strilla inviperita, mentre Stefano (mano ancora sul cazzo) e Fabio (mani penzolanti nel vuoto) la guardano vergognosi a bocca aperta, timorosi di aver osato troppo.
“‘Sta macchina sarà tanto bella, ma è pure scomoda! Ci vogliamo dare una mossa o mi devo mettere a cogliere l’insalata? ? ? ”
Incorreggibile zia Grazia! Un attimo di comprensibile sconcerto, poi “Ciak, le comiche”! I due sporcaccioni schizzano via come tarantolati, armeggiano coi sedili, saltellano su e giù dall’auto, si ostacolano e si insultano, smadonnano su uno schienale duro a scendere, spengono lo stereo, lo riaccendono e lo rispengono, rischiano di mandare tutto a fuoco scordandosi una canna accesa, spingono per sbaglio il pulsante che alza la cappotta, la riabbassano (per mia fortuna), si spogliano freneticamente quasi strappandosi di dosso magliette e calzoncini, infine si sdraiano un po’ impacciati sui rispettivi sedili dagli schienali sbracati, nudi, in attesa. Zia Grazia assiste divertita ed eccitata alla trasformazione della cabrio in alcova a cielo aperto, intanto si spoglia nuda appendendo slip e vestito allo specchietto laterale della macchina: mi godo il suo splendido corpo abbronzato, solo un po’ di pancetta e qualche smagliatura tradiscono l’età e le gravidanze, il seno pesante è ancora pieno e sodo così come il fantastico culo da negra, intorno alla vita luccica l’arrapantissima e inseparabile catenella d’oro. Si inginocchia tra gli schienali su cui sono sdraiati i suoi ganzi, dando loro le spalle e cominciando a tirare una sega a entrambi che, allungando le mani in avanti, giocano intanto con le sue tette. Pian piano scivola col busto in avanti e prende a leccare golosamente i cazzi dei suoi torelli, ne succhia le cappelle gonfie e congestionate per poi finalmente ingoiarli a turno, da esperta pompinara. Infoiatissimo, Stefano si drizza a sedere e afferra mia zia per i capelli spingendole su e giù la testa sul cazzo, mentre la insulta oscenamente.
“Sei una troia! Pompinara!! Ciucciacazzi!!! Ti sfondo ‘sta chiavica di bocca e te la riempio di sborra, zoccola!!! ”
Eccitata dagli insulti, dal grosso cazzo che le deforma la bocca e dalla lingua di Fabio che nel frattempo le ha spalancato le chiappe e la lecca come un pazzo, zia Grazia pompa che è una bellezza e l’epilogo, scontato, non si fa attendere…
“Godooo… Sborroooo… Sììììììì… Sììììì!!!! ” Stefano gode come un porco e trattiene mia zia sul cazzo, riempiendole la bocca di sborra come da promessa. Vengo anch’io, al solito nella mano, dopo una goduriosa sega: il tempo di asciugarmi con un fazzoletto di carta e torno a godermi lo spettacolo, il cazzo già duro. Fatto il pieno di sborra, zia Grazia si è spostata sull’arrapatissimo Fabio per un fantastico 69: fin quassù mi arriva lo sbrodolìo della lingua di lui che lappa con gusto andando freneticamente su e giù dalla fica villosa al buco del culo ben divaricato dalle sue robuste dita, mentre la porca si stringe le tette con ambo le mani per tenervi ben stretto il grosso cazzo del suo ganzo masturbandolo e leccandolo in una favolosa spagnola. Godono insieme, mia zia sbrodolandosi tutta sotto i colpi dell’infaticabile lingua di Fabio, lui spruzzando a fiotti in faccia e sul petto della troia, che rialzandosi mi offre l’incomparabile visione delle sue tettone abbronzate imbrattate di sborra bianca e densa, visione sulla quale vengo a mia volta con gusto inaudito. Non è ancora finita, ormai conosco bene la zietta: per quanto le piaccia farsi leccare la fica e goda a fare pompini e spagnole, non rinuncia mai ai piaceri di un bel cazzo in fica o, magari, nel culo. Fabio sembra “out”, in compenso Stefano si è goduto il 69 da spettatore in prima fila (io ai loggioni, fa niente… ) ed esibisce nuovamente il suo cazzo da paura, sul quale la troia si impala a cavalcioni. è il gran finale: io mi sparo col gusto di sempre la mia terza sega consecutiva, zia Grazia cavalca sfrenata il suo muscoloso stallone incitandolo con oscenità che non ti aspetteresti da una rispettabile madre di famiglia, Stefano la fotte da sotto con vigorosi colpi d’anca mentre si gode le tette a piene mani e si guarda affascinato il cazzo che affonda su e giù nel pube villoso e ricciuto della sporcacciona, Fabio infine si alza in piedi sul sedile accanto e, impugnato con la destra lo chignon ormai disfatto della mia porca zietta, la costringe a girare la testa e a ingoiare il suo cazzo di nuovo duro impugnato con la sinistra. Godiamo tutti insieme, quasi contemporaneamente, io al solito in silenzio ma felice, i tre porcellini sotto di me tra gemiti, mugolii, oscenità irripetibili, sborrate e sbrodolii… Mi rialzo esausto, contento di dover fare stavolta la discesa. Mentre mi incammino, sento in lontananza dietro di me la voce ironica e scanzonata che ben conosco.
“Allora, ragazzi, vi siete divertiti? Bene, adesso prima di riaccompagnarmi a casa tu dai una bella innaffiata all’orto e tu raccogli l’insalata, mica vi ho portati qui in gita, belli miei!! ”
Sorrido, scuotendo la testa: incorreggibile zia Grazia! FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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