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Io e mio zio

Il fratello di mio padre, molto più giovane di lui, era stato per me oltre che un carissimo zio, anche un amico.
La differenza d’età che separava mio zio da me, anagraficamente era minore rispetto a quella che separava mio zio da mio padre.
Se poi ci si riferisce alla distanza mentale e comportamentale, allora potrei dire che io e mio zio eravamo e siamo coetanei.
Più che uno zio, io lo consideravo un fratello di poco maggiore, e quando potevamo stavamo sempre assieme.
Questo succedeva fin da quando ero piccolo.
Quando lui ha compiuti i suoi 30 anni, si è trasferito in un’altra città per lavoro, ed io me ne sono molto dispiaciuto, perché sentivo che il nostro rapporto ne avrebbe potuto subire le conseguenze.
All’inizio non è stato come pensavo, ma poi, con il trascorrere del tempo, si è dimostrato vero quello che credevo.
I contatti che aveva mio zio con la mia famiglia e con me si sono fatti più radi di anno in anno.
Ma quando ci si vedeva, sembrava come se non ci fossimo mai allontanati l’uno dagli altri.
Lui si era sposato e poi separato, e viveva una bella vita, in ogni senso.
Un lavoro soddisfacente, molti divertimenti e tante soddisfazioni tolte.
Poi le cose cambiarono: finite le scuole superiori io decisi di frequentare l’università e proprio per questo dovevo trasferirmi anch’io in un’altra città.
Avrei dovuto trovare una casa per me, magari da dividere con altri studenti, sostenere non poche spese, e non sapevo se sarei riuscito a mantenermi da solo magari trovando un lavoretto durante gli anni di università.
Quando però mio zio venne a sapere che sarei dovuto andare a studiare nella città dove lui viveva, mi ha subito proposto di andare a vivere con lui, approfittando della sua casa, troppo grande per un lui e la sua compagna.
In famiglia circolavano molti pettegolezzi sulle sue molte storie, sia prima, durante e dopo il matrimonio.
Sembrava che con quest’ultima donna, avesse messo la testa a posto.
Io ne fui molto felice, sia per le mie tasche, sia perché così potevo finalmente riallacciare i rapporti con lui, sperando che le cose non fossero cambiate troppo dai vecchi tempi.
Lui dava l’impressione che così fosse.
Nei mesi successivi mi sistemai nella casa di mio zio, presi possesso della mia stanza e dell’appartamento, e tutto procedeva come meglio non poteva.
I miei desideri in parte erano stati avverati: lui non era cambiato poi così tanto da quando viveva nella mia città.
Sicuramente il tempo e le questioni della vita avevano lasciato i loro strascichi, e qualche angolo si era smussato nel suo carattere, qualche altro si era invece appuntito.
La nostra vita procedeva abbastanza piacevolmente e regolarmente.
Fino ad un fatidico giorno.
Quel giorno sono tornato a casa prima del solito, perchè le lezioni all’università erano terminate prima.
Sapendo di non trovare nessuno in casa, senza citofonare ho usato le mie chiavi per entrare.
Era strano che la porta non fosse chiusa a chiave.
A quell’ora non doveva esserci nessuno, ma evidentemente non era così.
Dalla camera da letto di Massimo, questo era il nome di mio zio, sembrava provenire del rumore, dei mugolii, frasi soffocate o sussurrate; tutto era molto strano.
Tra l’altro tutte le serrande di casa sembravano chiuse, mentre solo dalla camera da letto proveniva della luce.
A questo punto sconcertato, in silenzio mi sono incamminato verso la stanza da letto.
Più mi avvicinavo e più quei rumori soffocati, quelle mezze parole, quei grugniti si intensificavano.
Mi affacciai all’uscio della camera e guardai.
Rimasi a bocca aperta e con gli occhi fuori dalle orbite.
Sul pavimento della stanza, c’era un mucchio di vestiti, maschili e femminili, dalle scarpe alle mutande.
In ginocchio sul letto, un gran bel letto matrimoniale, su cui spesso mi buttavo anch’io quando non avevo niente da fare, stava quel gran pezzo di maschio di mio zio, nudo come quando è nato, che si stava inculando con passione e appagamento una ragazza che io non avevo mai visto nè conosciuto, che aveva tutta l’aria di una gran puttana, nel vero senso della parola.
Mio zio è un gran bell’uomo, nonostante i suoi 41 anni: magro, 185 cm di altezza; ha la sua bella pancetta, il suo fisico non è esattamente quello di un ragazzo, ma nel complesso poteva passare per una persona attraente, e le sue tante conquiste lo testimoniavano.
Quello che bisogna dire è che è fornito di un più che apprezzabile equipaggiamento da monta.
Era proprio il suo bel cazzo, in piena erezione, e le sue grosse palle ben sostenute che in quel momento avevano attirato la mia attenzione, dopo l’imbarazzo seguito alla scena imprevedibile.
Naturalmente avevo visto altre volte mio zio nudo, visto che sempre girava in casa in mutande, ma quando si faceva
vedere, il suo cazzo era poco più grande di un mollusco, faceva quasi tenerezza.
Quello che adesso avevo davanti agli occhi era un bastone lucido, inguantato in un preservativo maxi, venoso e sanguigno, dalla cappella rossa e grossa come una rossa e grossa fragola, che entrava e usciva dal culo di quella donna, come fa un pistone in un cilindro.
La ragazza, dal canto suo, era posizionata a quattro zampe sul letto, tenendo le braccia aperte ad afferrare con le mani la ringhiera ai piedi del letto, intenta a prendersi quei bei 20 e più centimetri di cetriolo vivente su per il culo, come fosse stata la più piccola delle supposte.
Dallo specchio posto su una parete della camera, potevo intravedere i volti di entrambi.
La faccia di mio zio era trasfigurata dalla lussuria e dal godimento del momento.
Mentre la faccia della donna dimostrava di avere fatto molta strada grazie a quel buco.
Una volta realizzata la scena che avevo di fronte, subito il mio attrezzo si è fatto sentire, così, involontariamente, come fosse richiamato alla vita alla vista di un compagno di giochi che io avevo sempre sognato di avere.
I due maiali non mi avevano visto perchè erano entrambi rivolti leggermente di spalle rispetto alla porta d’ingresso della camera dove ero posizionato io.
Mio zio stava stantuffando come un martello pneumatico la sua verga dentro il culo di lei, spingendo così forte da far muovere tutto il letto.
La spalliera urtava violentemente e ritmicamente contro la parete a cui era poggiata; sotto il peso dei due e sotto lo spinta dei loro movimenti il letto cigolava come fosse un carrarmato.
Quel gran porco di mio zio strofinava le sue grosse manone sulla schiena arcata di lei, poi si allungava per strizzare i suoi seni grossi e duri, poi arrivava a infilare due dita nella bocca rosso sangue di lei, per tornare a lisciarle il grosso culo.
Tutto questo lo faceva spasmodicamente, accompagnando i movimenti con i più bestiali e selvaggi e istintivi gemiti, sospiri, mugugni.
Era una scena da film porno, veramente, che io senza pensarci mi stavo godendo apertamente.
A meno che non facessi del rumore, non mi avrebbero di sicuro visto.
E fu proprio questo ciò che accadde: allungai una mano per massaggiare la mia erezione, e fu un gesto assolutamente inconscio, involontario; nel fare questo mi poggiai allo stipite della porta che maledettamente cigolò rivelando ai due la mia presenza.
Si voltarono verso di me insieme, ma io fissai i miei occhi su quelli di mio zio. Lui sembrava come se solo in quel
momento stesse uscendo da una trance durata chissà quanto. Anche lui, come prima io, impiegò qualche secondo per realizzare la mia presenza, e risistemare il flusso razionale dei suoi pensieri.
Lo sguardo che gli vidi negli occhi non lo dimenticherò mai: aveva spalancato gli occhi che poco prima teneva socchiusi, e sembravano iniettati di sangue, mentre il labbro inferiore lo teneva stretto sotto i denti.
Non cessò subito il ritmo delle sue inculate, ma quasi per inerzia continuò ancora un paio di volte a sfondare il culo della troia, per poi bloccarsi.
Quando anche la ragazza mi vide, non sò perchè si spaventò parecchio: si divincolò dal suo montone, sfilandosi il cazzo dal culo e saltò giù dal letto urlando in faccia a mio zio che lei non faceva mai giochi di gruppo, a lei le orge non piacevano; se lo avesse saputo prima sicuramente non sarebbe montata in macchina con lui.
Lui rimase sul letto in ginocchio, col cazzo tutto lucido per la lubrificazione; un cazzo che aveva raggiunto la sua massima erezione, ormai liberato dalla stretta calda e sensuale del buco di lei.
Ancora una volta rimasi esterrefatto dalle dimensioni che aveva raggiunto, rispetto a quanto ero solito vedere penzolare tra le sue gambe.
Il suo arnese era molto simile al mio come forma e lunghezza, anche se molto più dritto e grosso.
Penso che quella scopata deve essere iniziata parecchio prima che arrivassi io, per come il cazzo di mio padre era congestionato.
Comunque la ragazza si alzò e raccolse i suoi stracci bofonchiando qualcosa di volgare rivolto verso noi due, si rivestì come poté e imboccò la porta di casa per andarsene.
Mio zio si riprese dall’imbarazzo che dovette essergli sopraggiunto, oltre che dal gesto inaspettato della troietta, e smontò dal letto pure lui, cercando di convincerla a non andare via, dicendole che io non avrei dovevo tornare a casa così presto, e che per questo era molto dispiaciuto e imbarazzato.
Niente da fare, la ragazza non cambiò decisione e se ne andò, lasciando mio zio con un’erezione da paura e insoddisfatto.
Era ancora completamente nudo, e sembrava confuso, irritato, imbarazzato, congestionato, non lucido, stranito insomma, per la successione inaspettata degli eventi e forse per il coito interrotto.
Io tutto il tempo non aprii bocca, perchè di tutte quelle sensazioni che trasparivano dal suo volto, non sapevo quale fosse quella che prevalesse sulle altre. Inoltre aspettavo che fosse lui a cominciare il discorso, volevo vedere cosa mi avrebbe detto.
Non mi aspettavo una giustificazione perchè lui era libero di fare quello che voleva della sua vita, non erano fatti miei.
Il problema non era mio, ma era alla sua attuale compagna che avrebbe dovuto dare spiegazioni semmai lo avesse scoperto. Io, da parte mia, non avrei detto sicuramente nulla.
Invece fu proprio una specie di giustificazione che mi improntò a quel punto.
Ancora nudo, si mise a sedere sul letto e si coprì i genitali con un lembo del lenzuolo, mentre io mi sedetti accanto a lui sul letto.
Mi disse:
“vedi, sto passando un periodo un po’ nero in questi momenti. Non so, sarà la crisi di virilità che colpisce tanti uomini della mia età, saranno i problemi che ho al lavoro, con i colleghi che appena possono ti fanno il culo, o forse il fatto che ultimamente non mi sento più molto vicino a Sara”.
Sara era la sua compagna di allora.
Continuavo a non dire nulla, limitandomi a starlo a sentire.
Continuò:
“sentivo il bisogno di sfogarmi, avevo la voglia di una sana scopata, sesso puro e selvaggio, senza alcuna implicazione sentimentale e morale”.
“E allora? ” dissi.
“E allora niente. Era da parecchi giorni che avevo in mente questa cosa. Poi oggi avevo un po’ di tempo a disposizione, e per caso sono passato per la strada dove sai che battono sia di giorno che di notte; ho caricato su una qualunque, purchè avesse un grosso culo e labbra carnose, e quello che è successo poi te lo puoi immaginare”.
Sembrava tutto molto semplice, tuttavia non riusciva a sostenere il mio sguardo per più di qualche secondo, nonostante io non gli facessi nessun tipo di rimprovero.
Disse, credo per rompere la tensione:
“Solo che, merda, non potevi aspettare ancora un po’ prima di tornare a casa? Mi bastava solo qualche minuto, stavo proprio sul punto di venirgli in culo, e ora invece sono rimasto così, col cazzo ancora duro e per nulla appagato dell’inculata”.
Così dicendo si era stretto con entrambe le mani il cazzo, duro come l’acciaio, che attraverso il lenzuolo era chiaramente visibile.
D’istinto, infatti portai gli occhi su quella grazia di
Dio, arrapato ormai come un toro, e d’istinto, senza pensarci, gli dissi:
“Se vuoi per risolvere questo problema ti posso dare una mano io”.
Adesso mi fissava con aria interrogativa.
“Come sarebbe a dire? ” disse.
Non dissi nulla, ma nel giro di pochi secondi, nell’ordine, mi alzai da accanto a lui, andando a inginocchiarmi davanti a lui, gli tolsi il lenzuolo che gli copriva l’inguine, gli divaricai le gambe e mi sistemai tra di esse, e con tutte e
due le mani gli presi il cazzo.
Era veramente tosto e pienamente in tiro, infilato dentro un preservativo dalle dimensioni maxi, lubrificato dalla vaselina.
Glielo presi con energia sfilandogli il preservativo velocemente e stavo per mettermelo in bocca per tutta la lunghezza che poteva entrarci, quando mio zio se ne esce dicendo:
“Ma che cazzo fai? Ma che sei un frocio? “.
Poche parole, ma quel volto e l’espressione di quella voce furono letali per me.
Improvvisamente diventai di pietra, mi bloccai, il mondo mi sembrò sprofondare sotto di me.
Mi vergognai di me stesso; quello che disse e come lo disse mi fecero sentire come un maniaco, un malato, un rifiuto della società.
Mi sentivo come quando da adolescente ti sorprendono a spararrti una sega in bagno o a guardare le foto di un giornale porno, e una volta scoperto te la fanno pagare con ogni tipo di vergogna e di punizione.
“Senti, fammi il piacere di allontanarti, fattene nella tua stanza o vai a farti un giro, ma sparisci da davanti a me” disse, come se non bastasse.
Mi alzai per andarmene, con la coda tra le gambe.

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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