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La zia Marina

Doveva essere il 1989, più o meno, e l’estate si preannunciava caldissima. Come tutti gli anni Filippo era andato in vacanza con gli zii, che avevano una casetta non troppo grande al mare. Loro erano una coppia come tante altre, con lui, lo zio Oreste, troppo impegnato a far quadrare il bilancio della sua piccola impresa per badare alla moglie, la zia Marina, una donna di 40 anni non tanto alta, ma dal fisico ben tornito e soprattutto dotata di due grandi tette sulle quali torreggiavano due capezzoli impertinenti, costantemente turgidi, che non poteva nascondere agli occhi arrapati della gioventù da spiaggia.

Filippo era costretto a dormire in un divano letto scomodissimo, piazzato per la già citata mancanza di spazio nel minuscolo corridoio che separava la camera da letto degli zii dal bagno. La notte, vuoi per il caldo, vuoi per le molle del materasso che gli si infilavano tra le costole, riusciva a malapena a fare un paio d’ore consecutive di sonno. E in queste due ore sognava. Sognava la zia che usciva dal mare tutta bagnata, col suo costume bianco completamente bagnato che, aderendo al suo corpo, mostrava quelle due macchie scure al centro di ciascun seno e, soprattutto, quel meraviglioso groviglio di peli scurissimi e arruffati. La scena la vedeva in prima persona, al rallentatore, come nei peggiori B-Movie, ma quello che importava era vedere quelle tette che si muovevano su e giù, gocciolanti acqua salata. Tutte le notti si svegliava con una robusta erezione e, zitto zitto, doveva andare in bagno per asciugare i suoi umori, frutto del sogno che aveva appena fatto. Passando, non poteva fare a meno di gettare un’occhiata nella stanza degli zii, dove sul letto c’era la zia Marina con quella sua camicia da notte corta, di raso grigio, con una V trasparente che, partendo dal collo, andava a morire appena sopra la vagina della donna, nel punto dove cominciano a crescere i peli pubici. Filippo era sicuro che la zia non indossasse nulla sotto quella camicia da notte, o almeno, era sicuro che non indossasse il reggiseno, dato che si vedevano chiaramente le curve dolci dei seni attraverso la trasparenza.

Una di quelle notti Filippo ebbe la certezza che la zia Marina non indossava neanche le mutandine. Lui si era appena svegliato dopo il solito sogno e, come al solito, aveva un cazzo così duro che gli dolevano le palle. Stava per alzarsi per andare a scaricare il suo sperma nel water, quando vide un’ombra uscire dalla camera degli zii. Era lei, bellissima e assonnata, che andava verso il bagno. Forse per l’ora tarda, forse perché credeva che il nipote dormisse, forse perché abbastanza zoccola da fregarsene, lasciò la porta aperta dietro di sé e, con enorme sorpresa di Filippo, si alzò la camicia da notte e si sedette sul water. Il ragazzo sentì chiaramente la pipì della donna che cadeva nel laghetto in fondo al wc e il rumore che l’urina faceva uscendo a pressione dalla fica. Poi il rumore cessò e la zia si alzò da quel trono e asciugò meticolosamente l’intreccio di peli ispidi e nerissimi tra le gambe. Filippo era già eccitatissimo e a malapena riuscì a trattenersi dallo sborrare fin sul soffitto. Non aveva previsto, però, quello che sarebbe successo di lì a breve. La zia Marina si alzò e si fermò un attimo, come pensierosa. Poi si decise e, con fare furtivo, si avvicinò alla porta, gettò un’occhiata al marito che russava e al nipote che faceva finta di dormire e, stando bene attenta a non fare il minimo rumore, chiuse la porta e girò la chiave. Filippo a quel punto si alzò dal letto e si avvicinò come un giaguaro che punta la preda alla toppa della serratura. Non voleva perdersi neppure un attimo di quello spettacolo che si preannunciava sconvolgente. Lo zio non lo preoccupava. Era un dormitore da competizione e poi russava come un tricheco. Si sarebbe accorto velocemente se si stava svegliando. Quando accostò l’occhio al buco della serratura vide la zia Marina seduta sul WC, la schiena appoggiata al muro e le gambe piegate e ben divaricate, coi piedi poggiati sul bordo del bidet. Doveva essersi svegliata perché eccitata, oppure lo sfregamento della carta igienica contro il clitoride doveva aver avuto il suo effetto, fatto stà che, con estremo stupore del ragazzo, la donna si stava accarezzando, prima piano, poi sempre più velocemente, tra le dolci pieghe della fica. Filippo poteva vedere chiaramente quello spettacolo. La zia Marina di tanto in tanto faceva scomparire l’indice e il medio all’interno della fica, ormai bagnatissima, e rimaneva così, immobile, per qualche attimo, con gli occhi chiusi e il corpo scosso dai fremiti del piacere che sentiva salirle dal sesso fino al cervello. Con l’indice e l’anulare della mano destra teneva le labbra ben divaricate, mentre con il dito medio eseguiva sul suo clitoride un massaggio ritmico, lento e cadenzato, che sembrava non dovesse avere mai fine. Con la mano sinistra, invece, si pizzicava i capezzoli. Filippo era sbigottito. Certo, aveva visto dei film porno con gli amici, ma mai aveva visto dal vivo una donna che si procurava piacere in quel modo. La zia era sudatissima, tanto che delle ciocche di capelli le si erano appiccicati sulla fronte. Ad un tratto decise che il massaggio non le bastava più. Con fare sicuro prese da sotto il lavabo lo sturalavandini, quello classico col manico di legno, e lo attaccò a ventosa sul coperchio del water. Filippo non osava immaginare la scena alla quale i suoi occhi di verginello quindicenne stavano per assistere. La zia Marina aprì il mobiletto sopra il lavandino e prese un flacone. Si trattava dell’olio Baby Johnson, quello idratante per la pelle. Se ne fece scendere un discreto quantitativo nella mano chiusa a coppa e cominciò a cospargerne il manico dello sturalavandini. Filippo a quel punto cominciò ad intuire quello che la donna aveva in mente. Pensò che doveva essere un’operazione che la zia compiva abbastanza di frequente, vista la sicurezza dei movimenti che esibiva. Quando il manico fu lubrificato a sufficienza, la donna, piegandosi in avanti e poggiandosi al lavandino, cominciò a lubrificarsi anche l’interno del buco del culo. Infilò prima il dito medio e prese a muoverlo su e giù. Quando l’ano cominciò a dischiudersi infilò anche l’indice, continuando a sditalarsi e passando nella fica di tanto in tanto. La scena continuò per cinque minuti buoni. Poi si rialzò, andò verso il simbolo fallico che aveva preparato con cura poco prima e vi si posizionò sopra, a gambe divaricate. Mentre con la mano destra si sorreggeva al davanzale della finestra, con la sinistra prese il manico e se ne introdusse qualche centimetro nel buco del culo. Un fremito di piacere le attraversò tutto il corpo, mentre una nuova ondata di umori le lubrificavano abbondantemente la vagina. Rimase così per qualche secondo, assaporando il momento successivo: si lasciò cadere seduta e si impalò sul manico, lasciando andare un gemito soffocato dalla paura di essere sentita e dal piacere che provava. Un fiotto di sborra uscì dal cazzo adolescente di Filippo. Vedeva la zia che si dondolava lentamente avanti e indietro, coi capelli che le si erano appiccicati sulla fronte per il sudore. La zia Marina prese a sditalarsi la fica, tanto doveva essere il piacere che provava. Continuò così per un quarto d’ora buono, fermandosi sempre un attimo prima di venire e ricominciando a titillarsi il clitoride. Poi decise che era giunto il momento di abbandonarsi al piacere. I suoi movimenti si fecero sempre più frenetici e l’orgasmo non tardò ad arrivare. Strizzò gli occhi e si inarcò tutta, gettando la testa indietro. Dovette mordersi il labbro inferiore per non emettere un gemito che avrebbe senz’altro svegliato tutto il quartiere. Filippo ormai aveva ridotto le sue mutande ad un lago di sperma e già pensava a come avrebbe dovuto giustificarsi con gli zii. Non avrebbe certo potuto dire che era venuto nelle mutande perché la zia Marina era una porca. La zia, intanto, si era ripresa e, zitta zitta, stava rimettendo tutto a posto. Filippo corse nel letto e aspettò che la porta del bagno si aprisse. Poco dopo, assicurandosi di non fare rumore, la donna uscì dal bagno, soffermandosi un attimo sulla porta della sua camera per assicurarsi che Filippo stesse dormendo. Poi Filippo aveva sentito le molle del letto degli zii cigolare, segno che la donna si era stesa e poi delle voci assonnate. Probabilmente la zia, rinfilandosi nel letto, aveva svegliato lo zio Oreste e stava appunto dicendogli che era andata al bagno a fare pipì. FINE

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